
Il grande malinteso? Colpa di Napoleone
Intervista con Franco Cardini
"Diciamo la verità: cristiani e arabi non si sono mai odiati, anzi si sono trovasti sempre simpatici e per questo a volte si sono picchiati".
È il "grande malinteso" secondo il professor Franco Cardini, che nelle sua argomentazioni non dimentica mai un pizzico di arguzia toscana. Storico del Medioevo, studioso dei rapporti tra Europa e Islam e aurore del diario di "un povero crociato", Cardini sostiene che le spedizioni dei pellegrini in armi sono state all’inizio il volto militare di un confronto tra due civiltà che tentavano di capirsi. Glorificate o demonizzate nei secoli successivi, a seconda delle convenienze.
Le crociate sono davvero esistite? Oppure sono state l’autorappresentazione di una civiltà?
"Le polemiche di questi ultimi mesi fanno un’impressione penosa. È assurdo continuare a considerare le crociate come guerre di religione. Vorrei che entrasse in circolazione un’idea: le cosiddette crociate sono state il volto militare di un confronto tra due civiltà che si sono sempre conosciute e che, almeno dall’XI secolo in poi, quando l’Occidente ha ripreso a crescere per potenza espansiva, demografica, commerciale, hanno intrecciato un fortissimo scambio culturale. L’Islam si è accorto dell’Occidente non tanto per le crociate ma perché i suoi porti erano sempre più frequentati dagli occidentali. Questo ha avuto poi un volto militare, che gli occidentali hanno collegato a fenomeni di lunga portata come le lotte di Carlo Magno in Spagna. A questo punto nasce un movimento che molto a posteriori sarà definito crociata. Ma è già subentrata una lettura ideologica".
Ci sono i crociati, ma non la crociata…
"A Clermont nessuno ha chiesto di andare in armi a conquistare Gerusalemme. Semplicemente, il Papa aveva bisogno di rasserenare l’Occidente e ha chiesto a militari e proprietari terrieri e di andare a fare la guerra da un'altra parte. Si rispondeva anche a una grande paura dei turchi a Bisanzio: il Papa chiede ai suoi di aiutare Bisanzio e i fratelli separati della Chiesa greca. Il movimento che nasce come spedizione mercenaria serve quindi agli occidentali a presentarsi in modo forte di fronte a Bisanzio e all'Islam. I cruce signati sono coloro che accettano la proposta di papa Urbano II, e come segno del loro impegno attaccano al vestito la croce. A loro si aggregano anche i pellegrini che sognano con la presa di Gerusalemme l'avvento di cieli nuove e terre nuove, secondo i modelli della cultura popolare dell'epoca. Questo è il mondo dei crociati. Ma la crociata ancora non c'è. Nascerà con il diritto canonico, con l'idea di una spedizione militare che possa essere religiosamente meritoria. Accadrà solo alla fine del XII secolo, con papa Innocenzo III".
Tra i tanti termini utilizzati per definire la crociata c'è quello di passaggium. È un passaggio solo fisico? O anche spirituale?
"È un termine navale, ma è stata santa Caterina da Siena a renderlo celebre. Pellegrinaggio e crociata tendono a coincidere ma anche a dividersi. Dopo la prima spedizione la crociata diventa un fatto sempre più militare, nasce un diritto canonico che giustifica la crociata come un pellegrinaggio in armi. E il loro voto di crociata si estenderà fino alle guerre contro i catari e i ghibellini. Ma i laici e i mistici continuano a pensare alla crociata come passaggio. Ci sono due livelli: da un lato la via terrestre è sempre meno praticata e il progresso della navigazione permette che si possa andare in crociata via mare, dall'altro c'è l'idea tipicamente cristiana (più ancora che islamica ed ebraica) che la vita sia un viaggio, una grande navigazione. Si andava alla crociata prendendo la croce secondo un rito solenne che non aveva nulla di militare. Era la promessa di arrivare a Gerusalemme a rischio della vita, e lo testimoniava la croce appuntata sulla bisaccia. Da quel momento in poi ogni crociato diventa un pellegrino, anche se non tutti i pellegrini erano crociati. Tanto è vero che il segno tipico dei pellegrini che vanno a Gerusalemme è il ramo di palma di Gerico. Per questo Dante li chiama "palmieri", non crociati".
Quando nasce il "grande malinteso" tra Islam e Occidente?
"C'è stato un periodo in cui Europa e Islam si guardavano in faccia e l'ambito militare si limitava alla zona di Gerusalemme, del delta del Nilo (dove Francesco incontra il sultano d'Egitto). Poi nel '300 c'è una nuova migrazione dei turchi ottomani che conquistano Bisanzio. Un evento che provoca grande orrore ma anche la cattiva coscienza degli europei, soprattutto della Chiesa latina, e suscita ancora oggi la forte disaffezione del mondo ortodosso rispetto al mondo latino. Un rancore per essere stati abbandonati al loro destino che dura anche oggi. D'altra parte l'occidente nutriva disprezzo verso il mondo arabo perché per la cultura proto-umanistica alla Petrarca gli arabi erano i filosofi, i razionalisti, coloro che avevano corrotto l'idea del bello. Filosofo e arabo erano sinonimi. Ma la crociata permanente è un'idea che non c'è mai stata. La storia successiva vedrà spesso i cristiani che si fanno la guerra tra loro".
In che modo la crociata è stata vissuta dall'altra sponda?
"Amin Maalouf ha riletto i testi dei cronisti arabi che si erano accorti dell'esistenza della crociata pur ignorandone il progetto, ma poi ha generalizzato questa conoscenza: erano i musulmani di un fazzoletto di terra, non tutto l'Islam. Gli arabi si sono accorti delle crociate solo quando Napoleone si è presentato in Egitto proclamando che il vero Islam era libertà, uguaglianza, fraternità. È l'inizio dei nostri guai attuali: il mondo islamico si è illuso, ha mandato i suoi figli migliori a studiare in Europa, ha così appreso la visione romantica delle crociate, quella di Gustave Doré e di Napoleone III. Questa classe dirigente è tornata a casa e ha spiegato che c'era un progetto di conquista che arrivava da lontano, dal Medioevo. Così nell'Islam è diventata fortissima l'idea di crociata come qualcosa di malvagio, l'identificazione fasulla tra crociata, cristianità, Europa e Occidente. Un meccanismo che oggi nella mentalità dell'arabo medio è difficile da smontare".
Nella cristianità invece la mentalità della crociata si è spostata all'interno…
"Il primo ad utilizzare il termine crociata è un poeta provenzale che si riferisce alla crociata contro gli albigesi. Ma la mentalità crociata contro gli albigesi. Ma la mentalità crociata si ricostruisce soprattutto nelle guerre confessionali del 1500-1600 e poi durante la Rivoluzione francese, quando nasce l'idea di dover difendere la fede contro la nuova eresia dei giacobini: partono da qui fenomeni come la Vandea, il cardinale Ruffo e i "vivamaria" che recuperano il simbolo della croce, ma anche i liberali, che si sentono spalleggiati da Pio IX, nel 1848 mettono la croce nel tricolore. I cattolici francesi usano l'immaginario della crociata per difendere lo Stato pontificio. Tutto questo è diventato nella parte laica in damnatio memoriae del cattolicesimo in armi e dunque soprattutto della crociata. Con buona pace dei cruce signati, che non sapevano neppure definire quello che stavano facendo".
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