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AWMR Italia - Associazione di Donne della Regione Mediterranea

MARCIA MONDIALE DELLE DONNE NELL'ANNO 2000
CONTRO LA POVERTÀ, LA VIOLENZA E PER LA PACE

La AWMR, Associazione Donne della Regione Mediterranea, organizzazione non governativa e no-profit internazionale, ha aderito all'iniziativa World Women's March 2000. La Marcia Mondiale delle Donne nell'anno 2000 chiama tutte le donne a mobilitarsi contro la povertà e la violenza e per il rispetto dell'integrità fisica e psichica delle donne. Il 15 e 16 gennaio ottanta donne da 21 Paesi europei si sono incontrate a Ginevra per organizzare la marcia europea, aderendo alla piattaforma mondiale di Montreal.
Le intervenute hanno sottolineato la loro determinazione a costruire:

  • un'Europa solidale, che abbia al centro dei propri impegni lo sforzo per ridurre lo scarto crescente tra Paesi agiati e Paesi in difficoltà, tra ricchi e poveri;

  • un'Europa della pace e dello sviluppo sostenibile, in grado di vivere senza guerre, di assicurare un'alimentazione sana ed equamente distribuita, di attuare una politica di rispetto e protezione dell'ambiente;

  • un'Europa aperta, che abolisca le discriminazioni verso le immigrate e gli immigrati;

  • un'Europa che garantisca nei fatti il diritto al lavoro e al giusto reddito, all'uguaglianza, alla dignità e alla qualità della vita;

  • un'Europa attiva nella lotta contro la violenza e lo sfruttamento delle donne, delle bambine e dei bambini ovunque nel mondo.

La marcia è innanzitutto azione! Le partecipanti hanno elaborato un piano di iniziative che si articoleranno nel corso dell'anno 2000 in varie parti del mondo:
  • 8 marzo, giornata internazionale della donna, a Ginevra, Marcia delle Donne Europee.
  • Operazione "cartoline": milioni di persone saranno invitate a esprimere il loro sostegno all'azione delle donne, in tutta Europa.
  • 14 ottobre a Bruxelles, meeting europeo delle donne.
  • 17 ottobre a New York, meeting mondiale davanti alla sede dell'ONU, le delegate di tutti i Paesi partecipanti alla Marcia incontreranno Kofi Annan.
Come donne europee marciamo:
  • per abbattere le disuguaglianze fra donne e uomini, per un mondo in cui le donne non subiscano più violenze ed emarginazione.

  • per riaffermare il nostro impegno per la pace e la democrazia.

  • per un'equa distribuzione della ricchezza in un mondo giusto e solidale.

  • La marcia di Ginevra segnerà un ulteriore passo avanti nella costruzione di una rete di donne europee, che agisca come forza in grado di incidere sui centri di potere.
    Chiediamo a tutti, a donne e uomini, di attuare un vero spostamento nel modo di pensare: noi donne non possiamo più accontentarci di vaghe garanzie di "pari opportunità".
    Le donne europee entrano nel 3 millennio marciando contro la povertà e la violenza, dichiarando che senza solidarietà ed uguaglianza non ci può essere futuro per l'umanità.



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    World March of Women 2000

    marcia mondiale delle donne 2000


    PIATTAFORMA MONDIALE DELLA MARCIA


    PER ELIMINARE LA POVERTÀ ESIGIAMO:
    1. Che tutti gli Stati adottino un quadro legale e delle strategie miranti all'eliminazione della povertà.
      Gli Stati devono promuovere politiche nazionali contro la povertà, piani di azione e progetti comprensivi di misure specifiche per eliminare la povertà delle donne e garantire loro l'indipendenza economica e sociale mediante l'esercizio del diritto all'istruzione e al lavoro, con normative che garantiscano:
    2. protezione per il lavoro domestico e i settori informali dell'economia;
    3. equità nella retribuzione a livello nazionale ed internazionale;
    4. diritto all'associazione e alla sindacalizzazione;
    5. l'accesso ad acqua non inquinata, ad alloggi decenti;
    6. la cura della salute e la protezione sociale;
    7. cultura;
    8. un reddito sicuro per tutta la vita;
    9. risorse naturali ed economiche (credito, proprietà, formazione professionale, tecnologie,..);
    10. cittadinanza piena, incluso il riconoscimento dell'identità civile e l'accesso ai documenti rilevanti (carta di identità);
    11. salario sociale minimo;
    12. Gli Stati devono garantire, come diritto fondamentale, la produzione e la distribuzione del cibo in modo da garantire la sicurezza alimentare per la popolazione.


      Gli Stati devono sviluppare incentivi per promuovere la condivisione delle responsabilità familiari (educazione e cura dei figli e delle figlie e compiti domestici) e devono offrire un supporto alle famiglie, come asili nido adeguati agli orari di lavoro dei genitori, cucine comunitarie, programmi di assistenza scolastica per i bambini, ecc..


      Gli Stati devono promuovere l'accesso delle donne alle posizioni dove vengono prese le decisioni. Gli Stati devono ratificare e applicare gli standard in materia di lavoro stabiliti dall'Ufficio Internaziona1e del Lavoro.


      Gli Stati e le organizzazioni internazionali devono prendere misure per combattere e prevenire la corruzione.


      Tutti gli atti, elementi di legislazione, norme e posizioni prese dai governi saranno giudicati alla luce dell'indice di povertà umana introdotto nel Rapporto sullo Sviluppo Umano 1997, dell'indice di sviluppo umano proposto dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, e dell'indice di sviluppo legato al genere (che include un indicatore sulla rappresentanza delle donne in posizione di potere) discusso nel Rapporto sullo Sviluppo Umano 1995, e nella Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, in particolare per quanto riguarda i diritti dei popoli indigeni e tribali.


      Gli Stati devono metter fine al processo di omogeneizzazione della cultura e di mercificazione delle donne nei media.


      Gli Stati devono prendere misure per garantire un'equa partecipazione delle donne nelle istituzioni politiche.


      Gli Stati devono intraprendere tutti i passi possibili per porre fine ai valori patriarcali e sensibilizzare la società in funzione di una democratizzazione della struttura familiare.

    13. Promozione urgente di misure come: Tassa Tobin1: 'L'economista statunitense James Tobin è stato insignito del premio Nobel per l'Economia nel 1981. A partire dal 1970 egli aveva auspicato la tassazione delle transazioni del mercato finanziario, al fine di stabilizzarle e di provvedere fondi per la comunità internazionale. Se la tassa di Tobin fosse dello 0.1% essa genererebbe 166 miliardi di $ all'anno, cioè il doppio della somma che annualmente sarebbe necessaria per eliminare la povertà estrema nei prossimi cento anni.
      Il ricavato della tassa deve essere versato in un fondo speciale destinato allo sviluppo sociale, gestito democraticamente dalla comunità internazionale come un tutto, secondo criteri che rispettino i diritti umani fondamentali e la democrazia, con uguale rappresentanza di uomini e donne, al quale le donne (che rappresentano il 70% delle persone che vivono in estrema povertà) devono avere un accesso preferenziale.

      Investimento dello 0,7% del PIL dei Paesi ricchi per l'aiuto ai Paesi in via di sviluppo.

      Finanziamento adeguato e democratizzazione dei programmi dell'ONU, essenziali alla difesa dei diritti fondamentali delle donne e dei/lle bambini/e: UNIFEM (Programma delle Donne), UNDP (Programma di Sviluppo) e UNICEF (Fondo per i bambini).

      Stop ai programmi di aggiustamento strutturale.

      Stop ai tagli alle spese sociali e ai servizi pubblici.

      Rifiuto del MAI (già superato).

    14. Cancellazione del debito di tutti i Paesi del Terzo Mondo:

      Chiediamo l'eliminazione immediato del debito dei 53 Paesi più poveri del pianeta, come richiesto dalla campagna Giubileo 2000.

      A più lungo termine, chiediamo la cancellazione del debito di tutti i Paesi del Terzo Mondo e l'istituzione di un meccanismo per controllare questa cancellazione, assicurando che il denaro sia impiegato per l'eliminazione della povertà e l'ottenimento del benessere delle persone più coinvolte dai programmi di aggiustamento strutturale, la maggioranza delle quali sono donne e bambine.

    15. Applicazione della formula 20/20 tra Paesi donatori e beneficiari degli aiuti internazionali:

      In questo schema il 20% dell'importo offerto dal Paese donatore deve essere destinato allo sviluppo sociale e il 20% del bilancio del governo ricevente deve essere speso per realizzare programmi sociali.

    16. Creazione di un nuovo sistema economico mondiale, subordinato al potere politico della comunità internazionale:

      Il nuovo ordine economico mondiale deve essere fondato su nuove istituzioni democratiche subordinate al potere politico della comunità internazionale (non solo al Gruppo dei 7 Paesi) e su concrete misure a breve e a medio termine: Un Consiglio Mondiale per la Sicurezza Economica e Finanziaria. Questo organismo dovrebbe essere incaricato di ridefinire le regole per un nuovo sistema finanziario internazionale basato sul giusto ed equo uso della ricchezza del pianeta. Basato sul principio della giustizia sociale, dovrebbe focalizzarsi sull'incremento del benessere della popolazione mondiale, in particolare delle donne, che costituiscono più della metà di questa popolazione. Nella composizione dei membri del Consiglio deve essere osservata la parità di genere, la rappresentazione della società civile, (p.es. ONG, sindacati, ecc.) e la pari rappresentanza dei Paesi del Nord e del Sud del pianeta.

      Ogni ratifica delle convenzioni e degli accordi commerciali deve essere subordinata ai diritti umani fondamentali individuali e collettivi. Il commercio deve essere subordinato ai diritti umani, e non viceversa.

      Eliminazione dei paradisi fiscali.

      Fine del segreto bancario.

      Ridistribuzione della ricchezza posseduta dai sette Paesi più ricchi.

      Protocollo per assicurare l'applicazione dell'Accordo Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.

    17. Eliminazione degli embargo e dei blocchi che colpiscono principalmente le donne e i/le bambini/e imposti dai maggiori poteri sui vari Paesi:

      Riaffermiamo il nostro impegno per la pace e per la protezione dell'operato democratico e autonomo delle nazioni/stato.

    PER ELIMINARE LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE ESIGIAMO:
    1. Che i governi, che pretendono di essere i difensori dei diritti umani, condannino ogni autorità politica, religiosa, economica o culturale che miri al controllo delle donne e delle bambine e denunci ogni regime che violi i loro diritti fondamentali.

    2. Che gli Stati riconoscano, nei loro statuti e nelle loro azioni, che tutte le forme di violenza contro le donne sono violazioni dei diritti umani fondamentali e non possono essere giustificate da alcun costume, religione, tradizione culturale o potere politico. Per questo tutti gli Stati devono riconoscere il diritto della donna di determinare il proprio destino, di esercitare il controllo sul proprio corpo e sulla riproduzione.

    3. Che le nazioni istituiscano piani d'azione efficaci e dotati di mezzi finanziari (ed altri) adeguati per far cessare ogni forma di violenza contro le donne.
      Questi piani di azione devono includere in particolare i seguenti elementi: prevenzione; educazione pubblica; "trattamento" degli aggressori; ricerca e statistiche su tutte le forme di violenza contro le donne; assistenza e protezione per le vittime; campagne contro la pornografia, l'adescamento e l'aggressione sessuale; educazione non sessista; accesso più facile alla giustizia; programmi di formazione per giudici e polizia.

    4. Che le Nazioni Unite esercitino una pressione straordinaria sugli Stati membri perché ratifichino le convenzioni e gli accordi riguardanti i diritti delle donne e dei/lle bambini/e e rispettino le dichiarazioni universali, in particolare l'Accordo Internazionale sui Diritti Civili e Politici, la Convenzione per l'Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione contro le Donne, la Convenzione sui Diritti del Bambino, la Convenzione per l'Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione Razziale, la Convenzione Internazionale per la Protezione dei Diritti di Tutti i Lavoratori Migranti e le loro Famiglie.

    5. Che gli Stati armonizzino le loro leggi nazionali con questi strumenti internazionali di difesa dei diritti umani così come con la Dichiarazione Universale sui Diritti Umani, la Dichiarazione sulla Eliminazione della Violenza contro le Donne, le dichiarazioni del Cairo e di Vienna, la Dichiarazione e la Piattaforma di Azione di Pechino.

    6. Che, appena possibile, protocolli siano adottati (e meccanismi di applicazione stabiliti):

      • Per l'applicazione della Convenzione Internazionale sulla Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione contro le Donne;

      • Per l'applicazione della Convenzione sui Diritti del Bambino;

      • Questi protocolli consentiranno agli individui e ai gruppi di denunciare legalmente i loro governi. Questi protocolli sono un mezzo per esercitare una pressione internazionale sui governi perché rendano operativi i diritti dichiarati in queste convenzioni e in questi accordi. Vanno presi provvedimenti per sanzionare gli Stati non adempienti.

    7. Che vengano stabiliti meccanismi per realizzare la Convenzione del 1949 per la Soppressione del Traffico delle Persone e dello Sfruttamento della Prostituzione, tenendo in conto la recente stesura di documenti rilevanti come le due risoluzioni della Assemblea Generale delle Nazioni Unite (1996) concernenti il traffico delle donne e delle bambine e la violenza contro le donne migranti.

    8. Che gli Stati riconoscano la giurisdizione della Corte di Giustizia Internazionale e ottemperino alle sue disposizioni, in particolare quelle che definiscono lo stupro e l'abuso sessuale come crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

    9. Che gli Stati adottino e promuovano politiche di disarmo rispetto agli armamenti convenzionali, nucleari e biologici.
      Che tutti i Paesi ratifichino la Convenzione di messa al bando delle mine. Che l'ONU ponga fine a tutte le forme di intervento, aggressione e occupazione militare; che assicuri il diritto delle rifugiati/e di tornare al proprio Paese e che faccia pressione sui governi per imporre l'osservazione dei diritti umani e per risolvere i conflitti.

    10. Che il diritto di asilo per le donne vittime di discriminazione e persecuzione sessista e violenza sessuale sia adottato al più presto.

    11. Che, in nome del principio di uguaglianza fra tutte le persone, le Nazioni Unite e gli Stati membri della comunità internazionale riconoscano formalmente che l'orientamento sessuale delle persone non può essere motivo di privazione dell'esercizio pieno dei diritti contenuti nei seguenti strumenti internazionali: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l'Accordo Internazionale sui Diritti Civili e Politici, l'Accordo Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione Internazionale sull'Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione contro le Donne.

    12. Che sia adottato al più presto il diritto di asilo per le vittime di discriminazione e persecuzione a causa dell'orientamento sessuale.



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