NO WARNING!
SPAZIO DI MUSICA ALTERNATIVA
- BACK ISSUES
No. 21 - Settembre
2001
(King Crimson, GP Hall, Terry
Oldfield, Billy Currie, Murray Head, DiN sampler, Tex La Homa, Violet Indiana,
The Stinking Badger Of Java, Imagination School, Ras.Al.Ghul, Elio E Le
Storie Tese, Fiel Garvie, Cardiacs, The Somatics, Rick Ray, Ozric Tentacles,
Kelvin Hayes, Eraserhead books, news)
No. 22 -
Novembre 2001
(ProjeKct Two, The Tenth Planet,
Paradox One, Delicate Awol, Theo Travis, Whitesnake tribute, The Police
tribute, Santana, Paul Di Anno, Violet Indiana, No-Man, Talk Talk, Sham
69, John's Children / Jet / Radio Stars, David Sylvian, Ozric Tentacles,
RaiReport, Ken Loach's The Navigators, news)
No. 23 -
Dicembre 2001
(King Crimson, Giles Giles &
Fripp, Soft Machine, John Greaves, John Martyn & Danny Thompson, Murray
Head, John Martyn, Jansen Barbieri Karn, Psychiatric Challenge, Rick Ray,
China Crisis, Into The Abyss, Il Libro Nero Del Capitalismo, news)
No. 24
- Gennaio 2002
(King Crimson, Mark Hollis,
Mice, Jules Et Jim, Centrozoon, Goldfrapp, Murray Head, Here & Now,
Francis Monkman, Henry Fool, Gong, news)
No. 25
- Marzo 2002
(Flaming Fire, Psychic TV, Ray
Bennett, Thinkman, Murray Head, Gordon Giltrap, Hollydrift, Central Unit,
The Orfen, King Crimson book, news)
No. 26 -
Aprile 2002
(DFA, Elton Dean & Mark
Hewins, John Martyn, Random Hold, Pyle/Pung/Greaves, Ras.Al.Ghul, Emetrex,
Econoline, Mother Goose, Rick Ray, Anthony Moore, Martin Archer & Geraldine
Monk, Dean/Skidmore/Laurence/Marshall, Hereward Kaye, African Dope sampler,
news)
No. 27
- Maggio 2002
(King Crimson, Kalahari Surfers,
Felix Laband, Krushed & Sorted, Moodphase 5ive, Emetrex, Econoline,
Mother Goose, The Relatives, Centrozoon, Rothko, Alias Grace, Ultravox,
Heligoland, The Flying Aces, Anthony Moore, news)
No. 28 -
Giugno 2002
(Fima Ephron, Rasal.A'Sad, Voiceprint
label sampler, Paradox One, Sun Palace, Tales, The Monsoon Bassoon, Matt
Oldfield, Gordon Giltrap, Steve Lawson & Jez Carr, Rothko, Alias
Grace, news)
No. 29 -
Agosto 2002
(King Crimson, Peter Chilvers,
Burning Shed label sampler, Soft Machine, Hawkwind, Man, Jack Monck, House
Of Stairs label sampler, All About Eve, Centrozoon, David Bowie, Anekdoten,
Der Bekannte Post Industrielle Trompeter, Hans Annellsson, Day Release
singles box, Eric Bell Band, Emetrex, Felix Laband, about King Crimson
books, news)
No. 30 - Ottobre
2002
(King Crimson, Moodphase5ive,
Cipher, Inconnu, Jon Goddard, Terry Oldfield, Crac Autoproduzioni Sotterranee,
Raving Records label sampler, Departure Records compilation, Gong, Steve
Lawson, 21st Century Schizoid Band, Hertzan Chimera book, news)
Non c’è limite alla cupidigia! Quasi
a raccogliere l’invito fatto da uno dei fruitori di musica che hanno offerto
lo spunto di riflessione per l’editoriale dello scorso numero di NO
WARNING!, (ricordate il passaggio che
recitava “Basterebbe mettere una tassa sui cd vergini, e dividerne poi
gli utili agli artisti visto che fermare la ‘cultura’ della pirateria sembra
impossibile”?) la SIAE sta per mettere a segno l'ennesimo colpo a suo favore
grazie all'assenso dell'attuale governo. Sta per essere approvato dal consiglio
dei ministri un decreto di recepimento di una direttiva europea che, tra
le altre cose, dà luogo a un aumento indiscriminato (fino all'8000%)
dei tributi dovuti alla SIAE sui supporti analogici e digitali audio, video
e dati. Fra poche settimane un CD-R potrebbe costare minimo 1,50 euro,
una videocassetta 3,5 euro e potrebbe essere inserito un tributo del 3%
su tutti gli apparecchi di registrazione, hard disk compresi. Attenzione:
non importa assolutamente se i CD-R, per esempio, vengono usati per la
registrazione di dati informatici o delle proprie foto digitali : il tributo
alla SIAE, prelevato alla fonte, ovviamente, è comunque dovuto.
Riportiamo qui sotto il prospetto degli aumenti
previsti dal decreto legge, con il primo valore corrispondente al compenso
attuale ed il secondo al compenso previsto dal nuovo decreto :
Audio cassetta 60 min : da euro 0,036 (circa
70 lire)a euro 0,60 (1160 lire)
CD-R audio 74 min : da euro 0,08 (circa 155
lire) a euro 0,56 (1084 lire)
CD-R dati 650 Mb : da euro 0,05 (circa 100
lire)a euro 0,84 (1626 lire)
Videocassetta VHS 180 min : da euro 0,06 (circa
116 lire) a euro 1,35 (2613 lire)
DVD -R 180 min : da nessun compenso a euro
2,04 (3350 lire)
Videoregistratore analogico : da nessun compenso
a 3% del prezzo
Masterizzatori CD dati : dal 3% sul 20% del
prezzo = 0,60 al 3% del prezzo
Apparecchio multifunzione (con tre o più
funzioni) : dal 3% sul 20% del prezzo = 0,60 all'1,5% del prezzo
Questo provvedimento va fermato al più
presto, possibilmente prima che venga approvato dal Consiglio dei Ministri.
Per fare questo ti chiediamo di partecipare alla petizione anti-decreto
sul sito
www.afdigitale.it
e di mandare queste informazioni a tutte le persone che conosci. Aiutaci
a salvare il tuo diritto alla copia personale.
In questo numero di NO
WARNING! :
- Dig! : the King Crimson live albums review
- What About The Band? : the Moodphase5ive
remixes album review
- Cries and Whispers : the second Cipher album
review
- Ambient Messengers : the Inconnu EP review
- Sad Songs : the Jon Goddard album review
- Fallen Angel : the Terry Oldfield album
reissue
- Motor City Trilogy : the Crac Autoproduzioni
Sotterranee demo review
- Supper's Ready : the 15id sampler review
- Action Not Words : the Departure Records
compilation review
- Subteranean Alien : the Gong live album
review
- On Stage : Steve Lawson, Croydon, Fairfield
Hall September 25th, 2002
- On Stage : 21st Century Schizoid Band, Croydon,
Fairfield Hall September 25th, 2002
- In The Book Store : the new Hertzan Chimera
novel
- News from the World Central
- News from the World
KING CRIMSON - EARTHBOUND and USA Virgin Records CDVKCX11 and CDVKCX12


Ed infine eccoli qua, i pezzi mancanti all’operazione di remastering del catalogo di King Crimson intesa come celebrazione del trentennale del gruppo di Mr. Fripp. Già, infine i tanto chiacchierati, vituperati, rinnegati, dimenticati e ricercati live albums di King Crimson vedono la luce, nonostante Fripp abbia più volte affermato e ribadito di non voler assolutamente ripubblicarli in CD dopo avere contribuito a togliere dalla circolazione le loro varie edizioni in vinile. Non aveva forse Mr. Fripp affermato (ed in seguito dimostrato) che nel suo archivio esisteva materiale di gran lunga superiore a quello contenuto in Earthbound? E non aveva altresì affermato che in realtà il box The Great Deceiver conteneva “four stunning volumes of USA”? Caro Mr. Fripp, che il Grande Ingannatore che da il titolo a quel box corrisponda in certi momenti alla sua persona? Io personalmente comincio ad essere stufo di certi comportamenti, di musicisti che contribuiscono in prima persona alla produzione di rarità introvabili (di uno di loro vi parlerò appena ne avrò l’occasione) o che per avidità arrivano a grattare il fondo del barile. Io capisco le difficoltà economiche, soprattutto per musicisti impegnati in aree musicali che non generano rendite miliardarie, ma un po di coerenza è il minimo che si possa chiedere. Se era stato detto ai quattro venti che questi dischi non dovevano essere realizzati in CD, allora cosi doveva essere : non è sufficiente dire “ho cambiato idea”, la puzza di bruciato è evidente. Sicuramente la DGM versa in cattive acque, ma allora perché licenziare a Virgin i precedenti remasters ed i nuovi albums di studio, e perché firmare con la Sanctuary per la realizzazione dei nuovi prodotti di Crimso? Questi prodotti avrebbero portato ingenti liquidità nelle casse dell’etichetta indipendente fondata da un Robert Fripp che invece nel corso degli ultimi anni sta inciampando in una serie preoccupante di contraddizioni. Non era lui stesso, poco tempo or sono, ad invitare i giovani musicisti ad imboccare la strada dell’autoproduzione? Che atteggiamento è mai questo, quello di chi dice “armiamoci e partite”? Sono frastornato e confuso, ma penso che oggi Fripp lo sia più di me. Ad ogni modo i due live albums, fino a poco tempo fa ritenuti da Fripp poco rappresentativi della reale resa on stage di Crimso, sono oggi in catalogo nelle loro eleganti confezioni gatefold, anche se le edizioni originali in vinile non avevano tale impostazione. Su Earthbound ci sarebbe molto da dire : Fripp giunse a parlarne come di un official bootleg, il noto giornalista Beppe Riva nei primi eighties lo utilizzò addirittura come mezzo di paragone per elaborare una sua discutibile teoria (“Se i maestri del prog rock dei seventies erano spesso tacciati di inconsistenza nel ricreare on stage la loro complessa sintassi (vedasi il clamoroso fiasco dei King Crimson di Earthbound), la stessa cosa non può essere detta dei loro epigoni degli eighties (…)”). Molti fans si sono sentiti offesi dalla qualità sonora di questo disco, qualità lo-fi che Fripp pare abbia volutamente utilizzato come provocazione verso quanti tacciavano Crimso di eccessiva autoindulgenza. Registrato con mezzi di fortuna nel corso dell’ultimo tour statunitense della formazione di Island, Earthbound raccoglie prevalentemente alcuni encores di varie date, tra i quali le due jams dalla forte connotazione blues intitolate Peoria ed Earthbound; il CD risulterà sicuramente gradito a coloro che del vinile originale e della successiva ristampa ad opera della Polydor italiana non hanno mai nemmeno visto la copertina, io personalmente avrei preferito se fossero state realizzate le performances complete delle date da cui sono stati estratti i pezzi (Willmington, Peoria e Orlando, considerato che il concerto del 26 Febbraio a Jacksonville da cui è tratta la superlativa The Sailors Tale è già stato pubblicato sul secondo volume del Collectors’ Club). Non tanto dissimile è il discorso riguardante USA : assemblato con estratti dai vari concerti tenuti negli States nel 1974, il disco originale presentava una qualità sonora certamente apprezzabile ed un livello di esecuzione incredibile, peccato che il box set The Great Deceiver e diversi volumi del KCCC ci hanno mostrato un ben diverso spessore che diversifica una intera performance da una serie di estratti in ordine sparso. L’aggiunta di due bonus tracks e di un titolo (quello di Walk On che è stata separata dall’opener Larks’ Two) rende il CD un po più appetibile rispetto ad Earthbound, ed è da segnalare l’utilizzo all’interno della cardboard sleeve dell’artwork alternativo di USA realizzato con la tecnica fotografica Kirlian rimasto nel cassetto fino alla pubblicazione del libro In The Court Of King Crimson. La prossima uscita di THRAK metterà finalmente fine alla serie di remasters, o dobbiamo attenderci ancora una, che so, 32-and-a-half anniversary re-remastered definitive re-re-re-edition?
Earthbound : 21st Century Schizoid Man / Peoria / The Sailors Tale / Earthbound / Groon
USA : Walk On ... No Pussyfooting / Larks Tongues
In Aspic Part II / Lament / Exiles / Asbury Park / Easy Money / 21st Century
Schizoid Man / Fracture / Starless
MOODPHASE5IVE – SUPER DELUXE MODE African Dope Records (ADOPECD006)

Dopo il fortunato Steady On, Moodphase5ive si ripresentano al pubblico con quest’album di remixes e outtakes al quale hanno contribuito in veste di remixers personaggi della scena locale come Kalahari Surfers, Felix Laband, Mime, Sibot, Anti-Hero ed altri ancora. Parte del materiale del gruppo sudafricano può quindi rinnovarsi attraverso le diverse prospettive date dalle percezioni dei vari remixers come avviene nel caso di Rhymedrop, rielaborata in ben tre versioni tra le quali spicca il visionario Rhymedeth Mix di Felix Laband, sicuramente il migliore dell’intero album. Interessante anche il Prezedential Suite Dub di Miles realizzato dagli ottimi Kalahari Surfers, pezzo dal mood notturno che richiama lontanamente Time Travel In Texas dei No-Man. Molti altri rimangono invece circoscritti nell’ambito musicale delle versioni originali di Moodphase5ive senza aggiungervi ne togliervi nulla di rilevante, a differenza di quanto avvenuto ad esempio nel caso dei remixes dell’album di SPLaTTeRCeLL. Accattivante Gotta Give (featuring Godessa), primo singolo e video clip estratto dall’album, anche se di pezzi simili sulle TV commerciali se ne possono ascoltare a decine. Le outtakes sono invece costituite da alcune rehearsal versions e da alcune live tracks registrate nel corso di alcuni concerti al 206 in Jozi e a Pilsen, in Czech Republic. Consigliato strettamente agli appassionati di remixes, per i quali Super Deluxe Mode è reperibile attraverso African Dope. Il nuovo album della band è previsto per la fine dell’anno.
Rhymedrop - Grevville's Bombshelter Hi-Fi Remix
/ Rise N Shine - Sibot's Scratch-A-Mental / Moodlude 1ne / Brainstorm -
E.J. Von Lyric's Bombshelter Hi-Fi Remix / Rudemood 2wo / Got To Give -
Featuring Godessa / Moodnoodle 3hree / Freekstyle - Agent Cooper Remix
/ Foodmood 4our / Paradise Syndrome - Dj Dope And Farmer Brian's Dub /
Too Real - Drugless Lovestrong's Too Real To Remix / Miles - Kalahari Surfers'
Prezedential Suite Dub / Crudedude 5ive / Violation - Syllabic's Other
Mix / Shrewdnude 6ix / Freekstyle - Felix Laband's Freekd To Bed Mix /
Too Real - Anti-Hero's Too Dark Remix / Goodmood 7even / Rhymedrop - Mime's
So Dark Mix / Rhymedrop - Felix Laband's Rhymedeth Mix / Whut About The
Band? - Live In Plzen, Cz / Addict - Live @ 206, Jozi
CIPHER - ONE WHO WHISPERS Gliss Records Glisscd 007

Il lungamente atteso follow up all’eccellente No Ordinary Man è finalmente tra le nostre mani. Sicuramente l’attesa è stata accresciuta dalla notizia della partecipazione di Daevid Allen a questo disco, che per un certo periodo è stato presentato nei vari spazi dedicati alle news come Alien Cipher destando anche una certa inquietudine dovuta al timore che la presenza del mitico Australiano potesse in qualche modo snaturare l’essenza del progetto. Timori rientrati nel momento in cui la collaborazione si è estesa anche ad un episodio incluso nel disco solo di Theo Travis Heart Of The Sun, dove la glissando guitar di Allen ben si è integrata nel contesto dell’interpretazione dello standard Here’s That Rainy Day; nel frattempo filtravano altre notizie, e l’album di Cipher trovava anche un titolo, One Who Whispers, ispirato ad una citazione dell'artista Peter Schmidt che scrisse "in una stanza piena di gente urlante, quello che sussurra diventa interessante". Pubblicato infine il 5 Agosto su etichetta Gliss Records, mixato e co-prodotto da Steven Wilson, questo secondo album di Cipher lascia letteralmente senza parole, in quanto diventa sempre più difficile parlare degli incredibili lavori nei quali è coinvolto Theo Travis senza ripetersi. Theo è infatti un musicista senza il quale l’attuale panorama musicale sarebbe molto diverso, e basti a convincere gli scettici il fatto che un musicista così giovane sia già diventato un punto di riferimento per altre giovani promesse (si veda la precedente recensione del disco di Inconnu) oltre che un ricercatissimo collaboratore. C’è da dire che Travis sa anche scegliersi i compagni di viaggio, come nel caso in questione l’ottimo ex Jade Warrior Dave Sturt (sono impaziente di ascoltare Guerrilla Music, frutto della nuova partnership con Mark Ewins) ma un simile fuoriclasse aggiungerebbe sostanza a qualunque progetto o gruppo. L’iniziale title track ci proietta immediatamente in una dimensione impalpabile fatta di morbide linee di basso fretless, glissando guitar, flauto, samples ed essenziali ritmiche dal carattere episodico. La presenza di Richard Barbieri in Celluloid conferisce alla traccia un’inconfondibile impronta alla Rain Tree Crow, non gravata dal drammatico tono vocale di Sylvian, illuminata invece da un’immensa luce bianca che differenzia alquanto questo pezzo dal resto della produzione di Cipher. Produzione comunque assolutamente non piatta, in quanto riflette differenti moods e si fonda su diverse configurazioni : prendete ad esempio Love, Death And Drowning, una delle due tracce dell’album realizzate dai soli Travis e Sturt, sorta di asciutto jazz per il terzo millennio condotto dal wah-wah sax di Theo, oppure The Last Word dove Cipher sembra voler delimitare il silenzio con pochi suoni come se fossero picchetti rossi sul pack. The Apparent Chaos Of Snow è l’esatta trasposizione in musica del titolo, con Theo Travis che si produce in una tecnica di soundscaping assimilabile a quella utilizzata da Steve Lawson con il basso, con numerose frasi di flauto in loop che si sovrappongono appunto come fiocchi di neve che cadendo in maniera apparentemente casuale vanno a formare una coltre bianca uniforme. Al confronto Panoramic Lounge assume i caratteri di una vera e propria song, con un efficace tappeto di glissando guitar su cui Travis si cimenta in un elegante e riuscito solo di flauto. Tinte più intimamente dark si diffondono in To The Shelters e It Did Happen, conducendo alle scintillanti ed affascinanti nebulose della conclusiva Absorbed. Cipher si conferma come una delle forme più alte di espressione della musica ambient, con un disco che si colloca tra le migliori releases del 2002. Reperibile attraverso Planet Gong, Burning Shed ed il website di Cipher.
One Who Whispers / Celluloid / Love, Death
And Drowning / The Last Word / The Apparent Chaos Of Snow / Panoramic Lounge
/ To The Shelters / It Did Happen / Absorbed
INCONNU - LES PENSÉES DE NOS RÊVES [EP] Over Records over 005cd

Inconnu è, a dispetto del nome del gruppo e del titolo dell’EP in lingua francese, un act britannico composto da The Exile e Kathryn O’Neill alla seconda uscita dopo il singolo Dreams Of The Flooding uscito lo scorso Febbraio. Inconnu hanno subito a tal punto il fascino di lavori come No Ordinary Man dei Cipher e di Heart Of The Sun di Theo Travis da chiamare a collaborare proprio l’ormai richiestissimo fiatista Inglese, che infatti è presente con il suo flauto in ben quattro delle sei tracce che compongono l’EP, pubblicato il 29 Luglio scorso dall’etichetta Over Records. Le registrazioni hanno avuto luogo nel Marzo di quest’anno, con Theo Travis che ha improvvisato le sue parti di flauto sulle versioni ancora in lavorazione dei pezzi qui contenuti, pezzi che sono stati completati tra Aprile e Maggio con missaggi finali in Giugno. Les Pensées De Nos Rêves rinnova la concezione di soundscapes del debut single, con l’aggiunta dell’elemento naturale rappresentato dal flauto di Travis che si fonde nelle architetture elettroniche di Inconnu esaltando i suoni di chitarre e voci. L’ottima Collisions, pezzo iniziale dell’EP, denota comunque una certa differenza tra il sound di Inconnu e quello di Cipher : mentre il progetto di Theo Travis presenta un’anima più oscura, Inconnu risulta nel complesso più meditativo, e l’ascolto della rilassata traccia iniziale condotta da un bell’arpeggio di chitarra marca immediatamente la differenza. Meglio così, almeno non siamo in presenza di una pedissequa imitazione. Three Flutes è un breve episodio costruito con un campione del flauto di Travis preso dalle parti utilizzate in Collisions, mentre in Messengers l’atmosfera si fa più minacciosa, con numerosi campionamenti di flauto che pervadono la traccia, composta da una sequenza percussiva riverberata e da sfuggenti partiture di synth e chitarra. Qui l’effetto complessivo si accosta maggiormente all’opera del duo composto da Travis e Sturt, cosa che non si ripete in Diamond Tattoo, una delle due tracce prodotte da Inconnu senza l’ausilio di Theo. L’atmosfera è solare, addirittura bucolica, tanto da ricordare alcuni tra gli episodi più famosi di Vangelis e qualche passo di Enya. La lunga Downtime mescola elementi percussivi etnici con un ispirato soundscaping dalle tinte gioiose sul quale Theo Travis può prodursi in alcune belle parti di flauto, dispensate con gusto e senza mai eccedere, cosa che invece con una simile base freeform potrebbe facilmente indurre nella tentazione di lasciarsi andare a solos senza freno. La conclusiva Time Slip è un altro pezzo prodotto dai soli Inconnu che presenta più di un richiamo a Vangelis, assemblato con frammenti di varie live-takes che hanno visto il duo alternarsi tra gli strumenti ed aggiungere alcuni overdubs in un secondo tempo. Un buon prodotto che non deve però indurre Inconnu a sedersi sui risultati acquisiti : la formula può essere ancora migliorata, cosa che può piazzare questo progetto tra i maggiori alfieri dell’elettronica dei prossimi anni. Noi ci contiamo. Per info, contatti e per reperire l’EP visitate il website www.inconnu.co.uk.
Collisions / Three Flutes / Messengers / Diamond
Tattoo / Downtime / Time Slip
JON GODDARD - SWELL Voiceprint VP257CD

E’ sufficiente affermare che non basta la presenza di Roger Eno per rendere valido un disco di noiosa e banale musica country? Spero di si, dato che ho dischi infinitamente migliori che attendono di essere presentati in questo spazio. Edito su Voiceprint.
The Big Field / Sad Songs / Hollow / The Wrong
Side / Moors / Swell / That Face / Honey Porter / Idiot Kid / Bob's Shack
/ Ash
TERRY OLDFIELD – ANGEL Terry Oldfield Music TO2002

Non ho intenzione di ripetermi : per un giudizio su questa ristampa dell’album Angel di Terry Oldfield, uscito originariamente nel 1990 ed oggi pubblicato in edizione rimasterizzata da Voiceprint, vi invito ad andarvi a rileggere la recensione dell’album In The Presence Of Light pubblicata sul numero 21 di NO WARNING!; non mi è certo sufficiente il maldestro tentativo di imitazione della strutturazione degli albums del più celebre fratello Mike, con due lunghissime tracce che formano il corpo del lavoro, per cambiare opinione su un musicista mediocre e noioso.
Angel / Beyond The Veil
CRAC AUTOPRODUZIONI SOTTERRANEE – SEDIMENTAZIONI Demo CD

Finalmente ho il piacere di presentarvi il lavoro di un gruppo di miei concittadini, purtroppo eccezione e non regola nel panorama musicale Torinese, ricco in termini quantitativi ma ben scadente dal punto di vista qualitativo. Sono ormai anni che mi sono tirato fuori dalla scena musicale di Fiatland, ma immagino che ben poco sia cambiato : sale prova intasate, difficoltà ad esibirsi dal vivo, grande dispendio di energie nell’esecuzione di covers e nell’accodarsi alle tendenze musicali che vanno per la maggiore nel “paese del bel canto”. I Crac Autoproduzioni Sotterranee (trio con due precedenti lavori all’attivo, Solo Un Sogno del 2000 e Rosso Nero del 2001) risultano essere quindi un gruppo in controtendenza in questo panorama, con un approccio sia stilistico che a livello di contenuti che rimanda ai fasti del catalogo Cramps. Possiamo quindi fare qualche nome, come Area, John Cage, Arti E Mestieri, ma anche Perigeo ed i britannici Henry Cow; un rock tecnico e sperimentale dal carattere politicizzato, cosa che di questi tempi non guasta (possibile che in giro siano rimasti solo i Radiohead a parlare in certi termini?). Music for working class? Non solo, l’approccio dei Crac Autoproduzioni Sotterranee è spesso celebrale ed intellettualoide, con soluzioni rumoristiche che spesso risultano convincenti, e che lo sarebbero ancor di più se non ci trovassimo di fronte ad un demo autoprodotto ma ad un lavoro ufficiale ben confezionato ed arrangiato con la cura dei prodotti di studio. Ma in un demo ciò che conta principalmente sono le idee, e di idee il trio torinese ne ha parecchie : ciò che ne risulta è un blending di sonorità vintage e moderne, con slide guitar e fiati sintetici che si rincorrono creando armonie e dissonanze su trame sonore di stampo ora prettamente mediterraneo ora rumoristico. Alcuni passaggi strumentali rievocano i Genesis più sperimentali di The Waiting Room o dell’introduzione di The Colony Of Slippermen, come accade nell’iniziale Sulle Tracce Dell’Immateriale Perduto o in Tensegrità. Riferimenti più o meno marcati agli Area caratterizzano pezzi come Agguati Urbani, La Danza Dello Spettro e Dove La Luna Rossa, quest’ultima contenente una larga porzione centrale improvvisativa. Un passaggio di un intervento di Jean-Paul Sartre alla Sorbona nel 1968 introduce Dire … Non Dire, bel pezzo dal bridge meditativo con tentazioni etniche nel finale. Sperimentazioni rumoristiche più accenuate sfociano in un mid tempo dalla cadenza simile ad Iron Man dei Black Sabbath in Sogno Di Buenaventura, mentre sfumature del primo periodo de Le Orme si insinuano tra le slide e gli armonici di Ottobre e nell’allegro incedere di Verso Frankenhausen. Target 1999, che ricorda l’aggressione Nato alla Jugoslavia, si rifà apertamente alla lezione di John Cage, con rumori di guerra tra i quali spunta un accenno di Hendrixiana ispirazione all’inno americano, mentre atipicamente sinfonica risulta la breve Sotterranei. Interessante anche il connubio tra Soft Machine, Slapp Happy ed il folk in Ritorno A Codona. In chiusura, per gli appassionati della musica Italiana dei seventies, una piccola sorpresa, un’interessante cover di un pezzo che vi farà piacere riascoltare. Il materiale incluso in questo demo ha le potenzialità per ben figurare in un buon studio album, traguardo che spero i Crac Autoproduzioni Sotterranee si adoperino a raggiungere al più presto magari curando maggiormente gli arrangiamenti e rivedendo decisamente le parti vocali, unico vero punto debole nell’economia della band. Per contatti mussatogi@interfree.it
Sulle Tracce Dell'Immateriale Perduto / Agguati
Urbani / Dire ... Non Dire / Sogno Di Buenaventura / Ottobre / Target 1999
/ Sotterranei / Eclissi / Tensegrità / La Danza Dello Spettro /
Ritorno A Codona / Dove La Luna Rossa ... / Verso Frankenhausen / Coriandoli
/ Variazioni In IV Di 7/4 / Nell'Ombra / Variazioni In IV Di 7/4
VARIOUS - 15ID.FIFTEEN ITALIAN DISHES Raving Records (advance copy)

La risposta Italica all’ottimo sampler dell’etichetta britannica House Of Stairs arriva dall’etichetta livornese Raving Records, che in questo 15id (dove id sta per Italian Dishes) ha raggruppato quindici tra i migliori gruppi e musicisti post-rock della penisola. Quindici sorprendenti scoperte che spero si cimenteranno presto (se non lo hanno già fatto) con dei sostanziosi lavori propri; vi ho sempre parlato in termini entusiastici di bands come The Monsoon Bassoon, Sleepy People, Nought, Foe, Rothko e Sea Nymphs, ma credetemi, le bands che hanno partecipato a 15id possono guardare dritto negli occhi alle summenzionate bands albioniche. Niente tentazioni etniche, hip-hop e italicamente melodiche che fanno tanto tendenza, e nemmeno tracce di quel becero stadium rock di bassa lega del Vasco e del Liga, questa è musica vera, ispirata, innovativa : se avete apprezzato le robuste e dissonanti partiture delle molte giovani bands straniere che vi ho presentato fino ad oggi, e soprattutto se siete degli adepti del culto del sovrano del Dorset, allora non resterete delusi da questo disco. Si va dal feroce assalto frontale alla Ursa di One Dimensional Man alle raffinate atmosfere stile Samuel Smiles / JBK di Caboto, dai viaggi siderali degni di Centrozoon e Ian Boddy di Autobam all’asimmetrico e funkeggiante guitar rock di Almayer, dalle sognanti trame alla Delicate Awol degli ottimi Slope e I Haven’t Seen A Yeti Yet alle rumoreggianti dissonanze in bilico tra Captain Beefheart e Arto Lindsay di Vonneumann e Generoso Gallina; chi si considera un orfano dei disciolti The Monsoon Bassoon può rincuorarsi con i bravi Abarthjour Floreale, mentre chi avrebbe gradito dai Delicate Awol una maggiore esposizione al rischio, magari sotto forma di improvvisazioni dal flavour che rimanda ai primi King Crimson, porga fiducioso l’orecchio ai Comfort, autori della traccia più lunga del disco con i suoi oltre 11 minuti. Le strutture del sound di Muse e Radiohead hanno probabilmente fatto presa sugli Appaloosa e sui Lillayell, ma se i primi ricercano una buona quadratura puntando su un robusto lavoro di chitarra, i secondi si inoltrano in un difficoltoso ma efficace gioco di dissonanze dal piglio punkoide alla Nought, approccio decisamente preferito in forma priva di compromessi dai Zero Tolerance For Silence. I fans di Michael Manrig troveranno pane per i loro denti con Skrjabin Hc2, cosi come quelli di Os ed Expert Sleepers apprezzeranno l’uso dell’elettronica di 8brr. Un campionario, come potete dedurre, sicuramente vario ed interessante che dimostra per l’ennesima volta come solo le politiche conservatrici e mafiose dell’industria discografica Italiana hanno potuto ridurre il nostro panorama musicale al livello dei paesi del terzo mondo. Mi auguro quindi che la Raving Records possa nei prossimi anni inondare il mercato discografico con le future releases di queste quindici ottime proposte, per spazzare via almeno un po del pattume che infesta gli scaffali dei negozi e le frequenze radio. La diffusione della compilation avverrà prevalentemente durante i concerti che le bands terranno nei prossimi mesi, altrimenti il disco è reperibile via mail order contattando via e-mail alessandro@15id.com
Caboto
- Cactus Transistor / Autobam - Schh...
Silence / Almayer - 0/1 / Slope
- Xanadu / Vonneumann - I Numeri
Di Un Tempo / Abarthjour Floreale
- Formichina / Comfort - Capital / Appaloosa - Cottolengo Rue / Lillayell
- Heisenberg Stava Battendo A Macchina / Skrjabin hc2 - Blue Beams Of Storm
Let Cheaper Skyscrapers Softly Quake / 8brr - Commodore_65 / I
Haven't Seen A Yeti Yet - Ode To Carol. a. / Zero
Tolerance For Silence - The Strategy Of The Battle / Generoso
Gallina - Antoine / One
Dimensional Man - Remorse
VARIOUS - WORDS WILL NEVER BE ACTIONS Departure Records 110901-001

Cosa ne è stato del punk da quando, esaurita la sua funzione di rivoluzione e semplificazione musicale verso la fine dei seventies, sparì dalla ribalta principale con la stessa rapidità con cui vi si era affacciato? Difficile per me ricostruirne le tracce : la mia sommaria conoscenza del genere me lo fa rintracciare nelle nicchie del mercato lungo il corso degli eighties e dei nineties, confinato nel giro dei centri sociali o comunque nelle profondità dell’underground più marginale. Il grande business ha tentato qualche operazione di mercato per rispolverare il termine, etichettando come punk fenomeni preconfezionati come Green Day e Oasis, ma penso di aver rintracciato un maggior numero di elementi caratteristici del genere in alcune filiazioni del Metal degli eighties, con capostipiti della tendenza degli autentici mostri sacri quali i Motorhead ed i loro epigoni Tank. Tendenza che si radicalizzò nella Bay Area, con l’affermazione di bands come Metallica, Exodus, Testament e via di seguito. I gruppi inclusi in questa compilation mi sembrano più legati a questo filone che non a quello originario di Sex Pistols e Discharge, del quale è rimasta solo l’iconografia anarchica condita di slogans del tipo Fuck The System, Fuck Capitalism etc. E infatti nei pezzi di Map, The Anoraks, Hatework, Dogshit Sandwich, Total Control, The Young Ones, Age Of Chaos, Los Paraliticos El Sanitorium, Pus, Psychoterror e The Voids c’è più Metal che altro, i soli Stephen J e The Positives sembrano rifarsi maggiormente al punk di fine seventies. Più alternativi risultano Steve Juxta e Quankmeyer Faergoalzia, con due brevi episodi che sembrano improbabili outtakes di Miniatures, raccolta di varie proposte musicali uscita nel 1980 su etichetta Pipe Records, e Coldharbor, autori del pezzo più interessante e variegato dell’album, non a caso il più lungo con i suoi cinque minuti abbondanti. L’album, realizzato esclusivamente in vinile, include 19 tracce di altrettanti gruppi di varia provenienza : preponderante la presenza di bands britanniche, insieme agli svizzeri Total Control, agli estoni Psychoterror ed agli statunitensi The Young Ones, The Voids e Quankmeyer Faergoalzia. Racchiuso in una copertina foldout double sided poster in bianco e nero, completa di artworks e dei contatti di tutte le bands con i testi di tutti i pezzi, è reperibile esclusivamente per corrispondenza al prezzo di 10 US Dollars (P&P inclusi) presso DEPARTURE RECORDS, 24b ALEXANDRA ROAD, FARNBOROUGH, HAMPSHIRE, GU14 6DA, ENGLAND. Eventuali vaglia postali da intestare a M.S. Stovold. Departure Records è anche un mail order shop specializzato in musica indie, punk e mod.
Map : White Suitcase / The Anoraks : IC1 /
Hatework : Power To Reason / Kosmik Overdrive : Corporate War / Colin Cross
: 2020 / Stephen J : Finger On The Trigger / Dogshit Sandwich : Stinking
Rich Parasite / Total Control : Scapegoat / The Young Ones : Human Beings
// Steve Juxta : All / Age Of Chaos : Tony Stalin / Los Paraliticos El
Sanitorium : Civil War / Jasmine Maddock : Vendetta / PUS : Death From
The Skies / Psychoterror : US Bombs / The Positives : No NHS / The Voids
: Acid Rain / Quankmeyer Faergoalzia : Dissassemblement Of Reality / Coldharbor
: Scared Of Action
GONG - LIVE TO INFINITEA Snapper SMACD 834

Ritengo valga la pena, nonostante il prodotto non sia recentissimo, trattare di questo disco dal vivo dei Gong realizzato nel 2000 dall’etichetta Snapper; nel corso degli ultimi anni la mitica formazione con passaporto Francese comprendente Daevid Allen, Gilly Smyth, Mike Howlett, Theo Travis, Chris Taylor, Gwyo Ze Pix e sporadicamente (come nell’occasione immortalata da questo disco) Didier Malherbe ha deliziato il pubblico di mezzo mondo con le sue performances stralunate ma al tempo stesso energiche e dall’elevato tasso tecnico, e questo Live To Infinitea ne riporta efficacemente lo spirito. Non è dato ovviamente di vedere gli sgargianti e stravaganti costumi indossati dai membri del gruppo, ne la goffa ma divertente mimica di Allen, ma in questo modo è possibile apprezzare maggiormente l’aspetto tecnico delle esecuzioni che poggiano sulle solidissime fondamenta fornite dal tandem ritmico Taylor / Howlett e che si fanno belle dei preziosismi di Gwyo Ze Pix e del fenomenale Theo Travis, musicista che non mi stancherò mai di osannare. Uno spessore tecnico che esalta anche le parti di chitarra di Allen, istrionico deus ex machina perennemente assecondato dagli space whispers della sua compagna Gilly, e che consente la temporanea coabitazione tra i fiati addizionali di Malherbe e quelli del full time member Travis, per un risultato che è una pacchia per i fans. E pazienza se su questo disco mancano all’appello Radio Gnome, Camembert Elettrique ed altri vecchi cavalli di battaglia, i Gong riescono a dimostrare di poter tranquillamente proseguire la loro carriera senza cedere a tentazioni nostalgiche : pezzi come l’articolata Zeroid, l’orientaleggiante Magdalene, la jazzata The Mad Monk, la frizzante ed ironica Bodilingus, il raffinato connubio tra space rock e jazz di Yoni On Mars possono convincere anche i fans più restii ai cambiamenti e possono conquistarne di nuovi. Registrato prevalentemente il 6 Aprile del 2000 al Subteranea in London, con un altro paio di tracce provenienti dal concerto del 27 Aprile in Exeter ed altre due dal concerto in Bergen, Norway del 29 Aprile, Live To Infinitea si giova della produzione di Theo Travis che ha dato all’album una dinamica ed una pulizia totalmente inaspettate. Confezionato nella solita bizzarra copertina disegnata da Allen, con tanto di teiera come riferimento al titolo, Live To Infinitea è completato da un booklet riportante una recensione del gig al Subteranea pubblicata da Classic Rock Magazine con diverse belle fotografie della band on stage ad opera di Joss Mullinger. Reperibile attraverso il website Planet Gong e presso Snapper.
Foolfare / Zeroid / Magdalene - intro / Magdalene
/ Infinitea / The Mad Monk / Zero The Hero And The Witch's Spell / Bodilingus
- intro / Bodilingus / Inner Temple / Yoni On Mars / Tropical Fish / Invisible
Temple / Selene
STEVE LAWSON – Croydon, Fairfield Concert Hall 25 Settembre 2002

E’ toccato al bravo Steve
Lawson il compito di aprire i concerti del tour Britannico della 21st
Century Schizoid Band, e l’abbinamento ha funzionato a meraviglia. Lawson
ha fatto da contraltare, con il suo innovativo soundscaping per solo basso,
alle antiche atmosfere degli ex membri di Crimso, anche se nel corso del
concerto Steve ha sottolineato il “trait d’union” che lega la sua proposta
musicale alla musica di King Crimson facendo riferimento ai Frippertronics.
Steve Lawson ha aperto il suo breve set con No More Us And Them, pezzo
che farà parte del suo nuovo imminente album, con il quale ha fatto
comprendere immediatamente la tecnica da lui utilizzata di sovrapposizione
di loops creati in tempo reale, senza alcuna base registrata. Dall’album
And Nothing But The Bass ha quindi eseguito la stupenda The Inner Game,
quindi un’altra nuova composizione dal suo nuovo album, intitolata MMFSOG.
Tra un pezzo e l’altro, suonati tutti con grande padronanza di marchingegni
vari, pedali e e-bow, Steve ha intrattenuto con grande simpatia il pubblico
presente in sala, peccato che il suo opening act sia durato veramente molto
poco, meno di mezz’ora. Ad Highway One è seguita una breve improvvisazione,
dopo di che Steve Lawson ha salutato il pubblico con una bella versione
del classico Fly Me To The Moon. A tarda serata lo stesso Steve mi ha informato
che sarà presto in tour, Italia compresa, con Michael Manrig : spero
di poter confermare al più presto le date, voi cercate di non perdere
l’occasione per ascoltare dal vivo un giovane e fenomenale bassista che
sono sicuro si imporrà presto all’attenzione del grosso pubblico.
21st CENTURY SCHIZOID BAND – Croydon, Fairfield Concert Hall 25 Settembre 2002

Neanche questa volta mi posso lamentare : anche
queste mie ennesime vacanze in Gran Bretagna mi hanno consentito di assistere
ad un concerto di ottimo livello, ben diverso dalle boiate a cui mi trovai
ad assistere durante i miei primi soggiorni londinesi (ricordo un soporifero
concerto dei Sundial all’Underworld in Camden, per non parlare poi di un
ridicolo gig dei patetici A House nel mitico Marquee in Charing Cross Road).
Questa volta la cornice era la celebre Fairfield Halls, elegante teatro
multisala situato nel sobborgo londinese di Croydon già sede nel
corso dei seventies di memorabili concerti di King Crimson, Soft Machine
e di altre bands maggiori del periodo. Sala riempita a metà, causa
probabile l’estrema vicinanza alla data del 30 Settembre a Londra, da un
pubblico in prevalenza non giovanissimo che ha assistito con estrema compostezza
all’esibizione, iniziata poco prima delle 9 PM con una grintosa versione
di A Man A City. Veramente d’impatto il tema principale condotto all’unisono
dalla chitarra di Jakko, che vestito
con un elegante completo scuro occupava il centro del palco, ed i sax di
Collins e McDonald, rispettivamente posizionati alla sinistra ed alla destra
del pubblico. L’agile gioco di rimbalzi ed accenti serrati del drumming
di Michael Giles, seduto dietro un vasto kit con doppia cassa, si è
rivelato subito immutato ed immediatamente riconoscibile, coniugato con
le parti del basso Fender del fratello Peter, altissimo ed immobile gentleman
con bretelle e pantaloni forse un po troppo corti alla caviglia. Jakko
pare a suo completo agio con le parti vocali, ed ancor di più con
quelle di chitarra che esegue con estrema scioltezza ed una buona dose
di personalità, cosa che chi conosce il lavoro del chitarrista sicuramente
si attendeva. Il secondo pezzo in scaletta è Cat Food, con Ian McDonald
che si cimenta con il piano nelle parti che furono di Keith Tippett e Jakko
alle prese con l’altissima tonalità delle parti vocali, compito
che svolge con estrema disinvoltura. E’ ancora lui, accantonato momentaneamente
il suo strumento, a cimentarsi alla voce in Let There Be Light, pezzo “trainante”
dell’album solista di Ian McDonald (le virgolette sono dovute al fatto
che il pezzo è tutt’altro che trainante, in quanto eccessivamente
sdolcinato ed a mio avviso inadatto a far parte del set di questo concerto).
Decisamente meglio Progress, interessante pezzo dal morbido taglio jazz
rock tratto dal lungamente atteso album omonimo di Michael Giles, originariamente
registrato nel 1978, recentemente ri-registrato e finalmente pubblicato.
E’ quindi il turno dell’epica title track del debut album di King Crimson,
scomparsa dal live set di Crimso da ormai trent’anni : In The Court Of
The Crimson King mantiene ancora oggi inalterata la sua carica evocativa,
ideale sfondo per le allegorie letterarie di Pete
Sinfield che oggi possono sembrare probabilmente datate e fuori dal
tempo. Un breve solo melodico di basso introduce il soffuso e morbido mood
di Formentera Lady, dove Jakko quasi ridicolizza la prestazione vocale
di Boz dimostrando cosi di essere in grado di cantare qualunque canzone;
un’esecuzione perfetta che ha avuto l’unico torto di non andare a sfociare
naturalmente in The Sailor’s Tale, troncando il crescendo che conduce al
pezzo strumentale contenuto in Island. In Tomorrow’s People è Michael
Giles a riappropriarsi del ruolo di vocalist : questo pezzo incluso nell’album
McDonald & Giles dimostra, forse più della seconda facciata
di In The Wake Of Poseidon, quanto divergenti fossero le strade dei due
musicisti sul palco stasera e del loro ex compagno Fripp. La magia dei
colorati affreschi dei primi Crimson è diluita infatti da richiami
tardo beat che riportano indietro ai Brondersbury Tapes o addirittura a
The Cheerful Insanity, cosa che in parte influisce anche sull’omogeneità
del set in corso di esecuzione che addirittura si “siede” con la successiva
If I Was, altro pezzo estratto dall’album Driver’s Eyes di Ian McDonald
che qui si cimenta alle lead vocals. Segue quindi Ladies Of The Road, che
i cinque musicisti eseguono forse nella migliore versione mai realizzata
di questo strano blues dedicato alle groupies e dove Mel Collins si produce
in un prolungato solo di sax sotto lo sguardo divertito dei suoi compagni.
L’antichissima I Talk To The Wind, già nel repertorio di Giles Giles
and Fripp prima di diventare un classico cremisi (e che ancora oggi continua
ad ispirare diverse nuove composizioni, vedasi l’ottima Cieli Neri dei
Bluvertigo), ci porta verso la conclusione del set e vede Ian McDonald
prodursi nell’indimenticabile solo di flauto che in ITCOTCK conduceva ad
Epitaph, questa sera ultimo pezzo del set. Sicuramente se il gig si fosse
tenuto in Italia a molti fans avrebbero ceduto le coronarie all’ascolto
di quest’altro classico che molti definiscono senza tempo, ma che io in
verità non ho mai ritenuto fondamentale nel songbook di Crimso.
Ciò non toglie che il gruppo ha dato ad Epitaph la miglior resa
live possibile, prima di abbandonare momentaneamente il palco. L’unico
encore ha visto, a sorpresa, l’esecuzione di un frammento di Birdman dall’album
di McDonald & Giles, seguito dal pezzo manifesto di King Crimson ossia
21st Century Schizoid Man che è stata eseguita senza la minima sbavatura,
con un superlativo Jakko appropriatosi senza timori delle elaborate trame
chitarristiche di Robert Fripp. La serata è stata conclusa dai cinque
musicisti nel foyer del teatro, dove si sono a lungo intrattenuti con i
fans conversando e firmando autografi. Un tour mondiale attende ora la
21st
Century Schizoid Band, solo dopo di questo si vedrà se si tratta
solo di una rimpatriata tra amici o di qualcosa di più.
HERTZAN CHIMERA – UNITED STATES EraserHead Press

Nuovo romanzo ad opera di Hertzan Chimera,
penna emergente del genere denominato Horrotica. Tra brutali sedute di
psicanalisi, malvagità e droga, "United States" è l’allucinante
spaccato di un mondo perduto di peccato e degradazione dove l'unica speranza
è morire di una morte rapida. Risalente agli anni ’80, "United States"
ci mostra la precedente identità goth di Hertzan Chimera, caratterizzata
dalla sua prosa tagliente come un rasoio e da un orrore senza pause.
Disponibile al prezzo di $15.00 (incluso P
& P) presso
http://www.angelfire.com/az2/eraserheadpress/bookstore.html#us
News from the World Central
- L'8 Ottobre è la data di uscita, su
Sanctuary Records (via DGM), del nuovo EP di Crimso dal titolo Happy With
What You Have To Be Happy With
- Per celebrare la release della versione
rimasterizzata di USA, DGM sta preparando una T-shirt con l’artwork dell’album.
Il prezzo della T-shirt dovrebbe essere di $17.00
- La data di uscita dell’edizione rimasterizzata
di Thrak è stata spostata all’8 di Ottobre.
- La celebre rivista jazz Jazziz stamperà
verso fine anno la sua edizione celebrativa del 20mo anniversario. Questa
edizione conterrà una top chart realizzata da tutto lo staff del
magazine riguardante i migliori 200 batteristi jazz, tra i quali figurerà
anche Bill Bruford
- L’uscita del KCCC Club21 avverrà
dopo la realizzazione del Club12, nessuna data è stata al momento
ipotizzata
- BTM (Bremen Town Musicians) è una
nuova band composta da Art Goethals (drums/percussion), Bill Hibbets (impiegato
presso DGM, guitars/keyboard/percussion), Cary Moss (vocals/mouth harp),
Matt Pearson (Bass) e Fred Raimondi (membro del Guitar Craft, Guitar) che
ha appena realizzato il suo debut album (disponibile su DGM) ed è
attualmente in tour nel Sud della California
- Nuovi prodotti disponibili attraverso l’online
shop di DGM
Yes : In A Word: Yes (1969-) - Emerson Lake
And Palmer : Pictures At An Exhibition (Dvd) - Emerson Lake And Palmer
: Best Of The Bootlegs (Import) - Emerson Lake & Plamer : Brain Salad
Surgery (Import) - Emerson Lake & Palmer : Original Bootleg Series
From The Manicore Vaults Vol.1 - Emerson Lake & Palmer : Original Bootleg
Series From The Manicore Vaults Vol.2 - Emerson Lake & Palmer : Original
Bootleg Series From The Manicore Vaults Vol.3 - Greg Lake : Live - The
Trey Gunn Band : Live Encounter - Adrian Belew : Mr. Music Head - Adrian
Belew : Salad Days - Adrian Belew : Coming Attractions - Adrian Belew :
Young Lions - David Sylvian : Approaching Silence - Talking Heads : Remain
In Light - Schizoid Dimensions : A King Crimson Tribute - Bill Rieflin
: Birth Of A Giant - Btm : Bremen Town Musicians - Mcdonald & Giles
: Mcdonald & Giles (Import) - Steve Roach & Jeffrey Fayman : Trance
Spirits - U. Srinvas & Michael Brook : Dream
- E' nata una mailing list italiana dedicata
ai King Crimson, info all'URL :
http://it.groups.yahoo.com/group/kingcrimsonitalia
- DGM invita chiunque abbia difficoltà
a trovare un particolare CD a contattare via e-mail all’indirizzo dgmusa@disciplineglobalmobile.com
e lo staff vedrà di fare il possibile per renderlo disponibile
News from the World
- La band britannica Fiel Garvie è al
lavoro sul materiale per il secondo album
- No Ordinary Man, debut CD dei Cipher, è
attualmente esaurito e il duo sta pianificando una
ristampa, per cui l'album sarà nuovamente
disponibile entro pochi mesi
- The
Freak Emporium terrà un piccolo stock di copie dell’edizione
americana del nuovo album dei Porcupine Tree In Absentia. Queste copie
saranno disponibili ovviamente per chi si affretterà a prenotarle,
contattando via e-mail The Freak Emporium
- L’etichetta Delerium sta preparando la ristampa
di Coma Divine in un edizione espansa a doppio CD, che dovrebbe uscire
prima della dell’anno. Potete prenotarlo presso The Freak Emporium partecipando
quindi ad uno speciale concorso a premi
- Organ Magazine è diventato un mensile
da Settembre, con un rinnovo della veste grafica che ora consiste in un
formato A4 a colori per questa gloriosa ‘zine che da questo mese viene
stampata in tiratura di 25.000 copie
- L’etichetta House
Of Stairs ha annunciato la data di uscita di Houseofstairs Vol I: Useless
In Bed, compilation che vedrà la luce il 14 Ottobre, seguita dall’album
Arm Yourself With Clairvoyance dei Foe
in Dicembre o Gennaio
- Qui di seguito le date del tour statunitense
dei Porcupine Tree :
27 Ottobre, South Bend,
IN Ruth Eckerd Hall
28 Ottobre, Columbus, OH
Schottenstein Ctr
30 Ottobre, New York City
(Cmj Show) Irving Plaza
31 Ottobre, State College,
PA Bryce Jordan Ctr
2 Novembre, Hartford, CT
Oakdale Theatre
3 Novembre, Boston, MA
Paradise Theatre
5 Novembre, Rochester,
NY Blue Cross Arena
8 Novembre, Philadelphia,
PA Tower Theatre
9 Novembre, Philadelphia,
PA Tower Theatre
11 Novembre, Newark, NJ
Perf. Arts Center
12 Novembre, Washington,
DC Constitution Hall
14 Novembre, Toronto Hard
Rock
17 Novembre, Chicago, IL
Martyrs
18 Novembre, Milwaukee,
WI Shank Hall
20 Novembre, Boulder, CO
Fox Theater
26 Novembre, San Francisco,
CA The Fillmore
2 Dicembre, Los Angeles,
CA House Of Blues
- Come anteprima al prossimo remix album ad
opera di BPM&M (Pat Mastelotto & Bill Munyon), Centrozoon hanno
messo a disposizione in partnership con Krimson News un esclusivo mp3 download,
si tratta di Girl Of The Week (BPM&M mix) e vi si può accedere
direttamente dallo speciale banner situato presso Krimson
News
- La formazione a due di Centrozoon (Markus
Reuter & Bernhard Wostheinrich) suonerà al Neurotitan di Berlino
il 26 Ottobre; per coloro disposti a viaggiare il locale si trova in Rosenthalerstr.
39, 2. Hinterhof, 1. Stock, l’ingresso è previsto per le 8 PM. Per
maggiori info telefonare al numero +49 178 3250005
- L’etichetta Burning Shed sta preparando
un mini-festival che si dovrebbe tenere in Norwich, UK, nei giorni 6 e
7 Dicembre. Tra gli acts confermati figurano Centrozoon, Roger Eno, Tim
Bowness, Peter Chilvers, Michael Bearpark, GP Hall, Deive Montaigue, Theo
Travis e Andy Butler. I locali in cui si terrà il festival sono
i seguenti :
6 Dicembre, The Assembly
House Restaurant Room, Theatre Street, Norwich
7 Dicembre, The King Of
Hearts, Fye Bridge Street, Norwich
I dettagli riguardanti i biglietti saranno
presto disponibili sul website di Burning
Shed
- NewtonFest(Festival di musiche contemporanee)
si terrà a Latina dal 17 ottobre al 19 dicembre tutti i giovedi
alle 21.30. Il programma comprende Bartòk,A Short Apnea,De Rossi
Re/Albinati, Zu, Steve Piccolo/Luca Gemma/Gak Sato, Anatrofobia,Concerto
per Garcia Lorca, Starfuckers, Paolo Angeli/Antonello Salis, Wim Mertens.
Oltre ai concerti principali del cartellone, ci sarà una presenza
praticamente continua durante l'intero arco del festival di attività
varie, concerti, incontri, dibattiti in alcuni locali di Latina e provincia
dove un'associazione che collabora con l'organizzazione del festival si
sostituirà praticamente alla normale programmazione dei locali stessi.
Maggiori info sul sito www.newtonfest.net
Sarà capitato a tutti voi di mettere
le mani almeno una volta su quell’insulso supplemento del quotidiano La
Repubblica intitolato “Musica” : una mia latente tendenza autolesionistica
ha fatto di “Musica” la mia finestra spalancata sul mondo della musica
che detta le mode e che soprattutto muove un impressionante giro di soldi,
ma una delle parti più interessanti del summenzionato magazine è
la rubrica della posta, spazio che su qualunque giornale innesca accesi
dibattiti su temi che di volta in volta vengono alla luce. Non molto tempo
fa la mia attenzione venne attirata da due lettere pubblicate una di seguito
all’altra, tanto che ho tenuto da parte il giornale fino ad oggi per poter
affrontare il tema del dibattito non appena mi fosse stato possibile. Il
primo estratto proviene dalla lettera di un ragazzo di diciannove anni,
che sostiene “(…) è tutto un giro: le multinazionali che si lamentano
della crisi del mondo discografico sono le stesse che producono CD vergini
e masterizzatori; sono loro stesse la causa del problema di cui si lamentano.
Ora, mi chiedo: una percentuale dei guadagni ottenuti dalla vendita dei
CD va sempre all’artista ma l’artista di soldi non ne ha già abbastanza?
Non recupera il costo delle spese coi concerti o con i contratti della
stessa casa discografica? Perchè un diciannovenne come me dove vedersi
costretto a rinunciare a certa musica perché introvabile o troppo
costosa? E’ questo il vero scandalo”. Più articolato, e solo apparentemente
per lo più avulso dall’argomento affrontato dal primo lettore, è
il discorso che fa un ragazzo che di anni ne ha più o meno il doppio,
e dal quale ho tratto solo i passaggi più rilevanti : “Ascolto rock
da 20 anni, il rock è storia, si ascoltano i gruppi vecchi perché
di nuovi non ce ne sono, quello di oggi assomiglia al rock come il surrogato
di cioccolato assomiglia al cioccolato. Il motivo è culturale, viviamo
in un mondo piatto, con pochi conflitti sociali, abbiamo tutti grana, la
minigonna l’hanno già inventata e gli operai votano per i padroni.
Oggi, tranne casi isolati, i ragazzi vestono uguale, ascoltano Bon Jovi
e Ramazzotti, spariti paninari, metallari, punk, sono tutti belli bellini,
tatuaggio tribale, piercing, capelli corti, sembrano le fotocopie del nulla,
dopo si lamentano che scopano poco. Mi chiedo dove sia la loro personalità,
e il messaggio del loro ''rock''. I gruppi "rock'' moderni di assoli di
chitarra non ne fanno perché non ne sono capaci. (...) Pensano che
la musica sia gratis, come la pioggia che cade dal cielo, se comperi un
CD originale sei un deficiente, che bravi, i ragazzi con l'acne mi spiegano
come funziona il mondo. Basterebbe mettere una tassa sui cd vergini, e
dividerne poi gli utili agli artisti visto che fermare la “cultura” della
pirateria sembra impossibile. (…) Per fortuna esistono i pub, con la musica
live dove si suona quello che davvero ha lasciato un’impronta nella storia,
classici del rock che non andranno mai fuori moda perché non sono
mai stati di moda. (...)” Come può apparire diverso il mondo se
visto da due diverse prospettive, eppure si tratta dello stesso mondo.
Personalmente non mi appassiona sposare le tesi dell’uno o dell’altro,
entrambe contengono argomenti validi ed entrambe sono criticabili, ma è
doveroso guardare oltre. Ragazzi, guardiamo oltre il nostro orticello,
o sforziamoci almeno di guardare oltre la punta del nostro naso. L’amore
per la Musa anima sicuramente entrambi, ma mentre uno si sforza di giustificare
con argomentazioni varie e non tutte esatte (giusta la constatazione che
sono le stesse multinazionali a produrre gli strumenti per la pirateria,
sbagliatissimo e molto confuso il discorso riguardante il guadagno dell’artista)
il ricorso alla pirateria, l’altro la condanna senza appello insieme a
tutti gli altri usi e costumi delle generazioni più giovani. Strascichi
di disillusioni giovanili, rimpianti per un sogno miseramente sfumato,
quello del rock che avrebbe dovuto cambiare il mondo e che invece è
stato sopraffatto da una realtà ben più grande e molto più
cinica di lui? Perché, nei seventies non si era convinti che la
musica fosse di tutti? Suvvia, ricordo bene quando nel 1982 fece scandalo
il prezzo d’ingresso per un concerto dei Rolling Stones a Torino, tanto
che sui muri intorno al vecchio Stadio Comunale comparvero scritte che
recitavano “17mila cazzi nel culo di Jagger”, ma l’escalation era appena
agli inizi. Gli ardori rivoluzionari si sono sopiti, e con loro sono scomparsi
i concerti gratuiti ed i dischi a prezzo politico. Certo, oggi la pirateria
è una piaga che danneggia prevalentemente il musicista, che dalle
vendite si vede arrivare ben poco dopo aver dovuto pagare la realizzazione
del master con i soldi che gli vengono defalcati dalle royalties (master
che, beffa nella beffa, rimane di proprietà dell’etichetta discografica),
ma il “caro CD” è una piaga altrettanto grande che non si cura aggiungendo
un ennesimo balzello che tanto poi prenderà la stessa strada che
prendono tutti gli altri, ovvero i già pingui portafogli di chi
non ne ha bisogno. Vie di uscita? Io ed altri temerari per una di queste
stiamo già lavorando da tempo, e questa via punta diritta verso
il vasto mondo delle espressioni musicali alternative, dove è possibile
trovare samplers gratuiti, dischi a prezzo contenuto e mp3 messi a disposizione
dai gruppi stessi, lontano dagli avidi tentacoli delle multinazionali del
disco. Certo, per imboccare una via simile ci vogliono teste che non siano
“piene di nulla”, ma ci vuole allo stesso tempo un’attitudine che ti spinga
nei clubs non alla ricerca delle cover bands ma di quei gruppi che hanno
qualcosa di diverso e non massificante da dire, e che ai loro banchetti
del merchandising vendono i loro dischi, magari fatti in casa, a prezzo
contenuto. Il rock non è morto, ha solo cambiato pelle : può
non piacere, ma è giusto che sia così. Magari non farà
solos di chitarra e non vestirà giubbotti in pelle e pantaloni a
zampa d’elefante, ma è vivo ed ha i suoi messaggi da diffondere,
messaggi che urla mentre viene soffocato tra le spire di un’industria musicale
avida come tutte le altre tipologie industriali ed i mortali veleni della
pirateria. La musica (non solo rock) ha bisogno del nostro aiuto per sopravvivere,
dividendoci in fazioni non le porteremo alcun giovamento.
In questo numero di NO
WARNING! :
- Zoom : the King Crimson Club 20 review
- Endless Pull : the Peter Chilvers albums
review
- Heaven Taste : the Burning Shed label sampler
- Canterbury Tales : the Soft Machine live
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review
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box set review
- Vagabonds Of The Lost World : the Eric Bell
Band live album review
- Curve Of The Chart : the Emetrex single
review
- Welcome Back In Cape Town : the Felix Laband
second album
- Postscript : An Appendix To Crimso Literature
- News from the World Central
- News from the World
KING CRIMSON - LIVE AT THE ZOOM CLUB 1972 King Crimson Collectors' Club CLUB20

Tra i volumi finora pubblicati dal KCCC questo ventesimo volume rappresenta sicuramente uno di quelli con maggiori motivi di interesse. Pur essendo infatti già conosciuto dai fans più accaniti, in quanto da tempo circolante nelle liste di scambio di live tapes ed essendo stato anche pubblicato come bootleg (ricordiamo No Pussyfooting e Wally Elmlark), il concerto allo Zoom Club di Francoforte tenuto il 13 Ottobre 1972 da King Crimson rappresenta una testimonianza unica dell’incredibilmente fertile periodo creativo di questa formazione, forse il primo ProjeKct della storia di Crimso. Assemblata in maniera apparentemente azzardata da un Fripp finalmente libero non solo dall’ingombrante fardello Sinfield, ma anche della zavorra tradizionalista rappresentata dal precedente line up, la formazione che realizzerà di li a poco quel capolavoro assoluto che è Larks Tongues In Aspic poteva infatti apparire sia incontrollabile che potenzialmente esplosiva : i fatti hanno dimostrato che la verità stava nel mezzo. Con un Bill Bruford che aveva appena lasciato gli Yes del dispotico Jon Anderson sbattendo la porta, un estroso girovago come John Wetton reduce dai fasti di Mogul Trash e Family, un autentico agent provocateur come il pirotecnico Jamie Muir, un tranquillo apportatore di delicatezza e melodia come David Cross, King Crimson in questa nuova veste poteva effettivamente sembrare una scommessa impossibile da vincere. Crimso la vinse facendo esplodere le tensioni e le contrapposizioni di opposti che fin dall’inizio erano evidenti all’interno della band, giocando più sui contrasti che sulle affinità e lasciando che facessero il loro corso naturale nel processo creativo, portandone infine il semilavorato al collaudo on the road prima di consegnarlo ai posteri in forma finita nel fondamentale album con il mandala in copertina. Come già testimoniato dal Live At The Beat Club, il materiale è ancora in forma provvisoria nel corso di queste date di rodaggio tenutesi tra l'Ottobre ed il Dicembre del 1972, ed il set è contrassegnato da una forte presenza di improvvisazioni e dall’assoluta mancanza di un qualunque pezzo del precedente repertorio. L’opener Larks’ One è già abbastanza strutturata ma ancora priva di coda, Book Of Saturday presenta invece un passaggio di flauto ad opera di Cross ed un timido accompagnamento di batteria che non troveranno posto nella versione definitiva. I ventidue minuti dell’improvvisazione intitolata Zoom vedono la presenza di un embrione della futura Lament inglobato nel serrato incedere della prima porzione dominata dalle schermaglie tra violino e chitarra, mentre successivamente ritroviamo delle curiose reminiscenze di trascorsi musicali che scopriamo non essere del tutto estranei a Crimso : Wetton canta “In the end of the road”, e non è difficile scorgere riferimenti al classico Crossroads, così come la fuga strumentale che si sviluppa dal dodicesimo minuto di improvvisazione ha degli elementi dell’innocuo hard rock dei Deep Purple. Il pezzo riacquista in chiusura peculiarità tipicamente Crimsoidi, quelle che impareremo a conoscere ed apprezzare nel corso dei due anni a venire, quando con le sue improvvisazioni il Monarca ipotizzerà le platee di mezzo mondo. I quarantacinque minuti di Zoom Zoom si aprono con squarci di mellotron che avranno fatto erroneamente pensare al pubblico presente che l’ormai dimenticata Epitaph stesse per ritornare alla luce, ma da qui si dipana una nuova ragnatela di riffs al calor bianco sui quali si mette in evidenza il violino di David Cross. L’alternanza di momenti ora convincenti e ora imbarazzanti di Zoom viene surclassata da questa imperiosa e perentoria pièce de resistence che crea un intero nuovo vocabolario dal quale attingeranno a piene mani contemporanei e future generazioni di musicisti (penserete mica che la pur ottima Premiata Forneria Marconi avrebbe potuto suonare Alta Loma senza la lezione Cremisi?). Easy Money presenta solo delle sfumature che la differenziano dalla versione definitiva (l’introduzione ed un rilassato bridge strumentale al suo interno), cosi come Exiles, che ricordiamo essersi sviluppata da una elaborazione di Mantra, traccia del repertorio della prima formazione di Crimso. Porzioni della futura Fallen Angel vengono sviluppate in versione strumentale nell’improv omonima che vede ancora Cross grande protagonista, mentre nella successiva Z’Zoom ci ritroviamo come d’incanto proiettati in quel tipo di esplorazioni sonore che hanno consentito la nascita di pezzi come Providence. Il finale, che diventerà quasi una costante dei concerti del biennio 1973/74 e che verrà ripristinato (spesso anche come opener) nel THRaK Tour del 1995/96, è costituito dalle allora sconosciute The Talking Drum e Larks’ Two, la prima eseguita in una versione ancora molto dilatata, la seconda leggermente rallentata rispetto alla studio version. DGM ha fatto un buon lavoro di restauro sul nastro originale che si è sforzata di rintracciare durante il periodo della “Bootleg Amnesty”, ed il doppio CD arriva oggi a noi in una forma accettabile, corredato dalle note di Sid Smith, già autore della biografia In The Court Of King Crimson. Disponibile per tutti attraverso il DGM online shop.
Disc One : Larks' Tongues In Aspic (Part I) / Book Of Saturday / Zoom / Improv: Zoom Zoom
Disc Two : Easy Money / Improv: Fallen Angel
/ Improv: Z'Zoom / Exiles / The Talking Drum / Larks' Tongues In Aspic
(Part II)
PETER CHILVERS - HE WROTE THIS and STORMWATCHER Burning Shed (no catalogue number)


Essenziale artefice delle suadenti atmosfere di Samuel Smiles ed Alias Grace, il polistrumentista Britannico Peter Chilvers è riuscito a ritagliarsi uno spazio personale per realizzare due albums solisti approfittando dell’etichetta Burning Shed da lui creata insieme a Tim Bowness. Non uno spazio di autocelebrazione, bensì due saggi delle grandi capacità di un musicista di notevole spessore : i due albums di cui andiamo a trattare si inseriscono nella vena intimista di Chilvers pur differenziandosi sia tra di loro che dalla produzione di Samuel Smiles ed Alias Grace, definendo un quadro dai vasti contorni all’interno del quale il poliedrico musicista spazia con soluzioni sempre diverse. Se infatti la produzione dei succitati gruppi poteva far immaginare un interesse da parte di Chilvers per l’opera di Clannad, The Blue Nile, John Martyn, Leonard Cohen e Nick Drake, qui il cerchio si va a chiudere su soluzioni che rimandano a Fripp&Eno, John Cale, Mark Eitzel e addirittura ai compagni di scuderia Darkroom e Centrozoon. Composto prevalentemente con l’ausilio di basso fretless e chapman stick, He Wrote This del 2001 ci mostra un campionario di impressionistiche creazioni, con un intelligente uso del soundscaping non dissimile da quello di Rothko. L’atmosfera ricreata in Traffic è quella di un incubo metropolitano protratto ed alienante, subito stemperato dalla carezzevole nenia di Stick A, una scintillante nevicata di cristalline note che fluttuano leggere nello spazio degli otto minuti di durata di questa pièce. Slow Combs e Dirty Stick potrebbero essere figlie della vena espressa da Fripp&Eno in Evening Star, mentre All The Beautiful Things, che si avvale del contributo vocale di Tim Bowness, si proietta in un’orbita molto prossima a quella degli ottimi Darkroom, con rarefatte linee melodiche che si rincorrono tra vapori sulfurei. Al brioso respiro melodico di Endless Pull, per certi versi assimilabile a quello di alcuni episodi di Steve Lawson, si contrappone la riflessiva ricerca di Drone, dove Peter Chilvers crea una valida alternativa al lavoro di Mark Beazley. Tim Bowness e Sandra O'Neill lasciano le ultime tracce vocali dell’album nella breve ma intensa Broken Things, collocata prima del conclusivo soundscape di Stick G, pièce atmosferica dall’abbagliante candore che sembra fungere da trait d’union con Stormwatcher, album interamente strumentale pubblicato l’anno successivo. Inteso come trasposizione musicale dell’omonimo libro di Graham Joyce, che si è tra l’altro espresso favorevolmente nei riguardi del lavoro di Chilvers, Stormwatcher vede l’autore cimentarsi con elementi di musica etnica e neoclassica fusi con l’esperienza elettronica di He Wrote This, per un risultato che lascia l’ascoltatore stupefatto e rapito dalle magiche immagini visualizzate da questo ambizioso lavoro. Episodi come Jessie non sorprenderanno certo chi ha già apprezzato le autunnali atmosfere di Alias Grace, sorprendente è invece l’amalgama ricreato nell’arco dell’intero disco tra influenze musicali anche molto diverse tra loro, amalgama sfaccettato da brillanti arrangiamenti ed attraversato da temi ricorrenti come il pizzicato d’archi che caratterizza Melanie e Bad Angels. I Camel di Dust And Dreams (o anche l’Anthony Phillips di Tarka) affiorano in pezzi come Père Lachaise, dove orchestrazioni marcate si sovrappongono al tessuto di textural music su cui Stormwatcher è fondato. La lunga title track, dalle analogie con i Soundscapes Frippiani di Abandonment To Divine Providence, chiude quest’album di notevole portata, che con i suoi molteplici caratteri da solo può rappresentare una sintesi di una buona metà del catalogo Burning Shed e che è rappresentativo del reale valore del musicista Peter Chilvers.
He Wrote This : Traffic / Stick A / Slow Combs / All The Beautiful Things / Dirty Stick / Endless Pull / Drone / Broken Things / Stick G
Stormwatcher : Intro / First Mirror / Jessie
/ Cave Paintings / Melanie / Second Mirror / Père Lachaise / First
Storm / Language Of Angels / Third Mirror / Bad Angels / Final Storm -
Cornfield / Outro / Silence / Stormwatcher
VARIOUS ARTISTS - BURNING SHED SAMPLER Burning Shed (no catalogue number)

Nata come etichetta di CDR realizzati su richiesta allo scopo di dare una collocazione a prodotti non facilmente sistemabili negli spazi dati dall’industria musicale, Burning Shed sta effettivamente compiendo in maniera egregia la sua missione : il suo catalogo conta ora ben 20 albums più altre due releases (California, Norfolk di Tim Bowness e Peter Chilvers e The Cult Of : Bibbiboo di Centrozoon) realizzate in maniera tradizionale, albums che compongono un ampio ventaglio di proposte di musica sperimentale di grande valore. In aggiunta al catalogo Burning Shed vi sono altri eccellenti prodotti distribuiti dall’etichetta, quali IEM, Markus Reuter e Mastica, tutta roba in grado di far venire l’acquolina in bocca ai cultori di queste coraggiose forme di ricerca musicale. Il rovescio della medaglia, inutile farne un mistero, è rappresentato dal costo a mio parere eccessivo dei prodotti della label : trattandosi di CDR realizzati su richiesta, confezionati in una semplice ed anonima copertina in cartoncino con un inserto comprendente le informazioni basilari e con un altrettanto anonima etichetta incollata al CD, il prezzo di 11 Sterline Britanniche è francamente sproporzionato. Non mi stupisce che il volume di vendite sia deludente, considerato che anche a livello promozionale le strategie dei Main-Men dell’etichetta sono discutibili, e che sicuramente i fessi come il sottoscritto (che vanno a comprarsi i suddetti prodotti per poi recensirli) non abbondano. Credo che un prezzo contenuto intorno alle 5 Sterline avrebbe fruttato un maggior impatto sul pubblico, dato che lo scopo principale dell’etichetta dovrebbe essere quello di diffondere quanto più possibile questi musicisti che sono sicuramente validi e meritevoli di attenzione, ma che altrettanto sicuramente sono totalmente sconosciuti anche nel giro alternativo. Questo sampler a basso prezzo è invece un ottimo biglietto da visita, che sarebbe forse valsa la pena di realizzare in grossa quantità per allegarlo a qualche pubblicazione musicale come fatto tempo addietro da etichette come Resurgence e DiN. Ad ogni modo siamo di fronte ad un eccellente campionario di musiche possibili dalle più disparate connotazioni, ad opera di musicisti che per noi non sono più una sorpresa come No-Man, Rothko, Darkroom, Samuel Smiles, Alias Grace, Os, Centrozoon, ma anche di piacevoli novità quali Um, Rhinoceros, Navigator, Uxb. Quattordici delle diciassette tracce qui incluse sono tratte, alcune in versione ridotta, da altrettanti albums dell’etichetta, mentre le altre tre tracce sono altrimenti inedite : un’ottima cover di I Can’t Read dei Tin Machine eseguita dal vivo da Samuel Smiles, una outtake dall’album He Wrote This di Peter Chilvers e Semi-Gorgeous Actress degli incredibili Darkroom. Credetemi, l’unico rischio che correte procurandovi questo sampler è quello di rimanere talmente stregati dalla varietà di proposte incluse da essere poi costretti a procurarvi l’intera serie di CDs, serie che fortunatamente pare non debba interrompersi a breve termine.
No-Man - Days In The Trees : Bach / Rothko
- Two / Centrozoon - Harvest Girls (excerpt) / Rhinoceros - See-Through
/ No-Man - Pretty Genius / Um - Kold Sun / Bass Communion - Sonar / Alias
Grace - Nightshift / Darkroom - Semi-Gorgeous Actress / Os - Bear Loop
(excerpt) / Tim Bowness & Samuel Smiles - I Can't Read / Darkroom -
Excerpt / Navigator - A Little Astronomy / Peter Chilvers - Filter / Uxb
- Urban Mutant V1 (excerpt) / Alias Grace - Talk Simple / Tim Bowness &
Samuel Smiles - Flame
SOFT MACHINE - FACELIFT Voiceprint VP233CD
Quella che vi ritroverete ad ascoltare, a dispetto della qualità sonora non eccelsa (si tratta di una audience recording presa da Brian Hopper, alla quale si è cercato di apportare qualche miglioria), è nell’opinione degli stessi membri della band una delle migliori performances tenute dalla formazione comprendente Mike Ratledge, Robert Wyatt, Hugh Hopper ed Elton Dean. Siamo quindi nel periodo classico dei Soft Machine, come dimostra il set comprendente i maggiori highlights dell’epoca (Out-Bloody-Rageous, Moon In June, Mousetrap, Esther’s Nose Job). Il concerto del 26 Aprile 1970 alla Fairfield Hall di Croydon è qui catturato nella sua intierezza ed il suo svolgimento consistente in due set divisi da un intervallo (come era d’uso all’epoca) è stato riprodotto utilizzando due distinti supporti digitali per contenere le registrazioni. Non c’è molto da dire, se non che i fans dei Soft Machine potranno apprezzare l’essenza di questa formazione al massimo della sua potenzialità espressiva, con i temi principali dei pezzi che fungono da pretesto per lunghe improvvisazioni che mettono in risalto le grandi capacità dei quattro musicisti, in particolar modo di Elton Dean che da libero sfogo al suo stile lirico ed al tempo stesso sperimentale. Un indispensabile complemento alla discografia originale dei Soft Machine, accompagnato dalle note di copertina scritte da Brian Hopper, ovviamente su etichetta Voiceprint.
Disc One : Slightly All The Time / Out-Bloody-Rageous / Moon In June / Mousetrap / Noisette / Backwards / Mousetrap - reprise / Hibou Anemone & Bear
Disc Two : Facelift / Eamonn Andrews / Esther's
Nose Job / Pigling Bland / I Should've Known / Esther's Nose Job - reprise
HAWKWIND - LIVE '90 Hawkwind HAWKVP12CD

La già corposa discografia degli Hawkwind si arricchisce continuamente di nuovi titoli, l’ultimo dei quali in ordine di tempo è questo doppio live di buona qualità ma dalle note un po’ inesatte : il booklet parla infatti di una performance filmata all’inizio del 1990 per il music show Bedrock, dilungandosi in particolari riguardanti le riprese ed il light show, ma l’ascolto rivela che siamo in presenza di due distinte performances risalenti all’incirca allo stesso periodo, suonate da line-ups differenti. A riprova di ciò basta prestare attenzione al fatto che il violino di Simon House è udibile solo dal quarto pezzo del secondo disco, mentre i credits lo danno presente in tutto l’arco di un fantomatico concerto che avrebbe visto diversi pezzi eseguiti due volte. La realtà, come ho già detto, è ben diversa : oltre al già citato Bedrock show è presente infatti l’intero concerto tenuto dalla band in Nottingham nel 1990, di qualità sonora leggermente inferiore ma che consente comunque di apprezzare l’energica prestazione live di questa leggendaria band. Questi piccoli difetti non tolgono valore al prodotto, ma una maggiore esattezza nelle note non avrebbe guastato. Reperibile attraverso Voiceprint.
Disc One : Karnac Intro / Angels Of Death / Void Of Golden Light / Ejection / Wings / Out Of The Shadows / Snake Dance / Night Of The Hawks / The 7th Star / TV Suicide
Disc Two : Back In The Box / Assassins Of Allah
/ Images / Lives Of Great Men / Void Of Golden Light / Out Of The Shadows
/ Snake Dance / Night Of The Hawks / The 7th Star / Back In The Box / Utopia
/ Ejection / Damnation Alley Pt.1 / Your Secret's Safe With Me / Damnation
Alley Pt.2
MAN – UNDRUGGED Point PNTVP121CD

Come appassionato di musica mi sono sentito talvolta rivolgere la critica di non essere abbastanza riguardoso nei confronti delle “radici” del rock, critica che non mi vergogno di ritenere fondata. Certe espressioni primordiali sono per me alla stregua di un male necessario, o se preferite passaggi obbligati come lo è la camminata carponi per l’essere umano, tappa intermedia che prelude alla camminata in posizione eretta. Chi di voi cammina ancora carponi? Questo è il motivo per cui non trovo motivi di interesse in dischi come questo, onde per cui non mi inoltro nemmeno nel rito liberatorio della stroncatura come sarebbe troppo comodo fare. Trovo che ci siano modi migliori per impiegare il tempo libero. Ad ogni modo, per coloro che non sono d’accordo con me, il disco è reperibile attraverso Voiceprint.
Scotch Corner / Babe, I'm Gonna Leave / I Always
Thought The Walrus Was Protected / Dream Away / Manillo / Asylum / Trying
To Get To You / Listen To Me, Sister / Georgia On My Mind / Sail On Sailor
/ Day And Night
JACK MONCK - INSIDE THE WHALE Voiceprint VP241CD

Jack Monck è stato un membro dei Delivery e di The Stars, unica band post- Floyd di Syd Barrett. Amico di lunga data di Pip Pyle (Gong, Hatfield And The North, National Health), con cui ha militato nei Delivery, Jack Monck nel 1983 contattò nuovamente il mitico batterista Canterburiano per realizzare alcuni demos con il chitarrista Paul Westwater e Sue Ellery ed Amy Chan al piano (pare che per l’occasione sia stato affittato un piano usato in passato da Steve Miller). Le prime undici tracce di questo disco provengono da quelle sessions che si tennero ai Silent Studios, nella zona industriale londinese di Rotherhithe. L’ispirazione per questi pezzi è tratta da una raccolta di scritti di George Orwell intitolata Inside The Whale, che lo scrittore intese scrivere riferendosi alle proprie esperienze piuttosto che basandosi sull’immaginazione, metodo che Jack ha applicato al suo song-writing. Le altre quattro tracce vennero registrate in London nel 1978 con Laurie Allan alla batteria e Bill Gilliam alle tastiere, con basso, chitarra acustica e voce ancora ad opera del titolare; i pezzi presentano comunque una unità stilistica nonostante siano stati registrati in periodi diversi. Siamo in presenza di un gradevole ibrido tra il Canterbury sound ed il pop, qualcosa che unisce una certa semplicità formale ad un notevole bagaglio tecnico di fondo che si apprezza ascolto dopo ascolto. Diversi passaggi possono ricordare quanto fatto da musicisti come Jakko e Bill Nelson o da gruppi come Level 42, con in più alcuni deliziosi caratteri Canterburiani che impreziosiscono diverse tracce, soprattutto l’eccellente strumentale 39. E’ bizzarro pensare che pezzi come questi non sono mai stati pubblicati fino ad oggi, quando negli anni ’80 abbiamo dovuto sorbirci porcherie immonde come Man At Work e Dire Straits. Fateci un pensierino, il fantasioso drumming di Pyle, il limpido stile chitarristico di Westwater e la cristallina voce di Monck meritano l’ascolto, e per qualche istante vi sembrerà di trovarvi nuovamente nella terra del grigio e del rosa … anche questo su Voiceprint.
Intermediate Sum / Blues For Ray / Black Witch
/ Afternoon In Time / Conundrum / City Life / I'd Like / 39 / Autumn Resolution
/ Back On The Train / Thoughts And Fears / Four Letter Words / Loaden Day
/ Back On The Train (version 2) / Blues For Ray (version 2)
VARIOUS ARTISTS – HOUSE OF STAIRS SAMPLER House Of Stairs HOS000

Ricorderete che il mese scorso, nello spazio delle news, abbiamo accennato ad House Of Stairs, una nuova label che per sua stessa definizione si rivolge alla produzione di “musica che si muove in avanti, re-inventandosi costantemente, organizzandosi, ripensandosi, rifiutando di prendere la strada conosciuta”. Questo breve sampler rappresenta quindi un buon biglietto da visita per l’etichetta, che ci fa attendere con impazienza le prossime produzioni, specialmente se si manterranno a livello delle tre ottime tracce qui contenute. Il primo pezzo è ad opera di Foe, band nata dallo scioglimento di Geiger Counter ed il cui debut album è atteso per la fine dell’estate. Un vero power trio che qui si cimenta in uno strumentale dalla complessa architettura degna degli ELP di Tarkus, suonata con un aggressivo piglio Crimsoide attraverso intricati riffs dai repentini cambi e dalle molteplici aperture. Un must per i fans di Anekdoten (ai quali Foe mi sembrano nettamente superiori) e Nought. A farci riprendere fiato giunge opportunamente The Haunted Hotel di Stars In Battledress, band che in questa breve traccia si inoltra in delicate ed al tempo stesso misteriose melodie che possono ricordare alcuni passi di Cardiacs e Spratleys Japs, giocate su semplici accordi di tastiere ed evocative parti cantate. Il mayhem senza compromessi di Ursa ci riporta bruscamente alla realtà, con un breve e feroce strumentale che coniuga gli Hawkwind di Assassins Of Allah (pezzo a cui questa Bonjour, Mon General somiglia molto) ai più felici momenti della NWOBHM : una band con un sound intenso, diretto e convincente. House Of Stairs ha in programma per l’estate una compilation dal titolo Useless In Bed vol. l che si preannuncia molto interessante. “Per musica con l’orgoglio di strutture mai provate, che coraggiosamente fa cambiamenti e scelte, che non segna il battito di piedi obbedienti ma il ritmo di voci che pongono domande”
Foe - They Have Their Uses ... Gooses / Stars
In Battledress - The Haunted Hotel / Ursa - Bonjour Mon General
ALL ABOUT EVE – FAIRY LIGHT NIGHTS TWO Jamtart AAEVP1

I redivivi All About Eve si ripresentano al loro pubblico con una serie di dischi dal vivo, dei quali Fairy Light Nights Two è l’ultimo in ordine temporale. Registrato nel corso dei concerti acustici tenuti tra il Marzo del 2000 ed il Marzo del 2001, questo bel live album ripercorre nello spazio di quaranta minuti le tappe principali della carriera di un gruppo malauguratamente persosi dopo alcuni non esaltanti prodotti realizzati di seguito ad una coppia di ottimi lavori e fortunatamente ritornato in attività, speriamo con intenti migliori di quelli catturati in Touched By Jesus e nel Phased EP. Da Scarlet a Every Angel, passando per le storiche Never Promise (Anyone Forever), The Mystery We Are e Wild Hearted Woman, l’evocativa voce di Julianne Regan ci conduce attraverso fiabeschi giardini d’infanzia accompagnata da Andy Cousin e dal dimissionario Marty Willson-Piper, alla scoperta del variopinto mondo di All About Eve sempre in bilico tra un raffinato folk-prog e tentazioni New Wave. Un rinnovato line up comprendente il nuovo chitarrista finlandese Toni Haimi (ex Malluka) è attualmente in attività, attendiamo con interesse. Fairy Light Nights Two e gli altri recenti live albums, oltre ai CDs di Mice e Jules Et Jim sono reperibili attraverso Voiceprint.
Scarlet / The Mystery We Are / You Bring Your
Love To Me / Freeze / Mine / More Than The Blues / Never Promise (Anyone
Forever) / Yesterday Goodbye / Wild Hearted Woman / Every Angel
CENTROZOON - THE CULT OF: BIBBIBOO Burning Shed bshed 0202

L’Eternauta è giunto infine a bussare alle porte dell’infinito : dopo aver attraversato stadi di civilizzazione, galassie e dimensioni, dopo aver acquisito i massimi livelli di conoscenza e dominato tempo e spazio, egli scopre i più elementari concetti che accomunano le nozioni basilari e quelle più erudite. Correrò il rischio di ripetermi, ma un ascoltatore non passivo (e non occasionale) non deve avere timori nell’accostarsi ad un progetto musicale che, a dispetto della giovane età, rappresenta oggi uno dei massimi esempi di sintesi in campo musicale. Come in natura, continue implosioni ed esplosioni danno vita alla musica di Centrozoon; ecco, se focalizzate i cicli vitali forse riuscirete ad entrare più agevolmente nell’essenza di questo lavoro. Microrganismi che generano gigantesche creature e processi di decomposizione che riportano allo stato elementare enormi esseri viventi al termine della loro vita terrena. Colpisce l’intensità, la forza di questo disco … The Cult Of: Bibbiboo è sicuramente il punto più alto della parabola tracciata da Bernhard e Markus, parabola che non sono sicuro che Centrozoon riesca a proseguire a questi livelli, per lo meno con questa configurazione (non a caso, forse, lo step successivo contempla l’innesto di Tim Bowness per un nuovo assetto sotto forma di trio). Quello che giunge a noi racchiuso in una lussuosa confezione digipack, corredato dalle fantasiose note di Sid Smith, è comunque un ambizioso concept sgorgato da una session tenutasi il 10 e l’11 Giugno del 2000 : i due singoli promozionali estratti, The Divine Beast e Centrophil, contenenti versioni alternative di parte del materiale qui incluso, nonostante il loro indiscutibile valore non rendevano quanto invece è possibile apprezzare in questo monolitico capolavoro destinato a diventare un classico assoluto dell’elettronica freeform. The Cult Of: Bibbiboo uscirà ufficialmente il 3 Settembre, ma è possibile acquistarlo fin d'ora attraverso Burning Shed; agli acquirenti on line verrà spedito anche un esclusivo sticker in edizione limitata.
The Golden Lamb (parts 1 -3) / Healing The
Land / All The Time It Is Using Us / The Cult Of: Bibbiboo / Deliverance
- The Divine Beast / Thúsgg
DAVID BOWIE - HEATHEN Iso/Columbia 508222 2

Sospeso tra innovazione e continuità, il Duca Bianco prosegue imperterrito la sua carriera musicale che nel corso degli ultimi due decenni lo ha visto sfornare a cadenze regolari albums destinati in partenza ad essere dei successi di vendite, al di là del loro effettivo valore musicale. Niente che mi abbia particolarmente entusiasmato, ma devo riconoscere a David Bowie una capacità che pochi hanno, quella di far apparire un tocco di classe anche la trovata più semplice, e questa è una di quelle capacità che collocano un musicista nell’Olimpo dei grandi. E’ probabilmente tempo perso quello che si può passare sperando in un ritorno a Ziggy Stardust o alla trilogia Berlinese, ma Bowie riesce a volte a piazzare il colpo di classe che riesce solo ai veri campioni nel momento in cui riescono a liberarsi da una marcatura asfissiante. Questa marcatura è rappresentata dai trascorsi musicali dello stesso Bowie, troppo spesso prigioniero del suo passato, ma a differenza di patetiche auto caricature (Rolling Stones su tutte) il Duca Bianco riesce a dimostrare che se vuole ha ancora qualcosa da dire. Certo, se tutto l’album fosse stato sui livelli dell’iperbolica opening track Sunday ora staremmo qui a parlare di Heathen come di un capolavoro, ma forse sarebbe stato chiedere troppo. Invece già la terza traccia Slip Away, dopo l’ottima cover di Cactus dei Pixies, ci riporta in ambienti abitualmente frequentati da Bowie, con una bella ballad che non può non ricordare la famosa Life On Mars, ma la classe non è acqua e Bowie a dispetto di tutto di classe ne ha da vendere. E se pezzi come Slow Burn e Afraid non aggiungono nulla a quanto già espresso in passato dallo stesso titolare, l’elegante e soffusa I Would Be Your Slave aggiunge un altro tassello al variopinto mosaico che è la carriera di Bowie. Delle altre due cover presenti nell’album, alla non entusiasmante I’ve Been Waiting For You di Neil Young si contrappone un originale rivisitazione di un pezzo del 1969, I Took A Trip On A Gemini Spaceship di Legendary Stardust Cowboy, dove le atmosfere create rimandano ad alcuni episodi degli albums solo di Adrian Belew. L’autore Britannico piazza un altro colpo da maestro con 5 : 15 The Angels Have Gone, pezzo con un refrain indimenticabile che non mancherà di destare l’invidia di raffinati popsters come No-Man e Tex La Homa : certo che dopo una magia del genere collocare pezzi come Everyone Says “Hi” e A Better Future, degni di personaggi mediocri come Murray Head, rappresenta una rovinosa caduta di stile. A risollevare le sorti dell’album giunge proprio in chiusura Heathen (The Rays), dove una song tipicamente à la Bowie viene arricchita di raffinati arrangiamenti che aprono spazi quasi sacrali, come raggi di luce che giungono a scacciare ombre inquietanti. Prodotto da Tony Visconti, Heathen si avvale della presenza del geniale David Torn accanto a vecchie glorie come Pete Townshend ed il fido Carlos Alomar, con molti altri ospiti come Tony Levin, Dave Grohl e Matt Chamberlain. Sicuramente tra le cose migliori dell’ultimo Bowie, e senz’altro meglio di molti dischi attualmente presenti nelle charts.
Sunday / Cactus / Slip Away / Slow Burn / Afraid
/ I've Been Waiting For You / I Would Be Your Slave / I Took A Trip On
A Gemini Spaceship / 5:15 The Angels Have Gone / Everyone Says 'Hi' / A
Better Future / Heathen (The Rays)
ANEKDOTEN - LIVE EP Arcàngelo ARC-1035

La Yes/Genesis syndrome è quella che più ha afflitto il panorama mondiale del progressive rock : a dimostrazione di ciò basta fare un attimo mente locale per stilare un campionario di quante bands abbiano seguito le orme del gruppo di Ian Anderson (Magellan, Pallas, Castanarc, Starcastle) e di quello di Tony Banks (IQ, Marillion, Abel Ganz, Citizen Cain). Qualcuno in meno, forse anche per la difficoltà a ricrearne la complessa sintassi, ha seguito le orme di ELP (Dagaband, Syndone) mentre altri si sono lanciate sulle tracce di gruppi a torto ritenuti “minori” come Camel (Pendragon) e VDGG (Twelfth Night), mentre sembrava che nessuno avesse l’ardire di prendere ispirazione dall’opera di coloro che da molti sono ritenuti i capostipiti del progressive rock. Questo almeno in Europa, dove dai tempi della prima Premiata Forneria Marconi nessuno si era più avventurato su sentieri così impervi, mentre in estremo oriente i nipponici By Kyo Ran risultavano copie maniacalmente simili all’originale. Gli anni ’90 hanno visto la riscoperta del songbook di Fripp e soci soprattutto alle latitudini più fredde, dove talentuosi gruppi di giovani musicisti hanno preso ispirazione dal periodo aureo della seminale band Britannica : tra questi coloro che si sono messi maggiormente in evidenza sono stati gli Anekdoten, band svedese che sotto il nome di King Edward si è fatta le ossa con il repertorio di Crimso conservando poi l’abitudine di eseguirne dal vivo alcune covers ad integrazione del proprio set. Il presente EP, costoso oggetto di produzione giapponese, ci presenta quattro pezzi registrati dal vivo per una durata di una mezz’oretta scarsa, pezzi che al pari del loro debut album Vemod (unico che mi sono limitato ad ascoltare) ci mostrano tutti i pregi ed i limiti del quartetto scandinavo, proiettato in una fin troppo fedele emulazione dei King Crimson di Red. Bravi, per carità, ma di farina del loro sacco non vi è traccia.
Nucleus / The Flow / A Way Of Life / Karelia
DER BEKANNTE POST INDUSTRIELLE TROMPETER - ELEVEN Misty Circles MCR44

A dispetto del nome teutonico, Der Bekannte Post Industrielle Trompeter è l’Italianissimo progetto solista del trombettista romano Flavio Rivabella, di professione dentista ma al tempo stesso collaboratore per Ain Soph e Mushroom’s Patience. Peccato che quella del musicista non sia l’attività principale di Flavio, il prodotto di cui andiamo a trattare è infatti di altissimo livello, sicuramente una delle cose migliori che mi sia capitato di ascoltare ultimamente tra quelle provenienti dall’interno dei patrii confini. L’approccio di Flavio con lo strumento, più che quello di altri trombettisti come Chris Botti o Mark Isham, mi induce a mettere in piedi un paragone con John Zorn : i suoni trattati della tromba non creano melodie, ma si amalgamano con rumori, dialoghi e samples creando una concatenazione di strutture molto particolari. L’iniziale Awakening, ad esempio, ricrea magistralmente lo stato d’animo in cui ci si ritrova dopo una notte di sonno agitato, quando il suono di una sveglia ci pone di fronte ad una condizione di confusione e stanchezza che fa apparire quasi come un miraggio il momento in cui sarà possibile coricarsi nuovamente : la tromba di Flavio sembra accennare la nota melodia del “Silenzio” tra cortine di loops e samples nebulosi che riproducono i rumori della notte trascorsa, con una timida linea di basso persa in lontananza. Dusk In The Wasteland suona come Septober Energy compresso all’inverosimile allo scopo di catturarlo in uno spazio di tre minuti, mentre partiture free di basso, voci recitanti, samples di chitarra caratterizzano Kradumarrich (Frail) e Carny Geeks : i suoni vengono sbriciolati come pane secco e riassemblati per assecondare partiture apparentemente sconnesse, ma in realtà atte a dribblare ogni qualsiasi tentazione di formule collaudate. Diciamolo apertamente, se cercavate una seria alternativa a Naked City ed alla scena newyorkese, DBPIT può essere a pieno titolo questa alternativa. The Invasion Of The Human Men mette in evidenza il basso di Raffaele Cerroni in uno stile che suona come quello di un anarchico Mick Karn, posizionandosi nello stesso solco di ricerca estrema che ha contraddistinto albums come What Means Solid, Traveller e Polytown. L'EP è stato prodotto in un quantitativo di 111 copie, cifra che richiama il numero cabalistico di Flavio e che da anche il titolo al lavoro. Beh, Flavio, 111 sono un po poche per far apprezzare in giro la tua opera; stampane altre mille, 1111 copie possono essere un inizio positivamente scaramantico e sufficientemente commerciabile. Per contatti scrivere a f.rivabella@inwind.it
Awakening / Psycho Gate / Dusk In The Wasteland
/ Kradumarrich (Frail) / Carny Geeks / Memories Of Vienna Vol. 1 / The
Invasion Of The Human Men
HANS ANNELLSSON - ONE MORE TIME FOR THE WORLD SOME MORE Annellssongs ANNCD 8

Hans Annéllsson è un musicista svedese con una spiccata passione per Frank Zappa, con cinque albums ed altrettanti singoli già all’attivo : questo è quanto sono in grado di dirvi a riguardo dell’autore di questo disco, in quanto le informazioni riportate sul suo website sono quasi totalmente scritte in svedese. Questo album farà la felicità dei fans del progressive rock affetti da quella che io definisco la “sindrome del juke-box”, ossia quella tendenza che porta a pretendere dai gruppi (che ne siano titolari o meno) l’esecuzione dei classici di questo genere. La porzione maggioritaria di questo album è infatti composta da covers, classici più o meno sfruttati di una stagione irripetibile per la musica rock : Hans ha voluto rendere omaggio a bands e pezzi che ama realmente, facendoli suoi e cercando di darne una rilettura personale peccando forse di innocente entusiasmo. Siamo in effetti lontani dalla pura e semplice clonazione che affligge un buon 70% delle cover che vengono realizzate, quindi ad Hans va riconosciuto l’impegno nella ricerca di una veste nuova per questi pezzi di un’epoca ormai lontana. L’operazione gli riesce con risultati alterni : pezzi come Prince Rupert Awakes, Close To The Edge, Afterglow, Onward, Yours Is No Disgrace ne escono piuttosto malconci, e per chiarire l’effetto che hanno fatto su di me vi invito a focalizzare lo scempio che venne fatto diversi anni fa dell’immortale Stairway To Heaven da parte dei Far Corporation. Decisamente migliori le versioni di What’s The Ugliest Part Of Your Body?, Woman Is The Nigger Of The World, Magical Mystery Tour, South Side Of The Sky e Here Come The Warm Jetz che sono state affrontate con lo spirito giusto e che, specialmente nel caso del sottovalutato estratto da Fragile, risplendono di una luce diversa. L’impressione, rafforzata dall’ascolto dell’arrangiamento della sezione in moto perpetuo di Fracture, è quella che Hans sia un appassionato che ha voluto dilettarsi nella manipolazione di quei files MIDI facilmente reperibili in internet, aggiungendovi le sue intuizioni e la sua sensibilità, e che abbia voluto condividere questo suo divertimento con gli appassionati interessati a questo genere di operazioni. E’ però un peccato che Annéllsson non si concentri maggiormente sulle proprie composizioni, dato che quelle qui presenti possiedono delle caratteristiche interessanti, seppur riconoscibili, che mostrano come il processo di manipolazione di pezzi altrui lo abbia portato ad assimilarne alcuni tratti conducendolo ad operare delle sintesi dalle promettenti prospettive. Anabolic Parabolic e Sit.com, ad esempio, sembrano un distillato dal songbook più goliardico di Frank Zappa, influenza che ritroviamo mescolata a caratteri Crimsoidi in Basement Dweller e ad elementi del sound degli Ozric Tentacles in It Conquered The World. C’è poi lo spazio per un tutto sommato gradevole ibrido disco-rock intitolato Let’s Rock! (The Boat), che non aggiunge ne toglie alcun che ad un siffatto prodotto. Rimando un qualunque giudizio definitivo ad un eventuale futuro album nel quale Hans Annéllsson si cimenti esclusivamente con materiale di propria composizione, cosa per la quale credo che abbia tutte le carte in regola.
Prince Rupert Awakes / What's The Ugliest Part
Of Your Body? / Anabolic Parabolic / Close To The Edge / Woman Is The Nigger
Of The World / Let's Rock! (The Boat) / Afterglow / Magical Mystery Tour
/ Fracture / Onward / Basement Dweller / South Side Of The Sky / It Conquered
The World / Yours Is No Disgrace / Sit.com / Here Come The Warm Jetz
VARIOUS ARTISTS - 4 SEASONS SINGLES CLUB SUMMER 2001 Day Release Records DRSUM01

La mia incessante ricerca nell’underground Britannico prosegue con questo box di tre CD singles pubblicato dalla sonnecchiante (aspettiamo con impazienza notizie di una ripresa dell’attività) label Day Release, uscito nell’ambito di una serie denominata 4 Seasons Singles Club con la quale l’etichetta ha ideato una soluzione alternativa agli split-singles. Il box contiene infatti tre singoli di breve durata, di ognuno dei quali è titolare un diverso gruppo o solista : nel caso in questione sono presenti The Monsoon Bassoon, Defeat The Young e The Naysayer. La pronk band Londinese non ha più bisogno di presentazioni, avendone infatti trattato a più riprese in questo spazio, ed i tre pezzi in questione non fanno altro che accrescere il rimpianto per il suo prematuro scioglimento. La micidiale miscela di riffs al calore bianco ed arpeggi dissonanti alla King Crimson, di bizzari passaggi alla Cardiacs e di intrecci fiatistici vagamente canterburiani si estrinseca sia attraverso le tracce piu lunghe ed articolate come The Noosemaker e God Bless The Monsoon Bassoon che in episodi brevi e brucianti come Brickfields. Davvero un peccato che non abbiano proseguito la loro strada, speriamo che almeno i Foe gli si sostituiscano adeguatamente. Piacevole scoperta è Defeat The Young, progetto di Richard Larcombe, attuale leader di Stars In Battledress e dei disciolti Magnilda : tre brillanti tracce elettroacustiche, dove articolate melodie vocali strutturate alla maniera di Richard Sinclair si uniscono a delicate atmosfere memori di ballate alla Cardiacs ed al taglio obliquo delle canzoni del superlativo gruppo di Tim Smith. Molto belle tutte e tre le tracce, con una personale preferenza per Bad Penny Says She Loves Me e Lift Up What You’re Wearing. Pollice verso, infine, per The Naysayer : quattro canzonacce acustiche tutte di durata inferiore ai due minuti che mi fanno quasi rimpiangere Giovanna Marini. Reperibile attraverso Norman Records e Amazon.
Disc One - The Monsoon Bassoon : The Noosemaker / God Bless The Monsoon Bassoon / Brickfields
Disc Two - Defeat The Young : Bad Penny Says She Loves Me / Lift Up What You're Wearing / King Of A Frozen World
Disc Three - The Naysayer - Clean Girl / New
Jersey Baby / Don't Look Up At Me / Topanga
ERIC BELL BAND - A BLUES NIGHT IN DUBLIN Voiceprint VP247CD

Diversi anni or sono, sul Vernacoliere di Livorno, lessi una freddura scritta in dialetto locale e caratterizzata dal pungente senso di irrisione che contraddistingue i toscani; la freddura recitava : “Che differenza c’è tra le ruote della macchina ed i negri? Che le ruote, se gli metti le catene, non rompono i coglioni cantando il blues”. Questa freddura purtroppo non corrisponde completamente al vero, in quanto sempre più spesso anche i bianchi si mettono a rompere i cosiddetti con questa forma musicale che non mi faccio scrupolo di definire “musica morta”. Troppo esiguo è il numero di musicisti che si cimenta con il blues in maniera innovativa, stravolgendolo, rivoltandolo, magari violentandolo ma ridandogli una vitalità che non sia quella effimera dei troppo frequenti tributi agli standards, standards che forse per colpa dei tanti bluesmen da birreria sono diventati dei tormentoni alla pari di Dammi Tre Parole o della Macarena. La mia malcelata avversione per queste pratiche che spesso hanno solo un valore di rapido ritorno economico (se suoni blues in birreria sei richiesto e sei anche ben remunerato, a differenza di coloro che si spezzano la schiena in cantina su materiale di propria composizione) non rende esenti da critiche i personaggi più noti che si dedicano, magari in vecchiaia, all’esecuzione di questo genere. E’ per questo motivo che anche Eric Bell, membro fondatore dei leggendari Thin Lizzy sostituito in seguito da ben più validi axemen (Scott Gorham, Gary Moore, Brian Robertson, Snowy White fino ad arrivare al micidiale e velocissimo John Sykes), può provare in questa sede l’ebbrezza di vedersi mostrare il mio pollice verso. C’è bisogno di ben altro, oggigiorno, che di questi pallosi tre accordi in croce sulle solite perenni dodici battute, si prega di ripresentarsi al nostro cospetto con qualcosa di più sostanzioso.
The Stumble / Pretty Woman / Things We Used
To Do / Baby, Please Don't Go / Walk On Water / Standing In The Middle
/ You Were The One / Shake Your Money Maker / Too Tired / Further On Up
The Road
EMETREX - CURVE OF THE EARTH Seriously Groovy LLL2125 CD-S

A forza di insistere, Emetrex riescono infine a sfornare un singolo di prim’ordine, concretamente accattivante e dalle grandi potenzialità. Bene ha fatto l’etichetta Seriously Groovy a sostenere i continui sforzi della band che ha prodotto una serie di singoli ad un ritmo impressionante, Emetrex ha ampiamente dimostrato le sue capacità di indie band dalle formule essenziali con un occhio alle charts e l’altro all’accuratezza della produzione. Accuratezza che traspare in tutti i tre brevi episodi che compongono Curve Of The Earth, con la title track dal ritmo scoppiettante e dalla melodia facilmente memorizzabile, con un efficace cantato a due voci a condurre la strofa di questo urgentissimo hit da airplay. Decisamente godibili anche Out Of My Sight, brillante ballad elettroacustica introdotta da un acido bending di chitarra satura, e Trip You Up, un’altra ballad costruita su un sapiente uso dell’elettronica che si pone su un livello non distante da quello degli ottimi Tex La Homa, peccato solo che sia così breve da non lasciare nemmeno il tempo per assaporarla. A questo punto Emetrex è atteso alla prova di un full lenght album, a quando l’evento?
Curve Of The Earth / Out Of My Sight / Trip
You Up
FELIX LABAND - 4/4 DOWN THE STAIRS African Dope Records ADOPECD005

Non molto tempo fa trattai con toni entusiastici dell’ottimo Thin Shoes In June di Felix Laband, ed oggi mi ritrovo tra le mani questo disco che sposta bruscamente il raggio d’azione del musicista sudafricano. Non nascondo che il primo ascolto di 4/4 Down The Stairs mi ha lasciato molto perplesso, la sensazione derivatane è stata quella di inconsistenza, come se Felix avesse perso completamente il filo di quello che stava facendo ed avesse assemblato per quest’album le prime registrazioni che aveva a disposizione senza badare a dargli una forma. Ma, forse inconsciamente, l’attesa da parte mia era quella di un follow up di Thin Shoes In June, probabilmente perché non mi aspettavo così presto dei cambiamenti nella musica di Felix; invece Felix ha avuto il coraggio di lasciarsi immediatamente alle spalle il lavoro precedente, puntando ad una rapida personalizzazione del suo stile, che solo dopo diversi ascolti si riesce a cogliere. Le strutture sonore si rivelano essere rarefatte, impalpabili, all’insegna di una sobria raffinatezza che in episodi come Windy Windows e Blue Crack Twos può scomodare un raffronto con i Koop. Donkey Rattle e My Sisters Pulse possono far pensare ad Os in versione dub o ad Expert Sleepers, così come Down The Stairs può somigliare ad una mutazione genetica dei Kraftwerk atta ad ammorbidirne i caratteri per poi fonderli con quelli del Bill Bruford più etnico nella successiva Early In The Morning. Sleepwalking, forse più di altre tracce, da la misura di come Felix Laband riesca a dare ad una manciata di note un intero arcobaleno di sfumature, cosa che ci da la certezza di come dietro l’apparenza scarna del sound vi sia un grosso lavoro di produzione. Espressioni musicali lontanissime tra di loro convivono gomito a gomito in questo geniale album : echi del Nieuwe Slagwerkgroep Amsterdam pervadono Ants And Feet, per poi lasciare spazio al successivo bozzetto per chitarre acustiche di Rain Can. Da segnalare, per coloro che non sono riusciti a procurarsi il sampler African Dope Vol. 1, che il brano Wild Dog lì presente è stato incluso in questo album contribuendo con le sue influenze tzigane ad ampliare il ventaglio di stili proposti da Felix Laband, che con 4/4 Down The Stairs si conferma come uno dei più arditi manipolatori di suoni emersi nell’ultimo periodo e che negli anni a venire non mancherà di lasciare un’impronta indelebile nel circuito musicale alternativo. Quasi dimenticavo, l'artwork di copertina è un piccolo gioiello. L’album è reperibile attraverso African Dope Records.
Jesus At The Table / Donkey Rattle / Down The
Stairs / Early In The Morning / My Sisters Pulse / Windy Windows / Wilddog
/ Blue Crack Twos / 1984 / Sleepwalking / Underwater Puddles / This Is
That / Hopscotch / Ants And Feet / Rain Can / Girl In The Well / Sexaphobe
/ Genaro Plays
POSTSCRIPT : AN APPENDIX TO CRIMSO LITERATURE
Quanto segue è una doverosa precisazione,
una sorta di “errata corrige” anche se non si tratta propriamente di un
errore quello che ha dato lo spunto per questa appendice. Nella mia recensione
del libro In The Court Of King Crimson di Sid Smith (n. 26 - Aprile 2002)
inclusi un passaggio che recitava “In The Court Of King Crimson surclassa
il già ottimo libro di Eric Tamm e fa letteralmente sparire il volenteroso
ma non approfondito libro di Alessandro Staiti (immagino però che
Alessandro, pur essendo un allievo del Guitar Craft ed un già noto
giornalista, nel 1981 abbia incontrato difficoltà paragonabili alle
mie nel reperire le informazioni necessarie alla stesura di un’opera che
avesse qualcosa in più da offrire al lettore). In The Court Of King
Crimson è anche il primo libro (dei pochi in circolazione, tra l’altro)
a beneficiare della 'benedizione' dello stesso Fripp, che in passato ha
sempre invitato gli autori a non pubblicare i loro lavori, convinto che
l’unica persona in grado di scrivere un libro su Crimso fosse lui, che
per altro ha sempre lasciato che fosse la musica a parlare per lui, almeno
fino a quando nel corso del secondo interregno non gli si è 'sciolta'
la penna.” In proposito sono stato contattato da Alessandro Staiti, autore
nel 1981 del libro da me citato (King Crimson & Robert Fripp, Lato
Side editore), il quale ha voluto illuminarmi su alcuni punti riguardanti
il suo lavoro; per amor di verità, il minimo che io possa fare è
(con il consenso di Alessandro) rendere pubbliche le sue considerazioni.
La prima è la seguente, che riporto senza omissioni : “Certo, mi
fa effetto sentir definire il mio libro come ‘non approfondito’, se ricordo
lo sforzo e la passione con cui lo scrissi. Contando anche che questo episodio
mi costò l’amicizia di Fripp, che mi tolse la parola per ben 6 anni,
finché non fui inviato ad un Guitar Craft per intervistarlo....
Eppure di fronte al gigantesco ‘In The Court’ di Sid il mio libello letteralmente
scompare...è proprio vero”. Non posso fare a meno di apprezzare
la sincerità di Alessandro, ribadendo comunque (cosa che si evince
anche dal passaggio della mia recensione sopra riportato) che nelle mie
parole non c’è assolutamente alcuno spirito irrisorio o denigratorio;
prova ne sia che dal suo libro, che ho letto innumerevoli volte, trassi
numerose notizie e citazioni che nel lontano 1992 utilizzai per la seconda
parte della retrospettiva su King Crimson commissionatami dalla fanzine
Paperlate. Proprio quella mia retrospettiva mi ha dato la misura di come
possano cambiare le sensibilità e le percezioni in uno spazio temporale
di alcuni anni, è solo per questo che mi son permesso di definire
il libro di Alessandro “volenteroso ma non approfondito” : anche il mio
articolo lo è, tanto che trattando in NO
WARNING! dei remasters della trilogia
degli eighties affermai che oggi quell’articolo lo avrei scritto in maniera
completamente diversa. Alessandro ci racconta le difficoltà che
hanno accompagnato la pubblicazione del suo volume : “Nacque in circostanze
del tutto casuali : ordinatomi dal proprietario del negozio di dischi di
Roma ‘Millerecords’ (...), l'editore improvvisamente si rese indisponibile.
Inviai il dattiloscritto a due case editrici, una di Milano e l’altra di
Roma. Ambedue erano disposte a pubblicarlo e, per comodità - ahimé
- scelsi Lato Side invece che Gamma Libri. Non che ci fosse gran differenza
tra i due, ma Lato Side fece uno scempio del dattiloscritto, tagliando
e cambiando le frasi a più non posso dicendo che ‘era troppo lungo
e troppo difficile’ (sigh!). (...) Insomma, il libro oltre ad essere stato
stampato con i piedi è anche tronco in molti capitoli e ha le traduzioni
dei testi delle songs piuttosto inesatte. Non che questo possa riabilitarlo
oggi, assolutamente. Tra l’altro ho declinato due anni fa un’offerta di
riscriverlo completamente e aggiornarlo, nonostante Fripp questa volta
mi avesse perfino chiamato al cellulare per dirmi: ‘la mia risposta è
neutra. Né sì, né no. Il nome sulla copertina è
tuo, tua la responsabilità.’ Ho lasciato perdere comunque, troppo
lavoro, momento sbagliato...”. Rispondendo via e-mail ad Alessandro ho
avuto modo di esporgli in quali punti il suo libro mi sembrava carente,
su tutti la rapidità con cui venivano trattate la storia e la produzione
discografica di Crimso, rapidità che invece non si riscontrava nella
descrizione dell’anno sabbatico alla Sherborne House e della filosofia
Frippiana che ne derivò e che caratterizzò il suo ritorno
al servizio attivo nel 1977. A queste osservazioni Alessandro ha risposto
“ Quel che è palese è palese : il libro è squilibrato,
sbagliato in alcuni punti. Certo, l’analisi dei dischi dei Crimso era molto
più lunga : da qualche parte devo conservare ancora il dattiloscritto
originale senza i tagli. (…) Il materiale con cui avevo costruito il libro
era un mio archivio personale di fan dall’età di 14 anni: ovvio
che non c’è paragone con le possibilità che ha avuto Sid,
che tra l’altro vive ‘in loco’. C’è però un’inesattezza in
quel che dici : se leggi la cartolina che mi spedì Fripp nell’occasione,
pubblicata all’interno del libro, insisteva che solo un’altra persona avrebbe
potuto scrivere quel libro, ‘an american’. Non so a chi si riferisse, ma
credo che potesse essere o Vic Garbarini di Musician o Joanna Walton. Non
certo lui stesso, anche se poi, in un modo o nell’altro, l’ha fatto.” Sincerità
per sincerità, devo ammettere che c’è un’altra inesattezza
in ciò che ho scritto nella recensione di In The Court Of King Crimson
: essendo il libro di Alessandro stato scritto nel 1981, la sua esperienza
nel Guitar Craft non poteva in alcun modo giovargli, dato che il primo
corso si è tenuto (se non vado errato) nel 1986 … errori nei quali
è facile incappare quando ci si lascia prendere dalla foga di scrivere
…
News from the World Central
- I remasters di USA ed Earthbound in cardboard
sleeve ad edizione limitata saranno pubblicati il 3 Settembre, mentre le
versioni in jewel case saranno disponibili dal 17 Settembre. DGM comincerà
ad accettare pre-ordini da metà Agosto. Da segnalare che USA includerà
tre extra tracks non incluse nella versione originale in vinile
- E' in preparazione un DVD contenente il
materiale incluso nei videos The Noise e Three Of A Perfect Pair
- Nuovo materiale in aggiunta al catalogo
DGM : David Bowie - Heathen (limited edition 2 disc); Plus From Us - VV.AA.;
Bozzio/Levin/Stevens - Situation Dangerous; The Bulgarian Women's Choir
- Voices Of Life; Liquid Tension Experiment - First and Second album; Brian
Eno/Peter Schwalm - Music For Onmyoji; Brian Eno - Sonora Portraits, Ambient
1 : Music For Airports, Ambient 4 : On Land, Desert Island Selection, Discreet
Music, Spinner, Thursday Afternoon, Apollo, My Life In The Bush Of Ghost;
Brian Eno/Harold Budd - Ambient 2 : Plateaux Of Mirror and The Pearl; Brian
Eno / Jon Hassel - Fourth World Vol. 1 : Possible Music; Steve Roach &
Jeffrey Fayman - Trance Spirits; Yes - In A World (5 CD Box Set); Adrian
Belew - Mr. Music Head, Coming Attractions, Salad Days, Young Lions
- Sono state rese ufficiali le date del tour
britannico della 21st
Century Schizoid Band :
15 Settembre, Wavendon,
Stables Theatre (tel. 01908 280800)
19 Settembre, Wolverhampton,
Robin 2 (tel. 01384 637747)
20 Settembre, Cambridge,
Corn Exchange (tel. 01223 357851)
21 Settembre, Newcastle,
The Opera House (tel. 0191 232 0899)
22 Settembre, Edinburgh,
Liquid Room (tel. 0131 226 7010)
25 Settembre, Croydon,
Fairfield Halls (tel. 020 8688 9291)
30 Settembre, London, Queen
Elizabeth Hall (tel. 020 7960 4242) as part of the ‘Mind Your Head’
festival
News from the World
- Gilli
Smyth sta completando, oltre ad una collection di poemi satirici dal
titolo Vagaries Of Godly Thought, l'album It Just Is di Gong Matrix
- Daevid Allen sta programmando un progetto
di improvvisazione con Acid Mothers, Kawabata Makoto e Cotton per l'Egg
Lake Faire negli States in Agosto
- The
University Of Errors parteciperanno al Progman Festival in Seattle,
dove sarà possibile una temporanea riunione con Kevin Ayers. Info
http://207.178.193.147/progman.asp
. Altre due performances avranno luogo allo I-Spy in Seattle il 22 Agosto
ed al The Egg Lake Music Faire con The Daevid/Acid Mothers Trio, Richard
Sinclair e Damo Suzuki. Ci sono possibilità per un paio di shows
nell’area di San Francisco alla fine di Agosto / inizio Settembre, prima
del ritorno in Europa per un tour (ancora in preparazione) di 5 o 8 settimane
attraverso Norvegia, Francia, Germania, Belgio, Svizzera, Olanda e Danimarca.
Le date confermate sono le seguenti :
18 Agosto, USA, Seattle,
Progman
Cometh Music Festival
22 Agosto, USA, Seattle,
I-Spy
24 Agosto, USA, San Juan
Island, Egg Lake Music Faire
9 Settembre, France, Paris,
Nouveau
Casino
10 Settembre, Belgium,
Vervier, Spirit Of 66
10 Ottobre, France, Paris,
New
Morning (with James Chance & Terminal City)
11 Ottobre, Switzerland,
La Chaux De Fonds, Le Bikini Test
(with James Chance & Terminal City)
- Sempre a proposito di The University Of
Errors, il terzo album Ugly Music For Monica è stato completato
e verrà pubblicato durante il mese di Agosto dall’etichetta francese
Audiocrash Records. Sarà quindi disponibile attraverso l’online
shop del sito Planetgong insieme alla ristampa del secondo album e2x10=tenure.
Per maggiori info contattare via e-mail profpeterperplexed@universityoferrors.com
- E’ stata posticipata l’uscita del DVD Subterrania
dei Gong, a causa di alcuni miglioramenti in corso sul 5.1 surround-sound
mix
- La nuova copertina del CD From Here To Eternitea
dei Gong pare verrà utilizzata da Snapper solo nel caso di una eventuale
ristampa dell’album, così diventa probabile una sua prossima disponibilità
sul website per il download
- Pierre
Moerlen ha registrato materiale per un album con alcuni musicisti Russi,
maggiori dettagli dovrebbero essere disponibili sul suo website
- Brian Zero ha una nuova band chiamata Space
Bandits, alcune date nel Devon e nel Sud-ovest del Regno Unito sono in
programmazione
- Keith tha Bass sta effettuando un ascolto
di diverse registrazioni dal vivo di Here & Now allo scopo di realizzare
un nuovo live CD
- E’ probabile la partecipazione di Cipher
ad una compilation con un paio di tracce, maggiori dettagli appena disponibili
- Un’intervista a Daevid Allen compare sul
sito italiano Mescalina all’URL
http://www.mescalina.it/musica/interviste-/daevid_allen_ing.htm
- Ancora un’intervista a Daevid Allen su BBC
Online
- Il sito di System
7 è stato recentemente aggiornato con notizie sugli ultimi concerti
e sulle recenti releases. Qui di seguito le loro date estive :
17 Agosto - Tokyo, The
Liquid Room (Tokiodrome/Sound of the Sun event)
20 Agosto - Tokyo, Sound
of the Sun launch party (with Steve Hillage)
24 Agosto - Hotaka Mountain
Festival (Japan)
31 Agosto - Off The Tracks
Festival (Donington Park Farmhouse, Isley Walton, Nr Castle Donington,
East Midlands UK)
- Si è tenuto tra il 19 ed il 21 Luglio
l’Hawkwind Festival, per maggiori dettagli collegatevi all’URL http://www.users.globalnet.co.uk/~hwind/hw_jshome.html
- Nuovi arrivi nell’online shop del sito Planetgong
: Gong - OK Friends live CD (Gas AGASCD017); Spirits Burning - Reflections
In A Radio Shower (Gazul); Kangaroo Moon - Between Two Worlds (Klangbad);
Tim Blake - Blake's New Jerusalem (Voiceprint); Gong - Angel's Egg vinyl
reissue (Get Back GET 613); disponibili in pre-order : Cipher - One Who
Whispers (Gliss CD007); University Of Errors - Ugly Music For Monica (Autocrash);
System 7 - Mysterious Traveller (A-Wave CD009); System 7 – yet untitled
4 track ltd. ed. doublepack sampler; Soft Machine - Soft Machine early
demos reissue (Metrodome)
- Centrozoon stanno lavorando su alcuni rough
mixes preparati da Pat Mastelotto, che ha anche aggiunto alcune parti di
batteria su diverse tracce. Presto verrà messo a disposizione un
pezzo in download sul website della band
- La band ellenica Into The Abyss ha una nuova
homepage ed un nuovo indirizzo email :
Into The Abyss official site è all'URL
http://www.comig.net/abyss
- e-mail abyss@comig.net
- E' atteso per il prossimo autunno Abrakadabra,
debut album di Software su etichetta Moonjune
- Bob Dalton, ex drummer degli It Bites, annuncia
che un CD ed un video della disciolta band Britannica sono in preparazione.
Il video comprende 2 ore di concerto filmato in Giappone nel 1990. Il CD
sarà doppio e includerà il soundtrack del video ed una registrazione
effettuata al Montreaux Jazz Festival del 1987. Il materiale è in
fase di transfert e mixing e dovrebbe vedere la luce nel giro di un mese
o poco più. Il video sarà venduto a 20 Sterline e così
pure il doppio CD, altrimenti sarà possibile averli entrambi per
30 Sterline
- Il nuovo album di Ian Boddy dal titolo Aurora
(DiN 12) uscirà il 9 Settembre 2002, ovviamente su etichetta DiN
- La rediviva etichetta Hidden Art ha ristampato
in edizione rimasterizzata e con un nuovo artwork la raccolta di b-sides
Heaven Taste dei No-Man
- Il programma del Progman Cometh music festival,
che si terrà nei giorni 16, 17 e 18 Agosto in Seattle, Washington
USA, in una storica sala da 1500 posti, The Moore Theatre, include: SoftWare
(Allan Holdsworth, Hugh Hopper, Elton Dean e John Marshall), Pip
Pyle's Bash, Phil Miller's In Cahoots, Kevin Ayers, Daevid Allen's University
Of Errors, Richard Sinclair, Gordon Beck ed altri in attesa di conferma
- Org Records annuncia l’uscita per il giorno
5 Agosto del singolo Anti Personal (ORG302) della band londinese Your Highness,
tiratura limitata di 1000 copie. Atteso per Settembre un singolo di The
Once Over Twice
- Ecco qui di seguito le date del tour Europeo
di Moodphase5ive, tour di supporto
al nuovo album In Superdeluxe Mode (ADOPECD006) che verrà pubblicato
in Europe via Lowlands il 19 Agosto :
15 Agosto, Paradiso upstairs,
Amsterdam (with Morcheeba), NL
16 Agosto, Grote Markt,
Haarlem Jazzstad (23:45h; headliner), NL
17 Agosto, De Vloer, Utrecht,
NL
18 Agosto, Mecca Beachclub,
Scheveningen, NL
21 Agosto, Timboektoe,
Wijk aan Zee, NL
23 Agosto, Lowlands Higher
Ground, Biddinghuizen (19:00h), NL
24 Agosto, Pukkelpop, Hasselt
(B), Bel
25 Agosto, Landjuweel,
Ruigoord (headliner), NL
27 Agosto, Club GIG, Hannover
(headliner), Ger
28 Agosto, Roxy Praha,
Prague (headliner), Czech
31 Agosto, 013 (small hall),
Tilburg, NL
6 Settembre, LVC, Leiden,
NL
7 Settembre, Hove Live
(B) (18:30h), Bel
7 Settembre, Westerpop,
Delft (23:00h; headliner), NL
Maggiori info agli URL www.africandope.co.za
/ www.africandope.com
- L'album Music Is Stupid degli Econoline
uscirà il prossimo autunno su etichetta Infur del gruppo Seriously
Groovy
- Il 21 Giugno 2002, alle ore 20:30, la prima
trasmissione di OrfeoTV è stata irradiata nell'etere. Che 3/4 del
gruppo promotore di OrfeoTV, sia composto di fondatori di Radio Alice,
non è affatto casuale. Il monopolio sul sistema di comunicazione
che si è stabilito in Italia è illegittimo e moralmente intollerabile!
Ma non basta protestare contro l'occupazione privata dell'etere.
E' necessario ricostruire dal basso la democrazia
della comunicazione. Farlo è possibile, creando ovunque televisioni
di strada come hanno fatto quelli di OrfeoTv! Qualcuno può obiettare:
ma questa è un'idea ingenua e minoritaria. Certo l'emittente OrfeoTv
è minuscola, ma non sarà minoritaria se la seguiranno altre
mille antenne di strada. E non è del tutto ingenua se pensiamo che
nel futuro la banda larga creerà le condizioni tecnologiche per
la convergenza dal basso tra internet e Tv! E' per questo che a fianco
di OrfeoTV, al servizio delle tante nascenti televisioni di quartiere è
nato www.telestreet.it, il sito
che racconta come ha fatto OrfeoTV e che, con il servizio VideoBox, diventerà
la piattaforma per lo scambio dei filmati fra le emittenti e con ogni video-maker
indipendente. Si può cominciare. Radio Alice, Bologna, alice@radioalice.org
- E' stato attivato il nuovo indirizzo della
webzine TAXI DRIVER. Oltre al cambiamento
grafico e di indirizzo, è stata inserita una web-board e un motore
di ricerca interno. Tra le nuove recensioni Mùm, Jon Spencer Blues
Explosion, Sonic Youth, Craig Armstrong, Eva Kant, Black Label Society,
Spiderman Soundtrack, New Pornographers e molte altre
- Indymedia nasce nel Giugno 2000, a Bologna,
durante i giorni di protesta contro il meeting dell’Ocse. Giovani mediattivisti
dei centri sociali avevano sentito l’esigenza di affiancare ai già
funzionali canali di controinformazione digitale uno strumento che uscisse
dall'underground della comunicazione. Volevano rivolgersi alle masse con
un nuovo linguaggio, che sfidasse il corporate mainstream proprio dove
questo appare ancora oggi inaccessibile e proibitivo per i costi : l’immagine
in movimento, lo streaming video. Sulla scia della rivoluzione della rete
in corso, le tecnologie peer-to-peer, il file sharing, napster, Indymedia
realizza l’idea dei weblogs a pubblicazione aperta, dove chiunque contribuisce
all’uploading e alla pubblicazione e condivisione di informazione. Nessuna
censura o modifica ai materiali uploadati, e l’impossibilità di
eliminarli dal server. Indymedia Italia ha rifiutato di identificarsi con
un nucleo redazionale né si è omologata a vivere in degli
spazi, ma ha preferito supportare una rete di relazioni spontanee nate
con diverse realtà locali in occasione di particolari mobilitazioni.
Una gestione orizzontale delle decisioni e della discussione che si svolge
interamente in rete attraverso la mailing list, aperta in iscrizione e
scrittura (http://lists.indymedia.org/mailman/listinfo/italy-list).
Oggi IMC Italia conta la collaborazione di diversi attivisti dell’informazione,
videomaker, giornalisti, traduttori, centri sociali, hackers. Indymedia
Italia è un progetto completamente non-profit che al momento è
stato sviluppato senza alcuna forma di finanziamento. Chi voglia sostenere
il progetto con donazioni o anche solo fornendo macchine e attrezzature,
scriva all’indirizzo sottostante. JOIN THE MEDIA REVOLUTION ! ! !
http://italy.indymedia.org
e-mail italy@indymedia.org
- Lo spazio espositivo PerForm Arte Contemporanea,
sito in Via del Torretto 48 (SP), presenta in esclusiva, con l'inaugurazione
il 24 Maggio 2002, la mostra di Adrastea, dal titolo: "La Doppia Valenza
del Mito". La giovane artista presenta in galleria, stampe fotografiche
digitali che rispecchiano i due volti di questa figura mitica: da un lato
la visione pastorale e liturgica, che riporta tracce e reminiscenze del
Flower Power, degli anni '60, ricche di suggestioni mistiche e
favolistiche, con la presenza di elfi, fate
e creature paniche; dall'altro un mondo oscuro, pregno di un fascino crudele
e malvagio, con rappresentazioni ed evocazioni esoteriche, pervase dal
sentimento della nemesi vendicatrice e spietata. Queste ultime fotografie
approfondiscono ulteriormente i temi espressi da artisti come Cindy Sherman
e Joel-PeterWitkin, e costituiscono il
segno potente di una forte originalità
espressiva, inserendo così Adrastea, tra gli artisti più
innovativi della nuova generazione. La mostra, a cura dell'Associazione
Culturale Onlus Coordinata Zero, resterà in permanenza per i mesi
di giugno/luglio/agosto 2002.
PerForm Arte Contemporanea - via del Torretto
48 - La Spezia
Per info: tel. 338.8445916 e-mail: performgallery@hotmail.com
alcune immagini potete trovarle nel sito :
www.adrastea.too.it
2007 Fuga Da Fiatland … non è il titolo
di un film di fantascienza, purtroppo, ma è quanto avverrà
nel capoluogo Piemontese all’indomani della cerimonia di chiusura delle
Olimpiadi Invernali del 2006, quando sarà (come recita la saggezza
popolare) “passata la festa, gabbato il santo”, ossia quando saranno stati
spesi tutti i finanziamenti stanziati per l’evento e la provincia di Torino
si ritroverà con una serie di nuove strutture ed infrastrutture
di dubbia utilità. Solo allora la locale industria automobilistica
dichiarerà, dopo aver adeguatamente partecipato alla festa, la cessata
attività produttiva e lascerà la città in balìa
di se stessa, dopo averla sfruttata, deturpata, ridisegnata, privata di
ogni altra prospettiva di vita che non fosse legata ai destini della famiglia
più potente d’Italia. I media stanno da tempo lanciando allarmi
più o meno evidenti, ma il compito di uno spazio informativo di
ispirazione alternativa e progressista come NO
WARNING! non si può limitare
solo a raccogliere l’allarme, ma deve anche chiarire qual è la realtà
nella quale la vicenda si svolge e quali sono stati gli eventi che hanno
portato la situazione a questo punto. Non tutti, è impossibile sintetizzare
in poche righe 103 anni di storia di una città che si è vista
mutare fisionomia dallo strapotere esercitato da una fabbrica di auto,
fondata nel 1899 da alcuni intraprendenti artigiani che in breve si videro
estromessi dalla loro proprietà ad opera di un ambizioso dipendente,
capostipite della dinastia di Villar Perosa. Una dinastia che ha prosperato
sotto la monarchia, sotto il regime fascista, con la prima e seconda repubblica,
con governi di centro, centro destra, centro sinistra, centro destra-destra;
che ha cancellato la concorrenza interna con la complicità di governi
ed istituzioni, che ha spezzato in due il paese, che ha sempre perseguito
ed ottenuto un controllo pressochè totale sulla vita della Nazione.
A Torino è generalmente diffusa la convinzione che la Fiat ha dato
lavoro e benessere un po’ a tutti, che “senza la Fiat chissà dove
saremmo ora”, convinzione che ha generato una sorta di avversione nei confronti
di chi si esprime contro questi luoghi comuni. Ci si dimentica che oltre
ad un benessere “per molti, ma non per tutti” l’impero ha portato lacrime
e sangue ad una moltitudine di persone, a cominciare dagli operai che durante
l’occupazione difesero con le armi gli impianti dai tedeschi che volevano
distruggerli, e che a titolo di riconoscimento furono i primi ad essere
licenziati con la svolta antisindacale degli anni ’50; e come dimenticare
lo sconvolgimento demografico dato dal massiccio movimento migratorio che
tra gli anni ’50 e ’70 portò negli stabilimenti Torinesi migliaia
di abitanti del sud Italia in cerca di lavoro, quegli stessi a cui in tempi
recenti l’Avvocato attribuì la colpa della rovina di Torino; come
non ricordare l’infamia dei reparti confino come la tristemente famosa
“Officina Stella Rossa” di Corso Peschiera, nei quali venivano isolati
i sindacalisti ed i militanti e simpatizzanti di sinistra nel periodo del
regime di Valletta, creatore dei quartieri dormitorio dove gli schiavi
dell’era moderna si ritiravano per recuperare le forze dopo una giornata
alla “feroce” (nome attribuito dagli operai allo stabilimento di Mirafiori).
E ricordiamo ancora gli infortuni mortali, gli operai che venivano maciullati
da presse da diverse tonnellate o che cadevano nelle vasche di verniciatura
e che curiosamente non morivano mai in stabilimento, ma in ambulanza durante
il trasporto in ospedale. E ancora i casi di suicidio, di esaurimento nervoso,
di famiglie distrutte dalla ristrutturazione del 1980 che si risolse con
la messa in cassa integrazione di 23mila lavoratori che Romiti aveva individuato
come causa del mancato successo dell’azienda negli anni ’70, quello stesso
Romiti che nel periodo di “mani pulite” venne condannato per corruzione
e concussione ma che non scontò mai un giorno di carcere. Le nefandezze
compiute dall’azienda automobilistica ai cui cancelli si fermano libertà,
leggi e diritti sono veramente troppe da elencare, ma per chi vuole documentarsi
esiste una corposa bibliografia; si è sempre cercato di coprire
i misfatti con l’aurea di rispettabilità che i novelli Savoia di
Villar Perosa hanno sempre cercato di darsi anche grazie al contributo
dei media, molti dei quali sono in loro possesso (La Stampa e Corriere
Della Sera, tanto per citarne un paio), e con l’ausilio delle Fondazioni
a loro intitolate e delle iniziative benefiche nelle quali hanno le mani
in pasta (uno per tutti : l’Istituto per la Ricerca Cure del Cancro di
Candiolo). E come non tener conto, secondo il vecchio detto “panem et circenses”,
del fatto che buona parte del popolo si inebria con le imprese calcistiche
del “gioiello di famiglia”, la squadra che (in modo spesso discusso) nel
mondo ha vinto tutto. Molti sono contenti, perché si sentono sicuri,
di vivere all’ombra di un vero e proprio impero economico che include non
solo auto, camion, aerei, macchine movimento terra ed altri prodotti industriali,
ma anche banche (San Paolo-IMI), assicurazioni (Toro e Augusta), finanziarie
(Sava), alimentari (Ferrarelle, Danone, Saiwa, Evian, Galbani, Star, Lu,
Mellin ed altro ancora), grande distribuzione (Auchan, Rinascente, Upim,
Trony) e chissà cos’altro. Un impero costruito dapprima motorizzando
l’Italia, poi catalizzandola, quindi mettendo sotto il sedere degli Italiani
anche la seconda, terza e magari la quarta macchina, sempre con finanziamenti
statali e con provvedimenti come la rottamazione, secondo un’ottica per
la quale i profitti sono privati ma le perdite devono essere collettivizzate.
Un impero che non si è mai preoccupato di realizzare un prodotto
di qualità, stornando immani risorse (quelle che non sono mai state
impiegate nell’attività di sviluppo e ricerca) verso servizi segreti
interni che investigano su abitudini ed attitudini dei dipendenti, e verso
le retribuzioni di managers pagati a peso d’oro per tenere costosissime
ed inutili riunioni, e ancora verso la costituzione di fondi neri necessari
per ungere le ruote giuste. Ora che la globalizzazione ha messo fuori gioco
le industrie che forniscono al mercato prodotti non competitivi, il settore
auto viene dichiarato non strategico e si procede alle dismissioni delle
aziende controllate che non fanno parte del “core business”, in attesa
che i nuovi padroni d’oltreoceano mostrino definitivamente il loro pollice
verso. Quel giorno, ormai non molto lontano, un’intera provincia del Piemonte
diventerà “zona depressa”, e molti si interrogheranno sul come sia
potuto succedere. Sarà forse il momento in cui realizzeranno che
la globalizzazione non è la soluzione di tutti i problemi, ma è
anzi la causa di molti di questi.
In questo numero di NO
WARNING! :
- Give Peace A Chance : the Fima Ephron album
review
- Into The Void : the Rasal.A'Sad album review
- Timeless Music : the Voiceprint label sampler
- The Miracle Of Life : the Paradox One second
album
- Sunny Heaven : the Sun Palace album review
- From Topographic Ocean? : the Tales albums
review
- Wise Guys : The Monsoon Bassoon single review
- Any Suggestion : the Matt Oldfield album
review
- Here Comes The Sun : the Gordon Giltrap
album review
- Talk Slow, Talk Simple : the Steve Lawson
and Jez Carr album review
- From The Beginning : the Rothko album review
- Fine Lines : the Alias Grace debut album
- News from the World Central
- News from the World
FIMA EPHRON - SOUL MACHINE Tzadik TZ 7152

“Quando un uomo ha fatto pace con se stesso, sarà capace di far pace nel mondo intero”. Ho voluto cominciare questa recensione del primo album solista di Fima Ephron con questa sentenza del filosofo austriaco Martin Buber che lo stesso Fima ha inserito nel booklet di Soul Machine, disco che ha rafforzato la mia convinzione sul come la musica possa con la sua forza di linguaggio universale sostituirsi alle armi nell’affermazione di identità, uguaglianze e differenze. Londinese di nascita ma Newyorkese di adozione, Fima Ephron è un talentuoso bassista con decine di collaborazioni all’attivo, tra le quali vanno citate almeno quelle con John Zorn e quelle con David Torn nell’album What Means Solid, Traveller? e nel progetto SPLaTTeRCeLL, esperienze che si sono riflesse in Deadly Play Of Numbers, penultimo eccezionale pezzo di questo disco. Il suo riavvicinamento alla cultura e alla religione Ebraica hanno fornito a Fima l’ispirazione per questo album fortemente caratterizzato da influenze mediorientali, in cui elementi della tradizione musicale semita si fondono con un jazz rock di matrice newyorkese da cui sporadicamente fanno capolino frammenti canterburiani come accade in Pyramid, pezzo con numerosi richiami ai migliori Soft Machine, o anche in A Desert Storm. Accostatevi senza timori, soprattutto se non siete rimasti traumatizzati da Passion di Peter Gabriel, da World Diary di Tony Levin o anche dagli Area di Luglio Agosto Settembre (Nero). Pezzi come Moses avrebbero potuto tranquillamente essere scritti dai Perigeo o da qualche altra buona formazione di jazz rock del bacino del Mediterraneo, essendo ricchi di colori ma al tempo stesso aperti al virtuosismo del quintetto base coadiuvato in questo episodio da David Torn. Notevole in termini qualitativi la rilettura data ad Hasidic Folk Song, uno dei due pezzi tradizionali inclusi nell’album (l’altro è Oyfin, sicuramente più fedele all’originale rispetto al primo) dove il tema tradizionale condotto dal sax di Dave Binney funge da spunto per un ottimo esercizio di tecnica strumentale. Pubblicato dall’etichetta Newyorkese Tzadik nell’ambito di una collana dedicata alla “cultura radicale ebraica”, Soul Machine è un eccellente album che (nonostante la collocazione nella summenzionata collana possa farlo catalogare come un prodotto indirizzato unicamente ad un ristretto pubblico) collega idealmente culture e tradizioni diverse unendole in un abbraccio libero da odio, dolore e discriminazione, cosa che non è data di vedere dalle cronache recenti.
Yemenite / Hasidic Folk Song / Pyramid / Oyfin
/ Yashkar / Moses / A Desert Storm / Scroll / Deadly Play Of Numbers /
Noir
RASAL.A'SAD - SPACE.SCAPE This.co (no catalogue number)

Side project del duo Portoghese Ras.Al.Ghul, Rasal.A’sad conferma il grande stato di forma di questi arditi sperimentatori con un disco che si differenzia da quelli del gruppo madre per la totale assenza di parti ritmiche. Un approccio certo non nuovo, adottato di recente da progetti e bands come Bass Communion e Centrozoon, ma che si caratterizza per le opprimenti atmosfere che pervadono i quattro lunghi episodi di Space.Scape. Un sound per il quale vedrei bene un utilizzo come soundtrack per un film di fanta-horror : Space.Scape offre effettivamente una visione di paesaggi siderali, ma si tratta della vista che si potrebbe avere da un faro collocato ai confini dell’universo conosciuto, ai margini di un buco nero, lontano dalle rotte spaziali più battute. L’ascoltatore si ritrova per 49 minuti ad essere il solitario guardiano di quell’avamposto dimenticato, a scrutare il minaccioso infinito che lo circonda fin dove si perde il fascio di luce rotante che illumina immense distese di vuoto. Atmosfere che Paulo Rodrigues e Fernando Cerqueira evocano con grande maestria, costruendo un capolavoro di freeform electronica che vi lascerà ammutoliti durante l’ascolto. E non dimenticate di guardarvi, ogni tanto, alle spalle : la Cosa di John Carpenter potrebbe essere in agguato … Reperibile presso This.co e presso i distributori segnalati nel sito stesso.
Ur / Be.In / Momeant / O'Ra (version)
VARIOUS ARTISTS - VOICEPRINT SAMPLER 2002 Voiceprint VP0003CD
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Trattare in termini recensori di un sampler della Voiceprint francamente risulterebbe operazione altrettanto incompleta quanto lo è stato l’assemblaggio del medesimo; gli anni passati hanno evidenziato anche attraverso questo spazio quanto sia vasto il campo di proposte che questo “group of companies” (comprendente anche Hidden Art, Blueprint, La Cooka Ratcha, Puzzle e svariate altre) ha inglobato nel suo catalogo in continua espansione. Da A Witness a Zappatistas, passando per No-Man, Fish, Soft Machine, The Alarm, Peter Sinfield, Jakko, Anthony Phillips, Hawkwind e moltissimi altri nomi … il grande merito di Voiceprint è stato (ed è ancora) quello di affiancare alle ultimissime produzioni di nomi nuovi o di nomi più noti caduti nell’oblìo anche ristampe di lavori datati erroneamente ritenuti marginali per essere riproposti al grande pubblico, e poi live albums, raccolte di demos e outtakes, official releases di bootlegs prima pubblicati illegalmente, budget priced albums e ogni altro prodotto che sia in grado di stuzzicare l’appetito dei fans costantemente alla ricerca di materiale utile ad integrare collezioni già sostanziose. Un plauso a quest’etichetta molto attenta non solo al suo pubblico ma anche all’aspetto promozionale, grazie ad un ufficio stampa efficiente contraddistinto da una cortesia tipicamente Britannica. Vi ho indirizzato innumerevoli volte verso il sito della Voiceprint, dove vi attende un vastissimo catalogo ed un efficiente on line shop, e molte volte ancora lo farò trattando dei loro prodotti. Timeless Music ...
The Alarm - Rain In The Summertime / All About
Eve - Wishing The Hours Away / Fish - So Fellini / The Fall - Gotta See
Jane / Talk Talk - After The Flood / Hawkwind - Flying Doctor / Giles Giles
& Fripp - Wonderland / Gordon Giltrap - The Racer / The Sound - Winning
/ John Martyn - Certain Surprise / Jansen Barbieri & Karn - Bestial
Cluster / Little River Band - Where We Started From / John Foxx & Louis
Gordon - A Funny Thing / Harold Budd - The Pearl / Bill Nelson - Kinda
Fuzzy / McDowell - Diana Of The Dogwood / Tim Friese-Green - Purple Haze
/ Martin Stephenson - Orange Is The Colour Of Joy
PARADOX ONE - DIMENSION OF MIRACLES Neurosis Records '7'CD-02

Philip Jackson è riuscito senza problemi a dare un successore al suo debut album Reality Quake, sfornando poco meno di un’ora di musica che coniuga con buoni risultati le influenze principali del titolare in ambito musicale e letterario. Musicalmente Paradox One si colloca a metà strada tra Keith Emerson ed il Krautrock, con numerose divagazioni spacey che possono evocare Hawkwind e Incredible Expanding Mindfuck. Realizzato totalmente in proprio da Phil sull’etichetta Neurosis di Rick Ray (presso la quale il disco è disponibile al prezzo di 7 Dollari), Dimension Of Miracles è suddiviso in tre movimenti strutturati in suites per un totale di quindici pezzi di varia durata, dove si alternano momenti riflessivi e parti decisamente più movimentate. Entering The Dimension ad esempio può ricordare l’Eddy Jobson di Theme Of Secrets, mentre le parti di organo contenute in From The Void sembrano provenire da ipotetiche outtakes di Get’em Out By Friday. Gli ELP di pezzi come The Barbarian e Eruption fanno capolino in Return Of The Godz e Quater’s Mass Final Movement, dando alla parte conclusiva dell’album un tono epico che non guasta. Peccato solo che pezzi come The Road To Osiris risultino troppo dispersivi, frustrando anche alcuni buoni spunti presenti all’interno. Ma come mi venne detto diversi anni or sono, la strada è sempre in salita per chi può e deve migliorare. Alla prossima, Phil.
Dimension Of Miracles (1 - Entering The Dimension
2 - Dimension Of Miracles 3 - The Carmodic Personality 4 - From The Void)
/ Tragic Realm (1 - I Have No Mouth But I Must Scream 2 - Majesty 3 - Tragic
Realm 4 - Alien Harvest 5 - Big Brother 6 - The Road To Osiris) / Quater's
Mass (1 - An Inheritance Of Dormant Faculties 2 - Imps And Demons 3 - Return
Of The Godz 4 - Quater's Mass Final Movement 5 - Spaceship In The Sky)
SUN PALACE - INTO HEAVEN Drake Entertainment DECD0001

Andriette Redmann ha avuto nel suo passato un'esperienza Italiana, quando firmò un contratto per la CBS Italia e partecipò al Festivalbar nell'ambito del tour promozionale per il suo album. Una tragedia familiare la allontanò a lungo dall'attività musicale, fino al suo ritorno sulle scene con questo progetto Sun Palace. C’è da dire che ancora una volta il sito Krimson News riesce a confermare la sua inattendibilità : Sun Palace era infatti stato presentato in quella sede come la nuova band di Tony Geballe quando invece il chitarrista newyorkese è solo uno dei tanti ospiti di questo album, al quale contribuisce in quattro delle dieci tracce. Chi ha apprezzato il lavoro di Tony nell’album di Toyah Ophelia’s Shadow o nel suo pittorico album solo Native Of The Rain non troverà in Into Heaven quelle peculiarità chitarristiche che hanno fatto di Geballe uno dei migliori allievi del Guitar Craft, e sicuramente il suo contributo è così anonimo che l’album non può essere incluso nella sua discografia essenziale. Per contro, gli aficionados di Suzanne Vega potranno mettersi immediatamente in cerca di questo CD costituito di canzoni elettroacustiche, privo di virtuosismi, di inusuali tempi dispari e sincopati e privo anche di ingegnose trovate nell’uso delle attrezzature di studio. Pochi accordi di chitarra, quindi, ed ampio spazio alla voce di Andriette Redmann, che nonostante la spartana metodologia di lavoro riesce a confezionare anche un paio di episodi che spiccano tra le sue ballate così marcatamente americane : My Fortune è uno di questi, abbellito da un solare giro di tastiera, l’altro è In A Canoe, dove alcuni sporadici accordi di chitarra elettrica riescono a scandire meglio l’insistente arpeggio su cui si basa la melodia portante del pezzo. Chiude l’album una cover version di Skating Away On The Thin Ice Of The New Day dei Jethro Tull, direi fin troppo simile all’originale. L’album è disponibile attraverso il sito di Sun Palace, oppure attraverso i Borders Store al prezzo di $12.98
Into Heaven / There Once Was A Time / Your
Hands Lie Open / In Somebody's Eyes / My Fortune / Are You Thinking Of
Me / Path Of Heart / Flying / In A Canoe / Skating Away On The Thin Ice
Of The New Day
TALES – INTERSTELLAR MEMORIES, ECHOES FROM THE LAST FAIRYLAND and THE SESKIAN WARS Somewhere In Time SIT19803, SIT20006 and SIT2108



Tales è il progetto di Jean-Luc Hervé Berthelot, musicista francese che sotto questa denominazione ha già prodotto sei CDs mentre con Elements Of Noise ne ha prodotti altri tre. A quanto è dato di capire visitando il suo sito web, Jean-Luc ha suddiviso questa produzione in serie tematiche che denotano un evidente interesse per la fantasy e per la sci-fi, argomenti che hanno ispirato profondamente le sue composizioni. Interstellar Memories è stato pubblicato nel 1998 e si compone di 14 episodi in una vena prossima a quella del Gandalf di The Universal Play, con echi di Tangerine Dream riconoscibili qua e la, strutturati in temi che ripercorrono un immaginario viaggio attraverso galassie lontane. Tutte le parti strumentali sono state suonate da Jean-Luc senza l’ausilio del computer, con loops creati in tempo reale utilizzando un delay. Echoes From The Last Fairyland risale al 2000 e consta di otto tracce prevalentemente di lunga durata, dove le influenze precedentemente citate lasciano in parte il posto ad atmosfere new age dal taglio epico (ancora Gandalf, ma stavolta quello di Fantasia e Tale From A Long Forgotten Kingdom o il Kitaro di Silk Road), con episodici riferimenti a The Enid di In The Region Of Summer Stars (Spheres Of Knowledges) e ai Craft. L’album dell’anno successivo, The Seskian Wars, fonde gli elementi contenuti nei precedenti albums con atmosfere sacrali non distanti da quelle degli ultimi Soundscapes Frippiani, con reminiscenze del Robert John Godfrey di Joined By The Heart e The Music Of William Arkle in episodi come Wreckage In Space. Albums tutto sommato interessanti, seppur non trascendentali in quanto realizzati con un approccio oggigiorno troppo convenzionale per un musicista che desideri esprimersi in solitudine. Per saperne di più visitate i siti di Tales, http://www.atkl.com/tales e http://jlhb.free.fr, dove potrete anche trovare in vendita gli albums di Tales.
Interstellar Memories : Aldebaran access (Prologue) / Gravitational Gate / The Leap In The Dark / Asteroids / Ankalerye's TerkLands / The Tarkan's Gate / Aldebaran In Sight / Stonehenge Continuum / The Giant Ankaleryan Starship / Unknown Planet / The Vashkan's Gate / Flight Over Deneb Cygni / Millions Of Stars In Mind / The Lysendraa's Gate (Final)
Echoes From The Last Fairyland : The Breathe Of Merlin, part 1 / Elves Of The Golden Clouds / The Wizard Of All Times / The Perfect Wand / The Right Formula (In Search Of) / Spheres Of Knowledges / The Breathe Of Merlin, part 2 / Heteroclite Keyboards (excerpt)
The Seskian Wars : Sagitarius' Gate / Wreckage
In Space / The Pirates Order / Imperial Space Fleet / The Vashkan Rebellion
/ Speed-Raiders From Lysendraa / Eternal Warriors / The Seskian Wars (Credit
Titles)
THE MONSOON BASSOON - IN THE ICEMAN'S BACK GARDEN Weird Neighbourhood Records WNRS2
Nell’attesa di una possibile ricomposizione
della band Londinese, colgo l’occasione datami dal reperimento di uno dei
loro ricercati singoli per parlare ancora una volta di The
Monsoon Bassoon. Il 7” in questione fu uno dei primi ad uscire dopo
l’ormai introvabile demo tape Redoubtable, e contiene quella In The Iceman’s
Back Garden che pose il sigillo finale al loro unico album I Dig Your Voodoo,
monumentale piece scandita da arpeggi di chitarra crimsoidi e dal cantato
a due voci, con un riff finale pesante ed incalzante che renderà
Iceman’s un pezzo gradito a quanti amano le atmosfere dark dei primi Black
Sabbath ed i King Crimson di Starless And Bible Black. Totalmente diversa
si presenta Pyramid, pezzo di tre minuti e mezzo dall’allegro incedere
a metà tra Cardiacs e Gong
costellato da piacevoli interventi di flauto. Peccato che la loro avventura
si sia interrotta, The Monsoon Bassoon avrebbero potuto deliziarci ancora
a lungo. Per quanti fossero interessati, qui di seguito è elencata
la loro discografia.
Redoubtable - demo tape May 1995
Wise Guy / 28 Days In Rocket Ship - 7" single
May 1998
In The Iceman's Back Garden / Pyramid - 7"
single September 1998
The King Of Evil / Flamingo lawn - 7" single
March 1999
I Dig Your Voodoo - CD album June 1999
Wall Of Suss #1 - split 7" single (featuring
The Monsoon Bassoon playing N73 and Rothko playing Fuck You Fuck Your Endoscope)
March 2000
Summer 2001: 4 Seasons Singles Club - 3 CDs
box set (featuring The Monsoon Bassoon, The Naysayer, Defeat The Young)
August 2001
Wall Of Suss #2 - split 7" single (featuring
The Monsoon Bassoon playing Life In A Lift Shaft [North Prospect] and Max
Tundra playing Commando [Defghi Otto]) October 2001
The Joy Of Plecs - double 7" EP featuring
The Monsoon Bassoon track Volcano
MATT OLDFIELD – MY OWN ADVICE Terry Oldfield Music TO2003

Come dire : quando anche un cognome nobile non è sufficiente garanzia di qualità. Matt Oldfield è figlio di Terry e nipote del più celebre Mike, ma alla pari di altri celebri rampolli (Adam e Oliver Wakeman, Damion Anderson etc) non si rivela certo come una promessa destinata a cambiare le sorti della musica degli anni a venire. Una serie di logori blues che il giovanotto canta con una voce alla Brian Adams che mal si coniuga con il suo aspetto da Hugh Grant in versione teenager. A tratti mi sembra che Matt voglia ispirarsi a Ben Christophers (Lay Back) o addirittura al grande Francis Dunnery, peccato che abbia ancora innumerevoli pagnotte da mangiare prima di arrivare anche solo alla caviglia dell’ex It Bites. L’unico episodio degno di nota è il gradevole bozzetto per chitarra acustica For Annie, anche se non dovete aspettarvi niente che valga una Charlie o una Big Lad In The Windmill. A questo punto ve lo do io My Own Advice : dirottate la cifra che potreste destinare per questo disco all’acquisto di One Night In Sauchiehall Street, ne ricaverete emozioni infinitamente maggiori.
Guardian Angel / Lay Back / Myself To Blame
/ Lead And Soul / For Annie / Another Man's Prophecy / Clear / Little Dreamer
/ Into The Blue / Good Heat / Never What You Would Have Wished For
GORDON GILTRAP – UNDER THIS BLUE SKY La Cooka Ratcha LCVP150CD

Ero già in procinto di affilare i coltelli per riservare a questo disco lo stesso trattamento che ho riservato al precedente Troubador, ma già il primo ascolto di Under This Blue Sky mi ha costretto a cambiare idea. Ed è sorprendente vedere come da un album all’altro l’ispirazione di un musicista possa essere profondamente diversa : sarà anche per il contributo del flauto di Hilary Ashe-Roy che rafforza le similitudini con albums come Bay Of Kings, comunque Giltrap appare qui molto più convincente ed ispirato rispetto al precedente lavoro. Under This Blue Sky ha lo stesso feeling romantico tipicamente anglosassone che ha caratterizzato moltissimi episodi della carriera solista di Steve Hackett, specialmente quelli in cui si avvaleva dell’apporto del flauto del fratello John. Tredici episodi inscindibili in questo contesto, costruiti sulle dinamiche calde di legno e nylon create dal movimento sapientemente combinato di polpastrelli sulla tastiera e sulla cassa armonica di una chitarra acustica, bozzetti acustici che inevitabilmente rievocano ricordi di giorni d’infanzia trascorsi spensieratamente in un mondo che appare sempre più diverso da quello di oggi, e nel quale anche il cielo era più blue. Uno splendido album di ricordi che Gordon ha arricchito con un suo personale omaggio a George Harrison, un arrangiamento di Here Comes The Sun che faticherete a riconoscere. Un piccolo capolavoro dal sapore bucolico, reperibile attraverso Voiceprint.
Under This Blue Sky / Sing A Song Of Sixpence
/ Here Comes The Sun / At Giltrap's Bar / Chambertin / The Picnic / The
Racer / Pedrolino / Kaz / Crossing The Border / Secret Valentine / Fell
Runner / Winter Dance
STEVE LAWSON / JEZ CARR - CONVERSATIONS Pillow Mountain Records PMR0012

Poco meno di un anno fa ci occupammo dell’album di debutto del geniale bassista londinese Steve Lawson, un disco che stupiva per la varietà di prospettive offerte dallo strumento di un musicista dotato di un grande senso melodico e di una innata propensione per la ricerca. Oggi Steve sposta il tiro, ingaggiando una nuova sfida insieme al pianista Jez Carr basata su una serie di improvvisazioni spontanee che i due musicisti nelle note di copertina assicurano non essere state in alcun modo preparate, bensì affrontate come una conversazione (da qui il titolo dell’album). Ed in effetti la sensazione di rilassatezza che traspare è proprio quella di una serena chiacchierata al tavolo di un caffè, in cui si affrontano i temi più disparati divagando da un punto all’altro seguendo il filo logico che solo un dialogo, e solo quello, può avere. Frasi appena mormorate, toni che si alzano enfatizzando alcuni punti, sussurri e risate, il tutto abilmente evocato dal basso pastoso di Lawson e dal raffinato piano jazzy di Carr, che in questi sessantacinque minuti danno un saggio di rara sensibilità accompagnata ad una grande preparazione e ad una spiccata attitudine per le sfide più estreme. Come estrapolare da queste tracce un qualcosa che spicchi rispetto al resto, quando tutto l’insieme rasenta la perfezione e quando tutto è così magicamente equilibrato, così splendidamente etereo? Un disco che rafforza l’idea di musica improvvisativa come una delle più alte forme musicali, dove i più profondi segreti dell’animo umano affiorano lasciando che un candido approccio tra l’innocenza dell’ascoltatore e la vulnerabilità del musicista crei un’irripetibile magia, libera da costrizioni, attese e preconcetti. Grandioso! Fatevi coinvolgere da Conversations, immaginate di liberarvi per poco più di un’ora delle vostre spoglie mortali e lasciate che il vostro animo contempli l’universo da un punto di osservazione privilegiato, non ve ne pentirete. Reperibile presso Pillow Mountain Records
Destination Unknown @ Point Of Departure -
Drifting Dreaming / Whateverwhatever - Migration / Piano Miniature / Sweet
'n' Spiky - Shades Of Creation / Bass Miniature / 1, 2, 3, 4 ... - Broken
Lead / Closing Statement - At First Sight
ROTHKO - A CONTINUAL SEARCH FOR ORIGINS Too Pure Records PURE 127CD
Come preannunciato recentemente, l’attuale fase di Rothko vede l’impiego da parte di Mark Beazley di un line up completamente differente rispetto alla precedente formazione comprendente tre bassi. Con l’inclusione dell’intera formazione di Delicate Awol, oggi Rothko è un seven pieces, cosa che fin dal primo ascolto di A Continual Search For Origins lascia decisamente spiazzati : la rarefazione delle atmosfere dell’album infatti porterebbe a pensare ad una one man band o al massimo ad un line up di due - tre persone, ma evidentemente il leader ha abilmente schivato la tentazione di appesantire o di rendere ridondante il sound in conseguenza dell’accresciuto numero di componenti. Oltretutto la scelta di Mark è caduta su una band che si è distinta per la raffinatezza del suo sound in quel gioiello che è stato l’album Our Genome, evitando quindi scelte che sarebbero equivalse a far entrare un elefante in un negozio di cristalli. L’apporto dei nuovi membri di Rothko si limita invece ad espandere l’effetto del corposo ed evocativo basso di Mark Beazley : riflessive punteggiature di tromba, sottili tratti di flauto, avvolgenti accordi di chitarra. Il risultato è una sequenza di pezzi che si muovono leggeri come bolle di sapone mosse da una lieve, impercettibile brezza, fragili e lucenti, sulla cui superficie si rifraggono mille colori. Il drum kit fa il suo ingresso solo a metà di I Sense You Fading Away, quasi a voler marcare il punto culminante di un lungo processo di costruzione che poi da questo punto in avanti viene ricondotto gradualmente ad uno stato di quiete assoluta. Caroline Ross inserisce delle parti vocali in sole tre tracce, e lo fa con la stessa discrezione con cui vengono suonate le parti dei vari strumenti, dando un ulteriore tocco etereo ad un album realizzato con una grande attenzione per i particolari. Uscito il 3 Giugno su etichetta Too Pure, e preceduto dal 7” single Red Cells, A Continual Search For Origins è stato pubblicato anche in vinile con un extra singolo contenente altre quattro tracce provenienti dalle medesime sessions.
On The Day We Said Goodbye / This Lake Of Hope
/ Fragile Strands Of Time / Bloodtied / St. Giorgio / Memories Of Zurich
/ I Sense You Fading Away / Crossing To Gandria / To Other Horizons / Deepest
Shadows Have Light / Words Melt Away
ALIAS GRACE - EMBERS Burning Shed (no catalogue number)

Dopo aver trattato del recente Storm Blue Evening recuperiamo il debut album Embers di Alias Grace, album autoprodotto risalente al 1999 e recentemente ripubblicato dall’etichetta Burning Shed. C’è da sottolineare che grazie al lavoro dell’etichetta il numero delle collaborazioni tra i musicisti del nucleo Darkroom/Samuel Smiles sta assumendo proporzioni ciclopiche, a cui sfortunatamente non corrisponde un adeguato volume di vendite. Ma di questo argomento tratteremo in un’altra occasione. Tornando ad Embers, sarebbe sufficiente dire che chi ha apprezzato Storm Blue Evening non rimarrà deluso da questo album, così come non rimarrà deluso chiunque si accosti per la prima volta alla musica del duo di Cambridge. Le atmosfere rimangono quelle che Peter Chilvers predilige, avvolgenti nuvole di morbide melodie, soffici e linde come l’ovatta, sulle quali le parti vocali possono muoversi liberamente. Nell’iniziale Talk Simple Sandra O’Neill canta le lyrics che Tim Bowness scrisse per Tulip, uno dei tanti gioielli inclusi nel bellissimo Loveblows And Lovecries, innestandole su un semplice tessuto di accordi “pizzicati” con delicatezza, ma per i fans dei No-Man non è questo l’unico motivo di interesse. Tim infatti si produce in un delizioso cameo in Cry Sweet Child, uno dei migliori pezzi del disco che ha visto anche il contributo di Os nel mixing. Ottime anche Butterfly e Make The Luck You Need, malinconica ballad dalle tinte alla Clannad. In una vena simile a quella degli episodi per piano e voce di Enya si collocano Counting The Stars e Walk Into The Wind, mentre antichi profumi tipicamente britannici percorrono Embers, materializzando romantiche immagini scaturite dai romanzi di Lewis Carroll. Trovo assolutamente deliziosi questi episodi, carichi dello stesso fascino di antiche stampe ingiallite che fanno capolino in qualche negozio di Antiques dimenticato in piccoli centri della provincia Inglese. Non stupitevi se durante l’ascolto, aprendo gli occhi, vi dovesse capitare di scorgere un coniglio con gli occhiali, un cappellaio matto o qualche altra fantasiosa creatura. Scusatemi ora ma devo andare, mi sono sinceramente commosso …
Talk Simple / Angel / Man On The Moon / Let
It Go / Make The Luck You Need / Time Flown / Butterfly / Cry Sweet Child
/ Counting The Stars / Embers / Walk Into The Wind / Do Not Stand At My
Grave And Weep
News from the World Central
- King Crimson comincerà a registrare
il nuovo studio album il 6 Luglio 2002
- Il 21mo volume del KCCC sarà The
Champaign-Urbana Sessions del 1983
- Dopo alcune rehearsals sessions in Dicembre
The 21st Century Schizoid Band (Michael Giles, Peter Giles, Ian McDonald,
Mel Collins e Jakko) è ufficialmente in attività. Probabilmente
il prossimo autunno vedrà la band in tour attraverso Europa, UK,
Giappone e possibilmente gli USA. La band suonerà pezzi di Crimso
che da tempo immemore non fanno più parte del loro live set, insieme
a pezzi di nuova stesura e estratti dagli albums in cui sono stati coinvolti
i membri della formazione. Il primo show si terrà al Canterbury
Festival, il 24 Agosto al Mount Ephraim Gardens, Hernhill Near Faversham,
Kent. Un'altra data probabile è quella del 25 Settembre alla Fairfield
Hall di Croydon, altre date verranno confermate al più presto
News from the World
- L'eccellente band di Manchester Oceansize
è in procinto di firmare un contratto con Beggars Banquet Records.
Il loro EP A Very Still Movement uscito la scorsa estate è ancora
disponibile, e verso la fine dell'anno dovrebbe uscire un loro nuovo lavoro.
In Aprile Oceansize hanno effettuato un tour con un'altra nuova ed interessante
band Inglese, The Cooper Temple
Clause, tour che ha riscosso un buon successo. Ci sono buone possibilità
che il loro nuovo materiale venga prodotto da un nome di tutto rispetto,
che per il momento non riveliamo in attesa di una conferma ufficiale
- Vari ex membri di mathcore/pronk bands Londinesi
come The Monsoon Bassoon e Geiger Counter hanno creato una nuova record
label. Il suo nome è House
Of Stairs, e realizzerà lavori di alcune tra le più ambiziose
ed innovative bands Britanniche e Americane. Il primo prodotto dell'etichetta
è un three-track sampler EP dal titolo House Of Stairs comprendente
un pezzo a testa per ogniuna delle seguenti bands : Foe, Ursa, e Stars
In Battledress. E' possibile che alcune copie siano ancora disponibili
gratuitamente, quindi visitate il website dell'etichetta e richiedetele
via e-mail (info@houseofstairs.co.uk). La prima release ufficiale dell'etichetta
sarà una compilation comprendente materiale inedito di American
Heritage, Sweep The Leg Johnny, The Monsoon Bassoon, Geiger Counter, Cheval
De Frise, Desmo Tabs, Defeat The Young, Foe, Miss Helsinki, Knife World,
Mirror Man More, Stars In Battledress e Ursa. Foe
è una nuova band comprendente Paul Westwood (drums), Crawford Blair
(bass, ex Rothko) e Jason Carty (guitar, ex Geiger Counter). Miss Helsinki
è invece la nuova band dei tre ex The Monsoon Bassoon Kavus Torabi
(guitar, voice), Dan Chudley (guitar, voice) e James Keddie (drums); con
loro Richard Larcombe (bass, voice) già con Defeat The Young e Stars
In Battledress, e Bobak Torabi (keyboards). Infine Knife World è
il solo project di Kavus Torabi, assistito da Khyam Allami (drummer di
Ursa)
- Cardiacs hanno realizzato un Greatest Hits
album, contenente un nuovo pezzo. Il loro prossimo studio album è
parzialmente completato
- GP Hall ha terminato il lavoro per il suo
nuovo album Mercurial State, non siamo ancora certi quale sia l'etichetta
che lo pubblicherà. GP Hall compirà un tour Britannico in
autunno. L'etichetta Burning Shed
dovrebbe invece pubblicare prossimamente una compilation di "industrial"
music tratta dai suoi numerosi albums realizzati negli anni passati
- Il secondo album di Delicate Awol dal titolo
Heart Drops From The Great Space è stato completato e mixato e sarà
presto pubblicato su Fire Records, preceduto da un EP. L'etichetta della
band, Day Release, è attualmente inattiva, ma tornerà in
attività
- L'amico Dann Chinn della E-zine Misfit City
ci segnala una interessante all-female band, Gertrude.
Gertrude utilizzano due chitarre, cello, basso, batteria e clarinetto,
e dividono le parti vocali. Dann descrive la loro musica come una mistura
di art-rock, pop, prog e punk, in qualche modo simile a Cardiacs, XTC e
The Raincoats
- Sempre Dann ci segnala Map, band proveniente
da Brighton, descritta come simile al sound di Cardiacs e più in
generale al London pronk, ma con elementi di Krautrock in più
- Steven Wilson sta preparando la ristampa
del secondo album di Bass Communion con extra materiale remix per espandere
il secondo CD alla durata di un full lenght album
- Tim Bowness e Peter Chilvers stanno assemblando
un album di outtakes e alternate versions di pezzi provenienti dalle sessions
di California Norfolk
- Il nuovo album dei Porcupine Tree si intitola
In Absentia, l'uscita è prevista per Settembre su etichetta Lava/Atlantic
Records. L'album è stato registrato in New York e London e mixato
in Los Angeles, per la produzione di Steven Wilson con l'assistenza di
Paul Northfield e dello specialista nel mixing Tim Palmer. Dave Gregory
ha contribuito con l'arrangiamento d'archi in due tracce. Maggiori dettagli
e audio previews in esclusiva saranno presto disponibili sul sito ufficiale
della band. La band tornerà on the road in Luglio, le date verranno
presto annunciate
- Qualche notizia sul Progman Cometh Music
Festival, organizzato da Two Monkey
Finger Productions con STG, che si terrà il 17 e 18 Agosto al
The Moore Theatre, Seattle Washington
Software (Hugh Hopper, Elton Dean,John Marshall
e Allan Holdsworth) saranno gli headliners, mentre si attendono le conferme
di Pip Pyle's Bash (Pip Pyle, Patrice Meyer, Fred Baker e Alex Maguire),
Hughscore (Hugh Hopper, Fred Chalenor, Elaine DiFalco, Tucker Martine e
Steve Moore), Kopecky,Phreeworld (Dave Wheeler, Mark Phraner, Brian Phraner
e Donovan Michaels) e Glass (Jeff Sherman, Greg Sherman e Jerry Cook)
- Il mixaggio del nuovo materiale di Centrozoon
è in corso, ad opera di Pat Mastelotto e Bill Munyon (partner di
Pat nel progetto BPM&M) che stanno lavorando su parecchie tracce, tanto
che è probabile un companion album. Altre versioni verranno prodotte
da Lee Fletcher e Philipp Quaet-Faslem. Per completare il progetto, una
serie di remixes è stata commissionata per un EP promozionale
- Gavin Harrison e Jakko durante i mesi di
Dicembre e Gennaio hanno lavorato in vista di un nuovo album di Dizrhythmia.
Per completare il lavoro è stato contattato Danny Thompson, non
si conoscono però nè la data di uscita nè l'etichetta
che pubblicherà il disco
- Ci sono alcuni aggiornamenti sul sito di
Foe,
compreso un download di un nuovo pezzo destinato al loro album ed una nuova
messageboard. Ecco inoltre alcune loro date :
17 Giugno - The Verge,
Kentish Town, London (with I’m Being Good)
5 Agosto - The Verge,
Kentish Town, London (with Cat On Form, Econoline and MoonKat)
9 Agosto - The Barfly,
Glasgow (with Lapsus Linguae and Cat On Form)
- E' uscito un testo fondamentale per avere
un informazione corretta, documentata e non asservita. Una raccolta di
analisi, di documenti spesso inediti, di accurate contestazioni rigorosamente
dettagliate e meticolose sulle vicende della cosiddetta "guerra umanitaria"
contro la Jugoslavia, di cui il nostro paese è stato complice (è
bene ricordarlo puntualmente per i molti "corti" di memoria soprattutto
storica ). Uno strumento non solo utile ma indispensabile per tutti coloro
che intendono avere un punto di vista libero ed indipendente dalle veline
del "politicamente corretto"; un testo che contribuisce a rompere quel
silenzio mortale correlato da menzogne letali, che hanno procurato e tuttora
procurano immani sofferenze al popolo jugoslavo. Un libro che non solo
va letto ma va fatto "girare" il più possibile tra i lavoratori
e le persone "intellettualmente" oneste.
Per i soci Ccdp: 1 copia 11 Euro c/assegno
senza spese PT, da 3 copie in su 8 Euro la copia c/assegno senza spese
PT
Jûrgen Elsässer : Menzogne di guerra
- Le bugie della NATO e le vittime nel conflitto per il Kosovo
Traduzione di Mara Moneta
Febbraio 2002 : il New York Times rivela che
il Pentagono ha elaborato "un piano di disinformazione rivolto a paesi
amici e nemici", l'Office of Strategic Influence. 1984 di George Orwell
è superato dalla realtà! Ma l'"Ufficio bugie" lavora già
da tempo senza bisogno di investiture ufficiali e con ottimi risultati,
soprattutto riguardo la Jugoslavia. Non era mai successo finora che così
pochi mentissero a così tanti e così a fondo come in rapporto
alla guerra per il Kosovo! L'invenzione di una nuova Auschwitz, di un nuovo
Genocidio in piena Europa alle soglie del XXI secolo, è stata la
trovata geniale dell'agenzia americana Ruder&Finn, ingaggiata sin dal
1993 per far coincidere nell'opinione pubblica serbi e nazisti e giustificare
così l'aggressione della NATO, la sua "guerra celeste", "modello
Hiroshima" : 600 missioni aeree al giorno, e fu l'uranio e le bombe sulle
industrie chimiche di Pancevo, furono i missili sulla Zastava di Kragujevac,
fu la distruzione dei ponti e delle centrali elettriche, degli acquedotti
e delle reti fognarie, delle scuole, degli ospedali, degli ospizi, degli
asili, delle stazioni. E nel Kosovo, occupato dalla NATO e dall'UCK, si
è avuta la "pulizia etnica" di circa 300.000 tra serbi, rom, appartenenti
ad altre etnie non-albanesi ed anche albanesi antisecessionisti su cui
è calato the Sound of Silence, un silenzio mortale di governi occidentali
e mass media. Questo libro di Jûrgen Elsässer, redattore del
mensile tedesco KONKRET, è un utilissimo strumento nella battaglia
di controinformazione, grazie alla ricca - e in buona parte inedita - documentazione,
grazie al meticoloso e dettagliato smontaggio delle notizie, passate al
vaglio dell'analisi critica e del raffronto tra versioni diverse : un lavoro
filologico accurato e puntiglioso, di passione e ragione, volto non a costruire
una propria verità di comodo, ma a documentare quanto effettivamente
accaduto. Si illuminano così di luce affatto nuova alcuni episodi-chiave
di cui si servì la campagna massmediatica per demonizzare e "nazificare"
il governo jugoslavo: Srebrenica (1995), Racak (1999), la situazione in
Kosovo nell'autunno 1998, la "Operazione a ferro di cavallo", inventata
dal ministro degli esteri tedesco Scharping. Passo dopo passo, Elsässer
ripercorre i passaggi essenziali della vicenda e delle rispettive bugie
di guerra : il massiccio sostegno del governo tedesco all'UCK; l'imbroglio
delle trattative di Rambouillet, con il suo allegato B, che avrebbe consegnato
l'intera RFJ alla NATO; le pressioni della Germania - in "cooperazione
antagonistica" con Washington - per un immediato intervento militare contro
la Jugoslavia; la trasformazione del Kosovo in un protettorato in cui spadroneggiano
le bande dell'UCK e narcotrafficanti, in effettiva continuità storica
con il fascismo pan-albanese, collaborazionista delle truppe di occupazione
italiane e tedesche, che seminò analogo terrore durante la II Guerra
Mondiale. Per info e per reperire il volume http://www.resistenze.org
- segnalazioni resistenti - libri
SPAZIO DI MUSICA ALTERNATIVA
- No. 27 - Maggio 2002

Ho tentato, nel corso degli ultimi mesi, di
tenere fuori da questo spazio le mie riflessioni sugli avvenimenti che
stanno sconquassando il mondo, ma ora non mi è più possibile
far tacere la mia coscienza. A far esplodere il mio sdegno è stata
quella manifestazione tenutasi a Roma il 15 Aprile in sostegno al criminale
stato Israeliano : un fazioso giornalista ha avuto l’idea di organizzare
un evento per affermare il “diritto di Israele ad esistere”, e per dire
“basta al pacifismo a senso unico”. Ma cosa vuol dire, secondo questi reazionari,
“pacifismo a senso unico”? Se significa sottolineare la differenza tra
un sasso ed un elicottero Apache, allora sono anch’io un pacifista a senso
unico, e sono contento di esserlo. Basta con queste fiere dell’ipocrisia,
basta con questi miserabili servilismi nei confronti delle grandi potenze
economiche e militari che si arrogano il diritto di decidere chi, come
e quando colpire, forti dell’impunità datagli dalla reale mancanza
di una forza antagonista in grado di ripagarli, all’occorrenza, con la
stessa moneta. Giustificare i crimini del regime di Ariel Sharon suffragando
il suo delirio per cui “Israele ha il diritto di difendere la sua sicurezza”
invadendo i territori circostanti, assediando la popolazione civile, tagliandogli
acqua, luce, gas, telefono e rifornimenti di cibo e medicinali significa
rendersi complici di un genocidio freddamente pianificato a tavolino e
perpetrato con la stessa lucida freddezza con cui il Nazismo si accanì
proprio sul popolo ebraico, con la differenza che oggi non vi sarà
una Norimberga per i criminali Israeliani. Il delirio Ebraico è
giunto ad un tale stato di degenerazione da non riuscire più a distinguere
tra le dichiarazioni marcatamente antisemite dei vari Heider, Borghezio,
Le Pen e Zirinovsky e le civili condanne che giungono da ogni parte del
globo verso le azioni del popolo di Abramo, accomunando ogni cenno di dissenso
nella generica accusa di antisemitismo. Se qualche dubbio vi sta assalendo
alla lettura di quanto sto sostenendo in questa sede, voglio rassicurarvi
: non sono un antisemita, e soprattutto non sto giustificando la serie
di sanguinosi attentati suicidi compiuti dai fondamentalisti Palestinesi
che stanno facendo vittime prevalentemente tra chi poco o nulla ne può,
ossia anche questa volta la popolazione civile. No, niente di tutto questo.
La mia è solo l’impotente frustrazione di uno come tanti tra coloro
che speravano che l’umanità avesse imparato qualcosa dai due conflitti
mondiali che hanno segnato la prima metà del ventesimo secolo, e
che invece è costretto a constatare amaramente che agli albori del
terzo millennio il mondo è nuovamente scosso dal fragore delle armi.
Le colombe non volano più, il cielo è solcato da falchi,
grosse aquile e qualche disperato colibrì imbottito di esplosivo.
Nuovi scenari di guerra si profilano all’orizzonte, dietro motivazioni
“umanitarie” e “di sicurezza internazionale” si celano le manovre delle
grandi lobbies per piazzare le loro pedine nei punti nevralgici dello scacchiere
ancora rimasi al di fuori delle loro zone di influenza, si veda in quest’ottica
il fallito golpe in Venezuela subito accolto con favore dagli Stati Uniti,
che speravano così di chiudere ancora un po’ la tenaglia intorno
a Cuba. E’ in atto una corsa senza regole all’acquisizione di risorse primarie,
corsa che implica il controllo e la messa in sicurezza di punti chiave
del pianeta : il medio oriente, porta d’accesso al mediterraneo per il
petrolio della penisola arabica; l’Afghanistan, crocevia di oleodotti e
gasdotti in fase di avanzata progettazione; il caribe, piattaforma naturale
da cui controllare i traffici aereonavali tra tre continenti, e tanti altri
facilmente individuabili dando un’occhiata non superficiale al vostro atlante.
Fortunatamente qualche segnale di risveglio si comincia a percepire, come
testimonia la grande manifestazione tenutasi a Washington il 20 Aprile
scorso alla quale hanno partecipato ben 100mila persone per chiedere la
fine delle guerre imperialiste e l’utilizzo per l’ambiente, il lavoro,
la salute e la famiglia delle finanze destinate alle spese militari. Il
dissenso è giunto anche nel cuore dell’impero, e a questo evento
storico è dedicata la foto che riproduciamo qui in alto. Un sonoro
schiaffo ai fabbricanti d’odio, sperando che sia solo il primo di una lunga
serie.
In questo numero di NO
WARNING! :
- ConstruKction In Nashville : the Live In
Nashville KCCC 19 release
- Dig Me : the Kalahari Surfers album review
- Thin Shoes In Cape Town : the Felix Laband
album review
- King Of The Swingers : the Krushed &
Sorted album review
- Another Brainstorm : the Moodphase 5ive
album review
- Staring At The Stones : the Emetrex single
review
- Unnecessary Noise Prohibited : the Econoline
single review
- A Kind Of Magic : the Mother Goose album
review
- Let's Put The X On ... : The Relatives single
review
- Bibbiboo Is Approaching : the Centrozoon
single review
- Painting Paradise : the Rothko album review
- In A Lifetime : the Alias Grace album
- Future Picture Forever : the Ultravox album
reissue
- Excuse Me While I Kiss The Sky : the Heligoland
album review
- The Ace Has Landed : The Flying Aces album
- Filling The Bag : the Anthony Moore album
review
- News from the World Central
- News from the World
KING CRIMSON - LIVE IN NASHVILLE, TN 2001 DGM King Crimson Collectors Club CLUB19

Mai come questa volta l’opera di documentazione live del King Crimson Collectors’ Club era giunta ad interessare un periodo così prossimo al presente, consentendoci di assistere quasi in tempo reale agli sviluppi dell’attività di Crimso. La mia sensazione personale è che ci sia un certo fermento nell’aria, che però non riesco ad identificare se sia di natura positiva o negativa. Sicuramente, come anche la lettura del fantastico libro di Sid Smith ci aiuta a comprendere, se Crimso avesse mantenuto l’assetto rigido proprio di una band che ha conservato fino agli anni ’80 noi non avremmo avuto modo di vedere il Monarca in servizio attivo nel nuovo millennio. Come ho già detto più volte in passato, la fraKctalization del Double Trio e la sua successiva riduzione a quartetto ha senza ombra di dubbio tolto tantissimo al potenziale di Crimso, pur consentendo ai fans sparsi per il globo di poter godere della presenza di un Re Cremisi vivo e vegeto invece di piangerne ancora una volta la prematura scomparsa. Qualcosa di indecifrabile, come un fremito sotterraneo, sta però agitando le acque, e questa mia sensazione è rafforzata da una serie di eventi apparentemente insignificanti e marginali, ma che sicuramente fanno parte del grande gioco delle vicende cremisi : la cessazione da parte di Robert Fripp della pubblicazione del suo diario on line, la soppressione dell’on line store Europeo per centralizzare tutto il business su quello americano, i cambiamenti apportati al sito della DGM proprio la domenica di Pasqua … oscuri presagi o semplicemente l’avvento di un nuovo ordine pianificato dal geniale despota del Dorset? Difficile da stabilire ora come ora, siamo abituati ormai a comprendere le scelte di Fripp molto tempo dopo la loro attuazione, e a noi ciò che preme prevalentemente è il fatto che King Crimson sia ancora tra noi a produrre musica, ma è innegabile che per come Crimso ci ha abituati noi si abbia il desiderio/pretesa che questa musica sia qualcosa di unico, geniale, innovativo. I fraKctals in questa missione non hanno certamente brillato, e solo un gran lavoro di assemblaggio e rifinitura ci ha consegnato un disco come The ConstruKction Of Light; la successiva attività live ci ha mostrato un Monarca in versione quasi indie, che dava un deciso taglio al repertorio passato per cimentarsi con materiale risalente al massimo al 1994, ed ora ecco nuovamente Crimso ripescare pezzi dal repertorio più datato. Crisi compositiva? Mah, il buon Level 5 ci aveva mostrato una buona vena che sembrava voler essere un piccolo manifesto di quello che Fripp ha etichettato “nuovo metal”, quindi se lo scopo è quello di rodare nuovo materiale per un prossimo studio album, perché riproporre in questa fase pezzi come Thela e Red? Come fan la cosa non mi dispiace, intendiamoci, ma mi sorprende alquanto il fatto che il vecchio repertorio è rimasto escluso dal tour promozionale mentre viene reinserito nel corso di un tour finalizzato a testare nuove composizioni. Significativo invece questo dettaglio : la disposizione della band sul palco è nuovamente cambiata, ora i quattro musicisti suonano praticamente allineati sul palco, Fripp e Mastelotto agli estremi, Belew e Gunn in mezzo, questo per mutare il tipo di interazione tra i quattro durante le performances. Un po’ come continuare a spremere un limone anche dopo che si è arrivati alla buccia, secondo me, che continuo ad auspicare almeno una sostituzione nell’organico (Gunn) in favore dell’inserimento di un musicista in grado di fare la differenza e di inserire nel tessuto compositivo di King Crimson stimoli nuovi. Si, sarò pure ripetitivo, ma sono altrettanto convinto che in quel ruolo debba “giocare” un elemento dotato non solo di tecnica ma anche di imprevedibilità, per dirla in gergo calcistico non uno che corra semplicemente sulle fasce ma che invece abbia un’ampia visione di gioco e che sappia al momento giusto inventare il passaggio smarcante. Ciò nulla toglie all’evidenza che siamo pur sempre di fronte ad una delle più alte forme di espressione della Musa, ma è altrettanto vero che non mi dispiacerebbe affatto mettere un nuovo platter di Crimso nell’impianto e provare nuovamente quella sensazione di imprevedibile sorpresa che provai ad esempio quando nel 1994 ascoltai per la prima volta il mini album VROOOM. Comunque per il momento non accantoniamo la speranza e gustiamoci questo bel live album tratto dai due concerti tenuti a Nashville il 9 e 10 Novembre 2001, durante i quali accanto al nuovo materiale incluso in Level 5 sono stati eseguiti classici del calibro di Elephant Talk, Thela Hun Ginjeet e Red. Ottima la resa di The ConstruKction Of Light e Larks’ Four, quest’ultima in versione interamente strumentale e con una coda ridotta ad un breve moncherino; salutiamo inoltre l’arrivo di una nuova composizione dal titolo EleKtriK, introdotta da una linea melodica di guitar synth simile a quella presente nel bridge centrale di Dinosaur e che poi si sviluppa in una fitta rete di fraseggi ad incastro che sembrerebbero ispirati dalle Circulations della League Of Crafty Guitarists e che hanno diversi punti di contatto con i temi presenti in Fracture. Stando alle voci circolanti il lavoro di scrittura di nuovo materiale dovrebbe essere a buon punto, tanto da far supporre l’uscita di una nuova release nel corso del 2002. Inutile dire che attendiamo con impazienza e molta suspence quel nuovo album!
Dangerous Curves / Level Five / The ConstruKction
Of Light / ProzaKc Blues / EleKtriK / Thela Hun Ginjeet / Virtuous Circle
/ Elephant Talk / Larks' Tongues In Aspic: Part IV / The Deception Of The
Thrush / Red
KALAHARI SURFERS - AKASIC RECORD African Dope Records ADOPECD004

Ricorderete che il mese scorso questo spazio si occupò di un sampler dell’etichetta Sudafricana African Dope, alla quale hanno contribuito alcuni nomi con i quali in questo numero approfondiremo la conoscenza. I primi di cui vado a trattare sono Kalahari Surfers, pionieri e manipolatori di musica elettronica : il loro nuovo album Akasic Record è uscito lo scorso 12 Novembre, ed è il primo a vedere la luce dopo lungo tempo. Kalahari Surfers nei primi anni ’80 realizzarono 5 albums di punk sperimentale pervaso di satira politica, cosa che in seguito alla pubblicazione di Bigger Than Jesus costò loro l’esilio dal Sud Africa dell’Apartheid e comportò la necessità di realizzare i loro prodotti discografici sull’etichetta Londinese Recommended Records. A quel periodo risalgono estensivi tour in Africa e nei paesi del Patto di Varsavia, con date a Mosca, Leningrado, Berlino Est e Riga. In seguito Kalahari Surfers si riducono al solo Warrick Sony, il quale nel frattempo ha intrapreso nuovi sentieri di ricerca espressiva che lo hanno portato ad essere un richiesto produttore e compositore di colonne sonore per films, documentari, spot pubblicitari, programmi televisivi ed installazioni multimediali. Tra le sue principali collaborazioni figurano quella con il compositore Shaun Naidoo in Season Of Violence (un’opera documentaria che ha vinto una menzione onoraria al Prix Ars Electronica in Linz, Austria), con il poeta Sowetano Lesego Rampolokeng e con gli ex membri di ORB Greg Hunter e Kris Weston. Da non dimenticare inoltre il suo lavoro per le musiche dell’acclamato documentario Ochre And Water incentrato sulle vicende del popolo Himba della Namibia Settentrionale, lavoro che ha fornito l’ispirazione e materiale di partenza per diverse tracce di questo disco. Un disco che irride la definizione stessa di genere musicale, addentrandosi senza indugio nella sfida più affascinante e più impossibile da realizzare per un musicista, quella di racchiudere in un unico disco tutto ciò che è stato creato. A caratterizzare con un forte feeling tradizionale africano questo album, in alcune tracce come Taako e Gethsemane sono presenti canti del popolo Himba, mentre in Lekaleka è stato incluso un canto del popolo nomade Khoisan, il tutto unito al vasto parco strumentale comprendente chitarre, basso, drumkit, turntables, tablas, sitar, udu pots, tastiere, percussioni africane che Warrick ha provvisto con spirito autarchico insieme alla sua abilità in campo di programmazione, arrangiamento e produzione. Unici interventi esterni sono quelli del violinista Cara Penzhorn, del bassista Umhlanga Roxx e del rapper Mzi dei Ghettomuffin. Musiche di origine Africana e Asiatica, Sci-Fi, il genio di Miles Davis, la stralunata irriverenza di Frank Zappa, le magiche pozioni etniche di Ex Wise Heads, e ancora SPLaTTeRCeLL, Jamiroquai, Indigo Falls … Akasic Record è un disco che fin dall’iniziale Dig It rivela la sua essenza di ricerca totale, la volontà di riunire in un unico esperanto i vari linguaggi e dialetti del mondo : un canto tribale, una tromba jazzy, un ruggente hammond ci introducono in un incredibile ed indescrivibile amalgama di suoni organici e manipolati provenienti da tutto il mondo raccolti da Warrick nel corso degli ultimi vent’anni. Imperdibile!
Dig it / 9866 / Shikhar Tal / High Ground /
Gangsta / Taako / Devi Dasi / Noise Rem / Gethsemane / Temptation / Leka-Leka
FELIX LABAND - THIN SHOES IN JUNE African Dope Records adopecd 003

Trattiamo di un’altra interessante realtà sudafricana che già gode tra l’altro di una certa notorietà in Europa, avendo tenuto diversi concerti in Olanda e Repubblica Ceca tra Novembre e Dicembre dello scorso anno. Venticinquenne con trascorsi nella punk band Incurable e quindi nei Fingerhead, band che faceva un massiccio uso di drum-machine e basi registrate, Felix Laband iniziò i suoi esperimenti sonici nella seconda metà dei nineties utilizzando un Korg X3, drum-machine, un registratore a 4 tracce ed un vecchio televisore modificato. Con il suo trasferimento da Durban a Johannesburg iniziò anche a lavorare come graphic designer, e nel 1999 cominciò a prendere forma il materiale destinato a comporre Thin Shoes In June, il debut album di Felix Laband, uscito lo scorso Ottobre su etichetta African Dope : un debutto coi fiocchi, maturo e di notevole spessore, all’altezza di capolavori come Closer Colder di Faultline o delle parti più accessibili di Seethrough di Darkroom. Avrete capito che siamo nel campo della ricerca strumentale, costruita su basi ritmiche commerciali come quelle dell’hip-hop e del dub ma non solo, prova ne sia ad esempio l’atipico valzer di Under The Carpet. Samples e suoni elettronici vengono largamente impiegati, sebbene con molta attenzione a non appesantire le atmosfere, dalle quali fanno spesso capolino melodie indimenticabili, a tratti di ispirazione molto Europea : quella di Thin Use For Shoes ad esempio lascerebbe supporre un suo concepimento sulle rive del Danubio piuttosto che in un paese dell’emisfero australe, e questo la dice lunga sulla sensibilità e preparazione di Felix Laband. Lo stesso autore definisce questo album come “un lungo viaggio che ha compiuto l’intero giro da casa allo spazio esterno e ritorno con una sola pura intenzione : la musica è stata creata per lo spazio personale, e magari aiuterà la gente a definire la propria collocazione”. Felix, come sintetizza con precisione il comunicato stampa, “decifra i tratti comuni che tengono insieme le sue visioni musicali, l’uso di melodie emotive e spazi riflessivi che definiscono il suo suono”. Realizzato in maniera quasi autarchica su un vecchio PC, con l’unico intervento esterno da parte di Jane Rademeyer che suona il clarinetto in due episodi, Thin Shoes In June viaggia sulle ali di stupende melodie supportate da un sapiente uso della tecnologia che in alcuni episodi prevale conferendo al sound un’impronta sci-fi, come avviene in Brake Take Make e Tomorrow Perhaps …, episodi molto vicini a quanto realizzato da sperimentatori come Ras.Al.Ghul e Os. Hopeful farà felici i fans dei No-Man dell’epica suite Days In The Trees, tanto è simile l’atmosfera bucolica che pervade questa traccia, così come Step Two e 456 And Other Places, due pieces contenenti melodie sognanti non lontane da quelle presenti in Heaven Taste. Una sorprendente rivelazione che mi auguro si riconfermi nel progetto multimediale live che Felix sta approntando. L’album è disponibile online anche attraverso www.oneworld.co.za
Single Light / Cat On The Fence / Lady From
The Swamp / Run, Alive, Run / Under The Carpet / Last Sigh / Squeaky Toys
/ Thin Use For Shoes / Brake Take Make / Tomorrow Perhaps ... / Bats In
My Hair / Hopeful / Step Two / Calls From The Wire? / 456 And Other Places
KRUSHED & SORTED - ACID ™ MADE ME DO IT African Dope Records ADOPECD001

Leggendarie figure della scena underground di Città Del Capo, Krushed & Sorted sono tra gli acts più richiesti nel giro breakbeat / drum ‘n bass / lounge del Sud Africa. Acid ™ Made Me Do It è il debut album di Krushed & Sorted, pubblicato nell’Aprile del 2000, e ci mostra una varietà di influenze che va dal dub al jazz degli anni ‘40, dal jungle all’ambient, il tutto amalgamato da loops e dalle moderne tecniche di digital processing allo scopo di creare un nuovo manifesto della musica breakbeat e drum ‘n bass. Creato quasi interamente con un Pentium 166 vecchio di 6 anni, l’album è stato composto, mixato e masterizzato nell’home studio di Krushed & Sorted che attualmente sta producendo e promuovendo attraverso la propria etichetta African Dope Records un numero crescente di realtà locali nell’ambito dell’hip-hop, breakbeat, dub, acid jazz e drum ‘n bass. Si tratta di un album che presenta peculiarità interessanti, costituendo a tratti un forte legame tra l’odierna realtà sudafricana e la musica nera sviluppatasi sulle sponde del Mississippi (Makesome Breaksome), passando per influenze caraibiche (Income, Scatter) contaminate con il reggae bianco e ritmi hip-hop (Roots Soup). Confesso di preferire l’ultima porzione del disco, quando con le ultime tre tracce il lavoro prende quota sul serio lasciando trasparire anche qualche elemento di psichedelia spacey, ma a tratti anche altre porzioni dell’album (King Of The Swingers) si distinguono per alcune buone trovate. Krushed & Sorted sono correntemente al lavoro per un nuovo album, e stanno sviluppando un progetto multimediale per le esibizioni live; in preparazione anche un progetto di remixes. Per maggiori informazioni e per reperire l’album visitare il sito web dell’etichetta African Dope.
Income / Roots Soup (duplate mix) / Scatter
(mo bass for ya money mix) / Interlude 1 / Makesome Breaksome (featuring
Ernie) / King Of The Swingers / Interlude 2 / Breaker (as above so below
mix) / One Nine Nine Nine (noughty mix) / Outcome
MOODPHASE 5IVE - STEADY ON African Dope Records ADOPECD002

Moodphase 5ive nascono nel 1996 sotto la denominazione di Boomslang, un trio composto da Brian de Goede , Jean e Fanus Tofte, rispettivamente batteria, basso e chitarra. A loro si uniscono il deejay Adam Lieber (a.k.a The Bonanza Klone) ed il rapper D Form. Dopo un paio di jam sessions la band prende l’attuale denominazione. Durante il primo periodo di attività nella formazione vengono inclusi percussionisti e vocalist di varia provenienza, fino a che viene inserita in pianta stabile la cantante Ernestine Deane, conosciuta anche come Lady E. Dopo una serie di date nell’area di Cape Town, The Bonanza Clone abbandona per intraprendere la carriera solista, fa quindi il suo ingresso il tastierista e produttore Craig Damster. L’ultimo abbandono è quello di Jean e Fanus Tofte, rimpiazzati prontamente dagli ex Honeymoon Suites Bood Carver (bass) e Douglas Armstrong (trumpet and guitar). Steady On viene quindi registrato nell’arco di nove mesi nel corso del 2000 agli Onyx Studios di Cape Town, poi mixato e masterizzato in tre settimane da Krushed & Sorted. Il lancio del debut album di Moodphase 5ive avviene l’8 Dicembre 2000, ed in Gennaio Steady On è album del mese su SL e Big Issue, potendo giovarsi di un esteso airplay sia in Sud Africa che all’estero nonché della fama procurata da un’intensa attività live. Fautori di un blending che la band stessa definisce “cosmopolita”, Moodphase 5ive offrono un intreccio di funk, acid jazz, soul, dub e hiphop con una buona dose di elettronica, anche se non in dosi pari a quelle utilizzate dagli altri acts della stessa African Dope. E potrà apparire strano, ma è proprio questo fattore a rendere la musica di Moodphase 5ive più convenzionale rispetto alle proposte dei colleghi di etichetta : mentre Kalahari Surfers, Felix Laband e Krushed & Sorted hanno fatto della manipolazione di suoni coniugata ad elementi tradizionali di vari angoli del villaggio globale il loro manifesto, l’impianto “vintage” di Moodphase 5ive ne fa il prodotto meno imprevedibile del lotto. Pur rappresentando un amalgama di varie influenze, la musica presentata da Moodphase 5ive potrebbe essere stata fatta tranquillamente a New York come a Londra o Amsterdam, in quanto vi risiedono caratteri ampiamente utilizzati da gruppi di acid jazz di qualunque provenienza. Non posso nascondere di essere rimasto un po’ sorpreso dall’ascolto di Steady On, in quanto le tracce di Moodphase 5ive incluse nel label sampler African Dope Vol.1 di cui abbiamo trattato nel numero scorso avevano destato ben altra impressione. Ciò non vuol dire che l’album è da buttare via, in quanto vi si trovano degli spunti interessanti : la già nota Rise’n’Shine, il singolo (e video) della title track, le amabili melodie della conclusiva Geto @ Sunset. E dopo tutto è pur sempre un debut album, Moodphase 5ive avranno tutto il tempo per proporci qualcosa di più personale e distintivo. Ovviamente su African Dope.
Brainstorm / Rise n Shine / Steady On / Uneek
/ Addict / Miles / Violation / Freekstyle / Rhymedrop / Paradise Syndrome
/ Too Real / Geto @ Sunset
EMETREX – KING OF ANIMALS Infur / Seriously Groovy LLL2121CD-S

Nuovo singolo per Emetrex dopo Staring At The Stone di cui parlammo la volta scorsa presentandovi questa band dell’etichetta Seriously Grovy, band che in questo King Of Animals ci appare in fase evolutiva : sicuramente le tre tracce qui presenti godono dei benefici dati dall’ottimo lavoro di produzione che coniuga le formule pop del gruppo con un sapiente utilizzo di moderni marchingegni, allo scopo di smussare gli spigoli di una tipologia di schemi musicali che se mantenuti in forma grezza non si distinguerebbero dalla massa indistinta di indie songs. La title track è un bell’esempio di pop song costruita su di un tema allegro e trascinante, a tratti prossimo alle formule di The Rosembergs, mentre le altre due tracce sono delle gradevoli ballads, tra le quali Half A Lie si distingue per la carezzevole melodia su cui si regge. Sono curioso di constatare quali sono le potenzialità di Emetrex sulla distanza di un full lenght album, ma i presupposti sono senz’altro buoni.
Kings Of Animals / A Day In Bed / Half A Lie
ECONOLINE - I'M PLAGUED Infur/Seriously Groovy LLL2162CD-S

Se lo scopo dell’etichetta Seriously Groovy è quello di proporsi in un ruolo centrale nella scena pop come fatto tempo addietro dalla Creation, allora c’è da rilevare che sta puntando su alcuni cavalli che possono rivelarsi vincenti o per lo meno possono arrivare piazzati. Econoline, alla pari di Emetrex, è un gruppo in grado di suonare del pop rock senza limitarsi a mettere tre accordi in croce, ma aggiungendovi qualche elemento di pregio. Le tre tracce presenti su questo singolo si fanno preferire a quelle contenute in Breakfast Of Champions, con Your Name che spicca su tutte per l’uso di sonorità un po’ meno graffianti rispetto al solito. Un gruppo da tenere d’occhio, potrebbero diventare una rivelazione che irrompe improvvisamente nelle charts più importanti.
I'm Plagued / Too Much Sleep / Your Name
MOTHER GOOSE – JUNIOR MAGIC Soda/Seriously Groovy LLL2132CD

Lo scorso mese abbiamo trattato del singolo estratto da questo album dei Finlandesi Mother Goose, che già in quell’occasione ci avevano sorpresi per la varietà stilistica dei pezzi inclusi nel singolo, qualità che si ripropone in maniera ancor più marcata lungo le 13 tracce che compongono Junior Magic. Un album che definirei “allegramente sballato” e che risulta fresco ed originale, impossibile da inquadrare in un filone o genere definito ma che piuttosto sembra il genuino risultato del lavoro di tre ragazzi ai quali non importa niente se i pezzi non hanno un’unità stilistica, l’importante è suonare e divertirsi. Senza stare quindi ad impostare comparazioni con altre realtà provenienti dalle latitudini più fredde (Sigur Ros e Bjork, per citare i nomi più importanti) rileviamo come lo spontaneo blending di Mother Goose abbia prodotto un album che può essere visto come una ventata di aria fresca che attraversa stanze chiuse da anni nelle quali l’odore di muffa si è fatto insopportabile : troppe bands con una padronanza dello strumento limitata ai soli accordi maggiori hanno inflazionato il mercato ultimamente ricalcando pedissequamente formule di successo senza aggiungervi il minimo fattore di rischio o un qualunque altro imput che rendesse le loro composizioni riconoscibili tra le altre. Mother Goose vi hanno messo del loro, e pur non essendo dei virtuosi dei rispettivi strumenti hanno scavato un solco incolmabile tra loro e le orde di indistinti indie-popsters evidentemente più impegnati nella ricerca di capi di vestiario stile sixties tra i banchi di Camden Market che non nella ricerca di formule meno banali. Già l’iniziale Modest Dreamer, con quell’insistente cantilena di sottofondo che sembrerebbe un canto tradizionale di pastori lapponi, si propone come un ipnotico ed incalzante mantra per il terzo millennio, al quale fanno da contraltare le tinte dark dell’acustica No Tits. In Twisted By The Pool fanno capolino i Clash di London Calling, mentre una visione più scarna del songbook dei Cardiacs è ravvisabile in Top Tune Mate! e Girlx Magazine. E se in Gekko i Mother Goose pagano pegno a gruppi come Clash e Damned, mentre altrove si lasciano andare allo scardinante assalto frontale di Man Boiling Dust e Feelies Feeling, in Goofy riescono anche a risultare inquietanti nelle sinistre atmosfere evocate da un ripetuto arpeggio che potrebbe destare l’invidia di parecchi chitarristi doom. Uno dei pezzi più convincenti è senza dubbio Respect, dove alcune idee già presenti sotto altra forma in Village vengono sviluppate attraverso un processo di costruzione di un bel crescendo nello sviluppo di quella che con i suoi cinque minuti risulta la traccia più lunga del disco, che un assolo non tecnico ma assolutamente trascinante porta alla fine. Il breve divertissement di Snow Dome prelude alla conclusiva Kids Like Cats, nella quale il trio Finlandese prova a dilatare le soluzioni presenti in Goofy e No Tits per conferirgli una forma di piece meno concisa, consentendosi in questo modo qualche escursione leggermente più avventurosa in ambito strumentale. Le premesse per ulteriori futuri miglioramenti ci sono, non mi resta che lasciarvi il contatto dell’etichetta Seriously Groovy presso la quale è possibile procurarsi l’album.
Modest Dreamer / Village / No Tits / Man Boiling
Dust / Twisted By The Pool / Girlx Magazine / Gekko / Respect / Goofy /
Top Tune Mate! / Feelies Feeling / Snow Dome / Kids Like Cats
THE RELATIVES – TRIPLE X SUN Spank Records SPANKCDS02

Fans dell’anthem rock più scardinante, avete trovato pane per i vostri denti. Quello di cui sto per parlarvi è un giovane act sul quale l’etichetta indie Spank Records sta puntando forte, al punto da scomodare per la produzione di questo singolo Greg Haver (già al lavoro con Lost Prophets e Manic Street Preachers) e per il mixaggio Tony Platt, mix engineer con AC/DC. Il 7” single, uscito lo scorso 4 Marzo, è il secondo prodotto della band che esce a meno di un anno di distanza dall’EP Say It With Vodka (SPANKCDS01), commercializzato nell’Aprile del 2001. Non male per una band di recente formazione che solo nel Dicembre del 2000 ha completato il suo line up con l’ingresso di Adz che ha sfrattato dal seggiolino della batteria Chris costringendolo a concentrarsi sul ruolo di frontman, a fianco del bassista Andy e del chitarrista Paul. All’uscita di Say It With Vodka segue un tour Britannico di 35 date che accresce la fama di The Relatives, e ben presto la band è invitata da Radio 1 a registrare una session, prodotta dal tastierista Tim Lewis degli Spiritualised e trasmessa su tutto il territorio nazionale nel Maggio 2001. In Luglio la band partecipa al Wakestock Festival e la performance viene registrata da Radio 1 per trarne una seconda session radiofonica. Definito dal comunicato stampa della Spank Records come “una fetta di paradiso … o di inferno” e ancora come “un’esplosione che trasmette l’aggressiva autorità di una malvagia dominatrice Italiana”, Triple X Sun si rivela come un tagliente, urgente, caustico hit anthemico che rispolvera i fasti dei Kiss di Animalize e dei Motley Crue dei primi due albums. Come ogni singolo che si rispetti, Triple X Sun (di cui è stato realizzato anche un video clip) si giova di un refrain facilmente memorizzabile cantato in coro dai quattro elementi della band, alla maniera dei campioni del glam rock a stelle e strisce. Non meno aggressivo il pezzo presente sul retro, Trevors Influence, condotto da un deragliante riff alla maniera di pezzi come Live Wire o Bastard dei Motley Crue. I presupposti affinchè questa band si riveli come legittimo erede di celebrati power acts ci sono tutti, il tempo dirà se The Relatives manterrà le promesse. Nel frattempo ricordate l’ammonimento della band : You Have Been Told …
Triple X Sun / Trevors Influence
CENTROZOON - CENTROPHIL Centrozoon CZVIPR01

A lenire la sofferenza data dalla protratta attesa per The Cult Of : Bibbiboo e per il debutto di Centrozoon in versione “single trio” (sarà contento Mr. Fripp di questa mia definizione chiaramente ispirata ai suoi parti mentali?) giunge questo singolo promozionale in edizione limitata con il quale il duo tedesco ha omaggiato i visitatori più assidui del loro sito. Al di là del valore puramente collezionistico che l’oggetto sicuramente acquisterà, questo vinile (tra l’altro di ottima qualità e confezionato in una copertina di pregiata fattura) include tre tracce di indubbio valore musicale che ci mostrano un act consolidato e non più una semplice promessa. Oltre venti minuti di ancestrale soundscaping proiettato alla scoperta di future civiltà perdute : ritmiche mozzafiato ci conducono in vorticosa sospensione attraverso siti archeologici collocati in galassie lontane, dove popoli estinti da ere remote hanno lasciato vestigia di un alto livello di conoscenza per noi incomprensibile … è questo il potere evocativo di pezzi come Centrophil e All The Time It Is Using Us, claustrofobici affreschi dipinti con vernici metallizzate sui soffitti di cattedrali d’acciao. Il remix di Thùsgg si addentra laddove avevano osato i King Crimson di B’Boom, lasciando l’ascoltatore a mordere il freno nell’attesa dei futuri, imminenti sviluppi dell’entusiasmante avventura intrapresa da Centrozoon.
Centrophil / All The Time It Is Using Us (Halodarkly
dance mix) / Thùsgg (Phil Nova techno house mix)
ROTHKO - NO CHART NO ANCHOR NO RUDDER NO SAILS Burning Shed (no catalogue number)

Non molto tempo fa nello spazio delle news vennero inseriti alcuni cenni su Rothko, a quanto pare una delle non poche meraviglie fuoriuscite negli ultimi tempi dall’inesauribile underground Britannico e che in meno di cinque anni di vita ha realizzato una produzione discografica non indifferente : 7 tra albums e Eps, 5 singoli, 8 split singles e 7 partecipazioni a varie compilations. Dall’Aprile 1997 all’Agosto del 2001 il line up di Rothko (nome preso da quello del pittore russo-americano Mark Rothko) è composto da tre bassisti, Mark Beazley, Crawford Blair e Jon Meade. Mark reclutò Jom Meade dai Geiger Counter, gruppo con il quale Jon suonava la chitarra. Pur non avendo mai suonato il basso, Jon accettò con entusiasmo. Crawford Blair venne invece trovato attraverso il classico annuncio su Melody Maker, ed al secondo incontro con Mark nello studio in cui Crawford lavorava vennero registrate Terrible Scrape e Suddenly Becomes Light. Mark considera quel giorno il vero e proprio inizio del’attività del gruppo. Il primo concerto si tiene nell’Agosto 1997 all’Hope And Anchor in London. Al quinto concerto viene loro offerta la possibilità di registrare un singolo per l’etichetta Livid Meerkat, a cui segue presto il debut album A Negative For Francis su Lo Recordings label. Gli anni seguenti vedranno Rothko disseminare i loro lavori su diverse etichette quali Leaf, Arbouse, Foundry e Bella Union. Nel 2001 Rothko è in tour in Gran Bretagna come spalla per Porcupine Tree, e nel Luglio dello stesso anno registra una session radiofonica per Radio 3 in Hackney. E’ a questo punto che Mark realizza che Rothko ha condotto l’esplorazione per una configurazione di tre bassi al punto estremo, e che è quindi il momento di andare oltre. Dall’Agosto 2001 Rothko è composto essenzialmente da Mark Beazley con la collaborazione dell’intero line up di Delicate Awol, configurazione con la quale è stato registrato il nuovo album A Continual Search For Origins. Composto di materiale proveniente da varie fonti, No Chart No Anchor No Rudder No Sails costituisce un buon biglietto da visita per chi, come me del resto, non aveva ancora sentito nulla di questo gruppo. L’interazione tra i tre bassisti crea inedite prospettive affidate allo strumento, differenti da quelle realizzate da altri strumentisti come ad esempio l’ottimo Steve Lawson, collocandosi semmai in un’ottica che ricorda la League Of Crafty Guitarists del periodo Get Crafty II come appare chiaramente in episodi come Into Sunlight e No Rudder. Brevi bozzetti dal feeling acustico affidati a combinazioni di note pastose, talvolta sovrapposti a ruggenti loops dal sapore antico memori dei fasti di No Pussyfooting, come avviene nell’iniziale No Anchor o in Through Corridors. Spazi riflessivi si aprono nella concisa Earthed, il cui approccio più marcatamente tecnologico viene riletto in chiave più dark nella claustrofobica Hunt For, uno dei pezzi più lunghi del disco dove la ricerca effettuata dai bassi di Rothko giunge in prossimità di quella sviluppata dalla Warr Guitar di Markus Reuter nel suo The Longest In Terms Of Being. Molto belli i delicati arpeggi di For Vini e Two, peccato che simili frammenti non siano stati adeguatamente sviluppati come è avvenuto invece nel caso di No Sails, un incantevole affresco di glaciale bellezza veramente arduo da descrivere a parole. Ciò che sorprende lungo l’arco dell’intero album è l’incredibile ventaglio di sonorità che il trio Britannico riesce a trarre da uno strumento che, come ho già avuto modo di dire trattando del lavoro di Steve Lawson, troppo spesso è stato sottovalutato anche dagli stessi musicisti che vi si sono dedicati confinandolo in un ruolo meramente ritmico. Realtà come Rothko ci fanno invece scoprire con piacere che anche il basso ha un’anima, e che questa è in grado di riflettere (Terrible Scrape) tutti i colori dell’universo. Reperibile attraverso Burning Shed, mentre per maggiori info visitate il sito ufficiale di Rothko.
No Anchor / For Vini / Through Corridors /
Earthed / Two / Hunt For / Into Sunlight / No Chart / No Rudder / No Sails
/ Abstract / Extract / Crystal / Terrible Scrape
ALIAS GRACE - STORM BLUE EVENING Burning Shed (no catalogue number)

Nati in Cambridge nel corso del 1996, Alias Grace rappresentano un’altra delle tante sfaccettature di quello che possiamo chiamare il “giro No-Man” che nel corso degli ultimi anni ci ha deliziato con una serie di proposte musicali diversificate e tutte di altissimo livello. Consistenti essenzialmente di due soli membri, la vocalist Irlandese Sandra O’Neill ed il polistrumentista Peter Chilvers (già membro di Samuel Smiles ed Henry Fool), con occasionali contributi di altri musicisti, Alias Grace hanno già alle spalle l’album Embers di cui parleremo prossimamente approfittando del fatto che è oggi nuovamente disponibile attraverso l’etichetta Burning Shed sulla quale è stato pubblicato anche questo Storm Blue Evening, album di cui trattiamo in questa sede. Si tratta di un disco dalle atmosfere morbide e malinconiche, che a tratti possono ricordare i Clannad di albums come Magical Ring o alcune ballate degli All About Eve, quelle più prossime alle radici tradizionali delle popolazioni di Albione. Prevalenza quindi di chitarre acustiche e di docili parti di piano assimilabili a quelle che Chilvers ci ha abituati a sentire con gli ottimi Samuel Smiles, fragili melodie tese ad assecondare le parti vocali di Sandra O’Neill, vocalist in possesso di uno stile che in verità mi sembra piuttosto omologato, fin troppo simile a quello di numerose sue colleghe che si cimentano con questo tipo di musica derivata dal folk. Fortunatamente le differenze sono date dalle composizioni di Chilvers, che ad esempio in If I Could si aprono a tentazioni ambient assimilabili ad alcuni passi del miglior David Sylvian, e che nella superlativa Fine Lines risentono di influssi provenienti da Samuel Smiles e Darkroom, e non a caso, data la presenza in questa traccia dell’inconfondibile chitarra di Michael Bearpark e dell’apporto vocale di Tim Bowness, due cameo che da soli valgono l’acquisto del disco. Gli arrangiamenti ed il lavoro di produzione di Chilvers conferiscono alle composizioni un ulteriore grado di levigatezza, che ci permette di apprezzare anche gli sporadici interventi di Myke Clifford (fiatista dei Samuel Smiles) e le parti di stick e basso fretless che lo stesso Chilvers provvede in alcuni passaggi. Come in ogni disco di ispirazione folk che si rispetti, non poteva mancare un traditional, ed eccovi quindi una bella versione di Hallowed Ground, mentre chiude l’album un morbido remake della celebre With Or Without You degli U2, remake a mio parere superiore alla versione originale. Particolarmente adatto all’ascolto durante qualche nuvolosa giornata autunnale, Storm Blue Evening è un album di struggente e malinconica bellezza, perfetta trasposizione in musica della stupenda foto che costituisce l’artwork di copertina. Disponibile unicamente attraverso Burning Shed.
Feel The Hush / Beyond The Blue / Hallowed
Ground / Chaos / Wild / Nightshift / If I Could / Fine Lines / Pieces /
It / Still Life / With Or Without You
ULTRAVOX - INGENUITY Puzzle PZLCD105

Prima esponenti della New Wave più ruggente, poi con l'avvento di Midge Ure paladini del synth pop, gli Ultravox non si possono definire uno di quei gruppi che hanno spopolato a livello di notorietà internazionale o che hanno in qualche modo cambiato le sorti della musica fuoriuscita dal ciclone punk; dei buoni outsider, o per i più cattivi delle figure incompiute, gli Ultravox sono ricordati dai più per qualche sporadico hit tipo Vienna o per essere la band da cui è fuoriuscito l'autore di Breathe. Ingenuity risale al 1994, e pur non trattandosi di un capolavoro si lascia apprezzare per la buona vena pop che caratterizza le sue dieci tracce, nonostante una certa carenza di fantasia che rende i refrain di Give It All Back, Future Picture Forever e Who'll Save You fin troppo simili tra loro, rovinando in un certo modo il buon livello delle prime due tracce citate in precedenza. L'ascolto di diversi episodi ci lascia intuire il grado di influenza che Ultravox ha avuto su parte del guitar work dei Bluvertigo, mentre altrove il sound d'insieme risulta addirittura più inoffensivo di quello di acts come Big Big Train. Pregevole lo strumentale posto in chiusura di album, Majestic. Ingenuity è stato ristampato dall'etichetta Puzzle del gruppo Voiceprint, presso la quale l'album è disponibile.
Ingenuity / There Goes A Beautiful World /
Give It All Back / Future Picture Forever / The Silent Cries / Distance
/ Ideals / Who’ll Save You / A Way Out, A Way Through / Majestic
HELIGOLAND - HELIGOLAND Calcium Chloride CaCl 003 CD

Tra gli artefici della meravigliosa saga dei Talk Talk, che tra l’altro non è dato sapere se giunta a compimento o semplicemente in stand-by, figurava Tim Friese-Green, oggi titolare di Heligoland, progetto che nel 1977 ha già dato alla luce il four track EP Creosote & Tar, ancora disponibile sia in formato CD single che in vinile. C’è da premettere che dei caratteri del gruppo madre in questo disco vi è poco o nulla : non vi troverete nessuna reminiscenza del raffinato pop di It’s My Life come non vi troverete nulla dell’incredibile ultima fase passata attraverso capolavori come Spirit Of Eden e Laughing Stocks; l’unica attinenza con quell’ultimo periodo dei Talk Talk sta nel sound complessivo scarno, negli arrangiamenti essenziali, nelle tinte grigie che pervadono le tracce, imbastite su elementari riffs di una chitarra dal suono sporco e graffiante. Solo alcuni arrangiamenti e la breve Relapse si giovano di interventi strumentali più raffinati che possono costituire un ponte tra il passato ed il presente di Tim Friese-Green, il resto gioca su un pop acido che potrebbe semmai essere più prossimo ai Radiohead. Certamente un pezzo come Shock Treatment conferma l’impressione che l’eccessiva crudezza, l’ostentata semplicità di molte soluzioni sia stata deliberatamente cercata e voluta, al punto da non risultare sufficientemente credibile, ma Heligoland si rivela ascolto dopo ascolto come un disco decisamente migliore di quanto non possa sembrare al primo impatto, lasciando affiorare tutto quanto di buono vi è incluso e facendo si che il resto funga semplicemente da cornice. Sembra quasi che Tim Friese-Green abbia voluto compiere un viaggio a ritroso nella storia della musica, risalendo la corrente dalle forme musicali più elaborate alle quali ha contribuito fino agli albori del rock, si possono spiegare in quest’ottica l’atipico blues di Loaded Gun e la bizzarra, acida cover di Purple Haze che chiude l’album. Qualche paragone potrebbe essere fatto con alcuni passi di Peter Hammill (Sick Baby You e la già citata Relapse) con cui Heligoland condivide una certa vena intimista, ma al di là di qualunque assonanza questi solchi possano evocare, il modo migliore per rendere giustizia a questo disco è quello di invitarvi all’ascolto. Il CD è disponibile presso Voiceprint e attraverso il sito di Heligoland. Excuse Me While I Kiss The Sky …
Lost And Lethal / Shrug / Bluebird / Relapse
/ Shock Treatment / Isn't It Sad / Loaded Gun / Sick Baby You / The Kiss-Off
/ Purple Haze (hidden track)
THE FLYING ACES - SEASHELL Point PNTVP122CD
Signori, avete in casa un tavolo o un mobile che balla? Questo CD potrebbe tranquillamente ottemperare alla funzione di “spessore” per ovviare all’inconveniente, se non fosse per il costo indubbiamente elevato che tale “spessore” verrebbe ad avere. The Flying Aces fanno parte dell’albero genealogico dei gallesi Man, quale sia il grado di parentela in questa occasione lo lascio scoprire al lettore diligente che al termine dell’ascolto di questo CD ne abbia ancora la voglia, io soprassiedo senza indugio. Un disco disomogeneo fatto di formule blues logore ed inflazionate e di episodi country western (Waiting At The Station), tra i quali il punto più basso è indubbiamente rappresentato da Larry, un tema da “spaghetti western” condito da un solo di chitarra che evoca il rumore emesso da una zanzara con il mal di pancia : dita di legno ed un suono stitico tipico di chi collega per la prima volta una chitarra da pochi soldi ad un amplificatore autocostruito, un bambino avrebbe fatto di meglio! Un po meglio si rivelano Magic Carpet Ride e Moonlight Kiss, che ricordano vagamente le atmosfere solari dei Solstice, e All The Little Things dove emergono pallidi riferimenti alle ballads degli Haze e dello Steve Hackett del periodo Spectral Morning / Defector, il tutto ovviamente eseguito con una non buona tecnica strumentale. Veramente poco per invitarvi all’acquisto di questo disco reperibile attraverso Voiceprint.
Seashell (vinyl version) / Waiting At The Station
/ I Got Beautiful You / Elephant At My Side / Larry / Magic Carpet Ride
/ All The Little Things / Real Fantasy / Moonlight Kiss / Atlantic Roller
/ Holding Back The Tears / Seashell (tape version)
ANTHONY MOORE - SECRETS OF THE BLUE BAG Blueprint BP328CD

“Le 120 diverse combinazioni delle prime cinque note della scala diatonica sono combinate e ricombinate. E’ un omaggio ai motori di codificazione/decodificazione della storia dei primi computers ed al loro instancabile lavoro. Nel 1971, quando il pezzo fu scritto, mi ero appena imbattuto in Raymond Lully ed il suo meccanismo rotante di criptazione che consisteva di anelli mobili concentrici, un sistema meccanico per il trattamento delle informazioni sviluppato nel tardo 13° secolo. Questo ha ispirato l’idea per Secrets Of The Blue Bag. Incidentalmente, la Borsa Blu era un’antica espressione cinese che stava a significare il cielo, o l’universo”. Ancora una volta preferisco lasciare alle parole dello stesso Anthony Moore, riportate nel booklet del CD, il compito di illustrare adeguatamente lo spirito che anima queste avanguardistiche e rivoluzionarie teorie musicali, tentativi lodevoli e coraggiosi di applicare metodi matematici e scientifici alla composizione musicale per costruire qualcosa di veramente unico ed innovativo. Tentativi che ai più potranno anche apparire tediosi, ma che sicuramente sono maggiormente meritevoli di rispetto ed attenzione rispetto a chi si ostina a rigirarsi tra le mani schemi logori che hanno ampiamente esaurito la loro funzione. Magari visti per quello che sono possono anche apparire delle cattedrali nel deserto, ma almeno voi possessori di un home studio provate a prendere questi pezzi, smontateli, sfilacciateli, looppateli, costruiteci qualcosa sopra o intorno, fateli vostri, e realizzerete di aver trovato una miniera da cui attingere per arricchire ulteriormente l’universo delle musiche possibili. La Borsa Blu ha ancora tanto spazio vuoto da riempire di idee valide quanto e più di quelle contenute in questo disco, coraggio ragazzi, diamoci da fare! Reperibile presso Voiceprint.
Secrets Of The Blue Bag Part One / Secrets
Of The Blue Bag Part Two / Secrets Of The Blue Bag Part Three
News from the World Central
- Tony Levin ha recentemente confermato che
farà parte della touring band di Peter Gabriel che sarà on
the road in Nord America nei prossimi mesi di Novembre e Dicembre per promuovere
il nuovo album Up. L'album è stato annunciato per il 9 Settembre
in UK ed Europ, mentre la data di pubblicazione per il Nord America non
è ancora stata definita
- Buone notizie per coloro che non si sono
iscritti in passato al King Crimson Collectors Club ma che desiderano acquistare
soltanto le releases a cui sono realmente interessati : dalla World Central
arriva l'annuncio che un nuovo modello di conduzione dell'iniziativa è
necessario, in quanto quello fino ad oggi operativo non è più
ritenuto sostenibile. Il numero di iscritti, stimato intorno ai 3000, pare
non sia sufficiente a mantenere il livello di impegno profuso, ma la necessità
di trovare una collocazione per materiale audio non adatto ad essere trasformato
in mainstream releases rende necessario il mantenimento del KCCC con un
altro tipo di gestione. Il Collectors Club verrà formalmente rilanciato
il prossimo autunno come parte di un generale servizio di abbonamento,
e se in quella fase vi sarà una richiesta insufficiente verrà
assunta la considerazione che il Collectors Club non è più
necessario e gli sforzi verranno dirottati altrove. Nel frattempo i prodotti
del Collectors Club saranno disponibili come materiale acquistabile liberamente
a mezzo posta attraverso il mail order shop. Un opportunità per
tutti coloro che hanno scritto alla DGM, esprimendo il desiderio di acquistare
solo uno o due CDs. Le iscrizioni attualmente esistenti andranno così
ad esaurimento ed un'edizione rimasterizzata del Club 16 verrà destinata
gratuitamente a tutti coloro che sono attualmente membri del Collectors
Club
- Il compositore e arrangiatore Craig
Armstrong, noto per il suo lavoro con Massive Attack e vincitore del
Golden Globe per la colonna sonora di Moulin Rouge, ha realizzato il suo
nuovo album As If To Nothing pubblicato il 16 Aprile. All'album hanno contribuito
Bono, Evan Dando, Photek, Mogwai, Antye Greie-Fuchs, David McAlmont e Wendy
Stubbs, ed una nuova versione del classico cremisi Starless renderà
il disco appetibile ai fans del Monarca
- King Crimson sarà nuovamente in tour
con Tool nel corso dell'anno. Nel frattempo la band si è riunita
a Nashville per registrare un EP da pubblicare prima della prossima studio
release, la cui lavorazione inizierà a Giugno del 2002
- Adrian Belew ha assemblato una serie di
rough mix di pezzi live di The Bears per un possibile live album, il materiale
è ora all'esame degli altri membri del gruppo
- Durante la parte centrale di Aprile Adrian
Belew ha registrato dei demos per due nuovi pezzi di Crimso, The Facts
Of Life (inizialmente intitolata Response To Stimuli) e Happy With What
You Have To Be Happy With, precedentemente intitolata Heavy Construction.
Adrian sostiene che il titolo, così come la canzone, è in
11
- Gail Zappa ha invitato Adrian Belew a partecipare
all'official Zappa Tribute che si terrà il giorno della prossima
celebrazione di Halloween in New York City. Adrian ne ha parlato lo scorso
17 Aprile a cena con Terry Bozzio e Patrick O'Hearn, e pare che siano state
gettate anche le basi per una futura collaborazione
- Kelvin Hayes sta per lanciare Emotional
Landscape, poemi basati sui soundscapes di Robert Fripp, che dovrebbero
essere online in Giugno. Per informazioni www.collective.co.uk/equivocal
News from the World
- Elton Dean ha suonato con Sophia Domancich
al Festival Controtempo di Gorizia il 13 di Aprile. Il concerto è
stato registrato per una possibile release su etichetta Moonjune
- Dopo le date di Maggio in Giappone la PFM
suonerà, probabilmente a Luglio, in Caracas, Panama City e Mexico
City. In Autunno dovrebbero essere in America Latina e l'anno prossimo
nel Nord America
- Infine Rick Ray si è deciso a pianificare
un CD che registrerà a breve con una band vera e propria
- David Cross ha preso parte, insieme al nuovo
cantante della sua band Arch Stanton e a Geoff Serle in veste di DJ, ad
una performance multimediale accompagnata da assaggi di vini tenutasi il
28 Marzo alla 291 Gallery in Hackney, London. La performance, intitolata
Sinestesi, ha combinato pittura, musica improvvisativa e danza contemporanea,
il tutto sotto la regia di Maurizio Pio Rocchi
- Gli imprevedibili Flaming Fire durante un
party tenuto in Williamsburg il 6 Aprile hanno lanciato l'idea di un progetto
intitolato The Flaming Fire Illustrated Bible Project, che prevede nel
corso dei prossimi cinque anni la realizzazione di illustrazioni sul tema
di ogniuno degli oltre 30mila versi inclusi nella Bibbia. All'opera hanno
già dato il loro contributo Theo Edmands, Lauren Weinstein, Dame
Darcy, Cynthia Mitchell, Camilla Ha, Sally Bashai, Lou Underwood, Esau
Andrews, Andy of Panixville, e molti altri. L'opera sarà messa online
per essere apprezzata da chiunque. Chi voglia contribuire al progetto può
mandare le proprie illustrazioni a theo@flamingfire.com specificando a
quale singolo verso della Bibbia si riferisce
- Nuovo indirizzo del sito web di Central
Unit : www.centralunit.com. A
breve verranno introdotti alcuni nuovi brani in real audio
- Sigur Ros hanno terminato le registrazioni
della studio version di Njósnavélin, pezzo incluso nel soundtrack
di Vanilla Sky, che farà parte del nuovo album atteso per la fine
dell'anno. La band ha concesso al sito ufficiale il permesso di mettere
a disposizione per il download un mp3 del pezzo
- Il Theo Travis Quartet, comprendente Phil
Peskett (piano/organ), Andy Hamill (bass) e Marc Parnell (drums), terrà
un concerto Sabato 15 Giugno a Birmingham, Ty's Jazz And Spice, Digbeth
(info 0870 0660868/0121 773 1632). Un tour britannico per i mesi di Settembre
e Ottobre è in preparazione, le date verranno comunicate appena
disponibili
- Sono invece note le date del Berlin Vibe
tour del Travis/Beaujolais Quartet, comprendente Theo Travis (tenor sax/flute),
Roger
Beaujolais (vibraphone), Mario Castronari (double bass) e Bjorn Lucker
(drums) :
2 Maggio - Shepperton,
Harri 's Jazz Club, Bagster House, Walton Lane (01784 435396)
3 Maggio - Maidstone, Pizza
Express, High St (01622 753162)
5 Maggio - London, Bodrum
Cafe , 61 Stoke Newington Church St (020 7254 6464)
7 Maggio - Brentwood, Hermitage
Centre (01245 420475)
8 Maggio - Bracknell, South
Hill Park, Cellar bar 8.30 pm (£4) (01344 484123/416202)
9 Maggio - Dorking, Watermill
Jazz Club, presso il Friends Provident Social Club, Pixham Lane, Dorking
(01737 210454 )
10 Maggio - London, 606
club, 90 Lots Rd 9 pm (020 7352 5953)
11 Maggio - Llangollen,
Jazz Festival (051 339 3367)
12 Maggio - Welyn Garden
City, Fairway Suite (01992 550230/ 01462624262)
- Una performance di Cipher si terrà
Giovedi 13 Giugno in London al Goethe Institute, 50 Princes Gate, Exhibition
Rd, London SW7 (020 7596 4000 ), come commento a due film muti in bianco
e nero di Karl Valentin, The Desk e The Mysteries Of The Hairdresser's
Shop
- Altre date in Giugno per Theo Travis :
2 Giugno - London, Bedford
Arms, 77 Bedford Hill, SW12 (020 8764 6478) con Andrea Vicari trio
11 Giugno - Watford, Pizza
Express, 137 High St (01923 213991) Travis/ Beaujolais Quartet
12 Giugno - Amersham, Pizza
Express, High St, Theo Travis/Roger Beaujolais duo
- Ozric Tentacles parteciperanno al Psava
Faam 2002 Gathering, che si terrà il 12, 13 e 14 Luglio al Paranesti
Village, Drama, località greca ad Est di Tessalonica. Gli Ozric
Tentacles saliranno on stage a mezzanotte sabato sera
- Daevid Allen, rientrato temporaneamente
in Australia in tempo per festeggiare il suo 64° compleanno, sta attualmente
registrando del materiale con Mikey Cosmic e suonando in zona Bryon Bay
con una nuova incarnazione del Daevid Allen Trio, comprendente il bassista
e polistrumentista giapponese KAZ ed il batterista Maxwell Stokes
- Daevid ha completato l'artwork per il Subterrania
Gig DVD, mentre Mike Howlett e Theo Travis hanno completato il 5.1 surround
sound mix, rendendo possibile la pubblicazione su Snapper prevista per
la seconda metà di Maggio
- Un Digital Movie ad opera di Giorgio Gomelski,
avente per oggetto la registrazione della lettura fatta da Daevid Allen
in New York il 5 Settembre scorso di un poema in cui si predicevano gli
avvenimenti dall'11 Settembre, sarà presto disponibile attraverso
la Gong Appreciation Society
- Gilli Smyth ha assemblato materiale preso
dalle registrazioni degli ultimi tour dei Gong allo scopo di trarne un
CD live, puntando prevalentemente sulle parti improvvisate, sui migliori
solos e sui passaggi più atmosferici
- Dovrebbe uscire in Settembre il CD di Gong
Matrix
- L'atteso nuovo album di Cipher, inizialmente
denominato Alien Cipher ed ora ribattezzato One Who Whispers, è
interamente mixato ed è allo stadio di preparazione dell'artwork.
Daevid Allen contribuisce con la sua glissando guitar in 6 delle 9 tracce,
e si segnala la partecipazione di Richard Barbieri, con Steven Wilson che
ha mixato e co-prodotto il lavoro
- L'attivissima label Burning Shed pubblicherà
in Aprile/Maggio l'album di improvvisazioni Guerilla Music di Theo Travis
e Mark Hewins
- E' in preparazione un tour di University
Of Errors in Francia, Norvegia e Spagna intorno a Settembre/Ottobre. Nel
frattempo è stato completato il mixing del loro CD dal titolo di
lavorazione Ugly Music For Monica
- Segnaliamo un nuovo sito riguardante Gilli
Smyth : http://www.gillismyth.t2u.com
- Nuovo sito polacco dedicato ai Gong : http://www.venco.com.pl/~bartkey/Gong
- E nuovo sito anche per Nik Turner : http://www.nikturner.com
- HadoukTrio (Malherbe-Ehrlich-Shehan) in
concerto il 17 Maggio a Faches-Thumesnil, Centre Musical Les Arcades, 16
rue Kléber 59155
- Qui di seguito le date estive dei Kangaroo
Moon, ulteriori date verranno aggiunte :
15 Maggio, Germany, Fribourg
tbc.
17 Maggio, Switzerland
, Kofmehl Solothurn, 032 621 2060 (http:
//www.kofmehl.net)
18 Maggio, Switzerland
, SAS, Delemont 032 422 0377 (http:
//www.hugo.ch/clubs/sas)
28-30 Giugno, Glastonbury
Festival
5 Luglio, Telfords Warehouse,
Chester 01244 390 090 tbc.
6 Luglio, Trades Club,
Hebbden Bridge 01422 845265 tbc.
20 Luglio, Sesiwn Fawr
Festival, Dolgellau , Wales tbc.
4 Agosto, Switzerland,
Open-air Emmen, Luzern, 041 2604460 (http:
//www.comamusic.ch)
- Pubblicazione imminente dei seguenti albums
: Gong - Glastonbury Fayre (GAS-ARC CD001); Kangaroo Moon - Between Two
Worlds (Klangbad); Spirits Burning - Reflections In A Radio Shower (Gazul)
- Una selezione di prodotti disponibili attraverso
l'online shop di Planetgong :
Zorch - Glastonbury Live (Zorch Music ZMCD003); Gong DVD 1990 Bedrock TV
'reunion' gig (Classic Rock Legends CRL0758); Gong - Camembert Electrique
(Get Back GET610LP) LP Audiophile vinile 180 grammi; Gong - Flying Teapot
(Snapper SNAP025CD); Arzachael - Arzachael (Akarma AK 184 - CD e LP Audiophile
vinile 180 grammi); Here & Now - Give & Take (Tin Toy TTCD015);
Various - Arabesque Zoudge 2 (REACTCD 202); Various - Arabica (LUNECD07);
Hawkwind - Yule Ritual (HAWKVP19CD); Mad Stof And Co - Psyquest (MN72999);
Soft Machine - Jet-Propelled Photograph (Charly CDGR 188); Burton Greene
Ensemble - Aquariana (Get Back GET 308); Rachid Taha - Barra Barra (Ark
21 Records ARK12006); Pyle/Greaves/Pung - The Pig Part (Voiceprint VP225CD);
Harry Williamson / Anthony Phillips - Tarka (Blueprint BP219CD); Various
- Taking Liberties (Totem TTPCD 005); Clangers (Trunk SOUP001CD)
- Segnaliamo una serie di prodotti di recente
pubblicazione : Rachid Taha - Live (Barclay 589 391-2)
con Steve Hillage; Rachid Taha - Live DVD
(Barclay 589 391-9); Jack Monck - Inside The Whale (Voiceprint VP241CD)
con Pip Pyle; Gong - From Here To Eternitea (Snapper)
- Da segnalare un evento tenutosi all'Assembly
House in Norwich il 26 Aprile scorso, un tributo alla musica di Kate Bush
realizzato da Tim Bowness e Alias Grace. Il set ha visto l'esecuzione di
: Wuthering Heights, Under The Ivy, My Lagan Love (a capella) da parte
di Alias Grace; Lord Of The Reedy River e Deeper Understanding (Tim Bowness
/ Peter Chilvers); Another Day e Don't Give Up (Tim Bowness / Alias Grace);
And Dream Of Sheep (Sandra O'Neill on Vocal) / Under The Ice (Tim)
Waking The Witch (opening intrumental) / Watching
You Without Me (Tim) / Hello Earth (Sandra) / The Morning Fog (Tim)
- MoonJune Global Media annuncia la costituzione
di Software, ossia Allan Holdsworth (electric guitar), Elton Dean (saxello,
alto sax, keyboards), Hugh Hopper (bass) e John Marshall (drums). Un album
verrà registrato a Londra in Giugno e verrà pubblicato inizialmente
in Giappone su Universal Records in Settembre con un tour Asiatico a seguire.
I concerti vedranno l'esecuzione di materiale di nuova composizione a fianco
di versioni rivedute di classici del passato dei quattro musicisti. Software
è inteso come un gruppo vero e proprio e non come uno sporadico
evento, tanto che si preannunciano per il 2003 concerti in Europa e nelle
Americhe; i quattro musicisti continueranno comunque a portare avanti le
loro carriere soliste
- Chris Maitland ha lasciato i Porcupine Tree
per motivi personali, il suo posto nella band attualmente in studio per
le registrazioni del nuovo album è stato preso da Gavin Harrison
E bravo Pippo! Il pennellone nazional-popolare
si è rivelato, nel corso delle cinque interminabili giornate di
San Remo, prezioso alleato della SIAE che forse mai come in questa occasione
ha potuto contare sull’appoggio di un personaggio con tale indice di appeal.
“Non comprate i dischi pirata!”, ha più volte declamato il possessore
del toupè più costoso dell’Italia insulare, e c’è
da scommettere che un simile messaggio lanciato a milioni di telespettatori
ha sicuramente sortito qualche effetto, senza contare che a coadiuvarlo
ci sono state le decine di operazioni condotte dalle forze dell’ordine
che hanno sgominato “pericolose” gangs di contraffattori armati di micidiali
masterizzatori. Ma Pippo è un grande, e non si è limitato
all’appello “urbi et orbi” in favore dei dischi originali, ha anche preteso
ed ottenuto una riduzione sul prezzo dei CD degli “artisti” in gara sul
palco dell’Ariston. Non siete contenti? Lo immaginavo, non ve ne frega
niente di poter acquistare per qualche Eurocent in meno i “capolavori”
di Gino Paoli, Patti Pravo, Alexia e Michele Zarrillo, ma chi ci impedisce
di sperare che in qualche parte del mondo si tenga un giorno un festival
presentato da un Joe Baud qualsiasi che perorerà la causa della
riduzione sul prezzo dei CD di Radiohead, Muse, Desman, Cardiacs ed affini?
Guardiamo in faccia la realtà, gente, non vi è alcuna volontà
di rispondere alla richiesta di musica a basso costo intervenendo sul prezzo
dei prodotti discografici. Le uniche risposte che vengono dalla SIAE, a
parte il ricorso alle retate antipirateria, sono banali sentenze pubblicate
nell’ambito di articoli sul tema nel bollettino bimestrale della società,
del tipo “E’ meglio una collezione di pochi originali che una vasta raccolta
di falsi scadenti”, neanche si trattasse di rarissimi pezzi d’antiquariato.
Ad una sorda ed ottusa affermazione come questa voglio rispondere con quanto
detto da un commesso di un negozio di Hi-Fi ad un cliente interessato all’acquisto
di un masterizzatore : “Bisogna stabilire se è più illegale
copiare i CD o venderli a quarantamila lire …”
In questo numero di NO
WARNING! :
- Here We Are In Progress : the DFA live album
review
- A Perfect Pair : the Elton Dean & Mark
Hewins album
- Johnny Too Bad : the John Martyn live albums
review
- A View From Solsbury Hill : the Random Hold
albums reissues
- And Tonight Pigs Will Fly : the Pyle/Pung/Greaves
album review
- Not A Marvel Comic : the Ras.Al.Ghul album
review
- Like A Rolling Stone : the Emetrex single
review
- Breakfast In London : the Econoline single
review
- A Finnish Goose : the Mother Goose single
review
- The Guitarsonist : the Rick Ray albums review
- Ballroom Blitz : the Anthony Moore album
review
- Angel High Wires : the Martin Archer and
Geraldine Monk album
- Elton Again : El Skid album reissue
- The Golden Mile : the Hereward Kaye album
review
- Greetings From Cape Town : the African Dope
sampler
- News from the World Central
- News from the World
DFA - WORK IN PROGRESS LIVE Moonjune Records MJR003

Work In Progress Live è la testimonianza della partecipazione, il giorno 17 Giugno 2000, della band veronese DFA (che sta per Duty Free Area) al rinomato NEARFest, rassegna di progressive rock che si tiene annualmente al Zoellner Arts Center. La band ha alle spalle due studio albums, Lavori In Corso del 1997 e Duty Free Area del 1999, due dischi usciti fuori dal periodo delle produzioni indiscriminate, ossia quella prima metà dei nineties in cui le piccole etichette si sbizzarrirono nel produrre senza filtro alcuno qualunque cosa fosse catalogabile come progressive rock, intasando di fatto il ristretto mercato del settore con una serie infinita di dischi in prevalenza mediocri. Fortunatamente con questo live album siamo su livelli decisamente diversi, cosa che traspare fin dall’aspetto estetico dell’oggetto, una lussuosa confezione digipack che lascia intuire la serietà messa in campo dall’etichetta Newyorkese Moonjune e dal suo main man Leonardo Pavkovic che ha avuto la premura di presentarmi questo lavoro. Ciò che colpisce fin dal primo ascolto è la preparazione tecnica dei quattro musicisti, che consente loro di esprimersi attraverso lunghe composizioni molto articolate in equilibrio tra jazz rock ed il progressive rock più tecnico, alla stregua dei migliori Gentle Giant. In alcuni passaggi si intravedono riferimenti alla tradizione Italica del progressive dei seventies, particolarmente al Banco Del Mutuo Soccorso, per fortuna meno ridondanti nelle parti di tastiere e più raffinati in quelle chitarristiche, grossa e risaputa pecca nel sound della band di Francesco Di Giacomo. Quello che forse appesantisce a tratti l’insieme è l’uso di suoni di tastiere un po’ antiquati, che magari faranno la felicità dei prog fans adoratori del culto dell’Hammond e delle epiche cavalcate alla ELP, ma che conferiscono alla musica di DFA un sapore retrò che non esalta pienamente le qualità del gruppo. Mi sembra di rilevare un certo sbilanciamento tra le moderne sonorità di chitarra e batteria ed i timbri usati dal pur bravo Alberto Bonomi, sensazione puramente soggettiva e che comunque non mi appare come un ostacolo insormontabile per i futuri sviluppi della carriera della band, capace di funambolici esercizi che troppi novelli eroi del progressive del fine settimana ci avevano disabituato a sentire. Spunti zappiani fanno capolino nella conclusiva Ragno, facendo intravedere possibili sbocchi per il futuro di DFA in chiave jazz rock, magari ponendo il gruppo veronese sul percorso di bands come Fire Merchants piuttosto che come ennesimi epigoni del jurassik rock. Una bella e coinvolgente performance immortalata in un disco consigliato a chiunque apprezzi le elaborate partiture strumentali, eseguite con pulizia e perizia. Reperibile presso l’etichetta Moonjune, infos sul sito ufficiale dei DFA.
Escher / Caleidoscopio / Trip On Metrò
/ La Via / Pantera / Ragno
ELTON DEAN / MARK HEWINS – BAR TORQUE Moonjune Records MJR001

La partnership tra il sassofonista Elton Dean ed il chitarrista Mark Hewins ha origini lontane, che risalgono addirittura ai seventies quando entrambi gravitavano intorno alla scena jazz Londinese. Se il leggendario sassofonista del Keith Tippett Group e dei Soft Machine non ha bisogno di presentazioni, qualche parola va spesa per il pressochè sconosciuto ma talentuoso chitarrista, professionista già all’età di quindici anni. Collaboratore di vari musicisti Canterburiani, titolare di vari jazz ensembles, produttore, session man e consulente di tecniche MIDI, nel 1981 prende il posto dello scomparso Alan Gowen nei Soft Heap. Tra le sue più importanti collaborazioni figurano quella, ancora non immortalata per i posteri, con il pianista Steve Miller e quella con Hugh Hopper che ha fruttato un CD dal titolo Adreamor. La prima collaborazione di rilievo tra i due fu proprio nell’ambito dei Soft Heap, band totalmente dedita all’improvvisazione che suonò frequentemente in giro per l’Europa tra il 1981 ed il 1988 ed in cui si ritrovarono anche l’ex Henry Cow John Greaves e Pip Pyle, proveniente dagli Hatfield And The North. Molti concerti di quel periodo vennero aperti proprio da Dean e Hewins, che probabilmente in quelle occasioni gettarono i semi di questa collaborazione come duo. Nel 1988 esce il primo prodotto contenente frutti di questa vena, sotto forma di una cassetta contenente registrazioni di vari duos nei quali Elton Dean, oltre che con Hewins, collabora anche con Keith Tippett, Howard Riley e Marcio Mattos. Il materiale incluso in Bar Torque proviene dalle registrazioni del concerto al Jazz Café in London tenutosi nel Novembre del 1992 e, sottoposto ad editing e remastering presso il Musart Studio di Londra nel Novembre del 2000, giunge oggi a noi elegantemente confezionato in digipack portando nei nostri impianti domestici la magia di una serata di improvvisazioni in uno dei templi mondiali della musica innovativa. Improvvisazioni prevalentemente costruite dalle ispirate trame del guitar synth e dei samples di Hewins, sulle quali (per sua stessa ammissione) Elton Dean riesce ad enfatizzare il lato più lirico del suo stile. Qualcosa di simile avevo avuto modo di ascoltarlo nei primi anni ’90 ad opera dei Modo, gruppo aperto con base a Torino che spesso accoglieva nel suo line up anche Rodolfo Maltese e Pierluigi Calderoni del Banco Del Mutuo Soccorso, ma mentre Modo risultava più prossimo alla New Age con tratti fusion, il duo Britannico riesce, alla pari dei colombi liberati in volo nella foto di copertina, a volare in alto sopra le barriere che dividono i generi ed a creare un emozionante intreccio di idee figlie dell’interazione tra i due musicisti e tra loro ed il pubblico in sala. Mark Hewins crea dei leggeri e luccicanti origami tra i quali sussurra la lieve brezza che fuoriesce dai fiati di Dean, ed ascoltate che momenti di evocativa sacralità sono racchiusi nei 25 minuti della title track : chiudete gli occhi ed immaginate di ascoltare il rumore del vento che sulle cime tibetane fa ruotare i rulli che riportano incise le preghiere e che agita i drappi colorati issati in onore delle divinità locali. Riaprite gli occhi e lasciate che si perdano nell’orizzonte senza fine di Sylvan, un orizzonte di pacata serenità come quello che si può osservare da una terrazza sul mare calmo quando il giorno volge al termine. Incantevoli e indescrivibili anche i 14 minuti di Merilyn’s Cave; penso che se Icaro, nel suo epico volo verso il sole, avesse avuto una musica che attraversava la sua mente, questa non potesse suonare che così. Meditativo, spontaneo, innovativo ed essenziale, Bar Torque si candida a diventare una delle releases più importanti di quest’ultimo periodo, frutto della collaborazione tra due musicisti che in quest’occasione si sono espressi al massimo delle loro capacità : è alquanto improbabile che Dean e Hewins riescano a superare quanto hanno prodotto in questo incredibile capolavoro, ma non chiudiamo le porte a questa possibilità. Il duo Dean-Hewins è ancora sporadicamente in attività, l’ultima data risale allo scorso Aprile in un club di Londra, ed altre date dovrebbero seguire alla pubblicazione di questo CD. Nell’indirizzarvi verso il sito dell’etichetta Moonjune per l’acquisto dell’album, vi lascio un pensiero di Elton Dean riportato sul retro copertina : “Si possa noi riscoprire la nostra silenziosa conoscenza”.
Bar Torque / Sylvan / Merilyn's Cave
JOHN MARTYN - SWEET CERTAIN SURPRISE One World OW119CD and LIVE AT THE BOTTOM LINE NEW YORK One World OW116CD


Uno sguardo al ricco catalogo di ristampe e di live albums di John Martyn che Voiceprint sta curando con convinzione, restituendo lustro ad un musicista che non ha mai inflazionato il mercato con la sua presenza e la cui opera è meritevole di riscoperta, in virtù di un songwriting brillante e variegato. I due prodotti in questione sono esemplificativi della carriera di John Martyn, che nel corso dei seventies si è contraddistinta per la proposta acustica portata on stage come one man band e che negli eighties ha avuto una svolta con il passaggio alla chitarra elettrica e ad una dimensione live con una touring band a dare corpo alle canzoni del cantautore britannico. Inutile dire che il passaggio ha avuto anche come conseguenza il distacco dalla Island e la firma di un contratto per la WEA, sulla quale John realizzò due albums abbastanza fortunati, Glorious Fool (la cui title track è satiricamente dedicata all’allora presidente Ronald Reagan) nel 1981 e Well Kept Secret nel 1982. Sweet Certain Surprise è un live interamente acustico, con l’esclusione delle ultime quattro tracce provenienti da un concerto “elettrico” del 1981, in cui John Martyn si cimenta in perfetta solitudine con la sua chitarra sul suo repertorio più vecchio, con classici come Bless The Weather, Solid Air e Man In The Station, concedendosi anche uno spazio per il virtuosismo in Seven Black Roses. Notevole anche la porzione finale, con un’ottima Spencer The Rover e classici quali Sweet Little Mystery e May You Never. In Live At The Bottom Line, registrato la sera del 13 Maggio 1983 nel piccolo locale newyorkese, John Martyn è accompagnato da Alan Thomson al basso fretless e alle tastiere e da Jeffrey Allen alla batteria, ed esegue pezzi provenienti prevalentemente dai tre albums dei primi eighties, ossia Grace And Danger, Glorious Fool e Well Kept Secret. Pochi i ripescaggi dal repertorio più datato e spazio ad una rara live rendition di una ballad uscita solo in Australia come singolo ed inclusa nella colonna sonora del film In Search Of Anna; il pezzo in questione, Anna, contiene un lungo ed emozionante solo di John Martyn, uno di quelli che si vorrebbe non finissero mai, non un manuale di tecnica chitarristica ma un’esecuzione sentita, che suggella una performance grintosa ed accattivante. Consigliabili entrambi come veicolo introduttivo all’opera del cantautore Britannico, ovviamente un must per i suoi fans più accaniti.
Sweet Certain Surprise : Head And Heart / Man In The Station / My Baby Girl / Make No Mistake / Bless The Weather / Seven Black Roses / Certain Surprise / Couldn't Love You More / Over The Hill / Solid Air / Big Muff / Sweet Little Mystery / May You Never / Spencer The Rover / Solid Air / Singin' In the Rain
Live At The Bottom Line New York : Glorious
Fool / Could've Been Me / Root Love / Hiss On Tape / Sweet Little Mystery
/ Lookin' On / Didn't Do That / Couldn't Love You More / I'd Rather Be
The Devil / Johnny Too Bad / Anna
RANDOM HOLD - OVER VIEW Voiceprint VP240CD and THE VIEW FROM HERE Voiceprint VP239


Random Hold si formarono con l’incontro tra David Rhodes e Dave Ferguson, dopo che i due si erano casualmente trovati ad un concerto degli 801. Ai due si unirono in seguito Simon Ainley (membro degli 801) e Bill MacCormick (ex Quiet Sun e Matching Mole), quindi Simon Ainley venne sostituito dall’ex batterista della Gary Glitter band Peter Phipps. La band in breve tempo attirò l’attenzione di Peter Gabriel e venne scritturata dall’etichetta Gailforce dell’ex vocalist dei Genesis, che nel 1980 volle Random Hold come opening act per il suo tour di UK e Nord America. L’interesse suscitato in America fu tale che alla fine del tour con Gabriel alla band fu chiesto di rimanere negli States per una serie di date in vari clubs e colleges. In seguito la band si sciolse quando David Rhodes si unì alla band di Peter Gabriel e Peter Phipps ritornò con Gary Glitter, mentre Bill MacCormick si dedicò ai suoi interessi in materia politica. David Ferguson tentò di ricostituire Random Hold con una nuova formazione, incidendo quindi un album per la RCA sotto il nome Nine Ways To Win, per poi dedicarsi alle colonne sonore per la TV. Questi due titoli pubblicati da Voiceprint personalmente mi hanno consentito di rivalutare David Rhodes, che nella band di Peter Gabriel ho visto come nulla di più che un “bravo ballerino” che incidentalmente provvedeva qualche parte di chitarra e che negli albums dell’ex Genesis aveva lasciato ben poche tracce rimarcabili (Games Without Frontiers). Qui invece è possibile capire l’importanza che David ha avuto nell’economia del sound di Gabriel da Third in poi, incanalando in una direzione più precisa i tentennamenti di First e Second. Over View è una raccolta di demos che coprono l’intero percorso di Random Hold dalle prime collaborazioni tra Rhodes e Ferguson alle ultime sessions precedenti il tour Nordamericano, passando per la produzione del line up comprendente Simon Ainley. Siamo al cospetto di un brillante pop che adotta soluzioni disparate, distanziandosi dalle eccessive plastificazioni dell’era musicale che stava per iniziare e mantenendo caratteri più sanguigni, parzialmente mutuati nello spirito dall’epoca appena conclusasi ma vicini anche a certa new wave tipo quella dei migliori Devo, moderatamente avventurosi ed altrettanto “radiofonici”. Buona parte di questo materiale, prodotto da Bill MacCormick, comporrà l’unico doppio album della band The View From Here, che in questo doppio CD è accompagnato dalla registrazione del loro ultimo concerto al Tower Theatre di Philadelphia del 10 Luglio 1980. L’album, prodotto da Peter Hammill, fu registrato nell’Agosto del 1979 negli Starling Studios di Ringo Starr dalla formazione composta da Rhodes, Ferguson, Phipps e Bill MacCormick. Degli sfortunati outsiders, che oggi ci è possibile rivalutare grazie all’opera di recupero fatta da Voiceprint. Acquistateli e dategli un posto nella vostra teca tra PGII e III, magari evitando di sprecare soldi con dischi quali Shaking The Tree e Us. Opinione personale, naturalmente.
Over View : Water / With People / Verona Rolls / Precarious Timbers / The Ballad / Big Star / The Blind / Second Nature / Cause And Effect / Camouflage / All In Your Head / In The Beginning / Wallpaper Song / Today Is As Good As Any Other / The Flag / Passive Camera / Montgomery Clift
The View From Here, Disc One : Meat / Second
Nature / The Ballad / Precarious Timbers / Central Reservation / Avalanche
/ Cause And Effect / Dolphin Logic / Silver Spoons / Feat Eats The Soul
/ Etceteraville / With People Out Of Love / Film Music / Montgomery Clift
The View From Here, Disc Two : Tunnel Vision
/ What Happened / The View From Here / Peter Gabriel Intro / What Happened
/ Avalanche / Etceteraville / Silver Spoons / Where Do All The People Live?
/ Today Is As Good As Any Other / Passive Camera / Montgomery Clift / Second
Nature
PIP PYLE, PHILIPPE-MARCEL PUNG, JOHN GREAVES - THE PIG PART Voiceprint VP225CD

Registrato e mixato nel corso di sporadiche sessions tra il 1997 ed il 1999, The Pig Part è un audace lavoro che farà felici i fans del Canterbury sound e soprattutto coloro che hanno sempre sognato un punto d’incontro tra Hatfield And The North e Henry Cow. Siamo al cospetto di un riuscito crossover tra le morbide melodie dei primi e le imprevedibili improvvisazioni free dei secondi, i cui punti di contatto episodicamente rimandano a pezzi come Chaos At The Greasy Spoon. E’ curioso rilevare come anche questo trio abbia sparso tracce della tradizione blues in questi solchi, ma ne abbia fatto una rilettura molto più estrema di quanto sia riuscito a fare l’altro ex Hatfield And The North Phil Miller con i suoi In Cahoots nel recente Out Of The Blue : l’inizio di Phase 1 e Jimmy Real ci mostrano una vena in cui gli obsoleti schemi in 12bar vengono rivitalizzati anche mediante l’impiego di strumenti atipici come il kazoo e lo scacciapensieri, mentre in 1 Part 2 si evolvono in una trascinante improvvisazione con echi di Gong e dei King Crimson di Asbury Park, che sfocia nel perentorio e selvaggio impatto frontale di Dead God Dog Dingo. Imprevedibili intrecci di partiture con tempi irregolari che scorrono una sull’altra giocando a nascondino tra battere e levare, come appare chiaramente fin dall’iniziale Phase 2, ci introducono nel gioioso labirinto di suoni creato dal vasto parco strumenti che i tre musicisti utilizzano senza remore. Mentre la pur buona Sad Song presenta caratteristiche marcatamente riconducibili a Greaves, Dog Bark Echo stupisce per l’ottimo lavoro di squadra che produce un eccellente melting pot per il background dei tre titolari di questo lavoro. La conclusiva Rouen trascina via l’ultima ritmica irregolare di questo disco intenso e geniale, che mi auguro di cuore possa avere un seguito. Reperibile attraverso Voiceprint.
Phase 2 / Mô / Dog Bark Echo / Sad Song
/ Phase 1 / Jimmy Real / 1 Part 2 / Dead God Dog Dingo / Mesnil-Esnard
/ Rouen
RAS.AL.GHUL – SINMATIC LAYERS Thisco promo copy
Nuovo lavoro per il duo portoghese di cui abbiamo già trattato in un recente passato a riguardo di una loro partecipazione alla compilation di United World Underground nonché del loro penultimo album Sonic Yonic. Ed è piacevole constatare che ci sono entità musicali in grado di migliorarsi continuamente, come hanno fatto Ras.Al.Ghul con questo Sinmatic Layers, un album di intelligente ricerca elettronica che esplora con un assetto strumentale differente soluzioni non molto lontane da quelle adottate da SPLaTTeRCeLL o da JBK. Molto meno “cosmici” che in passato, Ras.Al.Ghul risultano in questa occasione meno eterei e più incisivi di loro validi colleghi come Os, The Tenth Planet e Hollydrift, arrivando a dare al loro sound addirittura delle sfumature jazzy come avviene nel pezzo iniziale di quest’album di cui purtroppo sono impossibilitato a darvi dettagli quali il tracklisting e l’artwork di copertina, essendone il promo in mio possesso sprovvisto ed essendo il sito dell’etichetta Thisco ancora in costruzione. Alcuni passaggi potrebbero essere eredità dei Kraftwerk, ma a regnare incontrastate su tutti i circa 60 minuti di durata di Sinmatic Layers sono delle stupefacenti architetture soniche che potrebbero tranquillamente appartenere al Richard Barbieri di albums quali Words In A Small Room, Indigo Falls e Stone To Flash : suoni come futuristiche intelaiature dalle linee glaciali ed essenziali, fragili all’apparenza ma in realtà forti e resistenti come leghe speciali. Procuratevi Sinmatic Layers e fatene la colonna sonora per le vostre prossime vacanze su Marte.
Track 1 (4:21) / Track 2 (5:16) / Track 3 (4:34)
/ Track 4 (5:02) / Track 5 (5:18) / Track 6 (4:42) / Track 7 (5:40) / Track
8 (8:49) / Track 9 (5:03) / Track 10 (8:24)
EMETREX - STARING AT THE STONE Infur/Seriously Groovy LLL2123CD-S

Band proveniente dall’area di Boston, Emetrex si forma nel Gennaio del 2000, ed è oggi composta da Dave McGlynn, Rick Lescault, Ben Hedlund e Mike Paulo. Il nome è derivato dal termine latino “hemicrania”, e nelle intenzioni della band dovrebbe evocare sensazioni allucinogene all’ascolto della sua musica. L’origine del materiale di Emetrex risale al periodo in cui Rick Lescault, prima di unirsi brevemente ai Wheat, realizzò dei demos utilizzando drum loops, samples, e vari abbozzi di canzoni. Quello in questione è il secondo singolo della band dopo The Birds Your Brothers, debutto su etichetta Infur dell’estate del 2000. Chi ha apprezzato bands come Murry The Hump, Elf Power e The Somatics si troverà a proprio agio con queste tre brevi tracce, abbastanza diversificate tra di loro pur nella semplicità delle loro formule. Staring At The Stone è un trascinante hit, vagamente memore della celebre Heroes, giocato su un monolitico riff di chitarra accompagnato da un organo molto sixties su un energetico drumming sfasciapelli. No Big Loss è una malinconica ballad acustica costellata da piccoli interventi di piano elettrico, mentre Saturn With The Rings si colloca a metà strada tra i due precedenti episodi rivelandoci come la band sappia amalgamare le sue doti melodiche con un background rigorosamente rock. Dopo questo singolo sono stati pubblicati il singolo King Of Animals ed il debut album Metacomet, e nel corso del 2002 sono attesi altri singoli ed un nuovo album. Maggiori infos sul sito dell'etichetta Seriously Groovy.
Staring At The Stone / No Big Loss / Saturn
With The Rings
ECONOLINE – BREAKFAST OF CHAMPIONS Infur/Seriously Groovy LLL2160CD-S

Band Londinese attiva da poco più di un anno, già on stage con The Lapse, Eska, Reynolds e Hirameka Hi Fi, Econoline vanta tra le sue maggiori influenze bands come Pavement e Husker Du. Il quartetto predilige un approccio diretto con l’ascoltatore fatto di riffs pesanti dalle sonorità per nulla levigate, come si evince fin dalla prima traccia di questo singolo, Breakfast Of Champions. Ci troviamo in un ambito quasi metal, che a tratti rievoca il ruvido songbook di Motorhead e Tank, e che solo a tratti si apre a sprazzi melodici lontanamente imparentati con certo brit-pop, come accade in Dropper. Il riff al cemento armato di No Message Attached, quasi alla stregua dei primi Black Sabbath, si liquefa in chiusura in una ripresa melodica del tema e chiude questo singolo. Sono attualmente in corso i mixaggi finali del loro debut album dal titolo provvisorio di Music Is Stupid, che uscirà a fine primavera su etichetta SGM/Infur.
Breakfast Of Champions / Dropper / No Message
Attached
MOTHER GOOSE - VILLAGE Soda/Seriously Groovy LLL2131CD-S

Mother Goose è una band Finlandese che ha realizzato il suo primo full-length album per l’etichetta Seriously Groovy dal titolo Junior Magic, album da cui è tratto questo singolo. La band di Helsinki è sorprendentemente ancora poco conosciuta, nonostante un’intensa attività in UK, in patria e nella vicina Russia, attività che nel Settembre 1999 li ha visti di supporto alle bands australiane Sea Scouts e Ninety Nine. Titolari di un consistente numero di singoli, split singles e apparizioni su compilations pubblicate in Europa, USA e Australia, Mother Goose hanno all’attivo anche un album su etichetta Mute dal titolo Too Many Tintins del 1994 e l’album autoprodotto High Anxiety del 1996. Il tutto ha fruttato loro un discreto impatto nel giro delle fanzines e delle emittenti radio studentesche quali il Student Broadcast Network. In tempi più recenti, il loro EP Little Richard realizzato su SGM nel Luglio del 2000 ha ottenuto un ampio broadcast sul BBC Radio 1 Evening Session e sulla radio alternativa Londinese Xfm. I membri stessi del gruppo hanno definito la loro musica con queste parole : “Non sappiamo come voi la percepite, ma noi pensiamo che alcune canzoni sono più ‘artistiche’, altre sono puro pop. Questa è sempre stata la nostra forza, noi possiamo suonare noise o country, suonerà sempre come Mother Goose”. Non è un caso che tra le preferenze dei membri della band figurino Talking Heads, Sonic Youth, PIL e My Bloody Valentine. Village sviluppa un senso di tensione costruito su una semplice linea melodica che potrebbe ricordare lontanamente quella di Every Colour You Are dei Rain Tree Crow, con un sottofondo di lead guitar a metà strada tra i soundscapes di Fripp ed il solo a più voci di Walking On Air. Giunge quindi completamente inaspettato il feroce assalto punkoide di Mozart, con dei volumi a picco veramente urticanti. Decisamente meglio Born Kind, Christmas Time che potrebbe ben figurare in un paragone con Spratley Japs o Sleepy People. La band sta pianificando un tour in Finlandia e Regno Unito per l’anno in corso. Per maggiori dettagli visitate il sito dell'etichetta Seriously Groovy.
Village / Mozart / Born Kind, Christmas Time
RICK RAY - EXISTING PASSAGES and THE GUITARSONIST Neurosis Records (no catalogue numbers)

Imperterrito il chitarrista americano continua a sfornare albums a raffica, eccoci così a quota due nei primi tre mesi dell’anno : un cottimista, verrebbe da definirlo, se non fosse che questa sua iperproduttività non riflette in termini qualitativi quanto prodotto in termini quantitativi. Probabilmente il buon Rick registra qualunque idea gli venga in mente, omettendo quello che in termini industriali si definisce “controllo qualità” ossia quello stadio che serve a separare il prodotto di buona fattura da quello che buono non è. E’ così che Rick Ray si ritrova a compilare raccolte di pezzi troppo simili tra loro, che soffocano anche quella porzione minoritaria di buone idee che andrebbero invece sfruttate meglio. Non solo, ma la stessa tecnica chitarristica non trova tempo per affinarsi e per evitare che Rick ci proponga sempre le solite soluzioni, con solos che passano inevitabilmente da un unico crocevia rendendo praticamente impossibile all’ascoltatore distinguerli uno dall’altro. Rimango convinto che Rick Ray è un musicista frenato dal suo spirito autarchico, bisognoso invece di circondarsi di almeno un paio di musicisti con capacità di songwriting e di arrangiamento sufficienti a filtrare il mare di spunti indistinti che scaturiscono dalla sua irrefrenabile vena per produrre un album all’anno, uno solo ma che valga la pena di ascoltare. Tra i due albums in questione, The Guitarsonist si fa preferire rispetto a Existing Passages per la presenza di un maggior numero di spunti interessanti, ma c’è da considerare che il secondo è un disco composto di outtakes tutt’altro che trascendentali. Non disperiamo ed attendiamo futuri sviluppi, possibilmente in tempi un po’ più lunghi di quelli a cui Rick ci ha abituati.
Existing Passages : Bubblehead / Missing You / Can't Take The Plastic / You Say, You Mean / Moldy Rope Non-Filter / Executer Computer / The Glasses / Dominion / The Oblivious / One Dead, One Left / Door To Nowhere / They Found A Fool / Headed Toward Nothing / Beginning To Scream / Change / Etched In My Mind / Made To Last / Love Blinds Hate / Dead Sea
The Guitarsonist : The Guitarsonist / Psycho
Sam / Kill Max Kill / Dance Floor / Mr. Cooper / Caution Flammable / Domestic
Terrorism / Dance Of The Particles / The Weasles Bite / We All Fall Down
/ Of Your Own Design / Guitaren't You Surprised / The Battlefield / The
Climb From Sheol / Out In The Street / I'm Sorry
ANTHONY MOORE - PIECES FROM THE CLOUDLAND BALLROOM Blueprint BP327CD

“Questo è un palindromo che impiega circa 20 minuti a completarsi, basato sui numeri dispari 3,5,7,9 e 11. I Palindromi sono strutture che possono essere lette normalmente o al contrario come “Satan oscillate my metallic sonatas” o “ Was it a car or a cat I saw?”. Immaginate un valzer, che è un tempo in ¾, sovrapponete allo stesso tempo un pezzo in 5/4. Il minimo comun denominatore di 3 e 5 è 15. Questo significa che alla sedicesima battuta i due pezzi si risincronizzeranno, completando un circolo di partenza ed avvicinamento, un’immagine allo specchio. A questi due, aggiungete gli ulteriori patterns in 7, 9 ed 11 e le cinque parti impiegheranno approssimativamente 20 minuti per arrivare al punto in cui, per la prima volta dalla battuta di partenza, si ricongiungeranno”. Impiega infatti 21minuti e 22 secondi questo incredibile esperimento descritto molto chiaramente dalle parole di Anthony Moore nelle note del booklet di questo CD, un pezzo che dimostra come sia ancora possibile trovare nuove vie di espressione musicale a tutti coloro che sostengono che “oramai in musica è stato detto tutto, non si inventa più niente”. Si ricredano, questi sapientoni, ascoltando questo intreccio vocale di tempi dispari su un solo accordo che funge da base dall’inizio alla fine del pezzo : pensate che possibilità può aprire un simile metodo applicato con strumentazioni più o meno tradizionali. Risultano di conseguenza più “canoniche” le due rimanenti tracce, pur essendo anch’esse costruite sfruttando il metodo della ripetizione e della sovrapposizione di layers e linee melodiche. Il tema di 2 ricorda vagamente quello di Your Mary, pezzo melodico contenuto nel capolavoro Frippiano Exposure, tema sul quale scorrono sfuggenti suoni striduli panpottati da un canale all’altro che potrebbero suonare come una variante dei vecchi frippertronics, mentre 3 è un’allegra giga costruita su un insistente tema che domina l’intero sviluppo del pezzo e su cui si inseriscono occasionali variazioni di lieve entità. Un’interessante lavoro da parte dell’ex membro di Slapp Happy che non mancherà di suscitare l’interesse degli appassionati di sperimentazioni minimaliste. Reperibile attraverso Voiceprint.
Jamjemjimjomjum / Ma na H-uile ni a Shaoileas
iad / ABCD Gol'fish
MARTIN ARCHER & GERALDINE MONK - ANGEL HIGH WIRES La Cooka Ratcha LCVP149CD

Angel High Wires è, per definizione dello stesso Martin Archer, un ciclo di canzoni elettroacustiche con parole di Geraldine Monk e musica composta/costruita da Archer. Il progetto fu ispirato dall’ascolto dell’intero lieder di Schubert (21 compact discs) in una singola seduta, quindi le musiche vennero strutturate su improvvisazioni estratte da materiale fornito dall’ex Henry Cow Chris Cutler e da Philip Thomas combinate con materiale composto da Martin Archer. A queste basi è stato integrato l’apporto di Chris Meloche (electronics), Charlie Collins (flauto) e Mick Beck (bassoon) e le parti vocali di ben quattro vocalists, tra cui figura anche l’inconfondibile voce di Julie Tippett; l’intero lavoro per la registrazione di questo album ha richiesto più di un anno di tempo, dall’autunno 1999 alla primavera del 2001. Angel High Wires risulterà gradito a chi ha apprezzato dischi come Couple In Spirit di Keith & Julie Tippett o altri lavori realizzati senza chiusure e senza vincoli che non siano quelli di una ricerca senza compromessi, un paziente lavoro di assemblaggio che rifugge le formule e si sviluppa come un susseguirsi di pensieri che fluiscono in un ordine che solo un’associazione di idee può non far risultare casuale. Suoni, rumori, sibili, vocalizzi e gorgheggi fluttuano in immensi spazi seguendo orbite dalle traiettorie indefinite, si sfiorano o collidono, divergono e convergono, generando combinazioni di suoni e silenzi che vorticano senza tregua nell’immenso universo delle musiche possibili. Liberatevi delle catene delle classificazioni e mettetevi comodi in poltrona, Angel High Wires farà il resto. Anche questo disco è reperibile attraverso Voiceprint.
Angel High Wires parts 1 to 12 (plus hidden
track)
ELTON DEAN, ALAN SKIDMORE, CHRIS LAURENCE, JOHN MARSHALL - EL SKID Voiceprint VP230CD

El Skid, ossia Elton Dean e Alan Skidmore, due grandi sassofonisti per questo insolito quartetto completato da Chris Laurence al contrabbasso e da John Marshall (ex Soft Machine) alla batteria che nel 1977 realizzò questo bel disco di jazz rimasto fino ad oggi escluso dai programmi di ristampa che nei primi anni ’90 portarono alla ripubblicazione quasi integrale dei vecchi cataloghi delle varie etichette. Quest’album, oggi nuovamente disponibile grazie a Voiceprint, fa parte dell’ampio ventaglio di sentieri percorsi da Elton Dean fin dal 1969, quando come membro del Keith Tippett Group esplorò le possibilità di esistenza di un denominatore comune tra jazz, rock e free per poi lasciare il segno in vari albums dei Soft Machine quali Third, Fourth e Fifth. Quindi l’esperienza con i Soft Heap, formati inizialmente insieme a Hugh Hopper, Alan Gowen e Pip Pyle. La ricerca di Elton Dean è proseguita ininterrottamente fino ad oggi con vari quartetti e quintetti a suo nome, nonché con In Cahoots e con una recente partnership con il sassofonista Paul Dunmall. El Skid consta di quattro lunghe tracce di jazz puramente acustico, nell’iniziale Dr. Les Mosses dettato dal forsennato incedere ritmico di contrabbasso e batteria su cui i due sax alternano temi principali e lunghi solos, schema che si ripete seppur in un clima più disteso e stemperato nella successiva First In The Attic. Stupendo il tema a due voci (il saxello di Dean ed il sax soprano di Skidmore) che apre Thats For Cha prima di lasciare spazio al consueto alternarsi di solos per poi ritornare in chiusura, altrettanto bello quello suonato all’unisono in K And A Blues. Da notare che l’album venne registrato in soli due giorni, il 25 e 26 Febbraio del 1977, ai Riverside Studios da Ginger Nelson : quando si dice spontaneità.
Dr. Les Mosses / First In The Attic / Thats
For Cho / K And A Blues
HEREWARD KAYE - THE GOLDEN MILE Secret SECRET002CD
L’incompetenza che contraddistingue la quasi totalità dei discografici è stigmatizzata dalle note di questo booklet : Hereward Kaye siglò un contratto con una major che stanziò un considerevole budget per la registrazione di Golden Mile, registrato a Parigi da David Hentschel (famoso come produttore dei Genesis) con l’ausilio di un parco musicisti di tutto rispetto, ma quando si trattò di spendere soldi per la promozione dell’album venne trovata la scusa che nel master non era presente un singolo in grado di trainare il disco. Una breve carriera solista scandita da tinture ai capelli, vestiti nuovi, limousines con autisti a disposizione 24 ore su 24 e stanze all’Hilton, un mucchio di soldi per un album rimasto nel cassetto fino ad oggi. Qualcuno dovrebbe spiegarmi quali meccanismi si celano dietro queste scelte, dato che qualcosa di simile è accaduto anche al sottoscritto che, a distanza di anni, ancora non riesce a comprendere come possa una casa discografica finanziare un fiasco deciso a tavolino. Peccato che in questa categoria di dischi stroncati sul nascere non rientrino mai albums di Mino Reitano o di Max Gazzè, ma passiamo oltre. Tra i musicisti coinvolti figurano Rick Kemp, il batterista dei Fairport Convention Dave Mattacks, Carol Grimes, Tom Robinson al basso, Phil Palmer, Mel Collins e Howie Casey, già collaboratore dei Beatles, nonché lo stesso David Hentschel alle tastiere. Lasciare nel dimenticatoio un disco come Golden Mile sarebbe stato un vero peccato, considerata la scelta scellerata della major che a suo tempo non volle investire nella promozione di un artista sconosciuto che invece avrebbe avuto le carte in regola per affermarsi in quel particolare periodo. Golden Mile è un disco all’insegna di un pop raffinato in cui sono riconoscibili influenze derivate dai Supertramp, come è possibile ascoltare in Scared, Diceman, Bounty Hunter, One Chance e in Son Of Sam, forse fin troppo simile alla famosissima Goodbye Stranger; altrove sono i Genesis del periodo And Then There Were Three a fare capolino (Don’t Make Me, Golden Mile, Barnado), e questo non a caso, considerando chi è il produttore. Qua e la si affacciano anche Dire Straits (Love Rools) e Queen (Mistaken), abilmente amalgamati nell’elegante songwriting di Hereward Kaye, uno stile lontano dalle becere massificazioni di troppa musica pop a venire e che avrebbe meritato miglior fortuna. Un plauso a Voiceprint, presso cui il disco è reperibile, per l’operazione di recupero compiuta.
Scared / Don't Make Me / Diceman / Love Rules
/ Too Little / Golden Mile / Bounty Hunter / Greatest Show / One Chance
/ Mistaken / Barnado / Son Of Sam / Beat-Up People
VARIOUS ARTISTS - AFRICAN DOPE VOL. 1 African Dope CDEPC8193

E’ possibile pensare alla musica in termini puramente etnici, caratteristici della sua zona di provenienza, o concepirla come portavoce della cultura di cui è espressione? Queste domande mi sono sorte spontanee nel momento in cui ho aperto il pacchetto proveniente dalla African Dope, sussidiaria Sudafricana della Sony, contenente il sampler che sto per presentarvi. Si, perché a noi fortunati europei può venire naturale chiedersi che tipo di musica si possa suonare in un paese africano fino a pochi anni fa duramente dominato da un regime figlio del colonialismo europeo che ha soffocato a lungo il continente nero. Ciò che più ha reso conosciuto il Sud Africa in passato sono state realtà come l’Apartheid e Nelson Mandela, eppure possibile che almeno in una metropoli moderna come Cape Town non circolassero fermenti musicali? Sarò pure ignorante, ma l’unico nome a me conosciuto di musicista Sudafricano è quello di Trevor Rabin, successore di Steve Howe negli Yes e precedentemente leader dei Rabbitt e titolare di alcuni albums solo, fautore di un sound AOR tipicamente bianco senza alcun legame con la sua terra di origine. Oggi scopriamo invece che esiste un’intera scena locale, espressione di radici culturali sicuramente diluite e contaminate dal contatto con il mondo occidentale del quale ha certamente subito gli influssi ma fieramente legata all’appartenenza alle tribù-nazioni che tra mille difficoltà sopravvivono anche nell’Africa attuale. Non sono un conoscitore della scena acid-jazz, tantomeno del dub o del rap, ma non mi stupisco per le attinenze tra le proposte dei gruppi presenti in questo sampler e le forme di espressione dei musicisti afroamericani : le forme musicali originatesi nel corso degli ultimi secoli ad opera dei neri d’America (blues, spiritual, jazz, rap) hanno origini totalmente diverse da quelle della musica Europea ed Asiatica. In un’intervista di qualche anno fa Robert John Godfrey, compositore e leader di The Enid, affermò che la diversità tra la musica Europea e quella Africana stava nella natura principalmente ritmica di quest’ultima, dovuta alla mancanza di strumenti melodici caratteristici di altre culture : “Se le popolazioni Africane avessero conosciuto il clavicembalo temperato sicuramente lo avrebbero usato” affermò Godfrey. Si generarono e si diffusero quindi generi mai uditi prima, prevalentemente strutturati sul canto privo o quasi di accompagnamento per lo più ritmico, creati da uomini e donne in schiavitù che certamente, essendo analfabeti, non avrebbero mai pensato di generare tempo dopo dibattiti tecnici su temi quali le dodici battute del blues, le scale pentatoniche, gli accordi di tredicesima e quant’altro alimenti la tendenza alla masturbazione mentale di troppi altezzosi frequentatori dei jazz clubs. Curiosamente il cerchio si richiuse tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, quando con le merci sbarcate nel porto di Liverpool arrivarono anche i dischi di R&B da oltre oceano e la musica nera si trasformò in rock, ma torniamo al presente. African Dope Vol.1 ci mostra la varietà di proposte dell’etichetta Sudafricana, con un campionario di musica nera che va dal reggae di Ghettomuffin all’ambient pop di Kalahari Surfers e Craig Damster, dal variegato dub elettronico di Moodphase5ive all’acid jazz di Ernie, passando per le curiose influenze balcaniche di Felix Laband e l’interessante crossover tra pop, dub e spacey electronica di Anti-Hero. Il malinconico blues che chiude questo sampler sta li a ricordarci quella che è stata la più grande deportazione di massa nella storia, che ha segnato profondamente i destini dei popoli sulle due sponde dell’Atlantico. Per informazioni e per reperire questo sampler visitate il sito web di African Dope.
Moodphase5ive – Rise n Shine (toine’s concrete
jungle mix) / GhettoMuffin – Paralyser / Felix Laband – Turn The Clock
/ Kalahari Surfers featuring mzi - Gangsta / Moodphase5ive – Rhymedrop
(mime remix) / Moodphase5ive – Paradise (paradise dub) / Ernie – Praha
Paradise / Craig Damster – Isangqa / Kalahari Surfers – Dig It / Felix
Laband – Wilddog / Moodphase5ive – Violation (syllabic’s second mix) /
Anti-hero – Walking Distance / Moodphase5ive – Miles (mime’s nite passage
remix) / Kalahari Surfers – Taako + hidden track Breakfast In Bed by Ronnie
Zonnked
News from the World Central
- Un'intervista a Peter Giles condotta da Richard
Ormerod appare sul sito della Voiceprint
- Sul sito della DGM
appena ridisegnato è comparsa la seguente dichiarazione di Robert
Fripp : "Discipline Global Mobile è passato avanti. Il mondo per
cui DGM è stato creato per indirizzarsi è cambiato. Il vecchio
modello di affari di DGM è non soltanto superato, esso è
quasi irrilevante. Bootleg TV è stato il tentativo di DGM di trovare
una struttura di affari e tecnologica che potesse guidare efficientemente
la posizione di DGM come canale di distribuzione. Piuttosto che deviare
le nostre energie creative per sostenere un modo inadeguato di fare commercio
nel 2002 e oltre, noi abbiamo deciso di ricominciare ancora, ancora. Il
giorno di Pasqua è adatto e significativo, per dichiarare che una
fase particolare nel processo di DGM è ad una fine. Questo è,
per qualcuno, un traguardo; per altri, una conclusione; per DGM è
un completamento"
News from the World
- Una buona notizia per quanti non sono riusciti
ad accaparrarsi una copia del Centrophil EP di Centrozoon : l’intero EP
è disponibile in download gratuito in formato mp3 nell’apposito
spazio del sito, raggiungibile direttamente da qui.
Una ulteriore session di registrazione si è inoltre tenuta dal 22
al 31 Marzo al fine di completare il materiale per l’atteso album di Centrozoon
con Tim Bowness
- Flaming Fire al lavoro per un nuovo album
e per un magazine on line riguardante gli interessi della band per l’espressionismo
e per la letteratura Greca, Romana, Egiziana ed Ebraica
- David Torn ha partecipato al radio/internet
show Morning Becomes Eclectic dell’11 Marzo su kcrw-radio e kcrw.org; David
era accompagnato da Ben Perowsky alle percussioni e Fima Ephron al upright
bass-machine. Ben Perowsky in passato ha collaborato con James Moody, Rickie
Lee Jones, Roy Ayers, John Zorn, Walter Becker, John Scofield, John Cale,
Lounge Lizards, Uri Caine, Dave Douglas e Salif Keita. Attualmente è
membro di Elysian Fields (www.elysianmusic.com),
Liminal (www.goodandevil.net)
e Moodswing Orchestra, maggiori infos sul website www.perowsky.com.
Fima Ephron ha al suo attivo collaborazioni con Screaming Headless Torsos,
Lost Tribe, Walter Becker, Splattercell, Gil Scott Heron, Natalie Merchant,
Jeb Loi Nichols, Franklyn Kiermyer, Jacky Byard, Rise Robots Rise, John
Zorn, Brad Shepik, Kurt Rosenwinkle, Ben Monder e molti altri ancora. Fima
ha da poco realizzato un album solista dal titolo Soul Machine per l’etichetta
Tzadik. Infos sul sito www.fimamusic.com.
- E’ uscito in data 4 Marzo il singolo Triple
X di The Relatives, estratto dall’imminente album By The Rellies. Triple
X ha già ottenuto un notevole airplay in programmi radiofonici come
Adam Walton's Radio Wales show, Radio 1's Session e XFM's Rock Show. Il
video del singolo è disponibile per il download sul sito di Radio
1's Evening session all’indirizzo http://www.bbc.co.uk/radio1/inside_r1/session_wales/audio_video.shtml?latest
, audio streaming disponibile su www.the-relatives.com.
Infos anche agli URL www.rellies.com
e www.spankrecords.com
- Kelvin Hayes è tornato al lavoro
al Royal College of Art di Londra, cominciando intanto a scrivere il seguito
di Voyage Of Nomad
- DFA dovrebbero realizzare un nuovo album
il prossimo autunno
- Sono già sold-out i concerti che
la Premiata Forneria Marconi terrà in Giappone il prossimo mese
di Maggio, motivo per cui è stata aggiunta una data il 12 Maggio
a Tokyo, Club Cittá di Kawasaki
- Con la seconda session di registrazione
tenutasi a metà Gennaio, il nuovo album dei No-Man è completato
all’85%, il che significa che i pezzi sono stati composti e la maggior
parte delle basi registrate. L’album è ancora senza titolo, e conterrà
cinque tracce per una durata complessiva di una quarantina di minuti. Il
pezzo di 27 minuti di cui si vociferava è stato suddiviso in tre
tracce collegate a mò di suite, gli altri due pezzi durano rispettivamente
10 e 4 minuti. Il tracklisting è il seguente : Together We're Stranger
/ All The Blue Changes / Things I Want To Tell You / Photographs In Black
And White / The Break Up For Real
L’album, che dovrebbe essere nella stessa
vena di Returning Jesus, vedrà la partecipazione di molti ospiti,
e verrà probabilmente completato nel corso dell’estate dopo le sessions
per il prossimo Porcupine Tree studio album. No-Man sperano di pubblicarlo
nell’autunno 2002 su una nuova etichetta, essendo scaduto il contratto
con 3rd Stone Ltd. Il material composto per Returning Jesus e rimasto escluso
verrà pubblicato in Heaven Taste Volume Two, album che comprenderà
le migliori B-sides del periodo 3rd Stone (tra cui Where I'm Calling From,
Something Falls e Carolina Reprise) e molti altri pezzi inediti. Heaven
Taste verrà ristampato con il titolo di Heaven Taste Volume One
su etichetta Hidden Art, con tracklisting identico alla versione originale
- Porcupine Tree attualmente in studio a New
York per il primo album su etichetta Lava/Atlantic Records. La band ha
approntato 16 nuovi pezzi per circa 90 minuti di musica, i mixaggi finali
e la selezione dei pezzi avverranno in Maggio/Giugno
- Vi segnalo Buioomega,
sito che tratta di cinema e fumetti e che sicuramente è in grado
di fornire motivi di interesse agli appassionati di queste forme d'arte
A volte anche la visione di una insulsa trasmissione
televisiva può offrire spunti di riflessione. A me è capitato
assistendo ad un programma basato sulle intrusioni di due figuri muniti
di videocamera portatile nelle abitazioni di personaggi più o meno
celebri, durante le quali oltre a proferire banalità in quantità
industriale i due si avventurano nell’esplorazione di bagni, cucine e camere,
con tanto di apertura di cassetti alla scoperta dei più reconditi
segreti del personaggio in questione. Nell’occasione in cui il VIP di turno
si rivelò essere nientemeno che il “cantante” dei Lunapop (!), tra
l’altro provetto attore in una miniserie di spot pubblicitari per una compagnia
di telefonia mobile, in mezzo all’impressionante gorgheggio di frasi e
battute che nel loro insieme non avevano il minimo significato logico sbucò
fuori un’affermazione che sul momento sortì l’effetto di bloccarmi
la digestione. In breve, interpellato a riguardo del messaggio delle sue
canzoni, il giovincello rispose qualcosa che suonava pressappoco come “Ho
solo 21 anni, quindi non ho l’età per diffondere particolari messaggi,
questa è una cosa che forse farò da grande”. Ora il punto
della questione non è se “da grande” lo farà o meno, come
nel caso di Jovanotti che se non altro dopo aver cantato “Sei come la mia
moto” oggi denuncia la contrapposizione di “capanne di fango contro grandi
città” nel suo ultimo hit Salvami. Il punto è quel “da grande”,
come se fosse la cosa più normale del mondo considerarsi “piccoli”
a 21 anni! Questo tentativo di legittimazione del disimpegno, della spensieratezza
incosciente, del frivolo basato sulla propria condizione di ventenne non
può che essere visto come un pericoloso segnale d’allarme. E’ parte
del grande gioco del livellamento verso il basso, dello svuotamento delle
scatole craniche che, se non vengono riempite con qualcosa di sano ed utile
durante l’adolescenza ben difficilmente potranno essere riempite in un
momento successivo. E’ qui che si crea l’humus per il prosperare delle
plutocrazie e del capitalismo corporativo, che possono dominare forti della
diffusa indifferenza, dell’individualismo, della corsa al possesso delle
cose inutili e di un successo personale che non arriverà mai, e
che se arriverà sarà addomesticato al servizio del potere
consolidato. “Da grande”, come se a vent’anni non si possa avere una coscienza
critica fondata sull’osservazione del mondo che ci circonda; ma a cavallo
tra i sixties ed i seventies non erano forse ventenni anche i Genesis che
cantavano The Knife, i King Crimson che cantavano 21st Century Schizoid
Man, i Van Der Graaf Generator che cantavano Killer, giusto per citare
i primi nomi che mi vengono in mente? Bisogna forse constatare che il mondo
che circonda questi giovani è costituito da motorini, cellulari,
McDonald’s, discoteche ed extasy, strumenti con i quali cercano inutilmente
di solcare il mare di noia nel quale li ha fatti naufragare la condizione
di agio fornitagli da famiglie troppo attente a dare ai loro pargoli beni
materiali al posto di beni affettivi e di valori veri, forti e duraturi.
Inanellano amori fuggevoli come se collezionassero tappi di bottiglia,
crescono in una condizione di distacco da tutto ciò che è
attualità salvo poi diventarne comparse quando la cronaca con frequenza
sempre crescente ci racconta di agghiaccianti delitti compiuti da adolescenti
ai danni di genitori, nonni e zii. Ed allora si scatenano i predicozzi
di psicologi, sociologi, criminologi e preti di turno che dall’alto della
loro posizione ci parlano di gioventù senza valori, senza credo,
senza ideali, senza scopi, che hanno troppo etc etc. Ma alla fine del predicozzo
ci fosse mai uno che ci dica cosa fare per dare a questi ragazzi dei valori,
dei credo, degli ideali e degli scopi. E’ così difficile? E’ così
fuori dal mondo o destabilizzante affermare che per dare senso ad un’esistenza
sia necessaria un’istruzione, una conoscenza, una formazione umanistica
anche non approfondita ma che serva come base per sviluppare una propria
personalità che non sia quella della “carne da cannone” e che non
si adatti semplicemente alla formula “produci consuma crepa”? Gli strumenti
ci sono : buone letture, un certo tipo di cinema, circoli culturali, gallerie
d’arte, la stessa musica. Certo non quella dei Lunapop, o di Britney Spears,
o di Ricky Martin o di qualunque altro prodotto dell’industria musicale
che canti testi vuoti e banali. NO WARNING!
non parla di costoro, NO WARNING!
parla di musicisti che hanno scelto percorsi difficili, tutt’altro che
confortevoli, lungo i quali niente è dato per scontato ma dove spesso
un singolo suono ha più significato di cento parole messe insieme
per esigenze di metrica. Molti di questi musicisti sono ventenni, gli altri
lo sono stati ma in maniera decisamente più dignitosa di certi ridicoli
personaggi dell’evanescente gossip italico del momento. Alcuni di questi
musicisti si vergognano di ciò che hanno fatto quando erano ventenni,
senza sapere che chi dovrebbe realmente vergognarsi va invece fiero della
sua vacuità e si spaccia per vero artista, coccolato dai media e
confezionato dal music-biz. E’ vero, i nomi che popolano questo spazio
in prevalenza sono sconosciuti ai più, ed i loro prodotti non sono
nemmeno reperibili presso i comuni negozi di dischi, ma chi ha la felice
intuizione di accostarsi anche solo ad alcuni di essi scoprirà una
dimensione totalmente differente da quella studiata e voluta dalle multinazionali
del disco allo scopo di mantenere le menti del grosso pubblico sotto vuoto
spinto. La musica è arte, è identità, è ideale,
non può e non deve essere merce, passatempo o accessorio : un musicista
è conscio di questo, un prodotto del music-biz no. Se può
interessare anche all’ignaro navigatore del web capitato qui per caso,
in questo spazio si esprimono i musicisti, l’arte e la comunicazione.
In questo numero di NO
WARNING! :
- Burn : the Flaming Fire album review
- Broadcasting From Home : the Psychic TV
reissue
- Falling Angels : the Ray Bennett album reviews
- Prince Rupert's Lament : the Thinkman albums
reissues
- Making Plans For Nigel : the Murray Head
album reissues
- Minstrel In The Gallery? : the Gordon Giltrap
album review
- Mathias's Lab : the Hollydrift album review
- From The City Of Towers : the Central Unit
demos review
- Colosseum Rock : The Orfen album review
- In The Court Of King Crimson : the Sid Smith
book review
- News from the World Central
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FLAMING FIRE - GET OLD AND DIE WITH FLAMING FIRE FLA00001CD

Un’allucinata cover dai colori lividi, animata da quattro personaggi dalle sembianze tra il grottesco e lo spettrale, che evoca la stralunata copertina di Act One dei Beggars Opera : così si presenta questo incredibile secondo lavoro dei Flaming Fire, band proveniente dal quartiere newyorkese di Brooklyn. Una schizoide miscela tra Captain Beefheart, Doctor And The Medics, Cardiacs, nenie infantili, marce militari e cacofonie, che si esprime attraverso brevi episodi che aggrediscono l’ascoltatore alla stregua di un maniaco armato di rasoio, con micidiale rapidità. Acide chitarre dalle linee essenziali, un abile blending di scarne sonorità vintage con samples ed una forte presenza di parti cantate suddivise tra più voci sono le linee guida di questi graffianti episodi di follia psichedelica, a cui contribuiscono in maniera indispensabile i bizzarri cori di Lauren Weinstein e Kate Hambrecht. Il gruppo si colloca indubbiamente in un’ottica provocatoria e dissacrante, travolgendo l’ascoltatore con l’impeto che solo gruppi ricchi di spontaneità possono avere. Cosa dire ad esempio dell’acido flamenco di La La La, breve incursione all’arma bianca in una landa lontana dalle zone di contaminazione con il rock. Notevole poi il campionario di intuizioni raccolte nei ventuno minuti della hidden track posta in chiusura d’album. L’importanza delle parti vocali (cantate, recitate o urlate) in questo gruppo è tale da costituire in episodi come Word Up! e The Sun Is A Snake l’ossatura portante delle composizioni. Le lead vocals denotano spesso tratti di ispirazione “teatrale”, pilotando le urticanti partiture strumentali attraverso folli flussi di inquietanti melodie da luna park interpretate con un anarcoide piglio goth-punk e mescolate con influenze beat. Impossibile? Vi ricrederete solamente ascoltando questo intenso lavoro. Fate attenzione, potreste scottarvi …
Rabbit Run To The River / Disco Of Souls /
Pedophiliac / Why Do Birds Sound Like Motorcycles / La La La / In The Summertime
/ Word Up! / Whiskey River / The Sun Is A Snake / Listen To Fluorescent
Lights / Hidden Track
PSYCHIC TV – PEAK HOUR Tin Toy TTCD013

Dieci anni dopo la sua originale release questo straordinario album è stato rimasterizzato per una seconda uscita su Voiceprint. Queste tracce furono scritte durante l’esilio di Genesis P Orridge in America, dovuto al fatto che egli era ancora bersaglio di una caccia alle streghe in Inghilterra nonostante non esistessero prove delle accuse mosse contro di lui. Peak Hour è un viaggio attraverso paesaggi tecnologici realizzati prevalentemente in home recording, una techno music dai frequenti ammiccamenti dance che coniuga felicemente il soundscaping di progetti come The Future Sounds Of London con un dance beat prossimo ad Eat Static (L.I.E.S.), senza mai scadere nella banalità di The Grid. Forti tinte spacey caratterizzano Dreamlined in un vortice di dialoghi filtrati e Synths, mentre fa un certo effetto sentire un pezzo dance come Pain realmente suonato, con tanto di batteria e chitarra funkeggiante al posto dei soliti patterns sintetici preconfezionati che hanno consentito a cani e porci di realizzare musica da ballo nel corso degli ultimi vent’anni. Sfortunatamente niente altro è stato realizzato da Psychic TV dopo questo album seminale registrato nel 1992. In questa ristampa di Peak Hour sono stati aggiunti i rari remixes di Tribal ad opera di The Drum Club ed il remix di Godzilla Return To The Sea realizzato da Psychic TV. Un disco che anticipa di diversi anni quanto fatto dai vari Air e Basement Jaxx, e che proprio in quanto precursore di una tendenza in auge merita di essere riscoperto.
E-Male / Dreamlined / L.I.E.S. / Tribal / Pain
/ Everything Has To Happen / How Does E-Feel? / Re-Mind / Tribal Coinci-dance
Mix / Tribal Analogue Sex Mix / The Big K / Godzilla 'Return To the Sea'
Psychi TV Remix
RAY BENNETT - ANGELS AND GHOSTS Voiceprint VP237 and WHATEVER FALLS Voiceprint VP238CD

Chitarrista/bassista la cui carriera iniziò con The Gun, Carol Grimes e Roger Taylor (poi batterista dei Queen), già membro dei Flash dell’ex Yes Peter Banks, Ray Bennett si può definire un musicista di quella categoria che pur avendo incrociato le rotte giuste (lo storico triumvirato Inglese composto da Genesis, King Crimson e Yes) non è mai riuscito a prendere quella che portava al successo, finendo per girovagare senza pace nell’anonimato di decine e decine di progetti di breve durata. Il primo dei due dischi che vado a presentarvi, Angels & Ghosts, è in effetti una raccolta di episodi ad opera di promesse mancate, gruppi e progetti composti da musicisti rimasti ai margini del giro che conta, tra questi lo stesso Peter Banks (silurato da Jon Anderson dopo il secondo album degli Yes), Andy McCulloch (drummer di Crimso in Lizard prima di lasciare il seggiolino a Ian Wallace e finire nei mediocri Greenslade) e Gordon Smith (chitarrista dei Flaming Youth, la band dalla quale fuoriuscì Phil Collins alla volta dei Genesis). Ciò non vuole però assolutamente dire che questi musicisti e soprattutto questo materiale non fossero validi, è semmai da prendere in considerazione l’ipotesi che sfortuna o incapacità manageriali abbiano impedito a questi progetti di figurare tra i classici del rock dei seventies. Sulla maggior parte dei pezzi aleggia uno Yessound che può darci una vaga idea di quello che avrebbe potuto essere il gruppo di Jon Anderson se avesse continuato con Peter Banks nel line up senza cedere alle propensioni estetizzanti di Rick Wakeman e magari avesse puntato a soluzioni più dirette e concise. Non mi faccio scrupolo di ammettere che comunque preferisco questo disco alla totalità della produzione degli Yes da Union in avanti, soprattutto perché la musica di Bennett sembra molto più spontanea e riuscita rispetto allo sfoggio di pirotecnico virtuosismo autoindulgente ostentato da cinque musicisti che si sono pateticamente ridotti ad essere la caricatura di loro stessi. Tra le quindici tracce fuoriuscite dagli archivi, che coprono un periodo temporale che va dal 1973 al 1997, troviamo un paio di outtakes dei Flash, diversi demos di gruppi paralleli (tra i quali gli Empire) e numerose altre registrazioni di collaborazioni e di materiale destinato inizialmente a far parte del debut solo album Whatever Falls. Solo l’evidente diversità di suoni rivela la diversa datazione dei pezzi, che mantengono un’unità stilistica nonostante il disco si possa dire diviso in due porzioni, una marcatamente seventies, l’altra più moderna. Tra tutti i pezzi uno di quelli più convincenti mi è sembrato Lay Your Head Down, dettato da un riff sullo stile di quello di Wurm, sezione conclusiva della famosa Starship Trooper. Ottima anche Watch Your Step, pezzo dei Flash realizzato come singolo, conciso, diretto e senza inutili orpelli. Il Materiale incluso in Angels And Ghosts è stato rimasterizzato digitalmente e confezionato con un artwork corredato di numerose fotografie e di dettagliate note scritte dallo stesso Bennett. Whatever Falls è invece il primo album solo in oltre trent’anni di carriera, durante i quali il suo songwriting si è affinato portando ad interessanti risultati. Ad un primo ascolto il disco può anche risultare debole o addirittura insignificante, ma dopo qualche ascolto la qualità della musica di Ray Bennett salta prepotentemente all’udito. I fans di musicisti come Jakko e Bill Nelson si troveranno sicuramente a loro agio con le raffinate composizioni di Ray Bennett, responsabile di tutte le parti strumentali con il solo apporto di Mark Pardy alla batteria e di David Kannenstine (basso in Ahh! e nella title track). Autentici gioielli sono La Veritè Des Miracles, dove emergono elementi che richiamano a Jakko, Clannad e Steve Hackett, e le due tracce conclusive, Whatever Falls e New West, dalle incantevoli melodie che sembrano distillate da Mustard Gas And Roses, il capolavoro dell’ex chitarrista dei 64 Spoons. Buona anche Digging With A Spoon, un pomp rock dai toni trionfali, un po’ meno Ahh! che paga un tributo eccessivo allo Steve Hackett di Vampire With A Healthly Appetite. Stella e Changing sono altri due episodi che ripropongono il paragone con Jakko, paragone che non deve sembrare riduttivo, in quanto evidentemente i rispettivi e lunghi percorsi musicali hanno condotto i due chitarristi a trovare soluzioni assimilabili. Due dischi non innovativi ma di buon livello, reperibili attraverso Voiceprint.
Angels And Ghosts : Watch Your Step / Hold On / Who / Everything Changes / It's Alright / Mister / Baby / Cool Religion / Lay Your Head Down / Nightingale / Don't Miss A Beat / Terpsichore / Indian Food / Radio Interview / Never Stand Behind An Old Piano
Whatever Falls : La Verite Des Miracles / Torn
Apart / Under The Wheel / Digging With A Spoon / Ahh! / Stella / Changing
/ Davey Goes To The Park / Whatever Falls / New West
THINKMAN - HARD HAT ZONE Misplaced Records MPVP005CD, THE FORMULA Misplaced Records MPVP009 and LIFE IS A FULL TIME OCCUPATION Misplaced Records MPVP006CD



Sono ben conscio che non esiste limite alle perversioni, ma una simile mi giunge totalmente nuova. Mai avrei immaginato che si potesse creare una band assoldando degli attori per poter meglio commercializzare la propria musica attraverso clips che mostrassero personaggi belli e che si sapessero muovere appropriatamente. E’ ciò che ha fatto Mr. Rupert Hine per dare una veste nuova ad una serie di albums solo, albums sui quali non mi soffermo minimamente, trovandoli più sintetici del polistirolo espanso.
Hard Hat Zone : Hard Hat Zone / Mother Nature's Angry / Who's Winning The Human Race / Unite It Don't Divide It / November Whale / Act Of Love / Take Them To The Traitors' Gate / Think About It / Exploring This World / A To Z Of You And Me
The Formula : Best Adventures / The Formula / Legend / The Ecstasy Of Free Thought / The Conflict / The Challenge / The Days Of A Champion / There Shines Our Promised Land
Life Is A Full Time Occupation : Watchman,
Walkman, Thinkman / Bad Angel / Never A Tear / Life Is A Full Time Occupation
/ Walking On My Shadow's Head / Dance Yourself Sane / Willpower / Slow
Game / Voices In Local Time
MURRAY HEAD - NIGEL LIVED Headcase GAH106CD and RESTLESS Headcase GAH114CD

Concludiamo l’operazione di recupero della discografia di Murray Head con questa coppia di albums, Nigel Lived e Restless. Nigel Lived è il primo album solista di Murray Head, risalente al 1972 e basato sul concept di un cantautore che rinviene un diario smarrito e dalle sue pagine trae l’ispirazione per una serie di canzoni. Si tratta di un lavoro un po’ naif, che ricorda vagamente il contemporaneo album di Colin Scott : molto rock’n’roll, soluzioni acustiche, fiati dagli arrangiamenti tipici del pop degli early seventies e parecchia extravaganza, culminante nelle atmosfere vagamente alla Van Der Graaf Generator della conclusiva Junk. Un disco impreziosito dalla presenza di parecchi ospiti, tra i quali Cozy Powell, Jimmy Hastings, Peter e Michael Giles. Restless ne è lontano sia temporalmente che nella forma : realizzato nel 1984, quest’album è composto di pezzi che, a detta dello stesso Murray, durante una lunga permanenza in Reims vennero scritti e provati durante il giorno per poi essere suonati in pubblico la sera stessa. L’influenza del synth pop imperante all’epoca si fa sentire, e molti pezzi presentano diversi punti in comune con i Genesis di Abacab, abilmente suonati ed arrangiati dal solito entourage di fedeli amici del titolare (Geoff Richardson, Ian Maidman e Phil Palmer tra gli altri). Buoni risultano essere episodi come Catching Eddie At It e Peril In Venice, in un album comunque non disprezzabile. Come gli altri dischi di Murray Head fino ad oggi recensiti, disponibile attraverso Voiceprint.
Nigel Lived : Pacing On The Station / Big City / Bed & Breakfast / The Party / Ruthie / City Scurry / When You Wake Up In The Morning / Why Do We Have To Hurt Our Heads / Pity The Poor Consumer / Dole / Nigel, Nigel / Miss. Illusion / Religion / Junk
Restless : When You're In Love / Catching Eddie
At It / Modern Boy / Peril In Venice / Salvation (Missionary Madness) /
Mario / African Tourists / Hold Me / I Don't Care / Maybe Tomorrow
GORDON GILTRAP – TROUBADOR La Cooka Ratcha LCVP147CD
Francamente non riesco a comprendere i motivi per cui Gordon Giltrap goda di una certa reputazione tra i fans del progressive rock. Tempo fa sentii addirittura qualcuno paragonarlo a Steve Hackett, ma per quanti sforzi possa fare ben poco son riuscito a trovare, nei dischi che ho avuto modo di ascoltare, in comune tra Giltrap e l’elegante rifinitore dei vecchi Genesis. Questo Troubador è un soporifero doppio album, in cui il secondo disco viene definito “acoustic version” pur non differenziandosi affatto dalla versione “elettrica”, rendendo praticamente un’impresa ardua l’ascolto ininterrotto delle due ore di musica contenute in questo set. A me personalmente non piace, ma probabilmente gli appassionati di dischi come Bay Of Kings ed i vari Private Parts And Pieces vi possono trovare qualche motivo di interesse. Per costoro, il disco è reperibile attraverso Voiceprint.
Disc One : A Misunderstood Man/Be With Me Always
/ Rain In The Doorway / On Camber Sands / The Lord's Seat / Rainbow Kites
/ Who Knows Where Tomorrow Goes / Isabellas Wedding / Quest For Nonsuch
/ A Dublin Day / Down The River / The Picnic / Daisy Chain / Nursery Chimes
/ The Kerry Dancers
Disc Two acoustic : A Misunderstood Man/Be
With Me Always / Rain In The Doorway / On Camber Sands / The Lord's Seat
/ Rainbow Kites / Who Knows Where Tomorrow Goes / Isabellas Wedding (Heathcliffe's
Wedding Song) / Quest For Nonsuch / A Dublin Day / Down The River / The
Picnic / Daisy Chain / Nursery Chimes / The Kerry Dancers
HOLLYDRIFT - IN THESE DAYS OF MERRIMENT Cuba Club Media CCM003

“Hollydrift sono io, Mathias Anderson, operante da uno studio in Madison, Wisconsin con una serie di registratori a nastro, minidiscs, ricevitori di segnali, sintetizzatori e strumenti convenzionali. Questa musica proviene dalla mia vita. I suoni, il vuoto, le voci, e la tristezza. Io utilizzo suoni captati come fonte principale di materiale. Questi suoni vengono messi insieme ad altre divergenti forme sonore e quindi mescolate con i miei sogni, i miei pensieri, le mie paure, le mie meraviglie e la mia confusione. Le mie creazioni partono per terre sconosciute ed arrivano da un’altra parte. Io offro la mia musica alla vostra interpretazione. Non posso spiegarla in maniera migliore. Io posso solo sperare che voi entriate in confidenza con Hollydrift e facciate di questi i vostri viaggi sonici. Non ci sono martellamenti, urla o stridori qui. Se odiate il posto dove siete, lasciate che i suoni vi portino da qualche altra parte. La musica di Hollydrift non è paragonabile in suono o filosofia. Non sono qui per convincervi di qualcosa o per abbattere qualunque barriera voi possiate aver innalzato. Non sarete sfidati a sopportare muri di rumore o qualche arcana agenda sonica mentre ascoltate Hollydrift. L’Arte è per ognuno. Questa è, dopo tutto, la questione centrale. Spero che comprerete uno dei miei CDs. Non perchè voglio il vostro denaro, ma perchè voglio che voi sentiate la mia musica. Grazie.” Cos’altro aggiungere alle parole di Mathias? Egli ha provveduto la miglior presentazione possibile per la sua musica, registrata in “true analog tape format” al Mapletree State Conservatory per gli amanti delle manipolazioni di suoni, voci e rumori. Un disco in grado di convincervi a rivedere buona parte delle vostre convinzioni in materia musicale, per prepararvi a raccogliere le sfide dei nuovi pionieri sonici del terzo millennio. Potete acquistare questo CD ed i precedenti EPs direttamente attraverso il sito di Hollydrift oppure attraverso Staalplaat o PigDog.
Loranc / Donner Pass / Rattle In The Sky /
Floating On The Bellcross / As The World Rolls Back / Wizard Of The Dell
/ One Year Later
CENTRAL UNIT – DEMOS 2001 Central Unit (no catalogue number)

Finalmente lo spazio di NO WARNING! si apre alle realtà Italiane : Central Unit è il primo gruppo che ha avuto la bontà di contattare il sottoscritto per proporre il proprio lavoro ai lettori di questo spazio, superando la controproducente spocchia della maggioranza dei loro colleghi Italiani e confermando la mia sensazione che in realtà i musicisti del Bel Paese non hanno nulla da invidiare, sul piano della preparazione, ai loro colleghi stranieri. Certo non stiamo parlando dei primi arrivati, ma di un gruppo con un curriculum non trascurabile. Il primo line up è databile Maggio 1980, quando Natale Nitti (tastiere e voce), Alberto Pietropoli (sax, tastiere e voce), Enrico Giuliani (basso) e Roberto Caramelli (drum programming e tastiere) irrompono nella scena musicale Bolognese. All’attivo del gruppo figurano il debut EP Loving Machinery del 1982 e l’album Central Unit del 1983, prodotto da Peter Principle dei Tuxedomoon e pubblicato dalla CGD, più un paio di colonne sonore, mentre l’attività on stage li ha visti come opening act per Monochrome Set, Spandau Ballett, Bill Laswell, Ivano Fossati e Einsturzende Neubauten. Allo scioglimento del contratto con CGD prima e del gruppo stesso dopo, seguono un paio di infruttuosi tentativi di reunion, finchè nel 2000 si arriva alla ricostituzione di Central Unit con i membri originari Alberto Pietropoli, Enrico Giuliani e Roberto Caramelli e con l’innesto del giovane Riccardo Lolli alle tastiere ed alla voce solista. Il risultato è questo CD promozionale dal semplice titolo Demos 2001, lavoro interessante e maturo in cui vengono fusi numerosi linguaggi musicali provenienti da diverse aree geografiche. L’iniziale Aiumassah ad esempio è pregna di quel flavour mediorientale che ha caratterizzato diversi episodi della carriera solista di Mick Karn, ed anche la linea di basso su cui si sviluppa la traccia rievoca lo stile del musicista di origine Cipriota. Suoni campionati provenienti dalla rete della metropolitana di Londra (che tuffo al cuore sentire quella voce femminile che annuncia “This train terminates at …”) scandiscono lo svolgimento di Tube 6, brano tecnologico di rara bellezza che sembra fuoriuscire da quel capolavoro che è Stone To Flash di Steve Jansen e Richard Barbieri, dinamicamente teso a ricreare le sensazioni di una corsa sui binari dell’underground. Curiosamente in Mas Rapido mi imbatto anche in alcuni passaggi che mi ricordano le soluzioni dei Simmetrie, una poco conosciuta band Italiana dei primi nineties fautrice di un elaborato progressive rock a cavallo tra fusion e tentazioni canterburiane. Sicuramente sia in questo pezzo che nella successiva Stillsand i Central Unit evidenziano un convincente utilizzo dei fiati, che conferiscono alle tracce una suadente sensazione di rilassatezza su un tessuto indiscutibilmente ambient. Music For Airports? No, sebbene possano emergere influenze prossime al geniale sperimentatore di origine Belga la musica di Central Unit è comunque indissolubilmente (anche se spesso in maniera sfumata) legata allo spiccato senso melodico che rende inconfondibile la musica prodotta da musicisti Italiani, si spiega così l’unità stilistica che accomuna i brani di composizione del gruppo con il remake di Areknames di Franco Battiato. E come fare a non rimanere affascinati dal lento delinearsi dell’ottima Rock Onze, track di quasi tredici minuti che rievoca i fasti di The Sahara Of Snow di Bill Bruford, in cui si evidenzia il gran lavoro di Pietropoli al flauto. Vorrei poter trovare un difetto in questo lavoro, onde evitare di essere tacciato di eccessivo zelo nel recensire un gruppo di miei connazionali, ma per quanto mi sforzi non riesco a trovarne. Posso anzi sentenziare che sarebbe un delitto se a questo materiale non venisse trovata una sistemazione in veste ufficiale che lo renda fruibile al pubblico. L’incredibile gioco di chiaroscuri al confine tra Porcupine Tree e la Premiata Forneria Marconi di Jetlag su cui si snoda la stupenda Tenemos 5 IBM conclude una raccolta di demos ambiziosa e riuscita, degna di figurare tra le migliori releases alternative di quest’ultimo periodo.
Aiumassah / Tube 6 / Henri La Planète
/ Mas Rapido / Stillsand / Ou Papè D'Ou Marocu / Drift Away / Rock
Onze / Areknames / Tenemos 5 IBM
THE ORFEN - THE ORFEN (self production - no catalogue number)
Proveniente da Palestrina, piccolo centro della provincia Romana, The Orfen è un quartetto di recente formazione composto da Alex Di Nunzio alla batteria, Andrea Di Nunzio al basso, Luca Battaglia alla chitarra e Marco Bucci alla voce, tutti elementi poco più che ventenni. Formatisi nell’agosto del 2000, The Orfen si segnalano subito all’attenzione del pubblico della capitale con una nutrita serie di date dal vivo in vari clubs di Roma, tra i quali il Geronimo e Il Locale. Il loro debut EP conquista anche l’attenzione del supplemento Musica del quotidiano La Repubblica, attenzione che posso non solo garantire meritata, ma che anzi avrebbe richiesto qualche riga in più per meglio presentare questo prodotto. La formula di The Orfen si basa su un rock strutturato in formato canzone, ben arrangiato, orecchiabile al punto giusto ed essenziale, con dei pregevoli e calibrati solos di chitarra e sporadiche svisate di basso che qua e là abbelliscono le songs. Per darvi un’idea del loro sound potrei citarvi i catanesi Edith, con i quali The Orfen condividono certe influenze fusion, ma forse gli Inglesi Trilogy (quelli che parteciparono alla mitica compilation Fire In Harmony con l’ottima Hidden Mysteries) sono un termine di paragone più calzante. Volendo si potrebbero citare anche The Police, ma più per le sonorità cariche di flanger e delay della chitarra che non per le formule musicali decisamente più raffinate rispetto a quelle del gruppo dell’insopportabile Sting. Marco Bucci si mette in evidenza per il suo bel timbro vocale ma anche (fattore assolutamente non trascurabile) per una buona pronuncia della lingua Inglese, della quale sembrerebbe avere una padronanza sufficiente a consentirgli di interpretare con convinzione i suoi testi senza starsi a preoccupare oltre misura della corretta dizione delle parole, grossa tegola pendente sul capo di troppi vocalists della penisola che utilizzano il cantato nella lingua di Albione. Non mi soffermo ad analizzare traccia per traccia questo EP in quanto l’intero lavoro si colloca su livelli di ampia sufficienza, tali da farmi sbilanciare nel prevedere un roseo futuro per The Orfen, a patto che non cadano nell’errore di cercare soddisfacenti sistemazioni discografiche entro i patrii confini; oltrefrontiera troveranno sicuramente etichette interessate ad un prodotto musicale di qualità ma al tempo stesso fruibile da un pubblico non elitario. Non mi resta altro che lasciarvi il loro contatto : alexdinunzio@inwind.it
Idralis / Shadow / Dream Of Insanity / Eyes
On / Perfect Love / Drownings / Electropositivity / City Scream / New Way
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SID SMITH - IN THE COURT OF KING CRIMSON Helter Skelter Publishing ISBN 1-900924-26-9

Mi congratulo vivamente con Sid Smith, autore
di questo impressionante lavoro destinato senza ombra di dubbio a diventare
la bibbia di tutti i Crimheads sparsi per il globo. Mi congratulo doppiamente,
esternando al tempo stesso un briciolo di invidia, perché un libro
simile avrei voluto scriverlo io, cosa che effettivamente ho provato a
fare impantanandomi maldestramente a metà del secondo capitolo.
Mi resi conto che stavo cercando, con i miei limitati mezzi (all’epoca
internet era ancora un mezzo poco o nulla diffuso), di fare qualcosa che
poteva essere paragonato allo svuotamento di un oceano mediante l’utilizzo
di un cucchiaino da tea. Ripiegai sul mio libercolo A Black Bible, niente
più che un semplice elenco di tutti (o almeno cosi credevo) i lavori
a cui avevano partecipato i membri passati e presenti di Crimso, destinato
peraltro a diventare un mio ennesimo fiasco. Sid invece se l’è cavata
egregiamente, costruendo un entusiasmante racconto dal ritmo incalzante
che si fa divorare pagina dietro pagina, conducendoci per mano lungo i
passi percorsi da Fripp e dai suoi compagni d’avventura, dalla provincia
dell’Inghilterra meridionale alla Swinging London, dalla costa occidentale
a quella orientale degli States, da Central Park in New York alla Sherborne
House, da Bath a Montreal, da Buenos Aires alla World Central. La sua abilità
risiede in buona parte nell’aver ricostruito la storia di Crimso non solo
attraverso i fiumi d’inchiostro versati da Fripp nei vari booklets e da
decine di giornalisti e più o meno improvvisati biografi, ma anche
attraverso decine di interviste ai diretti protagonisti della vicenda.
Il risultato porta a scoprire aspetti fino ad oggi impensabili, che ci
fanno apparire Beelzebub un po’ più umano nella sua essenza sovrannaturale
: è sorprendente ad esempio scoprire come alla base dello split
della prima formazione vi fossero motivi molto meno oscuri e decisamente
più “normali” per dei ragazzi poco più che ventenni quali
la lontananza dalle rispettive ragazze nel corso del tour Americano, motivi
che senza alcun tentativo di soluzione alternativa portarono Giles e McDonald
ad annunciare a Fripp il loro abbandono, oppure apprendere del disagio
con cui Andrew McCulloch e Gordon Haskell vissero la loro breve avventura
nella band. Diciamolo, la semplice ricostruzione dei movimenti in entrata
ed uscita dal gruppo e l’analisi musicale più o meno competente
della produzione discografica avrebbe portato a scrivere l’ennesimo asettico
libro su una band, sicuramente intriso di sincera passione ma nient’altro
di più che un tomo nozionistico in grado di dare qualche dritta
all’appassionato poco informato delle vicende correlate all’attività
strettamente musicale. Molte delle analisi fatte da Sid ho avuto modo di
farle anch’io negli ampi spazi dedicati a Crimso in NO
WARNING!, ma Sid gli ha dato una dimensione
molto più ampia : veramente, non posso fare a meno di inchinarmi
di fronte alla sua capacità, In The Court Of King Crimson surclassa
il già ottimo libro di Eric Tamm e fa letteralmente sparire il volenteroso
ma non approfondito libro di Alessandro Staiti (immagino però che
Alessandro, pur essendo un allievo del Guitar Craft ed un già noto
giornalista, nel 1981 abbia incontrato difficoltà paragonabili alle
mie nel reperire le informazioni necessarie alla stesura di un’opera che
avesse qualcosa in più da offrire al lettore). In The Court Of King
Crimson è anche il primo libro (dei pochi in circolazione, tra l’altro)
a beneficiare della “benedizione” dello stesso Fripp, che in passato ha
sempre invitato gli autori a non pubblicare i loro lavori, convinto che
l’unica persona in grado di scrivere un libro su Crimso fosse lui, che
per altro ha sempre lasciato che fosse la musica a parlare per lui, almeno
fino a quando nel corso del secondo interregno non gli si è “sciolta”
la penna. “L’opinione di Sid Smith è degna di rispetto”, recita
una sentenza di Robert Fripp riportata in copertina, quasi a suggellare
la bontà dell’opera : un riconoscimento meritato e che sicuramente
avrà ripagato Sid per l’immane sforzo profuso nel rintracciare musicisti,
collaboratori, managers, amici, roadies e chiunque altro abbia contribuito
nel porre un tassello nel grande mosaico della storia di Crimso (The Rich
Tapestry Of Life?). Sid ha così potuto accedere ad archivi ed albums
fotografici che gli hanno consentito di corredare il suo lavoro di immagini
e testimonianze inedite che renderanno il libro appetibile anche ai collezionisti
di materiale relativo a King Crimson. Parallelamente allo svolgersi dei
fatti troviamo anche un’analisi dei lavori del gruppo, con dovizia di aneddotica
e di particolari riguardanti la genesi dei vari pezzi, mentre in coda al
volume sono presenti brevi cenni biografici di ogni membro di Crimso, l’elenco
di tutti i concerti tenuti ed una discografia abbastanza dettagliata con
informazioni sulle ristampe realizzate nei vari paesi. Uno strumento essenziale
per comprendere a fondo le caratteristiche dell’ “uomo con uno scopo” :
energia, intensità ed eclettismo. Il libro è reperibile attraverso
Amazon
oppure presso Helter Skelter.
Disponibile in paperback format al prezzo di 14.99 Sterline Britanniche
ed in una edizione limitata speciale in hardcover format di 500 copie numerate
e firmate al prezzo di 25.00 Sterline Britanniche. Le spese di spedizione
sono le seguenti :
Paperback UK 1.50; Europa 2.50; USA 4.50;
Resto del mondo 6.50;
Hardcover UK 2.50; Europa 3.50; USA 6.50;
Resto del mondo 8.50;
Ordini per e-mail, telefono, fax o posta :
Tel 44 (0) 20 7836 1151 - Fax 44 (0) 20 7240
9880
helter@skelter.demon.co.uk
Helter Skelter, 4 Denmark Street, London WC2H
8LL, UK
News from the World Central
- Usciranno su DGM nel corso della primavera
le ristampe rimasterizzate di Earthbound, USA e THRAK
News from the World
- Qualche notizia sugli iperattivi Centrozoon
: per celebrare il breve tour Britannico nella nuova configurazione a trio,
il 3-track 12" single Centrophil EP è infine disponibile, 50 copie
verranno distribuite gratuitamente ai primi che ne faranno richiesta, dettagli
sul sito ufficiale. E’ inoltre disponibile un download di Thusgg (Wodka
Remix) prodotto da Rutzel79, la versione originale fa parte del non ancora
pubblicato The Cult Of: Bibbiboo. Questo file MP3 si trova nella Downloads
area del sito www.centrozoon.de.
E per farci un’idea del lavoro della nuova configurazione di Centrozoon
è possibile ascoltare un clip di Little Boy Smile, pezzo proveniente
dalle sessions dello scorso Dicembre. Il file è scaricabile direttamente
dal seguente URL : http://www.centrozoon.de/audio/centrozoon_littleboysmile.mp3
oppure attraverso l’ottimo sito di Tony Kinson dedicato ai No-Man http://come.to/no-man
. Il pezzo è, come quasi tutto il materiale registrato, basato sul
lavoro di improvvisazione in studio; ulteriori sessions sono previste in
Marzo
- Un piccolo quantitativo di copie del CD
contenente la full version di Moonloop destinato agli iscritti alla newsletter
dei Porcupine Tree Transmission è ora disponibile anche per i non
iscritti. Contattare via email Freak Emporium all’indirizzo sales@freakemporium.com
o telefonare al numero +44 (0) 1753 893008 fornendo nome, indirizzo e metodo
di pagamento preferito.
- Il doppio CD compilation di Porcupine Tree
dal titolo Stars Die : The Delerium Years verrà pubblicato il 25
Marzo su KScope/Snapper
- Si intitola Outpost l’album di Robert Rich
& Ian Boddy in uscita l’11 Marzo su etichetta DiN (DiN 11). Maggiori
informazioni sui siti www.DiN.org.uk
e www.robertrich.com , MP3 edits
di 2 tracce disponibili via www.mp3.com/ianboddy
, MP3 edits di 2 differenti pezzi disponibili sul sito www.mp3.com/robertrich
- La MoonJune Global Media di New York, in
collaborazione con la D&D Comunicazioni di Milano, annuncia il ritorno
in Giappone dopo 27 anni della Premiata Forneria Marconi. La band (composta
dai membri storici Franz Di Cioccio, Flavio Premoli, Franco Mussida e Patrick
Djivas con l’apporto di Lucio Fabbri a violino, tastiere e chitarre e Pietro
Monterisi alla batteria) suonerà dall’8 all’11 Maggio in Osaka e
Tokyo. Qui di seguito maggiori dettagli :
8 e 9 Maggio, Blue Note Jazz Club, Osaka,
2 sets per serata con orario 7:00 & 9:30pm
Prezzo di ingresso ¥8,000
http://osaka-bluenote.co.jp
Reservations and info: 06-6342-7722
E-Mail : bluenote@osaka-bluenote.co.jp
10 e 11 Maggio, Club Cittá, Tokyo, orario
7:30 pm il giorno 10 e 6:30 pm il giorno 11
Prezzo di ingresso ¥7,500
http://clubcitta.co.jp
Reservations and info: 044-244-7888
E-Mail : clubcitta@pep.ne.jp
In coincidenza con l’evento la JVC/Victor Entertainment
Japan pubblicherà le ultime tre releases Ulisse, www.pfpfpfm.it
(il best) con due bonus tracks e Serendipity.
Per maggiori infos, contattare Moonjune Global
Media all’indirizzo moonjune@moonjune.com oppure D&D Comunicazioni
all’indirizzo diedi@diedi.com , altrimenti visitare il sito ufficiale http://pfmpfm.it
(in alternativa esistono anche i seguenti siti non ufficiali : http://www.gaudela.net/pfm
, http://members.shaw.ca/photosofghosts
, http://www.pfmworld.com , http://www.fanzine.net/fanclubs/pfm/cw
, http://www.holeintheweb.com/drp/drppfm.htm
)
- E’ stata pubblicata su Instinct Records
una US only release di Violet Indiana, si intitola Casino e contiene 3
nuovi pezzi registrati appositamente per questa release, più alcuni
pezzi precedentemente disponibili solo su alcuni limited edition EP’s dell’etichetta
Bella Union.
- Pubblicato in data 18 Febbraio King Kong
Frown (bellacd31), singolo apripista dell’imminente album Too Late To Die
Young (bellacd32) di Departure Lounge. L’album è atteso per il 4
Marzo, mentre il giorno 6 Marzo la band suonerà in London al 93ftEast,
150 Brick Lane
- Atteso per il 25 Marzo Variaciones Espectrales
(bellacd705), quinto album di Jackdangers che farà parte della collana
strumentale Series Seven dell’etichetta Bella Union
- The Czars saranno in tour per promuovere
il nuovo singolo Side Effects per tre settimane a partire dalla fine di
Marzo, con date in UK, Francia e Spagna
- Nuovo sito web per Henry Fool, attualmente
al lavoro per comporre il materiale per il secondo album
La saggezza popolare recita più o meno
che “è la goccia d’acqua che scava la roccia” : guardando i risultati
del poll realizzato dall’ottima e-zine Lettone The
Green Dolphin mi sento un po’ come una goccia d’acqua, che insieme
ad alcuni colleghi di altre pregevoli e-zines alternative ha cominciato
a scavare la “roccia” dell’indifferenza diffusa nei confronti delle forme
musicali che non rientrano nei canoni della musica mainstream. A questi
risultati hanno concorso 49 partecipanti di venti diversi paesi, tra i
quali vi sono musicisti, fanzinari, discografici, managers, produttori,
DJs, commercianti e fans. E’ da notare come ad uscirne piuttosto malconcio
sia, oltre al mainstream poco o nulla presente, anche quel genere denominato
Progressive Rock, qui costretto a cedere il passo a forme musicali decisamente
più innovative. Miglior band del 2001 sono risultati i Radiohead,
poco più indietro King Crimson, Low, Mogwai e Sigur Ròs;
stupisce quindi il piazzamento di Magnification degli Yes quale migliore
album, davanti ad Amnesiac dei Radiohead, High Infidelity dei Present,
a Vespertine di Björk, agli albums di Mogwai e Tortoise ed al bellissimo
Returning Jesus dei No-Man. Miglior voce femminile è Björk,
con quasi il doppio dei voti ottenuti dalla rivelazione Anja Garbarek,
solo nona la troppo intellettualizzata Tori Amos che pare essere caduta
nella sindrome di Sting (“Sono troppo bravo …”). Tra i maschietti primeggia
la voce cristallina e sempreverde di Jon Anderson, davanti ai timbri cupi
di Peter Hammill e David Sylvian; buoni i piazzamenti di Adrian Belew,
Steven Wilson, Tim Bowness e Thom Yorke, lontanissimi i vari Peter Gabriel,
John Wetton e Francesco Di Giacomo. Tra i maestri d’ascia Robert Fripp
sbaraglia la concorrenza, distanziando di quattordici voti Steve Howe;
meritati i buoni piazzamenti di David Torn, quarto, con Bill Frisell, Fred
Frith, Steven Wilson, Alan Sparhawk e Michael Bearpark a seguire; relegati
nelle basse posizioni David Gilmour e Ritchie Blackmore, che potrebbero
anche fare un’esplorativa per controllare se hanno raggiunto i requisiti
per la pensione. Miglior bassista è Tony Levin, davanti ai “progsters”
Pete Trewavas e Chris Squire che precedono nell’ordine Colin Edwin, Trey
Gunn e Michael Manrig. Tastierista dell’anno è Richard Barbieri,
le cui architetture sonore hanno la meglio sull’ipertecnicismo di Jordan
Rudess (Dream Theatre) e Neal Morse (Spock’s Beard), con la Nomenklatura
del Prog Britannico (Clive Nolan, Mark Kelly, Martin Orford) che riesce
a limitare i danni lasciando addirittura a Rick Wakeman l’onta dell’ultima
piazza. A suggellare lo strapotere Cremisi, nella sezione dedicata al miglior
drummer Bill Bruford e Pat Mastelotto occupano il primo e secondo posto,
precedendo Chris Maitland e Steve Jansen. Come leggere in chiave assoluta
questi dati, considerando che un’obiezione che potrebbe essere levata è
che questo poll ha visto la partecipazione di un ristretto network operante
più o meno tra determinate coordinate? Cominciamo a vedere come
positiva l’esistenza stessa di questo network, cosa sulla quale io stesso
un anno fa non avrei scommesso un Eurocent. Consideriamo quindi il fatto
che molti dei partecipanti hanno un background che affonda le sue radici
nel Progressive Rock ma, nelle preferenze per l’anno appena conclusosi,
hanno scelto in prevalenza musicisti che si sono distinti per reali capacità
di innovazione. Certo, queste classifiche lasciano il tempo che trovano
(soprattutto se andiamo a confrontarle con i poll promossi da media con
ben superiori capacità di penetrazione nel mercato), potendo solo
fungere da termometro di una scena circoscritta (almeno per ora) che sta
però dando promettenti segnali di crescita. Ringraziando il sempre
crescente (seppur a ritmo lento) pubblico di questo spazio per l’attenzione
e l’interesse dimostrati nel corso del 2001, auguro a tutti un costruttivo
2002 pieno di affascinanti scoperte, con la speranza e l’impegno di ampliare
il succitato network, per diffondere il più possibile una cultura
di qualità come mezzo per migliorare la qualità della nostra
esistenza.
In questo numero di NO
WARNING! :
- Level Five : the King Crimson live EP
- Detroit Rock City : the King Crimson Club
18th release
- Spirit Of Eden : the Mark Hollis album reissue
- Farewell Mr. Sorrow : the Mice albums review
- A Couple In Spirit : the Jules Et Jim EP
- This One Will Please You : the new Centrozoon
album
- The Girl From Utopia : the Goldfrapp album
review
- Sooner Or Later : the Murray Head album
reissue
- Floating Anarchy : the Here & Now album
reissue
- Back To The Blues : the Francis Monkman
album reissue
- Lateshow : the Henry Fool album
- On Stage : Gong, Turin, Barrumba December
4th 2001
- News from the World Central
- News from the World
KING CRIMSON - LEVEL FIVE Discipline Global Mobile DGM0106

Beh, ce l’ho fatta senza grossi affanni a procurarmi una copia di questo live EP in edizione limitata prodotto da DGM in occasione del recente tour Nordamericano appena conclusosi. Certo ragazzi che potreste pure studiarvi qualche idea un po’ più furba : meno male che avete deciso di rendere disponibili via mail order le copie rimaste, altrimenti chi non ha potuto assistere ad una data del tour come avrebbe fatto a procurarselo? Magari pagando qualche decina di dollari ai furbacchioni che se ne erano accaparrate un po’ di copie nell’attesa che capitasse loro a tiro qualche pollo da spennare, come mi è capitato di vedere curiosando un po’ nel web? E poi si fanno le crociate contro la pirateria! Si, sono contrariato da questa scelta della DGM, perché mi avrebbe dato veramente fastidio non poter mettere le mani su questi tre quarti d’ora di King Crimson alle prese con il loro elemento preferito, la live performance. Tre delle tracce presenti, più una improv non segnalata tra le note di copertina, sono infatti di nuova composizione e ci danno un’idea della attuale fase di Crimsonising denominata Nuovo Metal, definizione che non avrà mancato di generare incubi notturni a quel giornalista Britannico che tempo addietro definì King Crimson “una sorta di Black Sabbath snob”. Non è ovviamente possibile avere conferma, attraverso questo CD, delle voci che parlano di Crimso che suona on stage a volumi altissimi; se così fosse ce ne accorgeremo al prossimo passaggio del Monarca sul suolo Italico, così magari verranno accontentati quelli che a Legnano il 22 Giugno del 2000 si lamentavano che non sentivano niente (!). E’ cambiato qualcosa da The ConstruKction Of Light? Direi di no : Bruford e Levin sono sempre fuori dalla porta, Trey Gunn è sempre al suo posto, Mastelotto continua ad utilizzare la V-Drum, Fripp e Belew costituiscono sempre il miglior tandem chitarristico mai esistito, ed in definitiva l’attuale configurazione di Crimso gira costantemente al massimo delle sue capacità. Sembrerebbe addirittura utopico sperare in un’ulteriore progressione di Crimso senza passare attraverso una o due sostituzioni nell’organico, o per lo meno dall’innesto di un nuovo musicista, ma forse qualcosa (Virtuous Circle) lentamente si muove. Ma veniamo al contenuto del CD. Dangerous Curves è un pezzo in minaccioso crescendo che nella sua formulazione potrebbe apparire come una versione aggiornata di The Talking Drum, una prolungata, incalzante intro che culminando in un suono di campane a festa sfocia nel pesante incedere di Level Five : ho l’impressione che questo pezzo possa essere una versione allo stato dell’arte della quinta parte della saga intitolata Larks’ Tongues In Aspic, in quanto il rifferama utilizzato presenta delle analogie con alcuni passaggi della Part Four, con quelle progressioni di note divergenti dall’effetto quasi “corale” e quegli entusiasmanti dialoghi tra le chitarre che hanno contrassegnato le parti Three e Four. Un pezzo potente e trascinante che non mancherà di coinvolgerci durante le live performances come già hanno fatto nel recente passato VROOOM e Into The Frying Pan. Virtuous Circle è un lungo, ipnotico, sonnambulistico girovagare intorno ad un tema imbastito sulle corde basse della Warr Guitar di Gunn, che prosegue il discorso iniziato nella coda di Heaven And Earth di ProjeKct X, sviluppando un interessante pezzo ambient che finalmente offre un convincente fine ai Soundscapes e ai ProjeKcts, coniugandoli insieme e condensandone solo la parte migliore. L’ascolto di Virtuous Circle mi rincuora, convincendomi che in fondo la Fractalization di Crimso e la stagione dei Soundscapes non sono stati tempo sprecato, ma solo una lunga, ossessiva, maniacale ricerca della forma migliore. I due successivi episodi sono già noti ai fans, si tratta della riuscita The ConstruKction Of Light (magico il gioco ad incastro delle chitarre lungo tutto il suo sviluppo) e di The Deception Of The Thrush, pezzo elaborato dai ProjeKcts ma divenuto ormai parte integrante del repertorio di Crimso. Chiude la già menzionata improv “nascosta”, ossia non segnalata tra i titoli sul retro della copertina, un pezzo che a tratti somiglia ad alcuni strumentali di Steve Hackett filtrati attraverso un mixer di piombo. In attesa del prossimo volume del KCCC dallo sconvolgente track listing e soprattutto aspettando il nuovo studio album di Crimso familiarizziamo con questo assaggio di Nuovo Metal, e magari facciamoci crescere i capelli, potremmo sempre ritrovarci sotto il palco e dedicarci all’headbanging come si usava fare anni addietro ai concerti di Saxon e Iron Maiden. Una nuova Killing Machine? Si, e massacro sia!
Dangerous Curves / Level Five / Virtuous Circle
/ The ConstruKction Of Light / The Deception Of The Thrush / Hidden Improv
KING CRIMSON – LIVE IN DETROIT, MI, NOVEMBER 1971 King Crimson Collectors' Club CLUB18

Al di là dell’incredibile strafalcione riportato addirittura in copertina (il concerto è del 13 di Novembre e non di Dicembre) questo doppio CD ci riporta ancora una volta al secondo periodo di Crimso on stage, ossia il periodo della controversa formazione composta da Fripp, Boz, Wallace e Collins, e non me ne vogliano i fans se dal line up ho volutamente escluso il pur presente Peter Sinfield, ma il sottoscritto proprio non riesce a concepire la presenza di un membro esterno al nucleo di musicisti che salgono effettivamente sul palco. Sorvolando su questi dettagli, il diciottesimo volume del KCCC ci offre la performance quasi completa all’East Town Theatre di Detroit del 1971, una novantina di minuti per un totale di dieci tracce; ho parlato di performance quasi completa perché David Singleton ha dovuto ovviare con l’editing ad alcune lacune presenti sui nastri originali, nulla potendo sulla parte finale di Lady Of The Dancing Water che risultava mancante e che quindi è stata lasciata così com’era. La qualità generale della registrazione è comunque sufficiente, ed il contenuto è di sicuro interesse : accanto agli estratti da Island ed a pezzi come Cirkus e Pictures Of A City che solo questa formazione ha eseguito dal vivo, compaiono il classico Schizoid Man, una lunga versione di Groon (definita da Fripp come Giles Giles And Fripp nella persona di King Crimson), una ironica versione twelve-bar blues di In The Court Of The Crimson King e Mars, riadattamento dell’estratto da The Planets di Holst che riacquista la sua denominazione dopo essere diventata parte integrante del repertorio di Crimso sotto il nome di The Devil’s Triangle. Rimane ovviamente l’impressione che questa, tra tutte le formazioni di King Crimson, sia stata l’unica a “trazione anteriore”, con Fripp e Collins a colmare le innegabili carenze di Boz e a cercare di contrastare il trabordante drumming di Wallace. Proprio la presenza di due “voci” soliste come quelle di Fripp e Collins permette alle tracce di assumere diverse fisionomie come altrimenti il lavoro di squadra non avrebbe permesso, più per scelta deliberata che per la presunta incapacità di cui è stata sempre tacciata questa formazione di Crimso. L’inscindibile legame con le radici del rock di ¾ della formazione generarono una crisi di rigetto nei riguardi della ricerca che da sempre ha animato Crimso, crisi di rigetto che in termini discografici si tradusse nel vituperato Earthbound, live album che non rispecchiava il reale valore della band e che dai più venne visto come prova dell’incapacità di King Crimson a “ricreare on stage la sua complessa sintassi” (definizione usata nel lontano 1983 da Beppe Riva sulle pagine di Rockerilla). Ma se è vero che i solos di batteria di Ian Wallace tendevano a diventare stucchevoli, come quello presente in Groon, è altrettanto vero che nello stesso pezzo la band inseriva grezzi ma affascinanti tasselli destinati ad evolversi nel repertorio a venire : brandelli rallentati della futura Larks’ Tongues In Aspic Part One trovano posto tra i fraseggi bluesy del sax di Mel Collins, dimostrando la propensione di Fripp a guardare in avanti anche a dispetto delle non proprio favorevoli congiunture. Sotto questa luce può essere vista anche la rivisitazione in chiave blues di In The Court Of The Crimson King, così eseguita come reazione alle pressanti richieste dell’audience per un encore ripescato dal primo album di Crimso e conclusa da Boz che si rivolge al pubblico chiedendo “Siete soddisfatti?”; evidentemente l’ancor recente debut album è già storia passata per Fripp, e l’apparente irriverenza di una versione blues è la miglior provocazione che Crimso possa rivolgere al suo pubblico per fargli comprendere il significato delle sue scelte. Le note del booklet di questo volume sono ad opera di Ian Wallace; gustiamoci questo doppio CD, in attesa della versione rimasterizzata di Earthbound, al quale si spera siano accompagnate estensive note redatte da Sua Maestà in persona.
Disc One : Pictures Of A City / Formentera
Lady / Sailor's Tale / Cirkus / Ladies Of The Road / Groon
Disc Two : 21st Century Schizoid Man / Mars
/ In The Court Of The Crimson King / Lady Of The Dancing Water (incomplete)
MARK HOLLIS - MARK HOLLIS Pondlife PLVP003CD

Grazie all’etichetta Pond Life (gruppo Voiceprint) abbiamo nuovamente la possibilità di gustare questo bell’album solista di Mark Hollis che, uscito nel 1998 su etichetta Verve, non ha suscitato l’interesse che un simile disco dovrebbe destare. E pensare che tutti coloro che rimasero piacevolmente sorpresi dalla svolta anticommerciale dei Talk Talk di Spirit Of Eden troverebbero senz’altro in questo album molti motivi di interesse : come è possibile non amare queste fragili melodie, evocative di plumbei pomeriggi autunnali, melodie così tenui che persino il suono della pioggia che cade sulle foglie morte le coprirebbe. Isolati accordi di pianoforte che urlano di solitudine, una triste armonica che timidamente si affaccia su un tappeto percussivo non invadente, clarinetti che quasi imbarazzati dalla quiete circostante emanano pochi suoni soffusi. Qualche lontano eco di fiati dall’accento Canterburiano attraversa in punta di piedi gli immensi spazi creati dalle spartane partiture degli altri strumenti, spazi che la voce inconfondibile di Mark Hollis riempie di frasi appena sussurrate o cantate a pieni polmoni, quasi volesse scacciare lontano i silenzi che la sua stessa musica gli pone come sottofondo. Un disco intimista, pervaso da una sottile vena di riflessivo romanticismo, evocativo di passeggiate invernali su spiagge deserte e di nebulosi ricordi d’infanzia; aprite il vostro cuore al fascino di questo magico carillon racchiuso in un jewel box dall’enigmatica copertina in bianco e nero.
The Colour Of Spring / Watershed / Inside Looking
Out / The Gift / A Life (1895-1915) / Westward Bound / The Daily Planet
/ A New Jerusalem
JULIANNE REGAN AND MICE - NEW & IMPROVED Jam Tart AAEVP3CD

Ricordate la piacevole avventura degli All About Eve? Tra la fine degli eighties e l’inizio dei nineties il gruppo di Tim Bricheno e Julianne Regan fu una delle più interessanti rivelazioni del periodo, con quel loro ibrido tra folk, pop e New Wave che qualcuno giunse addirittura a definire “Prog” aspettandosi forse che il quartetto Britannico si tramutasse in una specie di erede designato dei Curved Air o dei Renaissance. Sicuramente il debut album omonimo ed il seguente Scarlet And Other Stories, oltre al materiale utilizzato per le B-sides della nutrita serie di singoli del primo periodo, lasciavano intravedere un roseo futuro per gli All About Eve, che invece si arenarono malamente con il terzo album Touched By Jesus a causa probabilmente dell’abbandono di Tim Bricheno al quale l’ex Church Marty Willson-Piper non riuscì ad ovviare adeguatamente. Gli ultimi singoli mostrarono una vena “elettrica" che condusse il gruppo verso un prematuro tramonto ed un silenzioso split. Julianne Regan riemerse più tardi con il suo nuovo gruppo Mice, titolare nel 1996 di un unico album e, se non ricordo male, di tre singoli. Quell’album (Because I Can) è stato incluso assieme ad una serie di demos e B-sides in questo New And Improved, collection che ben poco conserva dei fasti dei primi All About Eve costituendo semmai una involuzione in chiave Brit-pop della loro ultima fase. Via quasi completamente le atmosfere romantiche e crepuscolari, dentro gli elementari riffs appesantiti da arrangiamenti d’archi che hanno caratterizzato l’inflazionata formula pop di decine di gruppi e gruppazzi attrezzati per la scalata alle charts. Che peccato sentire la voce di Julianne naufragare tra le trombe che fanno tanto “pupp” (ringrazio il mio amico Ruby per la geniale definizione) di Messed Up e cantare l’insulsa melodia alla Platters di Pyjamadrama. Ed è un peccato che anche l’ex Cardiacs Christian Hayes si sia fatto travolgere da questa mediocrità, adeguandosi all’elementare songwriting di Tim McTighe. Ovviamente non tutto è da buttare, Martian Man ad esempio è un interessante esperimento elettronico in cui Julianne prova a cimentarsi anche con uno stile canoro diverso, risultando a tratti molto vicina a Toyah Willcox, ed in fondo ci sono anche alcuni episodi come Miss World, Star As Bright As You Are, Hit Or Miss o la strumentale Julie Christie che riportano vagamente al periodo migliore degli All About Eve, purtroppo la porzione maggiore del disco è quella con cui Mice ha cercato (senza nemmeno grossa convinzione) una strada per il successo su vasta scala. Un prodotto con molti chiaroscuri, reperibile su Voiceprint.
Dear Sir / Miss World / Star As Bright As You
Are / Trumpet Song / The Milkman (Full Cream Version) / Mats Prozac / Blue
Sonic Boy / Bang Bang / Battersea / Messed Up / Star / Tiny Window / Pyjamadrama
/ Martian Man / Unborn Angel / Dumb Girl / A Dark Place / Hit Or Miss /
Julie Christie
JULES ET JIM - SUBTITLES Jam Tart AAEVP2

Questo EP capita proprio a fagiolo : ho appena finito di parlare (abbastanza male) dei Mice che mi si presenta immediatamente l’occasione di riabilitare Julianne Regan, nuovamente in campo con questo nuovo progetto denominato Jules Et Jim, partnership con Jean-Marc Lederman, ex Gene Loves Jezebel, ex The Weathermen e Ether, progetti dal taglio elettronico e industrial-rock. Subtitles, follow-up del singolo Swimming, costituisce un taglio netto con il passato musicale di Julianne, sia quello recente che quello più lontano, contraddistinto da un moderno ambient-pop che non mancherà di suscitare l’interesse dei fans di No-Man e Tex La Homa, tanto per citare i primi nomi che mi sovvengono. Qualcuno ha anche descritto Jules Et Jim come un connubio tra All Saints e Dusty Springfield, ma io personalmente non vedo attinenze di sorta : volendo si possono intravedere degli elementi, soprattutto ritmici, che richiamano a certo acid-jazz o a formule mainstream alla Jamiroquai, ma a prevalere sono le armonie vocali di una Julianne Regan che in questo frangente sembra trovarsi completamente a suo agio. Veramente eccellente la prima traccia If Life Were A Movie, così come It’s A Beautiful World, pregevole pezzo dalla cadenza dance. La conclusiva Queen Kerosene coniuga invece gli ultimi All About Eve con le ritmiche più movimentate dei primi No-Man, o se preferite con gli Eat Static, risultando un interessante esperimento di technopop decisamente superiore alla media di tanti prodotti attualmente in circolazione e dal ben diverso pedigree. Per maggiori info vi rimando al sito web di Jules Et Jim.
If Life Were A Movie / What Are The Chances
/ I Only Have Eyes For You / It's A Beautiful World / Sylvia / Queen Kerosene
CENTROZOON - SUN LOUNGE DEBRIS Burning Shed (no catalogue number)

Chissà se Robert Fripp e Brian Eno, quel giorno che si incontrarono e che casualmente diedero vita a No Pussyfooting, erano consci dell’importanza che quella loro collaborazione avrebbe avuto negli anni a venire. Se a trent’anni di distanza parliamo ancora di quell’incredibile e coraggioso esperimento è perché evidentemente l’importanza che ha avuto è tale da influenzare ed ispirare ancor oggi impavidi manipoli di musicisti in perlustrazione dei confini delle musiche possibili. Sono certo che Markus Reuter e Bernhard Wöstheinrich non negheranno queste influenze che animano il loro nuovo lavoro su etichetta Burning Shed a nome Centrozoon : Sun Lounge Debris risplende deliziosamente del sound seminale del capolavoro di Fripp&Eno, particolarmente nell’opener Harvest Girls, lunga pièce che riporta alla memoria quella Swastika Girl che riempiva la seconda facciata del summenzionato album. Registrato in presa diretta nella sola giornata del 21 Febbraio 2001 allo Studioflokati di Bielefeld, Sun Lounge Debris ci mostra una dimensione del sound di Centrozoon differente da quella che avevamo avuto modo di apprezzare con il promo del non ancora edito The Cult Of Bibbiboo, meno oscura e più eterea. Come riflessi da un gioco di specchi, i sottili filamenti che compongono questi sei immacolati soundscapes diffondono luce bianca creando teorie di rifrazioni tendenti all’infinito : si, le sensazioni evocate da questo disco mi portano ad immaginare l’accecante candore della luce solare riverberata dal pack, inviolabile scrigno contenitore di silenziosi segreti. Una quiete assoluta che nemmeno il ritmo che timidamente emerge nella conclusiva Tales Of Children In Trees riesce a turbare, lasciando intatta la consistenza delle rarefatte cortine di suoni. Così come No Pussyfooting ha rappresentato un ponte tra il fiabesco mondo dell’art rock ed i territori inesplorati nei quali si inoltrava King Crimson, e come Threnody For Souls In Torment volgeva lo sguardo su un’aurora post nucleare, Sun Lounge Debris rappresenta una prima ed ampia campata di un ponte che porta direttamente al centro dell’universo : incamminatevi in quella direzione, se siete capaci di osare …
Harvest Girls / This One Will Please You /
In Sable Orbit / This One Won't Please You / Several Chilled Wives / Tales
Of Children In Trees
GOLDFRAPP - FELT MOUNTAIN Mute Records 7243 8505482 2

Qualche mese fa questo spazio si è occupato del debut single Lovely Head di Goldfrapp, ed il caso ha voluto che quello stesso pezzo acquistasse una certa notorietà legata al suo utilizzo nello spot pubblicitario di una nota casa automobilistica. Ne approfitto quindi per parlare dell’album Felt Mountain, uscito su etichetta Mute dopo il già citato singolo che è comunque qui incluso : le ottime impressioni derivate dall’ascolto di Lovely Head trovano conferma in questo breve (39 minuti) ma gradevole disco, composto da nove tracce di notevole eleganza e spessore. Trattando del singolo avevo parlato di moods “cinematografici”, e quella stessa impressione mi accompagna anche nell’ascolto di Felt Mountain; melodie nostalgiche, malinconiche, contraddistinte da un’eleganza formale negli arrangiamenti che fanno di questo album un piccolo capolavoro di buon gusto. Non ho difficoltà ad immaginare la lirica purezza di Paper Bag o di Pilots quale sottofondo per la famosa scena in cui Anita Ekberg passeggia all’interno della Fontana Di Trevi, il fascino un po’ retrò di questi pezzi è altamente evocativo, tanto da farmi pensare a questa come ad una musica in bianco e nero abilmente giocata da Goldfrapp tra tutte le tonalità dei grigi, e questo a dispetto dei vivi colori della bellissima foto di un paesaggio montano che campeggia sul retro copertina. L’incredibile atmosfera circense di Oompa Radar potrebbe suonare come un divertissement di David Sylvian alle prese con una sua personale reinterpretazione della seconda facciata di Lizard dei King Crimson (Big Top), mentre un elegante ritmo bossanova sorregge l’ottima Human, impreziosita da un folle solo di chitarra. Indimenticabile Utopia, struggente e bucolico inno condotto da bellissime frasi di tastiera su cui Alison Goldfrapp si cimenta in una serie di vocalizzi da soprano. Scintille dell’Orpheus di Sylvian illuminano la già citata Paper Bag, e che dire di quella Deer Stop che sembra fuoriuscire dalle angosce esistenziali di Peter Hammill? Sconforto e speranza, gioia e tristezza sono le sensazioni che scaturiscono da queste nove tracce abilmente costruite da Will Gregory utilizzando le note ed i suoni con parsimonia, lasciando ad Alison Goldfrapp la possibilità di svariare a tutto campo con le vaste possibilità della sua ugola, possibilità della quale non approfitta oltre misura, centellinando anzi i suoi interventi che vanno oltre i patterns prestabiliti similmente a quanto fatto dalla sua brava collega Anja Garbarek. Un lavoro bilanciato, realizzato con la classe che molti anni or sono contrassegnò il capolavoro di Kate Bush Hounds Of Love, dopo del quale la musicista Inglese si smarrì senza ritrovare più la sua migliore ispirazione. Speriamo che Goldfrapp continui invece con brillanti risultati in progressione il cammino abbozzato con queste prime convincenti releases. Maggiori info sul sito dell’etichetta Mute.
Lovely Head / Paper Bag / Human / Pilots /
Deer Stop / Felt Mountain / Oompah Radar / Utopia / Horse Tears
MURRAY HEAD - SOONER OR LATER Headcase GAH113CD
Prosegue senza pause l’attività di ristampa del repertorio di Murray Head da parte dell’etichetta Head Case (gruppo Voiceprint), tocca questa volta all’album Sooner Or Later del 1986, album che lo stesso Murray nelle note definisce come il suo unico tentativo di fare un disco con massiccio impiego della tecnologia. Non nascondo che mi ero illuso, leggendo questa affermazione e soprattutto leggendo il nome del produttore (il leggendario Steve Hillage, già artefice di quel capolavoro che fu Once Around The World degli It Bites) ed i nomi di alcuni degli ospiti presenti (Jakko, Dave Stewart, Barbara Gaskin, Gary Barnacle, oltre al solito Geoffrey Richardson), che questo album potesse essere diverso dagli altri. Niente da fare, anche Sooner Or Later è album destinato al mercato AOR, leggero, gradevole, ben suonato, ben arrangiato e ben prodotto, ma nulla più. You Are ad esempio è un pezzo “pomp” carino, ma personalmente per sentire questo genere di cose preferisco andare a ripescare in teca Eye Of The Tyger dei Survivor, disco che mi procura sicuramente qualche emozione in più. Il ruolo di Jakko, di Dave Stewart e di Barbara Gaskin rimane confinato alle backing vocals, ed è Hillage ad accollarsi la parte preponderante del lavoro, con risultati tutt’altro che trascendentali se raffrontati con gli illustri trascorsi dell’ex Khan. Love Is Believing, Paper Thin e Fear And Ambition sono a mio avviso i pezzi migliori del disco, ma mi permetto di consigliarvi di destinare ad un migliore utilizzo la somma necessaria all’acquisto di questo CD.
You Are / Lana Turner / With A Passion / Love
Is Believing / In The Heart Of You / Paper Thin / Fear And Ambition / Wanderer
/ Picking Up The Pieces / Some People
HERE_& NOW – GIVE AND TAKE Tin Toy TTCD015

Here & Now, ovvero Planetgong privato della presenza dell’australiano folle Daevid Allen e della sua compagna Gilly Smyth : quel line up responsabile nel 1978 del bel live album Floating Anarchy ha anche prodotto nel corso degli anni diversi albums sotto la nuova denominazione, dei quali Give And Take è il primo in ordine temporale. Rimasterizzato per questa riedizione in formato CD, Give And Take conserva intatte le caratteristiche di energia e vitalità che ne hanno fatto l’album più riuscito della band, originatasi da un jamming group che nel 1974 partecipò al Windsor Free Festival e nel 1976 al Watchfield Festival davanti a 15000 persone. La popolarità che derivò dalla partecipazione a queste manifestazioni fruttò alla band la possibilità di nuove esibizioni, e l’inclusione nella formazione di altri musicisti come Arthur Brown e Kwakku dei Traffic. Una formazione a tre composta da Stefan Lowry, Keith Th'Bass e Steve Cassidy dei Mandragora è tutt’oggi in attività, con la sua imprevedibile miscela di elettriche amenità, di temi spacey e di riffs lievemente sballati. Tutte caratteristiche ben presenti in questo disco, fin dall’iniziale What You See Is What You Get, pezzo cosparso di graziosi solos di synths dal sapore “weird”, mentre Nearer Now coniuga lo Steve Hackett di Cure con suoni decisamente Canterburiani. Tra i pregi di questo disco c’è soprattutto l’estrema varietà di moods che lo attraversano, facendone un lavoro tutt’altro che monolitico, come anche la struttura di Grate Fire Of London dimostra : si tratta infatti di una lunga intro “cosmica” solcata da glissando guitars e space whispers, che sfocia in un bizzarro riff che sembrerebbe scippato al repertorio dei migliori Gong, come quello insistente della successiva This Time. Sull’insieme regna un simpatico feeling anarcoide, sottolineato da sguaiate parti cantate a più voci che rendono appieno la spontaneità del lavoro, registrato senza fronzoli che potessero compromettere la resa live della musica di Here & Now. Un bel disco che merita di essere riscoperto, ovviamente su Voiceprint.
What You See Is What You Are / Nearer Now /
Grate Fire Of London / This Time / Seventies Youth / Improvisation
FRANCIS MONKMAN – 21ST CENTURY BLUES Voiceprint VP244CD

Veramente deprimente! Un disco del genere è semplicemente inconcepibile, soprattutto se a realizzarlo è un musicista dall’illustre passato come Francis Monkman, ex Curved Air e collaboratore con Camel, Kate Bush, Renaissance, Phil Manzanera 801 e Alan Parsons Project. Il solito senile ritorno al blues disseminato in alcuni episodi da banali riffs hard, seguendo il cattivo esempio già dato diversi anni or sono da Glenn Hughes e da altri figuri improvvisamente tornati bambini, con la sola Found In Space a differenziarsi per una certa ricercatezza delle atmosfere. Purtroppo nel ricco catalogo Voiceprint finiscono, inspiegabilmente, anche prodotti come questo, di cui non posso far altro che sconsigliare l’acquisto.
Poisonality / Train Dun Gone Crazy / Delta
Bitstream Blues / Another Day / Heard In Dreams / 21-Bar Blues / At The
Court Of The King / The Four Guitarists Of The Apocalypse (You Got To Admit)
/ Harvest Time / Rinky-Dinky Public School / Acid Casino / Found In Space
/ Dispossession Blues/Small Planet Blues / Iftruth
HENRY FOOL - HENRY FOOL Cyclops CYCL 103

Immancabilmente le vicende del passato ritornano, in forma più o meno delineata, ad ingombrare il nostro attuale cammino. Così quel discusso, controverso e (per me) amato/odiato genere musicale dai più denominato progressive rock ritorna saltuariamente anche in questo spazio. Cosa resta oggi di quel modo di fare musica, cresciuto nell’humus dei fermenti socio-culturali dei tardi sixties / primi seventies, degeneratosi a cavallo degli eighties e che ha avuto un ultimo colpo di coda nella prima metà dei nineties prima di estinguersi come un dinosauro? Diciamo che i processi di selezione naturale in musica possono fare anche degli scherzi, rivalutando a distanza di tempo musicisti che in un’altra epoca non hanno avuto la fortuna che meritavano. Non nascondo che alla maggior parte dei gruppi che costituirono la punta di lancia del British New Prog (Marillion, IQ, Pallas, Pendragon, pur ascoltandone ancora i primi dischi con immutato piacere ed un briciolo di nostalgia) preferisco di gran lunga la proposta musicale di diversi gruppi delle seconde e terze linee che nel corso degli eighties non ebbero molta fortuna : mi riferisco ai vari After The Stranger, Plenty, La Host, ai primi Citizen Cain, No Man Is An Island. Certo, questi gruppi cercavano delle soluzioni personali ed erano più inclini alla contamination, quindi non richiamavano immediatamente alla memoria i vari Genesis, Yes ed ELP, ma evidentemente questa cosa veniva presa più come un difetto che come un pregio dal pubblico, e questo fattore giocò indubbiamente a vantaggio dei gruppi “maggiori”. Ma è proprio in questa seconda fascia di gruppi che affondano le loro radici tante belle realtà odierne come No-Man, Porcupine Tree, Darkroom, Samuel Smiles, Psychiatric Challenge ed Henry Fool, il gruppo in questione. Nato dall’incontro tra Stephen Bennett (ex La Host) e Tim Bowness (che nel circuito prog rock ha militato negli After The Stranger, nei Plenty e per un breve periodo nei Gothique), Henry Fool ha in seguito completato i ranghi con Fudge Smith (ex La Host, ora con i pessimi Pendragon) e con gli altri tre componenti di Samuel Smiles, Peter Chilvers, Myke Clifford e Michael Bearpark (ex After The Stranger e Plenty). Il risultato, materializzatosi in questo album pubblicato dall’etichetta specializzata Cyclops, è un riuscito blending di varie formule musicali che compongono un riuscito affresco progressive, inteso nell’accezione positiva del termine. Dimenticate le approssimative simulazioni dei grandi del passato operate dai vari Marillion e IQ, Bowness e soci con maggior perizia e disinvoltura compongono un colorato mosaico in cui si intravedono vecchie e nuove teorie musicali riunite in un’unica scuola di pensiero. Sentite il brillante tema alla Hatfield And The North di Poppy Q, il sinistro passaggio memore dei Genesis meno scopiazzati (Fly On A Windshield) che emerge tra i clangori dell’incalzante Bass Pig, l’acido free-jazz Canterburiano alla Soft Machine (ricordate Third?) di Poppy Z, il tutto filtrato attraverso l’attitudine di un gruppo composto per 2/3 da musicisti ambient. L’intero lavoro sembra assemblato in modo da dare l’idea di un insieme inscindibile (nonostante si sia in presenza di ben 16 tracce), con all’interno Lateshow, piccola suite in cinque movimenti carichi di atmosfere coinvolgenti ed evocative. Echi dei primi Camel si colgono in Jazz Monkey, frammisti a sprazzi del tardo sodalizio Fripp/Sinfield, mentre nell’eccellente The David Warner Wish List rivivono i grandi Soft Machine nella loro versione con Elton Dean, Nick Evans e Mark Charig. Delicate atmosfere alla Sylvian / Sakamoto caratterizzano la bellissima The Mellow Moods Of Malcolm McDowell, con i suoi sette minuti la traccia più lunga dell’album, in cui le chitarre di Bearpark e Bowness si mettono in evidenza per l’atipicità delle loro partiture, angolari e vagamente alla Arto Lindsay. Alcuni temi ricorrenti scandiscono il succedersi delle tracce, è il caso del malinconico mood dell’opening track Friday Brown che ritroviamo nella conclusiva Tuesday Weld, o della lieve melodia alla Carpet Crawlers che troviamo sparsa tra i solchi di Midnight Days, di Grounded e di Judy On The Brink. I sei musicisti si destreggiano bene con l’ampio ventaglio di influenze, distinguendosi con misurati e pregevoli interventi senza mai cadere nelle insidie dell’autocompiacimento : lo stile chitarristico di Michael Bearpark non è certo una scoperta per chi lo ha già apprezzato con Darkroom e Samuel Smiles, così come non è una novità la stupenda voce di Bowness; e se Clifford e Chilvers anche stavolta dispensano il loro prezioso contributo con stile e discrezione, chi ha finalmente l’occasione di cimentarsi su qualcosa che non sia la solita marcetta in 4/4 o la solita pallosa e lunghissima scopiazzatura dei Camel è Fudge Smith, batterista che pur non possedendo una buona tecnica sa destreggiarsi bene in questa occasione nel variegato insieme di proposte dispensato da Henry Fool. Pregevole anche l’opera di Stephen Bennett, ulteriormente migliorato dai tempi dei La Host non solo per quanto riguarda la tecnica ma anche per l’aspetto riguardante la scelta delle sonorità. Un debut album tanto atteso quanto convincente, che non può far altro che farci sperare che questa esperienza abbia un seguito : sarebbe un vero peccato non esplorare ulteriormente le possibilità date dall’incontro tra le tradizioni più prossime all’oblio ed il moderno approccio sperimentale di musicisti che non si accontentano di lasciarsi andare a tentazioni nostalgiche ma che cercano costantemente di sfuggire alle etichettature. Il disco è reperibile attraverso Cyclops ed Amazon, ed attraverso la miriade di distributori e venditori di progressive rock.
Friday Brown / Bass Pig / Poppy Q / Lateshow:
a) Midnight Days b) Blindman One c) Poppy Z d) Blindman Two e) Grounded
/ The Laughter That Turned To Ice / Jazz Monkey / Judy On The Brink / The
David Warner Wish List / Heartattack / The Mellow Moods Of Malcolm McDowell
/ Dreamer's Song / Tuesday Weld
GONG – Torino, Barrumba 04 Dicembre 2001

Una frase fatta recita che “gli assenti hanno
sempre torto”, e stavolta il torto che hanno avuto è stato forse
quello di credere che i Gong,
a distanza di un anno dal loro ultimo passaggio, senza nemmeno un nuovo
album da promuovere non avessero niente di nuovo da dire. Se si spiega
così la scarsità di pubblico al Barrumba
la sera del 4 Dicembre, decisamente inferiore a quello che aveva gremito
il Supermarket un anno prima, allora l’errore di valutazione è stato
veramente grossolano. Magari ha influito anche la collocazione del concerto
in un giorno di inizio settimana, fatto sta che ad attendere l’apertura
del locale eravamo così pochi che alla fine abbiamo potuto assistere
al gig comodamente seduti ad un tavolino, da posizione ottimale. Ma in
cosa si è differenziato il concerto rispetto a quello dell’anno
precedente? Ripeto, non c’era nessun nuovo prodotto da promuovere, quindi
il set è stato grosso modo quello già ascoltato al Supermarket,
ma forse proprio il fatto di non essere vincolati ad esigenze promozionali
ed un maggiore affiatamento della band hanno contribuito a rendere queste
due ore nel variopinto mondo di Daevid Allen un evento indimenticabile.
Trainati da un vero cavallo di razza quale è il portentoso Theo
Travis e da un inesauribile motorino ritmico come Chris Taylor, i Gong
hanno prodotto una performance sempre all’insegna di grotteschi e strambi
episodi psichedelici come Radio Gnome, Zero The Hero o Magdalene, disseminata
però di momenti raffinati e ricercati in cui sono prepotentemente
emersi dei tratti di jazz rock veramente notevoli. E quando la band decide
di spingere sull’acceleratore, vi assicuro che sono ben pochi gli acts
in grado di dare sensazioni simili sprigionando al tempo stesso un’energia
carica di misticismo che Allen, santone senza età, sembra convogliare
direttamente ai centri nervosi dello spettatore. L’iconografia è
sicuramente quella che ci si attende dai Gong, con le gigionerie ed i pittoreschi
costumi di Allen, i cappelli da gnomo di Gwyo Zepix e gli improbabili occhialini
di Mike Howlett, ma il livello delle
esecuzioni, succedutesi praticamente senza pause, promuove questa versione
della band al rango di quegli acts imperdibili : si, oggi il fiabesco mondo
del folle australiano sa anche suonare, e decisamente bene!
News from the World Central
- Gli Earthworks hanno un nuovo sassofonista,
l'ex-Chick Corea Tim Garland. Maggiori infos sul sito www.timgarland.com
- In arrivo un paio di nuovi prodotti del
gruppo di Bill Bruford : un doppio CD di un concerto in London intitolato
Footloose And Fancy Free e un DVD di una performance in New York City dal
titolo Footloose In N.Y.C. previsti entrambi per la prossima primavera
- Bill Bruford Earthworks appariranno nella
trasmissione statunitense The Outdoor Channel al Jim Baugh Show il 27 Gennaio
alle 5 pm, per dettagli http://www.theoutdoorchannel.com
- Jakko Jakszyk si è unito a Michael
Giles, Peter Giles e Ian McDonald in una nuova band ancora priva di nome,
che dovrebbe suonare materiale dei primi King Crimson e nuove composizioni.
La band è attualmente alle prese con le prime sessions di prove,
attendiamo futuri sviluppi
- Il diciannovesimo volume del KCCC riguarderà
le esibizioni dal vivo in Nashville del Novembre 2001, il track listing
sarà il seguente : Dangerous Curves / Level Five / The ConstruKction
Of Light / ProzaKc Blues / EleKtriK / Thela Hun Ginjeet / Virtuous Circle
/ Elephant Talk / Larks' Tongues In Aspic: Part IV / The Deception Of The
Thrush / Red
- Il California Guitar Trio ha completato
il 14 Gennaio i mixaggi del materiale registrato con Tony Levin e Pat Mastelotto,
materiale che dovrebbe essere pubblicato nel corso dell'anno
- Una trascrizione ad opera di Bert Lams di
un soundscape di Robert Fripp arrangiato da Andrew Keeling verrà
eseguito il 29 Giugno in Amsterdam dalla Metropolitan Orchestra. Probabile
una registrazione per una possibile release su DGM ed un'altra performance
ad un festival in Olanda nel 2003. Maggiori dettagli sul sito http://www.cgtrio.com
- E' in uscita il nuovo album di John Paul
Jones, The Thunderthief, "una tempestosa avventura in nove tracce". Il
talento di JP Jones si esprime attraverso una incredibile gamma di strumenti
: bassi a 4, 6, 10 e 12 corde, bass steel guitar, piano, mandolino a tre
manici, kyma, koto, autoharp
e ukele. L'album comprende anche 4 tracce
vocali, con lyrics di John Paul Jones e Peter Blegvad, più il contributo
di Adam Bomb e Robert Fripp. DGM inizierà a prendere prenotazioni
dal 29 Gennaio
- Il libro di Sid Smith su King Crimson, dal
titolo In The Court Of King Crimson (ISBN 1-900924-26-9), è disponibile
dal 30 Novembre 2001. Il libro consta di 352 pagine con molte illustrazioni
ed interviste esclusive. Disponibile in paperback format al prezzo di 14.99
Sterline Britanniche ed in una edizione limitata speciale in hardcover
format di 500 copie numerate e firmate al prezzo di 25.00 Sterline Britanniche.
Le spese di spedizione sono le seguenti :
Paperback UK 1.50; Europa 2.50; USA 4.50;
Resto del mondo 6.50;
Hardcover UK 2.50; Europa 3.50; USA 6.50;
Resto del mondo 8.50;
Ordini per e-mail, telefono, fax o posta presso
Helter Skelter :
Tel 44 (0) 20 7836 1151 - Fax 44 (0) 20 7240
9880
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8LL, UK
website : www.skelter.demon.co.uk
News from the World
- Concerto di Centrozoon sabato 23 Febbraio
2002 al The Buddle Arts Centre,
258b Station Road, Wallsend, Tyne & Wear NE28 8RH, UK - Tel/fax +44
(0) 191 200 7133 - Biglietti £4 in prevendita, £5 la sera dello
spettacolo (domanda : perchè in Italia funziona al contrario?)
- Centrozoon il 26 Febbraio al Phoenix
Arts & Media Centre, Exeter. Altre date dovrebbero presto essere
confermate in Manchester, Norwich e London
- Confermiamo la triste notizia dello split
di The Monsoon Bassoon, avvenuto il 13 Ottobre 2001. Il loro drummer Jim
Keddie ha lasciato la band per motivi familiari (a quanto pare ha un figlio
in tenera età) ed il resto della band non ha voluto continuare con
un nuovo membro. L'ultima release della band è stato un singolo
di tre tracce su etichetta Day Release Records, come parte di un set di
3 CD single comprendenti anche Defeat The Young e The Naysayer. Fortunatamente
i vari membri di The Monsoon Bassoon sono ancora amici e lavoreranno ancora
insieme in altri progetti : Daniel e Sarah fanno parte della backing band
di Defeat The Young, Kavus sta lavorando ad un album solista, Daniel e
Kavus hanno messo in piedi un progetto rockabilly dal nome di Miss Helsinki,
avendo riscoperto la loro passione per la musica di Brian Setzer. Non si
ha al momento nemmeno una lontana idea di una release date per nessuno
di questi progetti. Gli ex membri di The Monsoon Bassoon sono comunque
impegnati con la loro etichetta Weird Neighbourhood Records, che si sta
interessando alle sorti di una nuova e molto pesante London-based band
dal nome Ursa, della quale è possibile sapere di più consultando
il sito http://www.skippyscage.com/ursa/index.htm.
Non è comunque escluso che la band si possa un giorno ricostituire,
nel frattempo vi lascio gli URL dei loro websites : http://www.themonsoonbassoon.com
oppure http://www.themonsoonbassoon.freewire.co.uk
- Ci viene segnalata dall'amico Dann Chinn
della prestigiosa e-zine Misfit City una band dal nome di Oceansize
, proveniente da Manchester ed avente caratteristiche in comune con Levitation,
Dark Star e Pearl Jam. Il line-up è composto da tre chitarristi
più basso e batteria, molto pesante e molto "urban psychedelic".
La loro ultima release è un EP dal titolo A Very Still Movement,
su Soviet Union Records
- L'etichetta All
My Eye And Betty Martin Music, in collaborazione con Org Records, ha
ripubblicato l'album Pony ed il singolo Hazel degli Spratleys Japs'. Per
il 2002 sono attesi gli albums di William D. Drake, Stars In Battledress,
Lake Of Puppies e Mr & Mrs Smith & Mr Drake (una prima versione
di Sea Nymphs)
- Sprazzi di cronaca del concerto dei Cardiacs
al Mean Fiddler di Londra del 23 Novembre, a quanto pare memorabile, con
una formazione occasionalmente espansa ed una parziale reunion. L'attuale
line-up (Tim Smith, Jim Smith, Jon Poole, Bob Leith) è stato rinforzato
da Joanne Spratley (Spratleys Japs) e Claire Lemmon (Sidi Bou Said/Tetra)
che hanno contribuito le backing vocals per il pezzo iniziale Dirty Boy.
Gli altri ex membri Christian Hayes (guitar), Dominic Luckman (drums) e
Tim Quy (synth) hanno suonato nella porzione centrale del concerto e nella
conclusiva The Whole World Window (con Jim Smith al basso, Jon Poole alle
tastiere e Bob Leith alle lead vocals). Questo finale ha visto anche la
partecipazione del manager originario The Consultant e dell'assistente
Miss Swift, che hanno contribuito a ricreare il famoso finale teatrale
dei concerti dei Cardiacs tenutisi negli anni '80. Così nostalgico
da condurre alle lacrime di gioia molti componenti del pubblico ...
- Tim Bowness ha registrato un album con il
duo tedesco Centrozoon. Le registrazioni
si sono svolte tra il 7 ed il 9 Dicembre 2001, ed hanno fruttato 13 pezzi
per un nuovo album, che dovrebbe suonare come un connubio tra i ProjeKcts
ed i No-Man di Wild Opera
- Il 13 Dicembre 2001, al Chillingham Arms
di Newcastle, Blue Apple Boy hanno suonato il loro primo concerto con il
nuovo cantante Andrew "Tiny" Wood (ex Sleepy People e Ultrasound). La band
ha registrato il suo debut album Salient atteso su Edgy Records nei primi
mesi del 2002. Da segnalare che Tiny canta anche con un'altra band di Newcastle,
dal nome Siren
- Somatics (del cui singolo Last Days In An
Old Town su Shifty Disco abbiamo trattato qualche tempo fa) hanno firmato
per Beggars Banquet, maggiori infos al http://www.the-somatics.co.uk
; un singolo dal titolo Lemonade è atteso a breve
- Un altro ex Ultrasound (il tastierista Matt
Jones) è ora il leader e frontman di Minuteman, che hanno realizzato
il singolo Words Fail Me Now su Ignition Records il 24 Novembre 2001 (maggiori
infos al http://microsites.nme.com/on/site/minuteman2411.html)
- Rothko (il progetto art-rock Britannico
consistente in un line-up di tre bassisti e niente altro) hanno rivoluzionato
il line-up. Mark Beazley continuerà ad usare il nome Rothko mentre
Crawford Blair e Jon Meade hanno lasciato la band unendosi rispettivamente
a Foe e Lomax. In futuro Rothko lavorerà con differenti line-ups
: talvolta il solo Mark, talvolta Mark con noise musicians quali Susumu
Yokota e Janek Schaefer, e qualche volta Mark insieme ai cinque membri
di Delicate Awol. Questo six-piece lineup ha suonato il 21 Dicembre 2001
al Arts Cafe, Commercial Street, London presentando il materiale che comporrà
il prossimo album di Rothko intitolato A Continual Search For Origins,
che uscirà su Too Pure Records durante il 2002. Nel corso del 2001,
Rothko ha realizzato due albums, No Anchor No Chart No Rudder No Sails
(su Burning Shed) ed il live album Not Gone Not Forgotten (Lo Recordings),
ed il mini-album In The Pulse Of An Artery (su Bella Union). Maggiori info
al http://www.rothkomusic.co.uk
- La band londinese Geiger Counter si è
sciolta, consegnando (come detto in precedenza) il chitarrista Jon Meade
(membro anche di Rothko) ad una nuova band dal nome di Lomax, mentre i
restanti membri (il chitarrista Jason Carty, il bassista Crawford Blair
ed il drummer Paul Westwood) continueranno sotto la denominazione di Foe.
Crawford Blair ha anche iniziato a lavorare ad un solo project denominato
Santa Dog
- L'ex leader di Magnilda Richard Larcombe
fa attualmente parte di due progetti, entrambi con base a Londra. Il primo
è Defeat The Young, progetto acustico che a volte coinvolge ex membri
di The Monsoon Bassoon e di Geiger Counter, oltre al musicista elettronico
Max Tundra, nel live act. Il secondo è Stars In Battledress, una
collaborazione con suo fratello, il tastierista James Larcombe. Entrambi
i progetti sono nella vena di bands e musicisti come XTC, Robyn Hitchcock
e Sea Nymphs. Il debut album di Stars In Battledress è atteso su
All My Eye And Betty Martin Music nel corso del 2002, con un album di Defeat
The Young a seguire
- No-Man in studio per il follow up del riuscitissimo
Returning Jesus. Il nuovo materiale è considerato dal duo Bowness/Wilson
come un ulteriore sviluppo dei più ambiziosi elementi del precedente
album. La band spera di realizzarlo nel corso del 2002 per inaugurare un
nuovo contratto di distribuzione, in quanto No-Man è in scadenza
di contratto con Third Stone ed è probabile quindi che il materiale
escluso da Returning Jesus appaia sotto forma di un EP di addio per questa
label
- Porcupine Tree hanno invece lasciato la
Snapper Records e firmato per la Atlantic, per il cui debutto hanno già
preparato i demos per il prossimo album, atteso nel corso del 2002. Come
conseguenza di questo accordo con la Atlantic, il live album previsto sull'etichetta
dei Porcupine Tree è "congelato"
- Roger Eno realizzerà un nuovo album
su Burning Shed nei primi mesi del 2002. In coincidenza, una performance
comprendente Roger, Tim Bowness, Peter Chilvers, Mark Beazley (Rothko)
e Centrozoon si terrà al Assembly House, Theatre Street, Norwich
il 28 Febbraio. I biglietti saranno venduti attraverso la shop section
del sito Burning Shed ed al box
office del Norwich Arts Centre (01603 660352)
- Pare materializzarsi la possibilità
di una ristampa, su Third Stone, dell'ormai fuori catalogo album Flame
di Tim Bowness e Richard Barbieri
- Burning Shed metterà presto in vendita
t-shirts di IEM e No-Man
- Bluvertigo finalmente al lavoro sui pezzi
per un nuovo album di studio, dopo il mezzo passo falso della inopportuna
raccolta Pop Tools
- Nel corso di un’intervista rilasciata nel
Luglio 2001 alla E-zine Lettone Green Dolphin, Graham Sutton ha annunciato
il ritorno dei Bark Psychosis. Il nuovo album DustSucker è atteso
a breve su Parlophone label e pare abbia richiesto un paio di anni di lavoro
a Sutton (unico membro originario rimasto) che è stato coadiuvato
da un nutrito numero di musicisti, tra i quali l’ex Talk Talk Lee Harris,
Pete Beresford, Anja Buechele, Rachel Dreyer e David Panos. Probabile anche
un live album composto da materiale d’archivio su etichetta 3rd Stone
- Lee Harris è attualmente al lavoro
sul nuovo materiale per il prossimo album degli O'rang
- L'album di Steve Jansen e Claudio Chianura
Kinoapparatom, live performance della colonna sonora di un film del 1929
è
disponibile su etichetta Medium
- Emetrex dovrebbero tornare in Europa per
un tour di supporto al loro debut album Metacomet nel corso del 2002
- Mother Goose stanno approntando un tour
in Finlandia e UK per promuovere il loro album Junior Magic uscito su etichetta
Seriously Groovy
- Econoline in studio per completare le registrazioni
per il debut album, prima di cominciare il tour Europeo in primavera. La
band ha recentemente contribuito con il pezzo Topology all’ultimo EP dell’etichetta
Fierce Panda pubblicato in Ottobre
- Hertzan Chimera ha avuto tre nomination
nel Predators & Editors Readers' Poll nelle categorie :
Author Website : www.hertzanchimera.com
Published Novel : Szmonhfu pubblicata da Eraserhead
Press www.eraserheadpress.com
Published Short Story :VIXEN-NAKED ULTRA-LUNCHEON
http://www.horrorauthors.net/gallows/erotic/vixen.htm
Se volete votare per questo talento Inglese
soffocato tra tantissime candidature di autori Americani l'indirizzo web
è : http://critters.critique.org/predpoll
- Alcuni dettagli sulle date Britanniche finora
confermate di Centrozoon :
Sabato 23 Febbraio 2002,
Buddle
Arts Centre, Wallsend, Tyne & Wear
Box Office: (0191) 2007132 (Duo performance
by Markus Reuter & Bernhard Wostheinrich)
Martedi 26 Febbraio 2002,
Phoenix
Arts Centre, Exeter, Devon
Box Office: (01392) 667080 (Trio performance,
featuring Tim Bowness)
Giovedi 28 Febbraio 2002,
The
Assembly House Centre, Norwich, Norfolk
Box Office: (01603) 660352 / biglietti disponibili
anche attraverso Burning Shed
shop (Trio performance, featuring Tim Bowness. Con Centrozoon suoneranno
anche Roger Eno, Peter Chilvers e Mark Beazley)
- Il 3-track 12" Centrophil EP di Centrozoon
è finalmente disponibile al sito http://www.centrozoon.de.
Sullo stesso sito è disponibile anche il download di Thusgg (Wodka
Remix) prodotto da Rutzel79
- L’organizzazione Internazionale A.N.S.W.E.R.
(Act Now to Stop War & End Racism) ha indetto una Manifestazione contro
il World Economic Forum Sabato 2 Febbraio 2002, ore 11 A.M., al Waldorf
Astoria Hotel, 50th St. and Park Ave. New York City. Il Dipartimento di
Polizia di New York ha dichiarato che non verrà creata una “zona
rossa” intorno al Waldorf come accaduto a Quebec City e a Genova. Il World
Economic Forum (i cui membri sono stati definiti “la faccia del terrorismo
economico”) in passato si è solitamente riunito a Davos, in Svizzera,
dove è stato oggetto di massicce dimostrazioni no-global; il cambio
di sede è un tentativo da parte dell’organizzazione del forum per
evitare la protesta. A.N.S.W.E.R. fa appello a tutti coloro che si oppongono
alle politiche contro le classi povere, alle guerre degli USA in Afghanistan,
Iraq ed in qualunque parte del mondo, al razzismo e che combattono per
le libertà ed i diritti civili a partecipare alla manifestazione.
Maggiori informazioni sul sito www.InternationalANSWER.org
- Un piccolo spazio di vanitosa autocelebrazione
: la qualità del lavoro svolto da NO
WARNING! è stata recentemente
riconosciuta da Iannis Kalifatidis (leader dei disciolti Into The Abyss)
e Theo Travis, che nei rispettivi siti hanno inserito i links a questo
modesto spazio. Iannis si è detto felice di vedere il suo nome figurare
tra Robert Fripp e John Greaves, mentre Theo, orgoglioso del paragone da
me fatto con Mel Collins, ha addirittura inserito nello spazio dedicato
una traduzione in lingua Inglese della recensione di Heart Of The Sun.
Piccoli/grandi riconoscimenti come questi non possono far altro che fungere
da stimolo per il sottoscritto a continuare ad offrire a musicisti e lettori
un prodotto della miglior qualità possibile
E così se n’è andato anche quest’anno!
Inesorabilmente il tempo continua a trascorrere, scandendo il tempo del
genere umano, dei suoi luoghi e delle sue vicende : questo bizzarro fenomeno
viene definito con il termine ‘Storia’. La storia è allora qualcosa
che alcuni uomini scrivono giorno dopo giorno, vero? E come? Ad esempio
lanciando sassi contro dei soldati, che a loro volta manovrando una ruspa
demoliscono una casa, dando il pretesto ad un altro uomo per dirottare
un aereo di linea mandandolo a schiantarsi contro un grattacielo brulicante
di persone, in modo che un altro uomo possa avere il pretesto per svuotare
i suoi arsenali scaricandoli su un paese arretrato ai margini del mondo
dove tra poco altri uomini avranno la possibilità di aprire un punto
MacDonalds e di vendere prodotti Microsoft. Perfetto, no? O troppo semplicistico?
In un mondo come quello in cui viviamo, in cui è sempre più
difficile cantare fuori dal coro ed in cui certi valori oltre ad essere
demodè vengono visti come ostili all’attuale sistema delle cose,
l’esempio fatto in precedenza è ahimè fin troppo fedele alla
realtà e perfettamente consono alla logica imperante. Proclamarsi
pacifisti, umanisti, ambientalisti, antiglobal, alternativi, non allineati
diventa anche pericoloso, oltre che demodè. “Il mondo è cambiato,
e tu non puoi farci niente” : è questo il leit-motif che nasconde
anche la minaccia “E se non ti adegui sarà peggio per te!”. Si,
è vero, il mondo è cambiato, si è uniformato, standardizzato
: l’unica cosa in stato di “rivoluzione permanente” è il mondo della
finanza, quasi a dimostrare che Trotzky è stato compreso meglio
dai capitalisti che dai proletari e dai loro rappresentanti; tutto il resto
è conformismo spinto al limite del conservatorismo. Un esempio stupido
di ciò che ho detto sta già bussando alla porta : l’imminente
Lotteria Italia, l’incombente Festival di Sanremo, la squadra Campione
D’Inverno nel campionato di serie A, i saldi … tutte quelle cose che si
perpetuano, si conservano immutabili all’interno di un ordine che non ha
alcun interesse nel cambiamento. Dovrà rimanere tutto così
fino al giorno in cui finiremo inceneriti come conseguenza del disastro
ambientale provocato dall’uomo nel brevissimo spazio temporale che va dalla
rivoluzione industriale ai giorni nostri? E’ un amaro sfogo il mio, scusatemi
per questo, ma credo che sia finito il momento dei buoni propositi di fine
anno, dei messaggi alla nazione del presidente della Repubblica, delle
preghiere e delle speranze che vengono puntualmente accantonate e rimandate
ad un’altra occasione : l’unica strada per dare un senso alle speranze
e a tutto il resto è l’azione. Azione che non vuole assolutamente
significare “uso della forza” come qualcuno potrebbe intendere, e non si
tratta nemmeno di azione intesa come “movimento fisico”, si tratta solo
di riaccendere la luce, di far uscire le nostre menti dal torpore che le
ha ottenebrate, di pensare in grande rispetto alle nostre piccole zone
di influenza. Il lavoro che ho svolto quest’anno con NO
WARNING! ha voluto essere un piccolo
passo in questa direzione, con un sempre maggiore spazio dato a realtà
musicali poco o nulla conosciute provenienti da quasi tutti gli angoli
del mondo (e su questo ‘quasi’ tornerò più avanti) ma anche
a qualche nome “di grido” meritevole di attenzione, ed anche con piccole
nicchie dedicate alla letteratura ed al cinema, ad attività culturali,
ambientaliste ed animaliste. Ho anche trattato a più riprese di
quelle “zone d’ombra” del mondo musicale quali sono l’industria discografica
e la Siae, nel tentativo di far conoscere alcuni dei meccanismi che animano
le scelte di chi con la musica ha poco da spartire, a parte le grandi cifre
che il mercato discografico muove. Tratterò ancora di questi argomenti,
in quanto li ritengo meritevoli di attenzione ed utili per gli appassionati.
Se c’è una cosa che però mi ha amareggiato, e qui torno al
‘quasi’ di prima, è il totale disinteresse degli operatori Italiani
del settore : io scelsi deliberatamente, due anni e mezzo fa, di rivolgermi
al pubblico Italiano per promuovere forme musicali che mi sembrava non
avessero sufficiente esposizione sulla stampa e nel circuito delle e-zines
del Bel Paese, rinunciando al facile compito di produrre l’ennesima zine
in lingua Inglese che mi avrebbe garantito un feedback sicuramente ben
più ampio. Speravo altresì di interessare e coinvolgere anche
bands ed etichette Italiane, ma la mia attesa è stata fino ad oggi
vana : ho coinvolto fino ad oggi musicisti ed etichette della Gran Bretagna,
Grecia, Portogallo, Germania, USA, Australia, Sud Africa, ma ci fosse stato
uno, dico un gruppo Italiano che si sia degnato non di inviarmi una cassetta
con la loro musica registrata sopra, ma almeno di rispondere alle e-mail!
Certo, mi dispiace ed anche molto, perché sono certo che esistono
molti musicisti Italiani che non sfigurerebbero nel confronto con musicisti
di cui tratta abitualmente NO WARNING!,
ma non sarà questo dispiacere a farmi smettere di trattare di realtà
straniere meritevoli di attenzione e molto più attente nel rapporto
con noi umili scribacchini. Ciò significa che mi avrete tra i piedi
anche nell’anno che sta per sopraggiungere. Auguro a tutti voi un Buon
Natale ed un Felice Anno Nuovo.
In questo numero di NO
WARNING! :
- Double VROOOM : the Double Trio definitive
live album
- The Birth Of A King : the Giles Giles And
Fripp demo tapes
- Back To The UFO : the Soft Machine early
material
- Ageless Songs : the John Greaves albums
review
- The Naked Songs : the John Martyn and Danny
Thompson live albums
- Pipe Dreams And Voices : the Murray Head
reissues
- Johnny Too Bad : the John Martyn collectors
series
- Words In Another Room : the Jansen/Barbieri/Karn
live album
- Music From The Kitchen : the Psychiatric
Challenge live sampler
- Insanity Flies : the Rick Ray new album
- Some More Blue Horizons : the China Crisis
acoustic live album
- The Eternal Heat : the Into The Abyss live
album review
- A Little Bit Of Knowledge : Please, read
this
- News from the World Central
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KING CRIMSON - VROOOM VROOOM Discipline Global Mobile DGM0105

Presentato dalla DGM come “il live album definitivo del double trio”, VROOOM VROOOM si candida ad essere una delle releases fondamentali dell’anno che volge al termine. Però, e non datemi del guastafeste solo per il fatto che tiro sempre fuori un "però" quando parlo di questo che è il mio gruppo preferito, questo doppio album sinceramente mi soddisfa a metà. Perché? A causa della scelta dei masters da cui è stato tratto il materiale qui incluso : King Crimson tra il 1995 ed il 1996 ha girato il mondo in lungo ed in largo, inanellando un totale di 133 date che sicuramente sono state tutte registrate, ed il team della DGM cosa va a ripescare? Una parte dei concerti dell’Agosto 1996 in Città Del Messico, materiale già reso disponibile tempo addietro per il download gratuito (senza contare che alcuni estratti da questo concerto erano già stati inclusi nella compilation live Cirkus), il concerto ricavato dalle date del Novembre 1995 in New York già realizzato integralmente come doppio volume 5&6 del King Crimson Collectors’ Club (ed egoisticamente parlando, poco mi importa se c’è stata una grande richiesta per una sua mainstream release, che ora comunque giunge incompleta e che ben difficilmente soddisferà la medesima richiesta : i membri del KCCC quel doppio volume lo hanno pagato al prezzo di due singole releases, quindi chi brama per questi prodotti in esclusiva aderisca all’iniziativa, così finanzia anche l’attività di Crimso) e lo spezzone del concerto al (se non sbaglio) Palace Theatre di New Haven del 18 Novembre 1995 in cui Adrian Belew esegue Free As A Bird, anche questo già incluso nell’album Belewprints (le cui note recitano che questa registrazione proviene da un altro concerto in New York). Pazienza se non ci fosse stato altro materiale a disposizione, ma tutti noi sappiamo bene che non è così. Ciò non toglie che siamo di fronte ad un altro eccellente campionario delle incredibili live performances di Crimso, e di quale Crimso! Bando ad ogni remora, dichiaro apertamente che a mio avviso il Double Trio è stato la migliore formazione di King Crimson tra tutte quelle assemblate, perennemente in equilibrio sul filo del rasoio tra concretezza (Mastelotto e Gunn) ed estrosa temerarietà (Bruford e Levin) : nel mezzo, il tandem di “asce” più incredibilmente assortito che la storia della musica ha visto operare. Eccessivo, azzardato, lussuoso, troppo costoso in termini finanziari, l’incredibile Double Trio è stata forse l’intuizione più geniale di Fripp, fino al 1993 alle prese con un line up di rodaggio con Jerry Marotta ed intento a fare la corte ad un improbabile (per Crimso) frontman come David Sylvian. Solo una formazione come questa poteva permettersi di realizzare un album di sole improvvisazioni come THRaKaTTaK, operazione non sempre riuscita a dovere ai vari ProjeKcts e nemmeno alla successiva formazione di King Crimson. E non credo di essere oltremodo influenzato nel mio giudizio dai bellissimi ricordi che conservo delle otto date Italiane a cui ho assistito in quel periodo, quella formazione era realmente il massimo che si potesse sperare di vedere in azione. L’ironico Lennon, il mistico Hendrix, piramidi maya e montagne sacre sotto un cielo BLUE solcato da scie metalliche e da improvvisazioni freeform : l’incredibile miscela ha dato luogo a momenti indimenticabili di pura magia, come anche questo doppio CD può ampiamente testimoniare. Inoltre, questa è la prima release ufficiale ad includere 21st Century Schizoid Man eseguita dal Double Trio, pezzo che nel 1996 ha fatto piangere di gioia più di un fan. E allora, bando alle ciance, il set incluso in questi due dischetti ottici non ha bisogno di presentazioni, ma solo di persone disposte ad ascoltare. E non stiamo più a perdere tempo in critiche assurde verso Belew che ha eseguito le parti di mellotron in Dinosaur con il guitar synth ... com'è che recitava quel passaggio? ... doesn't take a scientist to see how any clever predator could have a piece of me ...
Disc One, Live in Mexico City Metropolitan
Theater, Mexico City August 2, 3, 4, 1996 : VROOOM VROOOM / Coda: Marine
475 / Dinosaur / B'Boom / THRAK / The Talking Drum / Larks' Tongues In
Aspic (Part II) / Neurotica / Prism / Red / Improv: Biker Babes Of The
Rio Grande / 21st Century Schizoid Man
Disc Two, Live in New York City Longacre Theater,
New York City November 20, 21, 22, 24, 25, 1995 :
Conundrum / Thela Hun Ginjeet / Frame By Frame
/ People / One Time / Sex Sleep Eat Drink Dream / Indiscipline / Two Sticks
/ Elephant Talk / Three Of A Perfect Pair / B'Boom / THRAK / Free As A
Bird / Walking On Air
GILES, GILES AND FRIPP – THE BRONDESBURY TAPES Voiceprint VP235CD

Chi l’avrebbe mai detto! Quando oramai nemmeno il più inguaribile ottimista avrebbe più sperato in cotanta grazia, l’insperabile si è materializzato sotto forma di questa raccolta di demos dal titolo The Brondesbury Tapes. E pensare che si è dovuto penare tanto nell’attesa che, nei primi nineties, venisse ri-pubblicato in CD il bizzarro The Cheerful Insanity, album altrimenti introvabile se non dietro esborso di una discreta cifretta presso qualche mercante da convention del disco da collezione. L’album in verità lasciava intravedere ben poco dei fasti a venire : i fraseggi all’interno di North Meadow, il variegato lavoro introduttivo in The Crukster ed i due brani a firma Fripp, Suite No.1 e Erudite Eyes. Alla luce di queste registrazioni diventa un po’ più chiaro il passaggio dall’umoristico beat di The Cheerful Insanity ai fasti epici di In The Court Of The Crimson King, passaggio avvenuto comunque in un’epoca completamente diversa da quella attuale. La scena musicale Inglese della seconda metà dei sixties era un continuo brulicare di gruppi che nascevano, incidevano uno o due singoli, si frammentavano con continui interscambi; nei clubs di Londra si perpetuavano gli omaggi ai Beatles, agli Stones, al rhythm’n’blues e al rock’n’roll animal, in un agonizzante rantolo creativo che vide parzialmente estranei a questo status le bands che frequentavano clubs quali l’Ufo : i primi Pink Floyd, i Soft Machine, i Tomorrow (ovulo generatore di Pink Fairies e Yes), alle prese con le loro alterazioni genetiche sulle elementari strutture beat. In questo periodo, in questo clima di attesa si muovono anche i Revens, i Dowlands, i Warriors, ceppi originari di due grandi famiglie destinate a ben altre fortune e che nel corso degli anni troveranno più volte punti di contatto : Yes e King Crimson. Nei Warriors, in attività tra il 1963 ed il 1967, militano infatti Jon Anderson e Ian Wallace, che anni più tardi ritroveremo nei ranghi del Monarca; nei Dowlands troviamo, tra il 1961 ed il 1963, i fratelli Michael e Peter Giles, che tra il 1964 ed il 1967 costituiranno la sezione ritmica dei Trendsetters Ltd, mentre nei Revens sono presenti Gordon Haskell (anche lui più tardi nei King Crimson) e Robert Fripp. I Revens si evolveranno nella League Of Gentlemen, un’altra band di breve durata, dalla primavera del 1965 al 1966. Nel Settembre del 1967 prende forma la prima line up di Giles, Giles and Fripp con il pianista Doug Ward a completare i ranghi, in Ottobre avviene il fatidico trasferimento a Londra. Tra Febbraio e Maggio del 1968 viene registrato l’album che verrà pubblicato il 26 Settembre dello stesso anno. Si era però a conoscenza del fatto che ai tre titolari dell’album si erano uniti l’ex cantante dei Fairport Convention Judy Dyble ed il suo boyfriend Ian McDonald, ma di questo line up tutto ciò che era stato fino ad ieri pubblicato era una demo version di I Talk To The Wind inclusa nella raccolta The Young Persons Guide To King Crimson del 1976. Qualche altro sporadico demo è sbucato fuori nel circuito dei collezionisti di live tapes, ma si trattava per lo più di versioni dei pezzi dell’album con qualche sovraincisione dei fiati di McDonald. Le 21 tracce qui incluse rappresentano invece l’intera produzione del quintetto nella sua fase di transizione da GG&F a King Crimson, produzione in cui si nota un sempre minore peso compositivo di Peter Giles che viene bilanciato da un sempre maggiore apporto di Fripp e di McDonald, spesso in coppia con l’amico Peter Sinfield. Peter Giles è infatti autore dei pezzi già inclusi in The Cheerful Insanity e qui rielaborati con l’apporto di McDonald, oltre che dell’unica traccia sopravvissuta delle prime sessions di home recording tenutesi al Beacon Royal Hotel di Bournemouth poco prima dell’inevitabile trasferimento del trio dalla provincia alla grande Londra : Hypocrite è un pezzo dalle connotazioni quasi dark che richiama alla mente quella Nightmare In Red inclusa nel singolo di The Brain, altra formazione pre-Crimso dei fratelli Giles. Nella medesima scia si colloca anche Murder, ed a questo punto abbiamo la conferma che Peter Giles ed il resto del gruppo si stavano muovendo lungo direttrici completamente divergenti. Si cominciano quindi ad intravedere forme embrionali di pezzi che riemergeranno di li a poco nel repertorio di Crimso : in Suite No.1 si segnala un brandello della futura Lady Of The Dancing Water, nel bolero psichedelico di Passages Of Time ci imbattiamo invece nella melodia di Peace, mentre Why Don’t You Just Drop In (presente in due versioni) è una primitiva versione beat di quella Drop In che riemergerà nei concerti di King Crimson del 1969 per poi trasformarsi definitivamente in The Letters nel 1971. Qui si segnala un imbarazzante solo di un irriconoscibile Fripp, forse peggiore di quello incluso nel singolo Love / Reputation degli Shy Limbs. I Talk To The Wind è inclusa in ben due versioni già abbastanza definite e prossime a quella che verrà inclusa nel debut album di King Crimson, una cantata da Michael Giles e Ian McDonald, l’altra (quella inclusa in The Young Persons Guide To King Crimson) da Judy Dyble. Due sono anche le versioni di Under The Sky, pezzo che Peter Sinfield includerà nel suo album Still : entrambe abbastanza differenti dalla versione definitiva, la prima è leggermente più lunga e priva dell’apporto della batteria di Michael Giles, presente invece nella seconda. Incredibile invece l’evoluzione di Erudite Eyes, completamente stravolta da un approccio improvvisativo che i fans più attenti non mancheranno di porre in parallelo alle improvs che abbiamo avuto modo di apprezzare in alcuni bootlegs ed in recenti releases di registrazioni live del 1969, quale ad esempio Travel Weary Capricorn. Interessanti anche le due versioni di Make It Today, altro pezzo firmato da McDonald e Sinfield in cui si respirano le atmosfere che caratterizzarono nel 1970 l’album di McDonald&Giles. Fa un’impressione veramente strana invece cercare di riconoscere in Wonderland lo stile compositivo di Robert Fripp, a cui mai avrei ricondotto questo swing se non avessi letto i credits nel booklet del CD, booklet veramente curato ed infarcito di esaurienti note scritte da Peter Giles che ricostruiscono molto dettagliatamente la preistoria di Crimso e gli accorgimenti tecnici utilizzati per questi demos registrati su un vecchio Revox. L’accoglienza da parte della stampa ai prodotti discografici ufficiali del trio (l’album ed i singoli One In A Million / Newly Weds e Thursday Morning / Elephant Song) fu incoraggiante, il riscontro di vendite non altrettanto, sotto le seicento copie. Questo fattore, unito all’impossibilità di procurare alla band date per concerti dal vivo, determinerà la notte del 15 Novembre 1968, la nascita di King Crimson. Racconterà Fripp “Tra mezzanotte e le quattro di mattina King Crimson è formato a grandi linee tra Fripp e Michael Giles in cucina, dopo un'inconcludente session di Giles, Giles and Fripp alla Decca", ma per il neonato Monarca si presentano presumibilmente immediati problemi, tanto che Robert Fripp il giorno successivo alla nascita di King Crimson avvicina Peter Giles informandolo che Greg Lake, un allievo del suo stesso insegnante di chitarra, può prendere indifferentemente il posto di uno di loro due, a discrezione del resto del gruppo. Peter Giles abbandona, e Greg Lake il 2 Dicembre raggiunge Londra, portandosi dietro l’equipaggiamento acquistato grazie ad un prestito di un suo zio. Le prime sessions di prova si tengono il 13 Gennaio 1969 nel sottosuolo del Fulham Palace Cafè, il resto della storia lo conoscete.
Hypocrite / Digging My Lawn / Tremelo Study
In A Major (Spanish Suite) / Newly Weds / Suite No.1 / Scrivens / Make
It Today / Digging My Lawn / Why Don't You Just Drop In? / I Talk To The
Wind / Under The Sky / Plastic Pennies / Passages Of Time / Under The Sky
/ Murder / I Talk To The Wind / Erudite Eyes / Make It Today / Wonderland
/ Why Don't You Just Drop In? / She Is Loaded
SOFT MACHINE - TURNS ON VOLUME 1 & 2 Voiceprint VP231CD, VP234CD


Tra i “ceppi” più importanti per lo sviluppo della musica rock, quello della Canterbury School è indubbiamente uno di quelli di maggiore rilevanza. Se non fossero esistiti i Wilde Flowers non avremmo conosciuto bands incredibili come Hatfield And The North, National Health, Matching Moles ed oggi non potremmo deliziarci con tutti quei gruppi ancora in attività come Gong, Here & Now ed In Cahoots. Un mio amico avanzò tempo fa l’ipotesi che gli unici veri gruppi Canterburiani siano stati Caravan e Soft Machine, in quanto tutti gli altri sono stati filiazioni di questi due a loro volta generatisi dai Wilde Flowers. E, come in tutte le famiglie che si rispettino, le transizioni sono state comunque travagliate, ed i due volumi che qui presentiamo testimoniano proprio questa fase. Il folle australiano Daevid Allen, che sul debut album non era già più della partita, è ancora presente nel materiale incluso in uno di questi due CDs e che testimonia il passaggio da forme musicali più elementari agli acidi episodi psichedelici dei primi albums. Molti dei pezzi inclusi, spesso in più versioni, nel primo volume risultano già editi in alcune raccolte postume di materiale del periodo in cui i Soft Machine erano ancora un four piece, e la composizione di alcuni di questi risale addirittura ai tempi dei Wilde Flowers (è il caso, ad esempio, di She’s Gone). Il materiale qui incluso, va detto, è di qualità audio tutt’altro che eccelsa, trattandosi di registrazioni fatte con mezzi di fortuna in vari studios e locali Londinesi come il Middle Earth e lo Speakeasy nel corso del 1967, ma il loro valore è quello di tutte le releases di questo tipo, cioè di testimonianza di un periodo che la discografia ufficiale del gruppo non ha coperto. E’ così possibile apprezzare, in alcuni episodi, come i Soft Machine usassero dilatare con improvvisazioni psichedeliche i loro pezzi dalle semplici strutture pop, pezzi che ad ascoltarli oggi riescono anche a strappare un sorriso pensando alle ingenuità ivi presenti, ma che rispecchiano in pieno il clima di fermenti musicali, sociali e politici che pervadeva la Swinging London e che avrebbero condotto di li a poco ad un irripetibile periodo aureo per la musica rock. La lunga Hope For Happiness è, tra le 16 tracce presenti, una di quelle maggiormente proiettate in quest’ottica, alla pari delle quattordici tracce del secondo volume provenienti da registrazioni di concerti tenutisi tra la fine del 1967 ed il 1968 al Concertgebow di Amsterdam, al Middle Earth di London ed al Col Ballroom di Davenport, USA. La maggior parte dei titoli corrisponde a quelli presenti nel precedente volume, ma risultano completamente stravolti da lisergiche interpretazioni live dei Soft Machine (rimasti privi dell’apporto di Allen) che rendono la traccia di partenza molto sfumata, quasi solo un pretesto per partire per lunghe improvvisazioni condotte dall’organo di Mike Ratledge sulle continue rullate di Robert Wyatt e sul martellante basso di Kevin Ayers. Figurano in questo volume embrionali versioni di pezzi destinati più tardi a diventare dei classici, Moon In June (che apparirà su Third) e Esther’s Nose Job (inclusa in Volume Two), che sicuramente non mancheranno di suscitare l’interesse dei fans di questo grande gruppo. Reperibile su Voiceprint
Turns On Vol.1 : I Should've Known / We Know What You Mean / I'm So Low / Clarence In Wonderland / Hope For Happiness / I Should've Known / We Know What You Mean / She's Gone / Save Yourself / Lullaby Letter / I Should've Known / A Certain Kind / Clarence In Wonderland / May I? (Instrumental variant) / We Know What You Mean / Hope For Happiness
Turns On Vol.2 : Moon In June / I Should've
Known / A Certain Kind / Save Yourself / Lullaby Letter / Organistics /
Lullaby Letter / We Did It Again / Why Are We Sleeping / Joy Of A Toy /
Hope For Happiness / Clarence In Wonderland / Moon In June / Esther's Nose
Job
JOHN GREAVES - ON THE STREET WHERE YOU LIVE and THE CARETAKER Blueprint BP346CD, BP347CD


Strana coppia di dischi questa, Mr. Greaves. L’ex Henry Cow ci stupisce con due dischi stilisticamente diversi tra loro ed entrambi lontani da quella che fu la proposta musicale dell’incredibile gruppo di Fred Frith. On The Streets Where You Live è un album di romantiche canzoni d’epoca riproposte con l’ausilio del pianista Francese Marcel Ballot e del chitarrista Patrice Meyer, inaspettatamente interpretate con classe in uno stile volutamente old fashioned e piacevole; sicuramente non è il tipo di album che ci si attende da un musicista come John Greaves, ma forse proprio per questo è possibile apprezzarlo a fondo, senza pretese e preconcetti. The Caretaker è invece un disco obliquo, lucidamente folle e sballato, in cui il songwriting contiene elementi che richiamano Bowie (Earthly Powers, In Hell’s Despite), Hammill (No Body, In The Real World), The Clash (One In The Eye), il tutto incluso in una prima porzione del disco più accessibile rispetto alla seconda, dove invece prevale una vena più sperimentale e le canzoni assumono un taglio decisamente meno convenzionale, con tempi dispari, arrangiamenti di fiati dalle colorazioni comprese tra il jazz ed il Canterbury sound e sottolineature di lunghe note di chitarra satura, e dove i punti di riferimento diventano piuttosto Sakamoto, i Van Der Graaf Generator, i Soft Machine ed il David Sylvian di alcuni episodi di Dead Bees On A Cake. Da segnalare l’apporto di un nutrito stuolo di sconosciuti quanto validi musicisti, oltre alla collaborazione nella scrittura dei pezzi dell’ex Slapp Happy Peter Blegvad e dell’es XTC Andy Partridge. Due ottimi spunti per diversificare la propria collezione di dischi, ovviamente su Voiceprint.
On The Street Where You Live : I Wish You Love / My Funny Valentine / She's Funny That Way / All The Things You Are / On A Slow Boat To China / I've Grown Accustomed To Her Face / In A Shanty In Old Shanty Town / Skylark / It's Only A Paper Moon / Cry Me A River / The Glow Worm / Over The Rainbow / On The Street Where You Live / Fly Me To The Moon / My Favourite Things / I'll Be Seeing You / The Whiffenpoof Song
The Caretaker : One In The Eye / Earthly Powers
/ No Body / In The Real World / In Hell's Despite / Turning Pages / He
Puts Us Under / The Wrong Song / One Day My Feet Will Reach The Ground
/ From Start To End
JOHN MARTYN / DANNY THOMPSON - GERMANY 1986 and THE BREWERY ARTS CENTRE KENDAL 1986 One World OW118CD, OW115CD


La purezza del suono del legno, il fascino discreto della “canzone nuda” … è piacevole imbattersi ogni tanto in dischi come questi due, in cui si può apprezzare l’essenzialità della performance condotta in forma intimista dal musicista a stretto contatto con il suo strumento acustico, con poche o nulle mediazioni elettriche tra lui ed il suo pubblico. In questo momento mi torna in mente solo un altro disco acustico dal vivo di impatto emozionale superiore a questi, ossia il favoloso One Night In Sauchiehall Street del bravissimo Francis Dunnery, forse uno dei dischi più spontanei degli ultimi anni. Entrambi gli albums sono stati registrati nel corso del tour del 1986, il che comporta molte similarità nella scaletta dei concerti, ma posso rassicurarvi sul fatto che questi dischi non sono dei semplici doppioni uno dell’altro, anche in virtù del fatto che mentre in Germany 1986 la performance è condotta dai soli Martyn e Thompson, in quella al Brewery Arts Centre i due amici di vecchia data sono coadiuvati dal bravo drummer Arran Ahmun. Brani più datati ed altri più recenti del repertorio di John Martyn danno anima alle performances, tra questi troviamo classici come Dealer, Sweet Little Mystery, Angeline, Solid Air, Johnny Too Bad, Bless The Weather, in cui spesso i musicisti abbandonano la conformità della live rendition fedele all’originale per lasciarsi guidare dall’istinto nel dare ai brani un feeling ancor più spontaneo. Da notare in quest’ottica come le versioni presenti in Germany 1986 (dove brilla un’autentica gemma strumentale come Beverley) siano più dilatate rispetto a quelle eseguite in Kendal, data in cui John Martyn si ritaglia anche uno spazio da solo performer eseguendo il traditional Spencer The Rover e The Easy Blues. Due albums che costituiscono un must per i fans di John Martyn ma che possono risultare interessanti anche a chiunque sia un estimatore della musica di qualità in qualsiasi sua accezione. I CDs possono essere acquistati presso Voiceprint e Amazon, per maggiori infos consultate il sito ufficiale di John Martyn.
Germany 1986 : One Day Without You / Solid Air / Sweet Little Mystery / Bless The Weather / Beverley / Make No Mistake / Dealer / Outside In / One World / I'd Rather Be The Devil / Angeline
Kendal 1986 : One Day Without You / Solid Air
/ Sweet Little Mystery / Bless The Weather / Beverley / Make No Mistake
/ Dealer / Outside In / Spencer The Rover / The Easy Blues / Man In The
Station / Angeline / Lookin' On / Johnny Too Bad / One World / May You
Never / Over The Hill
MURRAY HEAD - PIPE DREAMS and VOICES Headcase GAH107CD, GAH108CD


Non sono stato molto tenero con Murray Head in occasione delle precedenti ristampe ad opera della Voiceprint di cui si è trattato in questo spazio, ma sinceramente era impossibile fare altrimenti. Murray, pur circondato da ottimi musicisti, raramente si sposta da quel tipo di canzoni destinate ad un pubblico di casalinghe (con tutto il rispetto per le casalinghe) e quando lo fa i risultati non si possono definire esaltanti. Anche in questi due albums si assiste ad un girovagare tra i generi musicali senza che Murray trovi un qualunque bandolo della matassa, facendoci chiedere a più riprese chi sia la mente eccelsa che gli ha permesso di incidere dei dischi, cosa che facciamo spesso quando sentiamo aprire l’ugola a certi “artisti” di casa nostra, quindi c’è da scandalizzarsi solo fino ad un certo punto. Eppure, a forza di insistere, Murray è riuscito anche a incidere qualche pezzo decente : Shadows Of The Truth, When They Found Eldorado, Only A Pipe Dream (di cui consiglio vivamente la lettura delle liriche) illuminano questa ristampa dell’album Pipe Dreams uscito originariamente nel 1996 ed al quale collaborano tra gli altri Ian Maidman, Annie Whitehead, Phil Palmer e Geoff Richardson. Da segnalare anche una bella versione del traditional Fair And Tender Ladies. Un parco ospiti ancor più vasto caratterizza Voices, album del 1981 a cui partecipano Morris Pert, Jeff Beck, Nigel Warren-Green, Dave Pegg, Rupert Hine e molti altri. Un album prevalentemente acustico che si apre con le gradevoli Last Daze Of An Empire e Affair Across A Crowded Room, pezzi nei quali Jeff Beck si produce in due discreti interventi di chitarra elettrica. Peccato che il livello cali con le successive Hey Lady e con un nuovo tentativo di imitazione dei Roxy Music dal titolo On Your Own Again, quasi a confermare che un intero album il buon Murray non è proprio in grado di reggerlo. Apprezzabile invece Children Only Play, remake della pessima versione in lingua francese Comme Des Enfants Que Jouent resa qui molto suadente da un bel lavoro di basso fretless di Dave Pegg e con un buon solo di Jeff Beck. Con Old Soho si conclude infine felicemente la rincorsa di Murray Head al Brian Ferry di fine seventies; buona anche la successiva porzione acustica del disco, composta da A Tree e Going Home, che precede la malinconica Los Angeles, brano in cui ci eravamo già imbattuti trattando del pessimo Greatest Hits. Di sicuro non siamo in presenza di due dischi da “isola deserta” o da chart di fine secolo, ma qualche pezzo dignitoso è possibile sentirlo.
Pipe Dreams : Who Loves You / Only A Pipe Dream / Prison Wall Blues / Si Tu Veux Etre Un Homme / Shadows Of The Truth / Dancing Flamenco Alone / When They Found Eldorado / Is That All There Is / Over The Hill / Fair And Tender Ladies / Hesitation Blues / India Song / Sedentary Nomad / Ca N'Etait Que Ca
Voices : Last Daze Of An Empire / Affair Across
A Crowded Room / Hey Lady / On Your Own Again / She's Doing Time On The
Line / Chance Encounter / Children Only Play (Do You Remember?) / Old Soho
/ A Tree / Going Home / Los Angeles / How Many Ways / Never Even Thought
JOHN MARTYN - LIVE AT THE TOWN AND COUNTRY CLUB 1986 One World OW109CD

Di Mr. John Martyn non conservavo un gran ricordo : colpa mia, probabilmente, dato che in una serata d’inverno di una decina di anni fa mi presentai all’ingresso del Folk Club di Torino con considerevole ritardo. Abituato ai ritardi cronici che si registrano nel 95% dei casi quando c’è un concerto in Italia, me la presi comoda, ignaro del fatto che per soddisfare la richiesta del pubblico del piccolo locale l’organizzazione aveva fissato due sets nella stessa serata, ed era quindi necessario attenersi ad orari abbastanza rigidi. Feci il mio ingresso in sala a due terzi del primo show, e non feci in tempo a calarmi nel contesto della musica di John Martyn che era già giunta l’ora di lasciare il posto al pubblico dello spettacolo seguente. Con l’amaro in bocca mi allontanai pensando “E per costui si è scomodato nientemeno che Phil Collins?”. L’ascolto dell’intera performance racchiusa in questo CD mi consente di fare l’ennesimo mea culpa : John Martyn è un abile autore e performer, capace di toccare le corde giuste nelle varie fasi dello show. I pezzi che compongono il set di questo live album, tra i quali molti dei suoi cavalli di battaglia, sono tutti emozionanti e coinvolgenti, sia che si tratti di episodi soft che di pezzi dal taglio quasi hard come John Wayne (che John Martyn stesse pensando agli istinti da cowboy di qualche presidente degli Stati Uniti quando l’ha composta?). L’iniziale Mad Dog Days è una grintosa track che John Martyn dedica all’allora primo ministro Britannico Margaret Thatcher (che, a differenza dei cowboys d’oltre oceano, il conflitto non si limitò a portarlo fuori dai propri confini, ma lo accese e lo tenne alto anche in patria, soprattutto nei confronti della classe lavoratrice del nord del paese); un’atmosfera completamente differente si respira con la suadente Angeline, ballad che fu anche il primo singolo in formato CD per John Martin. Pregevole l’intreccio di sax, tastiere e chitarra solista posto in chiusura di pezzo quasi a dare una energica sferzata che eviti alla ballata di scadere in uno dei soliti triti e ritriti finali melensi. Ho quasi l’impressione che la collaborazione con Phil Collins abbia lasciato il segno nello stile compositivo di John Martyn, segnato da una certa raffinatezza negli arrangiamenti ed impreziosito dal contributo della sua band : i pezzi si lasciano ascoltare facilmente, scorrendo via uno dietro l’altro, segnati dal ruggito del vecchio cantautore Britannico e dalle impeccabili esecuzioni dei musicisti sul palco. The Apprentice, Dealer, Over The Rainbow … quanta classe può essere racchiusa in un supporto fonografico …
Mad Dog Days / Angeline / The Apprentice /
May You Never / Solid Air / Deny This Love / Send Me One Line / John Wayne
/ Dealer / Johnny Too Bad / Over The Rainbow / Sweet Little Mystery
JANSEN BARBIERI KARN - PLAYING IN A ROOM WITH PEOPLE Medium Production MPCD13

Ho più volte sostenuto che Japan è stato un gruppo la cui scissione rappresenta una fortunata circostanza per il mondo musicale, in quanto da quella scissione hanno preso forma quattro eccellenti carriere soliste che, anche incrociandosi occasionalmente, stanno lasciando un’impronta profonda nella musica contemporanea. C’è da rimarcare come, da soli o in collaborazione, Steve Jansen, Richard Barbieri e Mick Karn stiano producendo molto di più in termini quantitativi rispetto all’ex collega David Sylvian, maniacale e prolisso perfezionista capace di far perdere la pazienza al proverbiale Giobbe e molto più probabilmente ad un buon numero di fans. Molto più arditi, spontanei e versatili, Jansen, Barbieri e Karn hanno invece disseminato il loro apporto in una moltitudine di dischi dei più disparati musicisti, realizzando poi albums in proprio sulla loro etichetta Medium e su altre labels, producendo lavori di altri musicisti e rimettendosi in discussione anche nelle vesti di membri di altre bands (cosa che Sylvian non ha fatto, rifiutando addirittura all’inizio degli anni ’90 l’offerta di Robert Fripp di entrare a far parte dei King Crimson). Dopo aver realizzato nel corso degli anni ’90 i tre studio albums Beginning To Melt, Seed e _ism, i tre ex Japan immortalano in questo Playing In A Room With People alcuni momenti del tour del 1997 nel corso del quale sono stati coadiuvati da Steven Wilson, Theo Travis e dalla cantante egiziana Natacha Atlas. Dieci episodi che scorrono via uno dietro l’altro, dando quasi l’impressione di durare pochi attimi tale è l’intensità delle esecuzioni : dall’iniziale Walkabout (prolungata intro strumentale dai connotati ipnotici ad opera di Barbieri) alla conclusiva Types Of Ambiguity (breve outro registrata in studio da Jansen) assistiamo ad un succedersi di episodi in cui l’estro e la calibrata abilità strumentale di questo “dream team” hanno modo di esprimersi a fondo. Big Wheels In Shanty Town è incredibilmente trascinante senza essere hard, mentre tra gli estratti dall’album di Mick Karn Bestial Cluster spicca Saday Maday, in cui si prodiga con ottimi risultati il sempre eccellente Theo Travis che nella coda del pezzo alterna i suoi fraseggi con quelli di un Wilson in gran spolvero che riesce nel non facile intento di non far sentire la mancanza di David Torn. Nell’orientaleggiante Lodge Of Skins, tratta dall’altro ottimo disco di Karn The Tooth Mother, possiamo apprezzare anche i vocalizzi di Natacha Atlas con il flauto di Travis a fare da sfondo. Le riposanti atmosfere di When Things Dream sfociano nella scoppiettante Bestial Cluster, quindi la tensione si placa nuovamente in The Night Gives Birth dove fa nuovamente capolino la voce di Natacha Atlas. Long Tales, Tall Shadows è una rielaborazione strumentale della title track dell’album Flame, uscito nel 1994 su One Little Indian ad opera di Tim Bowness e Richard Barbieri : da notare che tutti i musicisti qui presenti, con l’eccezione di Theo Travis, avevano già contribuito alla versione originale su quell’album. Plaster The Magic Tongue, anche questa tratta da The Tooth Mother, si porta via l’ultimo solo del flauto di Travis : peccato che anche in questa occasione non sia stata sfruttata fino in fondo la capacità del supporto digitale, un’altra ventina di minuti di queste entusiasmanti performances avrebbero reso questo Playing In A Room With People un live album ancor più attraente.
Walkabout / Big Wheels In Shanty Town / Saday
Maday / Lodge Of Skins / When Things Dream / Bestial Cluster / The Night
Gives Birth / Long Tales,Tall Shadows / Plaster The Magic Tongue / Types
Of Ambiguity
PSYCHIATRIC CHALLENGE - MADGES KITCHEN LIVE Electronic Music (no catalogue number)

Recentemente lo spazio delle news di NO
WARNING! ha incluso diverse informazioni
a proposito di questo progetto di cui fa parte l’ex After The Stranger
Ian Simpson. Lo stesso Ian ha provveduto ad inviarmi questo CDR contenente
66 minuti di registrazioni live effettuate nel corso del 2001, materiale
che non costituisce una official release ma è piuttosto un inequivocabile
mezzo diretto a far comprendere la direzione musicale di Psychiatric Challenge.
I fans di Centrozoon, Darkroom e della loro precedente incarnazione Collective
possono cominciare a farsi venire l’acquolina in bocca, la produzione di
Psychiatric Challenge si colloca infatti in quel campo di ricerca estrema
che vide come capostipiti Fripp&Eno, e che lo sviluppo della tecnologia
in campo musicale ha dotato di nuovi mezzi atti a radicalizzare le scelte.
I sostenitori della presenza della melodia ad ogni costo avranno a questo
punto intuito che possono tranquillamente passare oltre, Psychiatric Challenge
non è purtroppo (per loro) pane per i loro denti. Non c’è
infatti traccia alcuna di una qualsiasi melodia in queste improvvisazioni
destrutturate assemblate mediante avventurose manipolazioni di suoni, rumori
e voci : musica concreta, post-classica o sinfonica contemporanea, sbizzarritevi
voi ad etichettare questi quindici ruvidi murales sonori, violentemente
variopinti e maledettamente industriali che vi faranno apparire i frippertronics
come un corrispettivo dell’aeroplano dei fratelli Wright. Indubbiamente
Lewis Gill, Harry Gallimore, Ian Simpson e Neil Packer stanno svolgendo
un ottimo lavoro, portando fieramente avanti la bandiera di quel tipo di
approccio musicale che solo incredibili e coraggiosi acts come il Fred
Frith Guitar Quartet hanno intrapreso. I loro albums sono reperibili attraverso
i websites :
http://stage.vitaminic.co.uk/psychochal
http://www.mp3.com/psychochal
http://www.electronicmusik.co.uk
L'indirizzo e-mail è il seguente :
psycho@electronicmusik.co.uk
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RICK RAY – INSANITY FLIES Neurosis Records (no catalogue number)
Ed ecco nuovamente in azione l’ultra prolifico Rick Ray : non ho fatto in tempo, con la mia recente recensione del precedente Manipulated DNA, ad auspicare una più dosata produzione che privilegiasse una maggior cura nella scelta del materiale che l’instancabile chitarrista dell’Ohio era già pronto con un nuovo album. Ma contro ogni mia previsione, registriamo questa volta un discreto miglioramento nel livello delle composizioni. Il taglio del sound risulta stemperato in favore di sonorità più raffinate, allontanandosi da quel progressive metal in bilico tra modernità e tradizione dei seventies per andare incontro ad uno stile più personale. Certo, c’è sempre qualche puntata verso un sound più hard, come in Power Gone Mad, pezzo dal riff che ricorda molto da vicino i Tank di Filth Hounds Of Hades, ma le cortine metalliche non sono più così fitte come in Manipulated DNA. Rick Ray approda su lidi dove magari son già passati altri gruppi come Saga, Naked Sun, Yes (periodo Drama) ed i migliori Survivor, ma da cui è sicuramente molto più agevole partire per nuove destinazioni; il rischio reale, per Rick, era quello di rimanere imprigionato nella condizione di semplice perpetuatore di clichès chitarristici superati come hanno fatto i chitarristi che sono le sue evidenti e non rinnegate fonti di ispirazione, lui invece ha avuto il coraggio di darsi una decisa scrollata, innestando la sua formazione di chitarrista di scuola hendrixiana su formule musicali diverse. Trovano molto più spazio suoni puliti di chitarra, arpeggi e melodie rispetto al disco precedente, prova ne sia l’ottima opening track The Glass Man, così come non è male lo strumentale Guitartichoke che piacerà ai fans dei Jadis. Decisamente pregevole il breve bozzetto acustico di Missing Silhouettes che richiama alla mente antichi fasti degli Yes celebrati dalla chitarra di Steve Howe. Bisogna sicuramente rimarcare il fatto che i pezzi risentono in parte della mancanza di dinamicità data dai patterns di batteria elettronica, costruiti purtroppo senza soffermarsi troppo sulla cura di quei passaggi in cui sarebbe stato opportuno mettere degli accenti come invece avrebbe fatto un drummer in carne ed ossa. E si nota anche come a volte i solos di Rick e del suo collaboratore Rick Schultz tendano a somigliarsi troppo, problema comunque risolvibile così come il precedente con un po’ di applicazione. L’auspicio rimane quello che il buon Rick lasci “maturare” un po’ di più nelle sue orecchie le composizioni, processo che porta sicuramente a dei miglioramenti che comunque rispetto al precedente album ci sono già stati. Se siete curiosi di ascoltare la proposta musicale di Rick orientatevi pure su questo ultimo lavoro, reperibile presso lo stesso autore.
The Glass Man / Guitartichoke / Missing Silhouettes
/ Killing Pawns / Power Gone Mad / Thought Invaders / They've Created A
Monster / Beyond Belief / Any More? / Insanity Flies / Eyes, Lies And Spies
/ Nothing Is Right
CHINA_CRISIS – ACOUSTICALLY YOURS Store For Music SFMCD007

Una recente corrispondenza con l’amico Francesco Fabbri ha visto tra i vari temi da noi discussi quello della musica degli Eighties, tema che ha portato il webmaster di Escursioni Musicali a sentenziare “Ho la sensazione che oggigiorno sia nell’aria una sorta di modernariato mentale che porta a rivalutare tutto e tutti, basta solo che trascorra del tempo. Di questo passo, gente come Take That e Britney Spears può avere le sue chances nella storia, è sufficiente attendere il 2020 o giù di lì”. Il caso ha voluto che nella mia cassetta della posta arrivasse via Voiceprint questo Acoustically Yours dei China Crisis, consentendomi di ricollegarmi al discorso affrontato con l’amico Fiorentino. E qui sinceramente non posso esimermi dal definire riduttivo pensare a rivalutazioni dovute solamente al trascorrere del tempo. No, Britney Spears e Take That non hanno assolutamente speranze (anche se trovo che Robbie Williams da solo abbia fatto delle cose carine), non è questione di intervalli temporali tout court. La questione fondamentale è che i vent’anni che ci separano dagli eighties hanno fatto capire a me ed a parecchi altri che il modo stesso di fare musica è cambiato, consegnando di fatto la musica mainstream alle maestranze del campionamento e dei patterns preconfezionati (e questo vale anche e soprattutto per la dance : come non ricordare con piacere Chic, Earth Wind & Fire, Silvester, Gibson Brother, Donna Summer …). Perché allora non concedere una chance d’ascolto a dischi che i settarismi giovanili ci hanno fatto odiare, e che invece ad ascoltarli oggi scopriamo essere suonati realmente, ed anche piuttosto bene? Non trovo assolutamente disonorevole riconoscere il valore di dischi come Rio, Seeds Of Love, Gentlemen Takes Polaroid, Adventures In Modern Recording, Sons And Fascination e It’s My Life; non si può imputare ad un disco la colpa di essere stato realizzato dopo i favolosi seventies, quando i meccanismi dell’industria discografica cominciavano a cambiare. Di fronte alla buona musica gli integralismi non hanno ragione di esistere, e sono anzi ben lieto di poter inserire questo bel live acustico nel mio spazio web; una registrazione pulitissima che enfatizza la resa di questi 14 raffinati pezzi infarciti di brillanti arrangiamenti e di deliziosi interventi di sax e violino, pezzi caratterizzati da un elegante songwriting. Tra tutti i pezzi mi piace citare African And White e Singing The Praises Of Finer Things, ma vi assicuro che l’intero disco è meritevole di attenzione.
African And White/ No More Blue Horizons /
Wishful Thinking / Everyday The Same / It's Everything / Christian / Good
Again / Hands On The Wheel / Black Man Ray / King In A Catholic Style /
Thank You / Singing The Praises Of Finer Things / Working With Fire And
Steel / Diary Of A Hollow Horse
INTO THE ABYSS – ADRENOCHROME Cyberdelia CBRDLX6003

I lettori di questo spazio più attenti ai nomi nuovi ricorderanno la compilation United World Underground, sampler che si apriva con Lunar Drive del gruppo ellenico-tedesco Into The Abyss, a mio parere uno dei migliori ivi presenti. Come già detto altre volte, l’analisi di un solo pezzo non può essere rappresentativa di una proposta musicale, ed infatti in quell’occasione individuai come punto di riferimento gli Hawkwind, ma il background della band è decisamente più vasto e consente di superare agevolmente quella prima generica catalogazione. Formatisi nel 1988, con due demos (The Frozen Minds e Songs About Martyrs & Criminals), tre studio albums (Martyrium, The Featered Snake e Cosmogonia) ed una trentina di apparizioni su varie compilations, Into The Abyss nel corso degli anni hanno suonato in maniera estensiva in tutta Europa, con date anche al mitico Marquee di Londra e come supporting act per Bevis Frond e Embryo. Registrato dal vivo ad Atene il 24 Aprile del 2000, Adrenochrome ci mostra tutta la freschezza del repertorio di questo gruppo, nel cui sound è possibile riscontrare caratteri simili a quelli dei primi Twelfth Night strumentali (periodo First Tape Album / Live At The Target / Early Material) specialmente per quanto concerne la tecnica chitarristica di Iannis Kalifatidis, che come il suo collega Andy Revell predilige l’uso di fitti arpeggi filtrati attraverso un delay, non disdegnando l’utilizzo di sporadici colpi di wha-wha. Ascoltate ad esempio First Rebellion e The Eternal Heat, e ditemi se non vedete materializzarsi lo spettro di pezzi come Afghan Red, Für Helene e After The Eclipse. Certo, episodicamente emergono spunti Floydiani o prossimi ad alcuni passaggi degli Ozrics o dei Porcupine Tree, ma la formula di Into The Abyss si differenzia da quella di tutti i loro colleghi per il riuscito connubio tra fruibilità ed un buon impianto rock di base, suggellato dalla pop extravaganza della cover di Venus In Furs dei Velvet Underground. Si, la proposta di Into The Abyss raccoglie incondizionatamente i miei favori, complice proprio quella vaga somiglianza con il primordiale repertorio di una delle più amate ed originali bands del British New Prog. La magia di quel riuscito blending (che proprio Brian Devoil, batterista dei Twelfth Night, ebbe modo di spiegarmi diversi anni or sono) tra VDGG, Jethro Tull, Yes e Led Zeppelin si ritrova con rinnovata energia nel repertorio del gruppo capeggiato da Iannis Kalifatidis, chitarrista dotato anche di una voce limpida e grintosa. A dare un tocco particolare alle composizioni troviamo degli interventi di violino contenenti elementi melodici panmediterranei (cosa abbastanza curiosa per un gruppo composto per 3/4 da elementi di ceppo sassone) che caratterizzano pezzi come l’iniziale Alexandria. L'album è reperibile attraverso Cyberdelia Records . Da segnalare che il gruppo è attualmente sciolto e che Iannis è ritornato ad Atene, dove ha formato una nuova band dal nome Adrenochrome di cui non mancheremo di trattare in futuro.
Alexandria / First Rebellion / Banner Of The
Fray / The Eternal Heat / Lunar Drive / Venus In Furs / The Cyclotron /
Crystal Eclipse / Psychopompe / Hermanubis / La Soeur D'Icare / Whirl Of
The Aeons
IL LIBRO NERO DEL CAPITALISMO editrice Est - Il Saggiatore

Il capitale nasce praticamente con l’uomo,
con il suo istinto di accumulare beni più o meno necessari al suo
mantenimento in vita. Istinto naturale ed eticamente legittimo, fino a
quando il diritto di un individuo non lede il diritto di un altro; e sarebbe
demenziale condannare il capitale in toto, che equivarrebbe a condannare
anche il piccolo bottegaio sotto casa. Questo libro infatti non cade in
un simile errore, focalizzando la sua minuziosa ricostruzione storica sul
periodo che ha visto l’ascesa e l’affermazione del grande capitalismo che
oggi pare essere l’incontrastato vincitore e padrone dei destini delle
umane genti, ossia dalla fine del medioevo ai giorni nostri. E infatti
la genesi dell’attuale sistema si ha con lo sviluppo delle grandi potenze
navali, che portò alla colonizzazione del nuovo mondo ed ai conseguenti
genocidi dei nativi delle Americhe ed alla successiva introduzione dello
schiavismo delle popolazioni africane estirpate dalle loro terre natie
ed introdotte forzatamente come mezzo di produzione nel sistema capitalistico.
Sistema responsabile di atroci crimini contro l’umanità nel corso
di queste poche centinaia di anni, e che non ha ancora finito di far scorrere
sangue e lacrime, crimini perpetrati nel nome del profitto di pochi ai
danni dei più; questo libro non ci fa scoprire ex novo queste cose,
semmai cerca di condensarle e quantificarle, compito impossibile per qualunque
team di volenterosi studiosi, in quanto nessun numero di pagine riuscirà
mai a contenere tutte le efferatezze compiute da quello che molti, o per
rassegnazione o per ottusità, continuano a definire l’unica via
possibile da seguire per l’umanità. Genocidi, deportazioni, colpi
di stato più o meno abilmente manovrati, aggressioni militari, manifestazioni
e sommosse represse, ingerenze, diktat e quant’altro di diabolico la mente
umana possa concepire per affermare il proprio interesse economico sono
minuziosamente descritti in queste 545 pagine che gli autori hanno sicuramente
faticato a contenere nel numero. Se Berlusconi, per nobilitare la sua immagine
di paladino dell’anticomunismo, ha pubblicizzato con gran dispendio di
energie e di risorse il “Libro Nero Del Comunismo”, bisogna rilevare che
molte forze politiche e sociali stanno sciupando una ghiotta occasione
per mostrare al popolo ignaro quale tributo di sangue infinitamente superiore
ai crimini del socialismo reale sia stato pagato a quella che il nanetto
pelato di Arcore chiama “libertà” e che invece va definita “liberismo”,
ossia quel meccanismo perverso che permette al capitale di stracciare i
più elementari diritti dell’uomo a partire dal diritto alla vita.
E per vostra curiosità, provate solo a contare il numero di episodi
citati in questo libro che hanno visto protagonisti di questi crimini proprio
i “paladini della libertà e della democrazia”, i gendarmi del mondo,
insomma gli Stati Uniti d’America. Concludo questa mia per forza di cose
sommaria presentazione, lasciandovi con l'invito a spendere le 20mila lirette
utili all'acquisto di un ottimo lavoro di equipe che non mancherà
di fornirvi numerosi spunti di riflessione.
News from the World Central
- Corsi di Guitar Craft con Robert Fripp dal
24 Gennaio al 1 Febbraio 2002 in Italia. Per informazioni telefonare o
faxare allo 065811514, oppure scrivere via e-mail all'indirizzo registrar-italy@guitarcraft.com
- Il libro di Sid Smith su King Crimson, dal
titolo In The Court Of King Crimson (ISBN 1-900924-26-9), è disponibile
dal 30 Novembre 2001. Il libro consta di 352 pagine con molte illustrazioni
ed interviste esclusive. Disponibile in paperback format al prezzo di 14.99
Sterline Britanniche ed in una edizione limitata speciale in hardcover
format di 500 copie numerate e firmate al prezzo di 25.00 Sterline Britanniche.
Le spese di spedizione sono le seguenti :
Paperback UK 1.50; Europa 2.50; USA 4.50;
Resto del mondo 6.50;
Hardcover UK 2.50; Europa 3.50; USA 6.50;
Resto del mondo 8.50;
Ordini per e-mail, telefono, fax o posta presso
Helter Skelter :
Tel 44 (0) 20 7836 1151 - Fax 44 (0) 20 7240
9880
helter@skelter.demon.co.uk
Helter Skelter, 4 Denmark Street, London WC2H
8LL, UK
website : www.skelter.demon.co.uk
News from the World
- Concerto di Centrozoon sabato 23 Febbraio
2002 al The Buddle Arts Centre,
258b Station Road, Wallsend, Tyne & Wear NE28 8RH, UK - Tel/fax +44
(0) 191 200 7133 - Biglietti £4 in prevendita, £5 la sera dello
spettacolo (domanda : perchè in Italia funziona al contrario?)
- L'ultima release di IEM, "We Have Come For
Your Children" è disponibile presso The
Freak Emporium al prezzo di 11 Sterline più spese di spedizione.
All'album, composto da un'unica lunga improvvisazione, hanno collaborato
Colin Edwin, Dave Anderson (Hawkwind/Amon Düül) Geoff Leigh (Henry
Cow) e Mark Simnett
- System 7 suoneranno Lunedi 31 Dicembre a
Londra, Camden Centre (Whirlygig). La stampa americana del loro nuovo album
Seventh Wave è prevista per Gennaio o Febbraio su etichetta Cleopatra/Hypnotic,
e sarà distribuito in Germania da Cosmophilia, in Danimarca da Mis.Label,
in Francia da Musea ed in Australia da Stomp. Le vendite via internet dovrebbero
essere invece date in concessione al sito Britannico Groovetech.
Le releases giapponesi di System 7 sono invece disponibili su Beat
Records, le releases di A-Wave sulla "Kasbah" page del sito Planet
Gong
- La versione espansa e rimasterizzata di
Sun Lounge Debris di Centrozoon è disponibile presso l'etichetta
Burning
Shed, recensione sul prossimo numero. Chi volesse farsi un'idea del
sound del duo tedesco può effettuare un download di un estratto
da Harvest Girls dal sito web di Centrozoon
- Centrozoon il 26 Febbraio al Phoenix
Arts & Media Centre, Exeter. Altre date dovrebbero presto essere
confermate in Manchester, Norwich e London
- Remixes di materiale di Centrozoon ad opera
di John McCullagh, Mandelbrot, Lee Fletcher, Ian Boddy e Phil Nova possono
essere ascoltati all'indirizzo www.mp3.com/stations/bibbibooremixes.
L'ultimo in ordine di tempo è All The Time It Is Using Us (extended
McCullagh mix), che presto apparirà su uno speciale singolo 12"
su ant-zen records. Un download esclusivo
di Centrozoon con Phil Nova dal vivo in Bermuthshain, 27 Ottobre 2001,
è invece disponibile al seguente URL :
http://www.centrozoon.de/audio/bermuthshain_edit.mp3
- L'etichetta Delerium sta per pubblicare
due nuovi prodotti dei Porcupine Tree : il primo, previsto per Dicembre,
è Metanoia (Delerium Records DELEC CD079) ristampa in CD del raro
doppio 10" realizzato nel 1998 e contenente studio jams strumentali registrate
nel periodo 1995-96 più due extra tracks, Door To The River e Insignificance;
il secondo è Stars Die : The Delerium Years 1991-1997 (Snapper SMAD851),
retrospettiva incentrata sul periodo di sette anni trascorso dalla band
presso l'etichetta, e che include pezzi rari e mai pubblicati, il tutto
raccolto in una confezione deluxe ad edizione limitata accompagnata da
un booklet di 32 pagine. Non sono previste edizioni per il mercato statunitense.The
Freak Emporium accetta prenotazioni in anticipo di queste due releases
- Il simpatico Sean Worrall di The Organ continua
a tempestarmi di comunicati riguardanti Desman, a suo parere una delle
rivelazioni del prossimo anno ormai alle porte. Il loro debut single è
atteso per il 14 Gennaio su ORG, e sarà di fatto il diciottesimo
volume della serie ORG Singles Club, mentre il volume successivo uscirà
il 4 Febbraio e vedrà protagonisti i Londinesi Your Highness, band
dotata di front-girl sulla scia di Pixies/Babes In Toyland/Garbage
- L'album dei Cardiacs "Greatest Hits" uscirà
su Alphabet in Febbraio, mentre verso la fine del 2002 è possibile
l'uscita di un live album registrato al Mean Fiddler di Londra il 23 Novembre
scorso
- Un nuovo compilation album Organ Radio 19
è disponibile gratuitamente via Organart.com,
edizione limitata di 5000 copie comprendente pezzi di Anamorphic, Desman,
Tixe, Dufus, Cardiacs, Chang, Latch, Sikth, Thoria, Q*sling, Sunlounger,
Fake Ideal, Deadbeat Radicals, 3 Ant Riot, Rocket
Gold Star, Janus Stark, 3D House Of Beef,
Subvert, P>S>P, Mahumodo
- Theo Travis, al termine del concerto torinese
dei Gong, ci ha illustrato parte dei suoi programmi che prevedono per il
mese di Febbraio alcune date londinesi per il suo Quartet e l'uscita del
secondo album dei Cipher
- La band islandese Sigur Ros ha vinto il
Shortlist Music Prize con l'album Agaetis Byrjun
- Sul numero di Dicembre del prestigioso magazine
Italiano Musica Jazz è incluso un articolo sulla cantante norvegese
Anja Garbarek
- E constatiamo con piacere che, una volta
tanto, su una pubblicazione generica quale il magazine a diffusione gratuita
News è comparso un articolo sufficientemente ben scritto e privo
di grossolani strafalcioni come troppo spesso è dato vedere : si
tratta di una breve bio dei Gong scritta da Alessandro Besselva
- Porcupine Tree annunciano sulle pagine del
loro sito web l'avvenuta firma di un contratto discografico con l'etichetta
Lava, sussidiaria della Atlantic Records. Le registrazioni per il loro
settimo studio album cominceranno all'inizio del nuovo anno
- La prossima release dei No-Man dovrebbe
essere un mini-album, probabilmente comprendente un unico pezzo della durata
di 27 minuti. Dalle sessions di Returning Jesus sono avanzati diversi pezzi,
che sono stati presi in considerazione per qualche futura release
- Una notizia ferale : si sono sciolti i Monsoon
Bassoon, band tra le più promettenti del panorama Britannico
- E' disponibile Thisconnected, CD compilation
dell'etichetta This.Co comprendente pezzi di Sci-Fi Industries, Column-One,
Ras.Al.Ghul, Mimetic Mute, Rasal.A'Sad, Bourbonese Qualk, Matt Howden,
Troum, Marc Wannabee e Delphium. Info sul sito www.thisco.net
- SZMONHFU, la novella "sci-fi horrotica"
di 284 pagine di Hertzan Chimera è ora disponibile attraverso Amazon
e Barnes & Noble, sito quest'ultimo
dove è applicato uno sconto del 10%.
Ulteriori info sul sito www.collective.co.uk/chimera
"I believed in Mahatma Gandhi when nonviolence
was his faith, I believed in Martin Luther when he said 'I have a dream',
I believed in Winston Churchill when he said 'We stand together', I believed
Muhammad Ali when he said 'It's not my war' ""
(Francis Dunnery, I Believe I Can Change My World, 1995)
In questo numero di NO
WARNING! :
- A Crimson Blueprint : the ProjeKct Two King
Crimson Collectors' Club release
- This Is Planet Earth : the new 10th Planet
EP
- Escape From Reality : the Paradox One album
review
- Their Genome : the Delicate Awol album review
- Hot As The Sun : the new Theo Travis album
- Snakes And Policemen : tributes to Whitesnake
and The Police
- Samba Pa Ti : the early Santana collection
- Innocent Exile : the new Paul Di Anno album
- Something Special : the Violet Indiana EP
review
- Back To The Burning Shed : the No-Man lost
songs
- Ascension Day : the Talk Talk outtakes album
- Such A Shame : the Sham 69 album review
- The Roots Of Glam : the John's Children/Jet/Radio
Stars live album
- Boxing David : the David Sylvian tour programm
- A Little Bit Of Knowledge : Please, read
this
- On Stage : Ozric Tentacles, Turin, Barrumba
September 25th, 2001
- On Stage : David Sylvian, Turin, Teatro
Colosseo September 30th, 2001
- The Cinema Show : Ken Loach's The Navigators
- News from the World Central
- News from the World
PROJEkCT TWO - LIVE IN NORTHAMPTON, MA 1998 King Crimson Collectors' Club CLUB17

Tra i vari ProjeKcts assemblati, P2 è forse quello che mi ha appassionato ancor meno degli altri, e che per contro ha forse avuto maggior peso nell’economia del successivo step di Crimsonising. Sia lo studio album che il Live Groove mi avevano lasciato con l’amaro in bocca, e non di meglio hanno fatto gli altri ProjeKcts, compreso ProjeKct X, tant’è che l’attuale fase di Crimso ha fatto a meno di ricorrere a qualunque fractalization optando piuttosto per il collaudo on the road del nuovo materiale. Con questo non intendo affermare che io fin dall’inizio ho avuto ragione nel sostenere che la suddivisione in sottogruppi di Crimso fosse un’operazione che non pagava in proporzione allo sforzo profuso, mi sorge però il sospetto che fosse un’azione diretta a lasciare in un angolo Bruford e Levin. Spero di sbagliarmi, perché altrimenti i sei volumi dei vari ProjeKcts sono stati una ben pesante lettera di licenziamento che ha gravato inoltre sulle orecchie e sulle finanze di moltitudini di fans. Inutile dire che avrei preferito un qualunque altro concerto di King Crimson piuttosto di questa performance di P2 : preferisco Mr. Belew alle prese con le sue chitarre che confinato dietro il drum kit, ed in quanto all’ex enfant prodige proveniente dal Texas, rimango convinto della necessità di una sua sostituzione con un elemento che abbia un maggior numero di colori nella sua tavolozza. Il maggior motivo di interesse di questo set di pezzi consiste nella varietà di soluzioni sperimentate sul riff embrionale della futura The ConstruKction Of Light, che a prodotto finito si è rivelata un vero gioiello di gusto, ma che fatica … Mi scusi Mr. Fripp, ma tutte le meraviglie che ci aveva prospettato all’avvio del Collectors’ Club (Sunday All Over The World, League Of Gentlemen etc) dove sono andate a finire?
Vector Shift / X-chayn-jiZ / Vector Shift /
Vector Shift To Planet Belewbeloid / Light ConstruKction / Heavy ConstruKction
/ The Deception Of The Thrush / Sus-tayn-Z / Vector Shift / Contrary ConstruKction
THE TENTH PLANET - BELOW THE EVENT HORIZON (no catalogue number)

Anche quest’anno Charles Jowett ha realizzato il consueto EP del suo progetto The Tenth Planet, del quale ci siamo già occupati l’anno scorso in occasione del precedente quarto album omonimo. E’ un piacere constatare che Charles ha ulteriormente affinato il suo stile, oggi ancor più personale pu