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Indice

Introduzione



Capitolo I

La normativa: dagli anni '70 ad oggi.
1.1 Premessa.
1.2 Dalle scuole speciali all'inserimento.
1.3 Il documento Falcucci.
1.4 Dalla legge 118 alla 517.
1.5 La legge quadro 104/92.
1.6 Cenni sull'integrazione occupazionale ed universitaria dei disabili: L. 68/99 e aggiornamento della L. 104/92.

Capitolo II

La persona Down: riabilitazione, abilitazione e integrazione.
2.1 Problematiche psicologiche nei soggetti trisomici.
2.2 Requisiti personali per l'integrazione.
2.3 Le abilità sociali e la qualità della vita.
2.4 Il ruolo della scuola e la figura dell'insegnante di sostegno.
2.5 Il Piano Educativo Personalizzato.
2.6 La persona Down: percorsi per l'integrazione e l'educazione permanente.

Seconda parte

Capitolo III

Processi di apprendimento e simulazione.
3.1 Evoluzione dei modelli cognitivi: dal comportamentismo al costruttivismo.
3.2 Nascita delle tecnologie didattiche.
3.3 Simulazione e didattica.
3.4 Informatica e disabilità.
3.5 Elementi costitutivi e progettazione di un'attività di simulazione.
3.6 Il ruolo del docente nell'attività di simulazione.


Capitolo IV

Didattica multimediale di video e letto-scrittura nei bambini Trisomici .
4.1 Descrizione dell'attività e obiettivi.
4.2 Descrizione dei software utilizzati.
4.3 Modalità di svolgimento.
4.4 Indicatori di verifica.
4.5 Valutazione per campi di esperienze.
4.6 Il caso.
4.7 Verifiche.
4.8 Conclusioni.

Ringraziamenti.

Bibliografia.

Siti web consultati.


INTRODUZIONE

"Handicappato", "mongoloide", " disabile" sono termini molto diffusi nel linguaggio comune, in quanto apparentemente simili ma impropriamente utilizzate, poiché si riferiscono a soggetti aventi deficit sul piano cognitivo e motorio.
La definizione di Handicap , comunemente accettata, si deve alla Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S), che, nel 1980, pubblicò la "Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Disabilità e degli Svantaggi Esistenziali", distinguendo tre livelli:
" la menomazione, ossia qualsiasi perdita o anomalia permanente a carico di una struttura anatomica o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica.
" la disabilità, intesa come limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un'attività di base (quale camminare, mangiare, lavorare) nel modo o nel range considerati normali per un essere umano.
" l' handicap, ovvero condizione di svantaggio, conseguente ad una menomazione o ad una disabilità, che in un certo soggetto limita o impedisce l'adempimento di un ruolo sociale considerato normale in relazione all'età, al sesso, al contesto socio-culturale della persona.

La stessa organizzazione ha recentemente pubblicato una nuova "Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Attività personali (ad es. Disabilità) e della partecipazione sociale (ad es. handicap o svantaggio esistenziale), nella quale vengono ridefiniti due dei tre concetti portanti che caratterizzano un processo morboso:
" La sua esteriorizzazione : menomazione,
" L'oggettivazione : non più disabilità ma attività personali
" Le conseguenze sociali: non più handicap o svantaggio ma diversa partecipazione sociale.
Con attività personali si considerano le limitazioni di natura, durata e qualità che una persona subisce nelle proprie attività, a qualsiasi livello di complessità, a causa di una menomazione strutturale o funzionale.
Sulla base di questa definizione ogni individuo è diversamente abile, per cui viene riconosciuto il diritto di essere persona che ha, come tutte, delle abilità, che possono essere migliorate e/o potenziate attraverso metodologie specifiche, mirate a seconda della patologia. Con diversa partecipazione sociale si considerano le restrizioni di natura, durata e qualità che una persona subisce in tutte le aree o gli aspetti della propria vita a causa dell'interazione fra le menomazioni, le attività ed i fattori contestuali. E' dunque chiaro che gli handicap o svantaggi non sono portati dal singolo, ma derivano dall'impatto con una realtà modificabile
Come si può notare, nella nuova Classificazione dell' O.M.S., il termine "handicap" è definitivamente accantonato.
La Sindrome di Down , che erroneamente alcuni traducono dall'inglese "persone sotto", in realtà prende il nome dal dottor Langdon Down che, nel 1866, classifica e collega questi soggetti, basandosi esclusivamente sulla morfologia del viso e sulle caratteristiche etniche, alla razza mongola: da qui il termine mongolismo.
Nel 1959 il dottor Kejeune, in Francia, e subito dopo Patricia Jacoboson, in Inghilterra, provano che la causa della sindrome classificata dal dottor Down è da ricercare nella presenza di un cromosoma sovrannumerico nella coppia 21 dei cromosomi delle persone Down (trisomia 21). Tale alterazione provoca un deficit intellettivo di grado variabile.
Avendo chiari i concetti di "handicap" e "disabilità", possiamo collocare la persona Down in quel contesto, definito dall' O.M.S., di "diversamente abile".
Per quanto riguarda la riabilitazione, dunque, si è giunti alla constatazione che lo sviluppo cognitivo e sociale del bambino Down è influenzato non solo dal patrimonio genetico ma anche e soprattutto dall'atteggiamento educativo dei genitori, dall'integrazione scolastica, dalle attività nel tempo libero e dall'intervento degli operatori socio - sanitari. Sul piano dell'apprendimento scolastico, in merito allo sviluppo cognitivo , le difficoltà maggiori per il bambino affetto da sindrome di Down, sembrano essere: una bassa capacità di discriminazione percettiva; una scarsa capacità di memorizzazione ed una ridotta capacità di astrazione.
Tutti fattori che, chiaramente, rendono più complesso l'apprendimento della lettura e della scrittura.
Da recenti indagini effettuate, è emerso che l'utilizzo del computer nel processo di insegnamento/apprendimento, abbia ottenuto risultati soddisfacenti sul livello cognitivo dei soggetti trisomici. Questo intervento, non solo favorisce l'integrazione scolastica ma anche quella che rappresenta l'ultima tappa del processo educativo - riabilitativo e integrativo della persona Down, ovvero l'inserimento nel campo lavorativo, e di conseguenza in quello sociale. Il presente lavoro affronta in particolare l'inserimento della didattica multimediale nei soggetti affetti da sindrome di Down nella scuola dell'autonomia, quale supporto metodologico per migliorarne il livello cognitivo ed offrire una grande opportunità sul piano della formazione, non più limitato alla sola istruzione scolastica ma, nella prospettiva educativa a lungo termine, per quelle persone che per anni sono state ingiustamente classificate "minorate", inutili alla società.
Dal punto di vista della singola persona disabile, perché essa divenga realmente un soggetto sociale, sono molto importanti le risorse individuali, che gli permettono di adeguarsi alle richieste del gruppo sociale cui appartiene, e di diventarne, nel limite delle proprie capacità, un membro effettivo. Quali sono queste risorse? Cercando di


Ringraziamenti.
Ringrazio la dott.ssa Vincenza Lore, presidente dell' A.I.P.D. di Serra Spiga, per la disponibilità offertami e per avermi permesso di effettuare l'osservazione.
Ringrazio il mio fidanzato, Salvo, il quale, anche se da lontano mi ha sostenuto moralmente.
In particolare ringrazio i bambini del Centro Down e spero che questo mio lavoro rappresenti una testimonianza che il divario socio-culturale nei confronti dei disabili può cambiare, nella prospettiva di una loro integrazione totale ed effettiva, nella società e nel mondo lavorativo, poiché ogni individuo è unico e irripetibile nella sua diversità.

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