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IL MANIFESTO
DELL'ODIO
(Ovvero 50 buone ragioni per vergognarsi di essere leghisti)
| Il 22 marzo 2002 su politicaonline.net un leghista (Beli Mawyr) pubblica "50 buone ragioni per
l'Indipendenza". Un vero e proprio manifesto sull'Indipendenza della padania. Tutto
da leggere, per riflettere e meditare sulla pericolosità della lega e delle sue deliranti
ideologie. |
Beli Mawyr (politicaonline.net)
22-03-2002
Sarà forse dovuto al "restyling" ma il sito ufficiale della Lega
Nord non contiene più il "manuale" dell'Indipendenza di G. Oneto e G.
Pagliarini.
Nella fiduciosa attesa che il webmaster si avveda quanto prima di tale "lapsus
calami" e agisca di conseguenza, mi permetto di ricapitolare qui di seguito - e un
poco alla volta - le sacrosante ragioni dell'Indipendenza della Padania.
| 1 -
Perché l'Italia è una imposizione artificiosa
|
| Perché
l'Italia è stata fatta senza e contro la volontà popolare, con una azione militare
organizzata e voluta da una sparuta minoranza di persone per demagogia, per interessi
economici e per spirito di sopraffazione. L'Italia non è mai esistita nella storia. Essa
è stata unita prima del 1860 solo sotto l'oppressione di Roma antica che aveva però
anche conquistato e tenuto sotto il proprio dominio tutti i paesi mediterranei e gran
parte dell'Europa occidentale: quella lontana esperienza non può costituire in ogni caso
un precedente storico né una giustificazione per l'unità politica. Anche in quei giorni
lontani i nostri antenati avevano combattuto una guerra e una guerriglia di resistenza che
è durata 4 secoli contro l'aggressione di Roma. L'unità risorgimentale è stata fatta
militarmente ai danni di stati antichissimi basati su autonomie e libertà che risalivano
a molti secoli addietro. Essa è stata formalmente legittimata con i Plebisciti di
annessione al Regno di Sardegna: a questi però ha partecipato una percentuale irrisoria
della popolazione e sono stati una tragica farsa per mancanza di libertà e di segretezza.
Per completare e per cementare la così detta unità si è poi combattuta una guerra che
ha procurato quasi 650.000 morti innocenti. Guai a quel paese che per giustificare o
formare una coscienza unitaria deve ricorrere a guerre, sangue e sofferenze per il suo
popolo.
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| 2 - Perché la Padania
esiste |
| Perché
esiste da sempre una comunità padana dalle forti connotazioni storiche, culturali ed
etno-linguistiche. Perché essa ha avuto lunghi periodi di unità, con i Longobardi,
all'interno dell'Impero Rornano-Germanico, con la Repubblica Cisalpina, e poi con il
napoleonico Regno d'Italia che comprendeva solo la parte settentrionale della penisola.
Essa ha vissuto importanti momenti di forte aspirazione unitaria con i Visconti e con la
Serenissima Repubblica di Venezia, che sono andati vicinissimi al conseguimento
dell'unificazione padana, e con il Piemonte che aveva strutturato tutta la sua politica
per raggiungere tale fine. Il Risorgimento e le prime due guerre cosiddette di
indipendenza erano state intraprese dal Regno di Sardegna per l'annessione delle regioni
padane: gli accordi di Plombières con Napoleone 111 erano a questo proposito chiarissimi
e prevedevano la creazione di un Regno dell'Italia Superiore sotto la casa di Savoia.
L'utilità della Padania si è poi mostrata in numerose altre occasioni storiche quando
sono state messe in gioco le libertà delle sue comunità autonome. La prima Lega Lombarda
era sorta contro il Barbarossa e la seconda contro Federico Il che volevano affermare un
potere centralista a scapito delle antiche libertà dei Comuni padani. Le stesse
insorgenze antigiacobine hanno avuto una forte valenza unitaria contro un potere
assolutista e negatore di ogni autonomia. Si può dire che la vera forza di unificazione
della Padania sia la forte volontà dei suoi popoli di difendere le loro differenze,
autonomie e libertà contro ogni prepotenza e centralismo. La Padania esiste, forte e
coesa, in questa comune e antichissima aspirazione alle libertà e alle autonomie che
risale ai suoi primi abitanti Liguri, Celti e Veneti e che attraversa tutta la sua storia
fino agli attuali movimenti di liberazione. |
| 3 - Perché
abbiamo gli stessi antenati |
| Tutti
i popoli della Padania discendono dagli stessi progenitori e dagli stessi popoli
originari. Questi possono essere identificati in tre gruppi principali. Il primo e più
antico è formato dai Garalditani, dai Liguri, dai ProtoCelti Golasecchiani e da tutte le
altre popolazioni a essi assimilabili (Camuni, Salassi, Leponzi, Carni, Reti, Histri
eccetera) che costituiscono il più profondo substrato etnico di tutte le comunità padane
e che ancora oggi contribuiscono in maniera determinante alla formazione del nostro
patrimonio genetico: molta parte dell'aspetto fisico dei Padani deriva da questi antichi
progenitori. Il secondo gruppo è formato dai Celti e dai Veneti che, pur provenendo da
diverse aree geografiche, avevano caratteri somatici, costumi e culture così simili da
non poter essere distinti se non per la lingua. A queste due popolazioni i Padani devono
buona parte dei loro caratteri culturali, del loro amore per l'arte, per le autonomie, per
l'avventura e per la forte vita comunitaria. L'ultimo gruppo è costituito dai Goti, dai
Longobardi e da tutte le altre popolazioni germaniche che con loro si sono stanziate su
queste terre. Questi hanno condizionato i caratteri fisici degli abitanti di alcune zone e
hanno lasciato come eredità comune l'attaccamento per le autonomie locali e la forte
aspirazione alla libertà. Le attuali differenze fra le varie comunità padane sono date
dal diverso dosaggio di queste tre componenti principali che sono assieme presenti solo
qui e che ci distinguono decisamente da ogni altra comunità di popoli, in particolare da
quelli che vivono nella penisola italiana al di sotto dell'Appennino tosco-emiliano. Gli
Italiani sono infatti gli eredi degli Etruschi, dei Greci e delle popolazioni italiche che
si erano stanziate nel Meridione. Questa divisione è oggi puntualmente confermata dalle
più moderne e attendibili indagini scientifiche che mostrano una penisola divisa in tre
grandi aree dove dominano rispettivamente il residuo genetico dei Liguri, degli Etruschi e
dei Greci. |
| 4 - Perché parliamo
lingue nostre |
| Le
lingue sono un vero DNA culturale che sopravvive nel tempo e che testimonia di avvenimenti
storici e di legami etnici anche molto lontani. Gli studiosi dividono le lingue neo-latine
in due grandi ceppi diversi, quelle gallo-romanze e quelle romanze meridionali. Il primo
ceppo comprende gli idiomi derivati dalla sovrapposizione del latino su lingue celtiche e
sono il Portoghese, il Gallego, il Francese, il Vallone, l'Arpitano (o Franco-Provenzale),
il Ladino, il Romancio, il Veneto (e l'Istro-Veneto), il Friulano, le parlate Occitane e
quelle Padane (o Gallo-Italiche), suddivise in Piemontese, Lombardo occidentale, Lombardo
orientale, Ligure, Emiliano e Romagnolo. Il secondo ceppo comprende le parlate derivate
dalla sovrapposizione del latino su lingue di tipo mediterraneo e sono il Toscano, il
Sardo, il Corso, il Castigliano, il Rumeno e l'Italiano (Mediano, Meridionale intermedio e
Meridionale estremo o Siciliano). 1 due grandi ceppi sono divisi dalla cosiddetta Linea
Gotica, che corre sullo spartiacque dell'Appennino tosco-emiliano fra Massa e Senigallia.
Le lingue parlate in Padania sono fra di loro "sorelle" e lo sono con le altre
lingue gallo-romanze dell'Europa occidentale mentre hanno un rapporto di sola
"cuginanza" con quelle parlate in Italia. t perciò senz'altro falso sostenere
che le lingue padane siano dialetti dell'Italiano e non deve neppure trarre in inganno
l'attuale diffusione del Toscano italianizzato: prima dell'unità nessuno in Padania
parlava abitualmente l'Italiano che è stato imposto attraverso l'opera delle scuole,
delle caserme e con la radio e la televisione. Oggi l'Italiano è da intendersi quale
"lingua franca" ma le vere lingue naturali dei nostri popoli sono altre, che
servono da marcatori precisi di parentele e di aspirazioni oggettive a comunanze e
divisioni. Se la lingua costituisce un fattore di scelta politica, siamo certo più affini
agli Occitani, ai Provenzali e ai Catalani che agli abitanti della penisola italiana. |
| 5 -
Per il nostro atteggiamento verso la religione |
| Nel
mondo civile, la religione non può costituire elemento determinante finalizzato
all'unione di popoli diversi e non può surrogare, quale elemento di coesione,
l'inesistenza di validi motivi di unità fra comunità diverse. La diversa fede conserva
invece in taluni casi la capacità di aumentare le differenze fra gruppi umani già
diversi per cultura, caratteri etno-linguistici e percorso storico. In nessun caso il
Cattolicesimo può essere chiamato a costituire una giustificazione per l'unità italiana,
mentre i diversi comportamenti nei confronti degli atteggiamenti religiosi possono essere
un ulteriore elemento di divisione fra i popoli diversi che abitano la penisola. Sotto una
apparentemente comune religione si nascondono infatti due atteggiamenti molto diversi. A
sud l'influenza musulmana (la Sicilia è stata sunnita fino al X secolo e gran parte delle
coste meridionali è stata esposta a quella cultura) e quella ortodossa (larga parte del
Meridione è passata dalla Chiesa Greco-Ortodossa a quella Cattolica solo fra il XII e il
XV secolo) sono ancora forti e hanno lasciato molti segni sia nei comportamenti esteriori
che nell'atteggiamento religioso più profondo. In Padania invece non è mai stato del
tutto cancellato l'antico substrato celtico che ha fortemente influenzato la formazione
della Chiesa medievale, anche attraverso l'opera di ricristianizzazione intrapresa dai
monaci irlandesi della Chiesa celtica. Oltre a questo, è da secoli molto forte
l'influenza protestante che si manifesta sia attraverso i continui contatti sociali con
paesi protestanti che con la presenza di antiche comunità protestanti all'interno della
Padania. Tutto questo ha determinato modi molto diversi di intendere e di vivere
l'esperienza religiosa: la Padania è da sempre terra di eresie (nate dall'insofferenza
verso ogni strumentalizzazione della fede) e di cattolicesimo partecipato, realmente
solidale e sentito, e mai legato a manifestazioni solo esteriori o eccessive. Qui c'è da
sempre un atteggiamento serio e meditato nei confronti della religione che ne ha fatto un
paese di grandi Santi e Missionari, ma anche di grandi Eretici e di Atei onesti. Recidendo
legami impropri, l'indipendenza non potrà che portare vantaggi alla spiritualità del
Cattolicesimo. |
| 6 - Per difendere
la libertà religiosa |
| L'antica
tradizione di diversità anche religiose delle comunità della Padania, manifestatasi con
le eresie, la riforma e la controriforma e con la presenza di minoranze religiose ha
creato una tradizione di grande tolleranza e di aspirazione alla laicità della politica.
Il più forte e duraturo degli stati padani, la Serenissima Repubblica di Venezia, aveva
costruito il suo potere anche sulla scrupolosa separazione del potere politico da quello
religioso e sulla attenta difesa della libertà dello stato da interferenze
ecclesiastiche. Nel corso della sua lunga storia, la Padania ha solo subito danni dalla
pericolosa commistione della sfera religiosa con quella politica. Esse erano tenute
scrupolosamente separate nell'antico mondo celta ed erano invece pericolosamente
sovrapposte in quello romano. Lo stesso atteggiamento di ingerenza ha portato alla
distruzione dello stato longobardo e ha impedito la formazione di una duratura
confederazione di popoli padani e la decisiva espansione veneziana in terraferma. E stata
l'ingerenza della Curia romana a turbare lo spirito di libertà che ha da sempre fatto
della Padania la culla delle eresie ma anche il paese della tolleranza: erano sgherri di
un vescovone quelli che hanno massacrato Frà Dolcino ed erano ispirate da Roma le
persecuzioni contro i Valdesi. Lo stesso Risorgimento ha avuto una forte spinta laicista
la cui parte migliore auspicava di arrivare finalmente a una 1ibera Chiesa in libero
Stato". Invece l'Italia unita ha finito per ricadere ancora una volta sotto
l'influenza curiale che costituisce una presenza assillante nella sua vita politica: nata
per eliminare il potere temporale dei Papi, l'Italia è diventata essa stessa un grande
Stato della Chiesa. Oggi, con la diabolica alleanza fra certe gerarchie ecclesiastiche e
il comunismo si è creato un regime nemico di ogni libertà e differenza, ivi comprese
quelle religiose. Solo con l'indipendenza, la Padania può tornare a garantire ai suoi
popoli la più completa libertà religiosa, la sua antica tradizione di tolleranza e un
migliore rapporto fra la gente e la tradizione cattolica. |
| 7 - Per difendere
le minoranze storiche |
| L'ltalia
unitaria è sempre stata nemica delle differenze. Per tentare di giustificare la propria
ingiustificabile unità ha sempre cercato di imporre una coesione interna che esclude ogni
differenza e che nega l'esistenza di comunità dotate di specifici caratteri
etno-linguistici, culturali, religiosi e storici. In questo ignobile e anti-libertario
processo di omologazione e di negazione sono state infatti coinvolte non soltanto le
comunità che parlano lingue celto-romanze diverse da quelle capziosamente considerate
derivanti dall'Italiano (Occitani, Arpitani, Brigaschi, Ladini), o di ceppo germanico
(Walser, Cimbri, Mocheni, Tirolesi, Carínziani) e slavo ( Sloveni, Croati), ma anche le
comunità religiose storiche (Valdesi, Armeni, Israeliti). Per sopravvivere l'Italia deve
negare ogni differenza organica favorendo magari contrapposizioni fasulle e banalizzanti
(di tipo sindacale, di classe sociale ma anche calcistico) e inventandosi nuove minoranze
importate per distruggere quelle antiche. Al contrario, la Padania costruisce la propria
forza sul riconoscimento delle differenze e delle libertà di tutte le comunità storiche
che costituiscono la sua vera e più grande ricchezza. Solo con l'indipendenza della
Padania possono essere garantite alle minoranze etno-linguistiche, culturali, storiche e
religiose uno status di assoluta uguaglianza, la difesa delle peculiarità e l'esercizio
di ogni diritto e di ogni forma di autonomia, ivi compreso quello di secessione o di
annessione ad altre libere comunità. |
| 8 - Per conservare
la nostra cultura |
| Tutte
le variegate e variopinte espressioni della cultura dei popoli padano-alpini sono oggi
soggette a un processo di omologazione e di italianizzazione forzata. Si tratta di una
sistematica operazione di devastazione e di snaturamento che riguarda tutti gli aspetti
delle nostre antichissime culture, dalle lingue (denominate con disprezzo
"dialetti" o "patois"), alle tradizioni, ai costumi, ai modi di vita,
alle istituzioni, fino alle abitudini alimentari. Questo processo viene attuato mediante
leggi che sono uguali per tutto il territorio della repubblica, che non tengono in alcuna
considerazione le differenze locali e che privilegiano sempre usi e atteggiamenti
"italiani" quando non sono addirittura punitive per le culture padane.
L'operazione viene rafforzata con l'utilizzo di personale meridionale nell'amministrazione
e nelle scuole e con l'uso mirato degli strumenti di comunicazione di massa. Soprattutto,
alle radio e nelle televisioni si parlano lingue meridionali, si storpiano le parlate con
accenti mediterranei e si raccontano vicende e situazioni sempre e solo molto
"italiane" con tutto un corollario di perversioni, violenze, abitudini a
delinquere e comportamenti mafiosi che sono estranei alla cultura dei popoli
padano-alpini. Si agisce soprattutto sui soggetti più giovani e indifesi trasmettendo
loro una cultura foresta e cercando di farli sentire parte di un mondo e di una società
che sono invece estranei e lontani. Solo con l'indipendenza, le comunità della Padania
possono valorizzare e vivere in piena libertà le proprie culture e tradizioni che devono
tornare a essere l'elemento portante della vita sociale e del normale comportamento delle
nostre genti. |
| 9 - Per ristabilire
antichi legami |
| Fin
dai primi giorni del mondo, i popoli padano-alpini hanno sempre avuto stretti legami con i
loro vicini e fratelli che vivono sulle Alpi e al di là delle Alpi. Le Alpi non sono mai
state una barriera se non nella retorica patriottarda italianista che ha cercato di creare
connessioni privilegiate con le popolazioni meridionali a scapito dei più antichi legami
organici. 1 popoli provenzali, savoiani, svizzeri, tirolesi e sloveni sono sempre stati
collegati a quelli padani, ne hanno condiviso la storia, spesso parlano lingue simili,
hanno le stesse usanze e gli stessi problemi. Un proverbio occitano dice che 1e montagne
dividono le acque ma uniscono gli uomini". In particolare, le Alpi non sono mai state
nella storia europea un elemento di confine politico costante: solo l'Italia unita si è
inventata l'idea di confine geografico (coincidente con lo spartiacque alpino) e di
"sacralità" di confini disegnati a tavolino. La storia padana è invece
caratterizzata dalla presenza sull'arco alpino di moltissimi Paßstaat ("Stato di
valico") come il regno di Sisualdo, la Savoia-Piemonte, la Svizzera e il Tirolo. Se
esiste un confine fisico sensibile, questo è semmai costituito dall'Appennino
tosco-emiliano che è sempre stato una barriera fisica di difficile attraversamento, un
confine politico molto persistente e un forte limite fra aree culturali profondamente
diverse fra di loro. |
| 10
- Per conservare meglio il nostro patrimonio artistico |
| La
Padania è da sempre un potente centro di produzione culturale e artistica. Fin dalla più
lontana antichità è culla di abili artigiani e di capaci imprenditori, ma anche di
artisti, poeti, scienziati e letterati, Molti degli artefici dello sviluppo culturale
romano e medievale erano padani. Il Rinascimento è una invenzione padana e toscana. La
Padania è una delle poche aree del mondo che sia stata interessata, senza rilevanti
interruzioni temporali, dalla presenza di culture avanzate e attive per tutta la sua
storia. Questo ha depositato sul nostro territorio una stratificazione di opere
architettoniche e artistiche prodotte con costante copiosità per quasi tremila anni. Oggi
questo incredibile patrimonio è in grave stato di degrado a causa della rapina economica
cui sono soggette le nostre terre e in seguito a una politica culturale colonialista
perpetrata dal potere centralista romano. Le nostre comunità locali, dissanguate da
tassazioni esose, non sono più in grado di fare fronte alla gestione puntuale di tutto il
patrimonio culturale presente sul territorio. Gli stanziamenti statali vengono poi
distribuiti con criteri centralisti e colonialisti e finiscono inevitabilmente per
favorire le regioni meridionali da cui provengono anche quasi tutti i funzionari preposti.
L'atteggiamento colonialista romano ha però anche un brutale risvolto di razzismo
culturale che privilegia tutto ciò che è stato prodotto da Roma, dal classicismo e nelle
plaghe mediterranee a scapito del patrimonio padano: i reperti archeologici celti, liguri,
veneti e longobardi spariscono nel fondo dei magazzini delle Soprintendenze e nei musei
vengono esposti quasi solo cocci romani o greci. Lo stesso Rinascimento lombardo (e quindi
padano) è considerato espressione provinciale e minore rispetto alla produzione toscana o
papalina. In alcuni casi, il razzismo culturale assume le forme di un chiaro accanimento
(e avvertimento) politico: è il caso - ad esempio - di Venezia che viene lasciata
crollare anche a causa del suo valore simbolico storico e attuale. |
| 11 - Per preservare le nostre forme di espressione artistica e
architettonica |
| L'antico
retaggio culturale celtico, veneto e longobardo ha generato. arricchendosi nel tempo di
apporti esterni, un linguaggio originale di produzione artistica che trova i suoi punti di
forza nell'amore per la decorazione, nel racconto fantastico, nelle figurazioni luminose e
nel gioioso impiego del colore. Si tratta di una serie di costanti espressive che hanno
attraversato tutta la storia dell'arte padana con leggere variazioni nel tempo e nelle
diverse aree geografiche del paese. Lo stesso grado di sostanziale omogeneità si
riscontra nelle espressioni dell'architettura popolare, le cui svariatissime espressioni
locali mostrano - assieme a forti peculiarità formali e a dialetti stilistici derivati
dalla cultura del posto - alcuni elementi di forte comunanza: le coperture in pietra o
ceppi e, soprattutto, le facciate in intonaco dipinte a colori pastello e riccamente
decorate con figurazioni o con finte architetture. E' proprio l'immagine delle facciate
dipinte a costituire il più forte elemento di coesione formale e culturale
dell'architettura padana, di città e di campagna, di montagna e di pianura: dalla Genua
picta alla grande pinacoteca che erano i canali veneziani, dal "Milano
dipinto"" alle più sperdute frazioni di collina. Il centralismo italiano si è
abbattuto su questi caratteri padani con furia iconoclasta con l'introduzione di stili
modernisti e apolidi che hanno volutamente cancellato ogni decorazione, con architetture
"di regime" (fascista o post-fascista) derivate da immagini mediterranee e con
la deliberata cancellazione di ogni forma di conoscenza del1 *architettura e dell'arte
popolare dalle scuole e dalle università. Anche in architettura (e in urbanistica) la
penisola è stata forzatamente unificata nel brutto e nell'anonimo. |
| 12
- Per riportare colore e allegria nei nostri paesi |
| Uno
dei più beceri luoghi comuni del razzismo italiano consiste nel descrivere la Padania
come una terra triste, uggiosa, nebbiosa e fredda, abitata da gente ingrigita, mutrignosa,
chiusa e triste. Per contro, ci sarebbe un Meridione allegro, solare, aperto, pieno di
gioia e canzoni. Si tratta di una colossale falsità che confonde l'allegria con la
rumorosità e si dimentica della profonda truculenza di certi atteggiamenti, della
continua presenza della sofferenza e della morte in una cultura meridionale piena di
tragedie, sangue, prefiche, occhiaie, costumi neri, funerali e cantilene lamentose. E' una
cultura cupa e piena di sensi di colpa che deriva dai loro antenati Greci e Fenici,
dall'influenza musulmana e da una lettura molto mediterranea e mediorientale del
Cattolicesimo. Il nostro patrimonio genetico è ancora colino dì caratteri celti e
veneti, di popoli che avevano colmato la loro vita di colori, di fantasia, di canti
polifonici, di ganasseria spavalda, di grandi bevute, di una visione serena e
"normale" della morte e di una notevole allegria di fondo. La chiassosità di
quegli antenati è stata mitigata dal carattere chiuso e silenzioso di Liguri e
Garalditani e da un modo più europeo di intendere i rapporti sociali nel quale le
esplosioni di allegria devono essere incanalate in una ritualità comunitaria e non devono
mai ledere i diritti altrui. L'attuale e solo apparente mestizia dei popoli padani deriva
dalla loro condizione di assoggettamento culturale, economico e politico e somiglia molto
alla tristezza che popoli vivacissimi, come quello Ungherese, mostravano sotto il giogo
comunista. Con la ritrovata libertà, questa terra tornerà a essere il paese dei gioiosi
convivi, dei cori e delle bande, del carnevale e delle altre feste più antiche, il paese
dei bardi, dei menestrelli e dei mille colori nel quale torneranno a convivere serietà e
allegria. |
| 13 - Per
ripristinare la qualità dell'ambiente |
| Da
sempre le aspirazioni all'indipendenza politica sono strettamente legate all'amore per la
propria terra e al desiderio di vederne preservate le risorse e le qualità ambientali.
Ogni cultura ambientalista seria non può che essere anche autonomista giacché le due
cose sono inscindibili perché solo chi è libero e padrone della propria terra la può
gestire nella maniera più oculata e amorevole. Costituisce anzi uno dei caratteri più
odiosi di ogni potere coloniale quello di sfruttare i territori altrui degradandone ogni
valenza e qualità ambientale. Oggi il territorio padano si trova proprio in queste
condizioni di devastazione e di degrado a causa di un regime oppressivo e foresto che vive
sul lavoro della Padania e che non si preoccupa di lenire nessuna delle devastazioni che
sono conseguenti alla concentrazione di produzione. Oggi il territorio dei popoli
padano-alpini viene devastato da un eccesso di presenza umana e da una concentrazione
enorme di attività produttive. Talune aree hanno densità abitative e strutture da terzo
mondo ma su queste aree il regime italiano continua a indirizzare un flusso di
immigrazione più o meno clandestina che aggrava le già precarie condizioni ambientali
complessive. Le grandi ricchezze qui prodotte vengono poi investite in larghissima parte
altrove e non impiegate, come avviene in tutti gli altri paesi fortemente
industrializzati, a mitigare gli impatti sull'ambiente che inevitabilmente derivano da una
forte attività di produzione, specialmente se svolta in condizioni infrastrutturali
inadeguate. In altre parole, qui si deve produrre tanto e a basso costo per soddisfare
l'esoso fisco italiano che non reinveste quasi nulla sul posto e che dilapida altrove le
nostre ricchezze. Solo con l'indipendenza, la Padania potrà riacquistare il completo
controllo delle sue ricchezze e impiegarle nella misura necessaria a rimediare alle
devastazioni ambientali. La Padania libera dovrà addirittura porsi all'avanguardia della
cultura ambientalista con il riutilizzo produttivo delle aree di collina e di montagna,
con il decongestionamento delle aree urbane, con grandi investimenti per la qualità
dell'ambiente e per il sistematico rimboschimento del suo territorio: essa tornerà
veramente a essere una grande valle verde. |
| 14 -
Per liberarci dalla criminalità organizzata |
| La
mafia, la camorra e tutte le altre strutture di criminalità organizzata sono fenomeni
tipicamente italiani del tutto estranei alla cultura della Padania che non ha mai generato
niente del genere neppure nei momenti economicamente e socialmente più difficili della
sua lunghissima storia. Fenomeni come il racket e i rapimenti sono del tutto sconosciuti
alla nostra mentalità. La criminalità organizzata è penetrata nei nostri paesi solo
dopo l'unità d'Italia e grazie alla connivenza e alla complicità del potere politico
romano. Essa sta oggi soffocando le nostre comunità distruggendone le capacità
economiche e imponendo con la violenza metodi di oppressione contro cui la nostra società
non può difendersi perché è stata privata di ogni strumento: la magistratura, la
polizia e il potere politico sono infatti in mano a gente foresta che proviene dalle
stesse aree geografiche che hanno generato e tollerato i fenomeni malavitosi e che deve la
sua posizione (e i suoi privilegi) all'esistenza stessa dello stato italiano di cui sono
anche nel caso degli uomini più onesti - costretti ad accettare ogni inefficienza e
compromissione. Solo l'indipendenza della Padania potrà liberare la nostra gente
dall'abbraccio mortale dei tentacoli della malavita attraverso l'opera di magistrati e
gendarmi padani, di cultura padana e impermeabili a ogni infiltrazione mafiosa e tendenza
alla collusione. Le stesse organizzazioni mafiose se non si troveranno più a operare
all'interno della stessa struttura statale cui sono legate da un patto di mutua
sopravvivenza ma saranno lontane dai loro covi di origine, separate da una barriera ancora
prima culturale che giuridica e dovranno muoversi in un ambiente ostile, fra gente nemica
dei loro metodi e lontana dalla mentalità che le ha generate e fatte crescere. |
| 15 - Per l'ordine e la
sicurezza |
| La
malavita (grande o spicciola, organizzata o non) che opera in Padania è quasi
completamente di importazione italiana o extracomunitaria. La percentuale dei condannati e
dei galeotti nati in Padania è largamente minoritaria e riguarda nella grande maggioranza
dei casi i reati meno violenti e più tipici delle società post-moderne. Si può
affermare che la gestione della giustizia in Padania sia un fatto reso del tutto estraneo
alla nostra gente: poliziotti, magistrati, funzionari di Tribunale, avvocati e guardie
carcerarie sono in larghissima parte meridionali e i reati sono commessi in ampia misura
da foresti e da stranieri extracomunitari. Oltre che dalla grande criminalità
organizzata, la Padania è oggi impestata da uno stillicidio di reati commessi da un
esercito di balordi, sbandati, drogati, piccoli delinquenti e mascalzoni abituali che
rendono insicure le nostre strade ma anche le nostre stesse case. Si tratta di misfatti
che sono particolarmente odiosi perché sono commessi contro la gente comune, contro i
più deboli, contro tutti i cittadini che non sono difesi e a cui è impedito di
difendersi da uno Stato inefficiente, spesso corrotto e a volte in aperta combutta con la
criminalità. A volte il lassismo italiano è frutto di precise scelte politiche, come nel
caso della accettazione degli immigrati clandestini e degli zingari cui vengono concessi
la più totale immunità e addirittura congrui sussidi economici. Solo la presenza di una
magistratura e di una polizia padane, con leggi fatte da una Padania indipendente potranno
ridare sicurezza e serenità a popoli tornati padroni a casa loro e liberi di vivere
secondo le proprie usanze costruite sull'abitudine al lavoro, sull'onestà e sul rispetto
scrupoloso della legalità. |
| 16 - Per una giustizia
migliore |
| Il
termine di "giustizia" ha perso in Italia il suo più vero significato. Oggi
ottenere giustizia è difficile ed è quasi impossibile farlo entro limiti di tempo
civili. Le cause normali arrivano a durare decenni e solo quelle dei potenti hanno qualche
possibilità di concludersi in tempi ragionevoli. Le sentenze hanno l'aspetto di
declamazioni iniziatiche, di trucchi procedurali e non c'è fiducia nella giustizia
pubblica. La nostra gente si sente (ed è) vittima di cavilli, di legulei verbosi e
inconcludenti, di formule ermetiche che non capisce e che sicuramente non rispondono alle
sue esigenze e alle necessità di ogni società civile. Il diritto romano che aveva già
il vizio di origine di favorire non già la ricerca della verità ma l'abilità dialettica
e procedurale si è ulteriormente degradato in una visione bizantina e borbonica della
giustizia che ha perso di vista da tempo il suo vero scopo primario che è quello di
scandire sulla base della "amministrazione della giustizia" i ritmi della vita
comunitaria. La nostra gente si sente avviluppata da un sistema truffaldino di parole e
inganni che è forse adatto all'italica assuefazione all'imbroglio o alla mediterranea
tolleranza per le pulsioni a delinquere ma che si scontra con la mentalità europea dei
Padani cui meglio si adatterebbero le consuetudini giuridiche longobarde o sassoni fatte
di pragmatismo, chiarezza e certezza delle sentenze. Con l'indipendenza, la Padania ha
l'occasione di darsi delle leggi semplici e chiare, di cancellare il macchinoso apparato
legislativo italiano (fatto di 200-300mila leggi e leggine) e di ridare alle proprie genti
una giustizia efficiente e credibile. |
| 17 -
Per risolvere il problema degli extracomunitari |
| L'Italia
non ha nessun interesse a risolvere il problema dell'immigrazione clandestina le cui
nefaste conseguenze sono in larga parte scaricate sui popoli padano-alpini. Il regime
catto-mafio-comunista che la governa vede nell'invasione extracomunitaria l'occasione di
loschi affari economici, di rivalse elettorali anti-padane (il voto degli stranieri), di
perturbazioni sociali da cui ha sempre sperato di trarre vantaggi politici; in particolare
gli stranieri (meglio se irregolari) sono la scusa per il mantenimento in vita di
organizzazioni di assistenza sovvenzionate con denaro pubblico, sono fonte di reclutamento
di manovalanza per la criminalità organizzata e sono l'occasione per saldare vecchi
debiti politici (contratti con i vecchi regimi comunisti o con i paesi islamici) nati da
poco chiare transazioni e mediazioni economiche o da appoggi di vario genere.
Nell'invasione straniera, le forze politiche anti-padane e unitariste vedono una forma di
edulcoramento delle identità popolari e la distruzione di tessuti sociali antichi e
vitali. La società multirazziale che caldeggiano non è che la naturale continuazione
della criminale politica di annullamento delle culture locali a vantaggio di una identità
italiana artificiale e innaturale. La Padania indipendente si baserà sul fondamentale
riconoscimento delle identità locali che dovranno essere difese da ogni tentativo di
disgregazione. Saranno da noi benvenuti e tutelati tutti gli stranieri che metteranno a
disposizione della comunità la loro voglia di lavorare. In Padania entrerà però solo
chi sarà in regola con le disposizioni di legge e se ce ne sarà effettivo bisogno.
Infatti finchè ci sarà un solo padano senza lavoro non dovrà entrare nessuno straniero. |
| 18 - Per disporre di un sistema di infrastrutture moderno ed efficiente |
| Pur
disponendo del prodotto interno lordo (PIL) procapite tra i più elevati dell'Unione
Europea, la Padania vive in una situazione fisica da terzo mondo con un patrimonio
infrastrutturale vecchio e cadente, che costituisce un aggravio aggiuntivo ai costi di
produzione. L'Italia investe da decenni i soldi drenati in Padania in infrastrutture
inutili e faraoniche nel Meridione e non provvede alla costruzione di opere essenziali
alla vita delle nostre comunità. Così, si costruiscono strade e autostrade nel sud dove
non ce n'è alcuna necessità, si progetta un megalomane ponte sullo Stretto di Messina e
nelle regioni padane si viaggia su strade strette, antiquate, intasate fino
all'inverosimile e si richiedono pedaggi esosi per tratte autostradali dove ci si muove a
passo d'uomo. Lo stesso vale per le ferrovie e per gli aeroporti, ma anche per la rete
telefonica, per i sistemi di cablaggi, per le comunicazioni via etere e - peggio del
peggio - per i servizi postali. Nella Padania indipendente il sistema stradale e
autostradale sarà razionalizzato e potenziato per permettere spostamenti di uomini e
merci con rapidità, i pedaggi saranno aboliti o concentrati in un unico pagamento su
modello svizzero, e saranno raddoppiate e modernizzate le principali linee ferroviarie.
Questo è sempre stato un paese all'avanguardia nelle ricerche e nelle applicazioni
tecnologiche e l'indipendenza gli permetterà di tornare al passo con i paesi stranieri
più avanzati. |
| 19 - Per mettere fine a ogni forma di razzismo contro i Padani |
| Oggi
i popoli padano-alpini sono l'oggetto di continui attacchi e discriminazioni di stampo
razzista. Questo avviene sotto forma di calunnie sistematiche che tendono a mostrare i
popoli meridionali come intelligenti e colti e quelli padani come un'accozzaglia di
ignoranti e sottosviluppati buoni solo a lavorare e a pagare le tasse. Il Sud, si dice, è
un paese dalla civiltà millenaria e dalla profonda cultura, mentre la Padania è una
plaga poco più che barbara, appena rischiarata dal faro della civiltà mediterranea. Sui
giornali e nelle televisioni, frotte di presentatori grassocci, di giornalisti saputa e di
filosofi arroganti non perdono occasione per insultare i popoli padani e per esaltare
l'intelligenza e la furbizia mediterranea. Questo atteggiamento razzista ha un suo
corollario pratico nei risultati dei concorsi pubblici e nell'assegnazione di posti di
lavoro e di privilegio: i laureati nelle università meridionali hanno inevitabilmente
voti più alti, nei ministeri, nei posti di comando, nelle redazioni dei giornali e dei
telegiornali vengono spediti quasi solo meridionali più furbi (e raccomandati) dei
Padani. Lo stesso vale anche per tutti i posti che non richiedono necessariamente
particolari doti intellettuali o speciale erudizione: ma anche lì, fra carabinieri,
postini e tranvieri, continuano a prevalere membri della razza ritenuta superiore. Solo
l'indipendenza della Padania può porre fine a questa situazione discriminatoria:
utilizzeremo al meglio innanzi tutto la nostra gente e le graduatorie dei concorsi saranno
finalmente compilate sulla base di meriti effettivi e non in funzione del luogo di nascita
o dell'etnia di appartenenza. |
| 20 -
Perché non ci piace essere chiamati mafiosi |
| Ogni
volta che si ha a che fare con degli stranieri che non ci conoscono personalmente, c'è il
concreto pericolo, in quanto cittadini italiani, di venire scambiati per mafiosi. U idea
che in giro per il mondo si ha degli Italiani è infatti quella di un popolo di
camorristi, mandolinisti, traditori, ladruncoli e mangiatori di spaghetti: ovunque si
raccontano barzellette sulle doti di "eroismo" dell'esercito italiano,
sull'abilità di maneggiare coltelli e grimaldelli e sull'agilità di "cambiare
alleanze" degli abitanti della penisola. Questo è il frutto di poco edificanti
episodi storici dell'ultimo secolo, del comportamento di tanti emigrati mediterranei e
della pessima stampa che gli Italiani stessi si sono costruita. Nei paesi dove c'è stata
una forte emigrazione di genti padane è sempre sufficiente specificare la propria regione
di provenienza per vedere radicalmente cambiati giudizi e atteggiamenti ma in tutti gli
altri posti occorre ogni volta cimentarsi in laboriose disquisizioni per spiegare la
differenza fra i vari tipi di popoli che sono conosciuti in giro come
"italiani". Sono inconvenienti che non capitano di certo a Ticinesi, Monegaschi
o a cittadini di San Marino. Sono guai che non capiteranno neppure più ai cittadini della
Padania quando questa sarà indipendente: essi saranno accolti come gli abitanti di un
paese civile e rispettabile, come uno dei paesi più colti e prosperi del mondo. |
| 21 - Per salvaguardare la nostra agricoltura e i nostri prodotti |
| Oggi
l'agricoltura padana è attiva e produttiva ma è continuamente penalizzata dallo stato
italiano che favorisce in ogni occasione quella mediterranea. Nei rapporti con la
Comunità Europea, il governo di Roma difende solo i prodotti meridionali (magari non
competitivi) e sacrifica quelli padani che sono invece di ottima qualità e che avrebbero
immense possibilità di conquistare mercati anche difficili. Roma difende le produzioni di
olio di oliva e di agrumi ma sacrifica criminalmente i produttori di riso, latte e carne.
1 nostri vini, che potrebbero conquistare ogni mercato, vengono penalizzati dall'obbligo
della distillazione, favorendo i prodotti scadenti meridionali. Si è addirittura arrivati
a inventare una parossistica mitologia attorno alla così detta "dieta
mediterranea" per favorire certi prodotti e certi comportamenti. La Padania ha una
gamma di prodotti agro-alimentari vasta per varietà e ineguagliabile per qualità che
viene sistematicamente umiliata dal colonialismo romano. Charles De Gaulle diceva che la
civiltà di un paese si misura anche dal numero e dalla qualità dei formaggi che produce:
anche in questo la Padania libera riacquisterà il suo ruolo di uno dei paesi più civili
del mondo. |
| 22 - Per interrompere la "marcia verso la morte" della nostra
gente |
| Negli
anni successivi alla seconda guerra mondiale il tasso di natalità della popolazione
tirolese della Provincia di Bolzano era pericolosamente precipitato a fronte di una
crescita demografica di quella "italiana" e di un continuo flusso immigratorio.
In quella occasione si era parlato di "marcia verso la morte" della antica
comunità sud-tirolese. Il fenomeno si è interrotto e ribaltato con l'ottenimento di
ampie forme di autonomia: oggi quella comunità è vitale e mostra la propria forza
richiedendo fette sempre più grandi di libertà. L'intera Padania sta' oggi vivendo una
esperienza simile: è il paese con il più basso tasso di natalità del mondo intero e
vede la propria terra riempirsi di immigrati prolifici. Le cause di questa situazione
vanno cercate nella precarietà di tante situazioni economiche, nell'incertezza del futuro
ma anche nella caduta di libertà, nella perdita di fiducia nelle risorse comunitarie e
nella crisi di identità. Molti Padani hanno oggi paura di affidare i loro figli a una
società "spadanizzata" e impoverita di quei valori che hanno sempre fatto di
questa terra un focolaio di vita e di vitalità. La pericolosa tendenza può essere
invertita solo ridando alla nostra gente fiducia e speranza: è certo che l'indipendenza
della Padania (con la conseguente prospettiva di ricostruire una società piena di antiche
certezze e di forti identità) porterà la nostra società a trovare condizioni anche
demografiche più equilibrate. Popoli liberi mettono al mondo figli desiderati e liberi. |
| 23 - Per tornare ad
essere europei |
| La
Padania è da sempre il cuore dell'Europa. Qui sono sorte le prime comunità organizzate
dell'Europa continentale, qui hanno abitato popoli che provenivano dal centro e dal nord
dell'Europa. La Padania ha sempre avuto contatti strettissimi con i paesi d'oltre Alpi, ha
fatto parte delle stesse entità politiche e degli stessi processi culturali. Essa fa
parte di quella Europa Lotaringia che unisce i Paesi Bassi alla Toscana e che è da sempre
la patria delle autonomie locali, della tolleranza e della strenua difesa delle libertà
individuali e comunitarie. Per millenni i suoi legami più stretti sono stati con la
Gallia, la Catalogna, la Toscana, la Svizzera, la Baviera, l'Austria, l'Ungheria e anche
con l'Irlanda. A questi si aggiungevano stretti rapporti culturali e commerciali con
l'Oriente mediterraneo che facevano della Padania un formidabile crocevia di idee, uomini
e merci. Con l'unità d'Italia, questi contatti e rapporti si sono rovesciati: tutti i
legami storici della Padania sono stati tranciati per creare un sodalizio artificioso e
innaturale con Roma, il Meridione e con il mondo mediterraneo. L'Italia romana si colloca
oggi ai margini della vera Europa, dove si costruisce la storia e l'economia
contemporanea, è un paese provinciale e marginale, quasi balcanico. La Padania si è
così trovata a dover intrattenere relazioni con paesi esotici e lontani e a rinunciare ad
antichissimi legami organici che solo con l'indipendenza potrà riallacciare ridiventando
così un paese europeo a tutti gli effetti. |
| 24 - Per rispetto di tutti quelli che sono morti per la libertà |
| La
storia padana è una continua lotta per le libertà e le autonomie dei nostri popoli. Per
questo, nel corso dei millenni della loro storia, i Padani hanno sacrificato ricchezze e
vite umane: dai combattenti celti e longobardi, ai cavalieri della Lega, dagli Insorgenti
fino a tutti gli uomini che sono morti nelle guerre del Risorgimento, sulle barricate
milanesi del 1848 per l'autonomia e a San Martino per creare il Regno dell'Italia
Superiore. Tutti i nostri morti meritano rispetto, anche quelli che erano
"contro" o che sono morti senza la precisa consapevolezza delle loro azioni.
L'Italia ha sempre creato discriminazioni anche fra i morti: quelli "buoni" cui
dedicare monumenti e onori e quelli "cattivi" da disprezzare e dimenticare. La
Padania libera mostrerà grande rispetto per tutti: per i soldati lombardo-veneti di
Radetzky che volevano conservare le autonomie locali all'interno dell'Impero e per le
migliaia di Padani massacrati nella Prima Guerra Mondiale per disciplina, per senso del
dovere e per ubbidienza nei confronti di chi ha abusato di loro "per costruire il
sentimento nazionale" e per perseguire fini economici e politici d'altro genere.
Tutti i nostri morti saranno rispettati: quelli vittime del colonialismo italiano a fianco
di quelli che si sono coscientemente battuti per difendere le proprie case, i propri beni
e le proprie antiche libertà contro prepotenti e oppressori. |
| 25 - Perché lo permettono e sollecitano le norme internazionali |
| Esiste
tutta una ormai consolidata traccia giuridica internazionale, che va dai 14 punti del
presidente Wilson alla Carta di Helsinki e che garantisce il diritto di autodeterminazione
di ogni popolo. Secondo tali documenti, che non fanno che ribadire un inalienabile diritto
naturale, ciascuna comunità umana deve godere della assoluta libertà di disporre dei
propri destini decidendo la propria forma istituzionale, con chi stare e con chi non
stare. Tali diritti trovano un elemento di rafforzamento e di quasi-obbligatorietà quando
le comunità sono oggetto di deprivazione economica e culturale. La Comunità dei popoli
padani è soggetta a ripugnanti forme di oppressione culturale e a un sistematico
sfruttamento economico che sottolineano e rendono ancora più legittima la sua richiesta
di autodeterminazione. Naturalmente la Padania indipendente dovrà garantire il rispetto
di uguali diritti a tutte le sue componenti. |
| 26
- Per solidarietà nei confronti della nostra gente |
| Dietro
grandi e ipocrite enunciazioni di solidarietà, il regime italiano nasconde solo la sua
continua rapina nei confronti della Padania che accusa di egoismo quando cerca di
ribellarsi. I beneficiari della solidarietà forzosa che ci viene imposta sono sempre più
lontani o evanescenti (i popoli del terzo mondo, i diseredati della terra) ma in realtà
sono i burocrati, i politici e i funzionari dello stato centralista che ingrassano e si
arricchiscono alle spalle dei contribuenti padani e un esercito di parassiti (finti
invalidi, disoccupati cronici, pensionati baby) che dal Meridione assistito fornisce la
forza elettorale che serve per tenere in piedi la struttura di rapina. La solidarietà
individuale deve essere frutto di una libera scelta e non può essere imposta per legge.
La solidarietà comunitaria è invece il risultato di un patto liberamente sottoscritto
fra i membri di una comunità organica e va esercitata innanzi tutto nei confronti dei
sottoscrittori del patto, a partire dai più vicini. Oggi sono proprio i nostri bisognosi
veri quelli che ricevono meno solidarietà pubblica o che non ne ricevono affatto: gli
ospedali padani sono pieni di foresti e di extracomunitari che non hanno mai pagato un
soldo di tasse, il nostro sistema sanitario è una greppia su cui si affannano gli sgherri
dei partiti romani, e le nostre comunità locali non dispongono più delle risorse per
assistere i nostri anziani, bisognosi e ammalati. Nella Padania indipendente ogni
comunità dovrà provvedere con le proprie risorse ai propri bisognosi secondo il
principio di sussidiarietà: solo quando avremo risolto tutti i nostri problemi, quando
avremo organizzato cure adeguate per tutti i nostri malati e anziani, quando ci saremo
presi cura di tutti i nostri bisognosi potremo aiutare concretamente anche i (veri)
bisognosi altrui. |
| 27
- Per assicurare la giusta pensione a chi ha lavorato |
| Il
sistema pensionistico italiano è completamente disastrato e schiacciato da una tremenda
mole di debiti derivata anche dall'avere concesso pensioni a milioni di cittadini che non
ne hanno diritto, che non hanno mai versato contributi o lo hanno fatto in misura
irrisoria e per l'erogazione di lussuose prebende a una schiera di alti burocrati e
funzionari, politici, sindacalisti e parassiti di regime. L'istituto della pensione è
diventato uno strumento di assistenza e di acquisto di consensi elettorali. Oggi una larga
fetta dei contributi viene raccolta nelle regioni padane e una notevole percentuale di
pensioni di assistenza (erogate con varie giustificazioni) viene elargita nel Meridione.
Lo scandalo delle false pensioni soprattutto di invalidità) continua: hanno avuto esito
risi le tanto strombazzate campagne di controllo e di moralizzazione e non esiste
alternativa perché il regime sopravvive grazie al voto di scambio che deriva da questa
situazione. Lo stato italiano presto non sarà più in grado di pagare pensioni se non con
forti aumenti del prelievo fiscale questo penalizzerà i lavoratori che hanno versato
regolarmente i contributi e non certo le bande di fannulloni truffatori che non hanno mai
pagato una lira. Solo l'indipendenza della Padania, i pensionati padani (v possono vedere
assicurata la propria pensione. Non dissanguate dalla rapina continua perpetrata dallo s
italiano, le comunità padane saranno infatti perfettamente in grado di fare fronte ai
propri impegni sociali fino definizione di una radicale riforma dell'intero settore faccia
percepire pensioni maturate dalla capitalizzazione dei contributi. |
| 28 - Per avere
scuole più efficienti |
| Il
sistema scolastico pubblico italiano è oggi considerato una sorta di area parcheggio per
giovani che andranno a intasare il mercato della disoccupazione e una forma di assistenza
diffusa per molte migliaia di insegnanti che non avrebbero altro lavoro. Il posto di
insegnamento viene usato dal potere politico come merce di scambio elettorale per una
grande massa di persone, principalmente di origine meridionale. Distribuendo stipendi a
questa gente, il regime si assicura anche un altro servizio fondamentale che consiste
nello snaturamento culturale delle regioni padane dove tali insegnanti vengono inviati:
essi diventano lo strumento di penetrazione di idee politiche unitariste, di scardinamento
di antiche abitudini linguistiche e di massificazione e banalizzazione delle formazioni
culturali dei giovani. In una società moderna, il ruolo degli insegnanti deve essere
invece fondamentale per la conservazione e il rafforzamento di culture e identità locali:
essi devono integrare il lavoro di formazione e di arricchimento identitario delle
famiglie. Per questo è fondamentale che gli insegnanti siano locali e che l'insegnamento
riguardi anche tutte le forme di cultura e di identità locale. Con l'indipendenza della
Padania, il sistema scolastico disporrà di maggiori risorse economiche e sarà
organizzato in base al principio di sussidiarietà sui vari livelli di autonomia
comunitaria. Analoghe riflessioni vanno fatte per l'istruzione universitaria (nel solco di
una tradizione antica, cresciuta proprio in Padania), per la ricerca scientifica e per il
valore legale dei titoli di studio. |
| 29
- Perché lo richiede la globalizzazione dei mercati |
| Uno
dei motivi che hanno portato alla formazione dei grandi stati nazionali era la necessità
di disporre di un mercato interno (spesso protetto) sufficientemente ampio da sorreggere
la costruzione di una struttura produttiva industriale. Molti dei più aspri scontri
militari sono avvenuti per allargare o difendere tali mercati nazionali e le loro zone di
influenza. Oggi i mercati si sono dilatati a dimensione globale e non hanno più senso
(né sarebbero possibili) politiche protezionistiche o la conservazione di sistemi di
mercato chiusi. Nella competizione economica mondiale (dove tutti devono giocare a tutto
campo) sono avvantaggiati i sistemi più agili, moderni ed efficienti in grado di
competere sulla base della qualità dei prodotti, dei prezzi e della rapidità di
adeguamento ai cambiamenti di esigenze. In questa situazione perdono di significato i
mercati nazionali e si trovano fortemente penalizzati i sistemi come quello italiano che
hanno altissimi costi di produzione (a causa di una fiscalità esosa), scarsa
flessibilità (alta sindacalizzazione e normative farraginose) e un intreccio
infrastrutturale antiquato e inefficiente. Oggi la cosiddetta Impresa Italia si trova in
enormi difficoltà a causa dell'oppressione statalista, dell'eccessiva (e corrotta)
burocrazia che la governa, della situazione da socialismo reale in cui l'ha cacciata la
sua classe politica e dell'inefficienza parassitaria di una larga fetta del paese. La
Padania indipendente costituirebbe invece una unità produttiva ideale per dimensioni, per
caratteri e per propensione all'efficienza: liberata dalla struttura parassita ria dello
stato italiano, essa diventerà un soggetto agile e capace di assumere una posizione
vincente sul mercato mondiale. |
| 30 - Per consentire alle nostre Comunità di gestire le proprie risorse |
| Oggi
gli enti locali padani (Comuni, Provincie e Regioni) ricevono dallo stato centralista
romano una piccolissima frazione di quanto le nostre genti versano sotto forma di tasse e
di balzelli. 1 nostri enti locali sono in continua lotta con bilanci striminziti che non
consentono gli interventi e gli investimenti di cui le nostre comunità avrebbero bisogno
per garantirsi qualità di vita di livello europeo. Oggi i Padani hanno un PIL procapite
tra i più elevati dell'Unione Europea, soffrono di livelli di prelievo fiscale fra i più
alti del pianeta ma vivono in condizioni ambientali e hanno servizi e infrastrutture da
terzo o quarto mondo. Lo stato italiano distribuisce le risorse drenate in Padania in
funzione clientelare favorendo le regioni meridionali da cui attinge il suo potere
elettorale: così i comuni e le regioni del Mezzogiorno ricevono contributi altissimi e le
nostre comunità elargizioni che somigliano a elemosine. 1 contributi dello stato ai
comuni vanno dalle 220.000 lire pro capite del Friuli alle 544.000 della Campania. Il
grado di copertura delle spese programmate va dal 67,1% della Lombardia al 26,4% della
Calabria: la differenza viene elargita dallo stato attingendo alle tasse riscosse in gran
parte in Padania. Con l'indipendenza si portano i rapporti del dare-avere a valori più
onesti e - anche a fronte di una generalizzata diminuzione della pressione fiscale - si
avrà un enorme aumento delle risorse a disposizione degli enti locali e delle comunità
padane. Non ci sarà più una struttura centrale parassitaria da mantenere e saranno
eliminati tutti gli sprechi derivanti dalla gestione clientelare e assistenzialistica del
potere. |
| 31 - Per salvare i nostri risparmi e i nostri investimenti |
| Oggi
i risparmi dei Padani sono messi a repentaglio dall'esosità dello stato, dall'inflazione
e dai vizi del sistema bancario italiano. Lo stato da anni ormai va raccontando di essere
riuscito ad abbattere l'inflazione e mente: i suoi dati sono il frutto combinato di
manipolazioni statistiche e degli effetti della recessione e contrazione dei consumi. A
questo si aggiungono le vessazioni che il potere centrale impone al sistema bancario. Gli
istituti di credito padani non sono di fatto liberi di organizzare una propria politica,
tutto è regolato per legge ed esistono forti e ingiuste imposizioni sull'indirizzo degli
investimenti. Oltre a tutto ciò le banche padane sono continuamente chiamate a fare
fronte ai disastri finanziari di quelle meridionali (Banco di Napoli, Sicilcassa, e non è
finita ... ) che sprecano risorse, alimentano l'assistenzialismo parassitario e
arricchiscono le organizzazioni criminali a spese dei contribuenti. L'Italia è di fatto
divisa in due economie che necessitano di due sistemi economici istituzionalizzati e di
due monete. Per salvaguardare i risparmiatori e gli investitori padani serve
l'indipendenza del nostro paese. |
| 32 - Per
garantire ogni forma di libertà |
| L'Italia
unita ha sempre avuto una forte propensione per i regimi antilibertari. La sua storia è
una continua ricerca dei poteri forti e delle soluzioni autoritarie; è stata una
pressoché continua espressione di sopraffazione delle libertà politiche, religiose,
economiche, culturali e civili. Questa predisposizione nasce da due fattori principali. Il
primo è rappresentato dalla insicurezza identitaria: l'Italia non è mai esistita nella
coscienza popolare e si è formata solo con un atto di violenza militare e di
sopraffazione politica e per questo necessita di imporsi con la forza. Ogni concessione
alle libertà porta inevitabilmente a una esplosione di domanda di autonomia e, quindi,
alla disgregazione dello stato nazionale tenuto assieme da prefetti e sbirri. Il secondo
fattore deriva dal tipo di cultura dell'etnia predominante e dalla storia di larga parte
della penisola che ha conosciuto solo poteri forti, accentratori e assolutisti che non
ammettevano alcuna forma di autonomia politica e amministrativa e nessuna forma di
dissenso culturale. Questa antica propensione mediterranea e mediorientale per
l'illiberalità è stata trasmessa all'Italia unita e fatta propria con facilità da
fascisti, comunisti e prepotenti di ogni sorta. Oggi si è creata una nuova forma di
regime che nasce dalla saldatura di tutti i poteri forti e occulti di questo paese, dal
comunismo al Vaticano, dalle logge industrial-massoniche alla Mafia. t un regime che tende
a sopprimere ogni diversità, ogni dissenso e, ogni aspirazione a libertà politiche,
religiose e culturali. E anche un regime che è fortemente nemico di ogni aspirazione
autonomistica. Solo l'indipendenza della Padania può distruggere alla base ogni tendenza
autoritaria di matrice unitarista e meridionale. La storia padana è infatti una continua
ricerca di pluralità, di autonomie, e di libertà a tutto campo. |
| 33
- Per andare e restare in Europa, senza soccombere |
| Nonostante
tutte le sparate propagandistiche dei regime, la repubblica italiana non è in grado di
soddisfare i così detti parametri di Maastricht. Barando sui numeri e moltiplicando i
suoi ignobili trucchi contabili, il regime potrà forse riuscire a stare dentro ai limiti
richiesti per il PIL e per l'inflazione ma non riuscirà mai a gestire il suo enorme
debito pubblico, che è oltre a tutto assai più grande di quanto ammesso. Quando anche,
per una operazione di salvataggio politico truffaldino per ragioni politiche degli altri
governi, l'Italia dovesse essere ammessa alla prima fase dell'Unione Monetaria, essa non
sarà comunque in grado di tenere il passo con le altre economie se non con sacrifici di
portata tale da schiacciare definitivamente la nostra economia. In queste condizioni
l'Europa non potrà che essere una presenza disastrosa per l'Italia. Molto diverso è il
discorso per la Padania indipendente che potrebbe non solo accedere alla Comunità con una
certa facilità ma che vi potrebbe anche rimanere in condizioni di grande vantaggio per la
sua alta competitività. Per questo occorre subito creare un sistema di doppia moneta che
permetta alla Padania di accedere da subito a Maastricht e all'Italia meridionale di
potere svalutare liberamente la propria valuta e tentare di tornare concorrenziale sui
mercati mondiali. L'indipendenza della Padania è un vantaggio anche per l'Italia. |
| 34 - Per essere ricchi |
| Oggi
la Padania ha un Prodotto interno lordo per abitante tra i più alti dell'Unione Europea:
in particolare la Valle d'Aosta, la Lombardia e l'Emilia hanno un PIL che è più alto del
125% del valore medio comunitario e le altre regioni padane un PIL che va dal 100 al 125%
della stesso valore. Questo significa che, anche nelle sue attuali condizioni di
sottomissione coloniale, la Padania è tra le comunità più ricche dell'Unione Europea.
Nel caso di indipendenza e di liberazione dai balzelli, dallo sfruttamento economico e
dalle imposizioni romane, il nostro paese potrebbe ulteriormente accrescere la propria
ricchezza diventando uno dei paesi più prosperi del mondo intero. 1 popoli padani hanno
faticosamente conquistato le loro attuali condizioni con l'intelligenza, con il lavoro, la
costanza e lo spirito di sacrificio di generazioni. Oggi la Padania è però sottoposta a
uno sfruttamento economico che non ha uguali al mondo intero: ogni padano
"regala" all'Italia parecchi milioni l'anno e l'unità è costata alla Padania
una cifra enorme che qualcuno ha detto essere addirittura superiore al drenaggio di
ricchezze effettuato dall'Impero Spagnolo in tutta l'America latina nel corso di parecchi
secoli. Se guadagnata onestamente e correttamente, la ricchezza è un vantaggio ma anche
una ragione di orgoglio di un popolo che ha il diritto di conservarla e di difenderla da
ogni interferenza esterna e da ogni tentativo di rapina. La migliore difesa della giusta
prosperità dei padani è l'indipendenza della nostra terra. |
| 35 - Per una busta
paga più giusta |
| Oggi
la busta paga dei lavoratori dipendenti è più che dimezzata da tasse e balzelli ma è
anche gravata da prelievi finalizzati a mantenere una struttura sindacale parassitaria e
asservita al regime. 1 lavoratori dipendenti sono costretti a pagare contributi che
servono al mantenimento di falsi invalidi, di baby pensionati e di gente che non ha mai
lavorato ma che riceve pensioni in cambio del sostegno elettorale ai partiti di regime. 1
lavoratori dipendenti sono anche costretti a pagare contributi per l'assistenza sanitaria
a malati per vocazione, a fannulloni e a extracomunitari che non hanno mai pagato una lira
di tasse. L'alto livello di tassazione serve a mantenere un apparato burocratico
elefantiaco e una massa di assistiti che nulla produce per la comunità: questo incide
però sul costo del lavoro il cui peso rende le nostre aziende meno competitive, frena la
nostra economia e aumenta la disoccupazione. Poco diverso è il discorso sui redditi dei
lavoratori autonomi che sono vittime dello stesso esoso regime fiscale ma che non godono
neppure degli scarni vantaggi assistenziali e pensionistici dei lavoratori dipendenti.
Tutte queste tasse diminuiranno inevitabilmente nella Padania indipendente che avrà una
struttura statale più leggera e che ridurrà l'intervento pubblico al minimo
indispensabile. |
| 36 -
Per dare un avvenire sicuro ai nostri giovani |
| Oggi
in Italia ci sono tassi di disoccupazione piuttosto elevati che atrofizzano il mercato del
lavoro, frustrano ogni sorta di mobilità e di fatto, impedendo di scegliere il lavoro
più gradito, abbassano i livelli di efficienza e di produttività complessivi. Nella
ricerca di un impiego i nostri giovani devono subire la massiccia concorrenza di masse di
meridionali con appoggi politici e corredati di titoli di studio conseguiti in allegria in
generosi istituti scolastici del Sud. Essi devono anche affrontare la concorrenza di
extracomunitari pronti a qualsiasi lavoro, in qualsiasi condizione e a qualsiasi prezzo.
Come se tutto ciò non bastasse, lo stato italiano investe somme ingenti per l'occupazione
giovanile solo nelle regioni meridionali elargendo lauti "prestiti d'onore" e
finanziamenti che sono in realtà delle regalie a fondo perduto e nega ai giovani padani
sovvenzioni e aiuti che creerebbero reale occupazione e genererebbero concorrenzialità
con l'estero e nuove ricchezze. Con l'indipendenza si aprirebbero grandi spazi per i
nostri giovani che avrebbero a disposizione gli impieghi pubblici e il mercato del lavoro
privato (dipendente o autonomo) fra cui scegliere in libertà, senza assilli di
concorrenti "sleali" e prepotenti, in coerenza con le loro vocazioni e
aspirazioni e con grandi vantaggi per l'efficienza produttiva complessiva. |
| 37 - Per
disporre di forze armate efficienti |
| Le
forze armate italiane sono sempre state intese come una occasione di lavoro assistenziale,
come uno strumento di unificazione forzata dei popoli della penisola e come un mezzo di
repressione e di aggressione. Dall'unità si è rinunciato alla leva regionale per paura
di ingovernabilità dei reparti (per aspirazioni autonomiste, diversità etno-linguistiche
o per più semplici propensioni al ribellismo e all'indisciplina di talune genti) e si
sono usate le forze armate come uno strumento per amalgamare giovani di varia provenienza
e di costruire con la forza un sentimento di unità inesistente: in alcuni casi questo
obiettivo è stato addirittura perseguito con guerre sanguinose e disastrose. Questo
utilizzo dei giovani lontano dalle proprie comunità di origine ha anche permesso nel
passato l'impiego delle unità militari in funzione repressiva di moti popolari o di
aggressione colonialista nei confronti di etnie minoritarie. Negli ultimi decenni le forze
armate sono anche state viste come una occasione per dare uno stipendio a masse di
meridionali disoccupati e privi di specifiche qualità professionali. Tutti questi
elementi combinati hanno procurato alle forze armate italiane una fama di inefficienza
meritata in una lunga sequela di insuccessi, sconfitte, catastrofi militari e cedimenti
psicologici. La Padania libera costruirà le sue forze armate sulla base del reclutamento
locale (in sintonia con la gloriosa tradizione dei reparti alpini, che oggi vengono invece
soppressi) e ne farà un elemento di efficienza e di difesa di autonomie, identità e
libertà. |
| 38 - Per
avere una informazione più libera |
| Oggi
l'informazione è nelle mani di pochi potentati economici e di gruppi politici. La
televisione di stato è uno strumento di propaganda del regime catto-comunista e le
televisioni private appartengono a cricche economiche compromesse col potere politico e
sospettate di collusioni mafiose. Lo stesso vale per i grandi quotidiani che sono
asserviti a lobbies industriali o partitiche. Lo stato italiano non ha mai saputo
rinunciare a voler creare un regime anche e soprattutto mediante il controllo degli
strumenti di comunicazione e non ha mai saputo darsi delle regole chiare e funzionanti per
impedire la formazione di pericolosi monopoli. La Padania indipendente sarà uno stato
confederale, non avrà la necessità di costruire un consenso forzoso attorno a un
progetto impopolare (come è oggi l'unità), non avrà poteri politici forti e
centralizzati e - soprattutto - sarà in grado di esprimere il vero liberismo attraverso
la difesa della pluralità dell'informazione, garantita da adeguate leggi anti-trust. |
| 39 - Per ridurre
l'evasione fiscale |
| Fa
parte del bagaglio delle menzogne del regime italiano sostenere che l'evasione fiscale sia
un fenomeno padano e che i padani abbiano la vocazione degli evasori. Si danno poi cifre
assolutamente inattendibili per cercare di dimostrare che la lotta all'evasione potrebbe
consentire di risanare le disastrate finanze dello stato. Il fenomeno dell'evasione è
invece assai più rimarchevole nel Mezzogiorno dove il lavoro in nero è diffuso, dove
molti statali hanno un doppio impiego, dove circolano enormi quantità di denaro frutto di
azioni malavitose, dove alcuni balzelli (come il canone TV o il bollo auto) vengono
allegramente e sistematicamente ignorati e dove una larga fetta delle costruzioni sono
abusive. 1 dati disponibili descrivono una evasione meridionale assai diffusa: si ritiene
ad esempio che la percentuale di potenziale evasione ICI vada dall'1,43% della Lombardia
al 17,64% della Calabria. A tutto questo si deve aggiungere che i controlli vengono
effettuati quasi esclusivamente in Padania (dove spesso assumono carattere persecutorio e
punitivo) e che gran parte degli 007 del Ministero delle Finanze se ne sta scrupolosamente
lontana da certe aree meridionali. L'evasione è in ogni caso legata al livello di
tassazione e tende a crescere in situazioni di oppressione fiscale esercitata anche
attraverso la moltiplicazione dei balzelli e la complicatezza degli adempimenti. Nella
Padania indipendente la pressione fiscale sarà molto più bassa, semplificata e la sua
gestione sarà affidata a enti molto più vicini ai cittadini (Comuni, Province) e sulla
base delle reali esigenze delle comunità e in virtù di scelte democratiche. Ogni
comunità deciderà infatti, sulla base del principio di sussidiarietà, quali spese
saranno necessarie e in quale modo reperire le relative risorse finanziarie. |
| 40 -
Per liberarci da tutte le pantegane di regime |
| Dietro
all'unità e ai suoi simboli retorici, ma anche dietro alle leggi liberticide e fasciste
che vengono applicate contro chi propugna le autonomie si nascondono tutti gli intrallazzi
e gli affari più loschi imbastiti da una classe politica fatta di vecchie pantegane.
Sarnuel Johnson diceva che "il patriottismo è l'ultima difesa dei mascalzoni" e
tale definizione si attaglia perfettamente all'attuale situazione italiana che vede gruppi
di potere ambigui, sodalizi mafiosi, maneggioni curiali e parassiti di partito e di
sindacato, tutti uniti nel difendere la sacralità dell'unità d'Italia e per sventolare
il tricolore. L'indipendenza della Padania dovrà anche significare un radicale rinnovo
della classe dirigente e una drastica contrazione dei poteri affidati a politici e
burocrati. La Padania avrà una struttura federale basata su comunità organiche che
controlleranno le poche attribuzioni rimaste ai poteri pubblici ai livelli più bassi
possibili, dove il controllo democratico del popolo sarà più facile e immediato e dove
sarà più difficile ripristinare il sistema corrotto e costoso che è diventato la norma
nella repubblica italiana. |
| 41 - Per
ricostruire una società più civile |
| Oggi
anche le regioni padane vengono impestate da comportamenti e da manifestazioni di
immoralità che non appartengono alla cultura dei nostri popoli ma, quel che è peggio,
certi comportamenti deviati vengono ormai quasi tranquillamente accettati quando non
addirittura contrabbandati come normali. Atti che in passato avrebbero suscitato la
reazione sdegnata delle nostre genti vengono ora subiti con rassegnazione. Rapimenti,
estorsioni, scippi, violenze sui minori, rapporti incestuosi, lo sfruttamento della
prostituzione di famigliari e violenze sanguinarie e gratuite non hanno mai avuto nessuna
ospitalità o indulgenza nella vita sociale delle nostre comunità neppure nei momenti
più tristi della loro lunga storia. Lo stesso vale anche per comportamenti assai meno
gravi ma non meno fastidiosi che sono invece diventati normale quotidianità: ci sono
atteggiamenti incivili nei confronti del prossimo che sono stati importati da altre
latitudini che un tempo erano da noi appannaggio solo di pochi maleducati. Il chiasso per
strada e nelle case, la sporcizia, l'incuria, il disordine, il gettare tutto per strada, i
botti a Capodanno, le piccole e grandi prepotenze, le raccomandazioni, la pretesa di
accedere col denaro a qualsiasi cosa, gli sberleffi per gli anziani sono tanti piccoli
segni di un disegno che viene perseguito con l'utilizzo di certi flussi migratori ma anche
attraverso gli spettacoli televisivi. Si tratta di una melassa di inciviltà che ci
allontana sempre più dal normale comportamento degli altri popoli europei e che può
esser efficacemente curata con l'indipendenza e con il ripristino di consuetudini padane
di vita civile. |
| 42 - Per rivitalizzare il senso di appartenenza alle nostre comunità |
| La
pretesa propagandistica di inventare una identità italiana ha avuto come inevitabile e
triste corollario il tentativo di soffocare e marginalizzare ogni autentico senso di
appartenenza alle comunità organiche o alle 'Piccole Patrie" padane. Si è cercato
di creare un senso di italianità (sempre impregnato di meridionalismo e di retorica), si
è addirittura arrivati alla follia di voler definire una "pura razza italiana",
si è combattuto l'uso delle lingue locali anche con leggi liberticide, si è riscritta la
storia e si sono cercati di cancellare i mille smaglianti colori delle diversità padane
sotto una uniforme mano di grigio. Ogni manifestazione di localismo è stata bollata come
"campanilismo" e si è cercato di ridurre le culture locali a fenomeni di
folklore. Il senso di appartenenza alle comunità organiche è però stato più forte di
ogni prepotente imposizione di italianità e oggi riaffiora con energia e vitalità.
L'indipendenza della Padania si basa anche su questi sensi di identità che verranno
riconosciuti, istituzionalizzati e assunti quali principi di fondazione delle ritrovate
libertà. La Padania sarà la libera unione fraterna delle Comunità storiche ed
etno-nazionalistiche che la compongono, la fanno ricca e la distinguono dal grigiore degli
stati centralisti. |
| 43
- Per favorire le attività artigianali e commerciali |
| Da
sempre la Padania è terra di commercianti e di mercanti abili e coraggiosi; le navi
veneziane e genovesi hanno costruito il commercio moderno assieme ai banchieri e ai
mercanti lombardi e toscani. Le nostre terre hanno anche sempre prodotto artigiani e
imprenditori capaci di produzioni bellissime e altamente competitive; lo stesso spirito di
amore per il lavoro sposato a inventiva e intelligenza ha creato un ricco tessuto di
piccole e medie imprese che proseguono l'antica tradizione delle botteghe. Nel mercato
globale contemporaneo, gli artigiani, gli imprenditori e i commercianti padani
costituiscono una ineguagliabile opportunità di ricchezza. U Italia unita da sempre
penalizza queste categorie preferendo favorire la grande impresa assistita e politicizzata
e la grande distribuzione gestita dai maggiori gruppi di potere e anche da sodalizi
malavitosi. Nella Padania indipendente queste categorie avranno una funzione economica e
sociale portante e non dovranno più subire l'aggressione sistematica di una burocrazia
maliziosa e della malavita, né la concorrenza di un abusivismo petulante e protetto dalle
autorità italiane che disprezzano ogni libera attività imprenditoriale e che
(giustamente) la ritengono fonte di aspirazioni autonomiste e liberiste. |
| 44 - Per
eliminare ogni violenza di Stato |
| Per
proteggere la precaria costruzione unitaria, lo stato italiano ricorre da sempre a mezzi
coercitivi e a violenza istituzionalizzata che ha assunto i caratteri formalmente
legalitari del Codice Rocco, dell'impiego di questurini e di giudici ma anche quelli ancor
meno presentabili dei Tribunali Speciali, dei servizi segreti e delle oscure trame
stragiste. C'è un diretto filo rosso che lega i cannoni di Bava Beccaris con le cariche
di polizia contro gli allevatori e i produttori di latte, che unisce l'impiego di
manganellatori fascisti contro le minoranze etno-linguistiche e le aggressioni degli
autonomi ai gazebi, c'è una precisa continuità fra le manifestazioni interventiste e
patriottiche dannunziane e fasciste e quelle organizzate con denaro pubblico per portare i
galeotti, i falsi pensionati e i sindacalisti a sfilare contro gli indipendentisti padani.
Le finte bombe sudtirolesi e l'atteggiamento tenuto nei confronti dell'azione dei
Serenissimi hanno molte somiglianze sospette con cento altri episodi poco chiari della
storia unitaria anche recente. La rivoluzione indipendentista è pacifica e del tutto
pacifica sarà l'istituzione a cui darà vita. Nella Padania libera non ci saranno
processi politici, reati di opinione, giudici persecutori di idee politiche e la polizia
sarà al servizio della sicurezza e della tranquillità dei cittadini |
| 45 -
Per avere una sanità degna di un paese civile |
| Il
servizio sanitario italiano è oggi una macchina costosissima, inefficiente e ingiusta.
Essa assorbe una quantità incredibile di risorse economiche e non assicura, se non
episodicamente, servizi degni di un paese civile. Esso è un altro strumento di
lottizzazione e di assistenzialismo partitocratico dove la professionalità viene quasi
sistematicamente sacrificata a vantaggio di trame baronali, potentati corporativi e
raccomandazioni politiche. A fronte di sprechi ingenti si hanno incredibili inefficienze
che si risolvono a danno della qualità del servizio con esiti molto spesso drammatici. Ci
sono ricoveri inutili e costosi, malati immaginari e demagogici slanci di assistenza
gratuita nei confronti di stranieri che non hanno mai versato una lira di contributi e che
magari ricorrono al servizio per le conseguenze di atti malavitosi. 1 cittadini padani,
cui vengono estorte somme considerevoli sotto la voce di "tassa della salute"
devono utilizzare strutture fatiscenti, intasate di foresti, sporche e a volte frequentate
da personale scortese e incapace. Nella Padania indipendente i cittadini potranno
liberamente scegliere fra il servizio privato e quello pubblico cui sarà affidato un
ruolo prevalentemente solidaristico. La nostra gente merita un servizio sanitario degno di
un paese avanzato. |
| 46 - Per diminuire le tasse |
| Il
sistema fiscale italiano è odioso, iniquo, vessatorio e demenziale. I cittadini onesti
sono bombardati di richieste con scadenze sempre più ravvicinate da soddisfare con
modalità complicatissime e da pagare in troppi modi diversi: bolli, versamenti postali,
esattorie, mandati bancari, il tutto sempre accompagnato da formulari, dichiarazioni e
documenti redatti con linguaggi incomprensibili e pieni di trabocchetti. Lo stato spia i
cittadini, ne calcola i redditi e il tenore di vita con formule astruse, li costringe a
faticose maratone per effettuare pagamenti strampalati e li sottopone a inquisitorie
ispezioni corredate da prepotenze, ingiunzioni di ulteriori pagamenti quando non da
richieste di mazzette. Oltre che rapinato, il cittadino viene tartassato con sadismo
mediterraneo che lo vuole spremere e umiliare: i Padani vivono in una sorta di sequestro
permanente nel quale devono pagare periodiche rate di un riscatto che verrà solo con
l'indipendenza della loro terra. Il livello di tassazione è uno dei più alti del mondo e
non è neppure giustificato dalla qualità dei servizi che lo stato eroga ai cittadini,
come avviene negli altri paesi a elevata fiscalità. Si tratta di un sistema di rapina che
sottrae risorse agli investimenti e provoca recessione economica, che innesca fenomeni di
evasione, genera sistematiche occasioni di malversazione e corruzione, scatena
conflittualità e - sopra tutto - vessa i popoli padano-alpini trasferendo allo stato
centrale e al meridione le ricchezze da loro prodotte. 1 valori del residuo fiscale vanno
dai 2.385.000 lire che ogni cittadino lombardo versa in più rispetto a quanto riceva in
servizi (teorici) dallo stato, ai 7.458.000 che ogni residente in Basilicata riceve in
più di quanto paghi allo stato, secondo i dati ufficiali. Con l'indipendenza della
Padania diminuiranno i costi della macchina pubblica e gli sprechi e quindi potrà essere
notevolmente ridotto il prelievo fiscale che verrà oltre a tutto gestito a livello locale
con grandi vantaggi di efficienza e di trasparenza. |
| 47 - Per dare la
precedenza ai padani |
| Oggi
i Padani si vedono sistematicamente sorpassati da gente foresta in tutte le assegnazioni
di case popolari, nelle assunzioni e in ogni altra attribuzione di privilegi o di atti
dovuti. La residenza, l'appartenenza a una terra la consuetudine di generazioni con un
paese hanno maturato una serie di diritti che nessuna legge può negare: costruire
punteggi su altri parametri fittizi costituisce una grande ingiustizia nei confronti dei
Padani. Ci sarà sempre al mondo qualcuno più povero, più prolifico o più prepotente di
un Padano anziano e bisognoso per portargli via qualcosa che è suo per diritto di
nascita, di cultura e di fatica millenaria. Nella Padania libera, cittadinanza e residenza
non saranno benefici che potranno essere concessi a tutti senza qualche titolo di merito;
potrà anche essere introdotto il concetto di "attinenza" (di legame antico con
una comunità locale) che costituirà l'elemento determinante per tutte le priorità,
nell'assegnazione di lavoro, nelle concessioni di autorizzazioni a svolgere attività
economiche, nell'assegnazione di case e di permessi di costruire. Solo quando saranno
soddisfatti i bisogni degli appartenenti alla comunità si potrà pensare di aiutare o
concedere spazio a gente foresta. |
| 48 - Per diminuire
il peso dello stato |
| In
assenza di una identità nazionale comune, l'unità d'Italia è tenuta assieme da una
rigida struttura statale che aumenta il suo peso e la sua presenza man mano che emerge con
evidenza la mancanza di giustificazioni morali e culturali per la sua stessa esistenza.
Oggi l'Italia è rimasta uno dei pochi paesi di socialismo reale dove lo stato controlla
ogni attività, si ingerisce nella vita dei singoli, delle famiglie e delle comunità
organiche e si attribuisce il potere di gestire ogni aspetto della vita economica,
culturale e sociale. Esso esercita questo suo opprimente controllo attraverso le sue
tentacolari strutture burocratiche stipate di milioni di funzionari, in larga parte
arroganti, neghittosi e inefficienti, spesso corrotti e quasi sempre meridionali. Tutto
viene controllato e nulla funziona, ogni operazione richiede tempi da ere geologiche e
tonnellate di carta. La giustizia si perde fra verbali, corridoi e giudici litigiosi che
si scambiano accuse deflagranti. Tutto si aggroviglia in una melassa mediterranea di
certificati, bolle di accompagnamento, carte bollate, autentiche di firme, timbri e
sigilli dove i cittadini "normali" restano impantanati e al di sopra della quale
volteggiano con grande spigliatezza "gli amici degli amici" per cui tutto è
facile e semplice e per cui si trovano sempre i cavilli e le interpretazioni procedurali
giuste. à una macchina odiosa e costosa che permette però, assieme alle strutture
parallele rappresentate dai partiti e dai sindacati istituzionali, la sopravvivenza del
regime italiano con i milioni di voti assicurati dagli assistiti, dai clientes, dai
burocrati e dalle loro famiglie. Nella Padania indipendente la macchina pubblica sarà
ridotta al minimo indispensabile per fare funzionare quelle pochissime funzioni che
resteranno allo stato federale: la giustizia, la difesa, la moneta, la politica estera e
qualche compito di coordinamento. Tutto il resto sarà gestito localmente o privatamente. |
| 49 -
Per avere finalmente riforme vere e radicali |
| Il
regime italiano si è cristallizzato in una serie di equilibri precari che gli permettono
di sopravvivere solo se nulla cambia. Ogni movimento brusco, ogni cambiamento può
provocare il crollo di tutta una costruzione pasticciata, priva di basi morali e storiche
e puntellata solo dall'applicazione di leggi liberticide e repressive e da una massa di
parassiti mantenuti dal sistema. E una situazione molto simile a quella degli ultimi anni
dell'Unione Sovietica che in più rispetto alla repubblica italiana aveva anche una
notevole forza militare, un passato storico e residue pulsioni ideali. La storia ci
insegna che per effettuare cambiamenti di qualche portata si devono sfruttare (o
provocare) avvenimenti traumatici e rivoluzionari. Questi non significano necessariamente
esplosioni di violenza o azioni sanguinarie: si possono effettuare radicali cambiamenti
anche in forma pacifica e democratica. La già citata dissoluzione dell'Impero Sovietico,
la rivoluzione gandhiana, le cadute dei regimi dittatoriali della penisola iberica, la
fine dell'apartheid in Sudafrica e la riunificazione tedesca sono altrettanti esempi di
come grandi sconvolgimenti politici, sociali e culturali possano avvenire in forma
sostanzialmente non-violenta. Oggi i nostri popoli vivono in una condizione di grande
costrizione economica, di repressione politica e di colonialismo etno-culturale
all'interno di strutture politiche obsolete, antiquate e corrotte. Non servono più false
promesse o ridicoli palliativi: tutto questo può essere mutato solo con un cambiamento
risolutivo come quello dell'indipendenza della Padania e della creazione di una nuova e
moderna Comunità di popoli federati. |
| 50 - PERCHE' LO VUOLE LA GENTE !!! |
La
nostra gente, i nostri popoli e le nostre comunità organiche sono i soli depositari del
proprio destino. La loro volontà è più forte di qualsiasi Costituzione, di ogni regime,
di tutti gli articoli del Codice Rocco, di magistrati, poliziotti, vescovoni, politici e
pantegane di regime. Anche tutte le motivazioni che sono state fino a qui descritte
perdono di valore se non sono suffragate e fecondate dalla volontà popolare. Solo i
nostri popoli hanno l'autorità per decidere del loro futuro, del destino dei loro figli e
dei loro paesi, delle leggi che si devono dare e delle forme istituzionali nelle quali
vogliono vivere. E' una autorità che gli viene dal diritto acquisito in migliaia di anni
di lotte, di fatica e di intima comunanza con questa terra che è stata fecondata dal loro
sangue e dal loro lavoro, e che hanno difeso contro ogni straniero prepotente. Solo i
Padani possono decidere il destino della Padania, possono decidere con chi stare e con chi
non vogliono stare, nel rispetto di un inalienabile diritto naturale.
Se i popoli padani decideranno che la Padania deve essere libera
e indipendente, allora la Padania sarà libera e indipendente. |

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