Georgine Sand Miner



Una matrigna mi cacciò di casa, inasprendomi.
Un donnaiolo fannullone e dilettante mi prese la virtù.
Fui la sua amante per anni - non lo sapeva nessuno.
Da lui imparai quell'astuzia parassita 
con cui stavo a mio agio coi bulli, come una pulce 
             addosso a un cane.
Per tanto tempo non feci altro che essere «in 
intimità» con diversi uomini. 
Poi mi misi con Daniel, il radicale, per anni. 
Sua sorella diceva che ero la sua amante; 
e Daniel mi scrisse: «Parola infame, che, sporca 
              il nostro grande amore!».
Ma la mia rabbia s'attorse in spire, affilando i denti. 
Poi fu la volta della mia arnica lesbica. 
Odiava la sorella di Daniel. 
E Daniel detestava quel nanerottolo del marito. 
E lei ci vide l'occasione per una stoccata velenosa: 
avrei voluto lamentarmi con la moglie di Daniel della 
               corte che lui mi faceva!
Ma prima gli chiesi di fuggire a Londra con me. 
«Perché non restiamo in città come al solito?» 
               disse lui. 
Allora lavorai sott'acqua e mi vendicai del suo rifiuto 
tra le braccia del mio amico dilettante. 
               Poi di nuovo a galla, 
con la lettera di Daniel
per provare che il mio onore era intatto, mostrandola 
               a sua moglie, 
alla mia arnica lesbica e a tutti quanti. 
Se solo Daniel m'avesse ammazzata con un colpo! 
invece di strapparmi di dosso le menzogne, 
puttana nel corpo e nell'anima!