Le campane di Patrica

di

Michele Colagiovanni

 

 

Perché questo “studio” sulle campane di Patrica? A Patrica non si fondono campane. Quelle che ci sono non hanno particolare celebrità né per pregio artistico, né per antichità, né per tradizione di campanari provetti e raffinati. Dunque, perché parlarne? Il motivo è semplice. Ne parliamo perché esse parlano. E’, la loro, la “voce” più assidua e più sonora; anche se poi non tutti “ascoltano”. Sembra giusto conoscere una per una queste “voci”, che si prendono la briga di rivolgerci un messaggio più volte al giorno!

  Come nasce una campana

 

La campana è uno strumento, generalmente di bronzo, a forma di vaso rovesciato, tenuto sospeso e fatto suonare me­diante colpi alle pareti: o dall’interno con un battaglio, o dall’esterno con un martello. Il martello si preferisce per i colpi numerati (per esempio, negli orologi da torre) il battaglio invece è indispensabile nei suoni a distesa (ottenuti, cioè, con il don­dolio della campana). Il suo nome deriva da Campania, la regione italiana nella quale venivano fuse in origine. Non si sa dove sia stata “inventata” la campana. Si può affermare che il suo uso, intuitivo, sia antichissimo e contem­poraneo presso diversi popoli. In Cina erano sicuramente note molti secoli prima di Cristo. Secondo la tradizione, l’uso reli­gioso delle campane risalirebbe al vescovo Paolino di Noia. La campana però prescinde, come origine, dall’uso religioso, anche se questo utilizzo, con il tempo, è divenuto predominante. Connessa con quella delle campane è la storia dei campa­nili: torri smilze (perché destinate a ospitare le sole campane) ma robuste (perché le campane lanciate a distesa imprimono un notevole scuotimento alla struttura). I campanili sono ge­neralmente molto alti, per facilitare la propagazione del “messaggio” che, con appropriato suono, le campane comunicano. La fabbricazione delle campane, a dispetto della forma ap­parentemente stereotipata, è opera assai delicata. Tutte le fasi della lavorazione devono essere curate nei minimi particolari, se non si vuole compromettere la purezza del suono. L’ottanta per cento di rame e il venti per cento di stagno forniscono un bronzo ideale. Tracce di altri metalli (specialmente argento) conferiscono alla lega timbri e sonorità particolari. (Secondo una antica credenza, per dare alle campane un suono più puro bisognava versare nella fusione il sangue di una vergine!). Per costruire una campana, maestranze altamente specializ­zate procedono nel seguente modo. Preparano una sagoma ru­dimentale in legno, con caratteristiche peculiari, a seconda del timbro sonoro richiesto. Questa sagoma, rifinita con mattoni e creta, è detta “maschio” o “nocciolo” e è imperniata su un asse di ferro, che ruotando permette di disporre argilla sulle pareti e tornirla. La facciata di questo “maschio” sagomerà la parete interna della campana vera e propria. Infatti, sul “maschio”, sempre mediante tornitura, si costruisce una cam­pana in creta, in tutto e per tutto identica a quella definitiva, ma destinata unicamente a fornire lo stampo per il bronzo fuso. E’ detta perciò “finta campana”. Su di essa, in cera, vengono realizzate iscrizioni e figure. Quindi il tutto viene racchiuso da una nuova struttura in creta, detta “camicia”, le cui pareti interne saranno determinate dalla “finta campana” contro cui aderisce e recheranno le forme incavate degli ornamenti in cera, che sono a rilievo. Per impedire che le due masse di creta si attacchino, il “maschio” viene cosparso di sego. Si procede quindi alla cottura della creta (che provoca anche lo sciogli­mento della cera). A questo punto gli operai rompono la finta campana. Si ottiene così una camera d’aria tra il “maschio” e la “camicia”. Dentro di essa verrà colato il bronzo fuso, che riempirà tutti gli interstizi: quindi anche gli incavi dei fregi sulla parete della camicia, assumendone le forme in rilievo, come erano quelle della cera. Raffreddato il metallo, si procede alla “prova” del suono. Piccole correzioni sono possibili riducendo lo spessore delle pareti o limando il bordo inferiore della campana. Se la cam­pana non è destinata a un uso solitario, non basta che abbia un suono gradevole per se stesso, ma deve accordarsi (concerto) con le altre. Un concerto minimo è formato di tre campane, chiamate generalmente con il criterio della grandezza: la Grande, o  Campanone, la Media o Mezzana e la Piccola o Campanella. Si conservano campane antichissime, vere rarità. Per esem­pio una del IX secolo è nel museo di Cordova. La basilica di San Pietro a Roma ha campane del 1289, come pure la chiesa di San Nicola in Carcere, sempre a Roma. Le rarità riguardano anche la grandezza. La così detta “zar kolokol” nel Cremlino, a Mosca, pesa duecentomila chilogrammi. Oggi è rotta e non suona più. Non per questo ha meno ammiratori!

  I suoi elementi

 

La campana ha alla sommità un gruppo di anelli, detto corona, mediante i quali viene tenuta sospesa e solidale con un asse orizzontale oscillante detto cicogna, a sua volta sospeso a un castello di legno o ferro, che è ospitato nel piano superiore del campanile, detto cella campanaria. La parte immediatamente sotto la corona, cioè la calotta superiore o fondo del vaso, è detta testata. Ospita, all’interno, un anello, chiamato ansola, al quale è appeso il battaglio. La parete della campana, dalla testata all’orlo inferiore, forma il ventre, delimitato in genere da fregi a fasce, superiori e inferiori. Sulla parete esterna del ventre si hanno figure e motivi ornamentali. Le fasce superiori e inferiori sono i luoghi ideali per ospitare scritte. Le scritte, sempre parlando in generale, ci danno queste notizie: a quale santo o mistero di religione è dedicata la cam­pana; chi ne sostenne le spese (offerente); l’anno della fusione con l’indicazione del papa e del vescovo; come del fonditore. Del tutto corrispondenti a quanto detto sono le figure. Oltre all’immagine del santo cui la campana è dedicata, si hanno quelle più venerate nella chiesa locale; stemmi del papa regnante e del vescovo diocesano; stemmi araldici del donatore eccetera.

  Leggi e usanze

 

Le campane destinate all’uso sacro vengono consacrate (sono dette perciò “sacri bronzi”). In tal modo vengono sottratte a qualsiasi uso profano: cioè non strettamente legato al culto di Dio o a avvenimenti eeclesiali. Sono però ammesse alcune eccezioni, come segnalare incendi o altri pericoli pubblici. Al suono delle campane (e particolarmente a quello di una, detta per tal motivo Santa) veniva attribuito il potere di scongiurare gravi calamità naturali, come siccità, grandine, eccetera. Tale uso “riservato” era evidenziato dalla iscrizione. Sono molto frequenti diciture come queste: FULGURA FRANGO DISSIPO VENTOS PLUVIAS INVOCO eccetera. E cioè: Vinco le folgori quieto i venti invoco le piogge e così via. Il suono della campana Santa scatenava negli animi grandi emozioni. Esisteva dunque un suono “a scongiuro” o apotropaico e un suono propiziatorio. Ogni campanile aveva la sua Campana Santa: in genere, la più piccola. Poiché le campane fanno sentire la loro voce in tutte le case, il loro uso può essere disciplinato dalle leggi civili, oltre che da quelle ecclesiastiche. Un suono abitualmente troppo mattiniero (o addirittura notturno) si trasformerebbe in “molestia”; come pure un improprio uso del suono “a morto”, detto trapasso, non gioverebbe all’umore della popolazione. E’ evidente che non cadono sotto questa censura, tanto per fare esempi, le campane di mezzanotte a Pasqua e a Natale (tradizioni antichissime, che la comunità deve vivere) o il suono “a morto” in occasione della morte di qualcuno (la comunità deve sapere!). C’è infatti una volontà collettiva che trascende quella dei singoli. Nessuno accuserebbe di schiamazzi notturni una famiglia in festa, che celebra un matrimonio fino a tarda notte, o i vigili del fuoco per le loro sirene mentre spengono un incendio, o un intero popolo che esulta per una grande vittoria sportiva (ecco un caso in cui l’uso delle campane non sarebbe lecito!). Anche chi non condivide deve tollerare. Ma chi tollererebbe, per esempio, la vicinanza di una famiglia troppo festaiola, che trovasse ogni giorno il pretesto per non dormire e non far dormire la notte?

  Le campane di Patrica

 

In tutta Patrica, se si escludono quelle appese al collo delle mucche, ci sono ben quindici campane: due all’orologio comunale, tre in San Pietro, tre in San Giovanni, tre in San Francesco, due nella chiesa di San Cataldo e due (una però è poco più di un campanello) nella chiesa di Sant’Anna alla Tomacella. Quindici campane sono tante; ma un tempo erano di più. Nei loro confronti si è spesso verificato a rovescio l’auspicio di Isaia di convertire le armi in vomeri. In periodi bellici sono state requisite per essere trasformate in cannoni. E’ quanto accadde, per esempio, alle campane dell’orologio comunale. Nell’ultimo conflitto bellico furono “date alla Patria” e sostituite con due bandoni; sicché l’orologio suonò per qualche tempo (a dispetto della retorica) ore poco solenni.

 

L’orologio comunale

 

L’attuale orologio comunale fu costruito da una ditta mila­nese, come ricorda la targa apposta al meccanismo, oggi visibile dall’aula consiliare: “Isidoro Sommaruga 1886 - Costruttore Meccanico - Milano Via Solferino 12”. Le due campane originali (una per le ore e l’altra per i quarti) erano probabilmente “laiche”, a giudicare dalla data. Furono date alla Patria, come detto, negli anni quaranta del nostro secolo e, dopo la mediocre supplenza esercitata da qualche bossolo, sostituite con campane di chiesa: una tolta, a quanto pare, dal campanile della Madonna della Pace. La Maggiore (quella che supponiamo derivare dalla Madonna della Pace) reca la seguente scritta: AVE MARIA GRATIA PLENA DNS TECUM MDCIII. (Una dicitura che non esige traduzione!). Sul ventre reca l’immagine della Madonna. La campana che batte le ore sul tetto del Palazzo Comunale di Patrica, dunque, è molto antica: del 1603. Di epoca impre­cisata, invece, quella Minore, dei quarti. Ha un bel fregio di foglie sotto la testata e, sul ventre, verso la Piazza reca un Crocifisso; verso il tetto l’iscrizione del fonditore: GIUSEPPE DI GIORGI FONDITORE DI ANCONA. (Mi sono arrampicato fin sulla struttura metallica che sostiene questa campana, ma non ho visto alcuna data!).

 

Le Campane di San Pietro Apostolo

 

 

Il campanile della chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo (costruito, come la chiesa stessa, dal capomastro patricano Gregorio Grossi, non sappiamo su indicazioni architettoniche di chi) ha tre campane. La Grande, in una fascia sotto la testata reca la seguente scritta latina: IN HONOREM PRINCIPIS APOSTOLORUM EX PECUNIA IN PIOS USUS ADTRIBUTA ANNO CHR MDCCCLXXXVI LEONIS XIII PONTIFICATUS NONO. Dunque il campanone è dedicato a San Pietro, principe degli apostoli e venne fuso con le offerte dei fedeli nell’anno di Cristo 1886, nono del pontificato di Leone XIII. Sotto la scritta corre un festone ondulato, sorretto ai colmi da putti alati. Il ritmo on­dulato del festone è imitato e inframmezzato da un cordone, dai cui colmi scendono lacci che sostengono stemmi e vasi pensili. Sul ventre, in ideale corrispondenza (agli antipodi l’uno dell’altro) ci sono quattro immagini: San Pietro e San Rocco; lo stemma pontificio e quello vescovile. Sotto lo stemma papale vi è la scritta: GIOBATTA LUCENTI / FONDITORE ROMANO. La Media o Mezzana, è più interessante. Sotto la testata ha una scritta di due giri. Nel primo giro si legge. AGNONE IN CAMPANIA A MDCCXLV CONFLATA MINIMA SED VETUSTIOR (una freccia indica a questo punto che la frase continua nel giro sottostante, nel quale si legge) ERAM CONFRACTA NOVISSIMA ED (sic!) AUCTA REFECTA. Sotto i due giri dell’iscrizione corre un festone. Sul ventre, in opposizione, ci sono le immagini di san Pietro e della Madonna. Alla base del ventre corrono altri due giri con iscrizioni. Nel primo giro si legge: PRESIDE LOCORUM PIORUM PATRIACE ILLMO ET REVMO D CESARE SPEZZA CANONICO VATICANO ET CONCIVI. Nel secondo giro: ERNESTO E ORESTE FRATELLI LUCENTI FONDITORI RO­MA A MCMVI. Dunque la campana Media è dedicata a san Pietro e alla Madonna. Venne fusa con il beneplacito di monsignor Cesare Spezza, “canonico vaticano e concittadino”, presidente dei luoghi pii, nel 1906, utilizzando però una campana più piccola e rotta, fusa a Agnone nel 1745. La Piccola è la così detta Campana Santa. E’ la più antica delle tre. E’ dedicata a san Pietro e a san Cataldo, giacché porta sul ventre le immagini di questi santi. Nella scritta sotto la testata si legge: CLAMA NE CESSES QUASI TUBA EXALTA VOCEM ET ANNUNTIA POPULO (una freccia indica che la frase continua al secondo giro, nel quale si legge) MEO SCELERA EORUM SUMPTIBUS LOCORUM PIORUM A.D. 1776. Non manca la scritta riguardante il fonditore. Si legge: M. BIASIO CACCIAVILLANI DELLA CITTA’ D’AGNONE FECIT. Dunque la campana Minore (che però non si differenzia molto dalla Media) fu fusa a Agnone da mastro Biagio Cacciavillani nel 1776, a spese dei luoghi pii. Il motto dice: “Grida senza interruzione e alza la tua voce come tromba e annunzia al popolo mio i suoi peccati”.

  Le campane di San Giovanni Battista

 

La campana Grande ha una iscrizione in due giri, sotto la testata. Vi si legge: A. M. D. G. ANNO MDCCCXVIII LEONE XIII PONT. MAXIMO PETRO FACCIOTTI EPO FER (a questo punto la solita freccia obliqua indica che la frase continua al secondo giro) ITERUM CONFLATA SUMPTIBUS IN PIOS USUS ATTRIBUTIS. Ai quattro punti cardinali del ventre, la campana reca le seguenti immagini in opposizione: l’Ostensorio del Santis­simo Sacramento e san Giovanni Battista; san Rocco e san Cataldo. Vi è inoltre, più in basso, lo stemma del vescovo e l’indicazione del fonditore, che è lo stesso del campanone di san Pietro: GIOBATTA/LUCENTI/FONDITORE/ROMA.  Dunque la Grande di san Giovanni venne fusa nuovamente (iterum con flata) con le offerte dei fedeli, alla maggior gloria di Dio (A. M. D. G., motto dei Gesuiti) nell’anno 1893, mentre era papa Leone XIII e vescovo di Ferentino Pietro Facciotti. Non ci vengono fornite le generalità della campana precedente, il cui bronzo fu utilizzato per la nuova fusione. La campana Media è la più antica delle tre. Reca nell’iscrizione del primo giro la frase seguente: PARCE POPULO TUO ET NE DES EREDITATEM TUAM IN PERDITIONEM. Il secondo giro contiene annotazioni storiche: SUMP. VEN. CONF. MORTIS ET ORATIONIS PATRICAE A.D. MDCCCLV VIN. CACCIAVILLANI FECIT. E’ la Campana Santa di San Giovanni, come bene esprime la frase deprecatoria, che rappresenta una risposta ideale alla dicitura della Campana Santa di San Pietro. Quella diceva: “Ricorda incessantemente i suoi peccati al mio popolo!”. Questa risponde: “Sii indulgente (oh Signore) con il tuo popolo e non abbandonare la tua eredità nella perdizione”. Questa campana, come dice l’annotazione del secondo giro, fu fusa a spese della Confraternita della Buona Morte e dell’Ora­zione, da mastro Vincenzo Cacciavillanj (i Cacciavillani di Agnone avevano una fonderia a Frosinone) nel 1845. Le immagini collocate sul suo ventre sono: il teschio con le ossa incrociate, un cuore circondato da corona di spine, l’Immacolata, san Rocco. La Madonna ha la falce di luna sotto i piedi e un giro di dodici stelle attorno al capo, secondo la visione dell’Apocalisse. La Minore reca la seguente iscrizione: FACTA AN MDXXXVI ITERUM CONFLATA AN MDCCCLXXXIX SUMPTIBUS IN PIOS USUS ATTRIBUTIS. Fu dunque fusa nuovamente, con offerte dei fedeli, nel 1889, utilizzando il bronzo di una precedente campana risalente, nientemeno, al 1536. (Oggi preferiremmo avere l’antica campana, anche se rotta!). Le immagini sul ventre sono: stemma papale e vescovile; Madonna con bambino in cornice e Crocifisso in cornice. Sotto io stemma del vescovo si legge: IOAN BAPST LUCENTI ROMAE FUDIT.

  Le campane di San Francesco

 

La Grande di San Francesco (Si fa per dire, giacché si tratta di una campana di modeste dimensioni) sotto l’aspetto della decorazione è probabilmente la più elaborata fra le campane di Patrica. La scritta nel doppio giro sotto la testata dice: IN HONOREM DEIPARAE ANNO IUBILAEI MCM IMMACULATAE / INCOLARUM PATRICAE AERE CON.LATO. La campana fu dunque fatta nell’anno del giubileo (1900), con le offerte degli abitanti di Patrica e dedicata all’Immacolata Ge­nitrice di Dio (Deipara). Sul ventre, ai quattro punti cardinali, la campana reca tre raffigurazioni racchiuse entro corone floreali ovali molto lavorate, sostenute da putti alati. Nella prima c’è san Francesco Saverio. Sotto la cornice, seguendone l’andamento tondeggiante, c’è la scritta: S. FRANC. XAV. CONG. PATRONUS. Cioè: San Francesco Saverio Patrono della Con­gregazione (dei Missionari del Preziosissimo Sangue). Nella parte opposta vi è lo stemma della stessa Congregazione. Il monogramma famoso JHS, con tre chiodi sottostanti. Di fianco a questo monogramma (il cui significato, se occorre dirlo, è: (Gesù Salvatore degli uomini) c’è la lettera M, simboleggiante la Madonna (Maria). A scanso di equivoci, la lettera è sormontata da un’aureola di dodici stelle e ha alla base una piccola falce di Luna. Sotto la cornice, in tutto simile alla precedente, si legge: SIG CONGR A PRET SANG. E cioè: Stemma della Congregazione del Preziosissimo Sangue. L’altra coppia di immagini in opposizione (sempre incorniciate dalla solita corona retta da putti) raffigura l’Immacolata (verso Cacume) e il Crocifisso (verso la Piazza). La scritta a semiluna sotto l’Immacolata dice: APPARIT BMV IMMAC LOURDES. Cioè: Apparizione della Beata Maria Vergine Immacolata a Lourdes. Sotto il Crocifisso si legge: REDEMISTI NOS IN SANG.E TUO. Ci hai redenti con il tuo Sangue (1). Nel giro sopra l’orlo inferiore si legge: CURA SACERDO­TUM CONG A PRET SANGUINE D.N.I.C. ALOYSIUS BIASCHELLI MOD GEN; e poi, sempre nello stesso giro ma in caratteri più piccoli: IO BAP LUCENTI EI FILII FUD. La campana fu dunque fatta per cura dei Missionari del Preziosissimo Sangue, essendo Direttore generale don Luigi Biaschelli. La fusione fu eseguita a Roma da Giovanni Battista Lucenti e figli. La Grande di San Francesco ha una particolarità, rispetto a tutte le altre. Sotto l’immagine del santo titolare, non a rilievo ma a graffito nel bronzo, reca la scritta: OBLATORE PRAEPUO CAESARE CAN. SPEZZA. Cioè: Principale offerente il canonico Cesare Spezza. La Mezzana di San Francesco è la campana più antica di Patrica. I Missionari la portarono da Roma, dove l’avevano acquistata. La scritta sotto la testata, in due giri, dice: AD HONORE DNI NRI IESU XPI VIRGIS MARIE (sic!) / FR SULl CIR GEN MDLXXVIII. Chiarissima la dedica: In onore di Gesù Cristo e della Vergine Maria. Un po’ meno chiaro, anzi per ora del tutto oscuro il seguito, fatta eccezione per la data (1578). Come si deve interpretare quel Fr Iuli Cir Gen? E’ il nome del fonditore? O del superiore generale di un Ordine? La Piccola di San Francesco è veramente una piccola cam­pana. In compenso è ricca di scritte e decorazioni. Due giri di iscrizioni sotto la testata: D.O.M. I. CHRISTI SANGUINI B. MARIAE V. EI S. FRANC. XAVERIO (la freccia obliqua indica che la frase continua nel giro sottostante) CONGNI PATRONO CAIETANUS CAPORALI SOCIETATIS MODER GENLI. Eccone, la traduzione: A Dio ottimo e massimo al Sangue di Cristo alla beata Maria Vergine e a san Francesco Saverio patrono della Congregazione. Gaetano Caporali moderatore generale della Congregazione. La campanella reca le immagini di san Francesco Saverio e dell’Agnello, più una coppia di vasi con fiori. Questa campanella è più antica del campanone. Don Gaetano Caporali fu infatti Moderatore generale dalla fine del 1884 al 1891, quando gli successe il Biaschelli.

  Le campane di San Cataldo

 

 

La parrocchia di San Cataldo, in contrada Quattro Strade, ha due piccole campane. Una, la più grande, fu restituita dal Comune, in cambio di quella presa in prestito per l’orologio della Piazza, come abbiamo già detto. Naturalmente tale restituzione fu messa per iscritto e in bronzo sulla campana stessa. Poco sopra l’orlo inferiore, infatti, si legge: RESTITUTUM PUBLICO SUMPTU A.D. MCML ABLATUM TEMPORE BELLI A.D. MCMXL - MCMXLV. Che significa: Restituito a spese pubbliche nell’anno del Signore 1950 (ciò che era stato) tolto in tempo di guerra nell’anno del Signore 1940-1945. Segue poi un numero in cifre arabiche: 384. Quasi certamente indica la frequenza del suono: cioè il numero di vibrazioni al secondo. (Il la, che è la nota del diapason, vibra intorno alle 435 volte al secondo). La campana minore non ha iscrizioni.

  Altre campane

Anche la chiesa di Sant’Anna alla Tomacella, come già detto in principio, ha due campane (una piccolissima). Sono salito sul tetto della chiesa, per verificare se recano scritte. Nessuna delle due ha indicazioni di sorta. Il bronzo appare di mediocre qualità. Un tempo anche la chiesa della Madonna a Valle aveva una campana. In un armadio della Madonna della Pace è conservata una campanella che reca una scritta di difficile interpretazione: PRO ECC SEBASTIANI B MELO V F. Sembra si possa decidere di tradurre la prima parte così: Per la chiesa di (San) Sebastiano; ma quale significato dare a B MELO V F? Melo potrebbe voler dire melodia e B, nella notazione gregoriana, indica il secondo grado della scala di la, cioè il si. (Nei paesi di lingua inglese e tedesca, la B sta a indicare il settimo grado della scala di ut o do, e cioè ancora una volta il si!). Potrebbe essere questa l’interpretazione. Ma rimarrebbero sempre senza spiegazione le due lettere V F. Se invece ipotizziamo l’indicazione del donatore (un certo B. Melo) potremmo intendere: “Per la chiesa di (San) Sebastiano B. Melo fece voto” (Votum Fecit). La chiesetta di San Sebastiano era in contrada Le Piagge, dove si vedono ancora alcuni ruderi. Un’altra campana di piccole dimensioni era sul tetto del Conservatorio di Brigida Contenta. Serviva a chiamare le fan­ciulle alla scuola. Non recava scritte. Un discorso a parte meritano le due campane del Tufo. La maggiore di esse deve ancora nascere, ma il parto è imminente. E’ stata commissionata dal dottor Giorgio Simoni al fonditore Lu­centi di Roma. Reca le seguenti iscrizioni: PRETIOSO SAN­GUINI DNJX EI SANCTO MARTYRI GEORGIO PROTECTORI SUO GEORGIUS SIMONI DED 1985. ANGELUS CELLA FE­RENTINEN AC VERULAN. EPISCOPO A X A CONSECR CE­LEBR. E cioè: Al Prezioso Sangue del Nostro Signore Gesù Cristo e a San Giorgio Martire suo Protettore Giorgio Simoni dedicò nel 1985 Celebrando Angelo Cella vescovo di Ferentino e Veroli il decimo anno dalla propria consacrazione (episcopale). Un’altra iscrizione, più vistosa, recita: SANGUIS CHRISTI FORTITUDO MARTYRUM - SANGUIS MARTYRUM SEMEN CHRISTIANORUM. Due celebri frasi che non richiederebbero traduzione: Sangue di Cristo fortezza dei Martiri - Sangue dei Martiri seme di (nuovi) cristiani. La campana reca anche due figure: la prima presenta il ritratto equestre di san Giorgio e l’altra lo stemma episcopale di monsignor Cella. Questa cam­pana può essere considerata la “prima pietra in bronzo” di una cappella da dedicare allo stesso Santo. La seconda campana è quella che un tempo troneggiava entro un arco, sul tetto del Conservatorio di Brigida Contenta e chiamava le fanciulle alla scuola. Fu da me portata al Tufo e per un paio di anni venne suonata direttamente con le mani, per indicare l’inizio della messa. Non recava iscrizioni. Oggi, per ricordare la sua origine e in segno di riconoscenza verso le Adoratrici, che prestano la loro collaborazione pastorale in questa area, vi ho fatto incidere: BRIGIDA CONTENTA (1831) E MARIA DE MATTIAS (1840) CONVOCANO IL DISPERSO PO­POLO DI PATRICA - 1984 CL ASC. Le tre date alludono alla fon­dazione dell’istituto di Brigida Contenta, all’anno del primo passaggio di Maria De Mattias in Patrica e al centocinquantenario dell’istituto di Maria De Mattias. L’ultima cifra fa sì che la campana risulti retrodatata; giacché l’idea l’ho avuta solo nel 1985. Ma il 1984 è un anno fortemente simbolico, per il ritorno in paese delle spoglie mortali della De Mattias! Del resto esso è passato da così poco tempo e l’evento che lo caratterizzò è ancora così vivo, da rendere la datazione del tutto logica.

  Conclusione

 

Termina qui la rassegna delle campane di Patrica. Come si vede esse portano i segni della religiosità del paese: i suoi santi, le sue devozioni, le sue confraternite. Confinate sui campanili, le campane sono nelle condizioni migliori per far ascoltare la propria voce, ma nelle peggiori per la lettura delle iscrizioni. Raccogliere in un opuscolo tutte quelle scritte mi è sembrato utile e doveroso.

 

(1)       Particolareggiate notizie sulla fusione, benedizione, collocamento e inaugurazione di questa campana si hanno nel libro della Cronaca, 1°, pp. 53-54; 210; 229-231: nell’Archivio della Casa di Missione di Patrica.