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“L’Antartide si sta scongelando”, dice Granpanzone.
I trentaduemila pinguini mettono fine al cicaleccio assordante fatto di pettegolezzi, opinioni e polemiche.
Gli sguardi sono diretti alla montagnola di ghiaccio sulla quale Granpanzone sta ritto a testa alta.
Nessuno dubita che sia la verità, perché Granpanzone è il più grosso, tanto forte da opporsi senza paura alle foche assassine, che prende a pugni sul naso, affinché se ne stiano lontane dalla  colonia.
Però Boccalarga ama fare il bastiancontrario e la sua voce si eleva nel silenzio di ghiaccio.
“Chi  l’ha detto?”
“Lo so”
“Non basta saperlo, bisogna provarlo”
Torna a farsi sentire il brusio.
“Annusa l’aria – dice Granpanzone – Che cosa senti?”
“Odore di fritto”
“Quando mai si è sentito odore di fritto nell’Antartide?”

Mai –
pensano tutti.
“Siamo circondati da accampamenti di scienziati e ognuno genera campi magnetici e ognuno irradia calore dalle apparecchiature. Aerei sganciano combustibile. Navi liberano petrolio e porcherie. Gli spray bucano l’ozono. Gli astronauti fanno  pipì nello spazio. Il sole è impallidito. La neve è molle. Il ghiaccio è trasparente. Fa sempre più caldo. L’Antartide si sta sciogliendo”
Il brusio diventa un ronzio fastidioso: nessuno riesce a trattenere esclamazioni di stupore e protesta.
“E allora?”, grida Boccalarga.
“Allora – riprende Granpanzone – dobbiamo andare al Polo Nord”
“E’ troppo lontano. E’ dall’altra parte del mondo”,  grida qualcuno.
“Hai paura? – lo zittisce Granpanzone – Noi siamo pinguini, non sardine stupide”
Quasi tutti acclamano.
La decisione è stata presa.

í
 
I pinguini sono tutti uguali, impossibile distinguerli. Meno due. Granpanzone è il più grosso e per questo fa il capo.
Belbocino è il più piccolo e per questo nessuno lo prende  in considerazione.
Ha alzato la mano, nessuno se n’è accorto.  Grida:
Vorrei dire una cosa – nessuno lo sta a sentire. Si   mette a saltellare per attirare l’attenzione, il vicino gli   mormora: Smettila o ti becchi un calcio in bocca.
Si  sposta più in  là e   ricomincia a gridare e saltellare. Gli sussurrano:
Smettila o ti strappiamo le piume.
Passando tra le gambe,   riesce a portarsi in prima fila. Afferra un braccio di Granpanzone e si mette a scrollarlo come se volesse staccarglielo.“Che cosa vuoi? – domanda infine Granpanzone – Non vedi che ho da fare?”
“Voglio venire anch’io”
“Non puoi. Sei troppo piccolo”
“Ma io voglio venire anch’io”
“No”
“Io voglio venire anch’io, voglio, anch’io”
“Belbocino, questa è una spedizione pericolosa. Tu sei piccolo e anche rompiscatole”
Belbocino abbassa la testa. Non per l’avvilimento. E’ abituato a essere trattato male e non fa nemmeno caso alle parole di Granpanzone. 
Sta pensando.
Belbocino non si arrende mai. Se ha deciso di partecipare alla spedizione, nemmeno un arpione nel sedere potrebbe fermarlo.
Granpanzone si consulta a bassa voce con i consiglieri. Ne ha due, uno a destra e uno a sinistra, lo seguono sempre e si chiamano Destro e Sinistro.
Quando il consiglio dell’uno non gli piace, si rivolge all’altro. Quando non gli piace nemmeno quello, si arrabbia e fa una sfuriata.
Tossicchia e riprende il discorso al popolo dei pinguini.
“C’è solo un problema. Gli orsi bianchi. Essi amano i pinguini. Li amano talmente che vorrebbero mangiarseli”
“Chi l’ha detto?”, interrompe di nuovo Boccalarga.
Granpanzone sussurra qualcosa ai consiglieri. I consiglieri sussurrano qualcosa ai pinguini della prima fila, che afferrano Boccalarga per   braccia e   gambe e lo portano via.
“Ecco che cosa ho deciso di fare – annuncia all’uditorio attento e silenzioso – Io e altri trentaquattro pinguini andremo al Polo Nord per incontrare gli orsi bianchi. Stabiliremo le regole per una convivenza pacifica e sceglieremo il  territorio più adatto. Ci sono domande? No, vero? Bene”
“Io ho una domanda!”, strilla Boccalarga in lontananza.
Granpanzone sbuffa.
“Che cosa vuoi ancora?”
“Come farete ad arrivare al Polo Nord?”
“Si sbarca in Africa e si va verso l’alto”
“Come farete ad arrivare in Africa?”
“Sopra una zattera di ghiaccio”
“Si scioglierà”
“Sì, quando saremo ormai arrivati”
“Non basta dirlo, bisogna provarlo”
“Lo proveremo, ma senza di te”
L’assemblea è terminata.

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Trentaquattro pinguini aspettano pazienti sulla zattera di ghiaccio che Granpanzone concluda il discorso.
I loro nomi sono:  Ahchefredo, Ailaviu, Babbazzo, Granita, Chestrizza, Ciuccio, Crepa, Dindondan, Ellepi, Fanbagno, Ghigno, Giuseppe,  Hocaldo, Imbecila, Jeep, Kekavuo, Lapecora, Martello, Mifamal, Nudono, Osiono, Pappetto, Qualaman, Rigadrito,  Seisemo, Spulciato, Teppa, Urca, Vaterclos, Liquido, Xyz e Yzx (gemelli), Zimbella,  Zigzag.
“… e se non torneremo più – conclude Granpanzone, con una pausa lunghissima impressionante – ci piangerete come eroi e inciderete i nostri nomi sul ghiaccio dove rimarranno per sempre fino al disgelo”
Applaudono, gridano
evviva!, si commuovono, spingono la zattera al largo, dove viene catturata da una corrente ascendente che in breve la fa diventare un puntino bianco all’orizzonte.
L’avventura è cominciata e i trentacinque eroi tengono lo sguardo fisso alla linea bianca a cui si è ridotto il loro sterminato paese.

 

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