Tra il 16 e il 17 agosto, cinque sommergibili
tedeschi lasciarono le loro basi francesi dell'Atlantico, e una volta in alto
mare, fecero rotta verso sud, nel quadro della «Operazione Eisbär»
(orso bianco), un’azione ideata dall'ammiraglio Dönitz
volta a colpire il traffico mercantile alleato nell’area del Capo di Buona
Speranza.
I sommergibili scelti erano: U-68 (cap.corv.
Merten), U-504 (cap.corv. Poske), U-172 (ten.vasc. Emmermann),
U-156 (ten.vasc. Hartenstein) e il sommergibile da rifornimento
U-459 (ten.vasc. Wilamowitz-Möllendorf).

Insegna
dell'U-156
Al B.d.U si seguiva sulla carta la navigazione del
gruppo.
Nella notte tra il 12 e il 13 settembre, pervenne
un messaggio che, decifrato immediatamente, inquietò l’intero Comando:
13,9
- ATLANTICO VERSO FREETOWN - QU. E.T. 5775 SI - 2 MEER I,7,110 0.
400 - COPERTO VISIBILITA' 4 MIGLIA - AFFONDATO INGLESE LACONIA QU. F.F. 7721 -
310 - PURTROPPO CON 1500 PRIGIONIERI ITALIANI - SINO AD ORA 90 SALVATI - COMBUSTIBILE 157 M3
- SILURI 19 - ALISEI FORZA 3 - CHIEDO
ORDINI - HARTENSTEIN.
Il Laconia, un vecchio transatlantico del 1922
della Cunard White Star Line, di 19.695 tonnellate, al comando del cap. Rudolf
Sharp e con 463 ufficiali e uomini di equipaggio, trasportava 286 passeggeri
militari inglesi, 1800 prigionieri di guerra italiani, 103 guardie polacche e 80
tra donne e bambini, familiari di militari di stanza in Egitto e a Malta che
rientravano in Inghilterra.

Cunard
R.M.S. Laconia in una cartolina anteguerra
Secondo gli ordini del B.d.U., l’U-156 si era
avvicinato alla nave in affondamento per fare prigionieri il comandante ed il
direttore di macchina. Navigando tra i naufraghi ed i relitti, dal sommergibile
si erano udite delle invocazioni di soccorso in italiano: “Aiuto! Aiuto!”
Fatti ripescare due uomini, dal loro racconto, il
comandante Werner Hartenstein apprese la composizione dei passeggeri del
Laconia.
Inviato il messaggio al B.d.U., iniziò senza
indugio le operazioni di salvataggio, issando sul battello i naufraghi che si
dibattevano in mare, rimorchiando le scialuppe di salvataggio stracolme, curando
i feriti e rifocillando un po’ tutti, con particolare riguardo alle donne ed
ai bambini.
Il Laconia non disponeva in numero sufficiente per
tutti i passeggeri di scialuppe e zattere di salvataggio ed inoltre,
l’esplosione del primo siluro aveva danneggiato irreparabilmente alcune
scialuppe (due siluri erano infatti stati usati da Hartenstein per affondare il
Laconia).
Se a tutto ciò uniamo l’ovvia confusione dei
momenti successivi al siluramento e della affannosa ricerca della salvezza da
parte dei passeggeri, possiamo solo immaginare la situazione di sovraffollamento
che dovevano sopportare le lance in mare.
Il messaggio ricevuto al B.d.U. fece riflettere lo
Stato Maggiore: come sua abitudine, l'ammiraglio Dönitz si consultò con i suoi
collaboratori, che più o meno esplicitamente suggerirono ordinare all’U-156
di procedere per la sua rotta ignorando i naufraghi per non compromettere
l’operazione in corso
L’Ammiraglio Dönitz non era però d’accordo e
decise di proseguire l’operazione di salvataggio dei naufraghi; richiese
quindi all’U-156 maggiori dettagli sul naufragio e dispose che gli altri
sommergibili del gruppo Eisbär facessero rotta per aiutare Hartenstein nelle
operazioni di salvataggio.
Pressappoco alla stessa ora, esterefatto
Hartenstein, scrisse nel suo giornale di bordo:
“00 h 7722 - SO. 3. 4. Visibilità media.
Mare calmo. Cielo molto nuvoloso. Secondo le informazioni degli italiani, gli
inglesi, dopo esser stati silurati, hanno chiuso le stive dove si trovavano i
prigionieri. Hanno respinto con armi coloro che tentavano di raggiungere le
lance di salvataggio...”
Gli italiani interrogati, avevano fatto un racconto
tragico del siluramento: chiusi nelle stive, le sentinelle non avevano aperto le
sbarre; avevano quindi dovuto gettarvisi contro, sfondandole, ostacolati dalle
guardie che non avevano esitato a sparare e ad usare la baionetta per
trattenerli. Giunti sui ponti avevano dovuto lottare per ottenere un salvagente
ed il posto sulle lance di salvataggio (da una stima circa 1400 prigionieri
italiani perirono direttamente nelle stive del Laconia senza aver oltrepassato i
cancelli).
Le ferite da taglio di alcuni prigionieri ed il
ripetersi del racconto pressoché uguale dei prigionieri suffragavano tale
barbaria e tutto ciò complicava la situazione tenuto conto della vicinanza nel
battello e sulle lance tra italiani ed inglesi e polacchi.
Hartenstein pensò soprattutto alle donne ed ai
bambini che aveva visto nelle imbarcazioni.
Alla richiesta di maggiori informazioni di Dönitz,
Hartenstein rispose:
FONOGRAMMA 0437:13
- LA NAVE HA
TELEGRAFATO IL PUNTO ESATTO. HO A BORDO 193 UOMINI, TRA CUI 21 INGLESI.
CENTINAIA DI NAUFRAGHI GALLEGGIANO CON CINTURE DI SALVATAGGIO.
PROPONGO NEUTRALIZZAZIONE
DIPLOMATICA DEL LUOGO AFFONDAMENTO. STANDO ASCOLTO RADIO, UNA NAVE SCONOSCIUTA
ERA VICINISSIMA AL LUOGO DEL NAUFRAGIO. HARTENSTEIN.
Intanto gli altri battelli del gruppo Eisbär
avevano modificato la rotta per convergere sul luogo del naufragio: ci avrebbero
però impiegato almeno quarantott'ore ad arrivare!
Il messaggio di risposta di Hartenstein indusse
l’ammiraglio Dönitz a mettersi in comunicazione telefonica con l'ammiraglio
Fricke, addetto allo Stato Maggiore del Comando Supremo della Marina. Gli espose
la situazione, le decisioni prese. Come se l'aspettava, il grandammiraglio
Raeder gli fece sapere la sua approvazione dell'invio dei tre sommergibili in
aiuto dell'U-156 ma il Führer, appreso la notizia del Laconia, fu
malcontento, pregando insistentemente, se le operazioni di salvataggio
continuassero, di non far correre alcun rischio agli U-Boote.
Dönitz chiese inoltre all'ammiraglio Romolo
Polacchini, comandante della base italiana Betasom di Bordeaux, l'invio d'uno
dei suoi sommergibili in aiuto a Hartenstein. Polacchini accettò immediatamente
e spedì il seguente radiomessaggio urgente al ten.vasc. Marco Revedin,
comandante del sommergibile Cappellini:
BETASOM A CAPPELLINI: DIRIGERE CON MASSIMA URGENZA
QUADRATINO 0971 - STOP - ALTRE UNITA' ALLEATE SI DIRIGONO STESSA ZONA.
Pressato dal Führer e dallo Stato Maggiore di non
correre nessun rischio durante le operazioni di salvataggio, il B.d.U. trasmise
il seguente radiomessaggio:
HARTENSTEIN, RIMANETE SUL POSTO DEL SINISTRO, PRONTO A
IMMERGERVI. I SOMMERGIBILI CHE PARTECIPANO NON DEBBONO PRENDERE A BORDO CHE UN NUMERO DI NAUFRAGHI TALE CHE CONSENTA LORO, IN IMMERSIONE, DI ESSERE PRONTI AD
AGIRE. SEGUE NEUTRALIZZAZIONE.
Alle 06.00 del mattino del 13 settembre,
Hartenstein, depresso e condizionato dai drammatici avvenimenti che accadevano
sul mare attorno al sommergibile, trasmise un'invocazione di soccorso in inglese
sulle lunghezze d'onda di 25 e di 60 metri:
IF ANY SHIP WILL ASSIST THE WRECKED LACONIA CREW. I
WILL NOT ATTACK HER, PROVIDED I AM NOT BE ATTACKED BY SHIP OR AIRFORCE. I PICKED
UP 193 MEN – 4° 52 SOUTH, 11° WEST. GERMAN SUBMARINE.
Hartenstein sperò ricevere un aiuto inglese.
Nulla!
Intanto, tedeschi e italiani insistettero presso la
Commissione d'Armistizio affinché i francesi facessero partire da Dakar qualche
grande nave di superficie; i tedeschi promisero addirittura di restituire la
nafta adoperata e di liberare qualche centinaio di prigionieri. I francesi
inviarono quindi nella zona dell’affondamento l’incrociatore Gloire (cap.vasc.
Graziani) e gli avvisi coloniali Annamite (cap.corv. Quémard) e Dumont d’Urville
(cap.freg. Madelin).
Sull’U-156 i naufraghi passavano qualche ora a
bordo del battello: il tempo di somministrare una minestra calda e del caffè,
poi tornavano nelle imbarcazioni, solo i feriti, le donne ed i bambini
rimanevano a bordo del sommergibile. Nel mare antistante erano da tempo comparsi
gli squali ed i naufraghi in acqua erano spesso attaccati con morsi alle parte
del corpo sommersa. Le grida strazianti dei feriti riecheggiavano attorno al
battello. Passò un'altra notte. Il 14, alle 07.40 del mattino, il comandante
dell'U-156 ricevette un altro messaggio del B.d.U. che riportava
l’attenzione sulla sicurezza e l’efficienza del battello.
Hartenstein fece subito una prova d'immersione con
193 naufraghi a bordo che riuscì, ma fu sicuramente un’impresa tecnica
eccezionale.
Nella mattinata del 15 l'U-506 fu il primo a
comparire. Hartenstein poté scambiare due parole con il megafono con Wúrdemann.
Essi si divisero i naufraghi: 132 italiani furono trasbordati sull'U-506.
Hartenstein conservò 131 superstiti tra cui molti inglesi. L'U-507 arrivò
nel pomeriggio. Schacht aveva già raccolto italiani, inglesi e polacchi
incontrati sulla sua rotta e, alle 17.55, aveva a bordo 153 superstiti.

L'U-156
carico di naufraghi
In altro settore, il Cappellini, dopo aver
rifornito d'acqua e di viveri diverse lance, aveva raccolto italiani e inglesi.
Il 15 settembre, alle 03.40, Dönitz inviava
finalmente un messaggio ai suoi sommergibili
PER IL GRUPPO LACONIA. AVVISI COLONIALI
DUMONT-D'URVILLE
- ANNAMITE - ARRIVERANNO PROBABILMENTE MATTINATA DEL 17.9. INCROCIATORE CLASSE
GLOIRE VIENE A GRANDE VELOCITA' DA DAKAR. QUI APPRESSO ISTRUZIONI PER CONTATTO:
1- INCONTRO SOLTANTO DURANTE IL GIORNO. ALZARE BANDIERA NAZIONALE IN TESTA
D’ALBERO, PROIETTORE E.S. 2- UN’ORA PRIMA DI GIUNGERE SUL LUOGO,
EMETTERE UN RADIOGRAMMA SU 60 METRI CHE COMINCIA CON “PP” QUINDI 4 GRUPPI DI
5 LETTERE TRA IL QUINTO GRUPPO CON LETTERE “N R C H”.
Il salvataggio dei naufraghi del Laconia prendeva
più ampie proporzioni.
Alle 11.25 del 16 settembre Hartenstein e
l’equipaggio sulla coperta dell’U-156 udirono un rombo di motori e subito
dopo apparve un aereo.
Venne stesa sul cannone prodiero una bandiera con
la croce rossa; in quel momento erano rimorchiate quattro imbarcazioni
stracariche di naufraghi italiani ed inglesi.
L’aereo - un Liberator americano di cui si
distinguevano chiaramente le stelle sotto le ali - volò in cerchio a 80
metri d'altezza sopra il sommergibile.
Dall'U-156 si trasmise in Morse:
QUI SOMMERGIBILE TEDESCO CON NAUFRAGHI INGLESI. C’E' UN
AEREO DI SOCCORSO IN VISTA?
Il pilota americano non rispose. Un ufficiale della
RAF si arrampicò sulla torretta e chiese ad Hartenstein di trasmette lui un
messaggio all’aereo:
QUI UFFICIALE RAF A BORDO SOMMERGIBILE TEDESCO. CI SONO I
NAUFRAGHI DEL LACONIA, SOLDATI, CIVILI, DONNE, BAMBINI.
Il pilota non rispose nuovamente e il Liberator
s'allontanò a sud-ovest.
Per ogni evenienza, Hartenstein ordinò a uno dei
suoi uomini di tenersi a poppa con una scure, pronto a recidere il cavo di
rimorchio delle scialuppe.
Alle 12.32 l'apparecchio americano ritornò sempre
a circa 80 metri d'altezza.
Una prima bomba si staccò dalla fusoliera del
quadrimotore.

Quadrimotore
Liberator B-24 in volo
Il quadrimotore B-24, pilotato dal tenente
James D. Harden, bombardiere il tenente Edgar W. Keller, ufficiale di rotta il
tenente Jerome PerIman, sorvolava il settore nord‑occidentale dell'isola
di Ascensione. L'isola britannica era passata da un mese appena sotto il
controllo americano.
La base di Wídeawake serviva di collegamento agli
aerei appena costruiti nelle fabbriche americane. Essi toccavano Natal e
Ascensione, per raggiungere le coste africane e da là, i settori operativi
orientali, specialmente il Medio Oriente. La base doveva restare segreta e
nessuna nave nemica o neutrale doveva avvicinarla.
Quando J.D. Harden avvistò il sommergibile in
emersione circondato dai canotti dei naufraghi, chiese istruzioni precise al
colonnello James A. Ronin che comandava la base a Wideawake, la AA Composite
Force 8012. Questi ne discusse con il capitano Robert C. Richardson III; quindi
chiesero istruzioni a Washington. Nessuna risposta.
Il quadrimotore aveva perduto molto tempo in attesa
di risposta e quando ricevette l'ordine: «SINK SUB» aveva carburante appena sufficiente per
rientrare alla base.
Senza attendere l'ordine, il marinaio a poppa tagliò
la corda di rimorchio. La bomba esplose a 200 metri dal battello.
Hartenstein con prontezza ordinò di evacuare i
naufraghi e prepararsi all’immersione; nel mentre quattro altre bombe caddero
ed esplosero: una centrò una scialuppa e una causò avarie agli accumulatori ed
al periscopio. L'U-156 s'immerse e, alle 16.00, alla profondità di 60
metri, i danni più importanti furono stati riparati con i mezzi di bordo.
Il sommergibile riemerse alle 21.42 ed alle 23.04
trasmise:
HARTENSTEIN
- STOP - LIBERATOR AMERICANO CI
HA BOMBARDATO CINQUE VOLTE CON QUATTRO LANCE CARICHE NONOSTANTE BANDIERA CON
CROCE ROSSA DI 4 METRI QUADRATI - STOP - ALTEZZA ERA DI SESSANTA
METRI - STOP - I DUE PERISCOPI DANNEGGIATI - STOP -
INTERRUZIONE SALVATAGGIO - STOP - TUTTI SGOMBRATI DAL PONTE - STOP - VADO A OVEST PER RIPARARE
- HARTENSTEIN.
Questo messaggio veniva registrato al B.d.U. alle
00.40 del 17 settembre. Nel ricevere questa stupefacente notizia, l'ammiraglio Dönitz
diramò subito il seguente messaggio per l’U-156:
INTERROMPETE SALVATAGGIO. CONTROLLATE CARBURANTE, SILURI,
APPROVVIGIONAMENTI ED EQUIPAGGIO; POI RENDETE CONTO.
e, alle ore 1.40, per tutti i sommergibili nel
settore del Laconia:
IL TOMMY
E' UN MAIALE, LA
SICUREZZA DEL SOMMERGIBILE NON DEVE IN NESSUNA CIRCOSTANZA ESSERE ARRISCHIATA.
NESSUN RISCHIO DA PRENDERE, SENZA RIGUARDI, ANCHE QUELLO D’INTERROMPERE IL
SALVATAGGIO. PENSARE CHE UNA PROTEZIONE DEI SOMMERGIBILI DA PARTE DEL NEMICO -
COMPLETAMENTE FUORI CAUSA. SCHACHT E
WURDEMANN DATE VOSTRA POSIZIONE.
Alle 3.06 Schacht (U-507) rispondeva:
QU.
F.E. Q3 9697. 129 ITALIANI, 1 UFFICIALE INGLESE, 16 BAMBINI, 15 DONNE A
BORDO, 7 LANCE CON 330 SUPERSTITI FRA CUI 35 ITALIANI. SIAMO PRONTI A SBARCARLI
O TRASBORDARLI. SCHACHT.

Lancia
di salvataggio carica di naufraghi
E Wurdemann (U-506):
ORE 03.30 FONOGRAMMA 0151/A, MI TROVO CON LANCE
QU. 9690.
A BORDO 142 ITALIANI, 9 DONNE E BAMBINI. NESSUN AEREO IN VISTA. WURDEMANN.
Infine Dönitz trasmise:
PER SCHACHT E
WURDEMANN: LE NAVI DEVONO ESSERE IN OGNI
MOMENTO IN CONDIZIONE DI IMMERGERSI E DI MANOVRARE IMMEDIATAMENTE IN IMMERSIONE.
NAUFRAGHI CHE SONO A BORDO DEVONO ESSERE MESSI NELLE LANCE. CONSERVATE A BORDO
GLI ITALIANI, ANDATE SUL LUOGO DELL’APPUNTAMENTO, QU F.E. 9695, E LAGGIU'
CONSEGNATELI AI FRANCESI. FARE ATTENZIONE ALL’AZIONE DEI SOMMERGIBILI E DEGLI
AEREI NEMICI.
Anche Wurdemann era attaccato il 17 settembre, alle
12.22, da un grosso idrovolante che sganciò tre bombe quando già
l'U-506, con i suoi 142 passeggeri a bordo, si era immerso e si trovava a
60 metri di profondità, avendolo scorto in tempo.
Finalmente, gli U-Boote incontrarono le navi
francesi giunte da Dakar e poterono effettuare il trasbordo dei naufraghi.
La Gloire aveva intanto imbarcato la maggior parte
dei naufraghi incontrati sulle scialuppe e sui canotti. A bordo, si
distribuivano abiti a quelli e a quelle che ne avevano bisogno. Si curavano i
feriti. Si separavano i gruppi italiani e inglesi, donne e bambini assieme. Gli
U-Boote avevano trattenuto prigioniero qualche ufficiale inglese.
Il Cappellini s'incontrò con il Dumont d'Urville
il 18 settembre alle 11.30 e gli consegnò tutti i suoi naufraghi, ad eccezione
di due ufficiali inglesi e sei italiani.
Due canotti avevano tentato di raggiungere da sé
la costa dell'Africa. Vi giunsero dopo parecchie settimane. In partenza, ogni
canotto conteneva una cinquantina di naufraghi. Non vi furono che sei
superstiti.
Circa 1600 persone avevano trovato la morte nel
naufragio del Laconia.