Dal
Corriere della Sera
28 FEBBRAIO 2002; ORE 16:27
Bossi
blinda la Lega in Lombardia
Candidato unico alla segreteria, nei posti chiave solo fedelissimi,
attestato nel triangolo del nord-ovest: così il senatur porta
il Carroccio al congresso e guarda con apprensione alle amministrative.
di Gianluca Roselli
MILANO - Sabato scorso al Palavobis di Milano Paolo Flores dArcais
ha avuto unidea furbetta: mandare in onda un filmato del
98 dove Umberto Bossi dava del mafioso a Berlusconi sottolineando
come la Fininvest avesse preso soldi da Forza Italia. La parte
dei 40.000 dentro il palazzetto fischiava e rideva divertita,
ma poco dopo viene ripresa da uno stizzito Massimo Fini che
ha rivendicato il ruolo della Lega nella nascita di Mani Pulite.
Bene, a poco più di tre anni da quelle parole, oggi un Umberto
Bossi più berlusconiano che mai si appresta a dare
il via al quarto congresso federale della Lega Nord. Talmente
berlusconiano che nei giorni scorsi il senatur ha
rilanciato la sua fedeltà assoluta allalleanza di governo
anche alle prossime amministrative: "Nei comuni sopra i
15000 abitanti la coalizione deve restare unita, perché se la
Lega va da sola, vince la sinistra. Perché mai dovremmo fare
questo regalo a Rutelli, Fassino & C.?". Ma Bossi dalle
pagine del Corriere ha addirittura superato se stesso
scomodando, per definire il premier, la borghesia illuminata
dell800 che metteva da parte i suoi affari per partecipare
alla vita civile della società.
Di più: "Berlusconi insieme alla Lega è
il motore delle riforme: solo con lui è possibile dar vita al
vero cambiamento" arrivando per la prima volta ad ammettere
che forse luscita dal governo nel 1994 fu un errore. Il
senatur, dunque, sembra aver accantonato ogni dubbio folgorato
oggi più che mai sulla via di Arcore.
Strano, perché di perplessità il leader leghista dovrebbe averne
più adesso che qualche mese fa. Proviamo a mettere sulla bilancia
pesi e contrappesi. La Lega cosa ha portato a casa finora stando
al governo con Berlusconi e Fini? Una stentata legge sulla devolution
che va di poco oltre il referendum federalista dellUlivo
e da cui sono state stralciate parti importanti come lelezione
su base regionale dei giudici della Consulta e il senato delle
regioni. In secondo luogo, una legge sullimmigrazione
ammorbidita da una sanatoria per le colf che lascia spazio a
mille interpretazioni.
Certo, Bossi dice che è solo il primo passo sulla strada del
federalismo e di altre riforme, ma è ancora tutto da dimostrare.
In più, porta a casa un posto nel Cda della Rai (ma non avrà
niente in Corte Costituzionale e forse nemmeno alla guida dei
tg regionali). Infine, la riforma delle fondazioni bancarie,
per merito di Tremonti, che vede aumentare il potere di nomina
per gli enti locali (forse il risultato più importante per inserirsi
nel sottobosco del potere economico).
Vediamo ora cosa ci ha rimesso. Innanzitutto, continua a perdere
voti: gli ultimi sondaggi danno il carroccio al 3% contro 3,9
di maggio e il calo sembra inarrestabile. Poi cè la base
in rivolta: a livello locale le difficoltà di dialogo con gli
alleati sono enormi e da militanti e segretari provinciali arriva
forte la richiesta di presentarsi da soli alle amministrative.
Anche e soprattutto per recuperare consensi: "Se sulla
scheda cè il nostro simbolo la gente ci vota, altrimenti
ci snobba" dicono in coro.
Inoltre, quando verrà il momento di decidere le candidature,
ci sarà da scannarsi: a livello locale, infatti, Forza Italia
è più che mai affamata di poltrone e lascerà ben poco spazio
allalleato. Sarà un miracolo se la Lega potrà ricandidare
i suoi uomini dove già governa (con lappoggio di tutta
la coalizione), ma cè da scommettere che non avrà nulla
di più dovendo sempre cedere il passo a candidati sindaci e
presidenti di provincia azzurri accontentandosi delle briciole
con qualche assessorato.
Che farà a quel punto la base? Una cosa è certa: se il risultato
delle urne il 26 maggio sarà negativo, Bossi si troverà per
la prima volta in grave imbarazzo davanti ai suoi, visto che
il tempo per digerire lalleanza (più di un
anno) cè stato. Con il rischio che una Lega ancora più
debole veda ridotto ulteriormente il suo peso politico a Palazzo
Chigi.
Forse è proprio per mettersi al riparo da eventuali critiche
interne che il senatur sta mettendo nei posti chiave solo i
suoi fedelissimi: un modo per blindare il partito e lasciar
pochissimo spazio ai malumori. E il congresso di Milano sancisce
questa linea: un movimento più bossiano e lombardocentrico che
mai, con un Bossi berlusconiano senza riserve. Tanto che domenica,
quando il cavaliere interverrà per salutare la platea del Filaforum,
rischia di offuscare non poco la ribalta del senatur, che proprio
in quel giorno succederà a se stesso per altri 5 anni.
Per il resto al congresso accadrà poco o niente.
Stefano Stefani lascerà la carica di presidente in attesa che
il consiglio federale ne elegga uno nuovo: di certo un bossiano
doc, magari il sottosegretario Gian Paolo Dozzo. Poi verrà ufficializzata
la carica di Roberto Calderoli a coordinatore federale con il
compito speciale di risollevare le sorti del movimento in Piemonte,
Liguria, Friuli e Trentino, e magari di andare a prendere qualche
voto anche sotto il Po.
Forse verrà annunciato il sostituto di Ettore Albertoni allassessorato
alla Cultura della Lombardia: sarà lattuale sindaco di
Varese Aldo Fumagalli se Giovanna Bianchi Clerici accetterà
di candidarsi alla guida della città lombarda. Più qualche spostamento
interno e un pacca sulle spalle agli indipendentisti delusi
guardati con gli stessi occhi con cui An guarda oggi i reduci
di Salò: "Grazie ragazzi, è stato bello. Ma ora lasciateci
governare
".
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