ITINERARIO MARIANO NEL SANNIO

 

Nostra Signora di Fatima
Iniziamo il nostro itinerario
con le Chiese Mariane
nella città di Cerreto Sannita
.
 
MARIA SS DI COSTANTINOPOLI –A.D. 1616-

La Chiesa fu voluta da una delle potenti “congreghe” controllate dai ceti mercantili lungo la storica Via Telesina, col prospetto rivolto verso la vecchia Cerreto, che doveva proteggere dalle calamità .
La conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II, nel 1453, spinse molti nobili greci a trasmigrare sulle coste Italiane, esportando anche le loro tradizioni religiose, come il culto della Madonna di Costantinopoli alla quale, ben presto, una folla di fedeli si abituò a chiedere la protezione in tempi di epidemie e pestilenze, frequenti anche in una zona come la nostra. Qui c’erano, infatti, oltre 200.000 pecore che davano sì ricchezza, con l’industria della pastorizia e dei panni lana (il “bardiglione”, mantello in lana impermeabilizzato, vera conquista tecnologica per il tempo, fu fornito anche all’esercito borbonico!), ma anche problemi igienici. Nell’interno pavimenti ceramici, eleganti stucchi, che incorniciano le tele che raccontano storie della vita della Madonna della scuola del De Matteis, coro ligneo ed organo del 1619. Sul presbiterio statue di stucco (S. Gioacchino e S. Giuseppe) dello scultore cerretese L. A. Di Crosta. Sotto la volta tela di F. Fischetti rappresentante la Madonna dominante su Costantinopoli in fiamme, come da tradizione. Sia nel medaglione sul portone d’ingresso che nella bellissima statua lignea realizzata da S. Jacobelli (1753), la città incendiata sembra essere la Cerreto Medievale. L’artista Cerretese scolpì Madonne bellissime nella naturalezza del volto, che ricorda quello delle nostre ragazze, al di fuori del convenzionale schematismo pietistico.



UNA PASSEGGIATA NELLA STORIA

S. MARIA MONTE DEI MORTI

Nella vecchia Cerreto veniva detta anche “S. Maria in capite fori” per essere posta all’estremità della Piazza. Distrutta dal terremoto del 1688, fu ricostruita nella nuova Cerreto nella prima metà del XVIII secolo. Ad unica navata è pregevole per essere ornata di stucchi e tele. Due tempere di Angelo Mozzilli datate 1761, la Natività e la Presentazione della Vergine al Tempio arredano i due lati dell’altare maggiore, sul quale campeggia la statua lignea dell’Assunta. La facciata di questa chiesa, progettata da Bartolomeo Tritta, ha uno splendido portale in pietra (1754), opera dello «scalpellino» locale Antonio Di Lella, autore anche della scalinata di S.Martino e della facciata di S. Gennaro. La pietra tombale incassata nel pavimento è opera d’arte che continua la tradizione degli scultori Martino da Cerreto (XV sec.), che realizzò la Tomba di un Vescovo nella Cattedrale di Alife, e di Ferrante da Cerreto (XVI sec.), autore del Portale del Fonte Battesimale di S.Nicola in Cusano M.
Nel transetto predelle degli altari in ceramica del ‘700 ( integrazioni realizzate dalla Bottega Natasha); dipinti realizzati intorno al 1727 da Paolo De Falco, allievo del Solimene: Purgatorio e S.Riccardo.
Nelle cappelle ed in sagrestia, sono da ammirare statue lignee, pregevoli tele e tempere. Da notare il Campanile, unico a Cerreto, dall’originale cupoletta rivestita con embrici maiolicati e con inserti decorativi in pietra provenienti dalla vecchia chiesa medievale. Nel sagrato è stato riproposto il criptogramma MVA (Maria Vergine Assunta) e sono stati inseriti altorilievi in pietra del maestro Ciccio Grillo: il sole, simbolo della ceramica, ed il fiore, motivo decorativo della ceramica cerretese.





UNA PASSEGGIATA NELLA STORIA

MADONNA DELLE GRAZIE

La chiesa, intitolata a “S. Maria de la Gratia”, fu costruita nel 1587 con fondi dei Cerretesi (22.000 scudi). Sull’altare centrale una imponente struttura lignea funge da cornice ad una tela del 1710. Riccamente scolpita, esalta e magnifica la scena della Vergine con il Bambino ed i santi Francesco ed Antonio, con ai piedi le anime purganti. La stessa cornice si sviluppa nella parte superiore per ornare una tela più piccola raffigurante l’Eterno Padre. La Chiesa ed il convento furono danneggiati dal terremoto del 5 giugno 1688, ma ben presto vennero riparati dagli stessi frati con elemosine di poveri cittadini. L’abside è arricchita da due bellissime tele a lunetta, attribuite a F. Celebrano: La visita della Madonna a S. Elisabetta che la saluta “piena di grazia” e La Presentazione della Vergine al tempio. Del 1732 è la meravigliosa statua lignea della Madonna con il Bambino Gesù –da qualche studioso attribuita a S.Jacobelli, che veniva a scuola nel Convento-. Essa è custodita in una cappella di fine ‘800 decorata con affreschi di U. Albino, A. Grassi, F. Barile -. La chiesa custodisce anche la statua lignea di S. Felice da Cantalice, donata ai Frati dalla Congregazione di S. Maria di Costantinopoli di Cerreto nel 1712; una tela del 1703 raffigurante lo stesso S. Felice; una meravigliosa Annunciazione ed una Crocifissione; opere di autori ignoti, analogamente alle sei lunette con scene evangeliche e bibliche che ornano il refettorio del convento, di rilevante qualità stilistica, probabilmente scuola del Solimene. La facciata con il pronao è del 1921. La statua fu incoronata nel 1893 nella Chiesa Cattedrale e nel 1964 Mons.Leonardo proclamò la Madonna Patrona della Diocesi.
 



CERRETO SANNITA
CITTA’ DELLA CERAMICA

UNA PASSEGGIATA NELLA STORIA

S. MARIA DEL SOCCORSO

Chiesetta extra moenia, citata per la prima volta nella S.Visita per Mons. De Rustici nel 1638, anno in cui fu restaurata, secondo quanto si legge nell’architrave del portale d’ingresso.
“In sua prima fondazione fu assai piccola cappellina. Nel 1634 si prese ad ampliarla alquanto, ed a di 15 di maggio se ne benedisse dal Vescovo solennemente la prima pietra fondamentale” N.Rotondi M.S.
La tradizione vuole che un ricco mercante di lana e pelli, attività nella quale la Cerreto del ‘600 primeggiava in Europa, mentre si recava in Puglia lungo l’antica via che collegava Cerreto Vecchia al Tratturo regio, attraversando un ponte oggi diruto, cadde da cavallo. Cadendo invocò la Vergine “ Madonna soccorrimi”. Rimasto incolume, fondò la Chiesetta per il miracolo ricevuto.
Danneggiata dal terremoto del 1688 e subito restaurata, era di patronato dell’Università i cui Eletti, a seguito di assenso Vescovile, nel 1633 concessero a Pietro Girardo il diritto di nomina del Rettore.
L’interno, dopo il restauro del 2002, ha riproposto l’originario tetto con capriate in legno e tracce di pavimento in ceramica del ‘700 sulla predella.




CERRETO SANNITA
CITTA’ DELLA CERAMICA FONDATA NEL 1688


UNA PASSEGGIATA NELLA STORIA

MADONNA DELLA LIBERA

La Chiesa è situata a 540 m di altezza in zona detta “CAMPO DI FIORI”, per la presenza del Tempio dedicato a Flora, a ridosso di monte Cigno e di Montalto.
Il monte Cigno, a sinistra, raggiunge i 675 m. di altitudine e dall’alto della sua cima i Sanniti, alleati di Annibale contro Roma, dominavano la valle. Qui sono stati trovati resti di muratura (la Rocca di COMINIUM) e varie monete di epoca romana.
La Chiesa è il risultato di un ampliamento realizzato nel 1656 per ringraziare la Madonna per la LIBERAZIONE dalla peste che imperversava in Italia. La primitiva Chiesetta, ora adibita a sacrestia, sorgeva sul podio di un vecchio Tempio Sannitico, i cui grossi massi fuoriescono dal terreno che li ricopre per circa m 1.50. Colonne e capitelli corinzi , visibili davanti alla chiesa fino a qualche anno fa e poi “misteriosamente” scomparsi, la fontana-abbeveratoio ( a destra) e i grossi blocchi di pietra squadrati provengono tutti dal vecchio tempio.
In zona sono stati trovati anche numerosi “sepolcreti all’uso sannitico”.
PRO LOCO - AD 2002



FAICCHIO

CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMELO

Fondata dai Padri Carmelitani intorno al 1670 con annesso monastero, oggi è
Casa Madre delle Suore degli Angeli. La chiesa è stata largamente rimaneggiata in seguito; presenta un' ampia facciata e una bella cupola e, nel luminoso interno, un notevole altare maggiore in marmi colorati.
Sull' altare maggiore della Chiesa domina un quadro prodigioso dipinto su legno nel 1710 da Francesco Basile, copia dell' immagine della Vergine del Carmelo, veneratissima nella chiesa del convento in Torre del Greco.




CUSANO MUTRI

S. MARIA DEL CASTAGNETO


Le prime attendibili notizie su di un monastero " Sancte Mariae que vocatur ad Castanietum, propinquo castro Piniano ", si ricavano da un processo celebratosi a Benevento tra il marzo e l'agosto dell' 897, alla presenza del duca Radelchi e dell'imperatrice Ageltrude.
Alle soglie dell'età moderna la chiesa, per quanto in rovina, presentava le vestigia della sua antica magnificenza.
Costruita forse sul basamento di un tempio sannita, essa aveva i caratteri della basilica paleocristiana a pianta rettangolare. Dotata di un abside semicircolare, fiancheggiata dalla prothesis e dal diaconicon, l'edificio era lungo oltre venti metri e, fino al piano delle capriate, alto oltre sei. Le tre navate misuravano in larghezza circa quattordici metri.
Al di fuori della pars dominica propriamente detta, sorgeva il borgo.
A forma sub-pentagonale, questo aveva un'estensione di oltre cinquemila metri quadrati. Una torre quadrata, di epoca anteriore al secolo XIII, era posta a protezione dell'abitato e del sottostante monastero.
Un rifacimento integrale fu compiuto nel 1755, anche per adattare l'edificio al modello gesuitico, secondo cui l'attenzione dei fedeli doveva convergere verso l'ambone, segno e simbolo del magistero ecclesiale.
Nel 1854 il vescovo di Telese o Cerreto, mons. Luigi Sodo, si recò più volte da Ferdinando II per impretrarne l'erezione a parrocchia.
Nel 1892 il terzo arcone della navata fu elevato e vi fu effettuata una soffittatura a volta con " fiaschette " in cotto. Il manto di copertura fu sorretto da capriate.
La parte più antica subì anch'essa modifiche: i primi due arconi della navata furono abbassati di oltre un metro, con sovrastante struttura, ugualmente, a capriata. L'altare maggiore venne spostato indietro, verso il centro dell'abside.
Il vescovo vicario mons. Della Camera il 22 agosto 1893 consacrò la chiesa, che risultava lunga oltre venti metri, larga otto. L'altezza interna era di circa dieci metri. La chiesa rimaneva fiancheggiata da un corpo di fabbrica, composto da alcuni seminterrati e da sovrastanti vani con corridoio.
La stessa compartimentazione si riscontra al piano superiore.
Nel 1893 vi fu istituita una Congrega composta dalla popolazione locale.
Il complesso dimostra ancora la nobiltà della sua origine, il suo esser parte di un paesaggio geografico e storico, in cui costituì una presenza significativa.

 
 
 
Madonna del Rosario



SANTA MARIA A TORO

SANTA MARIA DELLE GRANATELLE


In alto, su un colle, la chiesa di Santa Maria delle Granatelle di Santa Maria a Toro, frazione di San Nicola Manfredi, domina l'intera vallata del Calore fino a Benevento.
Secondo gli storici locali l'etimologia del toponimo "Granatelle" deriva dalla lunga scala di accesso.
La chiesa, prima di essere un luogo di culto, era un avamposto militare; considerazione suffragata dal fatto che lo schema planimetrico e le mura perimetrali presentano le caratteristiche di una fortezza.
Nelle vicinanze della chiesa vi erano i confini tra lo Stato Pontificio ed il regno delle Due Sicilie e per questo motivo non sempre regnava la "pace".
La storia della chiesa locale è legata alle varie invasioni, che si sono susseguite dato il posto strategico della chiesa.
L'edificio si sviluppa su un unico livello, adiacente ad esso sorge il campanile.
Sono di pregevole valore storico - artistico il portale d'ingresso con l'iscrizione, l'acquasantiera a forma di conchiglia, un reperto d'affresco all'interno del campanile, il maestoso campanile e la pavimentazione della chiesa.
Il sistema strutturale originale del complesso architettonico ha subito notevoli alterazioni.

 



CASTELVENERE

S. MARIA DELLA SEGGIOLA


Era l'anno 1898 quando una veggente di Telese, secondo alcune testimonianze, ebbe la visione che in quella zona vi fosse sepolta una immagine sacra della Madonna che doveva essere portata alla luce. Fu così che nei primi anni del '900 nel detto luogo " dello scavo " a conclusione di un entusiasmo devozionale, che fece accorrere sul posto una moltitudine di persone provenienti da tutti i paesi vicini, per assistere ed aiutare nei lavori di scavo, dopo il ritrovamento dell'immagine sacra della Madonna, venne eretta la chiesa.
Il tempio fu utilizzato come chiesa parrocchiale dal 1910 al 1959 perché la vecchia parrocchia di S. Nicola era cadente.
Fu seriamente danneggiata dal terremoto del 1980, ma successivamente fu restaurata e riaperta al pubblico il 25.04.1993, con grandi festeggiamenti, alla presenza del Vescovo Mons. Felice Leonardo e numerose autorità civili e religiose.
La statua della Madonna fu fatta costruire dalla Sig. Agnese Fasani, di Solopaca, perché miracolata dalla Santa che l'aveva fatta risvegliare dal coma e guarire completamente da una erisipola maligna complicata a meningite.




S. MARIA DELLA FORESTA

La piccola chiesetta nasce in luogo ricco di memorie storiche e religiose, in contrada Foresta, risultante secondo gli studiosi da un antico e maestoso tempio basiliano, dove si venera un'antica immagine della Madonna " Theotocos ", dipinta su tavola, secondo le usanze bizantine, il cui prezioso quadro fu rubato e mai più ritrovato, nell'anno 1974.
Attualmente nella chiesetta vi è esposta una sua riproduzione fatta eseguire subito dopo il furto.
Nel muro frontale della chiesa vi erano incastonate delle croci bizantine, delle quali ne è rimasta una sola, a testimonianza che l'antico tempio dei monaci basiliani era consacrato.
Essa risulta dal foglio 23 del " Libro magno " come dedicata a S. Maria della Foresta e della Annunziata ed era di diritto di patronato del Duca Carafa, Conte di Cerreto. Il suo culto si mantiene vivo nei fedeli di Castelvenere e dei paesi vicini anche perché la tradizione vuole che presso questo tempio nacque e iniziò la formazione al ministero sacerdotale S. Barbato, patrono di Castelvenere e Vescovo di Benevento che convertì i Longobardi al Cristianesimo.
La festa in onore di S. Maria della Foresta si celebra l' 8 settembre.




GUARDIA SANFRAMONDI

SANTUARIO SANTA MARIA ASSUNTA

Costruita, forse, intorno al XVII secolo è la Chiesa parrocchiale di Guardia Sanframondi. Eretta a Santuario dell'Assunta nel 1956, a Basilica minore pontificia nel 1988, condedicata a San Filippo Neri, patrono del paese, rappresenta il cuore mistico e religioso della comunità di stile barocco, a croce latina, è formata da tre navate con quattro archi che poggiano su colonne di pietra. In corrispondenza di ciascuna delle tre navate sono state realizzate tre cappelle: al centro c'è l'altare maggiore con l'artistico trono dove è riposta la statua dell'Assunta; a sinistra le cappelle del SS. Sacramento e a destra la cappella di San Filippo Neri.
Le navate delle cappelle sono impreziosite da pregevoli e interessanti decorazioni che traggono spunto da argomenti religiosi locali.
Vi sono statue e tele di autori vari, un pregevole soffitto ligneo dipinto ed un organo a canna di buona fattura.
La Basilica Santuario è vigile custode della preziosa statua dell'Assunta per la quale i guardiesi hanno una devozione grande che sfocia nei riti penitenziali.
La statua lignea che raffigura la Vergine è una scultura databile agli inizi del millennio e rappresenta una " Madonna seduta con Bambino ", ma la ricca veste che la ricopre la trasforma in Madonna eretta con Bambino.
Nella Chiesa è conservata, anche, una costola di San Filippo Neri e la mozzetta di S. Carlo Borromeo.

 
 



SOLOPACA

SANTUARIO DELLA MADONNA DEL ROSETO

In origine la Badia di S. Maria del Roseto apparteneva all'Ordine dei Benedettini Bianchi, della riforma di S. Guglielmo da Vercelli, chiamati anche Verginiani. Esiste un sentiero montano, che rasenta la collina " Sbirrimorti ", detto ancora adesso " Via dei Monaci ".
A valle del Monte delle rose, tuttora sgorga una fonte, detta " Fontana dei monaci ".
L'Abate esercitava la sua giurisdizione non solo sul Monastero, annesso alla Chiesa badiale, ma in tutta la contrada. Benché non si possa precisare l'epoca della fondazione del Monastero e della Badia, della loro antica esistenza però si hanno importanti testimonianze.
P. Agostino Lubin, dell'ordine degli Eremiti di S. Agostino, nella sua opera "Abbatiarum Italiae brevis notitia", dedicata a Leandro Card. Colloredo e pubblicata in Roma il 1693, allegando l'autorità di tutti i codici della Camera Apostolica, dove sono registrate le Badie e le tasse delle medesime, alla pag. 348, riporta la seguente nota: " Abbatia titulo S. Mariae de Roseto, alias de Rosito, Ordin. Sancti Benedicti, Dioec. Thelesinae, in Campania Felice, sive Terra Laboris, de qua loquuntur omnes codices Camerae Apostolicae; dicitur etiam de Rosito, & in Thelesia civitate collocatur ".
Anche il noto autore francese Dom. L. H. Cottineau O.S.B., nella sua opera "Repertoire topo-bibliographique des Abbajes et prieurés", cita la Badia con queste parole: " De Roseto, Rosito, S. Maria, Bénédictins, diocèse de Telese, province de Benevento ".
Mancano rigorose notizie storiche intorno all'effigie della Madonna.
La statua, molto simile a quella di S. Maria del Castagneto in Cusano Mutri, è ritenuta più antica del Monastero ed è assai bella; il suo primitivo colorito è rimasto alquanto alterato per i vari ritocchi apportati successivamente.
Ha il busto e le mani scolpiti in legno ed è vestita con sottana rosa e manto celeste, ricamati in oro fino. Il suo volto delicato ed il suo collo lungo, pur non esprimendo chiaramente elementi bizantini, rivelano però gusti e influssi dell'arte sacra ortodossa.
Il primo documento, che si riferisce al Monastero, è del 1374.
Resta tuttavia la probabilità che il sacro Cenobio esistesse già nel sec. XI o XII.
Intorno a quest'epoca si accese una vera gara fra gli uomini di Dio nel fondare Badie.
Dal 1374, epoca della prima collazione, fino al 1761, epoca dell'ultima collazione, la Badia del Roseto ebbe 20 Abati.
Rientrano nella salda tradizione la discesa in paese della statua della Vergine, il 1° lunedì di giugno, la sua salita in montagna, sempre in processione, il 1° lunedì di settembre.

 
 
 
 
 
Primo Lunedì di Giugno: Discesa della Madonna del Roseto


 
SAN LORENZO MAGGIORE

MARIA SS. DELLA STRADA

Il P. Serafino Montorio narra nel suo " Zodiaco Mariano" che presumibilmente verso il secolo XI la SS. Vergine apparve a pia donna in visione e le ingiunse di scavare in un luogo ben determinato dove avrebbe trovata una sua Immagine per la quale avrebbe Ella operato grandi prodigi.
I fatti confermarono la visione: nel luogo indicato dalla Vergine a circa tre metri di profondità fu trovata una cappelletta, tuttora esistente, ed in questa una tavola di più pezzi di legno ben connessi fra loro, di cm 60 x 40, su cui è dipinta la Vergine. Essa è di tipo greco col bambino Gesù adagiato sul braccio destro, ed è dipinto a mezzo busto in campo d'oro. Sigle greche si leggono attorno al capo della Vergine e del Bambino: poiché dette sigle sono comuni a tutte le immagini che la tradizione attribuisce al pennello di S. Luca, si ritiene che anche detta effigie, ove non sia opera originale dell'Evangelista medico e pittore, ne sia certamente una copia. L'espressione della Vergine si distingue poi da tante altre immagini per la sua naturalezza, per lo sguardo materno e maestoso insieme, che segue chi la mira, ovunque egli si ponga, per la perfetta regolarità di tutti i lineamenti e per la meraviglia dei colori che dopo tanti secoli si conservano ancora freschi e ben marcati, anche nelle loro più lievi sfumature.
Innumerevoli le grazie e i prodigi operati da Dio per mezzo della sua SS. Madre effigiata in questa tavola. La devozione crebbe subito in modo imponente e si diffuse in quei secoli del Medio Evo soprattutto nelle Puglie, donde alla Chiesa e Convento costruito in quel luogo dopo la invenzione della sacra Immagine, venivano portati carri di grano e ex-voto di numerosissimi fedeli. Oggi la devozione alla Vergine Santissima è conservata non solo, ma anche estesa, poiché dovunque nelle lontane Americhe sono cittadini laurentini, ivi è una fiaccola di devozione alla Vergine della Strada.
Il Titolo DELLA STRADA derivò poi alla sacra Immagine dal fatto che la sotterranea cappelletta ove fu rinvenuta, trovasi a breve distanza dalla via Latina, costruita dagli antichi Romani.
E oggi non meno che nei tempi passati la Vergine SS.ma si mostra benefica Madre, largendo grazie e favori a tutti coloro che la invocano sotto il titolo della STRADA.




BENEVENTO

MARIA SS. DELLE GRAZIE
Patrona di Benevento e del Sannio

La chiesa fu costruita su progetto dell'architetto Vincenzo Coppola, per adempiere il voto della città, durante l'epidemia colerica del 1837.
La prima pietra fu posta il 26 maggio 1839 da Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII, allora delegato apostolico di Benevento.
La basilica è preceduta da un pronao esastilo architravato sormontato di statue: vi sono raffigurati da sinistra di chi guarda: San Rocco, San Gennaro, San Bartolomeo, San Francesco, San Barbato, Sant'Antonio.
La facciata fu ricostruita negli anni 1921-23 su disegno dell'Ing. De Fazio.
Ai lati dell'ingresso centrale, quasi guardie d'onore, vi sono le statue di Benedetto XIII, papa Orsini, e di Leone XIII, papa Pecci che figurano tra i figli più devoti della Madonna delle Grazie, di cui più di tutti intensificarono il culto.
All'inizio del pronao s'innalza il monumento al papa Giovanni Paolo II, in ricordo della sua visita nella nostra basilica il 2 luglio 1990. Il monumento è opera di P. Andrea Martini che ha realizzato per la basilica anche le due acquasantiere e i quadri della Via Crucis.
Anche Pio IX, il 31 ottobre 1837, venne a visitare la Vergine delle Grazie e le donò il suo anello d'oro in segno di amore filiale.
L'interno è vasto e grandioso, ma di freddo stile neoclassico.
L'altezza della cupola è di m. 42, l'altezza della chiesa è di m. 32, è lunga m. 65 e larga m. 33; sul lato destro vi è la tomba dell'arcivescovo di Benevento Carlo Minchiatti.
Il tempio fu ultimato solo verso la fine del secolo e nel 1893 il Cardinale Camillo Siciliano Di Rende, arcivescovo di Benevento, dopo una sosta di tre giorni della statua della Madonna delle Grazie nella Cattedrale, la riaccompagnò nella sua nuova dimora, collocandola sul nuovo altare donato da Papa Leone XIII.
Il 16 giugno 1901 fu consacrato il nuovo tempio dall'arcivescovo Donato Maria Dell'Oglio. La statua lignea policroma di Santa Maria delle Grazie, attribuita a Giovanni Meriliano da Nola, 1476/78 - 1553, e incoronata dal Capitolo Vaticano il 3 aprile 1723, è davvero meravigliosa. Essa sostituì altra immagine che la tradizione dice portata nel secolo VI da Costantinopoli dalla vergine Artelaide, 567, la quale, per sfuggire alle insidie dell'imperatore Giustiniano, riparò a Benevento presso lo zio Narsete, generale imperiale. Qui Artelaide fece costruire, per munificenza dello zio, una chiesa per collocarvi l'immagine.
Nelle innumerevoli calamità, alluvioni, movimenti tellurici o sconvolgimenti bellici, che hanno colpito il nostro popolo, l'immagine di questa nostra Madre ha sempre costituito il fulcro della nostra fede ed a Lei si è fatto ricorso, perché lo sguardo di questa immagine, pur avendo la purezza di cielo, è rivolto alla terra, verso i suoi figli sofferenti, nell'atteggiamento materno della donazione.
Il " Concilium communitatis " il 15 novembre 1699 elesse la Vergine delle Grazie a speciale protettrice della città e la Sacra Congregazione dei Riti, auspice l'arcivescovo Orsini, il 13 marzo 1700, la dichiarò fra i patroni della città. Il Papa Pio XII, con Breve del 2 ottobre 1954, proclamava la Madonna delle Grazie di Benevento, Patrona principale di tutta la regione sannitica, che secondo la concezione ecclesiastica si estende molto al di là della provincia di Benevento, cioè in tutta la regione che comprendeva l'antico Sannio.
I bombardamenti del settembre 1943 rovinarono il santuario: rimasero solo le mura perimetrali, frantumato anche l'altare maggiore, ma la Madonna fu salva perché portata alla chiesa del convento di Paduli.
Il 23 giugno 1951 il Cardinale Piazza consacrò l'altare e la basilica ricostruita.
Il 13 ottobre 1957 lo stesso Cardinale Adeodato Giovanni Piazza, Patriarca di Venezia e già Arcivescovo di Benevento dal 1930 al 1935, in seguito al decreto del 7 giugno 1957 di Papa Pio XII, e dopo la celebrazione di un solenne pontificale, proclamava Basilica Minore la chiesa della Madonna delle Grazie.
Il sisma del 23 novembre 1980 rese la chiesa, ancora una volta, inagibile, ma la pietà dei fedeli e lo zelo dei frati fecero sì che alla vigilia di Natale del 1981 fosse riaperta al culto. Ma a causa di questi disastrosi eventi, la chiesa ne aveva risentito nella struttura e l'intervento dell'Amministrazione comunale provvide al consolidamento e l'Arcivescovo Carlo Minchiatti, il 6 giugno 1987, poté nuovamente riaprirla al culto.
E' da ricordare che, quasi a creare un ponte ideale con i predecessori Benedetto XIII e Pio IX che vennero ai piedi della effigie della nostra Madonna, il 2 luglio 1990 dopo 141 anni venne anche papa Giovanni Paolo II a testimoniare il suo amore alla Vergine e ad impetrare grazie per il popolo di Benevento e del Sannio e di quanti confidano in Lei.

 



PIETRELCINA

SANTA MARIA DEGLI ANGELI

MADONNA DELLA LIBERA


Attuale chiesa madre di Pietrelcina, è sita nei pressi della piazza SS. Annunziata.
Non si serba memoria della sua fondazione, ma si ritiene che sia nata come cappella intitolata a S. Anna, fuori dell'antico " castrum Petrae Pulcinae ", intorno al XIV secolo. Ampliatasi nel tempo, venne consacrata dall'Arcivescovo di Benevento Cardinale Orsini, futuro Papa Benedetto XIII, il 21 ottobre del 1701, nel corso di una Visita Pastorale.
Nel 1700, alle spalle della suddetta chiesa, esisteva un "cimitero" che per le esigue dimensioni si ritiene che dovesse essere un ossario. In tale periodo si usava seppellire i defunti sotto il pavimento delle chiese. Sempre nello stesso periodo, di fronte alla chiesa in questione, esisteva un "ospedale". Tale edificio rivestiva la funzione di un ospizio per forestieri di passaggio, non già esclusivamente di nosocomio.
A croce greca e a tre navate, protetta dal campanile con orologio, la chiesa presenta internamente, per il gioco di stucchi ed affreschi, un incantevole colpo d'occhio.
Nella chiesa si conserva la statua lignea policroma di scuola napoletana di fine 1600 della Madonna della Libera, patrona di Pietrelcina.
Il 17 luglio 1966 ebbe dal Capitolo Vaticano il diadema d'oro e la sera del successivo 6 agosto avvenne la solenne incoronazione alla presenza del Vescovo di Benevento, mons. Calabria.
La devozione del Pietrelcinese per la Madonna della Libera è a dir poco commovente ed affonda le radici nel passato remoto. Nella metà del XVI secolo già esisteva una Cappella e la Confraternita laicale a Lei intitolate.
La "Madunnella nostra" soleva chiamarla Padre Pio e basta questa espressione a spiegare tutto. Si era cresciuto ai piedi della "Madunnella" e aveva provato gioie grandissime quando, da giovane sacerdote, L'incontrava in chiesa.
Padre Pio descriverà le intense emozioni nelle lettere ai suoi direttori spirituali:
" … Povera Mammina, quanto bene mi vuole. L'ho constatato di bel nuovo allo spuntare di questo bel mese. Con quanta cura Ella mi ha accompagnato all'altare questa mattina. Mi è sembrato ch'Ella non avesse altro a pensare se non a me solo col riempirmi il cuore tutto di santi affetti. Un fuoco misterioso sentivo dalla parte del cuore, che non ho potuto capire. Sentivo il bisogno di applicarci del ghiaccio per estinguere questo fuoco che mi va consumando. Vorrei avere una voce sì forte per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna … ".
( Epist. I, lett. 76 - Pietrelcina, 1/05/1912 )
In questa chiesa, la domenica del 14 agosto 1910, Padre Pio celebrò la sua prima messa e tutte le altre "lunghe messe" del periodo di permanenza per motivi di salute nella Sua Pietrelcina e qui ebbe molte estasi che lo videro spesso privo di sensi ai piedi dell'altare maggiore e della statua della Madonna della Libera.
Si faceva chiudere spesso in chiesa dal sagrestano Michele Pilla per avere più intimità e tempo da trascorrere in dolci colloqui con il Divino.
Il rapporto con Gesù era semplicemente stupendo, arrivando al fenomeno mistico della "fusione dei cuori".
Sull'altare, durante la celebrazione della messa, Padre Pio avverte intense emozioni che lo coinvolgono e lo trascinano verso il sublime, non riuscendo nemmeno a darsi una plausibile motivazione:
" … I battiti del cuore, allorché mi trovo con Gesù Sacramentato, sono molto forti.
Sembrami alle volte che voglia proprio uscirsene dal petto. All'altare alle volte mi sento talmente un accendimento per tutta la persona, che non posso descriverglielo.
Il viso massimamente mi sembra che voglia andare tutto in fuoco. Che segni sono questi, padre mio, lo ignoro … ".
( Epist. I , lett. 44 - Pietrelcina 8 settembre 1911 )
Nella stessa chiesa, inoltre, amministrò il suo primo battezzo ad un infante pietrelcinese che diventerà Redentorista, il compianto padre Ermelindo Masone.

("Pietrelcina. Guida ai luoghi natali di Padre Pio" - Edizioni Padre Pio S.r.l.)