Il debito dei paesi in via di sviluppo (PVS) nasce negli anni '70 quando, con l'aumento dei prezzi del petrolio, i "petrodollari" incassati dai paesi arabi vennero offerti sul mercato finanziario internazionale e fecero scendere i tassi di interesse. Indebitarsi divenne poco costoso e i paesi in via di sviluppo ne approfittarono per finanziare la creazione delle infrastrutture di cui necessitavano.
Per qualche anno le cose andarono bene, ma alla seconda crisi petrolifera, che provocò un nuovo e più grave rialzo dell'inflazione in tutto il mondo, gli USA di Ronald Reagan e la Gran Bretagna di Margareth Thatcher risposero con politiche di stampo "neoliberista", che provocarono cioè innalzamenti molto violenti dei tassi di interesse. E i paesi in via di sviluppo, indebitati, si trovarono da un anno all'altro a passare da tassi di interesse inferiori al 10% a tassi che potevano superare il 30%.
Inoltre gli USA desideravano aumentare il valore del dollaro e raggiunsero l'obiettivo con grande efficacia. Tra il 1979 e il 1980 il dollaro raddoppia il proprio valore rispetto al marco e alla sterlina. Rispetto alla lira passa da poco più di 600 a 2200 lire e sale in modo ancora più acuto nei confronti delle monete del terzo mondo. Proprio quel fenomeno di apprezzamento di una sola moneta rispetto a tutte le altre, unico nella storia dell'economia, ha reso insostenibile il debito dei paesi poveri. Peraltro, a fronte dell'aumento dei prezzi del petrolio, le materie prime non petrolifere non subirono variazioni di prezzo. Anzi, la recessione che la crisi petrolifera generava spinse verso il basso i prezzi delle materie prime, che costituivano in genere la parte principale delle esportazioni dei PVS. Si verificò così un peggioramento delle ragioni di scambio dei paesi debitori, che rese più grave il peso del debito e degli interessi. In sostanza a fronte della stessa quantità di merce esportata - e cioè di lavoro - le entrate finanziarie erano inferiori.
I programmi di restituzione che i paesi debitori avevano previsto divennero in brevissimo tempo inutili perché era esplosa la quantità di moneta locale necessaria per pagare debiti e interessi. Nell'agosto 1982 il governo messicano dichiarò la propria incapacità a pagare, e scoppiò la crisi del debito internazionale.
La successione dei fatti che abbiamo descritto fu la causa scatenante della crisi, ma altri fenomeni si verificarono contemporaneamente. Si proposero modelli di sviluppo che scimmiottavano quelli del nord senza tenere conto della caratteristiche e della cultura locale. Si sperperò il denaro pubblico in spese militari. In diversi casi, purtroppo, dittatori senza scrupoli portavano al Nord a nome proprio il denaro ricevuto in prestito a nome dello Stato, creando il cosiddetto fenomeno della fuga dei capitali.