A Bir el Gobi, un importante nodo di pistre
carovaniere, la divisione Ariete stava lavorando, nonostante le precedenti
violentissime piogge, per disporre il proprio schieramento difensivo: avrebbe
dovuto realizzare una linea difensiva con un semicerchio di capisaldi presidiati
dai battaglioni bersaglieri rinforzati ad una decina di chilometri a sud del
luogo.
Le notizie pervenute durante il pomeriggio del 18
novembre indussero il comandate la divisione gen. Balotta a cercare rapidamente
una disposizione migliore, più raccolta per rendere più compatto lo
schieramento.
Così il V/8° bersaglieri con il II/132°
artiglieria rimase dov'era, sulla pista per El Cuasc; il III/8° bersaglieri con
un gruppo da 75/27 del 3° celere fu destinato ad est del nodo, quale fianco
sinistro; il XII/8° bersaglieri con il I/132° artiglieria ad ovest, quale
fianco destro.
Immediatamente a nord del nodo erano schierati il
gruppo da 105/28 del 24° raggruppamento d'armata e sette pezzi da 102 della
Milmart. Ancor più a nord, riunito, il 132° reggimento carristi.
Alle 11 circa la 22a brigata corazzata,
che avanzava dietro lo schermo dell'11° Ussari, si imbatté nel primo ostacolo:
una compagnia carri M 13/40 con una sezione da 75/27 spinti a Bir el Dleua,
qualche chilometro a sud-est di Bir el Gobi. La lotta fu breve e l'unità
italiana ripiegò verso il trivio. Poco dopo la brigata giungeva davanti ai
capisaldi dell'Ariete, già in allarme.
Il gen. Scott-Cockburn schierò gli otto
pezzi da 25 libbre a disposizione ed senza attese ulteriori ordinò l'attacco.
Il 2° Gloucestershire Hussards a destra ed il 4° County of London Yeomanry (C.L.Y.)
a sinistra si lanciarono avanti. L'uno era diretto contro le posizioni del V/8°
bersaglieri, l'altro contro il XII/8° bersaglieri.
Il V/8° era il meglio sistemato con postazioni e
piazzole ben costruite e defilate: il XII/8° non aveva ancora avuto il tempo di
interrarsi ed il III/8°, addirittura, stava sbarcando gli ultimi reparti dagli
autocarri.
All'avanzata, pressoché in linea, dei tre
reggimenti di Crusader si oppose la reazione di tutte le bocche da fuoco
dell’Ariete. I pezzi da 47/32 e da 75/27 cominciarono a sparare contro i carri
britannici.
L'arresto frontale fu talmente netto che i due
reggimenti Yeomanry dovettero allargare la manovra per agire da nord-ovest
e nord-est sui fianchi della difesa. Il XII/8° bersaglieri riuscì a
respingere il 4° C.L.Y.; ma tra le linee del III/8° si crearono dei varchi con
il serio rischio di un avvolgimento dalla sinistra dell’intera posizione ad
opera del 3° C.L.Y..
Verso le 15 il gen. Scott-Cockburn
intravedeva concrete speranze di successo, quando il 132° Rgt. Carri venne
lanciato al contrattacco. A circa due chilometri a nord di Bir el Gobi apparvero
i carri M 13/40 del 132° Reggimento Fanteria Carrista.
Con l’efficacissimo supporto dei pezzi Milmart da
102 mm, le distanze furono serrate ed il duello fra i corazzati ebbe inizio.
Dapprima si impegnarono il VII/132° (cap. D’Urso) e l’VIII/132° (cap.
Casale) contro il 3° C.L.Y. e parte del 2° ussari, poi, dopo un'ora di lotta
indecisa, l’XI/132° (cap. Buttafuochi venne lanciato sul fianco e sul tergo
del nemico, che si scompaginò. La superiore velocità dei Crusader consentì
alla 22a brigata corazzata di ripiegare in disordine. L’Ariete ebbe
12 ufficiali e 193 soldati di truppa tra morti, feriti e dispersi e segnalò la
perdita di 49 carri, 4 pezzi da 75/27 ed 8 da 47/32. La 22a brigata
ebbe 57 carri distrutti o danneggiati.
«Fu così che la resistenza dell'Ariete cambiò
tutto il corso dell'operazione Crusader».
Dirà il cap. Piscicelli che “alla sera di Bir El
Gobi, l’Ariete non era più una somma di carri e di cannoni bensì un’unità
spirituale fatta di quanto d’eroico vive nell’anima di ognuno, dal generale
all’ultimo soldato”.