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O tu che hai l'eccelsa forza per sempre indistruttibile di Zeus, Zeus molto onorato, grande Zeus indistruttibile, a te noi offriamo questa testimonianza liberatrice e questa preghiera. O re, attraverso il tuo capo apparvero queste cose divine, la dea madre terra e le erte cime dei monti e il mare e tutto quanto il cielo dentro racchiude. Zeus Cronio, con lo scettro, Kataibates, dall'animo forte, di tutto generatore, principio di tutto e di tutto fine, che scuoti la terra, che accresci, che purifichi, che tutto scuoti, Lampeggiante, Tonante, Folgoratore, Zeus che fai germogliare; dalle forme svariate, ascoltami, concedi salute perfetta e la dea Pace e fama irreprensibile di ricchezza. Da Inni Orfici ed. Lorenzo Valla trad. Gabriella Ricciardelli Questo Inno a Zeus appare svuotato del contenuto religioso. Sembra quasi che sia un Inno fatto in risposta al dio cristiano. Non c’è il suo attributo di essere il cielo generatore, ma una specie di padrone del mondo. La Terra, il cielo e quanto il mare racchiude, è opera di Zeus. Non c’è uno Zeus che partecipa alla vita, ma uno Zeus da cui la vita dipende e dalla quale è separato. Anche l’invocazione alla Dea Pace è anomala come è anomala la “fama irreprensibile di ricchezza”. Se un cristiano scrivesse un Inno a Zeus, lo scriverebbe, più o meno, in questo modo. Leggendo il commento della Ricciardelli, questa studiosa non solo fa' risalire l'Inno ad una storia diversa da quelle del mondo classico sulla formazione del mondo, ad una diversa e (per me) strana tradizione molto recente di Zeus. L'autrice della traduzione cita altri studiosi dicendo: "A hermann lo stile di quest'Inno appare differente rispetto a quello dei precedenti; secondo Tiedemann vi sono tracce di epoca più recente" Sono convinto che abbiano ragione. L'Inno manca di carica emotiva attraverso la quale il Veggente riconosce sé stesso nella propria visione. Il Veggente che assiste a qualcosa nella veste di uno spettatore, è un veggente prostrato; un veggente Pagano proietta sé stesso nella sua visione e questa prende vita dalle sue tensioni e dalle sue emozioni che si congiungono con le tensioni e con le emozioni nell'oggettività. Così l'appellativo Kataibates che starebbe ad identificare, più o meno, colui che discende come la folgore, non viene vissuto dal veggente come il suo trasporto nel cavalcare la folgore percorrendo le cime dei monti e attraversando la Terra, ma come la manifestazione di potenza del dio. Questo Inno sembra la contesa fra due bambini: “Tu hai il tuo dio padrone onnipotente e io ho Zeus lampeggiante, tonante e folgoratore.”. Non gioco a chi è più potente; mi interessa chi partecipa alla vita e alle trasformazioni del presente in funzione di un futuro desiderabile. |
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Marghera, 21 ottobre 2010 Claudio Simeoni Meccanico Apprendista Stregone Guardiano dell’Anticristo P.le Parmesan, 8 30175 – Marghera Venezia Tel. 3277862784 e-mail: claudiosimeoni@libero.it |
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Gli Inni Orfici rappresentano una delle ultime forme di devozione prima dell'avvento del dominio assoluto del cristianesimo. Questi Inni Orfici erano molto amati dal Neoplatonico Damascio, ultimo esponente dell'Accademia di Atene. Quando il terrore cristiano chiuse l'Accademia, Damascio fuggì in Persia.