"A bordo del sommergibile "Scirè", alle ore
16 del 18 dicembre 1941, ricevo dal Comandante Borghese il seguente ordine di
operazione: "Attaccare una grossa petroliera carica e disporre nelle
immediate vicinanze quattro bombe incendiarie".
Io mi permetto di obbiettare: "Comandante, io obbedisco;
però vorrei farle presente che sarebbe stata ambizione mia e del mio palombaro
di attaccare una nave da guerra". Il Comandante Borghese accetta questa mia
osservazione e, per accontentarmi, poiché sapeva del probabile rientro in porto
di una portaerei, modifica come segue il precedente ordine: "Ricercare nei
suoi due posti d'ormeggio abituali la nave portaerei e attaccarla; in caso
negativo tralasciare qualsiasi altro bersaglio e attaccare una grossa petroliera
carica".
Il mare è calmo, la notte buia e intorno a noi tutto è
tranquillo ... Stiamo avanzando lentissimamente quando il palombaro Marino mi
dà un colpo sulla spalla: "Tutto a dritta" dice. Per poco non
venivamo investiti da una nave... Inizio la ricerca della portaerei, ma.
inutilmente (seppi in seguito che era partita prima della nostra azione). Ad un
certo momento mi trovo davanti la prua di una nave da guerra. Ritengo mio dovere
attaccarla anche se così facendo vengo a disobbedire agli ordini. Ma quando sto
per accingermi all'attacco noto che i cannoni delle torri devono essere
inferiori ai nostri 152: quindi ho da fare con un incrociatore, non con una
corazzata. Un po' a malincuore decido di rinunciare a questo bel bersaglio già
a portata di mano per andare in cerca della grossa petroliera.
Dopo circa un quarto d'ora di ricerche sono costretto a
togliermi la maschera a causa del mal di testa e di un urto di vomito...
Continuo senza maschera verso la zona delle petroliere, finché ne vedo una
grossa e carica che apprezzo sulle 16 mila tonnellate. Provo ancora una volta a
rimettere la maschera, ma non riesco a sopportare il boccaglio. Decido allora di
eseguire l'attacco in superficie.
Mentre Marino sta lavorando sotto la carena, una petroliera
più piccola si affianca alla nostra. Chiedo a Marino, coi soliti segnali, come
va e lui risponde che va bene. Quando torna a galla gli mostro la seconda
petroliera e lui contento mormora: "Speriamo che resti qui ancora per tre
ore, così sarà servita anche lei".
Depositate le bombe incendiarie a un centinaio di metri dalla
nave, mi avvio con Marino per uscire dal porto. Ad una barriera siamo fermati ed
arrestati da alcune guardie egiziane. Veniamo condotti in un ufficio dove
troviamo due tenenti della polizia egiziana che cominciano ad interrogarci. Il
mio orologio subacqueo è sul tavolo con altri oggetti sequestrati, sotto
esattamente le 5,45 del 19 dicembre. Pochi secondi dopo si sente una forte
esplosione che la tremare il caseggiato. Più tardi, mentre saliamo in macchina,
se ne sente una seconda più lontana e, più tardi ancora, una terza
......"