Il contenuto della videocassetta sulla fabbricazione dei testi in Agnola.
Il video è stato girato nel 1965 con una cinepresa amatoriale: per questo motivo
la qualità dell'immagine è mediocre tuttavia le diverse fasi della lavorazione
dei testi in Val di Vara accettabilmente fruibile per l'intera durata del
filmato. Esso dura una ventina di minuti e documenta minuziosamente il lavoro
dei contadini-artigiani. Ne esistono due versioni: l'originale non ha commento
verbale, un duplicato della prima, in sonoro, è stata prodotta successivamente
con indicazioni anagrafiche delle persone riprese e spiegazioni sulle tecniche e
sugli attrezzi usati dagli artigiani. La cassetta è oggetto di studi presso
l'Università di Siena per la sua rarità se non unicità sull'argomento,
nell'alveo di quell'interesse che oggi c'è anche nel mondo accademico per la
documentazione e la conoscenza delle attività artigianali e i mestieri del
recente passato.
All’inizio si vedono due contadini/artigiani (Musso Alfonso e Firenze Angelo)
che trasportano in una cesta la terra che dovrà essere usata per i testi: creta
e argilla presi lì vicino, nei pressi di Agnola. A questo punto, nel carugio del
piccolo borgo, non ancora asfaltato, la terra viene impastata con acqua e
sabbia, poi pestata con una mazza di legno. Quando il composto è diventato
morbido si ottengono dei panetti che vengono battuti, opportunamente cosparsi i
sabbia, con un con un attrezzo chiamato “batuela” e poi foggiati a mano con
l’aiuto di un disco di legno fino ad assumere la forma di dischetto concavo. Una
signora (Liliana Tassisto) si occupa di eliminare dal testo le parti di terra
dura, imperfezioni, rimasugli di argilla detti “baghe”.
I testi vengono quindi portati su degli assi di legno in una cantina dove
saranno lasciati ad asciugare per quindici giorni per poi procedere alla
cottura.
C'è uno scarto temporale di 15 giorni indicato da una didascalia. Sulla scena
troviamo gli stessi contadini. Il giorno della fabbricazione, sorpresi dal
video-operatore essi indossavano le povere vesti quotidiane, ma ora eruditi
della presenza delle riprese ostentano un po' impacciati (e tenerissimi) gli
abiti della domenica. Viene fatta una buca nel terreno lungo la carrozzabile e
preparato il focolare. I testi vengono adagiati sopra la legna a cui viene dato
fuoco. Si utilizzano pezzi di legna grossi e piccoli “sticchi” (stecchi) fino a
ricoprire i testi. Li reca una bambina (Augusta Tassisto), insieme alle bucce
delle castagne secche (“urba”) indispensabili per ottenere un fuoco lento e
costante.
Una volta cotti i testi sono estratti dal fuoco con una “prensua”(pinza) e
pronti per l’uso. Nella cassetta è illustrata anche la preparazione del
castagnaccio: Siamo in una cantina, i testi vengono nuovamente messi a scaldare
in focolari, dalle donne la farina di castagna viene posta tra due strati di
foglie di castagno secche e i testi impilati uno sopra l’altro. La focaccetta
cuoce direttamente nel testo caldo, in pochi minuti e consumata calda.

Alfonso Musso
("Funcio") batte a mano i panetti.Angelo Firenze ("Giulin") osserva sullo sfondo.
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