Nel giugno 1940, la divisione Littorio fu inviata al fronte
alpino occidentale, nel settore del Moncenisio, alle dipendenze dell’Armata
del Po. Nella battaglia delle Alpi impiegò al Piccolo S. Bernardo un
battaglione carri.
Concluso l’armistizio con la Francia, la Littorio fu
inviata in Liguria dove rimase sino alla fine del marzo 1941.
Poco dopo venne spostata ad est di Trieste, alle dipendenze
della 2a Armata, con compito di riserva.
Iniziata la guerra con la Jugoslavia, la divisione mosse
prima verso est e poi verso sud: l’11 aprile era a Postumia e Fiume e, per
Mrzia Vodica, il 12 raggiunse Karlovac e Otocac, il 14 e 15 Knin e Mostar ed il
17 Trebinje, dove si incontrò con reparti della Centauro provenienti dall’Albania.
Si portò successivamente su Ragusa, già occupata da altre truppe italiane, e
poi venne dislocata nella zona di Mostar.
Qui la divisione sostò sino al 15 maggio 1941, per essere
poi richiamata in Patria a riorganizzarsi nella zona di Parma-Reggio Emilia.
In questa fase il 33° Reggimento che era composto dai 3
battaglioni carri L, il XXII, il XXIII ed il XXXII (il IV battaglione carri L
era stato assorbito dagli altri 3), venne sciolto. Mentre i 3 battaglioni carri
L venivano inviati in Sardegna e Corsica, il 33° fu sostituito dal 133°
Reggimento carristi che era stato costituito nella zona di Pordenone con i
battaglioni X-XI-XII, dotati di carri armati M13.
Anche la divisione venne completata con i reparti previsti
dal nuovo ordinamento delle grandi unità corazzate e ricevette il gruppo
corazzato Lancieri di Novara, i gruppi di artiglieria da 105 mm e da 100/17 (in
sostituzione dei gruppi da 75/27) ed un gruppo contraereo da 90/53.
Nel dicembre 1941 la Littorio, destinata al fronte dell’Africa
Settentrionale, si trasferì nella zona compresa tra Salerno, Benevento,
Brindisi e Taranto, nell’attesa dell’imbarco.
Dai porti di Brindisi e di Taranto s’imbarcarono nel
gennaio 1942, per primi i battaglioni carri, i reparti controcarro ed
autoblindati. Mentre il personale fu trasportato per via aerea, il materiale fu
inviato per via mare, dando la precedenza ai carri armati, necessari alle
operazioni in corso. Ma non raggiunsero l’altra sponda i carri del XII
battaglione per il siluramento del piroscafo, così pure andarono perduti alcuni
reparti di artiglieria del 133°. Per tale evento e per l’impellente
necessità di impiego di reparti carri, l’XI battaglione fu assegnato alla
divisione Trieste, il X battaglione, i reparti di autoblindo, semoventi e quelli
contraerei andarono a far parte della divisione Ariete. Successivamente, nel
febbraio, giunsero in Africa il 12° Reggimento bersaglieri (meno 1 battaglione
affondato), il 133° Reggimento artiglieria con 2 gruppi da 75/27 ed il gruppo
controaereo da 90/53 (quest’ultimo poi assegnato all’Ariete).
In conseguenza di tali arrivi la divisione, il cui comando
era dislocato a Tripoli dal 1 febbraio, poté lentamente ricostituirsi con altri
reparti giunti dall’Italia, fra cui il LI battaglione carri M13/40, mancando
sempre del 133° Reggimento artiglieria (meno i 2 gruppi da 75/27), delle unità
minori del genio e dei servizi, ancora in Italia.
La divisione così composta, a fine marzo, dovette
trasferirsi nella zona di Bengasi ricevendo in sostituzione di detti reparti,
altri esistenti nel posto con i quali si portò nella zona di Ain el Gazala,
dove sostenne vari scontri con elementi avversari e dove subì massicce azioni
di bombardamento aereo.
Verso la fine di maggio da Ain el Gazala ricevette l’ordine
di portarsi nella zona di Sidi Rezegh, a protezione del tergo delle divisioni
corazzate che erano in procinto di investire la piazzaforte di Tobruch.
Il 20 giugno si scontrò con truppe inglesi che tentavano un
attacco da sud e ne uscì vittoriosa, potendo concorrere con i suoi reparti, a
cui si erano aggiunti nuclei del gruppo corazzato Novara, alla riconquista di
Tobruch.
Due giorni dopo la Littorio fu lanciata all’inseguimento
del nemico, passando alle dipendenze del XX Corpo d’Armata.
A Bir Habata subì una violenta incursione aerea, ma
proseguì la sua avanzata verso est raggiungendo il mattino del 25 giugno Marsa
Matruh e, per Bir el Shanen, la località di Fuka, contrastata da continui
improvvisi attacchi di elementi meccanizzati inglesi che respinse ogni volta,
riuscendo a prendere numerosi prigionieri e vario materiale bellico.
Dopo un rapido riordinamento e dopo essersi rifornita,
riprese la corsa in Egitto su 3 scaglioni, sempre attaccati da unità
meccanizzate avversarie e da incursioni aeree che inflissero sensibili perdite.
Il 1 luglio raggiunse la dislocazione assegnata al X Corpo d’Armata (di cui
faceva parte con l’Ariete e la Trieste) dove ricevette nuovi rinforzi di carri
M e carri L6.
Il 3 luglio la Littorio ebbe l’ordine di puntare con
manovra avvolgente, dalla zona di Deir el Ehen sul km 10 della rotabile ad est
di Alamein, unitamente a truppe corazzate tedesche.
Per effetto della violenta reazione avversaria con carri
armati appoggiati dall’aviazione, la progressione dell’azione avvolgente fu
ridotta a pochi chilometri verso est e comportò perdite di uomini e materiali
per cui la divisione dovette spostarsi verso ovest, schierarsi nella zona di
Deir el Qatani fronte sud, poi in quella di Munqar Wahla dove il 7 luglio
sostenne un forte attacco dei neozelandesi.
Il mattino del 9, in un’azione travolgente la Littorio
occupò il caposaldo di Deir el Qattara e proseguì l’avanzata verso sud,
unitamente ad altre truppe italo-tedesche.
Attaccarono di nuovo gli avversari con superiorità di forze
e l’avanzata fu fermata. La Littorio per le gravi perdite subite si organizzò
a caposaldo nella località di El Qattara ove rimase sino al 19 luglio e poi si
spostò nella zona di Gebel Kalaki el Tayra. Dopo reiterati tentativi di
riprendere la battaglia, a causa della tenace resistenza di entrambi i
contendenti, il fronte si stabilizzò.
Al tentativo ulteriore, effettuato dalle truppe
italo-tedesche il 30 agosto (battaglia di Alam Halfa) partecipò anche la
Littorio, ma il piano offensivo fallì e le truppe dell’Asse dovettero
rientrare sulle basi di partenza.
Dopo un stasi di oltre un mese durante la quale l’aviazione
inglese, ormai padrona del cielo, sottopose le truppe schierate sulle nuovi
posizioni a continui bombardamenti infliggendo sensibili perdite, il 23 ottobre
ebbe inizio la grande offensiva dell’8a Armata britannica con l’impiego
di ingenti forze terrestri ed aeree. La Littorio (che era schierata in 2a
linea con i battaglioni IV-XII e LI) fu presto coinvolta nei combattimenti e
ciascun battaglione di carristi e di bersaglieri dovette affrontare l’irruenza
nemica e combattere in una lotta disperata di uomini e di mezzi. Dopo 10 giorni
di lotta accanita il 2 novembre le truppe italo-tedesche dovettero ripiegare,
mentre l’Ariete ne proteggeva il movimento; ma per ordine superiore, la
Littorio fu fermata sulle posizioni raggiunte ove combatté sacrificandosi sino
al 21 novembre, data in cui si sciolse e con i residui reparti dell’Ariete e
della Trieste (XI battaglione carri) diede vita al Gruppo tattico Ariete.