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di Gian Luca Favetto 
Data di pubblicazione: 17/07/00
La Repubblica

Eugenio Allegri nel ruolo di NovecentoPolemico addio per il protagonista del monologo di Baricco: "Non venderanno anche me"

"È dinamite quella che hai sotto il culo, fratello. Alzati da lì e vattene. È finita. Questa volta è finita davvero". Così si chiude Novecento, il testo di Alessandro Baricco e lo spettacolo di Eugenio Allegri e Gabriele Vacis, l'attore e il regista per cui il monologo è stato scritto. Domenica sera Allegri ha sfruttato queste parole per dire basta. È accaduto a Rivalta, ultima replica della stagione, all'aperto, davanti a trecento spettatori.

Applausi. Ovazioni. E l'attore riprende a parlare. Un bis amaro, fuori dai denti: "Questa volta è finita, finita davvero. Alle condizioni attuali non vado più avanti. È l'ultima volta che si fa Novecento, l'ultima volta che lo faccio io. Basta. Stop. Fine della magia". Pubblico attonito, muto. Poi libera un applauso. Ieri pomeriggio un comunicato stampa ha spiegato gesto e intenzioni.

Detta Allegri: "Dopo quanto riportato nelle scorse settimane dai giornali a proposito del contrasto tra Baricco e lo Stabile circa il destino di Novecento, di cui sono interprete unico, ho deciso di interrompere le repliche dello spettacolo. Ho trascorso mesi di profonda amarezza assistendo, apparentemente inerme, alla compravendita di Novecento tra Settimo, Stabile e Baricco. Ho cercato di comprendere le ragioni degli uni e degli altri, più o meno nobili, ma con il passare dei giorni le motivazioni mi sono apparse sempre più dettate da interessi personali. Ho mantenuto un atteggiamento di controllata imparzialità, senza entrare nel discorso di compravendita, sperando che questo servisse a rispettare i reciproci impegni e permettesse il proseguimento della tournèe. Ho auspicato un gesto di rispetto nei miei confronti e nei confronti di quanti, tecnici e personale organizzativo, hanno reso possibile ben duecentottantasette repliche. Tale rispetto non c'è stato e non vi è tuttora. Dunque, in queste condizioni, rinuncio allo spettacolo".

Allora "Novecento" non esiste più?
"Ma senta - si sfoga al telefono - io non capisco: l'anno scorso, tutti d'accordo, si vende allo Stabile per due stagioni, questa che è finita e quella che parte da marzo 2001, si concordano le piazze e poi saltano fuori questi giochini. Settimo ha dovuto vendere i suoi gioielli preziosi per la sua situazione economica, e va bene. Ma adesso tutte queste trattative senza informarmi di nulla. Non si può agire tagliando fuori l'unico attore e i tecnici impegnati nello spettacolo".

Che cosa la preoccupa, la trattativa commerciale o il fatto che lei sia tenuto all'oscuro? "Hanno tutti le loro ragioni economiche, politiche e istituzionali, ma intanto si fanno i loro interessi. Ma come si fa a valutare Novecento centocinquanta milioni? È ridicolo. Ma perché lo considerano merce? Non sono Salas o Crespo, non sono buono per tutte le stagioni. Lo Stabile deve dire che ha comprato Novecento perché ci crede, non per dare i soldi a Settimo. Se lo vogliono, smettano con i giochini sulla pelle del sottoscritto e delle maestranze. Lo lascino vivere, siano seri, non pensino a se stessi. Pensino allo spettacolo e al pubblico. Non conosco il suo futuro. Forse non esiste".

Parole dell'uomo che ha raccontato la storia di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento a centomila persone in sette anni. Re Rebaudengo, presidente dello Stabile, magari adesso parlerà con l'attore torinese, intanto dichiara: "Manteniamo i nostri impegni. Secondo me lo spettacolo si fa. Magari Baricco farà causa a Settimo o a noi, e allora noi ci rivaliamo su Settimo. Tutti sapevano. Abbiamo comprato con una garanzia".

Loro ce l'hanno, la garanzia. Allegri ancora no.