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ZDENEK ZEMAN




4-3-3

"E' il modo più razionale per coprire gli spazi"
"E' geometria"
"perchè non esiste giocatore che non lo può fare" ...



I movimenti difensivi del 4-3-3 consistono nel "pressare la palla e nel coprire gli spazi". I difensori sono quattro, schierati seguendo il profilo di una mezzaluna, ma i due esterni sono molto più inclini alla fase offensiva che a quella difensiva. Dei centrocampisti, il centrale è il fulcro di tutta la manovra, mentre i due laterali macinano chilometri per tamponare il gioco avversario, ma soprattutto per creare superiorità numerica sulle fasce, "collaborando con il terzino e con l'attaccante". I giocatori del tridente offensivo devono essere veloci e tecnici, sempre pronti a sfruttare le numerosissime occasioni da rete fornite dagli schemi di Zeman, non esistendo un unico finalizzatore delle azioni di attacco che "dipende dalla situazione che si crea sul campo", senza per questo dimenticarsi di tornare a coprire a centrocampo quando la sfera è in mano all’avversario, nei suoi movimenti difensivi infatti la posizione degli attaccanti laterali "dipende da dove si trova la palla". Un calcio dinamico, quindi, senza lasciare nulla al caso, in cui l'organizzazione domina sull'improvvisazione

La Vita di Zeman:

Zdenek Zeman nasce a Praga il 12 Maggio del 1947. Zeman parte nell'estate del 1968 per andare a trovare lo zio Cestmir in Sicilia. Torna in patria, ma dopo un anno torna in Sicilia alla ricerca della libertà che non esisteva più nel suo paese natale. Si iscrive all'ISEF di Palermo, dove si diploma con il massimo dei voti discutendo una tesi sulla medicina dello sport. Ottiene la cittadinanza italiana nel 1975.

La Storia da Allenatore:


Si avvicina alla panchina accettando di allenare il Cinisi, una squadra di dilettanti di un paese alla periferia di Palermo. Allena poi il Bacigalupo, il Carini, il Missilmeri e l'Esacalza. Nel 1974 grazie all'intervento dello zio entra nelle Giovanili del Palermo che allena fino al 1983. Nel frattempo si iscrive al Supercorso di Coverciano (1978) dove ottiene il patentino di allenatore di Prima Categoria nel 1979. Nel 1983 il presidente del Licata, Giuseppe Alabisio, decide di assumere il tecnico Boemo dopo aver visto lo spumeggiante gioco praticato dalla squadra da lui allenata. Zdenek accetta l'incarico e inizia così la sua scalata al successo. Dodicesimo nel girone D della serie C 2 il primo anno, ottiene la promozione l'anno successivo. Straordinario il suo tabellino: in 34 partite ottenne 15 vittorie, 14 pareggi e solo 5 sconfitte; 58 gol realizzati contro i 30 subiti. Nel campionato 1985/86 si salva piazzandosi al dodicesimo posto del girone B della serie C 1.



Nel 1986 i fratelli Casillo assumono come consulente del Foggia Giuseppe Pavone, che affascinato dai metodi rivoluzionari del Boemo lo consiglia per la panchina pugliese. Allena il Foggia nel 1986/87 nel campionato di C1 ma viene esonerato alla ventisettesima giornata in quanto, secondo il presidente Casillo, si è già accordato con il Parma. Si trasferisce nel club emiliano, quell'anno in serie B, ma la sua esperienza dura solo sette giornate. Il suo esonero però non avviene prima però della vittoria sul Milan in Coppa Italia (ai rigori). Richiamato in Sicilia nel 1988 allena in serie B il Messina, dove conquista l'ottavo posto e scopre il futuro campione delle Notti Romane dell'estate del 1990: Totò Schillaci, capocannoniere della serie cadetta con 23 gol. Il Foggia neopromosso in serie B, pentitosi per averlo mandato via, lo richiama a se' nel 1989: nasce così il "Foggia dei miracoli" con il presidente Casillo, il direttore sportivo Pavone ed il mister Zeman. Acquistano Manicone dal Palermo, Nunziata dal Pavia, Rambaudi dal Perugia e Signori dal Piacenza. Riscoperto attaccante dal Tecnico, il centrocampista Giuseppe Signori lo ripaga segnando 14 reti, contribuendo così al raggiungimento dell'ottavo posto. Ma è l'anno successivo, nel campionato 1990/91, che dopo l'acquisto di Ciccio Baiano il mister con un calcio spettacolare affidato all'intoccabile 4-3-3 conquista l'agognata promozione in serie A. Questi i numeri della trionfale stagione: 38 partite, 51 punti, 67 gol, ma soprattutto il primo posto in classifica. Allena la squadra pugliese per 3 anni in serie A conquistando, contro ogni previsione che lo voleva subito retrocesso, un nono, un undicesimo ed un nono posto sfiorando la qualificazione in Coppa Uefa. Si deve a lui la scoperta per il campionato Italiano di giocatori come i già citati Signori e Baiano, Rambaudi, i russi Shalimov e Kolivanov, il rumeno Petrescu, l'argentino Chamot e Padalino che fa esordire nel Foggia contro il Torino a 17 anni. 1994: è l'ora di trasferirsi a Roma.



Il presidente della Lazio, Sergio Cragnotti, decide di puntare sul tecnico per portare la Lazio al "tavolo delle grandi"; dopo anni di grigiore calcistico è la via del bel gioco quella che secondo Cragnotti porta in Paradiso. Zdenek ritrova a Roma il suo pupillo Signori e convince il Patron a portare nella Capitale anche l'argentino Chamot e Rambaudi. Nonostante il passaggio ad una squadra con maggiori ambizioni il mister non cambia i sistemi di allenamento, la filosofia è sempre la stessa: è solo con il lavoro che si possono ottenere dei risultati. La prima Lazio di Zeman viene penalizzata nei suoi risultati da decisioni arbitrali quanto meno discutibili: abbandona i sogni scudetto perdendo in casa con la Juventus rimanendo in dieci per la dubbia espulsione di Cravero, esce dalla Coppa Uefa a Dortmund solo all'ultimo minuto con un gol di Riedle che perfeziona in rete una punizione invertita che aveva provocato anche l'ingiustificata espulsione dell'argentino Chamot, viene eliminata dalla Coppa Italia in semifinale dalla Juventus dopo una partita condotta dal primo all'ultimo minuto e giocata per più di un'ora in dieci uomini.



Nonostante tutto i piazzamenti finali rendono giustizia al lavoro del Boemo: la Lazio è seconda in campionato, ottenendo il miglior risultato dallo scudetto del 1974 e raggiunge per la prima volta i quarti di finale di una Coppa Europea. L'anno seguente raggiunge il terzo posto nel campionato scoprendo al centro della difesa il giovane Alessandro Nesta, futura perla del calcio italiano. I detrattori del tecnico si fanno avanti scordandosi forse che nella parte cruciale della stagione perde per una lesione ai legamenti di un ginocchio il portiere Luca Marchegiani. Nelle Coppe il cammino della Lazio non è positivo come l'anno precedente: viene eliminata dalla Coppa Uefa dalla squadra francese del Lione e dall'Inter nei quarti di finale della Coppa Italia. E' comunque il solito ottimo finale di campionato con due pareggi e sei vittorie consecutive che gli permettono di ottenere la conferma per la panchina biancoceleste. Il terzo anno della sua storia laziale è forse uno dei più tristi della vita professionale del mister. Poco aiutato dal presidente Dino Zoff ed alle prese con una parte del "gruppo" che non lo segue più, viene esonerato dal Patron Sergio Cragnotti il 27 gennaio 1997. I tifosi laziali devono comunque a lui in quell'anno la scoperta del Ceko Nedved. L'epilogo della sua storia con la Lazio è tristissimo dal punto di vista umano: la notizia dell'allontanamento gli giunge infatti dai giornalisti mentre sta partecipando a Coverciano all'annuale incontro fra allenatori e capitani delle squadre. 6 Maggio 1997: il presidente della A.S. Roma Franco Sensi convoca Zeman all'Hotel Cicerone e gli propone la panchina giallorossa.



Il mister accetta volentieri l'incarico e si prepara ad affrontare il campionato 1997/98 che dovrà segnare il rilancio della compagine Capitolina. Il ritiro di Kapfenberg in Austria getta le basi per quella che sarà la più bella stagione della Roma degli ultimi anni. I tifosi riscoprono la gioia di andare allo stadio divertendosi sicuri di poter affrontare qualunque squadra a testa alta con la certezza di poter vincere su ogni campo. Chiude la stagione al quarto posto con il miglior attacco della serie A, qualificando così la squadra per la Coppa Uefa. I tifosi nonostante i quattro derby persi, che gli costano anche l'eliminazione dalla Coppa Italia, sono con il tecnico Boemo ed aspettano con impazienza il campionato successivo. Luglio 1998: scoppia la bomba doping. Il mister parla di calcio che deve uscire dalle farmacie e dagli uffici finanziari, provocando la scomposta reazione di molti personaggi dell'ambiente che si sentono tirati in ballo dalle dichiarazioni di Zeman. Tali dichiarazioni gli porteranno non pochi problemi.....quante partite senza rigori durante il campionato successivo!!!!!!!!! Lo stesso vicepresidente del Milan Adriano Galliani a fine stagione dichiarerà che l'unica squadra veramente danneggiata dalle decisioni arbitrali è stata quella giallorossa.



La stagione 1998/99, nonostante una rosa meno competitiva delle dirette concorrenti vede la Roma al quinto posto, ad un punto dalla quarta ed a due dalla terza posizione che avrebbero garantito l'ingresso in Champions League. E' sempre della Roma il miglior attacco della serie A e solo un arbitraggio scandaloso nega ai giallorossi la semifinale di Coppa Uefa. Il tecnico inoltre si prende anche la rivincita nei derby, vincendo 3-3 (il quarto gol di Delvecchio è inspiegabilmente annullato) l'andata e 3-1 quello di ritorno, ripagando così la fiducia incondizionata del pubblico romanista. Si devono a lui la definitiva consacrazione di un campione come Francesco Totti, la nazionale per giocatori come Damiano Tommasi, Eusebio Di Francesco, A.C. Zago, l'esplosione di Luigi Di Biagio e la pioggia di gol di Marco Delvecchio che risulterà il miglior realizzatore italiano della stagione.



Maggio 1999: finisce inspiegabilmente la storia fra Zdenek Zeman e l' A.S. Roma. Il mister dichiarerà di sentirsi molto deluso, forse più che dopo l'esonero della Lazio....... 6 Ottobre 1999: Zeman viene contattato dal presidente del Fenerbahçe Aziz Yildimir che lo vuole leader della sua squadra. Abituato a stupire come al solito il Mister anche questa volta non si lascia sfuggire l'occasione......ed il contratto di otto mesi viene firmato prima che quasi ce ne potessimo accorgere. Una nuova sfida quella del Boemo, una sfida tanto ardua quanto stimolante quella alla guida dei Gialloblù Turchi.......Zeman, d'altra parte, non può e non deve stare lontano dal Calcio. L'esordio è una sconfitta fuori casa contro il Trabzonespor, sconfitta che i giornali locali non esiteranno a definire "vittoria in campo", visto l'entusiasmo della squadra e il gioco spumeggiante che Zeman ci ha abituato a vedere, "sconfitta per colpa dell'arbitro", visto lo scandaloso comportamento di quest'ultimo.........il resto è cronaca.

Il testo di questa pagina e' stato preso dal SITO http://zeman.freeweb.org/SITO UFFICIALE

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