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OCCHIO ALLE TRUFFE

LE PILE CHE CARICANO L'ITALIA

Occhio alle truffe!
Prolifera il multilevel marketing, l'anticamera della truffa. Ma nessuna legge lo vieta

Se la truffa è dietro l'angolo nella vita di tutti i giorni, su internet ci aspetteremmo un mondo più leale. E invece no, per niente: le frodi prolificano nella rete. E ne nascono anche di nuove. Il sistema principale è quello delle catene di sant'Antonio, poi ci sono i sistemi piramidali o multilevel, i falsi annunci di lavoro e - new entry - il «guadagno» con i messaggini sms.

Anche grazie al web, si stanno sviluppando fantomatiche società basate sul sistema multilevel marketing. Di cosa si tratta? In linea di principio il metodo è lecito perché permette la vendita di un prodotto o di un servizio tramite collaboratori autonomi che a loro volta assumono altre persone e possono guadagnare attraverso vendite dirette e tramite percentuale sul lavoro altrui. Cosa c'è di sbagliato? Innanzitutto queste società truffaldine chiedono quote di ingresso altissime per vendere i loro prodotti. In secondo luogo, nella maggior parte dei casi non pagano le tasse.

Che cosa viene venduto? Praticamente di tutto, ma di solito sono i sogni l'obiettivo finale delle vendite. O meglio soltanto le illusioni. Viaggi scontatissimi, fantomatici vantaggi per risparmiare e accedere a corsie preferenziali, e persino grandi pentoloni di monete d'oro... Nella maggior parte dei casi non si capisce veramente quale sia il «core business» di queste aziende e se effettivamente esista. Ma come vengono coinvolte le vittime dei raggiri?

Un esempio: io sono il venditore e la mia società può offrire tutta una serie di servizi (non subito, ma sicuramente in futuro): sconti, mete turistiche, contratti assicurativi molto convenienti. Per accedere alla possibilità di comprarli (tramite esclusiva tessera di esclusivo club) o magari di venderli, devo pagare una quota di svariati milioni. Ovviamente mi rifarò della spesa rivendendo numerose preziose tessere ad amici e parenti...

Detto così nessuno accetterebbe. E invece? Centinaia di truffati si rivolgono alle associazioni dei consumatori. Per fortuna in rete proliferano anche loro...

Luther Blisset - 31 agosto 2000

Senza legge?
Mentre in altre legislazioni europee ci sono norme che vietano sistemi piramidali, in Italia non sono mai state adottate leggi contrarie. Sono ben tre i disegni di legge sull'argomento proposti in parlamento: ma non ne viene approvato nessuno. Come mai? Forse perché intorno al nuovo business truffaldino stanno nascendo vere e proprie lobby? Sta di fatto che il parlamento non fa chiarezza in questo far west. Ma le società non rispettano nemmeno gli obblighi delle leggi in vigore. Chi vende «porta a porta» per esempio dovrebbe mostrare un tesserino, ma questo di solito non accade. Le multe in questi casi vanno da cinque a trenta milioni.

Il prezzo dell'inganno
Dal sito Euroconsumatori, l'associazione che ha scoperto l'imbroglio di alcune società italiane, spiegano come funziona il sistema multilevel marketing. Multilivello è anche il programma di ingresso che prevede varie tappe. Innanzitutto occorre sborsare 7milioni e 200mila lire per la quota base che consente di entrare a far parte di una società piramidale. Poi vengono organizzati meeting con filmati che promettono auto e belle donne. In seguito vengono tenuti corsi sul tema: «come diventare un abilissimo venditore». Gli insegnamenti sono spesso molto complessi: sorridere, essere gentili e via banalizzando... Oppure vengono venduti misteriosi «kit di partenza» (che contengono creme appiccicose, e altri oggetti inutili) per beneficiare dei privilegi promessi.
In rete
Adiconsum:
L'associazione per la difesa dei consumatori

Asterisk:
Vari esempi di truffe online raccolti da Aterisco

Federconsumatori:
Per l'informazione e l'autotutela di consumatori e utenti

 

OCCHIO ALLE TRUFFE

LE PILE CHE CARICANO L'ITALIA

Le pile che caricano l'Italia
Batterie: fotografia di un mercato in lenta ma costante crescita

Avete mai fatto un rapido calcolo di quanti giocattoli, apparecchi radio, telecomandi e altri oggetti nella vostra casa funzionano a pile? Ecco, moltiplicate la media delle pile che serve a ciascuno degli apparecchi per il numero delle famiglie italiane e moltiplicate il risultato ottenuto per il costo medio di una confezione di batterie.

Troppo complicato? Forse. Quello che è certo è che la cifra risultante non è un numero di poco peso. I soliti maniaci delle statistiche hanno calcolato che in Italia le comuni batterie muovono un giro di affari di circa 630 miliardi di lire l'anno. Si tratta approssimativamente di 350 milioni di pile vendute nel nostro Paese; un tripudio di energia utilizzato per muovere gli oggetti più disparati, e che, oltre a walkman e giocattoli fa muovere un sacco di soldoni.

E i soliti cervelloni delle percentuali hanno anche cercato di capire dove viene venduto maggiormente questo ben di dio energetico. Se era abbastanza scontato trovare in testa alle preferenze i grandi magazzini e gli ipermercati, forse più sorprendente rilevare che una buona parte del mercato italiano delle batterie viene alimentato con le vendite nei bar e nelle tabaccherie. Ebbene sì: «un pacchetto di nazionali senza filtro e quattro stilo»; «un calice di tocai e otto ministilo».

Mai sentito richieste del genere? Eppure pare proprio così. E pare anche che noi italiani siamo preda di alcuni pregiudizi «energetici»; chi ha detto infatti che, come molti credono, più la pila costa, più dura? Non sempre è vero: spesso la buona qualità e la marca conosciuta coincidono, ma la durata della pila dipende dall'utilizzo che se ne fa. E così scopriamo di fare un cattivo uso delle pile. Ci serviamo di pile alcaline, quindi ad elevate prestazioni, per usi che prevederebbero pile zinco carbone, dalle prestazioni più contenute.

In sostanza, sprechiamo una grande quantità di energia. E in un periodo in cui il risparmio energetico è una priorità assoluta per l'umanità, scopriamo di essere, nel nostro piccolo, degli spreconi. Chissà cosa direbbe Volta se leggesse questi dati. Forse si consolerebbe con un bicchiere di vino (e un pacchetto di pile) al bar.



Luther Blisset - 31 agosto 2000

Le cifre
Dei 630 miliardi di lire e dei 350 milioni di pile vendute si è già detto. Va aggiunto che il mercato delle batterie in Italia è suddiviso in quattro grossi segmenti: le pile economy, che occupano il 10% del mercato, le medium (13%), le premium (58%) e le super premium (19%). A sorpresa si vede dunque che il consumo di pile in Italia è spostato verso l'alto, verso tipologie che assicurano alte prestazioni e lunga durata. La parte del leone nelle vendite la fa la grande distribuzione, sia nel settore food (ipermercati e supermercati) che in quello non-food (grande distribuzione che non tratta alimentari): 29,4% e 46%, contro il 20,4% di altri canali food e il 4,2% delle tabaccherie. Le quali però hanno registrato nell'ultimo hanno la percentuale di crescita delle vendite più alta: + 8,6%.

La pila è donna
Sempre per la serie «I grandi numeri», analizzando a fondo dati, percentuali grafici e istogrammi, si può incontrare un dato interessante: l'acquirente tipo delle pile in Italia è donna, nel 60% dei casi. Meglio, il profilo preciso della battery-lady parla di una signora tra i trenta e i quarantaquattro anni, di media cultura, sposata, con figli. Una signora che effettua i suoi acquisti principalmente in occasione della spesa settimanale e che dimostra, una certa incompetenza in materia, essendo influenzata principalmente dal famoso pregiudizio: più la pila costa, più a lungo dura. La pila dunque è donna, ma non spacciatecela come una scoperta rivoluzionaria. Ci sembra ovvio, dal momento che nella maggior parte dei casi è ancora lei che in famiglia si occupa della spesa.

In rete
Energizer:
Uno dei maggiori produttori mondiali di pile presenta se stesso e un... coniglietto rosa

Duracell:
Lotta a colpi di zinco-carbone contro Energizer

Rete Ambiente :
Una direttiva dell'ex Ministro Edo Ronchi sullo smaltimento delle batterie usate