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LA STORIA

 

LE PRIME IPOTESI

L'Airasca-Saluzzo-Cuneo fu una delle prime linee ferroviarie pensate per il Piemonte. Rappresentò, per molto tempo, il desiderio di una popolazione di oltre 200.000 abitanti, distribuita nelle valli e nelle pianure di Pinerolo, Saluzzo e Cuneo. Fu concepita come "ferrovia pedemontana", ossia finalizzata a collegare strategicamente e commercialmente gli sbocchi delle numerose ed importanti valli alpine occidentali con Torino (verso Nord) e con il mare (verso Sud), facilitando gli scambi dell'industrializzato Pinerolese e della fertile pianura di Saluzzo con Cuneo, Savona e Nizza.

Il giornale "La Stella" del 18 giugno 1853 definì alquanto curioso l'interesse di Saluzzo a collegarsi alla linea Torino-Pinerolo piuttosto che alla Torino-Savigliano, considerando che la prima soluzione avrebbe determinato un costo di gran lunga superiore (circa 3,5 milioni di lire) rispetto alla seconda (circa 1,4 milioni di lire) a causa della maggiore lunghezza del tratto di ferrovia da realizzare (32 Km contro 15). I sostenitori dell'Airasca-Saluzzo ribatterono che, passando per Airasca anzichè per Savigliano, sarebbe stato più breve il collegamento con Torino. Evidenziarono anche la maggiore importanza della relazione con Pinerolo.

Da notare che, all'inizio, il Comune di Vigone (quale ente capofila) e gli altri circostanti avevano osteggiato con forza quello che sarebbe divenuto il tracciato definitivo della ferrovia Torino-Pinerolo, in quanto li escludeva da tale collegamento, preferendo invece un tracciato più a Sud che arrivasse a coinvolgere i comuni di Pancalieri, Virle, Vigone (passaggio fra Vigone e Cercenasco) e Buriasco. In seguito, sarà fatta una certa pressione per realizzare un collegamento ferroviario da Saluzzo fino a Scalenghe dove la linea si sarebbe divisa in due tronconi, uno verso Torino e l'altro verso Pinerolo, con la conseguenza di una relazione Torino-Pinerolo via Scalenghe anziché via Airasca. Falliti detti tentativi, compreso quello di prevedere la diramazione Airasca-Vigone del definitivo tracciato della Torino-Pinerolo, solo la futura ferrovia Airasca-Saluzzo arriverà a "consolare" alcuni dei comuni rimasti delusi.

Intanto, fra discussioni e proposte che si protrarranno ancora per parecchi anni, iniziarono i lavori di costruzione della linea Savigliano-Saluzzo la cui apertura al traffico avverrà nel 1857.

I comuni interessati all'Airasca-Saluzzo si riunirono, a più riprese, in diversi comitati che promossero la stesura di alcuni progetti, il più antico dei quali fu quello redatto dall'Ing. Michela nel 1854, intitolato "Ferrovia tra Saluzzo e Torino in congiungimento con quella di Pinerolo verso Airasca". Fu il giornale "Il Parlamento" che, nel mese di dicembre di quello stesso anno, riportò la notizia della presentazione alla Camera di quel progetto. Fu considerato anche il prolungamento Airasca-Avigliana-Moncenisio.

Nel 1867 la Provincia di Cuneo fece redigere dagli ingegneri Soldati ed Alasia il progetto del tronco Cuneo-Saluzzo. Più tardi, su incarico di un comitato presieduto dal sindaco di Saluzzo, l'Ing. Giacomo Luigi Cora riprodusse in un progetto unico quelli precedenti di Michela e Soldati-Alasia.

Tenendo conto dell'enorme costo preventivato per la costruzione dell'intera linea Airasca-Saluzzo-Cuneo (più di 7 milioni di lire), confrontato all'esiguità degli introiti previsti per i primi anni d'esercizio, gli sforzi dei comitati ed i sacrifici dei comuni sarebbero stati inutili se non fosse intervenuta la provvidenziale legge sulle ferrovie complementari del 29 luglio 1879 (legge Baccarini).

Per effetto di questa legge, la linea Airasca-Saluzzo-Cuneo venne spezzata in tre parti, ciascuna delle quali con un destino diverso: il tronco Airasca-Moretta, che passò a far parte della linea Airasca-Cavallermaggiore; la linea Moretta-Saluzzo, intesa quale semplice diramazione di quest'ultima; la linea Cuneo-Saluzzo.

La linea Airasca-Moretta-Cavallermaggiore, della lunghezza di circa 34 Km, fu originariamente classificata nel quarto tipo della quarta categoria (scartamento ridotto). In seguito alle pressioni dei comuni interessati, fu inserita nel più vantaggioso terzo tipo (il più economico dello scartamento normale). Considerando poi che detta linea avrebbe allacciato fra di loro le due principali ferrovie Torino-Pinerolo e Torino-Savigliano, si stabilì di applicare il secondo tipo della terza categoria. Le linee Moretta-Saluzzo e Cuneo-Saluzzo, appartenenti in un primo momento al quarto tipo della quarta categoria, migliorarono la loro classificazione adottando il terzo tipo, contestualmente alla variazione del tipo di costruzione dell'Airasca-Cavallermaggiore. Purtroppo non riusciranno ad ottenere un ulteriore miglioramento di classificazione, confondendosi così con i 1.530 Km delle ferrovie di quarta categoria cui si riferiva l'art. 10 della citata legge.

Grazie alla geniale idea di costituire un solo consorzio comune alle linee Airasca-Cavallermaggiore (obbligatoria per legge) e Moretta-Saluzzo, queste vennero contemporaneamente studiate ed accettate dal Governo. Il Governo, anzi, appaltò prima la linea Moretta-Saluzzo, poi, trascorse alcune settimane, l'altra.

Fu una relazione del 19 ottobre 1879, redatta da un'apposita commissione incaricata, che pose le basi del suddetto consorzio ed individuò le quote di riparto per la contemporanea costruzione delle due ferrovie.

 

Schema delle linee ferroviarie del Piemonte Sud-Occidentale alle soglie dell'Unità d'Italia.

 

 

 

Schema delle linee ferroviarie del Piemonte nei primi anni del '900.

 

IL TRONCO AIRASCA-MORETTA

La linea Airasca-Cavallermaggiore venne suddivisa in due tronchi: l'Airasca-Moretta e la Moretta-Cavallermaggiore. La sua costruzione, da eseguirsi per conto dello Stato, richiese la costituzione di un apposito Ufficio Speciale, con sede in Torino, preposto agli studi ed alla direzione tecnica e amministrativa. Il suo costo complessivo era stato previsto in lire 3.200.000, di cui lire 2.560.000 a carico dello Stato e lire 640.000 a carico delle province e dei comuni interessati, ma raggiungerà l'importo di lire 4.800.000.

Gli studi del tronco Airasca-Moretta iniziarono nel mese di agosto 1880, mentre il progetto esecutivo fu completato nel mese di maggio 1881 ed approvato in seguito all'apporto di alcune modifiche allo stesso per rendere promiscuo il traffico dei ponti sul Pellice e sul Po. La gara d'appalto dei lavori fu indetta il 10 marzo 1882 e la consegna all'impresa "Abrate" avvenne il 2 ottobre dello stesso anno.

I lavori saranno completati il 30 giugno 1885 con un certo ritardo, sia per le difficoltà incontrate nell'esecuzione delle fondazioni del ponte sul Po e di quello sul Pellice, stante la presenza di terreni argillosi, sia per l'attesa delle delibere delle province di Torino e Cuneo per la compartecipazione alle spese relative ai suddetti due ponti.

Riguardo alle curve, in una pubblicazione dell'epoca si legge quanto segue: "... soltanto nell'attraversamento dell'abitato di Vigone, si adottarono curve di raggio di m. 300 per evitare la demolizione di molte case; nel resto della linea, le curve più ristrette sono di m. 400 di raggio".

La scelta del punto di diramazione dalla linea Torino-Pinerolo, fissato a 1,410 Km dall'asse dell'antica stazione di Airasca, determinò la costruzione dell'attuale stazione in quel punto.

 

Linea Airasca-Saluzzo (primi anni del '900): la stazione di Moretta.

 

LA LINEA MORETTA-SALUZZO

Il consorzio delle linee Airasca-Cavallermaggiore e Moretta-Saluzzo aveva deliberato, a suo tempo, l'anticipazione di tutta la somma necessaria alla realizzazione di quest'ultima, onde ottenere un titolo di precedenza rispetto all'altra. Aveva altresì chiesto ed ottenuto di far eseguire, a proprie spese, lo studio definitivo ed il progetto esecutivo dallo stesso ufficio tecnico del Governo, già incaricato di studiare l'Airasca-Cavallermaggiore.

Il progetto di questa linea, della lunghezza di circa 13,3 Km, fu approvato nel mese di settembre 1881. Nel frattempo era stata avanzata dal Comune di Scarnafigi una modifica del tracciato implicante un prolungamento del percorso. Fu respinta.

I lavori furono messi all'asta il 14 febbraio 1882, vennero aggiudicati all'impresa "Garzena", ma la consegna fu rinviata al 12 gennaio 1883 a causa di alcune difficoltà legate all'apertura, nel mese di agosto dell'anno precedente, della tramvia a vapore Saluzzo-Moretta-Carignano-Torino (in gestione alla "Compagnia Generale dei Tramvay Piemontesi" - C.G.T.P.), per cui non si ritenne urgente la costruzione di questa nuova ferrovia.

Mentre per i primi otto chilometri da Moretta i lavori, iniziati nel mese di giugno 1883, non trovarono alcun ostacolo particolare, per i restanti 5,3 Km si dovettero risolvere le liti in corso con i proprietari terrieri da espropriare. Tenendo conto, però, della limitata entità delle opere d'arte e dei fabbricati da realizzare, si pensò che la linea sarebbe stata completata entro i tempi previsti e, in ogni caso, prima del completamento dell'Airasca-Cavallermaggiore.

L'apertura al traffico avvenne il 30 giugno 1885, lo stesso giorno del completamento del tronco Airasca-Moretta. Il costo complessivo, inizialmente previsto in lire 800.000, raggiungerà l'importo di lire 900.000.

Da quanto accaduto si deduce, in definitiva, che il collegamento fra Airasca e Saluzzo non potè che essere inteso quale mera conseguenza della realizzazione del primo tronco dell'Airasca-Cavallermaggiore e della linea Moretta-Saluzzo. Erano due, infatti, le progressive chilometriche riguardanti tale collegamento: da Airasca a Moretta la prima, da Moretta a Saluzzo la seconda.

La linea Cuneo-Saluzzo ebbe una sorte meno favorevole. Si dovrà attendere l'anno 1892 per vederla in funzione. Questo ritardo rispetto alle altre fu dovuto principalmente all'apertura, in data 24 ottobre 1880, della tramvia a vapore Cuneo-Saluzzo sul tracciato comune al progetto ferroviario redatto dagli ingegneri Soldati ed Alasia nel 1867. Tale progetto prevedeva un tracciato lungo Km 30+349 passante per Busca.

Al fine di costruire una linea più breve e, quindi, dai costi più contenuti (evitando anche di affiancare la ferrovia alla tramvia), nel 1879 l'ing. Moschetti elaborò una variante al progetto del 1867. Questa prevedeva il distacco della ferrovia per Saluzzo (passante per Costigliole) sulla linea Cuneo-Torino, all'altezza di Centallo.

I sindaci di Centallo e Villafalletto, con memoria del 16 gennaio 1883, pur confermando la diramazione a Centallo, proposero la prosecuzione del tracciato fino a Villafalletto per poi innestarlo alla linea Saluzzo-Savigliano, a circa 600 metri dalla stazione di Saluzzo, per un totale di Km 30+671. Oltre alla stazione di Villafalletto prevista ad est dell'abitato (con l'attuale Cuneo-Saluzzo sarà costruita ad ovest), furono considerate altre due fermate intermedie: quella per le frazioni Mellea e Gerbola (fra Centallo e Villafalletto) e quella per le frazioni Falicetto, Collegno, Gerbido e Tolesana (fra Villafalletto e Saluzzo).

 

Linea Airasca-Saluzzo (febbraio 1978): il treno merci Cuneo-Vigone in transito nei pressi di Torre S. Giorgio (foto M. Mingari).

 

L'APERTURA AL TRAFFICO

L'apertura al traffico dell'Airasca-Saluzzo avvenne in due tempi diversi: la tratta Airasca-Vigone (10,120 Km) in data 6 novembre 1884; la tratta Vigone-Saluzzo (23,366 Km) in data 30 giugno 1885. L'anno successivo fu la volta della tratta Moretta-Cavallermaggiore.

Al momento dell'apertura di questa linea, già da alcuni decenni funzionavano le vicine tratte Torino-Savigliano (inaugurata nel 1853 da re Vittorio Emanuele II ed il cui prolungamento fino a Cuneo sarà completato nell'estate del 1855), Torino-Pinerolo (costruita su progetto dell'impresa "Edward Pickering" di Londra ed attivata nel 1854) e Savigliano-Saluzzo (1857), mentre solo tre anni prima (1882) era stata aperta la Pinerolo-Torre Pellice. Risale però al 24 settembre 1848 l'entrata in funzione della prima tratta ferroviaria piemontese, la ventunesima in Italia: parliamo della Torino-Moncalieri, lunga 8 Km circa (doppio binario), quale primo passo nella costruzione della Torino-Genova voluta dal Cavour e completata sul finire dell'anno 1853.

Nel 1873 nacque la curiosa proposta di realizzare una linea ferroviaria internazionale fra Torino e Marsiglia, passando per Pancalieri, Saluzzo, Dronero, la Valle Maira, Barcelonnette e Digne, lunga 259 Km. Il relativo progetto di massima, che prevedeva anche la costruzione di una galleria di 5,7 Km sotto le Alpi, fu eseguito dal suddetto Ing. Giacomo Luigi Cora. Altrettanto interessante si rivelerà il progetto di un collegamento ferroviario internazionale da Pinerolo a Briançon del 1877, passando per Torre Pellice ed il Colle della Croce.

Circa due mesi dopo l'apertura dell'Airasca-Saluzzo venne attivata la Bricherasio-Barge, mentre si dovranno attendere gli albori del XX secolo per la Busca-Dronero, diramazione della Cuneo-Saluzzo.

Risale al 1905 la costituzione delle "Ferrovie dello Stato" (F.S.) con il riscatto delle società concessionarie e la conseguente riunificazione della maggioranza delle linee esistenti. Una di queste fu la "Società delle Strade ferrate del Mediterraneo" con sede in Milano, costituita nel 1885 su convenzione con lo Stato, nella quale entrò a farvi parte anche l'Airasca-Saluzzo.

Dal quel 30 giugno 1885, la storia dell'Airasca-Saluzzo sarebbe stata scandita dall'operosa quotidianità delle popolazioni servite; il treno fu sempre un mezzo di trasporto di piccolo cabotaggio fra i paesi della pianura, soprattutto nei giorni di festa e di mercato.

Già nel 1959 l'amministrazione ferroviaria inserì questo tronco nell'elenco di quelli da chiudersi al traffico per la forte passività di esercizio. Le autorità locali, però, sottolineando la funzione economico-sociale adempiuta da questa ferrovia ed il notevole danno economico che sarebbe derivato ai lavoratori dal suo smantellamento, riuscirono a far sospendere ogni iniziativa in proposito. Non riusciranno, invece, a salvarsi le seguenti linee della zona: la Bricherasio-Barge, la Moretta-Cavallermaggiore, la Busca-Dronero e la Cuneo Gesso-Borgo S. Dalmazzo (via Boves).

Negli anni '70 le organizzazioni sindacali unitarie auspicarono il radicale rinnovo della linea Airasca-Saluzzo-Cuneo, considerando i numerosi insediamenti industriali della zona di Airasca, il notevole sviluppo agricolo (soprattutto frutticolo) nel Saluzzese, nonchè la presenza delle cartiere di Verzuolo richiedenti un notevole afflusso di carri di legname e deflusso di carri di carta.

 

Linea Airasca-Saluzzo (dicembre 1985): un treno viaggiatori in corsa fra le stazioni di Moretta e Torre S. Giorgio (foto M. Mingari).

 

LA CHIUSURA E LO SMANTELLAMENTO

Anche l'Airasca-Saluzzo ha, comunque, il destino segnato. Passeranno ancora molti anni dallo scampato pericolo ma, questa linea, che ha pur sempre mantenuto una certa aria di precarietà, verrà definitivamente chiusa il 1° gennaio 1986, dopo circa un secolo di vita. Nei primi anni '80, infatti, veniva redatto ed approvato un faraonico piano d'investimento per portare le Ferrovie dello Stato al passo con i tempi. Ma, oltre a modernizzare, occorreva anche risparmiare... Ed ecco che il Ministro dei Trasporti (P.S.I.) del Governo Craxi, Claudio Signorile, decideva di far redigere un elenco di "linee non comprese nella rete di interesse generale", assolutamente improduttive (secondo lui) e di cui sarebbe dovuta avvenire la chiusura. Molti tronchi ferroviari sparsi su tutto il territorio nazionale, soprannominati "rami secchi", vanno così incontro alla triste sorte della soppressione, anche se il caso dell'Airasca-Saluzzo si distingue dagli altri per l'assurdità di una chiusura immediatamente successiva al completo rinnovo dell'armamento, con uno spreco di circa 10 miliardi di lire.

Quando fu pubblicato il primo elenco delle linee da sopprimere in base al "decreto Signorile" (legge finanziaria del 1985 da 90.000 miliardi di lire), l'Airasca-Saluzzo non vi era inclusa, sebbene si parlasse di un deficit annuo pari a 7,5 miliardi di lire per l'intera tratta fino a Cuneo. Compariva, invece, nell'elenco di quelle da riqualificare con la collaborazione degli enti locali. Da questo decreto risultava che per il Piemonte era stato previsto il maggior numero di soppressioni rispetto al resto d'Italia, ben sedici contando anche l'Aosta-Pré St. Didier. All'ultimo momento, nel dicembre del 1985, la Regione Piemonte raggiunse un accordo con le F.S. che prevedeva la salvezza di tutte le linee prossime alla chiusura (fra cui la Pinerolo-Torre Pellice, la Cuneo-Saluzzo, la Cuneo-Mondovì e la Ceva-Ormea) "in cambio" della chiusura dell'Airasca-Saluzzo e della Mondovì-Bastia Mondovì. Le proteste furono poche anche perchè il tempo per protestare fu davvero esiguo, mentre la promessa politica della predisposizione di un progetto finalizzato alla riattivazione della linea entro i successivi cinque anni rimase, come prevedibile, lettera morta.

Le linee piemontesi salvate sono poi state oggetto di riqualificazione nel biennio 1991-1992 ed alcune di esse hanno indubbiamente ottenuto benefici ed aumento di traffico. Per fare un esempio, la Ceva-Ormea, durante un'abbondante nevicata del 1985, dimostrò tutta la sua utilità rimanendo l'unica via di trasporto funzionante della zona (la neve venne sgombrata da un "Vnx").

Saranno le alluvioni degli anni 1994, 1996 e 2000 a mettere fuori uso rispettivamente la Bra-Ceva, la Cuneo-Mondovì (riaperta al traffico il 14 dicembre 2003, dopo la ricostruzione del ponte sul torrente Gesso) e la Pinerolo-Torre Pellice (ripristinata all'inizio del 2006, in seguito alla ricostruzione del ponte sul torrente Chisone).

Dal 1° gennaio 1986 al 23 maggio 1998 la relazione Airasca-Saluzzo viene coperta dall'autoservizio sostitutivo delle Ferrovie dello Stato le cui corse, con il passare degli anni, saranno sempre meno numerose. E' comunque il D.M. 73/T del 15 aprile 1987 a sancire la definitiva soppressione del servizio viaggiatori e merci della linea. Quest'ultima, nel frattempo, precipita in uno stato di totale abbandono e degrado: massicciata, caselli, stazioni ed aree di pertinenza appaiono stabilmente invasi da erbacce. Rimangono solo gli sporadici passaggi, con marcia a vista, di un carrello ferroviario adibito al taglio degli arbusti che tendono ad invadere il sedime rendendo difficoltoso, se non impossibile, il transito di un "ipotetico" treno. Dal 23 maggio 1998, l'Airasca-Saluzzo scompare anche dall'orario ufficiale delle ferrovie. In quell'anno, infatti, le F.S. rinunciano alla concessione dell'esercizio della linea, cedendo il servizio passeggeri ad autolinee private che, a sua volta, modificheranno l'originario percorso.

Nel corso dello stesso anno iniziano i lavori di smantellamento del tronco Airasca-Moretta. La tratta Moretta-Saluzzo, invece, viene mantenuta quale raccordo al servizio della "Metalmeccanica Milanesio" le cui officine sono dedite alla riparazione di veicoli ferroviari e tramviari appartenenti a diverse amministrazioni. Specializzate nella ristrutturazione di automotrici ed elettromotrici, oltre che di carrozze, negli ultimi anni si sono occupate di veicoli ad elevato interesse storico e ad uso museale, come la motrice 116 dell'A.T.M. di Torino, le carrozze della cremagliera di Superga e la locomotiva a vapore 240 delle Ferrovie Nord Milano. Principali clienti, oltre alle Ferrovie dello Stato (revamping delle carrozze a due piani), sono la SATTI (riparazione degli elettrotreni delle Ferrovie Belghe), l'A.T.M. di Torino, le Ferrovie Nord Milano, la Ferroviaria Italiana di Arezzo (elettrotreni delle Ferrovie Belghe), nonchè il Museo Ferroviario Piemontese ed il Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa. Partendo dal piazzale della stazione di Saluzzo, i veicoli da riparare vengono trainati su questo tratto di linea fino alle suddette officine (site in prossimità della stazione di Moretta, lato Saluzzo), per poi ripercorrerlo in senso inverso, una volta risistemati. Fintantoché le Ferrovie dello Stato hanno mantenuto la gestione di questo raccordo, il traino era effettuato da una motrice diesel D 345. Dal 1993, anno in cui tale gestione è passata direttamente alla Milanesio, si utilizza un "badoni" giallo.

Poco tempo prima che cominciassero i lavori di smantellamento, si era ipotizzata la riapertura dell'Airasca-Saluzzo quale metropolitana leggera. Nel 1996 si parlava della realizzazione di un museo ferroviario "viaggiante" a Savigliano (che sarà poi inaugurato l'8 dicembre 2001), a cura dell'"Associazione Museo Ferroviario Piemontese" di Torino, con la previsione di far viaggiare a fini turistici, di sabato e di domenica, treni a vapore ed altri locomotori d'epoca sulle linee Savigliano-Saluzzo, Saluzzo-Cuneo e, occasionalmente, la Cuneo-Breil-Ventimiglia ed i tronchi non più utilizzati Busca-Dronero ed Airasca-Saluzzo. Fino ad arrivare alla bizzarra idea di qualche amministratore locale di farvi transitare, una volta rimosso il binario ed asfaltato il sedime, un trenino turistico su gomma!

 

Linea Airasca-Saluzzo (1997): sedime abbandonato, dopo i lavori di smantellamento, fra le stazioni di Scalenghe e Cercenasco (foto C. Campana).

 

GLI ULTIMI EVENTI

Riguardo alle linee Airasca-Saluzzo e Bricherasio-Barge si costituisce, nel 1998, una commissione fra Ente Ferrovie dello Stato, Provincia di Torino (Ing. Spina) e Provincia di Cuneo (Ing. Gastaldo). Le due amministrazioni si dimostrano interessate all'acquisto dei sedimi ed alla successiva realizzazione, ciascuna per i tratti di sua competenza, di ciclopiste dotate di punti di ristoro, a sua volta ricavati dall'adeguamento di alcuni caselli o stazioni.

Il "P.T.C." (Piano Territoriale di Coordinamento) del mese di gennaio 1999 propone di "...riconsiderare la soppressione della linea Airasca-Vigone-Villafranca-Saluzzo per le seguenti ragioni: 1) il sistema della Pianura Pinerolese e del Saluzzese si caratterizza come una delle principali e delle più vitali aree agricole della regione; una politica di rilancio del sistema della produzione agricola e di promozione di sistemi di trasformazione in loco (agroindustria) necessita di infrastrutture per il trasporto e la distribuzione delle merci, quali la appena soppressa linea ferroviaria Airasca-Saluzzo; 2) il nodo ferroviario di Airasca risulta prossimo al principale nodo di interscambio regionale, ossia il centro di smistamento ferroviario di Orbassano; il ripristino della linea ed una bretella ferroviaria di pochi chilometri fra i suddetti nodi consentirebbero di attestare tutto il trasporto merci del Saluzzese, del basso Pinerolese e di parte del Cuneese sul centro di smistamento di Orbassano, evitando ulteriori carichi di traffico sul passante ferroviario di Torino e diminuendo il traffico sulle infrastrutture stradali esistenti, ora inadeguate".

Nel 2000 la Provincia di Torino concorda con le Ferrovie dello Stato S.p.a. il prezzo di acquisto dei 16 Km di sedime fra Airasca e Villafranca, accende un mutuo e richiede i relativi permessi al Ministero dei Trasporti, con il preciso obiettivo di trasformare l'ex ferrovia in pista ciclabile di collegamento fra le ciclostrade del Torinese e la pista del Parco fluviale del Po.

Mentre presso la Provincia di Torino è allo studio il progetto per la suddetta pista, nel 2001 alcuni saluzzesi promuovono un comitato spontaneo volto al recupero, con la medesima destinazione, del tratto cuneese dell'Airasca-Saluzzo. Un recupero che, unitamente a quello torinese, darebbe certamente vita alla sede viabile per soli ciclisti più lunga d'Italia. Allo stato attuale, comunque, "resiste" il binario fra Moretta e Saluzzo. Per il resto, i soli interventi finora attuati, oltre lo smantellamento di cui si è detto sopra, risultano essere gli allargamenti delle sedi stradali sui ponti misti del Pellice e del Po.

Sempre nel 2001 la Giunta Provinciale di Torino approva il progetto definitivo per i lavori di ampliamento del tratto di strada provinciale che collega Villafranca a Moretta. L'opera prevede l'allargamento della carreggiata e la realizzazione delle banchine sfruttando il sedime ferroviario abbandonato che costeggia la provinciale medesima.

Nel mese di luglio del 2002 parte l'iniziativa promossa dal sindaco di Vigone Dino Ambrosio (che ha chiamato a raccolta gli amministratori pubblici dei comuni interessati dalla tratta, nonchè le province di Torino e Cuneo) per rilanciare la richiesta di destinazione del sedime ferroviario a pista ciclabile e percorso turistico ambientale di collegamento fra i comuni medesimi. Si richiede, più in particolare, che i fabbricati ferroviari siano messi a disposizione delle singole comunità per essere trasformati in vere e proprie "vetrine" di ciò che le comunità stesse sono in grado di offrire a livello produttivo, ambientale, paesaggistico e culturale, con appositi spazi anche per le associazioni locali. Il tutto a condizione che non si proceda a vendite separate che smembrino quelle proprietà a vantaggio di pochi anzichè della collettività, ma che sia invece preservata la proprietà pubblica affinchè si possa lavorare su un progetto globale a salvaguardia della continuità dell'intera tratta. Lo slancio in questo senso, però, continua ad essere bloccato dall'inerzia della "Rete Ferroviaria Italiana" (R.F.I.) che non provvede a far sdemanializzare il tracciato per consentirne l'acquisizione.

Nel mese di giugno del 2003, la Regione Piemonte, in un primo momento interessata all'acquisizione del sedime e dei fabbricati annessi dell'Airasca-Moretta, fa sapere di rinunciare a tale proposito. Motivo per cui la R.F.I si è rivolta alle province di Torino e Cuneo, oltre ai comuni interessati dalla tratta, per chiedere loro se siano ancora disposti a tale acquisizione. Tutti gli amministratori pubblici coinvolti hanno ribadito l'assoluta necessità di salvaguardare la tratta nella sua integrità puntando, con l'aiuto delle due province, ad acquisire la proprietà della massicciata, delle stazioni e dei caselli di pertinenza per farne una pista ciclabile di collegamento e di servizio per il basso Pinerolese. Si è precisato che sarà impossibile per i privati acquistare immobili della R.F.I. in quanto vincolati dai rispettivi piani regolatori e, pertanto, privi di destinazione urbanistica utilizzabile in prospettiva edificatoria e speculativa.

In riferimento alla tratta ancora armata Moretta-Saluzzo, si sta facendo strada l'ipotesi di un suo recupero funzionale quale raccordo industriale e/o linea turistica nel contesto del Museo Ferroviario Piemontese.

 

Orario grafico delle linee Torino-AIRASCA-SALUZZO-Cuneo, Savigliano-Saluzzo, Bastia-Mondovì-Cuneo e Ceva-Ormea (1906).

 

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