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Ciao a tutti,
noi 5 che abbiamo potuto andare a Marina di Massa, nell'impossibilità di trovarci prima di venerdì, abbiamo deciso di far girare in mailing list un breve racconto personale di come è andata l'assemblea nel suo insieme e i gruppi di lavoro tematici di cui abbiamo fatto parte.

Allego un documento di sintesi elaborato da Max che riassume le conclusioni dell'assemblea e alcuni passaggi di un'email di valerio magnani (della segreteria nazionale) che delinea quali dovrebbero essere le prossime tappe della rete.

L'atmosfera dell'assemblea
Dopo esserci sistemati nelle nostre "suite" siamo andati nella sala in cui doveva aprirsi l'assemblea alle 16: il "nordest" (VI+PD+TV) era presente e puntuale come un manipolo isolato in una distesa di sedie di legno chiaro perfettamente ordinate come gli ombrelloni di jesolo. Putroppo la gente non c'era ancora e l'inizio è slittato alle 17 passate, con un 100-150 persone presenti.
L'obiettivo della sessione era di evidenziare le luci e le ombre dell'attività della Lilliput dalla precedente assemblea.
L'assemblea si è aperta con un saluto scritto di Alex Zanotelli. Poi mi è stato chiesto di presentare brevemente i risultati del censimento online della rete che avevo preparato con valerio magnani e così ho fatto. (il PDF è scaricabile sia dal nostro sito che da quello nazionale).
Poi Francuccio Gesualdi ha fatto un'analisi sul ruolo che la rete dovrebbe assumere in termini politici e formativi, ponendo le questioni in termini spesso dicotomici, o... o..., impostazione che se da un lato semplifica e chiarifica, dall'altro tende ad escludere a priori soluzioni intermedie o terze. Giorgio del Fiume (CTM) ha criticato questa impostazione dicendo che la rete dovrebbe contemplare entrambi i ruoli, di attore politico visibile e anche di formazione e sensibilizzazione delle coscienze, con una funzione di lievito. Egli ha posto il problema della relazione tra la rete e altre aggregazioni "concorrenti" quali Attac e i social forum con cui è necessario confrontarsi. Tesi ripresa anche da Alberto Zoratti che ha partecipato il giorno successivo all'assemblea dei SF a Roma e ha sottolineato la necessità di riconoscere che il contesto politico non è più quello di Massa ottobre 2000, ma è ben cambiato, mettendo a repentaglio anche quei diritti che si credevano assodati. Poi un paio di referenti (Roma e Ferrara) hanno raccontato la loro esperienza come nodi particolarmente attivi. (Per una descrizione più ampia di quanto discusso rinvio al riassunto ufficiale che è scaricabile dal sito nazionale). 
Poi sono cominciati i lavori per il gruppo organizzazione di cui abbiamo fatto parte io - come referente - e Ale - come osservatore, cioè senza diritto di parola. [che pazienza!!!]

La sotto-assemblea dei referenti (o gruppo organizzazione) 
Si era una 50ina di persone di cui circa 35 referenti, di 69 nodi che costituiscono la rete disposti a cerchio con il proprio osservatore alle spalle (quelli che se lo potevano permettere! ;-).
Non c'è stato un momento di socializzazione iniziale che andasse al di là della mera presentazione: "Ciao, sono Paolo e sono il referente per il nodo di Vicenza". A mio avviso questo ha pesato un po' su tutto il processo successivo.
Il gruppo sintesi, sulla base dei documenti di sintesi delle assemblee macroregionali e raccogliendo anche i commenti dei nodi agli stessi, aveva preparato 4 schede. La prima sessione di lavoro è stata dedicata a rivedere insieme la prima di queste schede, relativa ai criteri di fondo condivisi. (V. allegato scheda1gs_def.rtf)
La scheda, oltre che essere discussa nel merito, doveva rappresentare una prima prova del metodo del consenso, prevedendo la possibilità di esprimere Approvazione, Migliorie, Riserve, Disaccordo per ogni punto.
I due punti che si sono rivelati più problematici sono stati quelli relativi all'aupicabilità della presenza o meno di sindacati e partiti (punto 7) e sull'opportunità di inserire un riferimento esplicito al rispetto del genere femminile al punto 6. Purtroppo, forse per la voglia diffusa di partecipare attivamente, si è speso troppo tempo a appuntare modifiche terminologiche di poco conto finendo per non trattare a sufficienza i punti nodali. La riunione si è chiusa in serata avanzata, raccogliendo su di un cartellone le varie proposte di modifica, che sono rimaste tali.

La mattina successiva la si è dedicata alla seconda scheda (V. scheda2gs_def.rtf). Abbiamo lavorato in sottogruppi, per arrivare a lasciare il tutto abbastanza identico a prima. Principalmente si è deciso di limitare la fase deliberante dell'assemblea ai lillipuziani, e non a tutti gli intervenuti. Il ché è tutt'altro che chiaro, non essendo ancora formalizzato il metodo di delibera, né tantomeno viene verificata l'adesione alla Lilliput, dal momento che si è deciso di non ricorrere al tesseramento.Personalmente l'ho ritenuta la sessione meno produttiva di tutte, nella quale l'esito magro è stata responsabilità anche della scarsa chiarezza della scheda inizialmente preparata dal Gruppo Sintesi e da una facilitazione non proprio impeccabile.

Il pomeriggio è stato il clou del nostro lavoro in quanto si discuteva della famosa questione del nodo di servizio/di snodo/dei nodi. Io mi sono trovato particolarmente in difficoltà, poiché dovevo sostenere come portavoce l'opinione generale del nostro nodo che si era espresso chiaramente per una orizzontalità e distribuzione del potere, quindi rifiutando l'idea di un nodo dei nodi per referenti, e che però, non sentendosi in grado di scegliere tra snodo e nodo di servizio, aveva lasciato la questione in sospeso. Al contempo, conservavo le mie idee che erano state minoritarie nella nostra riunione, e cioè la preferenza per il modello snodo ipotizzato dall'assemblea macroregionale di Milano, che conferiva a questo organo sovralocale anche poteri di rappresentanza e non solo meramente tecnici, come nel caso del nodo di servizio.
In questo frangente potermi confrontare con Ale è stato prezioso. ANche in questo caso abbiamo lavoorato in 4 sottogruppi che si riunivano poi in assemblea pleanria a più riprese per riferire e tentare di "sintonizzare" le posizioni fino a raggingere un compromesso che andasse bene a tutti. Il ché è avvenuto all'incirca a mezzanotte con l'approvazione del "subnodo" così come descritto in scheda3gs_def.rtf, cioè un gruppo composto da 2 membri della segreteria, 2 del Tavolo Intercampagne, 2 per ogni Gruppo di Lavoro Tematico - erano 2 ma saranno presto 4 - (GLT) e 4 rappresentanti delle aree Nord (2), Centro (1) Sud (1) per un totale di una decina di persone.
Il dibattito è stato estenuante, ma estremamente civile e rispettoso, e questo per me ha rappresentato una grande prova di maturità da parte dei referenti, che non si sono mai lasciati andare a toni indisponenti, sarcastici, tali insomma da rovinare la relazione interpersonale. In soldoni le posizioni si distribuivano tra coloro che credevano che fosse necessario un organo estremamente snello e rapido nelle reazioni, con un ruolo tecnico, e coloro che ritenevano indispensabile che avesse anche potere di rappresentanza per i nodi. In questo secondo caso infatti, il numero delle persone coinvolte cresceva notevolemente. Le due posizioni potrebbero così tradursi: coloro che temevano fortemente che qualsiasi
forma di rappresentanza sovralocale avrebbe finito per ripercorrere le strade della delelga e della gerarchizzazione piramidale tipica dei partiti e coloro che invece consideravano che la rappresentanza potesse essere modulata in modo da evitare di ricadere in quelle logiche vecchie che anch'essi rifiutavano, ma di ottenere una maggiore efficienza decisionale.

Vi risparmio le diàtribe intermedie e faccio invece un commento personalissimo su come ho vissuto io il processo decisionale, con il famoso metodo del consenso. guardandomi indietro a posteriori, subito dopo la fine della nostra assemblea, non avrei saputo dire cos'era successo. Mi rendevo solo conto che ad un certo punto mi ero trovato a sostenere con forza le idee del mio sottogruppo che era quello più orientato verso l'orizzontalità, e quindi coerente con la visione del nostro nodo, ma contraria con le mie idee di partenza - che va bene - e di arrivo - che va meno bene! Sempre e solo a posteriori, mi sono reso conto di essere stato irretito dal processo decisionale al punto di perdere di vista i riferimenti "alti" che dovevano costituire i miei punti cardinali. Da un lato penso che se non fosse così non si raggiungerebbe mai il consenso, dall'altra la sensazione di essere trasportati dalla corrente anziché controllare la navigazione non è confortevole. Penso pure che un ruolo molto importante in questo l'abbia giocato la stanchezza di tutti e l'isolamento nello stesso ambiente per così tanto tempo. Sono infatti mancati momenti per stemperare la tensione e ossigenarci con un po' di creatività, così come era stato tra noi in occasione della giornata di formazione del 2 dicembre. Ma più ancora di questo, è la sensazione che a sterzare il consenso in questa o i n quella direzione siano stati elementi estremamente fortuiti e contingenti quali la decisione di interrompere la riunione alle 21 per evitare di rimanere senza cena, riprendendola poi controvoglia, poiché si sacrificava la festa con i lillipuziani tutti. O la facilitazione di uno piuttosto che dell'altro facilitatore. Questi eventi mi sono sembrati avere un peso estremamente più rilevante di quello che sarebbe auspicabile avessero. Strana sensazione davvero.
Sebbene alla fine della riunione avessi la sensazione che la decisione presa fosse scadente, poche ore più tardi, a mente fredda, mi sono ricreduto e non è poi così malaccio, soprattutto pensando che è un esperimento e che verrà sottoposto a verifica tra un anno.
Per concludere, penso che l'aspetto positivo sia stato riconoscere in tutti la buonafede di cercare di fare il meglio per la rete, anche quando si trattava di proporre misure che riecheggiavano il detto "fidarsi è bene non fidarsi è meglio".
Una nota negativa è sicuramente il fatto che essendoci arrabattati nel creare questo modellino di organizzazione sofisticato non si è avuto il tempo di discutere il problema del sostentamento finanziario della Rete, che nel 2001 è costata 93 milioni, 84 dei quali provenienti dalla donazione di un benefattore anonimo a Francuccio Gesualdi. Il nodo di
Milano si è offerto di fare da base operativa per la costituzione di un gruppo di lavoro apposito per individuare forme di finanziamento che rendano la rete più autosufficiente.