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Astronomia di pietra

  Archeoastronomia

STONEHENGE vista da Nino Baudino

Nonostante la "Scienza Astronomica" non fosse ancora nata, l’osservazione della volta celeste che presso alcune culture raggiunse dei livelli sorprendenti, in determinate situazioni  veniva riprodotta al "suolo" tramite particolari strutture megalitiche

Attualmente i monumenti megalitici colpiscono il visitatore più per le qualità architettoniche e artistiche che per quelle astronomiche, ma anche questi manufatti costituivano dei "modelli cosmici", strutture ed immagini geometricamente ordinate, allineate al Sole, alla Luna e all’universo stellato, un’espressione delle forze soprannaturali che i corpi celesti rappresentavano per la maggior parte dell’umanità.

Nonostante queste constatazioni siano così semplici da formulare risultano altrettanto difficili da dimostrare. La prima testimonianza scritta che incontrovertibilmente rivela l’utilizzo di un "eliotropio", ossia una struttura dalla quale si poteva osservare il Sole al solstizio d’inverno, ci viene data da Omero nel XV libro dell’Odissea, poema trascritto attorno al VII secolo a. C. (prima età del Ferro), ma che narra avvenimenti riferiti al XII secolo a. C. (età del Bronzo).