Gli almanacchi del Paleolitico

 

 

Nel 1962 l'archeologo Jean de Heinzelin, scavando nella località di Ishango nell'Africa  Equatoriale nei pressi del lago Rodolfo, tra i vari reperti del Mesolitico africano (8500 a.C.) trovò un osso inciso su tre lati il quale, ad una estremità,   aveva  innestato  un pezzo  di  quarzo.   Le  incisioni erano formate da 16 gruppi di tacche che furono interpretate dagli archeologi come dei giochi aritmetici.  Il reperto fu esaminato qualche tempo dopo da Alexander Marshack, un ricercatore associato del Peabody Museum dell'Università di Harvard, il quale evidenziò come le 168 incisioni che appaiono sull'osso si susseguono in gruppi disposti in modo da contare i giorni nei quali si succedono le fasi lunari: gli intervalli che separano i vari gruppi potrebbero infatti richiamare i giorni in cui è visibile la Luna Piena, il Primo e l'Ultimo Quarto e la Luna Nuova. Secondo lo studioso americano rappresenterebbero i giorni che compongono un mese lunare.

Le incisioni dell'osso di Ishango potrebbero dunque rappresentare una sequenza di giorni che comprendono poco più di cinque mesi e mezzo.

Invogliato da questi risultati, Marshack volle studiare altre incisioni su ossi ancora più antichi: uno proveniente da Kulna, in Cecoslovacchia, e un altro trovato a Gontzi, in Ucraina, ambedue appartenenti al Paleolitico Superiore. Si tratta di ossi di vari animali, tra i quali il mammuth; ossi sui quali compaiono incisioni simili a quelle trovate a Ishango. 

Secondo Marshack il reperto cecoslovacco presenta tre gruppi di 15, 16 e 15 incisioni che indicano periodi attorno a mezzo mese. L'osso ucraino di Gontzi presenta invece sequenze di tacche che ricordano un periodo di tempo lungo quattro mesi.

Le ricerche che Marshack ha poi continuato, esaminando altri reperti conservati in vari musei preistorici in Europa hanno fruttato ancora diverse interessantissime scoperte di ossi sui quali sono incise lunghe serie di tacche che ricordano, come successione, quella delle fasi lunari. La regione di Les Eyzies de Tayac, nel Perigord francese, è una tra le zone più ricche di testimonianze preistoriche di tutta l'Europa. In ogni piccolo paese esistono graziosi musei pieni di reperti tra i quali una quantità di ossi finemente incisi nei quali appaiono stupende immagini di animali preistorici, come il mammuth, i cavalli, le renne oltre a diversi segni il cui significato è sconosciuto. 

Marshack sottopose molti di questi reperti a studi accurati e approfonditi. Utilizzando il microscopio per esaminare la forma delle incisio ni, lo studioso americano è riuscito a porre in evidenza il fatto che spesso le incisioni hanno la forma delle varie fasi della Luna: le lunazioni rappresentate si susseguono cioè in modo da riprodurre le fasi dell'astro delle notti come appaiono nella realtà. Inoltre lo studio al microscopio ha posto in evidenza il fatto che molte delle incisioni furono tracciate più volte, anche con strumenti diversi, ripassando sullo stesso segno come se si fossero contati e ricontati i giorni in più occasioni.

L'osso trovato nell'Abri Blanchard, sempre nella regione di Les Lyzies de Tayac, databile at­torno al 30.000 a.C. e quindi appartenente al Periodo Aurignaziano, su di un lato contiene 69 incisioni che furono eseguite con 24 utensili differenti ed ogni gruppo appare inciso più volte, in periodi diversi. L'osso trovato nell'Abri Lartet, nella stessa regione, porta varie serie che sono state incise più volte e che indicano successioni di 29 o 30 segni: praticamente quanti sono i giorni contenuti in una lunazione.

A che scopo furono tracciate queste incisioni ? Erano solamente segni indicanti il mutamento dell'aspetto della Luna, oppure avevano anche altri significati? 

Purtroppo finora non si conosce la risposta a questa domanda. L'ipotesi di Marshack che esse rappresentino conteggi di tempo, quasi fossero una specie di calendario preistorico, forse è la più esatta. Probabilmente servivano per contare, in base alla Luna, i giorni e i mesi durante i quali i cacciatori del Paleolitico rimanevano fuori dalla capanna durante le lunghe cacce; oppure erano i segni che indicavano i giorni che mancavano alla nascita dell'erede. 

Certo è che, se l'interpretazione di Marshack è esatta queste sono le prime testimonianze di registrazioni di tempo fatte ricorrendo alla Luna. 

Il mese infatti è un intervallo di tempo che è intermedio tra il giorno e l'anno, che si presta quindi per contare periodi non troppo lunghi, ideale per scandire il susseguirsi delle stagioni. 

Fino a pochi decenni fa c'erano ancora popolazioni che contavano il tempo solo in base alle lune poiché queste costituivano un sicuro riferimento che necessitava solo della diretta osservazione del cielo. 

 

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