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L’invasione dell’Egitto e la perdita della Cirenaica La riconquista della Cirenaica "Brevity" e "Battleaxe", maggio-giugno 1941 Gennaio-giugno 1942: le grandi battaglie in Cirenaica e il miraggio di Alessandria d’Egitto Settembre -novembre 1942: Alam Halfa e El Alamein
L’invasione dell’Egitto e la perdita della Cirenaica Sin dalle prime ore del 10 giugno 1940, cioè da quando cominciarono le ostilità tra Italia e Francia e Gran Bretagna, le autoblindo inglesi avevano attaccato i presidi di frontiera italiani e le linee di comunicazione; nonostante tutte le puntate fossero state respinte i nostri carri leggeri soccombettero di fronte ai mezzi nemici, la qual cosa preoccupò non poco i nostri Comandi. Autoblinda Rolls Royce 1924 Pat Mk I catturata nel settembre 1940 presso Bir Semander (30 Km sud ridotta Capuzzo) Rinforzate le truppe con 70 carri medi M11/39, Mussolini chiese al Comandate in capo in Libia Maresciallo Graziani, di attaccare l’Egitto. Stante la persistente scarsità di automezzi, l’operazione avente per obiettivo Sidi el Barrani, inizialmente prevista con una manovra di aggiramento dal deserto, fu compiuta con una marcia lungo la costa verso la prima località di rilievo dopo il confine e si concluse il 16 settembre 1940 con la conquista della località da parte di unità di fanteria non completamente autotrasportate. I pochi carri armati vennero utilizzati frazionati in appoggio alle singole unità e non come massa d’urto. Gli Inglesi nel frattempo, si erano ritirati a Marsa Matruh, limitandosi a leggere interdizioni della manovra italiana. Gli Italiani consolidarono Sidi el Barrani con una serie di capisaldi disposti in un largo semicerchio intorno alla località, troppo distanti però per sostenersi reciprocamente. Il 9 dicembre scattò l’operazione "Compass", con l’attacco, da parte delle truppe motocorazzate inglesi al caposaldo di Alam el Nibeua dove, dopo un furioso combattimento, venne distrutto il raggruppamento Maletti. Caposaldo per caposaldo, tutta la fragile difesa di Sidi el Barrani cadde sotto i colpi delle efficienti forze inglesi, che fecero ingente cattura di uomini e materiali. Le forze italiane, scosse dalla potenza e dalla velocità del nemico, si ritirarono verso il confine ma due divisioni furono sorprese in movimento e, accerchiate, dovettero arrendersi. Le rimanenti forze al comando del Generale Bergonzoli (4 divisioni di fanteria di cui 2 di Camice Nere) si rifugiarono in Bardia dove vennero frettolosamente migliorate le difese che però non ressero, il 4 gennaio 1941, all’urto dei Matilda del 7° Royal Tank Regiment, dando inizio a due giorni di furiosa lotta per il possesso della piazzaforte, conclusasi con la resa delle truppe italiane. Carri Matilda in formazione nel deserto Gli Inglesi puntarono quindi su Tobruch, che godeva di un sistema di fortificazioni più efficienti ma difettava di truppe a disposizione per coprire l’intero perimetro difensivo (1 sola divisione di fanteria oltre a reparti e servizi d’Armata). L’attacco inglese cominciò il 21 gennaio con l’irruzione dei Matilda nel perimetro difensivo, dovuta anche a difficoltà di comunicazione dei posti di vedetta della cinta, ed i cruenti scontri si protrassero sino al giorno dopo, quando le ultime forze si arresero. Nella rada si autoaffondava l’incrociatore San Giorgio, che sino all’ultimo momento aveva sostenuto, con il tiro delle sue batterie, le truppe di terra. Gli Italiani furono costretti a provvedere allo sgombero della Cirenaica, ma le poche efficienti forze mobili inglesi tagliarono loro la strada e, il 6 - 7 febbraio 1941, nella drammatica battaglia di Sceleidima-Agedabia (nome delle due località - una più a nord, l'altra più a sud - che costituiscono gli estremi dell'ampio campo di battaglia) si svolsero i combattimenti di annientamento dei resti della Xa armata italiana. Gli Inglesi la chiamarono battaglia di Beda Fomm, località intermedia, ove si svolse uno degli episodi culminanti Il presidio dell’oasi di Giarabub, circa 250 km a sud di Bardia lungo il confine libico-egiziano, resistette agli assalti degli Inglesi fino al 21 marzo 1941 nonostante fosse isolata e sotto assedio dal dicembre 1940.
La riconquista della Cirenaica Il 15 febbraio 1941 le prime unità tedesche arrivarono a Tripoli in rinforzo alle unità italiane che, nel frattempo, erano state aumentate con l’arrivo della divisione corazzata Ariete e riorganizzate. I Tedeschi inviarono dapprima una divisione leggera, la 5a , totalmente motorizzata ed irrobustita da un Reggimento Panzer (verrà poi trasformata in corazzata, la 21a), ed in seguito, una divisione corazzata, la 15a. La forza tedesca era comandata dal Generalleutnant Erwin Rommel.
I carri della divisione Ariete in trasferimento verso la prima linea nella Sirte Data la rischiosa situazione esistente in Libia, la forza tedesca fu immediatamente inviata in linea. Le truppe tedesche vennero ben presto a contatto con le forze britanniche, scoprendo che erano sfoltite e indebolite dalla stremante campagna appena conclusa. Inoltre gli Inglesi avevano dovuto destinare delle forze per la campagna di Grecia, e una divisione indiana era stata inviata in Etiopia. Rommel che, pur agli ordini di un superiore italiano, di fatto aveva preso il comando delle operazioni sul fronte libico, non perdeva mai l'opportunità di colpire il nemico quando la situazione era favorevole, e quindi decise di attaccare le forze britanniche a El Agheila. L'Afrikakorps (così era denominato il Corpo Tedesco d’Africa) e le forze motorizzate italiane fecero ritirare il nemico verso Mersa Brega, segnando l'inizio di un periodo che vide i britannici in difficoltà. Nonostante gli ordini dei Comandi Superiori di non intraprendere alcuna operazione ambiziosa, Rommel decise di approfittare del suo vantaggio, attaccando con parte delle truppe lungo la costa verso Bengasi e con le forze corazzate attraverso il deserto verso El Mechili. Il 4 aprile 1941 Bengasi ritornò in mano italiana, seguita tre giorni dopo da El Mechili; inoltre una unità avanzata di pionieri tedeschi catturò i generali inglesi O'Connor e Neame. Durante l’inseguimento del nemico in ritirata verso Tobruch, le truppe dell’Asse catturarono il grosso della 2a Divisione corazzata.
Cartolina dell'epoca di Boccasile A Tobruch, però, le cose andarono diversamente. La guarnigione di 35.000 uomini aveva l'ordine di mantenere a tutti i costi il controllo dell’importante base. La piazzaforte poteva essere rifornita dal mare, dato che la Royal Navy deteneva il controllo delle rotte di accesso. L'attacco di Rommel ebbe qualche locale successo, senza però che fosse creata una breccia nel perimetro difensivo, nel mentre altre unità avevano conquistato Bardia, Forte Capuzzo, il Passo Halfaya e Sollum, al confine con l’Egitto. L’8a Armata era stata ricacciata dalla Cirenaica e dalla Marmarica in due settimane.
"Brevity" e "Battleaxe", maggio-giugno 1941 A metà maggio gli Inglesi lanciarono l'operazione "Brevity", con l’obiettivo di riconquistare le posizioni di frontiera a Passo Halfaya, Sollum e Forte Capuzzo. I britannici riuscirono a conquistarle, per poi perderle nuovamente dopo solo dieci giorni. A metà giugno il comandante inglese Wavell fu persuaso da Churchill a sferrare un nuovo attacco per liberare la guarnigione di Tobruch e, rinforzate le truppe con l’arrivo di una grande spedizione di carri armati ed aerei, il 15 giugno lanciò l'operazione "Battleaxe". Le truppe di Wavell tentarono di accerchiare le posizioni tedesche a Passo Halfaya e di attaccare alle spalle. Questa offensiva durò solo tre giorni. Gli slanci britannici furono stroncati dalla tenace difesa delle forze dell'Asse a Passo Halfaya, dove fecero strage di carri armati britannici i micidiali cannoni antiaerei da 88mm, utilizzati altrettanto efficacemente come anticarro. Già il 16 giugno il contrattacco di Rommel aveva fermato i britannici e aveva cominciato a farli indietreggiare, e il giorno successivo li aveva respinti in Egitto, liberando la guarnigione di Passo Halfaya. I britannici persero ben 91 carri armati contro soli 12 Panzer. Il 21 giugno Wavell venne sostituito dal generale Auchinleck.
Messa in batteria di un pezzo da 88mm Dopo la sfortunata offensiva britannica intervenne un periodo di relativa inattività durante il quale entrambe le parti ricostruirono le loro forze logorate. Auchinleck preparò un'altra offensiva per liberare Tobruch, mentre Rommel rafforzava le sue posizioni difensive al confine dell’Egitto e preparava l’assalto a Tobruch che continuava ad essere rifornita dal mare e che rappresentava una spina nel fianco per gli italo-tedeschi.
"Crusader", novembre 1941 Rommel decise di sferrare un altro attacco a Tobruch il 20 novembre. Gli Alleati però erano al corrente dei suoi piani, in particolare grazie alla decrittazione delle trasmissioni radio tedesche tramite l’apparecchiatura "Ultra", e avevano informazioni precise rispetto alle forze ed alle posizioni del nemico. Auchinleck sferrò la sua offensiva, l'operazione "Crusader", due giorni prima del piano di attacco a Tobruch di Rommel, cogliendo le forze dell'Asse alla sprovvista, disposte per l’attacco a Tobruch. I britannici pianificarono un movimento attraverso il deserto con la massa delle forze corazzate e motorizzate, tagliando fuori le posizioni dell'Asse ad Halfaya e Bardia, a cui era riservato un attacco da parte della fanteria, per eliminare in battaglia le divisioni corazzate dell’Asse e concorrere alla liberazione di Tobruch. I rinforzi britannici avevano continuato ad arrivare regolarmente ed ora, alla vigilia dell'offensiva, Auchinleck era in grado di mettere in campo 736 carri armati contro i 390 carri dell’Asse (240 Panzer e 150 carri M13 italiani). L'operazione "Crusader" ebbe inizio il 18 novembre 1941 quando l'8a Armata, comandata ora dal generale Cunningham, si riversò oltre il confine. Le truppe che operavano la confine lungo la costa fecero buoni progressi con la 4a Divisione indiana, la 1a Divisione neozelandese e la Brigata carri della 1a Armata, circondando Sidi Omar verso Bardia. Sul lato del deserto, però, la 7a Divisione corazzata, la 1a Divisione sudafricana, la 4a Brigata corazzata e la 22a Brigata della Guardia non riuscirono ad attirare in battaglia i Panzer e si sparpagliarono, rendendosi cosi vulnerabili. A Bir el Gobi la 7a Divisione perse una sessantina di carri per mano della divisione corazzata Ariete. Le forze inglesi alla fine riuscirono a conquistare Sidi Rezegh, per poi essere respinte da un potente contrattacco dell'Asse, in cui le Divisioni corazzate di Rommel si scontrarono violentemente con le forze britanniche che persero oltre 200 carri armati. Rommel osserva il nemico nel settore della Div.Cor. Ariete Le battaglie dell'operazione "Crusader" infuriarono per tre settimane, con esiti alterni; per diverse volte gli obiettivi furono conquistati e successivamente persi. Proprio nel momento di maggiore difficoltà per i britannici, Rommel condusse la maggior parte delle sue due divisioni Panzer verso la frontiera egiziana, sperando di tagliare le linee di rifornimento al nemico. Con un centinaio di Panzer si lanciò alla ricerca delle basi logistiche, ma rimase isolato dallo scontro principale. Allontanando una parte cosi grande delle sue forze mobili, Rommel aveva perso il controllo di ampie zone che aveva conquistato con grande fatica ed ora, la battaglia cominciò ad essergli sfavorevole. La guarnigione di Tobruch aveva anch’essa attaccato dall’interno della piazzaforte ed il 26 novembre, a El Duda, si ricongiunse con le truppe neozelandesi. Australiani nelle posizioni della cinta fortificata di Tobruch Anche se nessuna delle parti usciva vincitrice da questa battaglia, le perdite britanniche potevano essere facilmente sostituite, mentre il rifornimento italo-tedesco diventava di giorno in giorno più problematico per l’infittirsi degli attacchi portati dalle forze aero-navali britanniche, in particolar modo quelle dislocate nella roccaforte di Malta, ai convogli italiani dall’Italia all’Africa. Il 6 dicembre, quindi, Rommel interruppe l'azione e riportò le sue forze, non sconfitte sul campo di battaglia, al confine tripolitano, formando una nuova linea ad El Agheila all'inizio del gennaio 1942. Rimaste isolate, le guarnigioni di Halfaya e Bardia resistettero sino al 12 gennaio. Tuttavia gli equilibri stavano nuovamente per cambiare. Il Giappone era entrato in guerra, e molti degli uomini e del materiale destinati ad Auchinleck vennero dirottati con urgenza in Estremo oriente. Inoltre, gran parte delle forze della Luftwaffe sul Fronte russo, ormai superflue a causa del rigido inverno, poterono essere destinate al Fronte nord africano.
Gennaio-giugno 1942: le grandi battaglie in Cirenaica e il miraggio di Alessandria d’Egitto A metà gennaio del 1942 Rommel disponeva nuovamente di rifornimenti sufficienti per pianificare una nuova offensiva. Il 21 gennaio le forze italiane si diressero lungo la costa verso Bengasi, mentre i tedeschi respingevano i britannici fino a el Mechili e successivamente su posizioni a sud di Ain el Gazala, precedentemente fortificate con campi minati e fortificazioni campali. A questo punto le forze dell’Asse si fermarono, poiché Rommel non intendeva allungare troppo le linee di rifornimento.
Cartolina dell'epoca di Boccasile Seguirono alcuni mesi di relativa tranquillità, durante i quali entrambe le parti riorganizzarono le proprie forze. Rommel fu il primo a essere pronto: le sue intenzioni erano di dirigersi verso Tobruch aggirando le difese statiche inglesi di Ain el Gazala ed eliminare le forze mobili una volta preso contatto. Tra il 27 e il 28 maggio 1942 le divisioni corazzate e motorizzate di Rommel aggirarono le linee britanniche e mossero rapidamente verso nord-est per ingaggiare battaglia con l'Ottava Armata, guadagnando gradualmente terreno attraverso aspri combattimenti nella zona soprannominata "il Calderone". A sud, tuttavia, le forze della Francia libera poste a difesa del caposaldo di Bir Hacheim respinsero tutti i tentativi di attacco. I rifornimenti di Rommel cominciavano a scarseggiare, e l'azione combinata dei campi minati e dei bombardamenti aerei della RAF ridusse notevolmente la mobilità tedesca. Entrambe le parti erano allo stremo delle forze. Se i britannici si fossero resi conto della precaria posizione di Rommel, e avessero attaccato con tutte le forze disponibili, probabilmente avrebbero avuto la meglio. Invece Rommel spostò verso sud la 90a divisione leggera e successivamente, con la divisione corazzata Ariete ed il supporto della Luftwaffe, costrinse i francesi ad abbandonare Bir Hacheim l'11 giugno, sbloccando così le linee di rifornimento. Carri armati italiani M13/40 in movimento verso il nemico La situazione di stallo era ormai finita e lo smacco per le forze inglesi fu totale solo pochi reparti si salvarono con la fuga verso Tobruch. A questo punto Rommel poté concentrare le sue forze per l'attacco su Tobruch, meta sin ad allora irraggiungibile per il comandante tedesco; mentre i britannici si ritiravano disordinatamente verso la frontiera con l'Egitto. Senza concedere riposo, Rommel lanciò le sue truppe, galvanizzate dalla recente vittoria, nell’assalto alla piazzaforte di Tobruch. Gli italo-tedeschi attaccarono il 20 giugno da sud-est, preceduti da un intenso attacco di Stuka e, aperti i varchi nel perimetro difensivo dai guastatori, le forze corazzate dilagarono. Il 21 giugno la guarnigione, composta principalmente dalla 2a divisione sudafricana, capitolò, permettendo così a Rommel di catturare una gran quantità di rifornimenti in materiali, carburante, armamenti, munizioni ed automezzi. I britannici rimasero molto colpiti e demoralizzati da questa disfatta. Rommel entra in Tobruch conquistata Rommel avrebbe dovuto fermarsi al confine egiziano per permettere di concentrare le forze dell’Asse sull’operazione "C3" (in Italia, "Hercules" per i tedeschi), la conquista dell’isola di Malta, ma, illuso dagli ingenti quantitativi di materiale catturati a Tobruch e convinto di aver disfatto la totalità dell’Ottava Armata, fece pressioni su Hitler e Mussolini affinché gli consentissero di inseguire i britannici entro l'Egitto e, ottenutone il permesso con l’annullamento dello sbarco a Malta, le forze italo-tedesche oltrepassarono la frontiera il 23 giugno.
Cartolina dell'epoca di Boccasile Auchinleck schierò le proprie truppe attorno al campo trincerato di Marsa Matruh per fermare l'avanzata dell’Asse. I britannici erano in grado di mettere in campo circa 20.000 uomini, un numero di molto superiore a quello della forza d'urto italo-tedesca; nonostante ciò, l’incertezza dei comandi, la confusione e la mancanza di comunicazione all'interno delle forze britanniche e lo slancio e la decisione delle truppe dell’Asse, permise agli italo-tedeschi di conquistare Marsa Matruh, ottenendo un’altra importante vittoria. A questo punto non rimaneva nessun ostacolo fra Rommel e Alessandria, salvo l'incognita della posizione difensiva di EI Alamein. Questa eccellente posizione naturale di difesa, una stretta striscia di terra delimitata a nord dal mare ed a sud dall'invalicabile depressione di Qattara, era stata predisposta con fortificazioni campali nel 1940 nel timore di una penetrazione italiana ed ora era stata ulteriormente rafforzata con opere ed estesi campi minati. Il 30 giugno 1942 le unità dell’Asse raggiunsero il limite esterno dei campi minati, segnando così l'inizio di quattro mesi di intensi combattimenti. Dopo pochi giorni dal primo scontro, Rommel si rese conto della spossatezza delle sue truppe e ritirò le sue forze affinché si riposassero e si riorganizzassero. Le truppe di fanteria italiane sopraggiunte presero il loro posto in prima linea. Non intenzionati a concedere a Rommel questa tregua, i britannici attaccarono ripetutamente le posizioni durante tutto il mese il luglio. Alla fine del mese, tuttavia, entrambe le parti si ritrovarono pressoché al punto di partenza, completamente esauste.
Settembre -novembre 1942: Alam Halfa e El Alamein Rommel, contando sull'arrivo già annunciato di rifornimenti, era determinato a compiere un ulteriore tentativo per fare breccia nelle posizioni britanniche. Il 30 agosto lanciò un attacco, tentando di aggirare da sud le linee fortificate, ripetendo la fortunata formula adottata ad Ain el Gazala. Tuttavia, il nuovo comandante in capo delle Middle East Forces generale Alexander era a conoscenza del piano grazie alle intercettazioni di "Ultra". Il nuovo comandante dell'8a Armata, generale Bernard Montgomery, tese una trappola al suo avversario. Un imponente schieramento di artiglieria e di carri armati aspettava lungo il versante di Alam Halfa; quando le truppe d'attacco italo-tedesche cominciarono ad avanzare all'interno degli efficaci campi minati britannici vennero martellate dal fuoco dell’artiglieria e dell’aviazione e, giunte in vista del rilievo di Alam Halfa, benché decimate dagli incessanti attacchi subiti, scattarono all’attacco ma furono respinte, colpiti dall'artiglieria, dal fuoco dei carri e dagli attacchi dei cacciabombardieri RAF e subirono perdite pesantissime. Il 3 settembre Rommel, tra l’altro in cattive condizioni di salute, ritirò le sue truppe sulle posizioni di partenza. Il 23 settembre Rommel parti per la Germania per un periodo di convalescenza, ordinando che in sua assenza venissero rinforzati i capisaldi con il consolidamento della zona di campi minati. Carro Stuart del IV Ussari. Sullo sfondo il rilievo Haret el Himeimat Il 23 ottobre, mentre Rommel era convalescente in Germania, Montgomery lanciò un'offensiva preparata con un intenso fuoco di artiglieria lungo tutto il fronte. L'8a Armata avanzò lentamente ma con determinazione contro le ben munite difese. Il 25 ottobre, al suo ritorno, Rommel trovò i suoi uomini con il morale alto che a stento mantenevano le posizioni ma con quadri, materiali e rifornimenti decisamente insufficienti per il prosieguo dello scontro. Essendo a conoscenza della mancanza di carburante e di approvvigionamenti di Rommel, Montgomery decise di trascinarlo in una battaglia di logoramento e di far valere la propria superiorità numerica. Dopo cinque giorni di combattimento i britannici non avevano ancora rotto le linee; Montgomery sapeva tuttavia che le forze nemiche erano allo stremo. Rommel chiese più volte il permesso di ritirarsi per non sacrificare le fanterie italiane che, essendo praticamente appiedate, sarebbero state perse in caso di ritirata in seguito ad una rottura del fronte. Tale permesso venne negato da Hitler, che chiese di resistere sulle posizioni fino all’ultima cartuccia nel famoso ordine "ai vostri uomini non potete indicare altra strada che la vittoria o la morte". Il 1 novembre gli Inglesi ripresero con nuove truppe l’attacco, e il 4 novembre, ignorando l’ordine, le forze di Rommel furono costrette a ritirarsi dalla rottura del fronte nord. Si persero quasi tutte le fanterie italiane tra cui la divisione di paracadutisti Folgore, che con le altre unità disposte a sud, bloccò l’attacco inglese in quella direzione.
Solo tre giorni più tardi le forze britanniche e americane sbarcarono in Marocco e Algeria per l'operazione "Torch". Le forze italo-tedesche erano ora intrappolate tra due fronti. Montgomery non si voleva arrischiare in un movimento a tenaglia per tagliare la ritirata delle forze dell’Asse, e così Rommel sfuggì all'inseguimento in modo intelligente raggiungendo nel febbraio 1943 le fortificazioni della Linea Mareth. Nel frattempo, sul fronte ovest della Tunisia, la 5a Armata italo-tedesca al comando del generale Von Arnim, conduceva una difesa strategica e tenace su un terreno montuoso contro le truppe americane e britanniche che avanzavano dall'Algeria. Nonostante Rommel avesse ormai perso ogni speranza di vittoria, le circostanze si erano volte a suo favore, infatti ora era Montgomery a doversi preoccupare delle proprie linee di rifornimento estremamente allungatesi. I tedeschi avevano ristabilito, anche se temporaneamente, una superiorità aerea sulla testa di ponte tunisina, fattore che permise l'arrivo di rinforzi. Alla fine del dicembre 1942 le forze dell'Asse in Tunisia avevano raggiunto un totale di 100.000 uomini e i rinforzi includevano un battaglione di carri pesanti Tigre. Il 14 febbraio Rommel lanciò un attacco a ovest contro le unità americane che avanzavano. La 10a e la 21a divisione Panzer si scontrarono con gli americani a Sidi Bou Zid infliggendo loro gravi perdite. Il giorno seguente un contrattacco fu respinto. Il 20 novembre, con la 10a e la 15a divisione Panzer, Rommel catturò il Passo Kasserine, sconfiggendo senza difficoltà le inesperte truppe statunitensi che gli si opponevano. In pochi giorni, tuttavia, l'avanzata di Rommel si fermò a causa della mancanza di rifornimenti e del costante consolidamento difensivo degli Alleati. Rommel allora rivolse la sua attenzione alle truppe britanniche e progettò un piano d'attacco a Medenine, sulla Linea Mareth. Sfortunatamente per lui, lo spionaggio alleato aveva ancora una volta scoperto il luogo e il momento dell'attacco tedesco. Ben appostati, i cannoni anticarro britannici inflissero un durissimo colpo sia ai Panzer sia alla fanteria. Il 9 marzo 1943 Rommel fu richiamato in Germania. Gli Inglesi passarono quindi all’attacco e, nelle battaglie di El Hamma e dell’Uadi Akarit, costrinsero la 1a Armata italo-tedesca, ora comandata dal Generale Giovanni Messe, alla ritirata sino alla linea di Enfidaville. Medesima sorte toccava alla 5a Armata che dovette ritirarsi su Tunisi e Biserta sotto la pressione anglo-americana.
Cartolina dell'epoca di Boccasile Ogni resistenza delle forze italo-tedesche in Africa cessò il 14 maggio 1943.
Bibliografia: Mario Montanari - Le operazioni in Africa Settentrionale vol. 1 Sidi el Barrani - Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito Mario Montanari - Le operazioni in Africa Settentrionale vol. 2 Tobruk - Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito Mario Montanari - Le operazioni in Africa Settentrionale vol. 3 El Alamein - Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito Mario Montanari - Le operazioni in Africa Settentrionale vol. 4 Enfidaville - Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito
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