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Lo stabilimento dell'alluminio di Aurelia, conosciuto così, ma in cui non si produceva direttamente alluminio,
era un complesso industriale realizzato dalla Società Anonima Prodotti Chimici Napoli all'inizio degli anni '30,
a 6 Km a nord di Civitavecchia, in corrispondenza della stazione di Aurelia della linea ferroviaria Civitavecchia
- Capranica - Orte.
Lo stabilimento SPCN di Aurelia in una cartolina postale degli anni '30. Tra lo steccato la ferrovia per Orte.
Lo stabilimento si estendeva su di un'area di circa 13 ettari racchiuso in un
quadrilatero recintato di metri 340 x 380, ma l'area di proprietà della SPCN si estendeva
con terreni coltivi per altri 300 ettari.
Nell'abitato vi erano i servizi comuni a tutta la popolazione, come
lo spaccio di vendita, la trattoria, il forno, la scuola elementare e l'asilo,
l'ufficio postale e l'ambulatorio.
Il centro abitato di Aurelia in una cartolina degli anni '30. Lo stabilimento è oltre case.
Il centro abitato, realizzato per circa l'80% di quello previsto dal progetto, era
circondato in gran parte da un grosso muro di cinta: su di esso di aprivano due
grandi porte che costituivano gli unici accessi.
Per la costruzione dello stabilimento e del centro abitato furono utilizzati finanziamenti americani, e gli stessi americani fecero parte della SPCN per molti anni a seguire.
All'interno dell'area verranno costruiti imponenti edifici e capannoni costruiti con struttura portante in traliccio di ferro e muri di chiusura in mattoni. Per le coperture dei tetti saranno utilizzati lastre di "eternit". I capannoni dall'altezza media di 14 metri (il più basso 6 metri, il più alto 18 metri) coprivano una superficie di circa 4000 mq. Il sottosuolo dello stabilimento era attraversato da cunicoli ispezionabili che servivano alla distribuzione di elettricità e di acqua. Questi facevano capo ad una ancora più ampia galleria costituente la dorsale per la distribuzione dei servizi.
La materia prima era la leucite. La leucite è un minerale di grande diffusione nelle
rocce eruttive: è abbondantissima nelle lave del Vesuvio e nei tufi
vulcanici intorno Roma. La leucite è stata studiata da G. A. Blanc negli anni dal 1925 al 1935
per ricavare sali di potassio, allumina e silice, materie prime importantissime per
l'agricoltura, per la metallurgia dell'alluminio, e per l'industria vetraria rispettivamente.
La bauxite lavorata nello stabilimento SPCN di Aurelia proveniva in maggior parte dai giacimenti di monte Velino nella Marsica vicino a Bussi sul Tirino in provincia di Pescara; l'allumina qui prodotta veniva inviata nelle Marche nella zona di Ancona.
E' questo il periodo di massima attività dello stabilimento in tutta la sua esistenza.
Inoltre per il gran movimento ferroviario creato dalle materie prime e lavorate, nel 1936 venne elettrificato il tratto di ferrovia di 6 chilometri che dalla stazione di Aurelia arriva a Civitavecchia.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, a differenza di altri obiettivi sensibili della zona,
distrutti dai massicci bombardamenti aerei, lo stabilimento di Aurelia non venne mai interessato
da nessuna azione distruttiva: gli stessi amerciani infatti avevano interessi sulla fabbrica, in
quanto facenti parte ancora della SPCN.
Il nuovo proprietario, invece, vende i terreni circostanti alla fabbrica ai fratelli Parenti, e
fa intendere l'imminente abbandono di ogni tipo di attività produttiva dello stabilimento.
Il progetto della cooperativa non ebbe successo e nel 1952, dopo un periodo di lotte sindacali ed occupazione dello stabilimento da parte degli stessi operai (fatti sgomberare con l'intervento della polizia militare) tutto l'impianto viene definitivamente abbandonato. Negli anni a seguire, tutti i macchinari e strutture metalliche rimaste, compreso il raccordo ferroviario, furono demolite e vendute come rottami. Negli anni 60 viene costruito un edificio a ridosso del muro di cinta interno dell'area della fabbrica: questo farà il segnale dell'inizio della cementificazione della zona di Aurelia che seguirà negli anni. Intanto, vengono riutilizzati i garages riservati ai dirigenti di allora e alcuni locali degli edifici a ridosso dell'autoparco, oltre a due magazzini.
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![]() La copertura delle officine |
![]() Le pompe carburante nell'autoparco |
![]() Le 8 cisterne da 10 metri di altezza prima della demolizione |
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Negli anni 80, per ragioni di sicurezza, vengono abbattute alcune delle tracce rimaste della fabbrica che più caratterizzavano l'area: l'enorme hangar realizzato interamente in cemento armato a copertura delle officine ferroviarie e le 8 cisterne in cemento alte circa 10 metri ciascuna. |
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