Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 


-NUBA-


È un vero e proprio genocidio quello che il governo fondamentalista islamico del generale Omar el-Beshir sta compiendo giorno dopo giorno nei confronti dei Nuba, una popolazione d'origine antichissima, che vive nel centro del Sudan. La lista delle violazioni dei diritti umani nei confronti dei Nuba è davvero lunga: bombardamenti sui civili, assalti ai villaggi, furti di bestiame, stupri di massa sulle donne e le bambine dai nove anni di su, rapimenti di ragazzi e loro trasferimento forzato nei peace camps [in realtà, luoghi di detenzione], e poi ancora: torture, assassini, incarcerazioni arbitrarie.


Perché tanta efferatezza? Perché la vivacità della cultura Nuba - uno straordinario meticciato creato da diverse etnie che parlano oltre 50 lingue differenti e hanno credenze e religioni diverse [animiste, cristiane e musulmane] - costituisce una sfida aperta alle norme culturali di un Sudan arabo-islamizzato totalmente omogeneizzato. In altre parole, perché i Nuba sono neri e la "maschera araba" loro proprio non si confà.


L'unica alternativa alla scomparsa di un intero popolo e alla morte di una cultura sembra la lotta. Una lotta all'ultimo sangue che viene però condotta in estrema solitudine. Malgrado la guerra sui Monti Nuba si trascini dal 1989, soltanto nel giugno del 1999 ha avuto luogo la prima missione esplorativa delle Nazioni unite. Non sono seguiti ancora, tuttavia, né l'invio di aiuti umanitari, né l'avvio di un'azione di monitoraggio sistematica.I nuba restano soli e il massacro continua.



L'offensiva contro i Nuba è la più intensa degli ultimi dieci anni. È importante ricordare che sulle montagne Nuba prima della guerra (iniziata nel 1989) la produzione agricola non solo soddisfaceva, ma superava i bisogni fondamentali della popolazione locale. I continui attacchi dei militari governativi mirati alla distruzione sistematica dei villaggi e dei raccolti stanno provocando lo spostamento forzato di migliaia di famiglie contadine che in questo modo non sono in grado di produrre autonomamente il proprio fabbisogno alimentare, ma sono costrette a rifugiarsi in aree inospitali e prive di ogni possibilità di sopravvivenza. Senza immediati provvedimenti a sostegno delle popolazioni colpite, la carestia sarà l'unica conseguenza certa.


tratto da un articolo di ALESSANDRA GARUSI