Alcuni giorni fa, Pierangelo Bertoli ci ha lasciati. Nato a Sassuolo (Modena) non aveva ancora 60 anni (era nato il 5 novembre 1942). Se n’è andato in silenzio, come in silenzio aveva sopportato il male che lo ha ucciso. Una vita a muso duro, la sua. Poliomelitico, costretto a vivere in una sedia a rotelle, è riuscito a condurre una vita artistica da normale riducendo al minimo l’insostenibile pesantezza del quotidiano dovuta al suo handicap.
Le sue canzoni sono messaggi di sincerità e di speranza , denuncia sociale, ora aggressiva, ora meditata, ora fraterna. Non ci sono coinvolgimenti nel consumismo sfrenato del mercato e nel qualunquismo dilagante del cliente che perde il suo ruolo di cittadino per offrirsi solo come consumatore. La sua è una sensibilità politica genuina che nasce dalla terra emiliana, la sensibilità di chi non sopporta le truffe e gli inganni della classe politica e di un popolo a volte compiacente, a volte distratto, a volte menefreghista. Bertoli sfugge a questo contesto e non rinuncia a farsene beffe relegando nel pietoso silenzio chi si piange addosso senza muovere un dito.
Canta senza peli sulla lingua, l’ottimismo e la speranza, partecipa spesso ad iniziative di solidarietà e beneficenza. I suoi testi sono ricchi di retorica ma anche di genuina umanità spaziando a "muso duro" dall’ecologia, ai temi sociali, alla solidarietà, alle mutazioni politiche. Un mix di indignazione e populismo, di enfasi e poesia che fa di Bertoli uno dei personaggi più singolari e più in sintonia con le antiche ballate contadine e anarchiche della nostra epoca.I protagonisti della sua canzone sono i bugiardi, i disonesti, i ladri.
La sua voce è quella della coscienza politica di una classe che è obbligata ha subire i torti e le tragedie della storia ma che, a dispetto dei suoi detrattori, non rinuncia alla lotta che diventa bandiera, significato di vita e speranza per il futuro.Rimane l’esempio di un uomo schivo e sincero, generoso.
Tratto da: www.questotrentino.it
Così
Non amo trincerarmi in un sorriso
detesto chi non vince e chi non perde
non credo nelle sacre istituzioni
di gente che ha il potere e se ne serve
giocattoli di carta in mano ai pazzi
puntati su milioni di persone
tu ascolti tutto e cerchi di capirmi
finendo poi per fare confusione
e dici che per te non sono in pace
certo che almeno in questo mi conosci
nell'attimo che brucia la ragione
io butto al fuoco tutte le mie croci
e semino i miei fatti personali
mischiati a tutto quello che è sociale
e vivo con la stessa indipendenza
gli scandali le guerre o la spirale
Perché son fatto così e non ci posso far niente
prendimi pure così come mi accetta la gente
che mi sorride e che mi lascia parlare però non mi sente
Mi dici che una regola ci vuole
qualcuno deve pure aver ragione
sarà forse che sono diffidente
ma i capi non son altro che persone
e trattano le masse come capre
tosando e macellando l'eccedenza
sacrificando al fatto personale
le madri i figli i padri e la decenza
Perché son fatto così e non ci posso far niente
prendimi pure così come mi accetta la gente
che mi sorride e che mi lascia parlare però non mi sente
Si macchiano dei crimini più bassi
per conservare il posto da sedere
le chiese il parlamento i sindacati
le banche e gli altri centri del potere
gli amici sai gli amici tante volte
mi dicono che sono un piantagrane
che parlo senza un poco di rispetto
che amo più gli oppressi o le puttane
Ma son fatto così e non ci posso far niente
prendimi pure così come mi accetta la gente
che mi sorride e che mi lascia parlare però non mi sente