"Finali giochi della gioventù'
Si
parte. Un po' increduli, curiosi, felici e ... impauriti. Paura sì, che come
sempre incombe, accompagna dalla
nascita ogni nuovo passo dei nostri figli "speciali". Il primo
scivolo, la prima altalena, la scuola
materna, la prima comunione ... tutto condiviso con paura, perché si parte da
un gradino più in basso, o due a volte, o tre, quattro, ma comunque si parte e si
vuole arrivare.
Questa
è la disabilità.
Concetto semplice per i bambini (perché semplici appunto) che se ti vedono su una sedia a rotelle prima ti chiedono il perché di quella bellissima poltrona con le ruote e poi iniziano a spingerla per correrci e giocare insieme. Concetto molto difficile per noi adulti, purtroppo, perché molto, molto complicati dentro.
Così difficile che se una persona è diversa da noi invece
di pensare che può arricchirci ne abbiamo paura.
Se
sulla diversità i soli che possono insegnarci qualcosa sono i bambini, puntiamo
allora su di loro. È quello che ha
pensato un insegnante quando ai giochi della gioventù, insieme ad atleti con
fisici da paura, ha mandato anche i ragazzi dei "gradini".
INSIEME, appunto, è questo il passo da gigante.
- Perché se si chiamano "giochi" debbono poter giocare tutti, da qualsiasi gradino si parta. Quel che conta è la voglia, l'entusiasmo, l'anima che si mette nel partecipare, e vi assicuro che quella è uguale per tutti.
-
Basta guardare la corsa di Oxana, una bimba con gambe un po'
"speciali" che non la faranno mai sfilare come una modella, ma che quando corre non riesci a trattenere le
lacrime per quello che ti trasmette.
Lei non corre, lei vola. Con un'energia, una carica che non può non
travolgerti. Chissà, forse per lei è un rifarsi del tempo impiegato a muovere i
primi passi, molto più lungo del normale, e con la paura di non farcela.
E adesso che ce l' ha fatta tira fuori tutto quello che la soffocava quando
rimaneva bloccata, o
cadeva e la paura rischiava di prendere il sopravvento
per farla mollare m.Non ha mollato. Come non ha
mollato la corsa il piccolo Francesco. Era
l'ultimo della staffetta, gli altri avevano superato il traguardo già da un po' ma lui non mollava. Non gliene importava
niente se gli altri erano già arrivati, lui continuava a correre con tutta la tenacia tipica dei down,
perché quella era la "sua" corsa e doveva mettercela tutta. Mancavano diversi metri quando è partito un
applauso spontaneo da tutti, affascinati dalla sua determinazione. Lui l' ha sentito e
quando ha superato il traguardo avevamo dimenticato tutti che era l'ultimo. Abbiamo urlato "bravo" e ci
facevano male le mani per applaudire. Il suo sorriso era quello di un 1° arrivato. Come
prima è stata Veronica, quando per alzarsi dalla sedia a rotelle per andare a
lanciare il vortex non ha voluto
aiuto. Piano piano è arrivata sulla pista. Un insegnante le ha gridato
"Dai, lancia con tutta la forza,
fai uscire tutta la tua rabbia". E lei l'ha fatto, ha lanciato molto più
del vortex. La sua espressione quando è tornata sulla sua sedia diceva
tutto.
E’ questo quello che ho respirato in questi giorni. Integrazione. Se ne
parla tanto a sproposito e quando c'è veramente da parlarne la si
ignora. L'unica diversità avvertita a Formia è stato il dialetto.
Un
adolescente con un bellissimo fisico africano che parla toscano, o un ragazzino
che ti ricorda il Perù e chiede in
romanesco che ora è. O la ragazza sulla sedia a rotelle che ti fa una domanda
in siciliano così stretto che tu con imbarazzo rispondi con "che mi
hai chiesto?".
2.500 ragazzi
provenienti da tutta Italia, e c'erano anche gruppi di comunità italiane in
Brasile, Argentina e Canada.
Gioventù sana, che si diverte, suda, che
si integra, ma di cui nessuno parla.
Certo, forse fanno più notizia lo sport del doping, o la moglie di Sarkozy, o
tutti i servizi che hanno fatto sulla mamma di Cogne.
Ma credete davvero che siamo tutti così
idioti?
I giovani sono il
nostro futuro e come c'è spazio per pedofili, droga e stupri ``dovere di
cronaca" è documentare e trasmettere anche esperienze positive come
queste, che ti ricaricano l'anima.
La scuola non
funziona? Bene, anzi male, parliamone, ma parliamo anche di professori che si
mettono in gioco per "aiutare"
i ragazzi. In alcuni casi li prendono per i capelli dalla strada
quando la famiglia è assente, in una sorta
di "adozione precaria". Che lasciano le loro di famiglie, per seguire
i ragazzi in questa avventura. Che li accompagnano ben sapendo che alla
loro età gli ormoni la fanno da padroni e ti vengono i capelli bianchi a star loro dietro. Che quando perdono le staffe perché
di notte un ragazzo scavalca il muretto e urlano "questo è l’ultimo
anno che vi accompagno" sanno già che il prossimo anno saranno lì in prima
fila ad incitare i loro ragazzi, a scatenarsi con loro.
Certo non fa notizia l'insegnante che si fa 100 km col
treno per riaccompagnare a casa un ragazzo che altrimenti non sarebbe potuto venire. O che torna a piedi in albergo
alle 13,30 sotto il sole perché non c'era
posto sui pullman. O quel professore che è rimasto a scuola, e quando gli
telefoni per comunicargli che i suoi ragazzi hanno preso quattro
medaglie ti fa piangere di gioia. Non fa notizia.
E allora l'articolo me lo sono scritto
io.
Perché io devo dire GRAZIE. Lo devo dire,
non posso farne a meno.
GRAZIE PROF. GIANNI ALESSIO.
Grazie
per essere riuscito a farmi dimenticare le parole che mi ha detto 14 anni fa un
altro professore: il primario che con
severità cercava di farmi riflettere sull'assurdità di mettere al mondo un
figlio down, sull’ atto di egoismo che stavo commettendo nei confronti degli altri due
figli "sani" nel gravandoli di
questo "peso".
Simone sarà pure un
mongoloide, un handicappato, un down, come volete chiamarlo, ma è il regalo più
bello che la vita ci ha donato e ancora mi chiedo cosa ho fatto per
meritarmelo.
Un
peso? Oh sì, è pesante, con i suoi tempi lunghi, le sue piccole e grandi manie,
il suo mondo segreto
dove non sempre riesci ad entrare . . . ma se ci entri ... se ci entri scopri
che il disabile mentale sei tu. Con i tuoi schemi, pregiudizi, schermi a difesa delle tue debolezze.
Simone non si costruisce difese, non ne
ha bisogno. Il suo è un dare aperto, totale, senza alcun limite. È per questo
che il suo abbraccio è così straordinario. È la
sua anima che ti abbraccia, e ti infonde amore con la A maiuscola.
