Come si indica la luminosità delle stelle

 

Che le stelle non brillino tutte allo stesso modo è evidentissimo. Già nell'antichità, prima della nascita di Cristo, il grande astronomo greco Ipparco volle classificarle in base alla loro lucentezza e le suddivise in 6 ordini di magnitudine o grandezza. Definì le più brillanti di 1a grandezza, e le più deboli, tra quelle percepibili ad occhio nudo, di 6a grandezza, in modo che ad un numero più grande corrispondesse una minore luminosità. Per evitare possibili confusioni con l'idea delle dimensioni fisiche oggi si preferisce il vocabolo latino magnitudine in luogo del suo omonimo italiano grandezza, ma anche quest'ultimo viene usato con una certa frequenza. Ipparco usò questo termine perché le stelle più brillanti appaiono al nostro occhio effettivamente più grandi a causa dell'allargamento della macchia di luce nella retina, come accade anche nella pellicola fotografica. Nell'antichità, inoltre, era diffusa l'idea che ad una maggiore luminosità corrispondesse un'effettiva maggiore dimensione, mentre oggi sappiamo che questo non è necessariamente vero. Molto dipende anche dalla distanza e dalla temperatura superficiale. Ad esempio la stella rossa Omicron Ceti è molto più grande di Sino, ma ci appare incomparabilmente meno luminosa. La scala ideata da Ipparco è congegnata in modo tale che dalla 6a alla 1a il divario in luminosità assommi ad un fattore 100, cioè una stella di 1a ci appare 100 volte più brillante di una di 6a. Così da una magnitudine all'altra vi è un fattore all'incirca di 2,5.

Nel secolo scorso, con l'avvento di strumenti misuratori del flusso luminoso più precisi dell'occhio, si rese necessaria una revisione accurata della scala di Ipparco. Come riferimento venne presa la stella Polare Alfa Ursae Minoris, posta uguale a 2,12. Così emerse che le stelle più luminose, mantenendo inalterato il rapporto tra una magnitudine e la successiva sbordavano dalla 1a alla 0a, addirittura, ad un valore negativo, come Sino e Canopo. Ciò nonostante, nell'uso comune è rimasta la dizione "stella di prima grandezza" per indicare il massimo. Con la scala rivisitata si poté altresì constatare che in condizioni assolutamente ottimali (cielo di alta montagna, assenza di qualsiasi disturbo luminoso, ecc.) l'occhio poteva andare oltre la 6a; ad esempio alla 6a,5 o - talvolta e per le viste migliori - alla 7a! Naturalmente con l'avvento dei telescopi questa scala è stata notevolmente ampliata e ancora di più con la fotografia ed i rivelatori elettronici. Ma vediamo una breve scala dal Sole fino ai limiti attualmente raggiungibili.

 -27 Sole

-12,7 Luna piena

-4,5 Venere al massimo

-1,5 Sino

0 Arturo

2,1 Polare

11 limite dell'occhio umano (tranne casi eccezionali)

11 limite di un piccolo telescopio

14 Plutone

18 limite di un grande telescopio

24 limite fotografico dei più grandi telescopi terrestri

28 limite, con rivelatori elettronici, dello Space Telescope.

 

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