La Valle dell’Arcionello si presenta come una lunga striscia di terra, situata ai margini della zona est di Viterbo, si
estende dai prati di Via Genova fino al Monte Palanzana. Dal punto di vista geologico, l'azione erosiva dei giovani corsi
d'acqua sui substrati piroclastici, caratteristici del vulcanismo laziale, ha generato profonde incisioni da sempre
conosciute con il termine di forre.
La suggestiva forra dell’Arcionello, disegnata dal fiume Urcionio e circondata da pareti a picco di peperino
(pietra vulcanica locale), ospita una ricca vegetazione e una fauna del tutto peculiari, soprattutto per la presenza di
zone umide e di rupi tufacee.
Il fiume Urcionio, ha essenzialmente carattere torrentizio, nasce con il nome di
fosso Luparo alle pendici del Monte Palanzana e raccoglie durante il suo
percorso verso la città alcune piccole sorgenti di acqua, definendo col suo
andamento il profilo della Viterbo medievale.
Il fosso Urcionio ci accompagna alla scoperta di numerosi manufatti e opere
dell’ingegno umano d’elevato valore che testimoniano la presenza dell’uomo sin
dall’età del bronzo e delineano una ricca trama di storia e di cultura
materiale.
Lungo il percorso ci imbattiamo in resti di vecchie mole, in lunghi tratti di
canalizzazione scavati nel peperino, in deliziose cascatelle, in resti, oggi
semisommersi di una cartiera, più in alto ancora quelli di una “macina di
concia” con relativo canale di conduttura dell’acqua e nei capannoni abbandonati
della ex Cava-segheria Anselmi, in contrada Cuculo.
|
Si ringrazia la Dott.ssa Angela Baldoni per aver messo a disposizione parte del Suo studio sulla Valle dell'Arcionello |
|