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Recensioni Rivarolo Canavese, 16 Novembre 1994 In Biblioteca esposti i "nudi" di Sergio Aiello: tra le opere esposte disegni dal tratto sicuro e delicato e gli acquerelli che, prendendo le mosse dal figurativo sconfinano nell' astratto. Ci paiono i lavori più belli perchè sono espressione di una rilettura del nudo, in cui la figura si perde e diventa quasi pretesto, macchia di colore. Federica Grisendi de IL CANAVESE
Torino, 15 Novembre 1997 Il lavoro di Sergio Aiello è la collisione - incontro di due stimoli artistici: l' esplorazione del corpo femminile con l'acquerello e il disegno e, negli acrilici, l' investigazione della memoria e del colore come emozione. Oggi, dove in arte molte degenerazioni e incongruenze vengono a galla, negli acrilici l'autore di Rivarolo Canavese, avvertendo il pericolo ed il disagio che tali comportamenti provocano, confrontandosi con la realtà attraverso una poesia intima e sublimante si apre ad una serie di immagini solo apparentemente indefinibili e indistinte. Per fondere e confrontare l'insieme con i suoi stimoli personali. Superfluo dire che ci troviamo di fronte a liriche consolanti e a godimenti spirituali per una più complessa e articolata visione delle cose. Negativo o positivo, irreale o fantastico che sia, Sergio Aiello , pur senza illusioni informali " costruisce" il quadro in studio raggiungendo un certo equilibrio, una certa armonia e un ritmo desiderati. "Orizzonti" definisce quasi tutti i suoi dipinti e nello spazio infinito del cielo, nel momento in cui luci e ombre sono più forti e più trasparenti, ogni immagine ci appare risonante di una musica luminosa, i colori come attirandoci con una misteriosa calamita, ci offrono un dinamismo da incantamento e una varietà cromatica che coglie l'essenza e l'emotività di un gesto e di un sentimento. I rossi fuoco e i vermigli, i gialli dorati, i bianchi sfumati, i lilla e i blu oltremare, come sospinti da una folata invisibile che li avvolge con tanto respiro, circondano l'atmosfera infinita facendo delle tele di juta di Aiello delle opere autenticamente e gradevolmente pittoriche. Nell'intuizione interpretativa gli acquerelli e i disegni fanno sentire qualcosa di conturbante e nello stesso tempo meditativo. Qui tutto si legge e si comprende, tutto presuppone un dialogo indispensabile a qualsiasi rapporto umano e contemplativo. In altre parole il colore acquerellato e il disegno pulito e stilizzato, governando il fluire sciolto e sinuoso del pennello e del segno grafico, ci dicono che essi fanno parte dello stile di un operatore che va letto e giudicato con il suo metro particolare, che non esiste una norma generale e universale per penetrare nel modo figurativo non illusorio. Senza inibizioni liberatorie e con la fantasia che tutto filtra e trasfigura.
Antonio Oberti de IL CORRIERE DELL' ARTE
Torino, 12 Dicembre 1997 SERGIO AIELLO - VERSO L' ORIZZONTE, E OLTRE "Orizzonte" è il titolo che prevale a cognominare le tele ( precisiamo, è juta ) di Sergio Aiello Perchè "Orizzonte"? Per desiderio di esplorare l' infinito, ciò che si può osservare al di qua della linea che divide l'universo, pur essendo noi consapevoli che non è divisibile, e ciò che si nasconde oltre quella linea che appare definita, disegnata, e pure è soltanto la rappresentazione di un effetto ottico; al di là vive ciò che per i nostri sensi è irraggiungibile, cioè il mistero. Sergio Aiello, con la sua sensibilità e con la possibilità che la pittura raffinata gli offre e gli consente di rappresentare, ci confida non soltanto il suo stato d' animo in quella determinata stagione ed ora del giorno e in quel continente, ma ciò che prova di fronte a questa linea di separazione che egli stesso ( come tutti ni, d'altronde) segna sul gran sipario dell' immaginario, che da personale diventa collettivo, e riporta sulla juta. "Juta" vuol dire anche quella particolare sensibilità a non disegnare le terre e le nuvole come se fossero piatte ed inerti, ma significando le loro vibrazioni, l'aura di energie che da esse emana. Nell' " Orizzonte n.ro 5" è un tepore che sembra affiorare dall' epidermide degli uomini ad accarezzarci, quel giallo ora più intenso ora più sottile, e la linea di separazione tra le terre ed il cielo è appena accennata, ora affonda in un immaginabile specchio d' acqua, ora i vapori - espanso cordone ombelicale tra gli apparenti due mondi - l'assorbono, quasi volessero far dimenticare ciò che separa la crosta terrestre e l'ansia delle nuvole, la materia e lo spirito. E' un discorso lirico, immerso nel pensiero, non sono soltanto voli, ma riflessioni profonde. Nel cielo riflessi di verde, quasi i prati terreni volessero proiettarsi nello spazio destinato agli spiriti, e ancora nuvole leggere che si tingono d'arancio. Il sole non è visibile, ma è presente, non dimentica i suoi possessi, i suoi cieli e le sue terre. E anche un pò di azzurro, di lago e di mare. Ne l' "Orizzonte n.ro 2" una linea ben definita divide ciò che possiamo osservare e le cose che stanno al di là ( o le non cose ), ma è evidente che si annuncia la tempesta, i blu trascolorano nell' oscurità più fitta, sono percorsi da brividi, qualche refolo ancora illuminato da una luce bianca sembra operare l'ultimo tentativo di allontanare il dramma, rappresenta insieme l'ultima speranza e la lotta tra il bene ed il male. Ma è fuor di dubbio che sarà , in questa occasione, il male ad avere il sopravvento. La pittura è soltanto pittura, come afferma l' amico Antonio Carena, anch'egli pittore di volte celesti, oppure è, per Sergio Aiello, la proiezione sulla tela del suo stato d'animo? La risposta non è dubbia. Ecco ancora un altro "Orizzonte" , il n.ro 4. Qui le nuvole - ed il cielo nella sua sostanza in continuo movimento - si sbriciolano, si percepisce, insieme all' amalgama di spirito e materia, una sensazione di leggerezza , di fluidità, quasi il cielo intendesse inondare la terra e questa sollevarsi fino al cielo. Uno stato d'animo in ragione del quale non si vorrebbe pensare a nulla, una meditazione sui valori extracorporei, che si avvicina a quel sentimento in cui prevale il tepore, il calore, se non la passione...qualcosa di intensamente sentito. Abbiamo quindi la tempesta con la sua aggressività, il vuoto, la leggerezza, che è in attesa della sostanza che lo colmi, e la tenerezza, l'affettuosità. I sentimenti svelati dal pennello, dal calore, dalle sfumature di colore, da quell' invisibile - e pur percettibile - cordone ombelicale che unisce la terra al cielo, il concreto ed il mistero. Nel "Trittico Australiano" l'animo si apre , gli spazi immensi sono come invitati a penetrare nella nostra anima, la quale, seppur in picciol sito costipata, perché abita un corpo umano, se deve accogliere l'immensità, è essa stessa immensa, spiritualmente, s' intende , non fisiologicamente. Se la spiritualità si può definire e dipingere, Sergio Aiello è pittore dello spirito, le sue sono isole in cui la materia si sbriciola, si assottiglia, si liricizza. Le tele sono di grandi dimensioni, proprio perché il colore - quel fluido che vorrebbe espandersi oltre i margini naturali - vuol raggiungere gli spazi oltre l' orizzonte, dove l'infinito si può palpare e percepire. Se domandi a Sergio Aiello quale luogo vuol rappresentare questo o quel dipinto, ti risponde "Non ricordo". E' la risposta giusta, sono, i suoi, paesaggi dell' anima.
Aldo spinardi.
Roma, 8 Gennaio 2003 A PROPOSITO DI "PAESAGGIO MEDIORIENTALE" L' opera rappresenta una novità nel campo pittorico espressionista e s'inserisce, a pieno titolo, in quel filone emozionale che potrà affermarsi in un futuro assai prossimo. Qui il pittore è trascinato da una sconvolgente forza interna che lo induce a fissare con caratteri marcati, una visione di sè e della sua anima. L' artista, con un trasporto quasi sanguigno, fissa sulla tela un paesaggio simile a quello lunare. Spoglio di qualsiasi fronzolo, fatto di crateri e solcato da un dolce e placido fiume. Questo sembra portare ad una terra arsa dal fuoco dell' amore, sconvolta dall' arsure delle passioni, una vita primordiale atta e pregnante. C' è quindi un mondo simbolico che rappresenta felicemente i tratti di un' anima, che vuol bere il succo dell' amore e contemporaneamente farsi cullare nel più dolce dei sentimenti. Poi, c'è un sussulto dell' artista che vuole a tutti i costi anelare alla luce.. L' anima , allora si protende a succhiare, come fa un bimbo con il seno della mamma, avido una sua evidente spiritualità. E' una materia che illmina. E' un' idealità che penetra in modo inconsulto nei più profondi e intimi segreti dell' uomo per innalzarlo verso il tutto e il sè. E' un titanico scontro incontro tra la materia e lo spirito che sembra oltrepassare i limiti finiti della tela, per coinvolgere e dare una forte sensazione. Irne Apleu.
Amelia, 20 Agosto 2006 Nelle opere di Sergio Aiello il paesaggio diventa metafora dello spirito , pretesto reale per narrare l' irreale onirica visionarietà dell' artista incantato di fronte allo spazio del cielo , della terra, del mare Guido Folco de ITALIA ARTE
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