Ateismo Chiesa & Fede I papi Bibbia
tratto da un intervento nella mailing list ATEISMO
Ateismo - FAQ




1 - Definizioni 

1.1 Qual e' la definizione di ateo

Chi non crede in alcuna Divinità. In dettaglio: se Tizio non si e` mai posto il problema di Dio, allora  non ci curiamo di definire la sua posizione. Se Tizio invece si e` posto il problema, allora lo metteremo in relazione con le seguenti due proposizioni e con le rispettive negazioni: 

A: Tizio crede che con la Logica si possa decidere sull'esistenza di Dio, oppure 
B: Tizio ha fede in Dio.

Considerando le rispettive negazioni A' e B' avremo quattro casi: 

A' & B' : Tizio ritiene che con la Logica non si possa provare ne' l'esistenza ne' l'inesistenza di Dio e non ha fede in alcun Dio. Tizio e` AGNOSTICO. 
A & B : Tizio ritiene di poter provare logicamente l'esistenza di Dio ed ha fede in Dio; e` il caso di Tommaso d'Aquino e di Anselmo d'Aosta. Diremo che Tizio e` un IPER-CREDENTE (nuovo conio). 
A' & B : Tizio ritiene che con la Logica non si possa provare ne' l'esistenza ne' l'inesistenza di Dio e tuttavia ha "il dono" della fede in Dio. Tizio e` CREDENTE. 
A & B' : Tizio ritiene che la Logica possa decidere sull'esistenza di Dio e ritiene che Dio non esiste, dato che non ha fede in alcun Dio. Tizio e` ATEO secondo la definizione integrata data.

Quindi Ateo e' chi ritiene che la Logica possa decidere sull'esistenza di Dio e ritiene che Dio non esiste, dato che non ha fede in alcun Dio. 

1.2 Cos'è l'ateismo

L'ateismo è un movimento di pensiero alla cui base è la negazione dell'esistenza di un essere soprannaturale. Il non credere nell'esistenza di una Divinità: l'unica caratteristica che certamente accomuna tutti gli atei. Tra i non credenti poi e' possibile distinguere tra atei ed agnostici. Anche ateismo e agnosticismo non sono che due classificazioni di massima, che comprendono al loro interno una eterogeneità molto complessa. 

1.3 L'ateismo e' una fede

No. L'ateismo per molti e' una constatazione; non ci si deve avvalere di nessuna fede per notare come una Divinità non sia presente nella realtà. Basta l'osservazione:
nulla fa supporre l'esistenza di un Ente trascendente. In linea di massima, quindi, no, anche se singolarmente l'individuo può abbracciare l'ateismo in modo inamovibile e fideistico. La fede è credere ad un assunto con assoluta convinzione, eventualmente anche quando esso contraddice i risultati raggiunti con la razionalità (credere dogmaticamente e irrazionalmente). L'ateo non accetta alcun risultato che non sia suffragato da riscontri razionali, pertanto non può possedere la fede. Di fatto, l'ateo non conosce dogmi. 

1.4 L'ateismo e' una religione

No. Una religione può essere definita come l'insieme delle credenze ed atti di culto che esprime il rapporto della persona con il sacro e con la Divinità. E' evidente che non riconoscendo alcuna Divinità, l'ateismo non può essere forzato nella definizione di religione. 

1.5 Per gli atei esistono postulati a cui si deve credere per fede

I postulati sui quali si basa un ateo non sono gli stessi del credente, che ne aggiunge altri basati su presupposti non intuitivi. Gli atei non credono ai postulati per fede. Li utilizzano ben sapendo che sono premesse provvisorie e che un giorno potrebbero rivelarsi infondati... Per quanto riguarda l'etica degli atei, questa coincide con quella corrente solo che non vi sono postulati riguardo al trascendente. 

1.6 Qual è il credo dell'ateismo

Non esiste alcun credo ateo. Oltre alla già citata caratteristica di non credere in divinità, gli atei non hanno alcunché in comune tra loro. Per fare un'analogia, si prendano le persone che non credono nel malocchio; qual è il credo di costoro? L'ateo quindi raggiunge la sua posizione seguendo un percorso assolutamente personale, dal momento che non esistono elementi di coesione ed omologazione che possano guidarlo nel suo cammino (non esistono chiese atee, organizzazioni che codifichino una morale atea, scuole che preparino all'ateismo ecc). Pertanto, sotto la denominazione di ateo si cela un complesso di individui assai eterogeneo, di cultura, razza, estrazione sociale e sensibilità differenti: l'unico elemento da essi condiviso è l'affermazione dell'inesistenza di una Divinità. 

1.7 Che differenza esiste tra ateismo ed agnosticismo

La linea di demarcazione è labile, dal momento che nessuna di queste due definizioni è in grado di racchiudere la totalità degli atei. Esistono in realtà migliaia di posizioni personali circa l'ateismo. In linea di massima, l'agnosticismo è la dottrina che afferma l'inadeguatezza della mente umana a conoscere l'assoluto. L'agnostico quindi ritiene impossibile per l'uomo prendere una posizione definitiva circa l'esistenza di una Divinità. Non di meno, l'agnostico, eventualmente anche con molta convinzione, ritiene assai poco probabile l'esistenza di un essere superiore, ma non considera la sua posizione assoluta e definitiva. L'agnostico afferma anche l'impossibilità di dimostrare razionalmente l'esistenza o meno della Divinità. "Ateo" indica invece chi assume l'inesistenza della Divinità come un fatto evidente e plateale, oppure dimostrabile razionalmente. Il termine ateo è spesso utilizzato anche per indicare in generale chiunque affermi l'inesistenza della Divinità, senza entrare nel merito delle possibili sfaccettature di questo pensiero. 

1.8 L'etimologia di "ateo" è a-theos, cioè senza Dio. Questo rifiuto non comporta implicitamente l'esistenza di una Divinità

No, si può benissimo rifiutare qualcosa che effettivamente non esiste. Il solo fatto di rifiutare un concetto non implica l'esistenza di questo ultimo. Per esempio, si può negare l'esistenza dell'Invisibile Unicorno Rosa e darsi una denominazione che riporti a questa affermazione, ma questo non  aggiunge e non toglie nulla alla sua effettiva esistenza. 
 

2 - Morale 

2.1 L'ateo ha valori morali

Come tutti gli esseri umani. I valori possono variare da individuo ad individuo e non sono omologabili. Esistono esempi di morali coerenti non assolute, cioè non derivate dalla Divinità.  Inoltre non e' certamente la minaccia di un'eternità' di dannazione che ci trattiene dal compiere dei delitti e causare del male agli altri. Questo basta a molti per non compierli. 

2.2 Esistono una morale ed un'etica atee

No, per le stesse ragioni discusse nella domanda precedente. L'ateismo è una personale convinzione assolutamente indipendente dal particolare complesso di valori in cui
l'individuo si riconosce. 

2.3 Ma che cosa vi trattiene dal rubare, uccidere...

La socialità. L'uomo e' un animale sociale. Una società (l'insieme di più persone) deve avere delle regole base per la sua stessa sopravvivenza. Non rubare, non uccidere, ecc. sono regole base di qualsiasi società che voglia sopravvivere. 

2.4 Questo significa che l'ateo non possiede dei valori morali

Assolutamente no. Il fatto di ritenere poco credibile l'esistenza di un essere soprannaturale non influenza assolutamente la moralità di una persona.  Nonostante gli atei non possano ricondursi ad una comune morale atea, questo non significa che singolarmente essi non possano riconoscersi all'interno di una morale laica o vicina ad una religione. Inoltre, anche i valori morali propri di una religione sono in realtà valori morali laici inseriti in un contesto confessionale. Questo significa che essi trovano giustificazione ed applicazione anche al di fuori dell'ambito religioso. Per esempio, in Italia, gli atei abbracciano molti dei valori morali della cultura cattolica (ama il tuo prossimo, non tradire) pur giustificandoli in maniera differente. Un ateo e un credente possono quindi condividere gli stessi identici valori morali, ma l'ateo li giustificherà inserendoli in un contesto umano e personale, mentre il credente potrà ricondurli ai principi del proprio credo. 
 

3 - Conoscenza

3.1 Gli atei credono che Dio non esista

Alcuni sì. Altri preferiscono dire che non credono in Divinità, sottolineando la differenza concettuale tra il credere (positivamente) che qualcosa non esista ed il non credere (non essere convinti) che qualcosa esista. Infatti per credere in qualcosa, anche la non esistenza di un ente, bisogna avere una qualsiasi prova, impossibile da ottenere nel caso di una Divinità trascendente posta al di fuori della realtà; tuttavia alcuni ritengono che non sia impossibile dimostrare l'incoerenza di una Divinità a partire dalle qualità che le vengono attribuite. 

3.2 Se gli atei non possono provare che Dio non esiste, non vuol forse dire che esiste

L'impossibilità di una dimostrazione di inesistenza non implica necessariamente l'esistenza.  Al massimo significa che potrebbe esistere. Per convincersene è sufficiente rovesciare la domanda. 
Se i credenti non riescono a provare che la Divinità esiste, non vuol dire forse che non esiste? L'ateo non può che permanere nel dubbio. Egli cercherà personalmente all'interno della sua cultura e della sua razionalità tutte le prove che lo aiuteranno a decidere se è più probabile l'esistenza o l'inesistenza di una Divinità. Fino a che non troverà prove a favore di questo, riuscendo a rispondere ai quesiti della vita senza dover usare concetti trascendenti, egli riterrà superflua l'ipotesi. L'ateo ritiene anche che l'onere della dimostrazione spetti al credente: quest'ultimo afferma l'esistenza del proprio Dio, e' ragionevole aspettarsi delle prove a sostegno: infatti vi sono più di cinquemila Religioni e Culti nel mondo e trovare prove negative per tutti sarebbe impossibile. Piuttosto, gli atei non sono stati indotti a credere da nessuna cosiddetta 'prova positiva'. 

3.3 Io vedo ordine nell'universo; come può nascere ordine a caso dal caos

3.4 Il corpo umano e' straordinariamente complesso: come può essersi assemblato a caso?

E' discutibile che vi sia ordine nell'universo quanto che il corpo umano sia stato progettato. Comunque, si può applicare la stessa logica falsata: se e' improbabile che il corpo umano si formi per caso, e' immensamente più improbabile che un Ente autocosciente e creatore si origini alla stessa maniera. In particolare, alla seconda domanda, si può rispondere facendo notare come nel corpo umano e di altri animali vi siano degli "errori" (ad es. il punto cieco della retina umana) che avvalorano la tesi dell'origine casuale. 
 

4 - Varie 

4.1 Credere conviene: infatti se avete ragione voi io non perdo niente, mentre se ho ragione io voi perdete tutto

Quest'argomentazione e' conosciuta sotto il nome di "Scommessa di Pascal". 
In parole povere la scommessa presuppone due sole possibilità (Dio esiste/non esiste). La probabilità che uno dei due scommettitori vinca e' inficiata dalla mancanza oggettiva di dati su cui basarsi. Ovvero e' illogico fare una scommessa del genere: sarebbe come giocare al Superenalotto con la certezza che le possibilità di vincita siano il 50%: infatti, o si vince o non si vince... 

4.2 Che cos'e' il "Rasoio di Ockham"

Un principio enunciato da William of Ockham (1285ca.-1347). Non moltiplicare gli enti non necessariamente. Significa che se si può spiegare un dato fenomeno senza supporre l'esistenza di qualche ente, e' corretto il farlo. Questo principio e' ben noto ed applicato ai nostri giorni. 

4.3 Einstein credeva in Dio

Einstein non credeva in un Dio personale come quello dei cristiani, tanto più che crebbe in un ambiente non cristiano. In "Albert Einstein: il lato umano", H.Dukas, B.Hoffman, Princeton University Press, egli stesso dice: 

"Era certamente una bugia quella che hai letto sulle mie convinzioni religiose, una menzogna che viene sistematicamente ripetuta. Io non credo in un Dio personale e non l'ho mai negato, ma ho sempre espresso le mie convinzioni chiaramente. Se qualcosa in me può essere chiamato religioso e' la mia sconfinata ammirazione per la struttura del mondo che la scienza ha fin qui potuto rivelare." 

4.4 Quanti sono gli atei

Tra atei e non credenti nel mondo vi sono più di un miliardo di persone, circa il 20 per cento della popolazione terrestre. In Italia non credenti e atei sono circa il 15 per cento della popolazione.
(Fonte: Libro dei fatti ADN Kronos) 

4.5 Cos'e' l'anticlericalismo

Per anticlericalismo si intende generalmente un complesso di idee e comportamenti critici nei riguardi del clero e del suo potere di influenzare la vita politica e civile. Nato per reazione al clericalismo, e' in origine deista (Voltaire e gli illuministi), poi agnostico ed ateo: nella seconda metà dell'ottocento ebbe larga diffusione in tutta Europa, raggiungendo gli obbiettivi di una progressiva laicizzazione della società e dello stato, accompagnata sovente dalla confisca dei beni ecclesiastici. Nel novecento il termine ha iniziato ad assumere connotati negativi ed estremistici, in concomitanza con l'abbandono dell'uso del termine ''clericalismo'' per indicare le ingerenze delle autorità religiose nella società. Oggi viene usato soprattutto dalla pubblicistica cattolica per ridicolizzare i sostenitori del laicismo. 

4.6 Cos'e' il laicismo

Per laicismo si intende il complesso di teorie ed azioni politiche tese ad escludere qualsiasi influenza confessionale nelle istituzioni. Nato nel tardo medioevo tra i sostenitori della indipendenza dell'imperatore dal papato, e' alla base del pensiero politico moderno. In Italia e' famoso il motto del Cavour ''libera chiesa in libero stato'', quale chiaro indirizzo di reciproca non ingerenza tra autorità ecclesiastiche ed autorità politiche. Si differenzia dal già citato ''anticlericalismo'' per il differente ambito di azione (politico e non ideologico), tant'e' che vi sono laicisti anche all'interno delle organizzazioni religiose.
 

 


 
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