La Religione Pagana e gli Inni Orfici per diventare degli DEI

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Fine e scopo religioso degli Inni Orfici

Gli Inni Orfici non sono testi antichissimi. La loro stesura si può collocare fra il II° secolo a. c. e il IV secolo d.c.

Gli studiosi hanno tentato di intravvedere, all’interno degli Inni, sia influenze stoiche che neoplatoniche, ma i loro studi lasciano molto perplessi. Più che appartenere ad una scuola vera e propria appaiono Inni scritti da una congregazione religiosa, magari misterica, legata alle religioni misteriche greco-orientali. Sicuramente gli Inni sono composti in un ambiente culturale complesso e gli estensori degli Inni sono figli di quell’ambiente culturale. Però, anche quando gli studiosi individuano concetti stoici o neoplatonici espressi negli Inni, questi appaiono assolutamente marginali rispetto all’insieme degli Inni.

Non sono Inni attribuibili ad un Orfismo più antico. Piuttosto ad una rivisitazione della visione degli Orfici.

Se si analizzano gli Inni Orfici dal punto di vista della Religione Pagana e da chi è iniziato alla Stregoneria Pagana, ogni Inno descrive un modello di dio che appartiene al mondo in cui viviamo. L’intera struttura degli Inni Orfici si apre con la nascita del Corpo Luminoso che viene accompagnato da Ecate nella nascita per essere associato immediatamente, nel secondo Inno, a Prothyraia che è la divinità che si esprime nel parto del corpo fisico. Il partorire è l’inizio degli Inni Orfici e l’Inno alla Morte è la fine degli Inni Orfici.

Gli Inni Orfici rappresentano un percorso iniziatico capace di condurre le persone ad essere sé stesse nella quotidianità e riconoscere gli Dèi che si presentano nelle tensioni del mondo e della vita.

Gli Inni Orfici sono costruiti per rispondere a quesiti religiosi che sono propri della Religione Pagana.

Qual è il fine della vita e delle relazioni religiose con il mondo in cui viviamo?

Arrivare ad Ecate che accompagna gli Esseri della natura e superare la morte del corpo fisico e a far partorire il corpo luminoso.

Qual è l’origine della magia che ci porta a questo?

E’ la nascita del corpo fisico.

Dove porta la nascita del corpo fisico?

A Morte.

Dove porta Morte?

Fra le braccia di Ecate, che apre le porte del cosmo al nuovo dio.

Le due gradi magie assolute, la nascita del corpo fisico e la morte del corpo fisico, sono i limiti della nostra possibilità di eternità e gli altri Inni che descrivono gli Dèi sono i passaggi magici che ci portano dalla magia della nascita del corpo fisico alla magia della nascita del corpo luminoso alla morte del corpo fisico

Inno a Ecate

Ecate protettrice delle strade celebro, trivia, amabile,

celeste e terrestre e marina, dal manto color croco,

sepolcrale, baccheggiante, con le anime dei morti,

figlia di Perse, amante della solitudine, superba dei cervi,

notturna, protettrice dei cani, regina invincibile,

annunciata dal ruggito delle belve, senza cintura, d'aspetto imbattibile,

domatrice di tori, signora che custodisce tutto il cosmo,

guida, ninfa, nutrice dei giovani, frequentatrice dei monti,

supplicando la fanciulla di assistere alle pie celebrazioni

benevola verso il bovaro sempre con animo gioioso

Nell’Inno è descritta la strada della vita che porta ad incontrare Ecate. E’ la strada che percorre l’uomo religioso che manifesta gli Dèi nel corso della sua vita. Riconosce gli Dèi come consapevolezze degli oggetti che incontra nella vita e li manifesta nelle sue azioni, nel suo impegno e nelle sue passioni.

GliInni Orfici non si compiaciono del "partorirai con dolore". Non c'è il piacere sadico del dio dei cristiani negli Inni Orfici. La nascita è un evento magico, non la perversione d un dio che si diverte a torturare la partoriente. Il parto non è dolore se qualcuno non impone dolore. Il parto è impegno e a volte comporta dolore per la partoriente, ma gli Dèi intervengono per alleviare il dolore prima che la medicina moderna inventasse gli antidolorifici e il cristianesimo si compiacesse del parto doloroso. Il dolore deve essere allontanato e Prothyraia soccorre le donne che sono costrette ad affrontare le doglie del parto. Prothyraia è la vita. Lei gioisce dei parti felici e le puerpere la chiamano “il riposo dell’anima”. Dammi discendenza, dice l’estensore dell’Inno, ma liberami dai dolori dei parti.

Inno Orfico a Prothyraia

Ascoltami o dea augusta, demone dai molti nomi,

soccorritrice nelle doglie, soave al cospetto dei talami.

Sola salvatrice delle donne, amante dei fanciulli, dall’animo gentile,

che acceleri il parto, che fra i mortali assisti le giovani,

Prothyraia, hai le chiavi, accogli affabilmente,

hai caro l’allevatore, gradevole con tutti,

che abiti le case di tutti e gioisci nei convitti,

assisti le partorienti, invisibile, ma visibile a tutti nelle opere,

partecipi delle doglie e gioisci dei parti felici,

Ilitia che scioglie i travagli nelle terribili necessità;

te sola infatti le puerpere chiamano riposo dell’anima;

poiché in te sono i tormenti che liberano dai dolori dei parti,

Artemide Ilitia e la augusta Prothyraia.

Ascolta Beata, essendo soccorritrice da’ discendenza

E salva, come per natura sei sempre salvatrice di tutti.

La nascita avviene e in quello stesso istante è già annunciata la morte del corpo fisico.

La magia della morte si compie: sempre.

Qualche volta la pensiamo ingiusta, ma Morte è imparziale e incorruttibile. Morte è la magia di tutte le magie anche quando il delirio di onnipotenza di alcuni li porta a vivere come se dovessero vivere in eterno.

L’inno a Morte conclude la serie degli Inni, ma il primo Inno non è il partorire, Prothyraia, ma è Ecate che partorisce il corpo luminoso dell’uomo coraggioso. Per questo Morte non è allontanata, ma desiderata. Solo che la persona religiosa, prima di morire, vuole portare a termine quanto ha intrapreso nella propria vita, così auspica il privilegio di una buona vecchiaia.

Inno Orfico a Morte

Ascoltami, tu che reggi il timone di tutti i mortali

concedendo un tempo santo a tutti, da quanti ti tieni lontana;

perché il tuo sonno spezza la vita e la traccia del corpo,

quando sciogli i forti legami della natura

portando ai viventi il lungo sonno eterno,

essendo comune a tutti, ma ingiusta con alcuni,

quando nella rapidità della vita interrompi giovinezza al culmine;

poiché in te sola fra tutti si compie ciò che è stato deciso;

tu sola infatti, né da preghiere né da suppliche ti fai persuadere.

Ma, beata, ti chiedo di avvicinarti con tempi lunghi di vita,

supplicando con sacrifici e preghiere

che la vecchiaia sia un buon privilegio fra gli uomini.

I testi degli Inni Orfici sono tratti dall'ed. Lorenzo Valla trad. Gabriella Ricciardelli

La nascita e la morte chiudono gli Inni Orfici. E gli Inni a tutti gli altri Dèi? Sono il camino di eternità della donna e dell’uomo coraggioso che attraverso gli Inni riescono a scorgere gli Dèi nel mondo e manifestarli attraverso le loro scelte: il cammino di Ecate! Ad ogni crocicchio della vita l’Essere Umano sceglie quale strada percorrere. Il tempo che noi abbiamo alla nascita è un tempo santo che dobbiamo usare per costruire noi stessi.

L’Orfeo che scrive gli Inni e invita Museo ad usarli felicemente si riferisce a quel tempo santo. Al tempo della sua e nostra vita. Un cammino e una sfida alla quale chiamiamo gli Dèi a partecipare e che gli Dèi costruiscono chiamando gli Esseri Umani a partecipare.

Alla fine c’è l’eternità: e sta a noi coglierla.

Gli Inni Orfici non appartengono né allo Stoicismo, né al platonismo o al neoplatonismo.

Gli Inni Orfici hanno una loro dimensione religiosa che non si coniuga con nessuna filosofia anche se il Neoplatonismo li ha adottati e Damascio aveva un amore particolare per gli Inni Orfici. Damascio fu l’ultimo scolarca dell’Accademia di Atene che fu chiusa da Giustiniano nel 529.

Questo sito sarà dedicato agli Inni Orfici nella Religione Pagana.

NOTA: Ho già trattato gli Inni Orfici fra il 2002 e il 2003. Ritengo che sia giunto il momento di modificare quei commenti e di renderli più funzionali alla Religione Pagana. Non si tratta di cambiare l'interpretazione, ma di scegliere, nell'interpretare, l'angolatura più legata all'aspetto magico-religioso piuttosto che quello polemico-culturale.

Da Inni Orfici ed. Lorenzo Valla trad. Gabriella Ricciardelli

Marghera, 21 ottobre 2010

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 – Marghera Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

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NOTA IMPORTANTE

Gli Inni Orfici rappresentano una delle ultime forme di devozione prima dell'avvento del dominio assoluto del cristianesimo. Questi Inni Orfici erano molto amati dal Neoplatonico Damascio, ultimo esponente dell'Accademia di Atene. Quando il terrore cristiano chiuse l'Accademia, Damascio fuggì in Persia per poi tornare, fallita la possibilità di costruire il neoplatonismo in Persia. Morì attorno al 550 d.c.