FRAMMENTI




Riflessioni, impressioni, dichiarazioni di Deca sulla sua attività artistica attraverso interviste, articoli, relazioni.



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  • Alkaid - Ogni volta che penso ad Alkaid mi ripeto che non ero ancora pronto ad affrontare un’esperienza discografica del genere. Non tanto per la portata dell’operazione in sé, quanto per la mia imperizia nel gestire le mie composizioni attraverso una tecnologia così avanzata, in uno studio professionale enorme. L’occasione di pubblicare un album vero, con un vero editore, all’epoca mi sembrava troppo incredibile per soffermarmi su certi dettagli logistici. Registrai tutti i pezzi con un grandissimo entusiasmo e badai più che altro al risultato globale. Buone idee, insomma, che avrei potuto sicuramente concretizzare meglio.

  • Synthetic Lips - Synthetic Lips rappresenta il dettaglio formale che non ero riuscito a concedermi in Alkaid. Sostanzialmente l’atmosfera è la stessa, forse un po’ meno cosmica e un po’ più pop. Però sicuramente meglio definita da un uso più consapevole e pratico della strumentazione. L’album inoltre ha una base concettuale notevole, complessa, che la musica riesce a far emergere anche se non c’è l’ombra di un testo. Ci sono due o tre pezzi che considero ancora oggi tra le cose migliori che abbia mai fatto.

  • Claustrophobia - Claustrophobia per anni è stato considerato il mio album migliore. E’ nato in una fase personale molto controversa, è frutto di depressione e di stati d’animo difficili. La sua coerenza stilistica è dovuta proprio a questo: una fonte ben definita di ispirazione emozionale. All’epoca non suscitò reazioni particolari. Il suo successo è maturato col tempo, forse perchè allora si collocava un po’ fuori dai generi e rappresentava anche una svolta decisa nell’ambito della mia discografia. I commenti furono contrastanti e vaghi, insomma. Resto molto legato a Claustrophobia benchè mi ricordi un periodo veramente pessimo e nonostante sia un’opera "cruda" anche sotto il profilo strettamente tecnico.

  • Premonizione Humana - Premonizione Humana più che pessimista è ambientalista, nel senso che propone in chiave profetica e apocalittica una visione critica dell’evoluzione della specie umana. L’idea di base del progetto si era originata dalle mie frequentazioni attiviste in ambito animalista. Ci sono forti riferimenti alla vivisezione e alla moralità del rapporto tra le specie. Un fattore che è emerso anche negli spettacoli dal vivo, dove proiettavo immagini e filmati eloquenti sul tema.

  • Phantom - Phantom fu lanciato sui canali di distribuzione specializzati con una specie di slogan: musica immune dalle mode; la ricerca sul suono al servizio delle tue proiezioni mentali. Sono due concetti che esprimono molto bene la volontà creativa che sta alla base del progetto. Il fatto che Phantom fosse prodotto e distribuito da una label famosa nell’area industrial rendeva anomala la sua identità, perché si trattava comunque di un lavoro musicalmente equilibrato, anche se a tratti sperimentale. Proprio queste caratteristiche lo ponevano al di fuori dei generi di tendenza, facendolo poi etichettare in modo a me congeniale: virtual soundtrack. Phantom in effetti è la colonna sonora senza immagini di un’intera porzione di vita, con le sue sensazioni, le sue allucinazioni, i suoi esorcismi.

  • Electronauta - Electronauta è una raccolta di singoli brani inediti legati tra loro soprattutto dalle sonorità e dai ritmi, per cui proporre attraverso la copertina del cd le coloratissime plasmografie mi è sembrata una scelta azzeccata per dare una maggiore coesione al progetto. Di fatto, è il mio unico disco nato non come concept-album. Le fonti ispirative di certe tracce sono l’iconografia biomech e i paesaggi alieni in genere. Ma il quadro sonoro globale della selezione ha una valenza metamorfica che collima con il senso pittorico delle plasmografie.

  • Simbionte - Il metodo di lavoro che ha portato a Simbionte è un non-metodo, in realtà. Quando cominciai ad elaborare e registrare i primi pezzi non c’era alcun intento programmatico di farne un album. Procedevo quasi ad intuito, smembrando, riorganizzando e filtrando ogni tipo di fonte sonora, con una latente certezza che nessun brano finito avesse una minima parentela con gli altri. Eppure, con la conclusione di quella fase di sperimentazioni, mi ritrovai davanti un’opera completa, con un inizio e una fine e un’evoluzione narrativa e concettuale nel mezzo. Questo mi porta a credere che Simbionte sia un disco veramente sperimentale, in quanto frutto maturato da libera sperimentazione. Probabilmente la cosa migliore che abbia mai fatto, la più ricca di sfumature e di valenze metafisiche. Radicata nel subconscio profondo, ma concretizzata con un certosino lavoro di manipolazione tecnologica del suono.

  • Aracnis Radiarum - La lavorazione di questo album si è protratta nel tempo oltre ogni previsione, traformando un progetto piuttosto narrativo in una sorta di variazione sul tema, in cui le atmosfere hanno prevalenza sul racconto e suggeriscono un'unica vasta sensazione di malinconia tecnologica. Le varie fasi di rivisitazione a cui ho messo mano hanno stratificato notevolmente i suoni, ma permane un predominanza di sonorità sintetiche accompagnata da tessuti ritmici abbastanza standard. Non lo definirei un disco prevedibile, comunque. Piuttosto un disco più tradizionale rispetto ai miei ultimi lavori

  • Automa Ashes - Il lavoro di ricerca sul suono fatto con Simbionte sembrava arrivato ad una conclusione inevitabile, ma Automa Ashes ne rappresenta un'evoluzione ulteriore ed un'espansione in senso stilistico. Ho guardato al passato, oltre che al futuro, trovando punti di connessione e confluenza delle mie personali fasi artistiche. Questa contaminazione temporale ha numerose chiavi di lettura, all'interno di ogni brano dell'album. E' una sorta di recupero emozionale ed intellettuale di tutto ciò che ho fatto e che è andato di pari passo con il mio percorso esistenziale. Automa Ashes è forse lo specchio più preciso di ciò che sono... Quando si dice "un uomo è la sua opera"...

  • Onirodrome Apocalypse - La mediazione definitiva di tutte le esperienze musicali che ho maturato negli anni, cesellata con cura con un equilibrio formale che forse nemmeno Simbionte riusce ad avere. L'ispirazione è indubbiamente forte, densa, mi ha consentito di trovare la chiave per aprire porte evocative su scenari onirici molto particolari. Alla base c'è tanta progettualità, ma il modo in cui ho creato i suoni e li ho stratificati è frutto del solito istinto sperimentatore. Non ho dubbi nel definire Onirodrome il mio testamento artistico.

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  • Nel settore della sperimentazione, delle avanguardie, sono stato criticato spesso per la mia coerenza formale, la mia musicalità di fondo. Questo perchè ho cercato un costante compromesso tra ricerca e stile, che prescinda dalla provocazione gratuita e porti invece a costruire opere di senso compiuto. La parola "musica" ha un significato ben preciso e per sperimentale che sia la musica resta comunque legata a delle regole; nuove e ribelli quanto vuoi, ma pur sempre regole.

  • Nonostante la mia formazione classica, non ho mai avuto grande simpatia per le partiture. Nel senso che tutto ciò che è scritto mi ha sempre dato l’impressione di qualcosa di codificato, di ormai fissato e incapace di evolversi. L’ispirazione per me è un impulso che nasce direttamente dal suono, dalla percezione concreta della melodia o dell’armonia. I miei brani, i miei album, diventano spartito soltanto in seguito, quando il pezzo è finito. Finchè ci devo lavorare sopra, di tracce scritte ce ne sono ben poche. La parte più noiosa del fare un disco è quando prepari gli spartiti da depositare: un lavoro tremendo.

  • I titoli hanno un’importanza capitale nel mio iter creativo. In molti casi è un titolo a darmi la traccia ispirativa per comporre un pezzo o scrivere un testo. Trovo fondamentale che un progetto si condensi attorno ad un titolo, il quale deve a sua volta condensare un’idea, un concetto di partenza.

  • Alla musica, alla ricerca sul suono, si sono affiancati altri percorsi creativi, spesso complementari a dischi e concerti. Videoclip, film veri e propri, fotografia, grafica e design: tutto ciò in qualche modo è confluito nella musica, ma senza diventare necessariamente un elemento accessorio. Piuttosto si è trattato di aspetti che hanno esteso e amplificato ciò a cui il suono non può arrivare.

  • Atom Institute è un organismo polivalente dedito a produzioni e promozioni artistico-culturali, principalmente musicali e videografiche. Il termine Atom non deve indurre a pensare a qualcosa che riguardi le armi o l’energia nucleare. L’atomo rappresenta un simbolo di energia di base, di movimento, di cariche. Ci definiamo "istituto" fondamentalmente perchè esiste la volontà di dedicarsi a qualcosa di più, in campo artistico. Non solo, cioè, a produrre lavori finiti e a distribuirli; ma anche a ricerche sul suono, sulle tecnologie che consentono di ampliare lo spettro della creatività. Atom Institute va oltre le normali competenze di una label.

  • Nel marzo del 1992 mi trovavo in centro a Milano ed essendo appena stato pubblicato "Premonizione Humana" mi recai alle Messaggerie Musicali per vedere se il cd fosse regolarmente distribuito nei grandi punti vendita. Lo trovai nella sezione new age-elettronica tra gli album di Harold Budd e quelli di Brian Eno, insomma in mezzo ai mostri sacri del genere. In quel momento mi resi conto del passo importante che la mia carriera aveva compiuto, ma anche di quanto fossi comunque minuscolo nell'ambito di quella grande famiglia.

  • Non esiste una ragione specifica per cui sulle copertine dei miei album ufficiali compare sempre la mia immagine elaborata in qualche modo. Col tempo è diventata una consuetudine perchè ho sempre avuto carta bianca sull'artworks dei miei dischi. Forse questo, pur concedendomi la libertà di proporre la mia immagine, ha limitato al tempo stesso la possibilità di farlo apertamente, portandomi ad elaborare queste distorsioni.

  • Posso dire senza timore di essere smentito di essere riuscito sempre a fare la musica che ho voluto. Senza particolari condizionamenti, senza farmi tentare dalle mode. Anche laddove si leggono riferimenti evidenti alle mie radici musicali, ho sempre realizzato i miei lavori in autonomia e seguendo l’ispirazione, non avendo l’obbiettivo di vendere dischi o di dover (com)piacere per forza. Col passare degli anni ho seguito una direzione creativa progressivamente più libera, svincolandomi dai miei punti di riferimento e operando una sperimentazione sonora sempre più radicale. Sono diventato un musicista di nicchia e la considero una soddisfazione, non una frustrazione: perchè significa che sono stato accondiscendente solo con me stesso e che attorno alla mia musica si è coagulato un piccolo, ma denso nucleo di attenzione. Non avrei mai potuto arrivarci se avessi perseguito obbiettivi diversi dall’unico veramente importante, cioè seguire il mio intimo percorso di ricerca musicale e sonoro in genere.

  • I pregiudizi nei confronti di chi usa le tecnologie avanzate per fare musica e arte in genere sono sintomo di grande ignoranza. Chi dice "è semplice fare musica usando dei computer, fanno tutto loro" non solo dimostra di non conoscere i computer, ma pensa che la creatività e l'inventiva umana non abbiano alcun reale potere di controllo sulle macchine. Le macchine hanno bisogno di input per produrre suoni e senza cognizioni musicali di base, senza ispirazione, senza il dono di comunicare emozioni attraverso la musica, nessuno crea un bel niente; neppure usando i sintetizzatori più sofisticati.

  • Per quel che ho potuto sperimentare personalmente nel mio piccolo, la notorietà è una condizione difficile da gestire. Innesca situazioni di improvviso imbarazzo e un forte conflitto con le aspettative della gente.