Canti di Castelvecchio
Giovanni Pascoli



54. Ov'?



C' uno di nuovo stamane
su nella casa solitaria.
Dall'uscio leva il muso il cane,
ne odora la vocina in aria.
Eppure fu notte serena!
n l'uscio sui gangheri appena
ciul...

Non l'hanno (che dicono?) preso
in una ceppa di castagno!
Stanotte si sarebbe inteso
nel gran silenzio quel suo lagno.
Invece nei prati tranquilli
non c'era che il canto dei grilli:
tri... tri...
Non l'hanno comprato alla fiera,
non l'hanno avuto dal convento.
Stanotte per le vie non c'era
che qualche scalpicco del vento;
e intorno alle tacite case
poi sola la voce rimase
del chi.
Le case eran tacite, chiare
le vie; dormiva il cane all'uscio.
In casa egli dovette entrare,
come il pulcino nel suo guscio!
Cadevano stelle celesti,
brillando... Oh! dal cielo cadesti
pur tu!
Dal cielo! Dal cielo! che piove
la guazza su le dure zolle.
Tu sei caduto, e non sai dove,
e giri l'occhio tutto molle.
Non fu la caduta di nulla!
Ma c'era una morbida culla
per te!
Oh! il mondo in cui oggi ti trovi,
del tuo cielo non t' pi caro!
fai tante rughe! e sempre muovi
la bocca, che ci senti amaro!
Oh! il cielo! il tuo cielo! e ne chiedi
col fievole grido a chi vedi:
ov'? ov'?
Ne chiedi ai ragazzi, col giorno
venuti sopra il pi leggieri,
e alle rondini che intorno
passano come lampi neri.
N pi, tra il bisbiglio e il sussurro,
capisci il tuo cielo d'azzurro
dov'!
Zitti!... ora non chiede pi nulla:
dov', sua madre gliel'ha detto.
A lei lo porser dalla culla;
la mamma se l' messo al petto.
Oh! ecco il suo cielo infinito!
e pi non si sente il vagito:
ov'? ov'?


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