Canti di Castelvecchio
Giovanni Pascoli

29. La bicicletta



I
Mi parve d'udir nella siepe
la sveglia d'un querulo implume.
Un attimo... Intesi lo strepere
cupo del fiume.
Mi parve di scorgere un mare
dorato di tremule mssi.
Un battito... Vidi un filare
di neri cipressi.
Mi parve di fendere il pianto
d'un lungo corteo di dolore.
Un palpito... M'erano accanto
le nozze e l'amore.
dlin... dlin...
II
Ancora echeggiavano i gridi
dell'innominabile folla;
che udivo stridire gli acrdi
su l'umida zolla.
Mi disse parole sue brevi
qualcuno che arava nel piano:
tu, quando risposi, tenevi
la falce alla mano.
Io dissi un'alata parola,
fuggevole vergine, a te;
la intese una vecchia che sola
parlava con s.
dlin... dlin...

III
Mia terra, mia labile strada,
sei tu che trascorri o son io?
Che importa? Ch'io venga o tu vada,
non che un addio!
Ma bello quest'impeto d'ala,
ma grata l'ebbrezza del giorno.
Pur dolce il riposo... Gi cala
la notte: io ritorno.
La piccola lampada brilla
per mezzo all'oscura citt.
Pi lenta la piccola squilla
d un palpito, e va...
dlin... dlin...



Canti di Castelvecchio ||  Pascoli-->Indice