
Massoneria, la festa del relativismo
di Massimo Introvigne
Il timone. Bimestrale di formazione e informazione apologetica,
anno II, n. 10, novembre-dicembre 2000, pp. 14-15
Fra gli animatori della manifestazione promossa a Roma il 20 settembre 2000 per celebrare la breccia di Porta Pia così come alla commemorazione della morte di Giordano Bruno sono accorsi numerosi, guidati Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, avvocato Gustavo Raffi. Ma chi sono i massoni o, meglio, cosa è la massoneria?
Secondo la storica inglese Frances Yates, la questione delle origini della massoneria rappresenta uno dei problemi più discussi e discutibili in tutto il contesto della ricerca storica. La massoneria moderna nasce sotto due spinte contrastanti: da una parte l’auspicio del razionalismo, dall’altra l’anelito preromantico al mistero che affonda le sue radici nella tradizione esoterica. Le origini storiche, ovviamente, sono da tenere distinte rispetto alle leggende sorte all’interno della stessa massoneria. Convenzionalmente, la data di nascita della moderna massoneria è fissata nel 1717, anno in cui le quattro logge londinesi si riuniscono nella Gran Loggia di Londra. Nel 1723 la massoneria riceve le sue “Costituzioni” dal pastore presbiteriano James Anderson (1680 o 1684-1739), le quali – fra l’altro – escludono dagli argomenti di cui si può parlare in loggia le “discussioni di religione, di nazione o di politica”, mantenendo come unici riferimenti precisi quelli alla “legge morale” e alla “religione su cui tutti gli uomini sono d’accordo”, peraltro non ammettendo che il massone possa essere un “ateo stupido” o un “libertino irreligioso”. Le radici della massoneria si trovano nelle antiche corporazioni dei freemason, cioè dei liberi muratori e architetti (da qui derivano i gradi massonici di apprendista, compagno e maestro). Queste, a partire dal 1600, accolgono persone che non hanno relazioni con la professione, ma si interessano delle leggende della corporazione e ricercano al suo interno i mitici Rosacroce, che sarebbero stati i detentori di un sapere segreto capace di accedere all’unità profonda di tutte le religioni.
Attualmente
la massoneria si presenta come un complesso puzzle
dove è possibile, in particolare, distinguere fra obbedienze e riti. Le
obbedienze sono federazioni amministrative di logge o di gruppi nazionali di
logge; i riti, invece, sono sistemi di gradi massonici, di cui prescrivono non
solo le cerimonie, ma anche le caratteristiche. Dunque, all’interno della
stessa obbedienza possono convivere più riti e uno stesso rito può essere
presente in più obbedienze. Fra i riti più diffusi si trova il Rito Scozzese
Antico e Accettato, in 33 gradi, da cui deriva l’abitudine di considerare i
massoni più elevati in grado come dotati della qualifica di
“trentatreesimo”.
Le
organizzazioni parallele possono essere distinte in “para-massoniche”,
“simil-massoniche” e “pseudo-massoniche”.
Le prime non fanno parte della massoneria, ma ammettono al loro interno
esclusivamente massoni; le seconde sono sorte ad imitazione e in concorrenza con
la massoneria, spesso rivolgendosi a classi sociali più basse; infine, le
organizzazioni “pseudo-massoniche”,
seppure utilizzano nel loro nome il termine massoneria, sono considerate al di
fuori del mondo massonico dalla maggior parte degli organismi ufficiali.
Il
Grande Oriente d’Italia (Palazzo Giustiniani) è l’obbedienza maggioritaria
nel nostro paese, riammessa per qualche tempo nel 1972 nella comunione con la
Gran Loggia Unita d’Inghilterra, riconosciuta dalla maggior parte dei massoni
mondiali come Gran Loggia Madre per tutto il mondo. Dalla comunione con essa era
stata esclusa -
assieme alle massonerie maggioritarie dei principali paesi latini (Francia,
Spagna e America Latina) -
perché era accusata di ammettere nelle sue fila atei e di occuparsi di temi
politici. Nel 1993 il Grande Oriente d’Italia è stato nuovamente escluso da
tale comunione in seguito alle polemiche seguite a indagini giudiziarie sulle
attività politiche e affaristiche di alcune logge e della crisi che da esse è
derivata. Dal 1972 chi non crede in Dio avrebbe dovuto essere escluso dalle
logge; tuttavia il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo propose un’idea di Dio
come “principio regolatore” che era al limite dell’accettabilità per le
massonerie “regolari” e suscitò più di una obiezione. Lo stesso Di
Bernardo, dopo la crisi del 1993, ha fondato una Gran Loggia Regolare
d’Italia, concorrente del grande Oriente, riconosciuta ad
experimentum da Londra, ma non dalle potenti massonerie statunitensi che
sono in comunione con Londra e che mantengono relazioni con il Grande Oriente.
La Gran Loggia d’Italia (Palazzo Vitelleschi) è la seconda denominazione massonica nel nostro paese ed è la più grande fra le numerose obbedienze concorrenti che derivano dallo scisma del 1908 di Saverio Fera (1850-1915), un pastore evangelico anti-cattolico, ma in disaccordo con l’anticlericalismo esasperato del Grande Oriente del suo tempo. Le obbedienze che derivano da questo scisma sono dette “di Piazza del Gesù”, perché in questa piazza romana la principale organizzazione di questa branca ha avuto sede per molti anni. La Gran Loggia d’Italia fa parte dell’AML (Association des Maçoneries Liberales), cui aderiscono anche i Grandi Orienti di Francia, Belgio, Germania e le Grandi Logge olandese e danese. La Gran Loggia ammette anche le donne, nonostante le “Costituzioni” di Anderson (terzo dovere) le escludano dalla massoneria.
La massoneria non è una religione e non ha una dottrina, ma piuttosto un metodo di tipo relativista, il quale esclude l’accettazione a priori di verità assolute e dogmi e consiste nell’affrontare i problemi con la discussione comune e nel risolverli secondo quanto sembra giusto alla maggioranza dei “fratelli”. In loggia tutto può essere messo in discussione, tranne il metodo stesso. L’espressione “relativismo” non piace ai massoni, i quali ricordano che alcuni di loro sono morti per i loro ideali politici o nazionali. Vi è qui però una confusione tra scetticismo, che nega la verità, è relativismo, per cui ogni verità rimane comunque condizionata e relativa. Il metodo massonico non è necessariamente scettico, ma è comunque relativista, e proprio per la sua dinamica relativizzante è oggettivamente incompatibile con la fede cattolica, così come hanno sottolineato molti documenti magisteriali.
Massoneria
e Chiesa cattolica
di
Andrea Menegotto
I
pronunciamenti magisteriali sulla massoneria sono in totale 586. Il primo
documento risale al 28 aprile 1738, quando Papa Clemente XII, con la Lettera
apostolica In eminenti, mette in
guardia i credenti contro tale organizzazione. L’Humanum
genus di Leone XIII, invece,
adotta un’impostazione di carattere sociologico poiché descrive le ricadute
filosofiche e morali della massoneria in un contesto segnato dall’indifferentismo
religioso. La massoneria viene condannata perché veicola il trionfo del
relativismo ed è volta a distruggere l’ordine religioso e sociale nato dalle
istituzioni cristiane e a creare un nuovo ordine a suo arbitrio.
La
seconda fase del Magistero pontificio sulla massoneria può essere circoscritta
al periodo che va dall’inizio del Pontificato di Pio X – nel 1903 –
all’apertura del Concilio Vaticano II nel 1962. Durante questo periodo la
condanna della massoneria e la scomunica per chi ne fa parte viene codificata
dal Codice di Diritto Canonico
(canone 2335) promulgato da Papa Benedetto XV nel 1917
e dalle Costituzioni sinodali del
Primo Sinodo Romano (articolo 247), indetto da Papa Giovanni XXIII nel 1960. Dal
Concilio Vaticano II al 1983 il Magistero non nomina più la massoneria; la
Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede interviene nel 1981 solo per una
rettifica circa alcune interpretazioni date ad una lettera riservata indirizzata
ad alcuni episcopati e divenuta di pubblico dominio. Nel 1983 il nuovo Codice
di Diritto Canonico, canone 1374, prevede che sia punito "chi
dà il nome ad una associazione che complotta contro la Chiesa". Il
fatto che questo canone non menzioni direttamente la massoneria è stato
interpretato come un’abolizione della scomunica. In realtà, il 26 novembre
1983 una Dichiarazione della Sacra
Congregazione per la Dottrina della Fede conferma che rimane immutato il
giudizio della Chiesa circa le associazioni massoniche e, dunque, l’iscrizione
ad esse rimane proibita sotto pena di esclusione dai sacramenti. Infine, in un
articolo apparso sul "L’Osservatore
Romano" del 23 febbraio 1985, intitolato "Inconciliabilità tra
fede cristiana e massoneria", viene fornita una motivazione ufficiosa della
reiterata condanna del 1983. Questo scritto, in particolare, sottolinea che,
anche nel caso in cui non vi siano espliciti risultati ostili alla fede
cattolica, il metodo massonico è sempre incompatibile con la stessa, in quanto
esso si fonda su una concezione simbolica relativistica, del tutto inaccettabile
per un cristiano "al quale è cara
la sua fede".