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Dossier Ecuador2002
2002
- 2001 - 2000
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Ecuador espera y el FMI no se apura
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Viernes, 13 de septiembre de 2002 - 13:07 GMT
Por muy apurado que pueda estar Ecuador en la obtención
de un acuerdo crediticio con el Fondo Monetario Internacional
(FMI), el organismo internacional parece que prefiere esperar.
Una fuente cercana a las conversaciones entre Ecuador y el FMI
dijo a la agencia Reuters que "no habrá ningún
acuerdo nuevo hasta que haya un nuevo gobierno".
Asimismo, el jueves, el vocero de la institución,
Thomas Dawson, dijo que si bien hay progresos aún hay que
conversar.
"Hay todavía asuntos importantes que
deben ser solventados, incluyendo los pasos definitorios para
restablecer el control de la ley de salarios y el momento adecuado
y alcance para comenzar la agenda de reforma estructural de las
provincias", dijo Dawson.
Préstamo crucial
Es muy posible que no haya acuerdo hasta después
de los comicios en Ecuador.
Ecuador viene negociando desde enero con el FMI un préstamo
de US$240 millones, que es considerado crucial para mantener la
confianza de los inversionistas.
Pero el organismo crediticio parece que prefiere
esperar a que pasen las elecciones en ese país, manteniendo
así su política tradicional.
Esta postura fue vulnerada recientemente con Brasil,
país que recibió un paquete de ayuda del FMI, faltando
meses para las elecciones.
El argumento utilizado en ese entonces, fue que
una crisis en Brasil arrastraría a toda la región.
Manteniendo la esperanza
En todo caso, el gobierno de Ecuador aún
no pierde la esperanza y su ministro de Economía y Finanzas,
Francisco Arosemena, está en Washington para presentar
personalmente al FMI una carta de intención que explica
las políticas que vendrían tras lograr un acuerdo.
En Quito, el presidente del Banco Central, Mauricio
Yépez, también quiso poner un toque de optimismo
al afirmar que hay progresos.
"Yo creo que se puede llegar a un acuero -dijo
Yépez a una radio local- Ojalá en el texto de la
carta de intención... lo cual facilitaría para ir
al directorio del Fondo a la aceptación de un préstamo
stand-by".
Sin embargo, la fuente citada por la agencia Reuters
calificaron estos comentarios de políticos.
"Ellos han dicho eso varias veces en el pasado
de que están a punto de sellar un acuerdo, pero (...) no
se espera que se alcance un acuerdo el viernes", expresó
la fuente.
Por el momento, las conversaciones siguen y el
FMI no ha negado que hay progresos... aunque tampoco da señales
de estar apurado en llegar al acuerdo.
>>
Fonte: BBC
Mundo.com - America Latina
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Piano aggressivo ai difensori diritti umani
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Continuano le minacce da parte dell'intelligence
governativa contro difensori dei diritti umani in Ecuador. Lo scorso
30 agosto è stato assaltato da ignoti l'ufficio di Quito
della Fondazione regionale di consulenza per i diritti umani INREDH
rubando le memorie di vari computer e spiando documenti. Un allarme
condiviso anche dall'Osservatorio per la protezione dei difensori
dei diritti umani. L'episodio fa parte di una sistematica campagna
orchestratata presumibilmente dall'"Unità di intelligenza
tecnica" dello Stato per colpire dirigenti di organizzazioni
sociali e popolari che difendono i diritti umani e che diventano
pericolosi e scomodi quando denunciano gli effetti del Plan Colombia
che sta regionalizzando il conflitto. Il 5 agosto scorso il Presidente
Noboa si è nuovamente scagliato contro gli attivisti per
i diritti umani criticandoli di "proteggere i delinquenti".
Il 90% degli assassinii e minacce commesse contro difensori dei
diritti umani nel mondo, si registrano in America Latina. Solo tra
gennaio e luglio del 2002 si sono verificate 124 incursioni nei
locali dei difensori dei diritti umani e di organizzazioni sociali
nella "democratica" Guatemala. E proprio in Guatemala
è in corso una polemica sulle PAC (Pattuglie di Autodifesa
Civile) che hanno ancora un peso per il ruolo che hanno avuto in
passato. Intanto in Chiapas si sta attuando una politica di aggressione
contro i Municipi Autonomi zapatisti con 9 incursioni in agosto
e l'aumento dell'esercito federale nella Zona di Ocosingo. [02.09.2002]
>>
Fonte: http://unimondo.org
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En el Ecuador de Info XXI
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España se estanca en el siglo XX
El ambicioso plan que aspiraba a que España
asumiera un papel puntero en las tecnologías de la información
del siglo XXI no termina de despegar. La mayoría de los proyectos
avanzan con mayor lentitud de lo previsto y prácticamente
ninguno de ellos consigue el necesario respaldo financiero del sector
privado. Mientras tanto, más de 250.000 españoles
siguen sin poder acceder a Internet por imperativo geográfico.
Éste es un análisis de cómo están los
principales puntos que preveía el plan Info XXI en el ecuador
de su periodo de ejecución. (Dossier di 8 pagine)
>>
Fonte: http://www.elpais.es/especiales/2002/infoxxi/index.html
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"Il nostro segreto? È darsi la mano"
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| In
una zona periferica di Quito, la capitale, sorge la sede di Mcch,
l'associazione fondata da padre Graziano Mason per promuovere solidarietà
e sviluppo a tutto vantaggio delle comunità indigene. Riunendosi
in cooperative, gli indios hanno potuto ottenere migliori condiizoni
di vita e battersi contro lo sfruttamento. L'esperienza del commercio
equo e la novità del turismo responsabile.
Siamo a sud di Quito, in una zona periferica, non
molto frequentata e - a quanto mi dicono - abbastanza "pericolosa".
È bene stare all'erta, dunque, per evitare furti e aggressioni.
In apparenza, non c'è nulla di allarmante. Un luogo davvero
tranquillo, anonimo, un po' fuori mano. Se non fosse per l'alto
muro di cinta grigio che circonda la vasta proprietà, il
cancello ermeticamente chiuso, il citofono
"Mcch-Maquita cushunchic": è la semplice scritta.
A riceverci c'è Nelly Chávez, che lavora qui da sette
anni. Nelly, che si è formata nelle comunità di base,
ora è la mano derecha (mano destra), come la definiscono
scherzosamente: addetta alla segreteria, si occupa dei visitatori,
fa parte della direzione, visita i gruppi sparsi nelle varie province,
conosce tutti
Maquita cushunchic ("Diamoci la mano") - spiega Nelly
- ha preso avvio 16 anni fa per iniziativa del salesiano italiano
padre Graziano Mason (cfr M.M., marzo '96, pp. 37-39). Lo scopo?
Dare ai più poveri la possibilità di un'esistenza
dignitosa attraverso la solidarietà. Un'intuizione geniale:
dandosi una mano, come fratelli, contadini e artigiani riuniti in
cooperative possono, scavalcando gli intermediari, vendere i loro
prodotti in città o all'estero ad un prezzo equo. Recentemente
è iniziata anche l'esperienza del turismo alternativo che
offre, invece delle strutture alberghiere di lusso, in aree isolate,
la possibilità di soggiornare nei villaggi, nelle abitazioni
comuni, appositamente sistemate. Così, nel rispetto dell'ambiente,
i visitatori possono scoprire le bellezze naturali del Paese, comprendere
la cultura della popolazione locale, condividendone l'esistenza
quotidiana, a partire dal cibo, ecc.
Ora - prosegue la Chávez - disponiamo di un'enorme varietà
di prodotti: oggetti artigianali, generi alimentari (riso, zucchero,
ananas, marmellate, funghi secchi raccolti a 3.500 metri d'altezza,
cacao che viene inviato per la lavorazione all'estero). Partecipiamo
a fiere internazionali, abbiamo rapporti commerciali soprattutto
con alcuni Paesi europei (Italia, Spagna, Belgio, Olanda) e con
gli Stati Uniti. La struttura organizzativa è semplice: ogni
provincia ha un coordinatore che raccoglie i prodotti e li invia
alla sede centrale di Quito dove vengono selezionati e confezionati.
Quelli destinati all'estero vengono mandati a Guayaquil. Per essere
competitivi sul mercato - aggiunge Nelly - occorre migliorare sempre
più la qualità dei prodotti, avere idee innovative.
Da qui il moltiplicarsi degli incontri di formazione per i produttori,
alcuni dei quali hanno raggiunto livelli tecnici davvero soddisfacenti.
Oggi gli alimenti, prodotti biologicamente, hanno un marchio di
garanzia. "Siamo riusciti a entrare nelle grandi reti di distribuzione:
abbiamo contratti con negozi o supermercati delle principali città
(Quito, Guayquil, Esmeraldas, Cuenca)".
Ma - Nelly ci tiene a sottolinearlo - i progetti non sono finalizzati
esclusivamente allo sviluppo economico e sociale: mirano alla crescita
umana e spirituale di tutte le persone coinvolte. In ogni provincia
si cerca di rispondere a particolari esigenze: ad esempio, a Riobamba
si privilegiano il settore agricolo e i quartieri periferici, mentre
a Quito si è creata un'impresa di pulizia e una mensa comunitaria
Particolare attenzione è riservata alle donne, maggiormente
escluse dal mercato del lavoro e sulle quali spesso grava il mantenimento
dei figli. Oggi a garantire il buon funzionamento della gigantesca
struttura è una Fondazione voluta proprio da padre Mason
per assicurare continuità alla sua organizzazione. Centotrenta
sono i dipendenti che lavorano nell'amministrazione e nella formazione,
circa tremila le persone coinvolte, ma la cifra è sicuramente
molto più elevata perché spesso l'intera famiglia
contribuisce alla produzione agricola e artigianale. Il cammino
percorso è lungo. Nelly ricorda gli inizi, quando padre Mason
nel 1984 organizzò i bananeros (coltivatori di banane), scavalcando
gli intermediari, perché, uniti, potessero vendere direttamente
il loro prodotto agli abitanti dei quartieri di periferia
Poi fu la volta delle patate, del riso, dello zucchero
In
seguito vengono aperti piccoli spacci nei quartieri, si noleggiano
i camion per trasportare i prodotti dai campi alla città
Padre Graziano - Nelly ne è convinta - ha indubbiamente un
grande carisma. È stato un pioniere, grazie anche agli aiuti
che non gli sono mai mancati dall'estero. Ora l'Mcch può
contare anche sui contributi finanziari della Fondazione pontificia
Populorum progressio, che sostiene progetti di sviluppo a favore
di indigeni e contadini. (scritto da Barella Luigina: barella@pimemilano.com)
>>
Fonte: http://www.pimemilano.com/riviste/mem/art.lasso?r=33408
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Ecuador, la Chiesa a misura di povero
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Situato
proprio "alla metà del mondo", sulla linea dell'equatore,
da cui prende il nome, fin dal Settecento l'Ecuador è stato
meta di spedizioni scientifiche inviate dall'Europa, innanzitutto
dalla Francia. Oggi i volti di coloro che hanno contribuito a stabilire
il tracciato della linea equatoriale, sono immortalati lungo il viale
che porta, nei pressi della capitale Quito, al monumento alla "metà
del mondo", davanti al quale si legge la scritta in giallo "Latidudine
0". È questa una delle principali attrazioni turistiche,
insieme alle vette andine, alle spiagge del Pacifico, ai monumenti
archeologici disseminati un po' dovunque.
Ma, dopo l'11 settembre, il numero dei visitatori stranieri è
sceso drasticamente, con grave danno per le strutture alberghiere,
l'artigianato, il commercio, contribuendo all'acutizzarsi di quella
crisi economica senza precedenti, che attanaglia il Paese e provoca
un massiccio flusso migratorio verso la Spagna e, ultimamente verso
l'Italia (nella sola Milano si parla di 25 mila illegali). Responsabili
principali: la corruzione diffusa che ha consentito il tracollo delle
maggiori banche, la dollarizzazione, la caduta sul mercato internazionale
dei prezzi del petrolio e del caffè, principali prodotti d'esportazione,
il peso del debito estero.
Turbolenta anche la vita politica degli ultimi anni, caratterizzata
dall'alternarsi dei presidenti prima del termine del loro mandato,
dalla protesta pacifica degli indigeni, le cui organizzazioni sono
tra le più forti del continente.
Forse non è un caso che alcuni leader indigeni si siano formati
nelle comunità cristiane, che per prime si sono impegnate a
valorizzare le minoranze. La diocesi di Riobamba, nella provincia
del Chimborazo, in passato guidata da mons. Leonidas Proaño
ed oggi da mons. Víctor Corral Mantilla, è uno degli
esempi più noti a livello internazionale.
Vent'anni fa, in Ecuador, il comboniano padre Rafael Savoia dava inizio
ad una pastorale specifica per gli afro, per volere di mons. Enrico
Bartolucci. Oggi il successore del compianto vescovo di Esmeraldas,
mons. Eugenio Arellano, prosegue con decisione il cammino intrapreso
dal predecessore nel vicariato, a livello nazionale, su incarico della
Conferenza episcopale dell'Ecuador, e a livello continentale, in qualità
di responsabile della pastorale afro del Consiglio episcopale latinoamericano
(Celam).
Ai vescovi riuniti a Santo Domingo, nel 1992, il Papa raccomandava
attenzione speciale alle popolazione indigene e nere, chiedendo perdono
a queste due minoranze oppresse da secoli e tuttora discriminate.
Ecco i motivi che, a dieci anni di distanza, ispirano questo Servizio
Speciale che tenta di ripercorrere, attraverso i protagonisti (gli
indigeni e i neri stessi, ma anche i sacerdoti, i religiosi e i laici
che ne condividono l'esistenza), il cammino di una Chiesa che ha dato
un contributo significativo a livello continentale, quello di un piccolo-grande
"laboratorio pastorale". Una Chiesa a "misura di povero".
La mia gratitudine va a tutti coloro che hanno corso il rischio di
"raccontarsi", svelando le loro aspirazioni, i loro successi
e fallimenti, ed a quanti hanno reso possibile il mio viaggio, in
particolare padre Darío Pravato e Mariana Sánchez, che
mi ha accompagnato fin nelle località più remote, senza
dimenticare padre Rafael Savoia che ne è stato l'ispiratore.
>>
Fonte: http://www.pimemilano.com/riviste/mem/art.lasso?r=33404
>>
Altri articoli: http://www.pimemilano.com/riviste/mem/art.lasso?r=33412
http://www.pimemilano.com/riviste/mem/art.lasso?r=55
http://www.pimemilano.com/riviste/mem/art.lasso?r=33410
http://www.pimemilano.com/riviste/mem/art.lasso?r=33407
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Ecuador: 22 arresti per il vertice dell'ALCA
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Mentre aveva luogo a Guayachil (Ecuador) la seconda
riunione dei Presidenti del Sud America, nelle strade si praticava
la repressione e la violazione dei diritti umani arrestando 22 dirigenti
indigeni e dei movimenti popolari. La denuncia è della Confederazione
dei Popoli e delle Nazionalità Kichwa dell'Ecuador ECUARUNARI
(costola dell'organizzazione indigena CONAIE) impegnata a chiedere
con forza l'immediata liberazione dei detenuti che partecipavano
alla manifestazione pacifica concomitante al summit. Un'iniziativa
nata per esprimere il punto di vista delle organizzazioni sull'ALCA,
Accordo di libero commercio in America Latina, e sulle alternative
riguardanti l'integrazione regionale "basata sullo sviluppo
dei popoli e sul rispetto della diversità, della solidarietà
e della reciprocità". I presidenti sudamericani hanno
deciso nella riunione di sabato di accelerare le negoziazioni per
completare prima della fine dell'anno l'unione tra l' Andean Community
of Nations (Comunità delle nazioni andine) e il Southern
Common Market (Mercato comune del sud) per creare un unico fronte
in vista del Free Trade Area of the Americas (Zona di libero scambio
delle Americhe). Tuttavia non c'è stato un completo accordo
tra i partecipanti: fortemente contrari all'FTAA e agli Usa si sono
dichiarati i presidenti Fernando Henrique Cardoso, del Brasile e
l'equadoregno Gustavo Noboa, che hanno evidenziato l'aumento delle
restrizioni imposte dagli Usa alle importazioni e l'esitazione degli
stessi Usa - e delle organizazzioni internazionali di credito -
ad aiutari paesi come l'Argentina che versano in una profonda crisi
economica. [31.07.2002]
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Fonte: www.unimondo.org
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Antonio
Ariberti - Luglio Agosto 2002
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