Canti di Castelvecchio
Giovanni Pascoli

40. La canzone del girarrosto



I
Domenica! il d che a mattina
sorride e sospira al tramonto!...
Che ha quella teglia in cucina?
che brontola brontola brontola...
E` fuori un frastuono di giuoco,
per casa un sentore di spigo...
Che ha quella pentola al fuoco?
che sfrigola sfrigola sfrigola...
E gi la massaia ritorna
da messa;
cos come trovasi adorna,
s'appressa:
la brage qua copre, l desta,
passando, frr, come in un volo,
spargendo un odore di festa,
di nuovo, di tela e giaggiolo.


II
La macchina in punto; l'agnello
nel lungo schidione gi pronto;
la teglia sul chiuso fornello,
che brontola brontola brontola...
Ed ecco la macchina parte
da s, col suo trepido intrigo:
la pentola nera da parte,
che sfrigola sfrigola sfrigola...
Ed ecco che scende, che sale,
che frulla,
che va con un dondolo eguale
di culla.
La legna scoppietta; ed un fioco
fragore all'orecchio risuona
di qualche invitato, che un poco
s' fermo su l'uscio, e ragiona.


III
E` l'ora, in cucina, che troppi
due sono, ed un solo non basta:
si cuoce, tra murmuri e scoppi,
la bionda matassa di pasta.
Qua, nella cucina, lo svolo
di piccole grida d'impero;
l, in sala, il ronzare, ormai solo,
d'un ospite molto ciarliero.
Avanti i suoi ciocchi, senz'ira
n pena,
la docile macchina gira
serena,
qual docile servo, una volta
ch'ha inteso, n altro bisogna:
lavora nel mentre che ascolta,
lavora nel mentre che sogna.


IV
Va sempre, s'affretta, ch' l'ora,
con una vertigine molle:
con qualche suo fremito incuora
la pentola grande che bolle.
E` l'ora: s'affretta, n tace,
ch sgrida, rimprovera, accusa,
col suo ticchetto pertinace,
la teglia che brontola chiusa.
Campana lontana si sente
sonare.
Un'altra con onde pi lente,
pi chiare,
risponde. Ed il piccolo schiavo
gi stanco, girando bel bello,
gi mormora, in tavola! in tavola!,
e dondola il suo campanello.



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