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GLI SCAVI DELL'AREA DI LUNGOTEVERE DI PIETRA PAPA

PARTE V - APPENDICE

Progetti universitari

 

 

 

Bibliografia

 

 

 

5.1 BREVE STORIA DEL QUARTIERE MARCONI

5.2 L'ATTUALE SITUAZIONE DELL'AREA GOLENALE

 

5.1 BREVE STORIA DEL QUARTIERE MARCONI

Piccola porzione della XV Circoscrizione, il quartiere Marconi è l’emblema di quella fredda logica tipica della più selvaggia speculazione edilizia degli anni 60’-70’ e lo dimostra il solo e semplice colpo d’occhio, senza necessità di ricorrere ai numeri per documentare la quantità di cemento utilizzato, la quantità così impercettibile di metri quadrati lasciati liberi al verde pubblico.

Eppure stiamo parlando di un territorio con una importante valenza storica, conquistato dai Romani nel quinto secolo avanti Cristo quando gli Etruschi dovettero ritirarsi dai loro possedimenti a sud del Tevere.

Infatti la lotta più dura sostenuta dai Romani, per la conquista dei terreni più fertili e delle vie di comunicazione, fu quella che li oppose agli Etruschi di Veio, a meno di 20 Km dal Campidoglio, il cui territorio si estendeva fino a toccare la riva destra del fiume Tevere ai piedi del Gianicolo.

La zona è quindi testimone di una lunga vita che viene avvalorata dai numerosi rinvenimenti archeologici intercettati qua e là durante scavi occasionali e andati poi distrutti o sacrificati per la costruzione abitativa intensiva. Marconi è dunque una zona "madre" di antiche testimonianze anche monumentali.

Considerando la sua collocazione lungo la sponda destra del fiume Tevere, si capisce pure l’eredità della sua antica funzione commerciale: fu subito sede di case rustiche e magazzini necessari per depositare le merci che dal mare, attraverso la foce e risalendo il fiume, giungevano in città, dopo essere state scaricate nel porto fluviale costruito fuori le mura Aureliane (oggi quel tratto compreso tra piazza dell’Emporio e Lungotevere Testaccio). A ridosso della sponda destra del fiume, correva la via Campana usata per collegare la città alle antiche saline (campus salinarum romanarum) situate alla foce del Tevere. Il percorso, nei periodi di piena nel Tevere, non era però facilmente percorribile per cui l’imperatore Claudio (41-54 d.C.), che nel 42 aveva fatto costruire un nuovo porto sul mare, fece realizzare una nuova, più diretta e sicura via che collegava Roma al porto: la via Portuense. Nel tratto che va dal porto fluviale, attraverso la porta Portese, fino all’attuale via Pozzo Pantaleo, la via Portuense coincise con la via Campana; da quell’incrocio la via Portuense, piegando a destra, saliva sulle colline per tornare a congiungersi con la via Campana (odierna via della Magliana) a Ponte Galeria in un tracciato unico fino al porto Claudio.

Più prossima alla sponda destra del fiume, a tratti parallela alla via Campana, correva la via Alzaia che si caratterizzò per l’utilizzo dei buoi che dalla riva, controcorrente, insieme ai pilorciatori, (schiere di uomini addetti al traino), tiravano chiatte e barconi carichi di merci fino ai magazzini della città costruiti intorno al porto fluviale.

I buoi e i pilorciatori, impiegavano due giorni, dal Porto marino al Porto fluviale di Roma. Solo verso la metà dell’800 buoi e pilorciatori vennero sostituiti dai rimorchiatori a vapore, che per il tragitto impiegavano 6 ore, e così pure gli antichi magazzini romani annessi al porto vennero completamente abbandonati per essere sostituiti dai capannoni dell’arsenale fluviale.

Dal secolo scorso i capannoni dell’arsenale fluviale e i magazzini annessi al porto sono stati abbandonati.

Proprio per la particolare collocazione dei manufatti lungo la via Alzaia, sono possibili rinvenimenti del periodo antico repubblicano e imperiale.

D’altra parte la vicinanza dell’Emporium e dell’odierno monte Testaccio configurano l’area destinata a un’intensa attività commerciale e anche in assenza di documentazioni specializzate si è portati a credere nell’esistenza di attracchi commerciali, attrezzature fluviali, catene di sbarramento, resti di ville in continuità con gli Horti Caesaris; ipotesi confortata dalla campagna di scavi e ricerca realizzata dall’ufficio speciale di archeologia subacquea dei beni culturali diretta dall’archeologo C. Mocchegiani.

Al tempo dell’imperatore Augusto (fine 1° sec. a.C.) la zona alla destra del fiume si chiamava Trans-Tiberim con carattere di zona abitata da artigiani, carpentieri, barcaioli, lavoratori portuali, mugnai e da coloni di immigrati orientali.

Con l’andar del tempo, la XIV Regione augustea seppur malsana perché invasa dalle piene del Tevere, nonostante si fosse popolata non con gente raffinata che era invece lusingata dai bei quartieri sui colli, fu destinata da Cesare a "Horti" in cui tenne, durante la sua prigionia dorata, la regina egiziana Cleopatra da cui aveva avuto un figlio, Cesarione. Tali giardini arrivavano fino al fiume e, seppur si ignora fino a quali meandri, si può ritenere che il ponte di Ferro possa essere un punto di riferimento.

Questa zona sottostante il Gianicolo e il Testaccio era chiamata "prati del popolo romano"; durante il medioevo vi si svolgevano solenni giochi a cui erano presenti le autorità religiose, civile e talvolta lo stesso pontefice.

La presenza dell’Autorità Ecclesiastica fece soprannominare quei prati, e quindi la zona compresa nella grande ansa del Tevere a sud dell’odierna stazione di Trastevere e a sinistra dell’ antica via Campana, "prata papi", cioè "prati del papa".

Queste parole, con l’uso, si trasformarono in "pietra papa", come è appunto oggi ricordato dal Lungotevere, che corre dall’odierno ponte Marconi fino a ponte dell’Industria, comprendendo un tratto di strada, al momento chiusa, a cui è stato dato nome: Lungotevere dei Papareschi. Tale nome é da attribuire a una famiglia nobile romana a cui é stata elargita quella terra in segno di fedeltà e devozione papalina.

 

Tornando allo sviluppo attuale del quartiere, questo avvenne a cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60 con la costruzione di edifici a carattere intensivo, che raggiungono anche gli otto piani, il quartiere ha assunto rapidamente il ruolo di "centro commerciale" della Circoscrizione, soprattutto intorno alle due principali vie che l’attraversano, viale Marconi e via Oderisi da Gubbio.

I due importanti ponti che lo collegano con i quartieri limitrofi ed il mare, ponte Marconi e dell’Industria, ne hanno accentuato il carattere di zona ad altissima intensità di traffico, in cui si concentrano gli spostamenti quotidiani di molti cittadini romani.

In origine l’area era soprattutto paludosa e solo in parte coltivata, sottoposta al continuo pericolo delle inondazioni del fiume. Alla fine dell’800 si venne sviluppando lungo le due rive del Tevere l’area industriale e chiamata Porto Fluviale, che poteva sfruttare come mezzi di comunicazione, oltre il fiume, anche la ferrovia Roma-Civitavecchia ed il vicino ponte dell’Industria, conosciuto come il Ponte di ferro, fatti costruire dal papa Pio IX nel 1859.

Fra le attività industriali che si svilupparono nell’area agli inizi del ‘900, spiccavano soprattutto lo stabilimento della Mira Lanza, dove si producevano candele e saponi, ed il Molino Biondi.

I due complessi industriali, situati l’uno a via Blaserna e l’altro a via Pacinotti, costituiscono oggi per le loro qualità architettoniche e costruttive, una testimonianza importante di archeologia industriale a Roma.

Purtroppo il passato del Molino Biondi sembra ormai compromesso. La ristrutturazione dell’edificio ha portato alla realizzazione di un grande centro commerciale.

Se il Piano regolatore del 1909 prevedeva nella zona la costruzione di villette a due piani, e ne confermava il carattere industriale, nel piano del 1931 fu prevista invece per l’area di Pietra Papa la costruzione di edifici intensivi.

La realizzazione del ponte Marconi agli inizi degli anni ‘50, voluta per facilitare l’espansione edilizia verso l’EUR ed il mare, contribuì in maniera decisiva allo sviluppo del quartiere, così che intorno al 1965 l’edificazione di Marconi può dirsi completata.

Alta densità di abitanti, assenza di verde pubblico, alta concentrazione di traffico, inquinamento ambientale ed acustico, sono i problemi che affliggono attualmente il quartiere, la cui soluzione non appare certo facile.

Nell’ambito del progetto "Centopiazze" L’amministrazione comunale ha riqualificato piazza della Radio, con un grande giardino attrezzato, così da trasformare la piazza in un piacevole punto d’incontro per il quartiere.

Una risposta ai problemi di Marconi potrebbe essere data dalla sistemazione dell’area di lungotevere dei Papareschi.

Al riguardo le ipotesi al vaglio del Comune, come il completamento del lungotevere, con tratti in galleria ed un nuovo ponte sul fiume, insieme alla realizzazione di aree verdi e nuove strutture per il quartiere, dovrebbero offrire un contributo decisivo a migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti.

 

5.2 L'ATTUALE SITUAZIONE DELL'AREA GOLENALE

Il patrimonio archeologico descritto, giace sotto una coltre di depositi fluviali, terra e materiali di scarico giacenti nell’area golenale destra del Tevere da ponte dell’industria a ponte Marconi.

L’impegno è ottenere dal demanio la custodia dell’area rendendola fruibile a chiunque con percorsi naturalistici,  tentando così di migliorare la qualità di vita del quartiere facendo uso dei suoi stessi beni.

La presenza archeologica necessita però di essere riposizionata e perimetrata, essendo stata, dopo gli scavi del 15 e del 39, sempre rinterrata per motivi bellici.

Un grave errore è stato operato quando fu posta la firma per concedere una parte della zona a un club sportivo senza pensare a un vincolo archeologico su tutta la golena.

Su di essa si affacciano le strutture dell’ex Consorzio Agrario,(oggi ristrutturato ed adibito a cinema multisala, sala bingo e sede dell'emittente satellitare "Gambero rosso") degli ex stabilimenti Miralanza e Molini Biondi testimoni, con le loro qualità architettoniche, di una archeologia industriale a Roma dell’inizio ‘900.

Giganteschi cartelloni pubblicitari coprono le loro vetustà e scritte allo spray imbrattano i privati muri perimetrali.


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