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Ridotta la Seu Vella a caserma (1715), Lleida necessitava di una nuova cattedrale. Carlo III di Borbone, appena arrivato in Spagna proveniente dal suo ex regno di Napoli, decise che fosse giunto il momento di regalare a Lleida una cattedrale nuova di zecca e di altrettanta inedita e degna collocazione. Fu scelta come area edificabile, guarda i casi della vita!, uno spazio di dubbia fama: la piazzetta detta il Pes del Rei perché là si versavano le alcabales reials cioè le imposte sulle merci vendute dai mercanti in città; inoltre il Pes del Rei era limitrofo al famigerato carrer de la Claveguera, della cloaca, nome che era tutto un programma in quanto sito destinato allo scarico delle acque piovane e di liquami ben più sgradevoli provenienti dai quartieri alti della parrocchia di Sant Llorenç e poi sfocianti nel canale di Alcarràs; posto dunque tutt'altro che ispiratore di nobili e mistici sentimenti e proposizioni. Inoltre l'edificazione della Catedral Nova fu influenzata da precise considerazioni politiche e strategico-militari, pregiudiziali che gravavano su tutti gli edifici di nuova costruzione; temendo sommosse, fu reso obbligatorio come materiale edile il mattone, meno resistente della dura pietra alle eventuali cannonate dell'artiglieria stanziata sul turó della Seu Vella.

In compenso furono mobilitati per la progettazione ed edificazione della Catedral Nova architetti di lungo curriculum e comprovata destrezza. Il progetto fu opera di Pedro Martín Zermeño detto pure Pere Màrtir o Pedro Martín Cermeño, appartenente al corpo degli ingegneri militari poi brigadiere, mariscal de camp, tenente general e capitano general di Galícia; fu anche autore delle urbanizzazioni della Rambla di Barcellona e del suo quartiere costiero, la Barceloneta. Il progetto dello Zermeño prevedeva una cattedrale di stile tardo barocco ma ossequiosa delle sobrie tendenze cosmopolite d'ispirazione borbonica ed in linea con le correnti europee, equidistanti sia dagli eccessi del barocco ispanico che dal neoclassicismo. I lavori iniziarono nel 1761 sotto la direzione di Francesco Sabatini, arquitecte major del re, pure autore della Porta del Alcalá di Madrid; viste però le sue frequenti assenze, il Sabatini fu sovente sostituito dall'architetto barcellonese Josep Prat, autore della cappella di Santa Tecla a Tarragona. La Catedral Nova fu consacrata dopo venti anni di lavori, il 28 maggio 1781; già però un anno dopo, il 12 luglio 1782, un furioso incendio devastava la Catedral Nova mandando in fumo gli organi e l'altare maggiore; si mormorò che l'incendio fosse stato fatto appiccare proprio dal costruttore dell'altare maggiore, Juan Adan, perché non soddisfatto dell'immagine della Assunzione posta nella nicchia centrale. Sistemati i danni, la Catedral Nova fu terminata nel 1790 per rappresentare il primo esempio di architettura neoclassica in Catalogna.

Altra data nefasta per la Catedral Nova fu il 13 maggio del 1810 quando le truppe napoleoniche del maresciallo Suchet, invadendo Lleida, non risparmiarono al tempio saccheggio e devastazioni.

Dai laici anticlericali imperiali stranieri ai laici anticlericali indigeni o giù di lì il passo per la Catedral Nova fu breve, be' non tanto, si dovette aspettare circa centoventisei anni ma il risultato finale fu lo stesso se non decisamente peggiore: il 25 agosto del 1936 Los Aguiluchos, una colonna di miliziani della Federación Anarquista Iberica procedente da Barcellona ed appoggiata dalla feccia della città, mise a ferro e fuoco la Catedral Nova, insieme ad altri edifici religiosi di Lleida; dopo un rogo durato due giorni della chiesa rimasero in piedi solo i muri esterni, in pietra... alla faccia delle proibizioni borboniche. Saputo dell'accaduto Buenaventura Durruti, leader della F.A.I., fece convocare a Fraga gli autori del gesto stupidamente sacrilego e vandalico e deludendo ampiamente le loro aspettative li fece fucilare (Foto da Lleida, "Moments de qualitat").