Myricae
Giovanni Pascoli


PRIMAVERA


I
IL FIUME

Fiume che lā specchiasti un casolare
co' suoi rossi garofani, qua mura
d'erme castella, e tremula verzura;
eccoti giunto al fragoroso mare:

ed ecco i flutti verso te balzare
su dall'interminabile pianura,
in larghe file; e nella riva oscura
questa si frange, e in quella in alto appare;

tituba e croscia. E lā, donde tu lieto,
di sasso in sasso, al pič d'una betulla,
sgorghi sonoro tra le brevi sponde;

a un po' d'auretta scricchiola il canneto,
fruscia il castagno, e forse una fanciulla
sogna a quell'ombre, al mormorėo dell'onde.



II
LO STORNELLO

- Sospira e piange, e bagna le lenzuola
la bella figlia, quando rifā il letto,-
tale alcuno comincia un suo rispetto:
trema nell'aurea notte ogni parola;

e sfiora i bossi, quasi arguta spola,
l'aura con un bruire esile e schietto:
- e si rimira il suo candido petto,
e le rincresce avere a dormir sola.-

Solo, lā dalla siepe, č il casolare;
nel casolare sta la bianca figlia;
la bianca figlia il puro ciel rimira.

Lo vuole, a stella a stella, essa contare;
ma il ciel cammina, e la brezza bisbiglia,
e quegli canta, e il cuor piange e sospira.



III
LA PIEVE

Giorno d'arrivi il tuo, san Benedetto:
ecco una prima rondine che svola.
E trova i pioppi nella valle sola,
la grande pieve, il nido piccoletto.

Razzano i vetri; l'occhio del coretto
nereggia sotto un ciuffo di vīola:
ecco la cigolante banderuola,
gli embrici roggi del loquace tetto.

E di saluti sonano le gronde
e il chiuso, dove il cielo č vaporato
da un rosseggiar di peschi e d'albicocchi.

E la rondine stridula risponde
alīando con lievi ombre: sul prato
le segue un cane co' fuggevoli occhi.



IV
IN CHIESA

Sciama con un ronzio d'api la gente
dalla chiesetta in sul colle selvaggio;
e per la sera limpida di maggio
vanno le donne, a schiera, lente lente;

e passano tra l'alta erba stridente,
e pare una fiorita il lor passaggio:
le attende a valle tacito il villaggio
con le capanne chiuse e sonnolente.

Ma la chiesetta ancor nell'alto svaria
tra le betulle, e il tetto d'un intenso
rossor sfavilla nel silenzio alpestre.

Il rombo delle pie laudi nell'aria
palpita ancora; un lieve odor d'incenso
sperdesi tra le mente e le ginestre.



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