AK Italian Web Site: Le prove

 


Le nostre prove.   

Entro al TSN e i presenti sono incuriositi dal fodero per arma lunga, cosa abbastanza rara per quelle linee di tiro. Sfilo dalla custodia e imbraccio il mio Valmet modello 83, calibro .222 Remington, e mi resta solo da decidere se tirare con la diottra e cercare la precisione, oppure se utilizzare le mire da combattimento e notturne e cercare la velocità ed il puro divertimento. Passano pochi centesimi di secondo e valuto che, siccome l'arma è stata acquistata a scopo di difesa abitativa, mi preme conoscerne le caratteristiche di velocità di doppiaggio dei colpi e di affidabilità. 
Riempio il caricatore con i soli 10 colpi che sono riuscito a ricaricare (per mancanza di bossoli), con palle da 55 gr a punta soffice, lo inserisco nel ferro, che lascia esterefatti i presenti per i rumori di ferraglia che lo stesso sparge per le linee di tiro e vado una prima volta in punteria. Le linee sono quelle solite a 25 mt per pistola, ma mi accorgo che con arma imbracciata e usando le mire metalliche, dato soprattutto il peso dell'arma, la giornata sarà comunque impegnativa, sono passati 13 anni dall'ultima volta che ho sparato con un'arma di impostazione militare a canna rigata (un Garand in 308 Win!!).
Abbasso un attimo l'arma, posiziono le mire da combattimento ravvicinato, riprendo sommariamente la mira e via........bam, bam, bam, bam, per dieci volte .........e il caricatore è vuoto! Come tutti gli AK e i suoi derivati, non esiste l'hold open quindi non mi accorgo che ho terminato i colpi, e faccio partire un'altra volta il cane, questa volta a vuoto però. (non credevo, ma si tratta di un difetto quasi insormontabile, soprattutto se ci capitasse di esaurire i colpi nel bel mezzo di una situazione di elevato stress o scarsa lucidità, magari se svegliati da un rumore nefasto nel bel mezzo della notte). 
Guardo col binocolo il bersaglio e con mia somma sorpresa, i dieci colpi sono quasi tutti nel nero e la rosata è quella che ho sommariamente riportato alla fine di queste righe. "Che schifo!" potrebbe dire un provetto tiratore a 300 metri, "Mica male!" direbbe una persona più attenta alla tipologia dell'arma e al tipo di tiro effettuato. Personalmente ritengo che aver vuotato il caricatore in 20 secondi, senza incertezze, inpuntamenti, surriscaldamenti, inceppamenti e problemi vari non sia poi così male.
Lo scatto è quello delle armi militari, con una precorsa abbastanza lunga e un peso di circa 2 kg, abbastanza sicuro anche in condizioni "operative", l'imbracciata è assolutamente intuitiva e familiare, l'impugnatura a pistola perfettamente azzeccata.
Oltre a quello dell'hold open, il Valmet (e tutti gli AK) ha altri due grossi difetti:
1) i bossoli di risulta, difficilmente sono riutilizzabili, poichè 
a) vengono ammaccati nella parte centrale, quando vengono espulsi e urtano contro il coperchio superiore in lamiera e vengono proiettati in avanti per un paio di metri, 
b) l'unghia dell'estrattore li aggancia e tira in modo veramente tremendo, generando in quasi la totalità dei colpi sparati delle deformazioni che renderebbero insicuri i colpi ricaricati,
c) l'espulsore urta violentemente sul fondello del bossolo, segnandolo in profondità;
2) il ciclo di funzionamento dell'arma è quasi più rumoroso dell'esplosione della carica di lancio. Nel TSN rimbombava maggiormente l'otturatore che andava in chiusura rispetto alla munizione .222 Remington. A dire il vero questa è stata la cosa che maggiormente mi ha colpito della breve prova, insieme al fatto che assolutamente sia il rinculo che il rilevamento non esistono.
Lasciamo agli esperti di balistica dire se il calibro .222 Remington sia o meno valido per la difesa abitativa, se disponga o meno di un potere d'arresto sufficiente, ma lasciatemi dire che sicuramente l'arma in questione garantisce una velocità di doppiaggio del colpo e una affidabilità che garantiscono anche ai più titubanti la garanzia di un funzionamento impeccabile in qualunque situazione.
Appena saranno state sviluppate, pubblicherò anche le foto dell'arma, della rosata e dei bossoli esausti.

 

 

 

 

 

 

 

 

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