L'Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940: sui fronti si
rinunciava ad un atteggiamento chiaramente offensivo e si temporeggiava, più
che altro per fare in tempo a sedersi al tavolo della pace in condizioni di
privilegio; la caduta della Francia entro giugno parve suffragare questo
orientamento.
L'atteggiamento verso Malta fu inquadrato nel contesto
generale.
La Regia Marina, in data 18 giugno 1940, espose uno studio
per l’occupazione dell'isola ricalcando in linea di massima uno studio
precedente, realizzato negli anni 1935-1936 a seguito della crisi conseguente la
guerra in Etiopia, il quale, dopo esaminato le presunte difese dell'isola,
affermava che, stimati i difensori in 15.000 uomini, il corpo di spedizione non
avrebbe dovuto comprendere meno di 40.000 uomini, da trasportarsi su
un'ottantina di natanti di modesto pescaggio dei quali era da prevedersi la
quasi totale perdita per incaglio. Le zone di sbarco venivano individuate nella
parte nord dell'isola, con successivo investimento della Victoria Line. Sbarchi
secondari erano previsti a Gozo e Comino ed era previsto l’intervento di tutta
la squadra navale e di una flotta aerea di 500 velivoli, in larga misura
bombardieri.
Il nuovo piano aggiornava la situazione delle difese ed
abbassava in 20.000 uomini appoggiati da carri armati il contingente da sbarcare
prima sulla costa nordorientale dell'isola (baie di Mellieha e San Paolo), poi
su quella occidentale, più aspra ma meno protetta mentre ribadiva l'intervento
di tutta la squadra navale per appoggiare l'operazione.
Questo progetto appariva tuttavia redatto all'insegna
dell'incertezza, o quanto meno della previsione a lungo termine; infatti, mentre
da un lato esagerava la stima delle capacità difensive di Malta in fatto di
artiglieria e carri, dall'altro affidava il trasporto del contingente da sbarco
ad un centinaio di natanti a fondo piatto, di cui però mancava persino il
progetto.
E’ da rilevare che, al tempo della crisi anglo-italiana
seguente alla guerra con l’Etiopia del 1935, gli studi e le analisi avevano
giudicato Malta obiettivo prioritario in quanto la conquista dell’isola
privava gli Inglesi di un importante punto di appoggio per sommergibili,
naviglio leggero e forze aeree e rendeva difficoltosa la traversata del Canale
di Sicilia alle forze navali; viceversa avrebbe notevolmente rafforzato la
posizione italiana nel Canale.

Sbarco da motobragozzi durante un addestramento
del "San Marco"
Venne pure osservato come un’occupazione dell’isola era
più possibile immediatamente dopo l’atto della dichiarazione di guerra mentre
sarebbe stata sicuramente più difficoltosa ad ostilità cominciate.
Nel 1940, le valutazioni al riguardo erano un po’
differenti; testualmente:
"Date le eccezionali difficoltà dell'impresa e le forze
che dovrebbero esservi dedicate, essa sarebbe giustificata soltanto se Malta
rappresentasse un obiettivo decisivo. Ma avendo da tempo l'Inghilterra
rinunciato a servirsene come base principale d'operazioni, la minaccia che da
Malta può essere esercitata contro le nostre comunicazioni e contro le nostre
basi navali è di secondaria importanza; è sufficiente che con bombardamenti
aerei, con agguati di sommergibili e (quando occorre) con crociere notturne di
siluranti, continui ad essere resa impossibile la permanenza a La Valletta di
importanti forze navali, ad essere insidiato il movimento di quelle poche che ci
sono, ad essere impedito il rifornimento dell'isola".
E’ da rilevare che la maggioranza degli studi dedicati alle
vicende marittime in Mediterraneo e, di riflesso, alle operazioni in Africa
Settentrionale, attribuiscono a Malta un peso strategico determinante nell'aver
causato il tracollo dell'Asse. Un’attenta e approfondita analisi rileva però
che l'isola rappresentò realmente una grave minaccia solo in alcuni periodi,
soprattutto nell'ultimo trimestre del 1941.

Carro leggero CV35 in esercitazione di sbarco
Nel primo anno di guerra la Regia Aeronautica prima, e la
Luftwaffe poi, si erano accanite contro Malta, senza tuttavia causarne la
"sterilizzazione" cioè la totale interdizione alle forze inglesi.
Lo Stato Maggiore italiano dovette quindi guardare
all'invasione di Malta, come all'unica possibilità di rendere incontrastato il
flusso dei rifornimenti per l'Africa. Nelll'ottobre 1941 si cominciò pertanto a
parlare della "Esigenza C 3 - Occupazione di Malta".
Dopo l'esperienza di Creta, conquistata nella precedente
primavera con un aviosbarco, vi era chi sosteneva un simile colpo di mano anche
su Malta; ma i tedeschi erano contrari tenuto conto della elevata percentuale di
perdite registrata nella precedente operazione. Era stata costituita in Italia
una Forza Navale Speciale, creata nell'ottobre 1940 per un previsto sbarco in
Corsica, e ad essa venne affidata la preparazione dell'operazione, parimenti si
impostarono nei cantieri i mezzi da sbarco indispensabili.
Contemporaneamente si cercava di completare il quadro delle
difese dell'isola per conoscerne l'esatta entità; non essendo dislocato
nell'isola alcun informatore, ci si dovette sempre basare sui soli risultati
della ricognizione aerea che, anche per la presenza di vari apprestamenti in
caverna, risultarono solo in parte esaurienti. L'unico tentativo di sbarco di
due informatori dal mare avvenne nella notte del 17 maggio 1942 ma si risolse
negativamente, con l'immediata cattura di entrambi e la condanna a morte d'uno
di essi, l'irredento Carmelo Borg Pisani.

Il traghetto FF.SS. Aspromonte si appresta a
sbarcare mezzi e truppe in esercitazione
In attesa che si pervenisse alla stesura definitiva dei
piani, si continuò a bombardare dall’aria il più possibile le difese dell’isola
e, per ottenere maggiori risultati, si trasferì in Sicilia un nuovo Corpo Aereo
tedesco che, dal 20 marzo 1942, iniziò ad operare sul cielo dell’isola.
Intanto, fervevano i preparativi: sulla piana di Catania
apparvero le strisce per il decollo degli alianti, ora che i tedeschi,
conquistati dall'impresa (da essi denominata "Hercules"), si erano
decisi ad impiegarvi i ricostituiti reparti di paracadutisti; sulle coste della
Toscana i reparti della F.N.S. si addestravano al difficile sbarco su un
litorale alto e roccioso, simile a quello maltese (per questo fu necessario
prevedere scale da pompieri e passerelle lunghe fino a 30 metri, abbattibili
dalla prora dei mezzi come ponti levatoi); in vari cantieri navali si
costruivano motozattere e motolance speciali; nel Lazio continuava
l'addestramento la divisione paracadutisti Folgore.

Lancio di addestramento della divisione
"Folgore"
A fine maggio 1942 il piano definitivo della C.3 poteva dirsi
ultimato, in realtà erano tre piani complementari, studiati dall'Esercito,
dalla Marina e dall'Aeronautica, ognuno per la parte di propria competenza.
Il Corpo di spedizione, forte di 62.000 uomini, 1600 veicoli
e 700 bocche da fuoco, si divideva in:
Le truppe, a parte quelle aviotrasportate aventi a
disposizione centinaia di alianti tedeschi, sarebbero state trasportate da 16
piroscafi, 270 mezzi da sbarco vari, una cinquantina di altri natanti, tutti
scortati da una trentina di siluranti. L'appoggio diretto sarebbe stato fornito
da due navi da battaglia, mentre la squadra italiana scaglionata nei porti di
Napoli, Cagliari, Messina, Reggio Calabria ed Augusta, avrebbe fornito la
protezione strategica; il tutto per un consumo previsto di nafta di almeno
40.000 tonn., che dovevano essere fornite dalla Germania in quanto in Italia non
ve era una simile quantità disponibile. Per la parte aerea, si prevedeva
l'impiego di 900 velivoli così suddivisi: 300 bombardieri e 180 caccia
dislocati in Sicilia, Calabria e Puglia; 60 aerosiluranti concentrati a
Pantelleria; 60 assaltatori e 300 trasporti, su vari campi.

In esercitazione, l'ondata di sbarco si
appresta a toccare terra
La previsione operativa richiedeva il raduno dei mezzi da
sbarco nei porti di Catania, Licata, Porto Empedocle e Siracusa; tutto questo da
ultimarsi entro due giorni dall'inizio delle operazioni. Il giorno X avrebbe
visto il lancio in tre ondate successive delle due divisioni paracadutisti nella
zona Dingli/Zurrieq, e l'aviosbarco in serata di alianti a Kalafrana e Forte
Benghisa. Nella nottata, sarebbero sbarcati dal mare: il XXX C. di A. sulle
spiagge di Qrendi; la divisione Superga sulle coste di Gozo; i reparti speciali
a Marsaxlokk. Finti sbarchi sarebbero avvenuti di Sliema e sui due versanti di
Mellieha, mentre nelle zone centrali dell'isola sarebbero stati aviolanciati
molti manichini per ingannare le difese. Il giorno X + 1 avrebbe visto lo sbarco
di XVI C. di A. e l'avanzata delle truppe verso le coste orientali dell'isola,
con successivo accerchiamento di La Valletta.
Il piano era dunque pronto e non v'era che da fissare il
fatidico giorno X. Alla proposta italiana che lo voleva entro la prima metà del
mese del giugno 1942, l'Alto Comando tedesco obiettò che per quell'epoca non
sarebbero stati disponibili nè i paracadutisti, nè i mezzi navali, nè la
nafta, mentre vi era un'altra operazione cui conveniva dare la precedenza
assoluta: l'imminente controffensiva in Africa.

Sbarco tramite passerella da un motoveliero
attrezzato
Purtroppo ai primi di maggio, molti dei reparti aerei
tedeschi dislocati in Sicilia dovettero essere trasferiti sul fronte russo,
lasciando alla ben più debole Regia Aeronautica il compito di continuare il
martellamento di Malta con solamente 45 bombardieri, 15 Stukas ed una settantina
di caccia. L'isola, però, era nuovamente in grado di contrattaccare dal mare e
dall’aria.
Quando Tobruk cadde inaspettatamente il 21 giugno, i tedeschi
non esitarono più a chiedere il rinvio dell’attacco a Malta alla conclusione
africana, che si riteneva imminente e vittoriosa; anche in Italia molti
credettero che la partita fosse vinta e che, con l'Egitto conquistato, Malta
avrebbe perso la sua funzione.
Qualche mese più tardi, in Africa, qualcosa sembrava
incrinare quell'ottimismo.
Ma ormai era troppo tardi. Lo scioglimento da parte dello
Stato Maggiore della "C3" era avvenuto il 27 luglio 1942.
Bibliografia
Mariano
Gabriele - Operazione C3: Malta -
Ufficio Storico Marina Militare
Luigi
Fulvi - Sotto le insegne del leone
alato I marinai del battaglione San Marco nella guerra 1940 - 1943
- Ermanno Albertelli Editore