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O tu che hai l'eccelsa forza per sempre indistruttibile di Zeus, parte degli astri, del Sole e della Luna, che tutto domi, spirante fuoco, scintilla per tutti i viventi, Etere che splendi in alto, elemento ottimo del cosmo, o germoglio splendente, apportatore di luce, rilucente di stelle, invocando ti supplico di essere temperato e sereno. Da Inni Orfici ed. Lorenzo Valla trad. Gabriella Ricciardelli L’Etere è considerato il “quinto elemento” costituente l’universo assieme all’acqua, terra, fuoco e aria. L’Energia Vitale o il mattone primo della materia e della vita. Ne parlò per primo Empedocle. Nello stesso tempo, l’Etere evocato, non è l’etere di Empedocle o di Aristotele. Lui è Etere. Una vita che nasce e che si afferma in milioni di vite. L’Etere è fuoco, scintilla, splendore. In altre parole Etere è CONSAPEVOLEZZA. Consapevolezza che germoglia, splende e porta luce nel buio della non conoscenza. E’ un venir in essere della coscienza di un mondo, un universo vitale in cui l’apparizione della coscienza avviene per scoppi ed esplosioni. Esplosioni di consapevolezza a cui il veggente assiste e partecipa. “Ti supplico di essere temperato e sereno” dice il veggente. Non travolgermi col fiore del tuo fuoco. Etere non è considerata l'Energia Vitale, ma l'essenza consapevole in germinazione dato lo stadio in cui la Coscienza si manifesta. Cioè lo stadio successivo di sviluppo al corpo che appare nella forma della ragione. Lei è parte dell'Essere Sole, è parte dell'Essere Luna, è parte degli Astri ed è scintilla di ogni vivente. E' il fuoco che spira e che si alimenta e che "splendi in alto". In pratica, per ETERE qui si intende quanto si forma, la trasformazione del presente che in questo momento si sta incubando. Che cos'è la scintilla negli Esseri Viventi? E' il loro corpo luminoso che si forma e che cresce. Che cos'è la parte del Sole che splende in alto? E' la Coscienza di Essere del Sole che si sta formando e che attende di staccarsi dalla forma della materia mentre la sua azione, in quella forma e in quella materia, la sta costruendo. Ci sono vari modi nella mitologia Greca per definire Etere. ETERE da cui emerge il Caos o ETERE da cui emerge il presente. Ogni forma mitologica ha lo scopo di identificare una particolare fotografia della grande cosmologia che portò a formare il presente. Una cosmologia che attraversa il sistema religioso di Grecia Antica come quello dei popoli antichi, ma che in Grecia è passato attraverso l'epica, la commedia e la filosofia delle grandi scuole. Ognuno di noi può chiamare ETERE quanto con ETERE intende. Nell'intendere quel significato vi riversa qualche cosa di suo. ETERE resta l'indefinibile stato di un insieme infinito sul quale si poggia la nostra attenzione. Io preferisco definirlo GAIA, l'Energia Vitale che da inconscia si trasforma in Coscienza attraverso la consapevolezza raggiunta da ogni Essere, ma quei Greci percepivano un particolare momento della nascita della coscienza e non erano costretti a forgiare armi per entrare nell'arena della contesa per la costruzione del futuro. Ogni percezione aveva un carattere soggettivo e su quella soggettività si costruiva la cultura. Oggi non è più così! Guardo l'infinito spazio sulla mia testa: è URANO STELLATO! E' il Profondo Sidereo! E' l'ETERE infinito! Un infinito del quale posso cogliere la scintilla dentro i viventi. Quanto i viventi costruiscono, perché come infinito è il cielo che guardo, così è infinito il cammino degli Esseri che trasformatisi in DEI, mutamento dopo mutamento, diventano partecipi della Coscienza Universale. Che ETERE ci cammini al fianco rendendoci temperati e sereni! |
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Marghera, 21 ottobre 2010 Claudio Simeoni Meccanico Apprendista Stregone Guardiano dell’Anticristo P.le Parmesan, 8 30175 – Marghera Venezia Tel. 3277862784 e-mail: claudiosimeoni@libero.it |
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Gli Inni Orfici rappresentano una delle ultime forme di devozione prima dell'avvento del dominio assoluto del cristianesimo. Questi Inni Orfici erano molto amati dal Neoplatonico Damascio, ultimo esponente dell'Accademia di Atene. Quando il terrore cristiano chiuse l'Accademia, Damascio fuggì in Persia.