Notizie storiche dagli archivi parrocchiali

La Compagnia della carità

Nel '600, nella parrocchia di Castello, di cui Agnola faceva e fa parte, esistevano sette confraternite.

In epoca moderna le confraternite svolgevano importanti funzioni, oltre a coadiuvare i parroci nelle pratiche di culto svolgevano infatti anche importanti attività sociali, di mutuo soccorso, di prestito, di sostegno ai poveri e alle vedove, (possedevano infatti fabbricati e terreni), oltre sicuramente a rivestire una determinante funzione di aggregazione per le comunità delle parrocchie.

Tra le confraternite operanti a Castello vi era la Compagnia della carità, la quale aveva sede ad Agnola. Essa  fu introdotta in Italia dopo che S. Vincenzo de Paoli aveva fondato diverse e analoghe opere di carità in Francia. Era composta di sole donne e aveva per scopo l'assistenza nelle malattia sia in condizioni di reciprocità (tra consorelle) sia di persone povere o forestiere. Come si legge negli annali parrocchiali, nel 1653 la Compagnia aiutò

una povera inferma forestiera, Belletta, moglie di Biaggio Guaitano, Teodora Guaitano, Chara Gianella, una povera inferma forestiera, Giacomo Antonio Sacchello, Maria Gabriella figlia di Giacomo Guaitano e Gio. Batta

Priora della compagnia è Cattarina Faravella moglie di Gio Batta. Ne fanno parte 41 donne, i cui nomi sono riportati in elenco. I nomi più presenti sono Caterina (presente anche con le diverse dizioni di Catterina/Cattarina), Maria, ma anche Bianca, Benedetta, Brigida, Angela, Margherita (più spesso scritto però Margarita). Il cognome più comune risulta essere Faravella (oggi ancora molto presente nel comune di Carro come: Faravelli); a seguire Scapusio e Arbascetta; curiosa la dizione del cognome Morascha (con la h dopo la lettera "c" con suono duro). Alcune donne appaiono con il solo nome di battesimo o con accanto il nome del padre o del marito (Ovidia di Luigi; Agostina moglie di Scapusio).

Nell'anno 1667 la Confraternita viene riformata dal missionario lazzarista Scipione Vaccà, il quale riferisce che detta Compagnia fu fondata dal suo confratello sacerdote Stefano Blattirone, amico di S. Vincenzo de Paoli

 1667 di 28 giugno. lo Scipione Vachà sacerdote della Congregazione della Missione certifico che nel suddetto giorno con authorita del rlll.mo Rev.mo Gio: Batta Spinola nostro Arcivescovo di  Genova e col consenso del Molto Rev.do Sig. Domenico Paganino parroco e di tutto il popolo congregato in questa Chiesa ho riformato la Compagnia della Carità già costituita dal Sig. Stefano Blattirone sacerdote della mia Compagnia.

Il documento ritrovato è importante perché testimonia che la Compagnia della Carità di Castello di Carro è la prima costituita nel territorio ligure, in quanto quella di Genova fu costituita nel 1654 e la seconda in Italia dopo quella di Roma datata 1652.

Con il passare del tempo, le confraternite entrano in una fase di declino, da una parte per la generale disaffezione verso lo spirito di queste associazioni e il venir meno di determinati ruoli gestiti da altri (la sanità pubblica, le banche) dall'altra per la drastica riduzione della popolazione a seguito di emigrazione e abbandono in massa delle campagne. Dagli annali non risulta in che anno la Compagnia sia stata sciolta. Di certo a fine ottocento rimanevano a Castello solo due Confraternite delle 7 esistenti, che si fusero insieme rimanendo intitolate a Maria Assunta in Cielo (recentemente ricostituita).

Dati demografici

Negli archivi parrocchiali di Castello sono riportati i dati relativi ai censimenti della popolazione in alcuni specifici anni; questi dati a volte sono distinti per parrocchia e principali frazioni (Agnola e Pera), più spesso riportano il numero  della popolazione totale mettondo insieme parrocchia e comunità; sono comunque molto interessanti perché, ancorché parziali, consentono di trarre delle considerazioni sull'andamento demografico. Ecco i dati esistenti per la comunità di Agnola; ai dati di archivio ne aggiungo due attuali, per conoscenza personale, utilizzando come criterio la residenza stabile:

1627    72

1750    41

1800    30

1857    57

1889    60

1913    30

1951    27

1985    3

2000    11

La popolazione risulta essere massima nel secolo XVII, diminuisce gradualmente nel corso del 700, fino ad essere nell'anno 1800 più che dimezzata. Cresce nuovamente nel corso del secolo XIX, durante il processo di unificazione italiana, tornando quasi ai livelli del 1627, poi ricomincia a decrescere, nel 1913 è nuovamente dimezzata. Fino a questo punto l'andamento demografico è in linea con i dati nazionali, con fasi alterne legate anche alle guerre, ai periodi di carestie e pestilenze; il 1913 ad esempio è l'anno in cui il fenomeno dell'emigrazione italiana, a livello nazionale, raggiunge il suo apice. I dati diventano contrastanti con l'andamento demografico generale negli ultimi anni considerati: a livello nazionale negli anni 50 c'è il boom economico e c'è una forte crescita della popolazione, che continua inarrestabilmente;  per contro a partire da questi anni si osserva il fenomeno dello spopolamento della campagne e la nostra frazione non sfugge a questa dinamica. Gli abitanti che nel 1951 erano 27 si riducano a 3 residenti stabili (famiglia Tassisto) negli anni 80. Nel 2000 il numero ha ripreso a salire. Naturalmente al numero dei residenti stabili vanno aggiunti quelli temporanei essendo molto frequente il fenomeno delle seconde case: in estate il numero delle persone che popolano il borgo era ed è molto più numeroso.

Nell'archivio parrocchiale per alcuni anni (più recenti) i dati relativi ai censimenti sono specifici, indicano anche il numero delle famiglie e i nomi e gradi di parentela per ognuno di esse. Anche da questi dati si possono trarre alcune considerazioni sulla composizione delle famiglie.

Nel 1856 ad Agnola la popolazione risulta essere suddivisa in 11 famiglie: non sono presenti famiglie mononucleari, ma nemmeno sembrano essere tipiche le famiglie patriarcali o troppo allargate: le famiglie sono generalmente composte dai soli genitori e figli, il padre è qualificato come capofamiglia; solo in un caso troviamo un capofamiglia non coniugato che convive con madre e sorella; la famiglia più numerosa è quella di Franceschini Domenico, con 8 figli, ma più frequenti sono le famiglie con 2, 3 o 4 figli; in un caso troviamo persino una famiglia con un figlio unico.

Nel 1913 le famiglie ad Agnola si sono ridotte a 6 e appaiono meno regolari e più fluide nella loro composizione: abbiamo una famiglia composta da una sola persona, Franceschini Luigi; è presente una coppia senza figli e una famiglia composta da due persone non meglio definite (presumibilmente figlio scapolo con la madre); le rimanenti famiglie sono di 4, 5 e 7 componenti; in tre casi non è presente la componente moglie e nella famiglia di 7 il capofamiglia è una donna (Degaetani Antonia, vedova). Siamo negli anni della grande migrazione oltreoceano ed evidentemente con ciò si spiega sia la riduzione del numero delle famiglie sia la maggiore irregolarità della loro composizione.