Compito difficile si è posto Pier Giorgio Corino, autore di
questo libro edito da Melli: descrivere il fiore all’occhiello delle
fortificazione sabaude che venne demolito dopo circa 100 anni di esistenza senza
essere mai stata coinvolta in battaglia.
Il Forte della Brunetta venne iniziato nel 1709, nel quadro
di un rafforzamento delle fortificazioni ai confini del Ducato di Savoia che,
per effetto del trattato di Utrecht, aveva acquisito tutte le valli del Piemonte
ed il titolo regio.
Partendo dal già esistente Forte di S. Maria, che aveva
visto assedi e battaglie negli anni precedenti, venne disegnato dal valente
ingegnere sabaudo Antonio Bertola, un forte molto più esteso, inglobante la
vicina altura della Brunetta.
La particolarità di questo nuovo Forte fu la sua
realizzazione: i bastioni, infatti, non furono di pietra e mattoni bensì
scolpiti nella roccia dell’altura, formanti quindi un baluardo unico nel suo
genere.
La vita del Forte termina però nel 1796 quando, sconfitto il
Regno di Sardegna dalle forze francesi di Napoleone Bonaparte, il Trattato di
pace impone ai Piemontesi di demolire il Forte della Brunetta.
Cento anni di vita di un impianto fortificatorio unico nel
suo genere, condizione peraltro tipica per le fortificazioni in montagna, che ha
comunque avuto un posto importante nelle vicende del Regno di Sardegna.
Ostentata, visitata da importanti personalità straniere e
temuta dagli allora nemici d’Oltralpe, la Brunetta ha, con ragione, costituito
il fiore all’occhiello delle fortificazioni sabaude facenti parti del sistema
difensivo sulle Alpi, quali le opere di Bard, di Exilles e di Fenestrelle.
Difficile quindi il compito del Corino, esperito però
brillantemente grazie alla sua grande passione che lo spinge in queste opere.
Il libro è diviso tra storia del sito fortificato e
caratteristiche costruttive dei vari componenti il Forte.
Dalla fine del 1500 ai giorni nostri viene descritta la
storia degli insediamenti fortificatori della città di Susa.
Il forte di S. Maria fu la principale fortificazione che
sostenne le invasioni fino al 1709. La realizzazione di tale opera fu conclusa
nel 1592 ma, condizione decisamente penalizzante per il sito, era la presenza
dell’altura della Brunetta, maggiore di quota, il cui possesso permetteva alle
artiglierie di battere efficacemente i bastioni.
Fu infatti così che nel 1690 prima e nel 1704 poi i Francesi
ebbero ragione dei difensori del Forte.
Dopo il trattato di Utrecht, il Re di Sardegna mise mano alle
difese delle Alpi e in quest’ottica si deve vedere il potenziamento delle
difese di Susa, tendenti a bloccare la pianura di Torino a forze nemiche
arrivanti dall’Alta Valle Susa e dal Moncenisio
Obbligatorio è quindi l’inclusione nel nuovo impianto
fortificatorio dell’altura della Brunetta.
L’Ingegnere Antonio Bertola, dopo gli opportuni
sopralluoghi, stilò un progetto che prese avvio nel 1709 con i primi appalti.
I lavori si protrassero per circa 30 anni e videro terminare
le opere nelle linee generali e successivamente i lavori furono rivolti al
mantenimento in efficienza ed al perfezionamento dei manufatti.
Il Forte della Brunetta venne demolito nel 1796 per volere
dei Francesi di Napoleone Bonaparte dopo che ebbero sconfitto i Piemontesi,
alleati degli Austro-Russi, a testimonianza del timore suscitato dall’opera
nei nemici.
Una particolare attenzione è rivolta al capitolo relativo
alle caratteristiche costruttive di tutti i manufatti della fortificazione,
frutto dell’attenta ricerca condotta sulla documentazione storica esistente.
Tutti i fabbricati interni al perimetro del Forte e tutti i
bastioni sono descritti ed illustrati come se il Corino avesse progettato e
realizzato lui stesso l’opera. L’Autore si spinge ancora più in là,
descrivendo i materiali utilizzati e lo scorrere della vita dei soldati di
guarnigione dentro e fuori dal Forte e la relazioni della truppa con la città
di Susa.
Le caratteristiche costruttive del Forte, l’imponete parco
di artiglieria di cui era dotato, descritto minuziosamente in un elenco, la
sapiente disposizione delle difese scaglionate facevano del Forte della Brunetta
un’opera "imprendibile".
Le tecniche di assedio prevedevano allora la distruzione dei
bastioni da parte dei cannoni d’assedio e quindi, attraverso le brecce create,
l’assalto della fanteria.
E’ facile intuire che i bastioni di roccia non erano
intaccabili dai cannoni a palla di allora e quindi l’assedio avrebbe dovuto
avere la forma di un isolamento tendente a far cadere il Forte per fame. Grandi
però erano le scorte alimentari e di acqua stipate nel Forte. Addirittura era
previsto un parco bestiame che poteva pascolare tra i bastioni interni al Forte.
Possiamo quindi permetterci di utilizzare il termine "imprendibile"
anche se manca la riprova della storia.
Ancora una volta una bellissima opera di Pier Giorgio Corino
con l’intendimento di valorizzare un sito valsusino in parte dimenticato sotto
l’incedere delle sterpaglie.
La dotazione iconografica è ricca e presenta i progetti
costruttivi dei vari componenti del Forte e la sua rappresentazione nelle stampe
dell’epoca. Poco infatti è tuttora esistente per le demolizioni a suo tempo
compiute e per il trascorrere del tempo.
Dalla lettura del libro resta però la convinzione di
trovarsi di fronte ad un’opera degna di rispetto, forse sfortunata, che
avrebbe meritato ben altro posto nella storia della nostra Regione.