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proverbi dall'Africa  

 
 

Pubblicazione curata da Romeo Fabbri per conto della Campagna

CHIAMA L'AFRICA


INDICE DELLE MATERIE


Prefazione
 
 

Avvertenza al lettore
 
 

I. FONDAMENTI

Esperienza

Evidenza

Il limite

La necessità di scegliere
 
 

II. UOMINI E DONNE

A. Vizi e virtù

Constatazioni generali

Buoni e cattivi

Superbi e modesti

Ingrati e riconoscenti

Pazienti e impazienti

Egoisti, avari e parassiti

Ladri e insaziabili

Pigri e lavoratori

B. Regole di vita

Amore verso la propria etnia

Attaccamento alla famiglia e ai consanguinei

Fierezza personale e rispetto verso tutti

Prudenza

Previdenza

Discrezione

Senso di responsabilità

Solidarietà e aiuto scambievole

Curare la vera amicizia

Fuggire le cattive compagnie

Evitare i pericoli

Imparare a sbrogliarsela

Ascoltare i consigli

C. Due condizioni particolari

La vita in condizione di estrema povertà

La vecchiaia e la morte
 
 

III. LA VITA IN FAMIGLIA

Diversa natura dell'uomo e della donna

Amore

Scelta del partner

Matrimonio

Complementarietà e collaborazione

Poligamia

La posizione dei genitori

La posizione dei figli

Il ruolo dei genitori: educare, sorvegliare, correggere...

,,, ma senza troppa severità

Curare anche la personalità dei figli

Il ruolo dei figli: obbedire e seguire i consigli

Quale il padre tale il figlio...

,,, ma non sempre
 
 

IV. LA VITA DEL VILLAGGIO

Il capovillaggio e l'esercizio dell'autorità

Giovani e adulti

Forti e deboli

Ricchi e poveri

I vecchi

I forestieri

I conflitti...

,,, e la loro graduale soluzione

a) Non cercare di nascondersi

b) Non cercare scuse o incolpare gli altri

c) Affidarsi a chi amministra la giustizia e accettarne la decisione
 
 
 
 

V. L'ESSERE SUPREMO
 
 

Appendice: Alcuni proverbi di uso comune in lingua swahili
 
 

Paesi e etnie da cui provengono i proverbi citati nella raccolta

 


 
 

PREFAZIONE

I proverbi sono una delle grandi ricchezze dell'Africa. Traducono in espressioni essenziali, ritmate, ricche di assonanze e facilmente memorizzabili i tesori che la saggezza popolare è andata accumulando lungo i secoli o i millenni e che riprende e riprone di continuo. I proverbi ritornano con insistenza nelle conversazioni della vita di ogni giorno, nelle circostanze più o meno ufficiali della vita comunitaria, nei discorsi dei politici e nelle opere degli scrittori. Essi sono senza dubbio la via di accesso più immediata e sicura alla conoscenza dell'anima africana, essendo la via per la quale è stata trasmessa di generazione in generazione la saggezza acquisita mediante l'esperienza.

Scriveva già nel 1932 il P. Trilles: "Con i proverbi, ancor più che attraverso i racconti e le favole, si entra profondamente nell'anima del popolo, si colgono dal vivo le sue impressioni, le sue idee, i suoi sentimenti, le sue regole di vita. I proverbi cristallizzano per così dire la saggezza di una razza. Sono lezioni di esperienza millenaria, applicate alle diverse circostanze della vita pratica, lezioni di esperienza, lezioni di buon senso, parole dei vecchi". Léopold Sédar Senghor vedeva nei proverbi una sorta di filosofia in pillole: "I proverbi, in quanto saggezza, sono filosofia in pillole, verità umane, poiché hanno un valore universale... (sono la) prova dell'unità della civiltà negro-africana, dove tutto è intimamente unito, da Dio alla pietra, dal proverbio al poema" (prefazione a H. Vulliez, Le tam-tam du sage).

Il P. F. Rodegem, che ha raccolto i proverbi del Burundi, parla di "autentici gioielli finemente cesellati - quanto tempo fa? - da artisti membri del popolo che li usa tuttora". E gli yoruba dicono: "Il proverbio è il cavallo della parola; quando la parola si perde è grazie al cavallo che la si ritrova".

Un proverbio è una piccola opera d'arte, una minuscola traccia lasciata dal tempo, un sentiero che si inoltra in profondità nel carattere e nella cultura di un popolo. E' una fotografia dell'ambiente in cui quel determinato popolo vive: ambiente naturale, con i suoi corsi d'acqua, le sue foreste, savane o deserti e ambiente umano, con i suoi villaggi, le sue piste carovaniere, i sentieri, gli allevamenti e le coltivazioni.

I proverbi sono "libri scritti nella memoria", "cose per saggi". Sono specchi nei quali si riflettono le varie sfaccettature della vita individuale, familiare e sociale.

Lo scopo primario dei proverbi è quello di istruire, ammaestrare, con l'autorità che deriva dai loro autori (i saggi) e dall'uso privilegiato che ne fanno gli anziani. E' lo stesso scopo che si prefiggeva il libro biblico dei Proverbi, il quale li proponeva al fine di "conoscere la sapienza e la disciplina, capire i detti profondi, acquistare un'istruzione illuminata, equità, giustizia e rettitudine, dare agli inesperti l'accortezza, ai giovani conoscenza e riflessione" (Pr 1,2-4). Naturalmente, i proverbi africani - a differenza dei proverbi biblici che sono stati composti con l'esclusivo intento di promuovere una profonda e sincera vita morale e sono stati quindi selezionati accuratamente - non intendono presentare un quadro ideale o idealizzato. Rispecchiano l'ambiente, la vita, l'uomo, la società in tutti suoi aspetti, positivi e negativi, per cui non tutte le sentenze offrono consigli morali da prendersi alla lettera. Pur enucleando norme e precetti universalmente validi, l'orizzonte dei proverbi resta in genere chiuso sul proprio vissuto familiare, clanico e tribale.

Questa breve raccolta presenta proverbi provenienti da diversi popoli e regioni dell'Africa. Il quadro d'insieme che ne risulta è comunque abbastanza unitario e coerente. I popoli africani presentano infatti, al di là della loro dislocazione geografica e della loro appartenenza etnica, profonde analogie nell'espressione delle loro rispettive concezioni del mondo e della vita. Accade spesso di trovare anche presso popoli geograficamente distanti lo stesso proverbio, facilmente riconoscibile sotto la varietà delle sue espressioni. Si prenda, per esempio, questo proverbio: "Due scimmie non si spartiscono uno stesso frutto" (mpongue). Esso ritorna con lo stesso senso, benché riferito ad animali diversi, presso molti altri popoli: "L'aquila che mangia della carne non aspetta i suoi vicini" (basuto); "L'aquila che ha preso un bestia non spartisce con le altre aquile" (bangala); "Un chinghiale non disotterra della manioca per il suo compagno" (mongo); "Una mosca non cerca da mangiare per un'altra mosca" (xhosa); "Una gallina non prende un insetto per la sua compagna" (mongo); "Il leone non presta i suoi denti a suo fratello" (basuto); "Due scimmie non si spartiscono mai un osso" (bangala). Del resto, a ben guardare la saggezza ancetrale veicolata dai proverbi africani non è molto diversa da quella che si ritrova nei proverbi della nostra cultura occidentale. Non è raro incontrare proverbi africani assolutamente identici ai nostri (ad esempio, "non si attinge l'acqua con un cesto" [nyang] o "una mano lava l'altra" [ngombe, basonge]; "can che abbaia non morde" [bangala]). Sarebbe interessante, e certamente non difficile, evidenziare analogie, parallelismi, sintonie fra i proverbi africani e i nostri proverbi europei. Capiterà certamente più volte a chi percorre questa breve raccolta di leggere un proverbio e di accostarlo a un proverbio comunemente in uso qui da noi.

I proverbi qui riprodotti presentano perlomeno due grandi e inevitabili limiti. Non sono trascritti nella loro lingua originale, ma tradotti in una lingua straniera, il che sacrifica quasi interamente il loro ritmo, il loro suono, le loro consonanze e assonanze e non permette di cogliere quel capolavoro anche linguistico che essi effettivamente rappresentano. Non sono inseriti nel loro contesto, in genere la favola, il racconto, ma proposto isolati, il che non consente spesso di coglierne appieno il significato.

"Non si costruisce una casa da soli" - dice un proverbio rwandese. Questa raccolta si basa solo in minima parte su proverbi raccolti dal curatore in Africa o da lui successivamente spigolati nel corso delle sue letture africane. Essa deve gran parte del suo contenuto a un volumetto di Germain van Houtte, Proverbes africains. Sagesse imagée, Editions l'Epiphanie, Limete (Kinshasa), 1976 e un po' anche a Silvano Zoccarato, Cosa per saggi. 100 proverbi tupurì, EMI, Bologna 1988. Data l'assoluta mancanza in Italia di pubblicazioni relative ai proverbi africani, citiamo come fonte immediatamente reperibile per chi fosse interessato all'argomento anche M. Cisternino, The Proverbs of Kigezi and Ankole (Uganda), EMI, Bologna.
 
 

RF

Parma, 12 settembre 1997

 


 
 


AVVERTENZA AL LETTORE

Per maggiore comodità del lettore, ho cercato di dividere i proverbi in diversi capitoli e classificarli, per quanto possibile, per argomento.

Il significato di molti proverbi è di per sé evidente e non richiede alcuna chiave interpretativa. Altri proverbi sembrano a prima vista sibillini. In questi casi, il lettore trarrà certamente vantaggio da un costante riferimento alla voce sotto la quale sono elencati. Quella voce costituisce per così dire la chiave di lettura del gruppo di proverbi che la segue. Così, ad esempio, il proverbio "L'acqua calda non resta calda" (ntomba), a prima vista generico e lapalissiano, acquista senso se letto sotto la voce "amore", nella sezione in cui si parla anche del matrimonio; vuol dire che l'amore in genere, e soprattutto nel matrimonio, perde l'intensità che aveva all'inizio. Così il proverbio "Non si affila un coltello da una sola parte" (mongo), a prima vista sibillino, diventa chiaro se guarda alla voce "processo, giudici" sotto cui si trova. Significa che prima di emettere la sentenza il giudice deve ascoltare le due parti.

Nei rari casi in cui era praticamente impossibile, nonostante il contesto, pervenire a una corretta interpretazione, ho specificato il senso del proverbio con alcuni termini posti entro parentesi quadre.

Del resto, il lettore tenga sempre presente che i proverbi africani mettono in scena animali e piante per riferirsi agli esseri umani in genere e che gli animali e le piante hanno una caratterizzazione più o meno universalmente riconosciuta. Così il leone indica la forza, l'elefante la grandezza, il cane la fedeltà, il banano o l'arachide il cibo, ecc. Anche questo può aiutare a contestualizzare un proverbio e comprenderne il significato.

 



I

FONDAMENTI

I popoli africani hanno elaborato a partire dall'osservazione e dall'esperienza, e espresso in proverbi, un certo numero di affermazioni di fondo costituenti una sorta di "filosofia prima" su cui si basa la loro interpretazione del mondo e dell'uomo. Fra queste affermazioni di principio vi sono le seguenti:
 
 

Esperienza
 
 

- E' viaggiando che si trova la saggezza (bantu)

- Sbagliando strada si impara a riconoscere la propria strada (schambala)

- Il morto non sente il suo cattivo odore (Rwanda)

- Un uomo intelligente non conserva la collera nel proprio cuore (ambede)

- Si mostra l'oro solo a chi lo conosce, perché altrimenti ne farà un coltello (toma)

- La gamba è intelligente; mette l'osso davanti e la carne dietro (bahumbu)

- Solo toccandola potete sapere se l'acqua è fredda (ntomba)

- Ciò che occhio ha visto cuore non dimentica (bandibu)

- Con gli occhi si vede non si mangia (dzalamo)

- L'intelligenza è un frutto che si raccoglie nel giardino del vicino (batabwa)

- Chi vive in prossimità dell'acqua sa nuotare (bashi)

- I giorni non si scavalcano (tupurì)
 
 

Evidenza
 
 

- Quando si è caduti nel fango non si nega di essersi sporcati (bamileke)

- Quello che tutti dicono non può essere negato (basakata)

- Un frutto maturo marcisce in ogni parte (dogon)

- Non c'è bisogno di mostrare l'elefante con il dito (basa)

- La gamba sinistra cammina sempre a sinistra (bangala)

- Dove canta il gallo vi è un villaggio (schambala)

- Se chi ha raccolto fagioli in un campo può fare grandi scoregge, tanto più potrà farle il padrone del campo (toucouleur)

- Sotto l'albero che non è marcio non crescono i funghi (bayaka)

- E' impossibile pulire l'acqua sporca

- Non si conosce il domani (tupurì)

- Il cesto del pescatore sa sempre di pesce (baluba)

- Non c'è gracidare di rane senz'acqua (bangala)

- Chi mangia elefanti, mangia anche antilopi (azande)

- Anche se il fiume è profondo, se si getta una pietra, essa giunse sul fondo (toma)

- La formica non può attraversare un corso d'acqua senza un ponte (bamileke)

- Ogni ferita lascia una cicatrice (pigmei)

- Quando la piaga è guarita le mosche se ne vanno (toucouleur)

- Il vento può fare entrare in un buco ciò che sarà poi incapace di fare uscire (peul)

- Chi prende una capanna ne prende anche i topi e gli scarafaggi (ntomba)

- Se un vaso bucato perde acqua significa che qualcuno vi ha messo dell'acqua (minah)

- Chi cammina sul letamaio dovrà poi lavarsi i piedi (bahumbu)
 
 

Il limite
 
 

- Non si prende due volte la strada del cimitero (ntomba)

- La tomba non rende il cadavere (ekonda)

- Un albero morto messo nell'acqua non risuscita (ewe)

- La forza del corpo è come l'acqua; una volta versata, non è possibile raccoglierla (Burundi)

- Non si può più inghiottire la saliva che si è sputata (ewe)

- Anche se avete il collo lungo non potete vedere dietro la collina (ngbaka)

- Anche se l'orecchio è molto vicino non sente una formica che passa (ewe)

- Un tappo rotondo non chiude un buco quadrato (amandebele)

- Ciò che si è appeso in piedi, non lo si può prendere stando seduti (amhara)

- Non potete ungervi (leccarvi) la schiena (azande, zulu)

- Non si deve chiedere al sale di essere dolce (bamileke)

- Un cane non può portare il suo cagnolino sul dorso (ewe)

- Dategli pure tempo cent'anni, un albero piantato nel fiume non diventerà mai un coccodrillo (bangala)

- In una narice non si introducono due dita (ntomba)

- L'acqua scesa in basso non ritorna più in alto (mongo)

- Un cane non può diventare una mucca (Burundi)

- Non si attinge acqua con un cesto (nyang)

- Non si può vedere un topo nascosto dietro un elefante (bamfinu)

- La tartaruga ha pietà, ma non ha latte (herero)

- L'uccello vola sempre davanti a sé (basuku)

- Siamo solo in due e tu vuoi correre in mezzo (bantandu)

- Di un uccello in volo non si può sapere se ha delle uova nella pancia (dogon)

- Per quanto affilato un coltello non raschia il proprio manico (bambara)

- Non si può sentire piangere un bambino nel ventre della madre (bamfinu)

- La lingua non raggiunge il naso (babenza)

- Non si può tagliare una foresta con un'accetta rotta (bantandu)
 
 

La necessità di scegliere
 
 

- Il fabbro non usa due martelli alla volta (sukuma)

- L'uomo non può prendere due sentieri alla volta (dogon)

- Il cane ha quattro zampe, ma non prende due strade alla volta (bantandu, bangala)

- Non si possono tenere due code di mucca alla volta (mossi)

- Chi sorveglia due termitai se ne ritorna a mani vuote (bahaya)

- Il gallo non canta su due tetti (mongo, ntomba)

- La gallina non dorme in due posti diversi (basakata)

- Non si getta la pernice perché si sentono gli elefanti (azande)

- Chi ha acqua in bocca non soffia sul fuoco (ewe)

- Due mercati hanno rovinato il gioco (lulua)

- Un elefante enorme non sempre ha zanne enormi (kossi)

- Non si teme il fiume perché è nero (ngombe)

- Anche di notte il latte è bianco (bornu)

- La cassa da morto è nuova, ma dentro puzza (bantandu)

- Anche se la scimmia veste la pelle del cinghiale muore scimmia (pigmei)

- Non si deve temere un pitone a causa della sua lunghezza (bete)

- Anche la mucca nera fa il latte bianco (mandingue)

- La pelle del leopardo è bella, ma il suo cuore è cattivo (baluba)

- La bocca dell'asino è bianca e tuttavia non mangia farina (serere)

- Solo quando l'albero sarà cresciuto gli legherai la mucca (jabo)

- Quando un uomo libero viene legato con una corda la spezza (bantu)


 


 
 

II. UOMINI E DONNE

Molti proverbi africani descrivono l'uomo e la donna nel loro carattere e comportamento individuale, per così dire "in assoluto", indipendentemente dal loro inserimento in un contesto familiare o sociale. Come avviene abitualmente in casi del genere, l'accento cade più sui difetti che non sulle qualità. Si tratta infatti di consigliare l'individuo a frenare le sue tendenze negative, rendendolo così il più possibile adatto ad assumere un comportamento armonioso ed equilibrato in famiglia e in società.
 
 

A. Vizi e virtù



Constatazioni generali
 
 

- Potete nascondere una macchia sulla pelle, ma non un difetto (Burundi)

- Se leghi le mani a un criminale delinque con i piedi (bamileke)

- Ogni collina ha il suo leopardo (bahaya)

- Non si batte il tamburo sul petto altrui (bantandu)

- La scimmia che non vede il proprio sedere prende in giro le altre scimmie (galla)

- Due tartarughe non si insultano a vicenda (babenza)

- Non si fa il lutto per la morte di un cane (bangala)

- Saper nuotare e andare a cavallo è bene, ma conoscere se stessi è meglio (bambara)

- I difetti sonnecchiano, ma non muoiono (Burundi)

- La ragazza bella non è senza difetti (ngombe)

- L'istrice non può ritirare i suoi aculei (pigmei)

- Cercare di correggere un pazzo è renderlo ancor più stupido (Rwanda)

- E' più facile deviare il corso di un fiume che cambiare il comportamento di un cattivo soggetto (bahaya)

- Se cercate di tirar su rospo, quando lo lasciate, ricade a terra (toucouleur)

- Si guarisce una malattia, ma non si guarisce mai una cattiva abitudine (beti)
 
 

Buoni e cattivi
 
 

- Non rifiutate qualcosa a chi vi ha rifiutato qualcosa (lulua)

- Ogni corso d'acqua ha la sua sorgente (zulu)

- L'uomo è come il pepe rosso; finché non ne avete mangiato, non potete valutare quanto sia forte (haoussa)

- La puzzola non sente la puzza del suo corpo (tupurì)

- La ferita provocata da una parola non guarisce (mongo)

- La gallina fa l'uovo e gli escrementi dallo stesso buco (basakata)

- La iena ruba per abitudine e non per fame (ovinbundu)

- Quando gli si spezzano le chele, il granchio perde la sua forza (bawoyo)

- Si dimentica presto il posto dove si è defecato, ma chi vi ha messo il piede non lo dimentica facilmente (dogon)

- Il millepiedi cerca la casa degli uomini, ma gli uomini lo sfuggono (swahili)

- Il granchio punge senza guardare chi punge (pigmei)

- Non si semina con la pioggia dell'uomo malvagio (tupurì)

- Le zampe della mosca si posano su qualunque cosa [detto dei criticoni] (duala, toma)

- Per quanto si lavino i funghi, vi resterà attaccata sempre della sabbia (mambwe)

- L'aquila si adira non con chi l'ha uccisa, ma con chi la mostra in giro (bornu)

- Anche se la menzogna parte di buon mattino e la verità solo verso sera, la verità raggiungerà la menzogna (peul)

- Il cuore della persona cattiva non è mai puro (bamileke)

- Amicizia di leopardo e di capra (duala)

- Amicizia di piede e mano [la mano soccorre il piede, ma il piede non può farlo] (mongo)

- Le iene in gruppo si fanno sentire anche di giorno (lunyoro)

- Si dice male degli assenti, ma si temono i presenti (lulua)

- Chi pone la trappola sempre allo stesso posto non prenderà alcun iguana (bahumbu)

- La rana minaccia, ma non parte in battaglia (bahumbu)

- Quando un cane morde il padrone vuol dire che ha la rabbia (bayaka)

- Non c'è acqua in grado di spegnere il fuoco della collera (balari)

- Il vento non strappa la coda alla gallina (bamileke)

- Un villaggio dove si litiga continuamente non prospera (bayaka)

- Contro l'odio non c'è rimedio (ga)
 
 

Superbi e modesti
 
 

- Salirai su un baobab! [che pretesa!] (bamileke)

- Una vecchia non prende un pesce grosso (tupurì)

- Il rospo sazio salta più delle rane [a chi si vanta] (tupurì)

- Il gufo dice al faggiano: stanotte ho generato un bellissimo figlio; il faggiano risponde: verrò a vederlo quando sarà giorno [ci creda chi può!] (nyang)

- Il pidocchio gironzola nei capelli, scende verso la barba e dice: dappertutto sono a casa mia (lunyoro)

- Il fungo sul letamaio dice a se stesso: qui io sono il grande capo (bahaya)

- I tatuaggi sulla schiena sono gli altri ad ammirarli [lascia che siano gli altri a lodarti] (bayombe)

- Anche il gallo che ora canta viene da un uovo (bandibu, Burundi)

- Non si ha fretta di seppellire il cadavere di un orgoglioso (bangala)

- Piccolo uomo, grandi contese (ngombe)

- Chi costruisce la capanna sul ciglio della strada dovrà sopportere la sofferenza altrui (bamileke)

- Una piccola piroga non porta notizie da lontano (duala)

- Le piume nascondono la magrezza della gallina (fang)

- Dalla schiena di tua madre hai schiacciato una gallina! (bamfinu)
 
 

Ingrati e riconoscenti
 
 

- Se mangiate con il cucchiaio pensate alle vostre dita (banusu)

- Il cane non dimentica il padrone (bangala)

- E' il fuoco a cuocere i nostri cibi, ma quando il fuoco distrugge il villaggio, tutti si lamentano (ewe)

- I sogni del cane restano dentro di lui [detto a chi fa il misterioso] (minah)

- Lava gli occhi a un cucciolo, un giorno ti morderà (bayombe)

- Fate passare il fiumiciattolo al vostro cane ed esso vi morderà (ntomba)

- Non percuotere il cagnolino che agita la coda per te (mongo)

- Dare con amore e ricevere con odio (bamileke)

- Dai da mangiare molto alla gallina... ti lascia il resto e poi si pulisce la bocca per terra (tupurì)

- L'ho guarito e quando arrivo non si fa trovare (basuto)

- La gallina sporca il posto dove mangia (ekonda)

- La scolopendra ama l'uomo, ma l'uomo non ama la scolopendra (duala)

- Chi si smarrisce nella foresta se la prende con chi lo riporta sul giusto sentiero (ekonda)

- E' la mano che dona, ma è l'uomo che si ringrazia (basonge)

- Tagli forse l'albero che ti ha salvato il giorno in cui sei fuggito davanti al bufalo? (bambala)
 
 

Pazienti e impazienti
 
 

- La pazienza è un amuleto per la vita (pouhlo)

- Finché la noce non è cresciuta sull'albero non cade (nyang)

- Non esiste un unico giorno, anche domani il sole risplenderà (andonga)

- Né la carne né il pesce imputridiscono in un solo giorno (mongo)

- Il bambino non diventa uomo in un sol giorno (mongo)

- Una piccola collina ti fa giungere a una grande collina (Rwanda)

- Chi è impaziente di avere un figlio sposa una donna incinta (toucouleur)

- La notte è lunga, ma poi viene il giorno (bornu)

- Il verme rimane nella terra finché questa non si rammollisce (azande)

- Un uovo solo non riempie il paniere (ngbandi)

- Quando sei paziente bevi il latte di una giovenca (serere)

- A poco a poco la banana matura (Rwanda)

- La rana ha corso troppo in fretta e così non ha la coda (bayaka)

- Le noci di palma riempiono il cesto ad una ad una (mitsogo, mpongue)

- Il fiume si ingrossa a causa dei piccoli ruscelli (bateke)

Egoisti, avari e parassiti
 
 

- Le mosche preferiscono gli escrementi freschi (bete)

- Due scimmie non si spartiscono lo stesso frutto (mpongue)

- In una casa dove si patisce la fame il cane non entra (mongo)

- La sua bocca è buona, ma non le sue mani (ngbandi)

- Mangia fave tutto il giorno e si rifiuta persino di scoreggiare (baluba)

- Un avaro non nasconde il cibo al fuoco [condivide con la moglie] (mongo)

- Una mamma avara non rifiuta nulla al suo bambino (duala)

- I topi dell'avaro sono più grassi di lui (bambara)

- Chi ha il ventre grosso non ama i suoi parenti (tupurì)

- I rospi stanno sempre vicino all'acqua [per badarla], ma non ne bevono (bahaya)

- Sparviero, prendi il topo che ti offro, ma io trattengo la coda (bayansi)

- Se nulla esce dalla tua casa, nulla vi entrerà (Burundi)

- Trattenere gli escrementi nella pancia non è un rimedio contro la fame (bornu)

- Meglio un ladro in casa che qualcuno che non si decide ad andarsene (bahaya)

- Ciò che è maturo comincia a marcire (amandebele)
 
 

Ladri e insaziabili
 
 

- Chi chiede non è ladro (bamileke)

- Il ladro non vuole essere riconosciuto (tupurì)

- Il ladro gioisce al sopraggiungere della notte

- La volpe non rosicchia le arachidi vicino all'entrata della sua tana (tupurì)

- Dove la gallina gratta a lungo finisce per lasciare una penna (Rwanda)

- Un oggetto rubato non dà gioia al cuore (mongo)

- La scimmia è ladra perché non lavora

- Il ladro non lascia il granaio aperto (tupurì)

- Il danaro è come le acque del fiume: fugge via (ga)

- Quando il gatto è sazio dice che il sedere del topo puzza (peul)

- Il cane si è strappata la gola inghiottendo pezzi troppo grossi (azande)

- Chi ha trovato un fungo cerca tutt'intorno per scoprirne degli altri (bamileke)

- Chi ha una grossa pancia non ha amici (Burundi)

- L'elefante non è grosso per nulla [mangia molto] (ngombe)

- Un cane non è mai sazio (bayombe)

- La donna muore di sete mentre prende le rane (tupurì)

- Un maiale non riesce a trattenersi davanti a un pezzo di manioca (bayombe)

- Il granchio danzava male perché aveva troppe zampe (fang)

- Quando la bocca è piena, la barba riceve le briciole (ewe)

- Se qualcuno vi dà la parte bianca del pollo, non chiedete anche la zampa (ekonda)

- Il coccodrillo esce dal fiume e lecca la rugiada (Burundi)

- Il solo grosso ventre per il quale si deve gioire è quello della donna incinta (bamileke)

- Il ventre non è una piroga, non può portare così tanto (duala)

- Chi troppo mangia finisce per vomitare (batabwa)

- Chi mangia troppo in fretta si morde le dita (ambede)

- Se ami molto una cosa, la tua morte è nelle sue mani (tupurì)
 
 

Pigri e lavoratori
 
 

- La povertà è la figlia maggiore della pigrizia (toucouleur)

- Perché piantare così presto, non è ancora piovuto! (basuto)

- Il corvo dice che la pigrizia è peggiore della guerra (tupurì)

- Una volta che il bufalo è stato ferito, compaiono molti coltelli

- Dicono: "Da' anche a me" quelli che non hanno l'odore della terra (tupurì)

- Quello che non cominci a fare oggi è quello che hai sempre fatto (tupurì)

- Il coltivatore è solo, ma quelli che mangiano sono molti (schambala)

- Un uccello che non si muove non conosce gli alberi da frutta (Burundi)

- Si può aiutare un bue ad alzarsi solo se lui stesso si sforza di farlo (bantu)

- La coda della lucertola si è staccata durante i giochi (azande)

- Un uccello ciarliero non costruisce il nido (duala, sukuma)

- Abbassa la testa verso terra e vi troverai qualcosa (tupurì)

- La ricchezza sopra la testa della figlia non sazia nessuno: sazia solo ciò che trovi con la tua mano (tupurì)

- Quando la gamba non cammina, lo stomaco non mangia (mongo)

- Tu mangi vicino al mortaio [a sbaffo] (tupurì)

- Quando giunge il tempo del raccolto, il pigro comincia a riflettere (balari)

- Il pigro è sempre sulla strada che porta alla casa del capo, per andare a chiedere e a riferire (bamileke)

- Se vuoi avere qualcosa, versa prima il sudore della fronte (tupurì)

- Perché le unghie di un pigro sono lunghe? Per grattarsi la pancia quando ha fame (amhara)

- Il serpente dice che provvederà a darsi delle zampe quando sarà grande (bamileke)

- E' per aver dormito troppo a lungo che il serpente ha perso le zampe (wanguru)

- Una bocca come un tamburo, ma gambe tremanti come foglie di manioca (bangala)

- Non vi sono peli sul palmo della mano [detto per incoraggiare a lavorare] (ivili)

- Il desiderio di ricevere fa sì che l'uomo non abbia peli nella mano (bateke)

- Ultimo al campo, primo alla pentola [del cibo] (azande)

- Le grandi gocce di pioggia non feriscono nessuno (babenza)

- E' meglio aver la polvere ai piedi che aver la polvere alle chiappe (peul)

- La donna che resta sotto il tetto è pigra (bayombe)

- Lo struzzo, quando bisogna volare, dice: sono un cammello; e quando bisogna portare un peso, dice: sono un uccello (proverbio arabo)

- Quando il dito non sa dove andare, si ficca nel naso (bete)
 
 

- Se l'ombra non raggiunge la capra, la capra cercherà l'ombra (mossi)

- Non è la zappa del vostro vicino che porterà a termine il vostro lavoro (batetela)

- E' chi si sveglia e si alza al primo canto della pernice che raccoglie il miglior frutto caduto durante la notte (beti)

- Chi arriva per primo alla sorgente beve l'acqua più pura (sukuma, bayombe)

- Il tempo è come un uccello; se non lo prendete, vola via (ashanti)

- Non si impedisce a chi spilla il vino di berne (bangala)

- Se non piazzi le trappole non prenderai grandi topi (ngbaka)

- La gallina che non esce durante la pioggia non ha buoni insetti da mangiare (mongo)

- Chi vuole il miele deve avere il coraggio di affrontare le api (wolof)

- Chi vuole il carbone sopporta il fumo (toucouleur)

- Chi è disposto a curvarsi non si raddrizza a mani vuote (mossi)

- Dal suolo il becco della gallina non ritorna mai vuoto (bamileke)

- Una gallina che cerca per terra non dorme affamata (bayombe)

- La gallina che ha scoperto un verme lo mangia (nyang)

- Il fabbro non mangia la cenere (batetela)

- La gallina dice: usiamo entrambe le zampe; se una non trova nulla, l'altra troverà (duala)

- E' con l'acqua del corpo che si attinge quella del pozzo (haoussa)

- Mandate un altro al vostro posto, i vostri piedi riposeranno, ma il vostro cuore no (bornu)

- L'abbondanza di cibo presso il tuo vicino non sazierà la tua fame (bayaka)

- La capra non pascola sempre allo stesso posto (duala)

- Chi rifiuta il giunco rifiuterà forse la stuoia? (minah)

- Le mascelle non hanno nulla da mangiare se i piedi non camminano (bakusu)

- E' abbattendo gli alberi che si impare ad abbatterli (bateke)

- Non aver paura di dormire vicino al fiume, il freddo non ha mai ucciso nessuno (bayaka)

- Molte trappole, animali imputriditi [non strafare!] (mongo)

- Il miglior feticcio per un buon raccolto è una zucca piena di sudore

- Metti il fardello sul ginocchio, qualcuno ti aiuterà a metterlo sulla testa (minah)

- Si riconosce un cane da caccia dalla mancanza di peli (bayombe)

- Ciò che è duro è buono, ciò che è facile non serve (mossi)

- Nessun sentiero porta a un albero senza frutto (wolof)

- Non guardare come cammina il camaleonte; dove vuole arrivare arriverà (basuto)

- E' curioso! Il bue mangia la paglia e il cane mangia il pane, mentre l'asino porta il vino e beve l'acqua [chi più fatica meno riceve] (galla)

- Anche il cane suda, ma il sudore è assorbito dai suoi peli [non sempre si nota o apprezza un duro lavoro] (mandebele)

- Una piccola accetta non abbatte un grosso albero [commisurare il lavoro all'età] (mongo)
 
 

B. Regole di vita



Amore verso la propria etnia

- La tartaruga non abbandona la sua corazza (basuto)

- Al mattino gli uccelli volano via, ma la sera ritornano tutti al nido (ivili)

- Il bufalo non si allontana dalla palude dove è nato (ngbaka)

- Una densa foresta può nascondere anche un elefante (wadchagga)

- L'uomo non rientrà nel ventre di sua madre, ma ritorna al suo villaggio natale (basuto)

- Quando si ricevano dei colpi altrove si ritorna a casa, ma quando si viene percossi a casa propria, dove fuggire?

- La rana non si stanca nell'acqua (ngandi)

- Il topo dice che non lascia la tana di suo padre (tupurì)

- Dio passa la giornata altrove, ma la sera ritorna in Rwanda (Rwanda)
 
 

Attaccamento alla famiglia e ai consanguinei
 
 

- Il vitello riconosce la propria madre anche di notte (Rwanda)

- Un serpente non disprezza la propria prole (azande)

- Il pesce è forte solo nell'acqua (mambwe, tonga)

- Nel grembo della madre il bambino non manca di nulla (azande)

- Il millepiedi non fugge dal nido di sua madre a causa del cattivo odore (mongo)

- Il fiume non procede diritto perché è solo (bayaka, basakata)

- Chi colpisce la pelle, ferisce la carne (ambede)

- L'individuo muore, la famiglia continua (balari)

- Le vacche si leccano perché si conoscono (bantu)

- Chi impara a mungere lo impara dalla propria vacca (basuto)

- Si vede la sorgente di un fiume, non si vede la sorgente di un clan (bayansi)

- Se viaggi su un fiume con tua moglie e tua sorella e la piroga si rovescia, salva anzitutto tua sorella (ekonda)

- Quando la lisca del pesce è entrata fra i molari, la lingua non conosce riposo (ekonda)

- La lingua è vicina ai denti, ma a volte i denti feriscono la lingua (peul)

- La lingua tende sempre a portarsi là dove manca il dente (ngandi)

- La lingua e i denti a volte litigano con la bocca, ma ciò non impedisce che continuino a rimanere insieme (bantu)
 
 

Fierezza personale e rispetto verso tutti
 
 

- Pur piccolo il pepe è forte a causa del suo sapore piccante (bayombe)

- Ogni serpente si muove a modo suo (bayombe)

- Se sei in mezzo a rospi accovacciati, non chiedere una sedia (basuku)

- Lo scoiattolo è piccolo, ma non è schiavo dell'elefante (bornu)

- La rana dice: non ho nulla, ma so saltare (gweabo)

- La lingua non ha ossa e tuttavia è molto potente (Rwanda)

- L'acqua calda non dimentica di essere stata anzitutto fredda (Burundi)

- Anche l'uccellino ha piume sulla coda (schambala)

- La zebra non si disfa delle sue zebrature, la scorza di un albero non aderisce a un altro albero (masai)
 
 

Prudenza
 
 

- Anche se l'elefante è dimagrito, non oserà attraversare un ponte di liane (toma, mande)

- Non gettare il bastone prima di aver attraversato lo stagno (duala)

- Non è la spina a ferirti, sei tu che ti ferisci contro la spina (pigmei)

- Chi uccide gli elefanti sarà ucciso da un elefante (ngombe)

- La gallina che ha lasciato il villaggio è mangiata dallo zibetto (bandibu)

- Il maiale si rotola nel fango ad occhi aperti [cerca i propri guai]

- Se il coltello è ben affilato, bisogna camminare con prudenza (ntomba)

- Il capro turbolento si ritroverà ben presto con le corna rotte (ambede)

- Il coltello non ha occhi (bangala)

- Se non sorvegli la carne brucerà con il fuoco (tupurì)

- Le acque stagnanti inghiottiscono gli uomini (baluba)

- Il leopardo che vuole assalirti non fa rumore (ngbaka)

- Quando si è stati morsi dal serpente si teme persino il millepiedi (bamileke)

- Non si gioca con il leopardo (Rwanda)

- Le parole pssano, ma il male che si fa non finisce (tupurì)

- Il sesamo sparso per terra non lo si raccoglie più tutto (tupurì)

- Il serpente non morde il bastone [non ci casca una seconda volta] (tupurì)

- La iena non dorme con le pecore (Burundi)

- L'erba e il fuoco non possono mettersi d'accordo (bantandu)

- La bocca è una cicatrice che non guarisce (tupurì)

- Non si prende un leopardo per far la guardia alla carne (zulu)

- Il debito è come il sugo dello mbuciu (pianta), non marcisce (tupurì)

- Un cane non inciampa due volte contro la stessa pietra (libinza, ekonda)

- Il sale è buono per la bocca, ma non per il cuore (ekonda)

- Un passo falso di chi precede avverte coloro che seguono (bayombe)

- Se porti un paniere di uova non danzare (ambede)

- Non si mettono uova e ferro nello stesso sacco (ewe)

- Un uccello non si posa su un albero sconosciuto (duala)

- Prima di entrare il gatto guarda il padrone di casa

- La scimmia non trascina la coda per terra (pigmei)

- Non si prende il fuoco con la mano (kanuri)

- La tartaruga non si spezza le gambe correndo (pigmei)

- Quando cerchi di afferrare una lumaca, essa ritira le corna (pigmei)

- Dove si vedono le tracce di un gatto, non si vedono quelle del topo (toma)

- Una gallina che gironzola dappertutto incontrerà il serpente (bantandu)

- La luna mostra il sentiero, ma non i pericoli della strada (batabwa)

- Il leopardo non dorme su un ramo secco (pigmei)
 
 

Previdenza
 
 

- Il giorno non ritorna indietro (tupurì)

- Un serpente per quanto grande non può farvi del male se avete un bastone in mano (andonga)

- Chi ha una lanterna non mangerà formiche (bashi)

- Non esiste nascondiglio sulla superficie dell'acqua (balari)

- Un uovo in bocca è meglio di una gallina nel pollaio (poulho)

- Non sbarazzarti dei remi finché la piroga non è a riva (mpongue)

- Non gettare via le mutande se hai ricevuto un vestito nuovo (bangala)

- Chi ha le scarpe non teme le spine (ewe)

- L'uccello non vola mai di notte (bamileke)

- Promettere la stessa figlia a più persone è porsi sotto un albero marcio (bamileke)

- Il coccodrillo partorisce nei giunchi, non nella corrente (basuto)

- Si ripara il ponte quando qualcuno è caduto in acqua (schambala)

- La iena dice: devo imparare a camminare su tre zampe, per saperlo fare quando sarò vecchia (bambara)

- Sulla sponda degli ippopotami non vi è né piroga né remo (ivili)

- Prima di mungere la mucca bisogna accarezzarla (yoruba)

- Il latte cagliato non ritorna più fresco (tupurì)

- Non si aspetta il giorno della battaglia per affilare la propria lancia (toma)

- Non si prepara lo scudo il giorno della guerra (tupurì)

- Non afferrare il tallone prima che la formica ti abbia morso (ekonda)

- Non si fanno abiti a un bambino non ancora nato (bangala)
 
 

Discrezione
 
 

- La parola che esce dalla bocca scavalca ben presto le montagne (Burundi)

- La parola è come l'acqua corrente, non si raccoglie con le dita (toucouleur)

- Prima di inghiottire masticare (vakaranga)

- Ciò che succede nella parte alta del paese sarà conosciuto nella valle (peul)

- Una parola è come un filo di rafia; se lo levi dalla stuoia non potrai più rimetterlo dov'era (bornu)

- Non si va a mendicare con un cesto (duala)

- Il fondo della piroga non dice ciò che c'è in fondo all'acqua (duala)

- Le gambe si riposano, la bocca mai (bahaya)

- Quello che resta nel corpo non ha odore (kossi)

- La gallina fa le uova quando la gente non la guarda (libinza, mongo)

- La gallina non fa coccodé davanti al gallo (Rwanda)

- E' con le proprie parole che si entra nei pensieri altrui (ga)

- Si ripara il buco di un vestito, ma non il buco della bocca (bayombe)

- Un visitatore prudente e accorto apre gli occhi, ma non la bocca (bahaya)

- La menzogna ha ali (ngbandi)

- Non si va a leccare chi può mordere (dogon)

- Fra invidia e imitazione, meglio l'imitazione (ekonda)
 
 

Senso di responsabilità
 
 

- Quando una madre ha due gemelli deve dormire sul dorso (peul)

- La coda della mucca sorveglia a destra e a sinistra (wadchagga)

- La luna rischiara bene, ma lascia al buio certi luoghi (vai)

- Due galli non cantano sullo stesso tetto (mongo, basakata, beti)

- Si onora il cacciatore, non la freccia (ngombe)

- Lo stregone muore, ma le sue medicine conservano la loro forza (bayaka)

- Chi va troppo dal capo ne diventa schiavo (basonge)

- E' il ventre a precedere non la schiena (ngandi)

- Il sole non dimentica alcun villaggio (ambede)

- I denti circondano la lingua (duala, fang)

- Le piume dell'aquila morta si disperdono (pangwe)

- L'elefante cresce anche se ciò non piace alla gente (vai)
 
 

Solidarietà e aiuto scambievole
 
 

- Se schiacciate una formica, tutte le formiche verranno a mordervi (pigmei)

- Quando le mandibole si incontrano spezzano un osso (lunyoro)

- Dobbiamo essere come i peli del cane; sono rivolti tutti nella stessa direzione (bantandu)

- Quando l'occhio piange, il naso cola (mongo)

- Se prepari all'ospite lo mbuciu (pietanza) anch'egli ti preparerà lo mbuciu (tupurì)

- Quando il dito duole, l'occhio non dorme (ekonda)

- Si ricorre ai denti per slegare ciò che la mano ha legato (galla)

- Se percuoti il cane, percuoti il suo padrone (Rwanda)

- Nessuno può schiacciare l'ascesso che ha sul dorso (bamileke)

- Ciò che non si fa a una damigiana non si fa a una borraccia (ewe)

- Non si costruisce una casa da soli (Rwanda)

- Con una sola lancia non si uccide l'elefante (bangala)

- Un solo anello al braccio non fa rumore (batetela)

- Non si sale su un albero con una mano sola (pangwe)

- Le formiche hanno detto: mettiamoci insieme e riusciremo a trasportare un elefante (mossi)

- Il poco è meglio di niente (tupurì)

- Per schiacciare un pidocchio occorrono due dita (proverbio molto diffuso)

- Sono bastate due mammelle per nutrire un intero uomo (beti)
 
 

Curare la vera amicizia
 
 

- A due a due è il segreto della felicità (ekonda)

- Si lega la mucca prima di mungerla (schambala)

- Chi non ha recinto attorno al suo terreno non ha nemici (Burundi)

- Anche il vostro cane conosce la casa dei vostri amici (batetela)

- Amici come il filo e l'ago (baluba)

- Molti bruchi, poco olio (libinza)

- I denti sono tutti amici fra di loro (galla)

- Dieci amici equivalgono a dieci rami secchi [non contare su troppe persone] (pigmei)

- Dare il bongiorno a qualcuno non è ancora segno di amicizia (ngandi)

- L'amicizia dell'olio e dell'acqua: l'acqua in basso, l'olio in alto (ekonda)

- Si schiaccia un pidocchio contro il muro (basuto)

- Quando l'uccello non conosce l'albero non va a riposarvisi (duala)

- Chiedere danaro a prestito rompe l'amicizia (bantandu)

- Amore e odio sono figli delle bevande inebrianti (azande)

- Non si presta la porta della propria casa quando il leopardo gironzola nei paraggi (Burundi)

- L'amicizia del secchio e della fontana [il servo deve correre dietro al padrone] (duala)
 
 

Fuggire le cattive compagnie
 
 

- La capra con la scabbia infetta le altre (basuto)

- Chi tocca la pentola si sporca (bahaya)

- E' la pulce del vostro letto che vi pungerà (baluba)

- Chi cammina sui carboni ardenti si brucerà i piedi (ntomba)

- Il lucertolone lascia i suoi escrementi ricoprendoli di bianco (tupurì)

- Basta un pezzo di legno verde per impedire agli altri di bruciare (bahaya)

- Chi mangia pepe deve aspettarsi di scottarsi la bocca (bantandu)

- Topi e serpenti non si intendono (ambede, bantandu)

- Là dove si getta la sporcizia vi sono sempre mosche (bakongo)

- Un solo vaso rovina tutta la birra (tupurì)

- Quando si va insieme allo scoiattolo si impara ad arrampicarsi, ma anche a rubare (asolongo)

- Scarafaggio, continua pure a spalmarti di nero, la gallina non si sbaglierà (mongo, ntomba)

- Lascia la pantera con le altre pantere, la iena non stia con loro (tupurì)
 
 

Evitare i pericoli
 
 

- La tartaruga non morde la zampa del leopardo (pigmei)

- Non si va a cercare il leopardo nella sua tana (mongo)

- Il fuoco che riscalda finirà per bruciarvi (pigmei)

- Un maiale che si è ferito alla zampa, nasconde la ferita, perché teme di essere ucciso (pigmei)

- Il pellicano dice: Non si suona il flauto sopra il cavallo di un altro (tupurì)

- La scimmia salta talmente di ramo in ramo che un giorno finirà per trovare un ramo secco (bayombe)

- Ciò che si dice vicino al cadavere di un leone, non lo si dice quando il leone è ancora vivo (bambara)

- La cavalletta si scava la tomba da sola (duala)
 
 

Imparare a sbrogliarsela
 
 

- La liana non ha occhi, ma arriva fin sopra il tetto (basakata)

- Se non hai una cinghia metti una corda (Rwanda)

- Se uno muore si troverà molto in fretta l'olio per ungerlo (ngbaka)

- Quando si scappa davanti all'elefante ci si espone a incontrare il bufalo (beti)

- Le macchie del leopardo nessun animale riusciva a contarle, ma la tartaruga sì; disse: sono due, gialla e nera (basa)

- Indossare un abito rammendato è meglio che essere nudi (serere)

- Gli uccelli si salvano con le loro ali, l'uomo con la sua bocca (ekonda)

- La scimmia non perde mai il suo sentiero (mongo)

- Non si insegna la strada al vecchio gorilla (fang)

- Non si insegna a nuotare al pesce (bantu)

- Il bambino che ha perso la madre succhia il latte della nonna (toucouleur)

- Se il ritmo del tam-tam cambia, il passo di danza deve adattarvisi (kossi)

- Il topo dice: Scavo un buco e non ho zappa; il serpente dice: Salgo su un albero e non ho braccia (basonge)

- La strada non dà informazioni al viaggiatore (Rwanda)
 
 

Ascoltare i consigli
 
 

- Il rospo dice: per aver disprezzato un consiglio ho avuto la coda tagliata (minah)

- Capita a volte che il saggio sia consigliato da un pazzo (beti)

- Il fiume fa dei meandri perché nessuno gli mostra la strada (mitsogo)

- Il fiume ha voluto fare di testa sua e si è smarrito (bahaya)

- Chi ti consiglia di costruire la capanna non ti darà neppure un fascio di paglia per coprirla (bateke)

- Troppi consigli avevano reso sordo il varano (beti)
 
 

C. Due condizioni particolari



La vita in condizione di estrema povertà
 
 

- Tutte le donne che partoriscono provano lo stesso dolore (mpongue)

- Una capra che bela forte non deve dormire all'aperto (schambata)

- La capretta può correre dove vuole senza preoccuparsi, ma la piccola antilope non può farlo (bawoyo)

- Anche se nessuno ti ama, troverai sempre qualcuno disposto a tagliarti i capelli (kikuyu)

- Il topo cresce fra i debiti (tupurì)

- Chi mangia le uova non sa quanto sono costate alla gallina (minah)

- L'uccello che non ha nido ha solo un ramo per riposarsi (bangwana)

- Una noce di cola nella bocca del vicino non sembra amara (ekonda)

- Se un cane mangia i propri escrementi vuol dire che è disperato (bantandu)

- Se il rospo sale sulla montagna vuol dire che è in pericolo (bantandu)

- Non è che il cane preferisca gli ossi alla carne, è che nessuno gli dà la carne (akan)

- E' sulla lucertola che si prova il veleno della freccia (tupurì)

- Il rospo si lava e si asciuga con lo stesso straccio (bantandu)

- Il rospo che voleva evitare la pioggia è caduto in acqua (bayansi)

- Ciò che il muto ha visto il cieco vedrà (lulua)

- L'uomo non assomiglia al cane [bisogna aiutarlo] (tupurì)

- Il vento aiuta chi non ha una scure a trovare legna (bamileke)

- Gli occhi vanno visite, ma non ne ricevono (bahaya)

- Gli occhi guardano, ma non possono prendere (bahaya)

- Chi ha la diarrea non teme il buio (mongo)

- Resta calmo, non andare avanti alla parola [non ingigantire i problemi] (tupurì)

- Il cuoco non dimentica se stesso (mongo)

- Chi vuole togliere una mosca dal piatto è certamente sazio (basuto)

- Il sole brucia la schiena, la fame il ventre (galla)

- La fame ha fatto uscire il serpente dal suo buco (basuto)

- Il rimedio del freddo è il fuoco; il rimedio della tristezza è la bontà (bantu)

- Finché ti si prende in giro vuol dire che sei vivo; quando ti si piange vuol dire che sei morto (lulua)

- La donna incinta è sola a portare il suo peso (ekonda)

- E' facile togliere la spina conficcata nella carne altrui (Burundi)

- La pioggia non cade su un solo tetto (ekik, mongo)
 
 

La vecchiaia e la morte
 
 

- La vita è un ramo di palma piegato dai venti (fang)

- Il vento scuote le foglie degli alberi, la morte gli uomini (ovimbundu)

- L'uomo fa dei progetti, la morte ne fa altri (bahaya)

- L'asino dice che nasciamo per soffrire (tupurì)

- Si lavora in superficie, in profondità c'è il mistero (bahaya)

- Quando il leone invecchia persino le mosche lo attaccano (wadchagga)

- Un medico malato non può guarirsi da solo (basuto)

- I pianti non hanno mai salvato nessuno [la vita dipende da Dio] (tupurì)

- Non si appende un amuleto a un corpo sano (basuto)

- Non si eredita da un uomo malato, ma da un morto (basonge)

- La morte è come un vestito che tutti devono portare (mandingue)

- Anche a un elefante basta un sol giorno per morire (andonga)

- Per lo schiavo malato la medicina è lontana (ngombe)

- Quando le erbacce invadono un terreno vuol dire che il proprietario è assente (bahumbu)

- Quando il padrone di casa è assente, i rospi salgono sui bananeti (bahaya)

- Non si stende un tappeto davanti alla morte (vakaranga)

- Non riesci ad evitare la sofferenza, solo la morte ti può liberare (tupurì)

- La vita viene lentamente, la morte all'improvviso (tsonga)

- La malattia non attacca il legno secco (bahaya)

- Contro la morte non esiste medicina (ngombe)

- Un ramo secco non si rifiuta di bruciare (bayombe)

- Si nasconde una malattia, ma non si può nascondere la morte (bayansi)

- Fa il morto e vedrai chi ti ama veramente (bamoun, mongo)

- Il cadavere di un uccello non imputridisce in aria, ma a terra (duala)

- Un ramo morto non imputridisce sull'albero (ngombe)

- E' meglio sentire tossire una vecchia piuttosto che avere una capanna vuota (mossi)
 
 

 



III

LA VITA IN FAMIGLIA

La tradizione africana ha sempre accordato molta importanza alla famiglia. Essa conosce le gioie e le sofferenze della vita familiare e sa che un matrimonio sbagliato e un'educazione dei figli difettosa può essere fonte di molti guai sia per i diretti interessati che a livello di villaggio e di clan. D'altra parte, essa antepone gli interessi del clan a quelli personali. Nel matrimonio il valore primordiale è quello della fecondità e nell'educazione quello di un armonioso inserimento della vita del ragazzo e del giovane nella vita del villaggio. Come l'amore, pur importante e considerato, è subordinato alla fecondità, così lo sviluppo della personalità del ragazzo e del giovane, pur importante e considerato, è subordinato alla vita del villaggio e più in generale del clan cui appartiene.
 
 

Diversa natura dell'uomo e della donna
 
 

- Il marito è come un serpente d'acqua [difficile da prendere in fallo] (pigmei)

- La lingua dell'uomo è come la pioggia della stagione secca, quella della donna come la pioggia della stagione delle piogge (fang)

- Un coltello non teme le spine, una donna non teme il marito (mongo)

- Il coltello non conosce il suo padrone (mongo)

- Ti ferisci con una spina, sarai guarito da una spina (toma)

- La lingua di una donna è affilata come un coltello (pigmei)

- La forza della donna si trova nella sua lingua (popo)

- L'avvoltoio dice che ci sono più donne che uomini [giudizio di valore] (tupurì) senso

- Se una donna bella non è fattucchiera, è ladra (bamoun)

- La donna è come il fuoco; se vuoi prenderne, prendine poco (peul)

- Una figlia è una foglia di miglio [fragile e destinata ad altri] (tupurì)

- Se volete conservare un segreto, affidatelo al vento che passa, ma non a una donna (fang)

- La polvere sopravvive alla scopa, la donna vuole avere l'ultima parola (herero)

- La donna buona non si mostra ovunque (ngbandi)

- Se conversi con una vedova, pensa subito che tu la sposerai (bete)

- La donna sposata è come una zanna di elefante, non toccarla (kikuyu)

- Mangiare con una donna è mangiare con il diavolo (bakongo)

- Ciò che il marito guadagna con il suo lavoro, la moglie lo spende (peul)

- Quando la donna diventa il giudice di suo marito, nulla più funziona (basakata)

- Se hai molti amici sorveglia la pancia di tua moglie (pigmei)

- I parenti della moglie sono olio [vanno trattati con cautela] (mongo)

- La polenta di miglio unisce i parenti (tupurì)
 
 

Amore
 
 

- Non fa mai notte dove ci si ama (Burundi)

- Il sentiero che porta verso le persone amate non ha spine (duala)

- Il cammino attraverso la foresta è lungo solo se non si ama la persona che vi va a trovare (mongo)

- L'occhio non mangia l'arancia, ma sa che è dolce (mandingue)
 
 

Scelta del partner
 
 

- Quando vai a pescare scegli un luogo adatto; quando vuoi sposarti, scegli in una buona famiglia (basakata)

- Si acquista una scure dopo averla vista (zulu)

- Non si sceglie un campo senza aver prima esplorato la foresta (mongo)

- Vuoi appoggiarti a un albero, renditi anzitutto conto se è abbastanza robusto (ambede)

- Si conosce una donna dal fumo della polenta (tupurì)

- Non si acquista una piroga che è sott'acqua (ntomba, bangala)

- Se vuoi acquistare un maialino guarda anzitutto sua madre (ewe)

- Non si costruisce una casa sopra un'altra (basuto)

- Fuori dal suo territorio il leopardo nasconde gli artigli (duala)

- Chi palpa la faraona non l'acquista (azande)

- Se sei caduto nello stagno, non strizzare la camicia prima di aver raggiunto la riva (bangala)

- La patata di terra dolce, crescendo, respinge le altre (ovimbundu)
 
 

Matrimonio
 
 

- Il matrimonio è una guerra che si dichiara a se stessi (beti)

- La testa di una capra è solo osso; che cosa pensavi quando l'hai acquistata? (bandibu)

- Coloro che salgono in una stessa piroga hanno le stesse aspirazioni (wolof)

- Si riconosce il riso abbondante dalla sua spiga ricurva (Madagascar)

- Se il tuo campo di mais è lontano da casa, gli uccelli mangeranno il tuo mais (pigmei)

- Le banane non sorvegliate appartengono a tutti (pigmei)

- Dolce e amaro camminano insieme (efik)

- L'acqua calda non resta calda (ntomba)

- Se la tua mano è entrata con forza nel cavo dell'albero, ora ritirala dolcemente (tupurì)

- Il tetto della casa nasconde problemi (bamoun)

- Il padrone di casa sa dove il suo tetto è bucato (bornu)

- Suonare il tamburo diverte, ma è anche faticoso (bangala)

- Chi si corica su un letto, ne conosce le pulci (serere)

- Chi ama il suo cane deve amare anche le sue pulci (ambede, fang, mpongue, mongo)

- Il matrimonio è come la pioggia; si comincia dicendo: quando pioverà? Alla seconda pioggia si dice: ora basta; alla terza: è decisamente troppo (pigmei)

- All'inizio il matrimonio è zucchero, in seguito aceto (bangala)

- Un pitone sulle spalle, un elefante sulla schiena, un tronco di palma come bastone [ecco la sorte di chi si sposa] (mongo)

- Un ramo storto storce un altro ramo (fang)

- Se non vuoi la gallina, lasciale le sue uova [i suoi figli] (bantandu)

- Quando mangi un uovo, non disprezzare la gallina [i suoceri] bangala)
 
 

Complementarietà e collaborazione
 
 

- La mano sinistra pulisce la mano destra (ngombe, basonge)

- Il braccio sinistro non ferisce il braccio destro (ekonda)

- Non si taglia un dito sporco (kosi)

- Il caprone puzza, ma le capre non lo rifiutano (peul)

- Se devi attraversare un corso d'acqua passando su un albero, fallo con l'aiuto di un bastone (basengele)

- L'uguaglianza non è piacevole, ma la superiorità è ancora più dolorosa (serere)

- La casa in cui si litiga mangia minestra cotta a metà (bahaya)

- La famiglia matura (si consolida) con il dialogo (bayombe)

- La polenta di miglio unisce i parenti (tupurì)

- Quando due si litigano una pentola, la pentola finisce in frantumi (dogon)

- La gallina non canta davanti al gallo (Rwanda)

- Perché due cani si azzuffino, bisogna che qualcuno li abbia spinti a farlo (ekonda)

- Il cane non torna mai dove è stato bastonato (Rwanda)

- Quando due scoiattoli si azzuffano un terzo deve separarli (bantandu)

- Solo il padrone di casa libera la sua casa dai topi (bantandu)

- Chi cuoce la carne non vuole attorno cani (bantandu)

- Il cane ottiene da mangiare con gli occhi (tupurì)

Indissolubilità del matrimonio
 
 

- Il filo segue l'ago (batetela)

- Nessun ruscello ne attraversa un altro (bateke)

- Quando l'acqua si ritira i pesci la seguono (ngombe, basakata, duala)

- Nessuno può prenderti ciò che hai in pancia (basuto)

- Il cane resta presso il padrone che lo nutre (bahunde)

- La gallina che mangia le arachidi non litiga (duala)

- Nessuno prende due volte salsa pepata (duala)

- Se si è un nocciolo bisogna aspettarsi di essere schiacciato sotto un sasso (balari)

- La luna nuova non può venire finché c'è l'altra (bahunde)
 
 

Poligamia
 
 

- Il poligamo è sempre silenzioso e cogitabondo [deve pesare ogni parola] (bamileke)

- Il pesce preparato dalla moglie di un poligamo è mangiato dalla sua rivale (bahumbu)

- La donna è la pelle dell'antilope nana; non si può sedervisi in due (lulua)

- Una sola moglie è una sola corda al proprio arco (ngbaka)

- Il cane si lava tutto il corpo con la sola sua lingua (azande)

- Se la gallina becca un osso vuol dire che il cane è d'accordo (dogon)

- La concubina è come l'acqua alta di un piccolo ruscello: sale, sale e poi cala (mongo)

- Se non segui questo sentiero a che serve orientarti sul sole [se non è tua moglie, perché guardarla!] (ekonda)
 
 

La posizione dei genitori
 
 

- Il sole e la luna sono le migliori lampade (ntomba)

- L'occhio del padrone ingrassa il cavallo (Burundi)

- Chi ha fabbricato il tamburo sa meglio di chiunque che cosa c'è dentro (Burundi)

- Il cuore dell'adulto assomiglia a quello dell'elefante (bantandu)

- L'uccello è su un ramo posto in alto, ma i suoi occhi guardano il suolo (toma)

- Il serpente è cattivo, ma non morde se stesso (bahunde)

- Mia madre è la pelle della pantera [bella e rara] (tupurì)

- Il leopardo è feroce, ma non mangia i suoi piccoli (Burundi, bantandu)

- Un maialino chiede a sua madre perché il suo grugno è così lungo. La madre risponde: pazienta e vedrai (minah)

- Quando un bambino è su un albero, sotto c'è un adulto (batabwa)

- L'uccello non vola con una sola ala (ntomba)

- Se il padre e la madre si litigano un uovo, il bambino non avrà mai una gallina (mandingue)

- L'elefante non si stanca di portare le sue zanne (duala, basuto, schambala, mongo, bangala)

- Il padrone del cane non obbedisce alla voce del suo cane (pigmei)

- Una mucca non lecca la pelle di un'altra mucca (basuto)

- L'uccello non vola con ali altrui (buza)

- Chi può imparare a nuotare quando è vecchio? (duala)

- Quando la madre manca, il bambino vegeta nella sporcizia (bahaya)

- Per quanto brutto possa sembrare il suo bambino la madre non lo rifiuta (bamoun)

- Un pacchetto che la mano non riesce ad aprire come potrà essere aperto dal piede? [l'educazione dei genitori è insostituibile] (ntomba)

- La gallina non ha latte, ma nutre i suoi piccoli con il calore del suo corpo (schambala)

- L'elefante muore, ma le sue zanne restano (bamfinu)

- Non si può separare l'unghia dal dito (kosi)

- Le pulci prudono sulla testa dove si trovano (azande)

- Si esagerano i torti del figlio del vicino e nulla si dice del proprio (ekonda)

- La carpa muore là dove si trovano le sue uova (bayansi)

- Siamo come saliva e lingua (zulu)

- L'ornamento della mano sono le dita (toucouleur)

- Le zanne dell'elefante valgono più dello stesso elefante [un figlio può valere più dei suoi genitori] (duala)

- Quando la luna è andata a dormire le stelle brillano nel firmamento (kosi)

- Il bananeto muore, un altro lo rimpiazza (ekonda)

- Il bambino prende il latte da sua madre anche se ha la scabbia (ambede)

- Non si tagliano mai le corna a una mucca viva (schambala)

- Lo zio non è il papà, la zia non è la mamma (andonga)

- La spiga di mais matura, le foglie seccano (ngombe)

- Se il padre non ha coltivato il figlio non erediterà mai un campo (ekonda)

- Se uccidi il piccolo dell'ippopotamo uccidi anche sua madre (bangala)

- La spina nasce con la punta, ma la punta deve indurirsi (toucouleur)

- Gli occhi scelgono, la bocca no [i genitori decidono per i figli] (vakaranga)

- Se l'ago non passa, il filo non segue (ambede)
 
 

La posizione dei figli
 
 

- Si rispetta il cane a causa del suo padrone (bandibu)

- La rugiada non ti bagna se cammini dietro un elefante (ga, bantandu, mandinque)

- La mano non dimentica la bocca (mongo)

- Se il bambino gioca vuol dire che i suoi genitori sono ancora vivi (bayombe)

- Le zampe di dietro seguono quelle davanti (bamileke)

- Un vitello non dimentica sua madre neppure nel buio (Rwanda)

- Anche se sua madre è povera, nessun bambino la sfugge per correre dietro a un'altra madre

- Il bambino che non è mai uscito di casa pensa che solo sua madre sa fare bene il sugo (minah)

- Non si bastona un cane che è fra le gambe del suo padrone (Burundi)

- Quando la gallina muore, le uova imputridiscono (bantandu, basuto)

- Il bambino che sa chiedere non mangia la gallina tabù (bantandu)

- Un bambino che ama la coltivazione e l'allevamento è un bambino perfetto (mossi)
 
 

Il ruolo dei genitori: educare, sorvegliare, correggere...
 
 

- La noce di palma non resta nera, matura (basengele)

- Lo scimpanzé ha atteso troppo, ecco perché non ha ricevuto la coda (bangala)

- Spezza il nocciolo finché hai i denti; i denti dell'elefante sono diventati grandi zanne (bamfinu)

- Se non fate fuoco sotto la carne, come volete cuocerla? (lunyoro)

- Il frutto maturo marcisce in fretta (amandebele)

- Non si blocca il ruscello quando il pesce è già passato (ekonda, bantandu)

- Crema e latte vengono da uno stesso capezzolo; ma solo dopo aver sbattuto il latte si ottiene il burro (peul)

- Il caimano dice: Non andare in acqua con il piccolo di un altro (tupurì)

- Il maschio non piange (tupurì)

- Si dà la forma all'argilla finché è umida (peul)

- Si impara il mestiere del fabbro quando si è giovani (bahaya)

- Non si piega il legno secco, ma quello verde (ful)

- Il vento non spezza un albero che sa piegarsi (sukuma)

- Il piccolo del rospo non muore per l'acqua (tupurì)
 
 

- Se la gallina ha i pulcini temi lo sparviero (haoussa)

- Piccole pulci danno la scabbia (bahumbu)

- Quando il leopardo è partito, le antilopi danzano (bantandu)

- Non si fanno pascolare le capre sul terreno di caccia del leopardo (bangala)

- Quando il bambino gioca nel fango, imbratta i suoi genitori (mongo)

- L'albero cade dalla parte da cui pende (Rwanda, bahaya)

- E' stato un bambino ozioso, sarà un adulto ozioso (bangala)

- Il cane muore lungo il sentiero che ha preso (bantandu)

- Ho lasciato prendere il coltello per il manico e non riesco più a riprenderlo (bamileke)

- Il cane troppo coccolato non prende selvaggina (peul)

- Solo il padrone può riprendersi l'osso dalla gola del cane (jabo)

- Un bananeto esposto al vento non cadrà troppo presto (bamileke)

- Quando il cane ha mangiato delle uova il suo sguardo è cambiato (bantandu)

- Il cane che mangia la pelle dell'animale fugge il padrone (bayombe)

- Un bastone può colpire l'osso, ma non raggiunge il male (Burundi)

- L'acqua calda non brucia i vestiti [la punizione non fa morire] (bangala)

- La mucca strapazza il suo vitello, ma non lo odia (peul)

- Là dove le dita premono il pus esce dalla ferita (bahaya)

- Chi salta e cade nel fuoco deve fare un altro salto (wolof)

- Solo il ferro può tagliare il ferro (mandigue)

- La capretta non ha paura delle corna di sua madre (galla)

- Le macchie sulla pelle del leopardo non fanno paura ai suoi piccoli (bantandu)

- Lo schiaffo di un adulto, anche se dato con la sinistra, fa male (bantandu)
 
 

... ma senza troppa severità
 
 

- Se avete un bastone in mano, non verrà il cane (bakusu, beti)

- La collera di una madre non dura più di una notte (Burundi)

- Un figlio che incendia la capanna non lo si uccide (bakusu)

- Non gettare via il coltello solo perché ti ha ferito (bantandu, ekonda, ngombe, kosi)

- Se metti il piede nel fango, non per questo lo taglierai (ngbandi)

- Prima di uccidere il tua cane, ascoltane la voce (bandibu)

- E' impossibile rammendare un vestito a brandelli (ngbandi)

- E' impossibile cancellare le macchie del leopardo (kikuyu)
 
 

Curare anche la personalità dei figli
 
 

- Si genera un uomo, non il suo cuore (bantandu)

- Si genera un uomo, non il suo comportamento (bahaya)

- Il cuore è come la riva, basta una sola pioggia per infangarla (ngombe)

- Il cuore conserva ciò che l'orecchio ha inteso (bayombe)

- Non si danza mettendo i propri piedi su quelli degli altri )tupurì)

- La sorgente del fiume non cambia, ma il cuore dell'uomo sì (bantandu)

- Quando il cuore è pieno di ira, essa esce dalla bocca (Burundi)

- Il cuore dell'uomo non è un sacco dove chiunque possa mettere la mano (bahumbu)

- Il cuore è uno scrigno che non si apre facilmente (duala)

- L'asino segue la mucca (tupurì)

- Il cuore è un paniere con coperchio (mongo)

- Il cuore non è un ginocchio, non lo si può piegare (peul)

- Il camaleonte cambia cento volte di colore (bayombe)

- Il cuore è come una capra, bisogna legarlo (basuto)

- Non è la mano che dona, ma il cuore (bahaya)

- Un bel corpo può nascondere un cuore cattivo (pangwe)

- Se il cuore è ferito, il sangue cola all'interno (ngombe)

- Seduto o in piedi, il rospo è sempre lo stesso (bahaya)

- La criniera del leone è visibile, quella dell'uomo è all'interno

- Date pure una ramanzina agli escrementi, continueranno a puzzare (ntomba)

- La scimmia ha imparato a saltare dall'albero dopo diversi tentativi (duala)

- Le pecore scappano senza sapere perché lo fanno e dove vanno (beti)

- Chi pesta il piede si scusa, ma chi pesta il cuore non allenta la presa (ovimbundu)
 
 

Il ruolo del figli: obbedire e seguire i consigli
 
 

- La tartaruga si è fatta da sola, ecco perché ha le zampe storte (ekonda)

- L'acqua del fiume scorre sempre verso il basso (nyang)

- Chi osserva la legge, avrà i capelli bianchi (bamileke)

- La testa di un bambino là dove la si mette resta (ekonda)

- Un bambino obbediente non muore di fame (bayombe)

- Un animale tabù non ha paura (bahunde)

- La giovinezza non ti lascia le mani vuote (tupurì)

- Il cagnolino randagio viene scacciato a colpi di pietre (bahaya)

- Ambiguo come il pipistrello, mezzo animale e mezzo uccello (ekonda)

- Seguiamo le parole degli anziani, ma non i loro pensieri (fante)

Quale il padre tale il figlio
 
 

- I piccoli serpenti crescono con il loro veleno (schambala)

- La scimmia deve la sua coda o a suo padre o a sua madre (pangwe)

- Il vitello ha lo stesso colore del toro (galla)

- Anche il piccolo leopardo si chiama leopardo (bambala)

- Il leopardo non genera una capra (libinza)

- Il vitello si nutre di ciò che ha mangiato la mucca (peul)

- Il piccolo della faraona alla nuca assomiglia a sua madre (tupurì)

- Il legno secco fa bruciare il legno verde (wadchagga)

- Il gufo ha gli occhi brutti fin da quando è nell'uovo (mongo, ekonda, ntomba)

- A istruire un cane si rovina l'istruzione (ekonda)

... ma non sempre:
 
 

- Il tronco d'albero diventa carbone di legno (zulu)

- La mosca ha generato un'ape (bamoun)

- Se il ferro non è buono non bisogna prendersela con il fabbro (ekonda)
 
 

 

IV

LA VITA DEL VILLAGGIO

I proverbi riguardanti i rapporti umani umane a livello del villaggio (e della tribù) sembrano perseguire un triplice scopo: produrre e conservare un alto livello di armonia comunitaria, clanica e tribale; orientare la vita e l'azione dell'individuo verso il bene comune; mettere in guardia il singolo da ogni eccesso nelle sue relazioni sociali.
 
 

Il capovillaggio e l'esercizio dell'autorità
 
 

- Le radici non sanno ciò che si propongono di fare le foglie (mongo)

- Un grande naso senza narici non ha alcun valore

- Il leopardo non mangia pesce [il capo non si occupa di quisquiglie] (ekonda)

- Un capo non si alza per uno scoiattolo (ngombe)

- Quando si dà troppa confidenza si finisce per farsi disprezzare (mashona)

- Mangia fagioli con un bambino e vedrai ben presto il tuo piatto riempirsi di sabbia (minah)

- Il fuoco non passa la notte senza fumo [quando si è scontenti del capo] (tupurì)

- Mai una goccia di pioggia risparmia la testa di un notabile (beti)

- Non si prende un ippopotamo con un amo (pigmei)

- Una trappola che prende un topo non prende un elefante (pigmei)

- Anche se magro, l'elefante resta il re della foresta (duala)

- Non si mangia la polenta del capo senza fuoco [ergo, prima fargli qualche regalo] (tupurì)

- Per quanto magro, l'elefante urina molto (serere)

- Il baobab è un grande albero, ma il lubota è più forte (bayombe)

- Il bufalo non si vanta della sua forza davanti all'elefante (ambede)

- Ciò che piace ai capi non piace sempre ai notabili (bamileke)

- E' meglio andare incontro al re che accompagnarlo (Burundi)

- Un capo è come un elefante; è difficile rovesciarlo (bahaya)

- L'autorità è nella mano [nella generosità] (tumbuka)

- La capra mangia l'erba là dove la si lega (bamoun)

- Chi segue l'elefante non avrà problemi (fante)

- La rana non può permettersi ciò che fa il rospo (kanuri)

- Per legare mille pezzi di legno basta una sola scorza (amhara)

- Chi può mettere un uovo in una bottiglia può anche estrarlo (bornu)

- Se un capo ha buoni consiglieri regna in pace (fante)

- Anche una grande piroga può rovesciarsi (bambara)

- Non si nasce capo, lo si diventa (bamileke)

- Nel grande fiume vi sono anche rane (ewe)

- Il gracidare delle rane non impedisce all'elefante di bere (mandingue)

- E' più facile trasportare un termitaio che esercitare l'autorità al villaggio (mongo)
 
 

Giovani e adulti
 
 

- Vecchia scopa pulisce meglio di una nuova (ga)

- Un capro non spaventa un adulto, ma un bambino sì (fang)

- Chi non ha denti non si immischia in un affare di ossi (bamoun)

- Un bambino incirconciso non dà ordini (ngbaka)

- L'uovo della gallina istruisce sua madre (mongo)

- La barba non racconta vecchie storie alle ciglia (ewe)

- L'orecchio è più vecchio delle corna (peul)

- Il ferro non consiglia il martello (mongo)

- Non si insegna al leopardo come dare la caccia al cane (ekonda)

- Quando compare la barba, scompare l'infanzia (Rwanda)

- Anche poco sale dà gusto (ovimbundu)
 
 

Forti e deboli
 
 

- Le uova non si sbattono contro le pietre (mpongoue)

- Uno scarafaggio in un pollaio è perduto (bandibu)

- Un grano di mais ha sempre torto davanti a una gallina (minah)

- Alla corte dove regna il leopardo, il capro non viene a inseguire la capra (ntomba)

- Una scorreggia per quanto forte non lacera il pantalone (ntomba)

- Sacco vuoto non sta in piedi (mandingue)

- Si lascia in fretta un coltello che si è preso dalla parte della lama (duala)

- Il vaso che non è stato ancora cotto nel forno non può giocare troppo vicino all'acqua (ngbaka, beti)

- Spina appuntita non punge spina appuntita (tupurì)

- E' sulla lucertola che si prova il veleno della freccia (tupurì)

- Il debole vende sempre la sua gallina nel sacco (bamileke)

- Un topo non morde un cucchiaio di ferro (pangwe)

- Nel bel mezzo del lago non si prende in giro il caimano (minah, beti)

- Un cagnolino non deve affrontare un grosso animale (beti)
 
 

Ricchi e poveri
 
 

- Quando un gallo arriva al villaggio comincia a cantare (jabo)

- Il vento fa più rumore negli alberi (kikuyu)

- L'elefante nasce con le scarpe (andonga)

- L'acqua scorre verso il mare (tupurì)

- Il ricco si salva con il denaro, il povero con la bocca (bantandu)

- Si scagliano pietre contro l'albero che ha frutti (bakongo)

- Un montone non cresce presso la vecchia [glielo prende il ricco] (tupurì)

- Le tracce dell'elefante cancellano le tracce dell'antilope (duala)

- Un albero in fiore è visitato dagli insetti (toucouleur)

- Il cane non guarda gli animali con compassione (tupurì)

- Ti si invita a partecipare alla caccia perché si sono viste le tue reti (ntomba)
 
 

I vecchi
 
 

- Forse la bocca di un vecchio è maleodorante, ma non le sue parole (herero)

- La gloria di una vecchia è nelle sue orecchie (mossi)

- Il caprone di una vecchia non scappa (tupurì)

- Il pitone non invecchia in una sola foresta (duala)

- Non si insegna a una vecchia scimmia a fare le boccacce (bakongo)

- Un vecchio resta seduto e vede; il bambino sta in piedi e non vede nulla (peul)

- La vecchia tiene in mano il potere con il fuoco (tupurì)
 
 

I forestieri
 
 

- Il forestiero è come una gallina bianca; lo si riconosce immediatamente (tumbuka)

- Il bianco è come la pioggia; non si può mai prevedere quando colpirà (wadchagga)

- Meglio morsi da un serpente che leccati da un forestiero (amhara)

- Quando la vipera è morta il pitone non può prenderne i denti (duala)

- Il pappagallo non genera in schiavitù (mongo)

- Chi è in casa d'altri lascia i propri difetti sulla porta (Rwanda)

- Le formiche passano il ruscello se c'è un ponte (bayombe)

- Ciò che è tuo è tuo, ciò che è degli altri è loro (bayombe)

- Il forestiero non si porta dietro la sua capanna (mossi, bayombe)

- Prima di uccidere la gallina, osserva bene il carattere del tuo ospite (mandingue)

- In visita dagli altri, apri gli occhi, non la bocca (bahaya)

- In un villaggio forestiero il cane lascia pendere la coda (bandibu)

- La gallina che viene dalla foresta non si vanta in mezzo alle galline del villaggio (luo)

- Il forestiero non beve l'acqua del sacrificio [non lo si mette a parte di tutto] (tupurì)

- La gallina di casa indica la strada alla gallina appena giunta (bandibu)

- La bocca non dimentica ciò che ha mangiato una volta (bahaya)

- Se trovi gente che cammina con la testa all'ingiù, cammina anche tu con la testa all'ingiù (tupurì)
 
 

I conflitti...
 
 

-Gli alberi (le montagne) non si incontrano, gli uomini sì (herero)

- Una contesa non colpisce un albero, ma può colpire un uomo (mongo)

- Le molte chiacchiere non sono lontane dall'insorgere di contese (libinza)

- Si può dormire quando si ha fame, ma non quando si è in rotta con qualcuno (baluba)

- Si può seppellire un morto, ma non una contesa (ga)

- L'albero marcisce, ma non la contesa (ambede)

- Basta una piccola pioggia per far uscire i vermi (bayombe)

- La superficie dell'acqua non si increspa se non vi si getta qualcosa (bangala)

- Coloro che litigano non si insegnano l'un l'altro le cose da rimproverarsi (mongo)

- Una donna che allatta non provoca delle contese (bamileke)

- Chi ha fatto il tuono non lo teme (bahunde)

- L'ape non è un medico e tuttavia punge (mandigue)

- Il corvo dal collo bianco evita di sporcarsi (swahili)

- La bocca contrae debiti, ma è il sedere che paga (ewe)

- La pancia non si gonfia se la donna non è incinta (kamba)

- Se non piove tirerà comunque vento (bangala)
 
 

... e la loro graduale soluzione:
 
 

a) Non cercare di nascondersi
 
 

- Una bottiglia trasparente non può nascondere la sporcizia (bangala)

- Le erbe alte possono nascondere le faraone, ma non possono soffocare il loro grido (peul)

- Vuoi ripulire il terreno di nascosto, ma il rumore dell'accetta ti tradirà (ekonda)

- Sei la cicala che si tradisce con il suo stridio (bamileke)

- Il pesce morto viene in superficie (mongo)

- Se il cane non mangia le noci di cola, come mai sta sotto l'albero? (bayombe)

- Niente fumo senza fuoco (bangala)

- Se la gallina grida vuol dire che la si trasporta malamente (ntomba)

- Non potete nascondere il fumo della capanna che avete incendiato (Burundi)

- Se si è inseguiti da un'ape è che si è mangiato miele (mpongue)

- Se sei ferito le mosche ti seguiranno ovunque (bahumbu)

- Non si nasconde un cadavere di elefante sotto le foglie (beti)

- Quando il vicino ha sbagliato, tu alzi il dito, ma quando sei tu ad aver sbagliato, ti nascondi (ekonda)
 
 

b) Non cercare scuse o incolpare altri
 
 

- Quando il leopardo mangia il suo piccolo, dirà che è stato lo zibetto a mangiarlo (bangala)

- Il vento ha trovato le foglie dello bar (albero) che stavano muovendosi [non è colpevole del loro agitarsi] (tupurì)

- Sono gli occhi cattivi della gufo che hanno fatto dimagrire il camaleonte (basa)

- Quando l'antilope ha mangiato delle arachidi, si dice che è stato lo sciacallo ad insegnarglielo (basakata)

- Il vento ritorna contro la donna che vaglia il miglio [effetto boomerang delle calunnie] (tupurì)

- Si sente una scoreggia. E' stato certamente il vicino (ntomba)

- Chi vuole uccidere il proprio cane l'accusa di avere le pulci (pigmei)

- Prendi la gazzella che non mangia i fagioli [a chi incolpa chi non c'entra] (tupurì)

- Il cane ruba e si tagliano le orecchie alla capra (duala)
 
 

c) Affidarsi a chi amministra la giustizia e accettarne la decisione
 
 

- Non si completa una capanna con un solo albero (schambala)

- Non si teme la notte, bensì i malviventi (Rwanda)

- Per squartare un animale non esiste luogo inadatto (schambala)

- Il camaleonte dice: io non ho peli e quindi non devo sottostare alla tosatura (duala)

- In assenza del proprietario non si taglia l'animale ucciso (ngbaka)

- Per risolvere grandi contese non si viene con noci di cola (ngbandi)

- Chi vuole contare le piume di un uccello deve averlo in mano (bantandu)

- Anche chi ha inventato i tabù beve l'acqua [anche il legislatore deve sottostare alla legge] (ngombe)

- Siamo parenti dello stregone, ma non siamo parenti della medicina (mongo)

- La pioggia non si vergogna, bagna anche la suocera (ntomba)

- La scimmia non mangia di notte (duala)

- Un'informaziona data al medico non guarisce la malattia (bangala)

- Non si affila un coltello da un solo lato (mongo)

- Non si può rimproverare alla pulce che stai schiacciando di puzzare (ovimbundu)

- L'orecchio ha una sola apertura [parlare uno alla volta] (jabo)

- Il malato va a consultare il medico; non sta al medico andare a consultare il malato (ekonda)

- L'occhio può ferirsi quando guarda (zulu)

- Un giudice senza intelligenza è come un fucile arruginito (fang)

- Le foglie cadute non tornano più sull'albero (ngbaka)

- Un arco teso troppo a lungo non raggiunge il bersaglio (wadchagga)

- Durante il temporale non ci si ripara sotto un'unica tegola del tetto (bayansi)

- Quando si leva il vento, i rami si strofinano e si urtano (batatwa)

- Dove tutto è bruciato il fuoco non ritorna più (pangwe)

- Si può bere a una zucca dal collo curvo, ma non si può risolvere una cattiva contesa (basakata)

- La spina uscirà da dove è entrata (bamileke)

- Anche se l'uccello è piccolo non lo si ingoia completamente (ashanti)

- Si può colpire la testa se la persona è presente (bambara)

- Se vuoi che ti taglino i capelli non ritirare la testa (azande)

- La manioca una volta nella pancia non torna più indietro (nyang)

- Per comporre una lite non si porta un coltello che taglia, ma un ago che cuce (bahumbu)

- Una scimmia non vede la sua capigliatura (pigmei)

- Chi perde il naso perde l'odorato (dogon)

- La freccia nella faretra non uccide (schambala)

- La piaga è guarita, ma le cicatrici restano (ekonda)

- Non si uccide mai chi ha deposto le armi (bamileke)

- Il bue si prende per le corna, l'uomo per le parole (bantu)

- Sono come la lingua in mezzo ai denti [imparziale] (schambala)

- La testa di una giara non si spezza insieme con la giara (batetela)

- Le foglie del bananeto danzano anche se non si suona il tamburo

- Che il processo sia vinto o perso, non c'è vantaggio (ekonda)

 



V

L'Essere Supremo

E' unico e trascendente. E' creatore e signore assoluto. E' fonte della vita e della forza. Protegge e difende le sue creature.
 
 

- Dio non discute con l'uomo; quando parla, ha ragione (baluba)

- Dio è come il fiume; non gli si porta rancore (ekonda)

- Il feticcio non vince contro Dio (Rwanda)

- Coloro che tengono consiglio, Dio li raggiunge (Rwanda)

- Dio non fa portare più di ciò che si può portare (amara)

- Quando gli altri hanno ricevuto, tu puoi ancora ricevere, perché Dio è sempre lì (Burundi)

- Tu dici che sei furbo, ma Dio ti vede (tupurì)

- Colui per il quale Dio coltiva immagina di saper coltivare (Rwanda)

- Solo Dio genera, gli uomini non fanno che educare (Rwanda)

- Se Dio non ti prende la vita, nessuno può togliertela (mossi)

- Dio crea gli organi, il cibo li sviluppa (bahaya)

- E' al toro che si addirebbe la barba, ma è al caprone che Dio l'ha data (serere).

- Per fortuna che Dio non ha dato le corna all'asino (kanuri)

- Dio ti dona e non ti vende nulla (Rwanda)

- Il malato ringrazia Dio solo se ha visto un morto; l'orbo ringrazia Dio solo se ha visto un cieco (ful)

- Dio non rifiuta a nessuno la statura (bayombe)

- Anche se Dio veglia sul tuo gregge, abbi cura di affidarlo a un pastore (Rwanda)

- E' Dio stesso a scacciare le mosche di un animale senza coda (minah - ewe)

- L'orfano ha Dio per padre (mossi)

- Dio provvede all'avvoltoio cieco (bambara)

- La calvizie del vecchio: è l'Onnipotente che la protegge (bashi)

- La donna che Dio ti ha destinata è migliore di quella scelta dall'occhio (Burundi)

- Dio si appoggia su di te per aiutarti (Burundi)

- Se Dio non sopporta più il cane, gli manda un ascesso al centro della testa [dove non riesce a leccarlo] (bornu)


 


 
 

Appendice

ALCUNI PROVERBI DI USO COMUNE IN LINGUA SWAHILI

- Chi dice la verità non sbaglia

- La lingua non ha ossa

- La collera fa grandi danni

- Fare domande non è segno di stupidità

- Se sei una bandiera segui il vento

- Nella fretta non c'è benedizione

- La natura dello schiavo è la parola, quella dell'uomo libero l'azione

- Un dito solo non può schiacciare un pidocchio

- Bene e male, ecco tutto l'universo

- La guerra non ha occhi

- Il veleno della parola è la parola

- La medicina del fuoco è il fuoco

- Le parole cattive non spezzano le ossa

- Meglio il prossimo vicino che il fratello lontano

- Meglio morire per gli occhi che morire per il cuore

- L'inizio della pioggia sono le nubi

- Il viaggitore, fosse pure il sultano, è povero

- Il figlio come lo educhi così sarà

- Non chiamare oro tutto ciò che luccica

- L'orecchio non supera la testa [stare al proprio posto]

- La lettera è la metà del rivedersi

- Se abiti nel villaggio del cieco anche tu diventi cieco

- Un'occupazione cattiva non è un buon gioco

- La riserva non marcisce

- Poco a poco si colma la misura

- L'intelligenza è ricchezza

- Meglio un nemico coraggioso che un amico stupido

- Meglio inciampare con il dito (del piede) che inciampare con la lingua

- Il silenzio ha una forte risonanza

- Sentire non è vedere

- A chi scava il pozzo non si rifiuta l'acqua

- Chi pianta malamente, mangia malamente

- Il figlio uccide il vecchio, il vecchio non uccide il figlio

- La parola che non conosci è una notte tenebrosa

- Due strade feriscono

- Due strade vinsero la vecchia iena

- La strada del bugiardo è corta

- Allunga le gambe secondo la lunghezza del tuo letto

- Dove ci sono alberi non vi sono costruttori

- Giornata bella, regalo per il viandante

- Due elefanti si battono, le erbe riportano ferite

- La pazienza è la chiave del successo

- Se non chiudi le fessure, ricostruirai il muro

- Il bene non imputridisce

- Chi non è fermo cammina

- Se abiti nel villaggio del cieco anche tu diventerai cieco

 



PAESI ED ETNIE DA CUI PROVENGONO I PROVERBI

CITATI IN QUESTA RACCOLTA

Africa del Sud: zulu, xhosa

Angola: andonga, asolongo, bakongo, ovimbundu

Benin: minah

Burkina Faso: mossi, peul

Burundi

Camerun: bamileke, bamoun, basa, beti, duala, ful, kosi, nyang, tupurì

Ciad: bornu

Congo: balari, bateke, ivili

Congo, repubblica democratica del: azande, babenza, bahumbu, bahunde, bakusu, baluba, bambala, bambunda, bamfinu, bandibu, bangala, bangwana, bantandu, banunu, basakata, basengele, bashi, basonge, batabwa, bateke, batetela, bawoyo, bayaka, bayansu, bayombe, buza, ekonda, libinza, lulua, mangbetu, manyanga, mongo, ngbaka, ngbandi, nkundo, ntomba

Costa d'Avorio: bambara, bete, mande, peul

Etiopia: amhara, galla

Gabon: ambede, fang, mitsogo, mpongwe, pangwe, pigmei

Ghana: akan, ashanti, fante, ga

Guinea: mandingue, peul, toma

Kenya: kamba, kikuyu, Luo, masai, wanguru

Lesotho: basuto

Liberia: dan, gweabo, jabo, vai

Madagascar

Malawi: nyanja, tumbuka

Mali: bambara, dogon, moru, peul

Mauritania: toucouleur

Mozambico: thonga, vakaranga

Namibia: andonga, herero

Niger: peul

Nigeria: efik, haoussa, kanuri, peul, yoruba

Rwanda

Senegal: peul, serere, toucouleur, wolof

Sierra Leone: mende

Tanzania: bahaya, dzalamo, schambala, sukuma, wadchagga

Togo: ewe

Uganda: banyoro

Zambia: amandebele, lamba, mambwe, mashona, tumbuka

Zimbabwe: amandebele, mashona, vakaranga, zezeru
 
 

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