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PERCHÉ NESSUN «MICRO» IN QUESTO SITO ?

     

Negli anni '50, mentre Alan Turing e John Von Neumann concepivano i processi mentali in termini digitali, Grey Walter sottolineava l'importanza di simulare il funzionamento del cervello usando circuiti analogici, ispirando successive generazioni di ricercatori del calibro di Rodney Brooks, Ronald Arkin, Hans Moravec e Mark Tilden.

Vi sono due approcci fondamentali dell'IA riguardanti il controllo dei robot:

deliberativa (IA classica)

  • il robot possiede un completo modello simbolico dell'ambiente. Attraverso dei sensori costruisce una rappresentazione completa dell'ambiente in cui è chiamato ad operare. Per far ciò, utilizza un software e un'architettura di tipo gerarchico. Questa architettura è complessa e spesso lenta a rispondere allo stimolo. Ciò la rende inadatta a un ambiente dinamico con elevato livello di "rumore". Se il processo di "ragionamento" tra lo stimolo e la risposta occupa un tempo relativamente elevato, può accadere che lo stimolo cambi durante il "ragionamento", fornendo il tal modo una risposta inadeguata.

reattiva (IA basata sul comportamento reattivo): 

  • il robot reagisce in modo molto veloce allo stimolo ambientale. Non possiede un modello predefinito dell'ambiente, ma agisce in risposta allo stimolo ricevuto. Questo lo rende adatto ad ambienti sconosciuti, con livello di rumore elevato, in cui oggetti o persone si muovono in modo imprevedibile. Un aspetto rilevante dell'approccio reattivo consiste nell'enbodiment (dall'inglese body, "corpo"), in base al quale per poter reagire il robot deve avere un corpo fisico ed essere immerso in un ambiente reale. Se il robot non è embodied, la simulazione non è che un'allucinazione, perché il robot non può funzionare in base a rappresentazioni astratte dell'ambiente.
      

DA LEGGERE:

 

VALENTINO BRAITENBERG, I veicoli pensanti. Saggio di psicologia sintetica, Mimesis 2007

«La giustificazione scientifica di ciascun modello è fornita dalle ricerche compiute su esseri viventi (dalla mosca all'uomo)»

ARTICOLI SU RODNEY A. BROOKS:  http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/brooks.htm

STORIA DELLA ROBOTICA:  http://davidbuckley.net/DB/HistoryMakers.htm
 

MARIO G. LOSANO, Storie di automi. Dalla Grecia classica alla Belle Epoque, Einaudi 1990

«La storia degli automi, dalle origini greche fino al 1930, contiene anche le "storie" degli automi, cioè le biografie di queste creature meccaniche»

YURI CASTELFRANCHI - OLIVIERO STOCK, Macchine come noi. La scommessa dell'intelligenza artificiale, Laterza 2000

«L'avventura emozionante dell'intelligenza artificiale, dagli automi del passato, del mito e della fantascienza ai più sofisticati robot di oggi, dai primi 'cervelli elettronici' alle moderne reti neurali»

 

AA.VV., Intelligenza artificiale. Dal test di Turing alle macchine pensanti, Le Scienze 2005

«L'espressione "intelligenza artificiale" è nata negli anni cinquanta per indicare macchine che pensano, e in alcuni casi agiscono, come esseri umani»

             

Elmer
&
Elsie
le leggendarie tartarughe
di
Grey
Walter

Grey Walter Picture Archive: http://www.ias.uwe.ac.uk/Robots/gwonline/gwarkive.html
The Grey Walter Online Archive: http://www.ias.uwe.ac.uk/Robots/gwonline/gwonline.html
Grey Walter: http://en.wikipedia.org/wiki/Walter_Grey_Walter

Grey Walker mentre costruisce la sua "tartaruga"   

  Ricostruzione della "tartaruga" con LEGO Mindstorm

                

L'opera di W. Grey Walter è illustrata nel libro The Living Brain, pubblicato negli Stati Uniti nel 1953, che «include descrizioni e schemi dei vari giocattoli elettrici (tra cui la machina speculatrix o tartaruga meccanica) che l'Autore stesso ha inventato per dimostrare le sue teorie».

Il libro è stato tradotto in italiano e pubblicato da Feltrinelli nel 1957.

        

1961: un "cane" robotico costruito interamente con valvole termoioniche. Il libro fa parte di una serie di pubblicazioni tecniche della Philips.

         

"Beast": un robot in grado di ricaricare autonomamente le proprie batterie.

"Stanford cart", un antenato dei line following.

"Shakey" (Stanford Research Institute) : questo è uno dei primi robot controllati da computer. 

   
«Sarà il secolo dei robot, ma attenti ai rischi» (Corriere della Sera, 30 gennaio 2004).

COS'È LA ROBOETICA? http://www.roboethics.org
   

VILLIERS DE L'ISLE ADAM, Eva futura, Bompiani 1966

«Eva futura può essere letto come un romanzo di anticipazione e come un'analisi, tra le più profonde, originali e audaci della nostra civiltà. Un'intera generazione e tutte quelle che da lei discenderanno, non si saranno mai viste più vituperate, beffate, definitivamente giudicate come in questo libro che mette in confronto la macchina e l'uomo, per scegliere la macchina»

KAREL ČAPEK, R.U.R. (Rossum Universal Robots), Bevivino 2006

«Scritta nel 1920, quest'opera teatrale segna l'ingresso nelle lingue di tutto il mondo di un neologismo che avrà una fortuna inattesa e grandissima: robot»

"L'uomo meccanico" è un film italiano del 1921.
Per molti anni si riteneva fosse andato perduto, finché negli anni '70 non vennero ritrovati 740 metri di pellicola (26 minuti), restaurati nel 1992 dalla Cineteca di Bologna.

 

 

Le Tre leggi della robotica sono un insieme di leggi scritte da Isaac Asimov, alle quali obbediscono gran parte dei robot che compaiono nei suoi racconti:

  1. Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purchè questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.

Le Tre Leggi apparvero esplicitamente in Runaround (1942). In seguito questa ed altre storie vennero raccolte nell'antologia Io, Robot.

Le Tre Leggi vennero estese con una quarta legge, la 'Legge Zero', così chiamata per mantenere il fatto che una legge con numero più basso soprassiede a una con numero maggiore. 

0. Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno.

 
Alle "tre leggi della robotica" e ad altri romanzi di Isaac Asimov si è ispirato il film del 2004 "Io, Robot" (I, Robot), di Alex Proyas, con Will Smith.

È interessante mettere a confronto le leggi della robotica di Asimov con quelle formulate da Mark Tilden (cfr. Dave Hrynkiw - Mark Tilden, Junkbots, Bugbots & Bots on Wheels, McGraw-Hill/Osborne, 2002):

  1. Un robot deve proteggere la sua esistenza a qualunque costo.

  2. Un robot deve ottenere e mantenere l'accesso alle fonti di energia.

  3. Un robot deve continuamente cercare migliori fonti di energia.

 

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